Friday 25 May 2012, 06:34

Gli articoli con tag: " proporzionale "

Benvenuti negli USA e getta

L’articolo è a firma Matteo Bortolon, ciao Gennaro!

Avete mai immaginato di vivere negli USA e di fare attivismo accanto a persone come Chomsky o Nader?

Avete mai guardato i militanti inglesi di Stop the War http://www.stopwar.org.uk/ e immaginato di essere al loro fianco?

O di essere al fianco della canadese Naomi Klein http://www.naomiklein.org/main nelle sue battaglie? … Leggi tutto

America Latina: riecco la destra di Miguel Bonasso (Buenos Aires) da “il manifesto” del 25 Marzo

L’ultra-destra liberal-liberista di Stati uniti, Europa e America latina si ritroverà domani a Rosario per un mega-evento che sarà presieduto dallo scrittore Mario Vargas Llosa e prevede gli interventi di due dei politici a lui vicini: l’ex-premier spagnolo José Maria Aznar e il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri. … Leggi tutto

Come funziona il Porcellum, un ripassino utile per molti

Camera, senato e italiani all’estero. A ciascuno il suo modello. Tra liste bloccate e candidature plurime, i cittadini non possono scelgliere chi li rappresenta ma solo il simbolo. E così il parlamento è nominato direttamente dai partiti

Matteo Bartocci – Il Manifesto

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Cosa c’è dietro?

Stamattina ho paura, una maledetta paura di sopravvivere in questo
paese. La vita rimane nei nostri gesti quotidiani, come mangiare
dormire bere e le funzioni collegate ad essi. Ci portano i treni le auto
i bus i piedi, stancamente anche loro, fermandosi a tratti.
Ai sopravvissuti del rogo in una fabbrica, i proprietari chiedono conto del loro stile di sopravvivenza.
Milioni di italiani sopravvivono con mille euro al mese e montagne di debiti
contratte anche inconsapevolmente con le associazioni usuraie a
delinquere. Avvisano non so come e dove, di non entrare con l’auto
nella propria città se non con un numero pari o dispari o una
carrozzeria comprata in un anno piuttosto che in un altro, pena la
multa. Scopri che devi fare un esame urgente per la tua salute e che ti
aspettano tre mesi di attesa ma se inveci chiami un numero
convenzionato, come ti ha segretamente consigliato un amico, ce l’hai
dopo tre giorni. Stragi storiche e recenti senza colpevoli, processi
per direttissima per il reo comune. Il ministro della giustizia e
consorte incolpati di concussione e applauditi globalmente dal
Parlamento. Masse di fedeli invitate alle adunanze di San Pietro da
cariatidi del potere ecclesiastico che esercita da secoli un arrogante
potere di supremazia Cumuli putrescenti di rifiuti a coprire bordi di
strade. E indietro indietro ad una velocità proporzionale a quella che
corre in avanti nella distruzione del territorio e della libertà della
persona. Un ritorno al futuro più nero che davvero non avremmo mai
immaginato, troppo tutto.

E allora io stamattina per la prima
volta ho davvero paura. Cosa vogliono dagli italiani, per allontanarli
così da qualunque speranza e fiducia nel bene comune?

Bombe vere dal cielo sulle popolazioni del mondo, bombe vere sotto la terra , attacchi mediatici, continui come la pioggia di questi giorni,
arcobaleni veri e artifiaciali ad alternare il clima modificato come il
grano, implosioni ed esplosioni. Chi muove tutto questo tragico
spettacolo che assume in Italia ormai insopportabili stili di
sopravvivenza? Il peggio del consorzio umano prende forma, nella
religione comer nella politica grazie al suo apparire mediocre buonista
che trova un rimedio che fa poco male, come il fascismo nostrano come
il comunismo nostrano, come il vaticano nostrano, come il razzismo
nostrano, la nostra raccolta differenziata, la nostra legge elettorale,
la nostra costituzione che permette di avere i migliori diritti e
doveri del mondo e contempla a quanto pare di sopravvivere in questo
modo, con carceri piene come i bar, come il Parlamento quando si tratta
di applaudire un misero rappresentante delegato da sopravviventi
cittadini italiani. Ci giudicano e ci invitano a giudicare: cosa, la
nostra sopravvivenza? E’ sufficente la difesa con il distacco il
disprezzo il rifiuto ? Ho paura ad abituarmi a questo male di vivere,
a cercarmi una nicchia dove non soffrire troppo e da dove guardare
lo sconfinamento del corpo e della ragione nei narcotici. Troppi
giovani non ce la fanno a sopportare di essere tali e ad avere tanto
tempo ancora così per morire.
Poco a poco o di colpo, per overdose, l’intossicazione letale. Cosa c’è dietro a questa libertà di sopravvivere?

