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Viva Berlusconi, viva il proporzionale.

Quanto scandalo Unione per la zoppicante proposta di legge delle destre sul ritorno al proporzionale! Per ben poche tra le mille nefandezze del Polo in cinque anni, la coalizione di centro-sinistra si è scaldata di più.

D’accordo, che l’ex apostolo del maggioritario Silvio Berlusconi sposi il proporzionale per interessi di bottega, è solo l’ultima giravolta di una crisi senza limiti. Già Alleanza Nazionale, che ha tutto da perdere, si sta sfilando e probabilmente non se ne farà nulla. Ma le obiezioni che alla proposta vengono fatte da sinistra sono quasi tutte infondate.

Per esempio si criticano contemporaneamente il voto di preferenza e la lista bloccata. Che si critichi la lista bloccata -lo dico da critico della lista bloccata- fa un po’ sorridere. Cos’è il maggioritario se non una gigantesca lista bloccata? Cos’è stato il maggioritario in Italia se non l’abuso delle segreterie dei partiti per paracadutare in periferia centinaia di raccomandati nei collegi sicuri lasciando i veri militanti, quelli veramente radicati nel territorio, a battagliare nei collegi marginali, quelli incerti? E nell’attuale legge, la quota proporzionale non si basa forse su di una lista bloccata? Quella attuale, che serve a garantire l’elezione ai capi di partito, va invece bene?

E se invece si critica il voto di preferenza, qualcuno ha sparato perfino che sarebbe il ritorno a Tangentopoli -come se Tangentopoli fosse mai finita- va ricordato che i referendum furono per la preferenza unica, non contro il voto di preferenza. E poi delle due l’una, o si è contro la lista bloccata o si è contro la preferenza, non si può essere contro l’una e l’altra. E il voto di preferenza (unica) all’interno di una lista è l’unico nella fattispecie a garantire al cittadino di potere scegliere il preferito tra i candidati scelti dal suo partito. Col sistema attuale elettori della Margherita sono obbligati a votare candidati di Rifondazione e viceversa perché ?questo passa il collegio?. Personalmente sono per la preferenza e vorrei scegliere il candidato più a sinistra del più grande partito di sinistra. Senza preferenza sarò costretto a guardare più a sinistra e sono convinto che parecchi si trovano nella mia condizione; fatevi furbi.

E’ vero, il premio di maggioranza è bieco e ricorda la legge truffa di De Gasperi o perfino la legge Acerbo di Mussolini. Ma che critichi il premio di maggioranza chi difende il maggioritario è francamente indigesto. Per un decennio hanno preferito la presunta governabilità garantita dal maggioritario sulla sicura rappresentatività garantita dal proporzionale e adesso non va bene quello che appare un correttivo maggioritario su di un sistema proporzionale? Cos’è il maggioritario se non un colossale intollerabile premio di maggioranza attribuito collegio per collegio?

Piuttosto, come rileva anche Cosimo Rossi sul Manifesto di giovedì, almeno nella bozza proposta dal Polo, che guarda ovviamente solo al breve termine, la legge si tiene solo nel caso esistano due poli che si suppone si avvicinino ma non raggiungano il 50%. In questo caso un premio di maggioranza del 4-5% non sarebbe un’eresia e corrisponderebbe a non più di una quindicina di deputati. Ma che succede se i poli diventano tre o più? Che succede se il polo vincente prende il 35%? Gli si danno 120 deputati di premio sottraendolo alle altre forze politiche per farlo governare? E’ un’eventualità da considerare e senz’altro correggere. Ma non è un correttivo drammatico all’interno di una riforma elettorale. Soprattutto rispetto all’ibrido mostruoso attuale dove bisogna addentrarsi tra mattarellum e scorporo dei resti.

Si critica poi il fatto che si voglia cambiare la riforma elettorale a otto mesi dal voto ed a colpi di maggioranza. Tant’è. Il parlamento è nella pienezza delle sue funzioni, come ha dimostrato lo stesso Ulivo nel 2001 cambiando il titolo V della costituzione a poche settimane dal voto e con l’opposizione del Polo. E poi, non era il maggioritario a permettere chiarezza ed a far sì che la maggioranza governi e l’opposizione si opponga perché altrimenti è bieco consociativismo? In termini brutali: l’avete voluta la bicicletta del maggioritario?

