Grandi manovre nel cantiere Italia; grandi manovre per piccoli uomini. L’ultimo mese ha visto una tale quantità di mosse e contromosse nel campo politico da lasciare senza fiato; cambiano i giochi, cambiano le alleanze, cambiano le proposte. Solo due cose non cambiano mai: le facce dei giocatori, e il fatto che giocano sempre tra di loro senza preoccuparsi minimamente dei cittadini e dei loro problemi.
Già! I cittadini e i loro problemi… ma non è per loro (anzi, per noi) che esiste la politica?
Proviamo a guardare alcuni fatti e a trarne le conclusioni.
Da un anno e mezzo, da che è in carica questo governo, Berlusconi dice (anzi, urla) che è un governo illegittimo, che la legislatura sta per finire, che con una spallata lo buttano giù, che con un governo di comunisti non si può dialogare, che bisogna tornare subito a votare. A parte il fatto che definire questo un governo comunista è la più grossa idiozia che si possa dire (a meno di ignorare completamente il significato della parola “comunismo”), e che se si tornasse a votare ora la situazione cambierebbe poco grazie alla legge elettorale, che proprio Sua Bassezza ci ha regalato; comunque il governo è ancora lì, e non sembra affatto avere intenzione di andarsene, in barba a tutte le cornacchie che strillano ma non fanno niente di veramente incisivo.
La settimana scorsa, improvvisamente, il piccolo grande uomo ha gettato alle ortiche diciotto mesi di propaganda, annunciando la collaborazione con il partito democratico (origine e conseguenza del governo “comunista”) per rifare la legge elettorale, e forse qualche altra cosa.
Chi si sorprende di questo voltafaccia non ha ancora capito niente del soggetto.
Più sorprendente è stato il voltafaccia di don Walter. Una vocazione maggioritaria, gridata ai quattro venti in ogni occasione da ormai quindici anni, come se fosse l’unica possibilità per il nostro sistema elettorale e politico di progredire, buttata alle ortiche in pochi giorni: da qualche giorno il sindaco più accomodante d’Italia è diventato proporzionalista.
E curiosamente, ma non troppo, dopo anni passati a dire che con demagoghi e populisti non si tratta, ha spalancato le porte al campione della demagogia per rifare insieme la legge elettorale. Proporzionale, ovviamente.
In mezzo a questi due carrozzoni, che si muovono come due elefanti in una cristalleria, ci sono altri soggetti che rischiano di essere travolti e scomparire. Ecco allora che, sempre per restare in tema di coerenza, Fini e Casini inscenano un bel coro che azzera completamente la loro posizione degli ultimi quindici anni: “il nostro posto è nel centro-destra con Berlusconi”, hanno sempre detto. Beh, non è più vero. Forse perché non esiste più il centro-destra, forse perché il nanetto li ha traditi, forse perché si sono stufati di prendere calci sui denti; di sicuro, anche il loro futuro è destinato a cambiare.
E chi si è lanciato sui due orfani, con un tempismo veramente degno di un grande politico? L’ex moralizzatore Di Pietro che, orfano lui stesso di un’armata Brancaleone ormai allo sbando, non trova di meglio che blandire i due malcapitati e proporre quel grande centro che in tanti, troppi, inseguono da anni.
Come se non bastasse, entra in gioco anche Montezemolo che, evidentemente non sazio della quantità inverosimile di incarichi che ricopre, si dichiara interessato a questa nuova accozzaglia. Pazienza se fino all’altro giorno aveva sempre sostenuto che la politica non lo interessava e che lui si occupava di altro.
Nel frattempo a sinistra (o comunque la si voglia chiamare, tanto ormai è solo una consuetudine) continua l’altalena che vede nei giorni pari tante proposte per compattarsi e costituire un soggetto unitario, nei giorni dispari le sciabolate di qualcuno che di unirsi agli altri non ha proprio voglia. Prospettive: nessuna.
Il quadro che esce da queste osservazioni potrebbe essere riassunto così: poca strategia, molta tattica, nessun programma. E’ infatti evidente che mentre tutti si preoccupano di fare alleanze, di costruire strutture per gestire il potere, e soprattutto di non scomparire, nessuno si preoccupa di avanzare proposte politiche; nessuno che provi a dire “io questo problema lo risolvo così”.
La situazione è ancora estremamente fluida e tutt’altro che definita, ma a questo punto possiamo tranquillamente tirare alcune conclusioni che sono sotto gli occhi di tutti.
Il bipolarismo non esiste più, per stessa ammissione dei principali leader di partito, che fino a ieri lo proclamavano principio fondamentale ed irrinunciabile della democrazia (sempre per la serie “coerenza maestra di vita”); secondo me non è mai esistito, ma guardiamo comunque avanti e vediamo di farcene una ragione.
I concetti di centro, destra e sinistra non hanno più alcun significato. So che è antipatico dire “io l’avevo detto”, però sono tre anni che sostengo queste cose, e più di una volta per questo sono stato attaccato; io l’avevo detto. Tiè!
Tutto quello che stanno facendo i partiti attuali e i loro rispettivi rappresentanti non c’entra niente con l’Italia, gli italiani o i problemi che viviamo ogni giorno; c’entra invece con le loro possibilità di rimanere nel club dei privilegiati, per continuare a fare il proprio porco comodo.
Chi a questo punto si ostina a sostenere la posizione di questo o di quel partito (e parlo di tutti i partiti attuali, nessuno escluso), pensando che sia in grado di risollevare il nostro povero paese dalle sabbie mobili, nella migliore delle ipotesi è un idiota.
Non a caso, l’ipotesi su cui si stanno accordando don Walter e Sua Bassezza è quella di una legge elettorale con una soglia di sbarramento molto alta; in questo modo faranno fuori una buona parte dei partitini che li circondano (e che spesso li ricattano), e impediranno a nuovi soggetti di entrare nel panorama politico. Una blindatura che renderà la situazione immutabile per molti decenni. E la chiamano democrazia…
J. R. Lowell diceva che “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”, e aveva ragione. Se non vogliamo che questo paese muoia (e noi con lui), prendiamo esempio dai nostri (sedicenti) rappresentanti, che ci hanno dimostrato come sia facile cambiare idea da un giorno all’altro: cambiamo idea.
Chi votava per un partito non lo voti più, chi sosteneva un politico smetta di sostenerlo; lavoriamo per favorire la nascita di proposte nuove, facciamo in modo che il panorama politico cambi completamente. Noi possiamo farlo, dobbiamo solo volerlo.
Il nuovo sarà meglio del vecchio? Questo non lo so. Di sicuro sarà diverso, e se quello che abbiamo oggi ci fa schifo (e sfido chiunque a dire che è contento di come vanno le cose), le probabilità di un miglioramento sono decisamente a nostro favore.
Possiamo farlo. Vogliamo farlo. Dobbiamo farlo.
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