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=1403

Esco di rado… II – Clemente Mastella, Joseph Ratzinger, bozza Bianco, Bill Clinton, Hellas Verona

PAL169 L’immagine del Parlamento che si spella le mani all’unanimità in solidarietà al discorso di Clemente Mastella fa il paio, è mi pare la chiave della giornata, con la classe politica tutta che solidarizza con Joseph Ratzinger. Da Alleanza Nazionale a Rifondazione Comunista un solo grido: viva il Papa, viva Mastella!

E allora, se permettete, io solidarizzo con

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La casta alle grandi manovre

Grandi manovre nel cantiere Italia; grandi manovre per piccoli uomini. L’ultimo mese ha visto una tale quantità di mosse e contromosse nel campo politico da lasciare senza fiato; cambiano i giochi, cambiano le alleanze, cambiano le proposte. Solo due cose non cambiano mai: le facce dei giocatori, e il fatto che giocano sempre tra di loro senza preoccuparsi minimamente dei cittadini e dei loro problemi.
Già! I cittadini e i loro problemi… ma non è per loro (anzi, per noi) che esiste la politica?

Proviamo a guardare alcuni fatti e a trarne le conclusioni.
Da un anno e mezzo, da che è in carica questo governo, Berlusconi dice (anzi, urla) che è un governo illegittimo, che la legislatura sta per finire, che con una spallata lo buttano giù, che con un governo di comunisti non si può dialogare, che bisogna tornare subito a votare. A parte il fatto che definire questo un governo comunista è la più grossa idiozia che si possa dire (a meno di ignorare completamente il significato della parola “comunismo”), e che se si tornasse a votare ora la situazione cambierebbe poco grazie alla legge elettorale, che proprio Sua Bassezza ci ha regalato; comunque il governo è ancora lì, e non sembra affatto avere intenzione di andarsene, in barba a tutte le cornacchie che strillano ma non fanno niente di veramente incisivo.
La settimana scorsa, improvvisamente, il piccolo grande uomo ha gettato alle ortiche diciotto mesi di propaganda, annunciando la collaborazione con il partito democratico (origine e conseguenza del governo “comunista”) per rifare la legge elettorale, e forse qualche altra cosa.
Chi si sorprende di questo voltafaccia non ha ancora capito niente del soggetto.

Più sorprendente è stato il voltafaccia di don Walter. Una vocazione maggioritaria, gridata ai quattro venti in ogni occasione da ormai quindici anni, come se fosse l’unica possibilità per il nostro sistema elettorale e politico di progredire, buttata alle ortiche in pochi giorni: da qualche giorno il sindaco più accomodante d’Italia è diventato proporzionalista.
E curiosamente, ma non troppo, dopo anni passati a dire che con demagoghi e populisti non si tratta, ha spalancato le porte al campione della demagogia per rifare insieme la legge elettorale. Proporzionale, ovviamente.

In mezzo a questi due carrozzoni, che si muovono come due elefanti in una cristalleria, ci sono altri soggetti che rischiano di essere travolti e scomparire. Ecco allora che, sempre per restare in tema di coerenza, Fini e Casini inscenano un bel coro che azzera completamente la loro posizione degli ultimi quindici anni: “il nostro posto è nel centro-destra con Berlusconi”, hanno sempre detto. Beh, non è più vero. Forse perché non esiste più il centro-destra, forse perché il nanetto li ha traditi, forse perché si sono stufati di prendere calci sui denti; di sicuro, anche il loro futuro è destinato a cambiare.

E chi si è lanciato sui due orfani, con un tempismo veramente degno di un grande politico? L’ex moralizzatore Di Pietro che, orfano lui stesso di un’armata Brancaleone ormai allo sbando, non trova di meglio che blandire i due malcapitati e proporre quel grande centro che in tanti, troppi, inseguono da anni.
Come se non bastasse, entra in gioco anche Montezemolo che, evidentemente non sazio della quantità inverosimile di incarichi che ricopre, si dichiara interessato a questa nuova accozzaglia. Pazienza se fino all’altro giorno aveva sempre sostenuto che la politica non lo interessava e che lui si occupava di altro.

Nel frattempo a sinistra (o comunque la si voglia chiamare, tanto ormai è solo una consuetudine) continua l’altalena che vede nei giorni pari tante proposte per compattarsi e costituire un soggetto unitario, nei giorni dispari le sciabolate di qualcuno che di unirsi agli altri non ha proprio voglia. Prospettive: nessuna.