Lo rileva giustamente Giovanni Sartori: il maggioritario è per antonomasia il sistema che permette a chi ha meno voti di ottenere più deputati. Con il maggioritario è possibile vincere con meno voti degli avversari, con il proporzionale ciò non è possibile. Ovvero, è vero il contrario di quello che sta affermando l’Unione. Scrivere come fa Rossi che è una riforma proporzionale che nasce neocentrista è senz’altro vero, ma sostenere che sia più maggioritaria del sistema vigente è una forzatura che non aiuta ed è solo funzionale a che non si aprano crepe nell’unanimità di queste ore del centro sinistra in favore di un sistema -quello maggioritario- e di una legge -quella attuale- forse conveniente ma sicuramente peggiore di quella proposta adesso da Silvio Berlusconi.

Intendiamoci, sia le intenzioni sia le conseguenze dell’eventuale riforma berlusconiana saranno pessime. Tra l’altro c’è una contraddizione evidente con la riforma costituzionale, la seconda lettura della quale dovrebbe bearci a breve. Questa tra l’altro prevedeva la riduzione dei parlamentari che invece sono confermati a 945 tra camera e senato dalla riforma sul tappeto. Anche qui, Gianfranco Fini sembra aver messo un punto fermo.

Epperò, infine, il centro-sinistra dovrebbe dire grazie a Berlusconi invece di criticarlo, perché vuole far fuori i piccoli partiti del centro sinistra. Finalmente Berlusconi offre la soluzione ad uno dei peggiori problemi del centro sinistra! Già l’UDC vuole eliminare lo sbarramento al 4%. Questo invece andrebbe rafforzato, almeno al 5, come in Germania e in Sicilia. Se la riforma passerà si potrà finalmente brindare alla sparizione dei cespugli, i sette nani di Occhetto che consegnarono l’Italia a Berlusconi nel 1994. Di Pietro, Diliberto, Boselli, Pecoraro e se lo vorrà Mastella dovranno scegliere da che parte stare ed aggregarsi. Quindi, una riforma come quella oggi proposta dal Polo non solo inserisce lo sbarramento (possibilmente forte) ma con il meccanismo che danneggia la coalizione nel premio di maggioranza per la scelleratezza dei piccoli è la soluzione migliore per l’italica moltiplicazione dei partiti. Se Boselli o chi per lui vorrà correre da solo, la coalizione non lo tratterrà, perché con il sistema proposto, che una formazione che non raggiunge il quorum stia dentro o fuori la coalizione, è materialmente ininfluente. I piccoli potranno provare la sorte in mare aperto ma senza alcun paracadute al contrario della legge attuale. Questa, ai piccoli partiti che con infinita opportunità di ricatto, avessero ben contrattato collegi sicuri, offre una minima differenza, 4-5 seggi, tra il fare o non fare il quorum. Domani il piccolo partito saprà che se fallirà il quorum sarà fuori del parlamento mentre se accetterà una disciplina di coalizione beneficerà anche dell’eventuale premio di maggioranza. Con questa riforma e pochi correttivi, finalmente in Italia avremo 5-6 partiti.

Il maggioritario attuale ha fallito su questo obbiettivo. L’attuale sistema è risultato peggiorativo di quello della prima repubblica. All’epoca Altissimo poteva far saltare un governo con l’1.3% dei voti. Oggi la Sbarbati o Rotondi o Mastella o Craxi o perfino Sgarbi possono contrattare collegi sicuri per sé e per i suoi sulla sola supposizione di possedere voti che poi magari non avranno. Se passerà questa riforma dovranno finalmente allearsi, contarsi e dimostrare di essere così cavalieri da avere pagato il biglietto del 4% che non dovrà essere annacquato da emendamenti di destra e sinistra. Per i portoghesi della politica sarebbe la fine della corsa. Che il proporzionale debba tornare in questo modo sconcerta, ma vivaddio, dopo oltre un decennio di vuota retorica maggioritaria, questo è un giorno da celebrare.

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