Il quadro che esce da queste osservazioni potrebbe essere riassunto così: poca strategia, molta tattica, nessun programma. E’ infatti evidente che mentre tutti si preoccupano di fare alleanze, di costruire strutture per gestire il potere, e soprattutto di non scomparire, nessuno si preoccupa di avanzare proposte politiche; nessuno che provi a dire “io questo problema lo risolvo così”.

La situazione è ancora estremamente fluida e tutt’altro che definita, ma a questo punto possiamo tranquillamente tirare alcune conclusioni che sono sotto gli occhi di tutti.
Il bipolarismo non esiste più, per stessa ammissione dei principali leader di partito, che fino a ieri lo proclamavano principio fondamentale ed irrinunciabile della democrazia (sempre per la serie “coerenza maestra di vita”); secondo me non è mai esistito, ma guardiamo comunque avanti e vediamo di farcene una ragione.
I concetti di centro, destra e sinistra non hanno più alcun significato. So che è antipatico dire “io l’avevo detto”, però sono tre anni che sostengo queste cose, e più di una volta per questo sono stato attaccato; io l’avevo detto. Tiè!
Tutto quello che stanno facendo i partiti attuali e i loro rispettivi rappresentanti non c’entra niente con l’Italia, gli italiani o i problemi che viviamo ogni giorno; c’entra invece con le loro possibilità di rimanere nel club dei privilegiati, per continuare a fare il proprio porco comodo.

Chi a questo punto si ostina a sostenere la posizione di questo o di quel partito (e parlo di tutti i partiti attuali, nessuno escluso), pensando che sia in grado di risollevare il nostro povero paese dalle sabbie mobili, nella migliore delle ipotesi è un idiota.
Non a caso, l’ipotesi su cui si stanno accordando don Walter e Sua Bassezza è quella di una legge elettorale con una soglia di sbarramento molto alta; in questo modo faranno fuori una buona parte dei partitini che li circondano (e che spesso li ricattano), e impediranno a nuovi soggetti di entrare nel panorama politico. Una blindatura che renderà la situazione immutabile per molti decenni. E la chiamano democrazia…

J. R. Lowell diceva che “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”, e aveva ragione. Se non vogliamo che questo paese muoia (e noi con lui), prendiamo esempio dai nostri (sedicenti) rappresentanti, che ci hanno dimostrato come sia facile cambiare idea da un giorno all’altro: cambiamo idea.
Chi votava per un partito non lo voti più, chi sosteneva un politico smetta di sostenerlo; lavoriamo per favorire la nascita di proposte nuove, facciamo in modo che il panorama politico cambi completamente. Noi possiamo farlo, dobbiamo solo volerlo.
Il nuovo sarà meglio del vecchio? Questo non lo so. Di sicuro sarà diverso, e se quello che abbiamo oggi ci fa schifo (e sfido chiunque a dire che è contento di come vanno le cose), le probabilità di un miglioramento sono decisamente a nostro favore.
Possiamo farlo. Vogliamo farlo. Dobbiamo farlo.

Pubblicato su http://www.pleonastico.it

L’ONU boccia ancora il blocco

Nuova condanna dell’ONU al bloqueo statunitense. L’Assemblea delle Nazioni Unite ha raccolto 184 paesi favorevoli alla condanna della massima sanzione commerciale inflitta dagli Usa a Cuba. Si tratta della 16esima volta consecutiva che l’Assemblea condanna “la brutal guerra económica”, come l’ha definita Felipe Pérez Roque, ministro degli esteri cubano, parlando ai delegati dei 192 paesi che compongono l’organismo ONU. La maggioranza (quasi unanime) ha – ancora una volta – ripetuto e riaffermato l’illegalità del blocco, imposto quasi mezzo secolo fa. I votanti si sono epsressi in questo modo:

Favorevoli….184

Contrari….4 (Usa, Israele, Is. Marshall, Palau)

Astenuti….1 (Micronesia)

Per fare chiarezza sull’importanza della decisione – per altro senza vincoli impositivi – occorre anche fare qualche passo indietro. Ripercorriamo queste ultime settimane, che hanno visto una “recrudescenza” verbale tra La Habana e Washington. E’ necessario capire quanto la decisione dell’Assemblea ONU sia importante anche alla luce del delicato momento che Cuba vive nel rapporto con la grandezza “imperiale” degli ultimi mesi, targati Bush.

21 settembre: Hugo Chávez, durante un’intervista si lascia scappare una frase sul líder cubano. La frase incriminata è la seguente: “Fidel casi se muere. Claro, no termina de recuperarse. Tiene un problemita ahí, pero él puede vivir así 100 años más”. Da Washington queste parole risuonano come campane a festa. “Quale colpo migliore per entrare nella storia come il presidente che ha visto la fine di Castro”, pensa Bush. Solo che i giorni che seguono lo smentiranno in pieno.

22 settembre: Fidel appare in tv al programma “La Mesa Redonda”. Pur affaticato parla di temi di attualità. La festa del presidente Bush sembre sfumata, ma lui – e la stampa di Miami – si aggrappano al fatto che il programma non era in diretta. Quindi – con sagacia – si aggrappano anche al respiro affannoso del comandante en jefe. Quindi il moscato è ancora in fresco nelle dispense della Casa Bianca in attesa di una sorpesa. Purtroppo Castro gela tutti con “Bueno, aquí estoy. Que si estaba moribundo, que si se murió, si se muere pasado mañana…; bueno, nadie sabe qué día se va a morir”.

23 settembre: il periodico cubano “Juventud Rebelde” pubblica le foto di Castro durante la visita ufficiale a Cuba del presidente angolano. Da Washington si trincerano nuovamente dietro l’ipotesi di un falso, fortificati dalla possibilità che siano immagini di repertorio.

14 ottobre: Castro appare in viva-voce nella trasmissione tv venezuelana “Alò Presidente”, occasionalemente trasmessa da Cuba per celebrare i 40 anni dalla morte di Ernesto Guevara. A Washington si gelano le bottiglie del “vino buono”. E’ la prova che Fidel è vivo e in salute (nel limite fisico di un anziano di 81 anni).

15 ottobre: sfumata la festa alla Casa Bianca, gli uomini del presidente si danno da fare per smaltire la doccia fredda…Tom Casey, portavoce del Dipartimento di stato Usa, sfida apertamente Castro. I giornali di mezzo continente riportano la sua ira: “Estoy encantado de que Fidel Castro haya tenido la oportunidad de hablar de cosas con su buen amigo, el presidente Chávez, pero es una pena que en casi medio siglo de mal gobierno, nunca haya tenido el mismo tipo de conversación con su propia gente”. Non a caso, Casey fa parte del governo americano con la media più bassa nelle materie storiche. Inutile dire che la revolución cubana fu soprattutto un movimento popolare. Sicuramente i superstiti del Granma non avrebbero potuto – da soli – conquistare un’isola. Ma Tom Casey ha studiato storia da con le proiezioni della serie completa di “Rambo” o “Missing in Action”.

24 ottobre: a pochi giorni dall’avvio delle elezioni di quartiere a Cuba, interviene lo stesso Bush jr. – il professore di storia – a mettere i puntini sulle “i” alla questione cubana. In una conferenza stampa (trattata qualche post fa, più sotto) si è cimentato nel grande “libertador” di Cuba, designando già i futuri governanti del paese, tutti regolarmente “spasimanti” della politica di esportazione democratica degli Usa. Poi si è lasciato andare con la frase “Cuba Libre!”, tanto per ricordare che i primi oppressori del popolo cubano – nel XX secolo – sono stati gli Stati Uniti. E lo sono ancora, visto i quasi 50 anni di blocco. Un blocco che – nonostante le proteste – suscita ancora l’amore paterno della politica estera americana che – illo tempore – lo generò. Uno strumento prezioso nella mani di Bush. Ed eventualmente dei suoi successori, anche se Obama sembra aver fatto dietro front su Cuba.

 

Dunque, viste le premesse di un mantenimento trionfale del blocco, la condanna (putroppo solo “morale”) all’aggressione economica che Cuba sta patendo da troppi anni suona come una nuova sconfitta del texano che vive alla Casa Bianca e che assomiglia sempre di più al dirigente scolastico dei Simpson (tale S. Skinner). Anche perché alcuni paesi-chiave a livello regionale ed internazionale hanno preso la parola – in seno all’Assemblea dell’ONU – per dare appoggio alla posizione cubana: Messico (sì: incredibile!!), Sudafrica, Venezuela, ma soprattutto la Cina. Le sanzioni economiche americane, che riportano al lontano 1962 (presidenza Kennedy), sono state giudicate dall’Assemblea come “una violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale che, tra le altre cose, affermano con forza la libertà di navigazione e commercio”. Viene così ri-smascherata e condannata il mantenimento dell’ennesima sanzione della Guerra Fredda in un periodo in cui essa è decisamente finita. Tanto che, per “scadere” nel grottesco, anche Ted Kennedy era ostile al blocco contro Cuba. Tristemente era il 1975, ben 32 anni fa. T. Kennedy pensava che – già una trentina di anni fa – la sanzione americana inflitta a Cuba fosse più che proporzionale rispetto ai danni effettivamente subiti per mano di Castro e della Rivoluzione. Per non parlare poi della “guerra sucia” che la CIA mise in scena – via Posada Carriles – contro obiettivi civili cubani.

Oggi, molti politologi americani vedono la questione cubana come una delle chiavi di volta della campagna presidenziale, ormai alle porte. Anche perché c’é in ballo un buon 6% dell’elettorato, che rappresenta la minoranza cubano-americana che sarà chimata alle urne per l’elezione del presidente.

Enrico Letta e Mario Adinolfi hanno le firme per candidarsi?

Dicono i ben informati che Enrico Letta ci starebbe pensando seriamente sulla sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico soprattutto per una questione tecnica: non è facile raccogliere circa 2.500 firmatari/candidati sparsi più o meno in tutti i collegi d’Italia.

Forse giustamente, il collegio che ha deciso le regole, ha inserito delle misure draconiane per evitare candidature troppo di bandiera o troppo regionali. Ci ho ripensato quando, mezz’ora dopo aver scritto che lodavo l’iniziativa di candidarsi di Mario Adinolfi, ho ricevuto un email di complimenti da un suo collaboratore, con il quale mi si offriva anche … Leggi tutto

L’Europa di Nicolas Sarkozy e la sinistra

L’Europa è un continente di destra. Dai gemellini antisemiti Kaczynski in Polonia -dei quali si parla troppo poco- al berlusconismo mediatico non solo italiano, dalle varie ultradestre che entrano nei salotti buoni sempre più spesso, alle destre tradizionali, che dalle stanze del potere non sono mai uscite, fino al blairismo al crepuscolo, che lascerà il posto ad un ulteriore smottamento a destra.

L’Europa è di destra soprattutto nelle sue immense classi medie, sempre meno solide culturalmente, votate ad un benessere consumista e conformista, che considerano loro dovuto, ma sempre più spaventate da … Leggi tutto

Un nuovo papocchio come riforma elettorale, dì la tua votando il sondaggio!

Il dato più significativo che si sta cucinando per la nuova, ennesima, legge elettorale, fatevene una ragione, è che nessun partito, né di destra né di sinistra, vuole reintrodurre le preferenze. Le liste resteranno bloccate e tutto il potere resterà in mano alle segreterie!

Chi dovrà essere deputato continuerà ad essere deciso prima delle elezioni, e saranno tutti burocrati, passacarte, yesmen… che fanno faranno rimpiangere perfino Turigliatto.

Gli elettori vogliono semplificare il numero dei partiti? Ebbene si propone un finto sbarramento al 3% con molta voglia di abbassarlo al 2% come vuole Gianfranco Rotondi, che considera se stesso come l’ago della bilancia della politica italiana e guai a contraddirlo.

Insomma nessuna speranza e dai collegi uninominali siamo già nell’era dei partiti unipersonali (Follini, … Leggi tutto

(Piccolo) Mal di Pancia I: Romano Prodi

Dal Corriere della Sera di oggi. Caro Romano Prodi, queste uscite simil-leghiste danno fastidio a decine di milioni di italiani. Passino i salotti…

UNIONE / Se un politico vuole durare deve tenersi lontano dalla Capitale
Prodi: «Io vivere a Roma? Manco morto»
Il leader dell’Unione e la capitale. «Estraneo a certi giri, così si mantiene la rotta» … Leggi tutto

Un appunto su presidenzialismo e populismo

In risposta all’amico Bufalo che commenta un altro post qui:

Io credo che il "populismo" come fantasma sia almeno in parte una sorta di paranoia europea. Detto questo, l’Europa ha una tradizione di repubbliche (o regni) parlamentari di lunga data che comporta oggettivamente uno spostamento corretto del "potere reale" alla "società reale" e quindi un processo di democratizzazione più avanzato. … Leggi tutto

Viva Berlusconi, viva il proporzionale.

Quanto scandalo Unione per la zoppicante proposta di legge delle destre sul ritorno al proporzionale! Per ben poche tra le mille nefandezze del Polo in cinque anni, la coalizione di centro-sinistra si è scaldata di più.

D’accordo, che l’ex apostolo del maggioritario Silvio Berlusconi sposi il proporzionale per interessi di bottega, è solo l’ultima giravolta di una crisi senza limiti. Già Alleanza Nazionale, che ha tutto da perdere, si sta sfilando e probabilmente non se ne farà nulla. Ma le obiezioni che alla proposta vengono fatte da sinistra sono quasi tutte infondate. … Leggi tutto