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Enrico Letta e Mario Adinolfi hanno le firme per candidarsi?

Dicono i ben informati che Enrico Letta ci starebbe pensando seriamente sulla sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico soprattutto per una questione tecnica: non è facile raccogliere circa 2.500 firmatari/candidati sparsi più o meno in tutti i collegi d’Italia.

Forse giustamente, il collegio che ha deciso le regole, ha inserito delle misure draconiane per evitare candidature troppo di bandiera o troppo regionali. Ci ho ripensato quando, mezz’ora dopo aver scritto che lodavo l’iniziativa di candidarsi di Mario Adinolfi, ho ricevuto un email di complimenti da un suo collaboratore, con il quale mi si offriva anche la possibilità di candidarmi con loro.

Ovviamente non avevo mai detto che avrei votato per Adinolfi e meno ancora che avrei voluto impegnarmi per appoggiarlo. E’ altrettanto vero, che Adinolfi non era entusiasta di avere me, Gennaro Carotenuto, tra i suoi, ma semplicemente di fare numero.

Il dettaglio induce a tre riflessioni.

1) E’ chiaro che Mario Adinolfi è tecnicamente un "pre-candidato", non un candidato. Se i giornali fossero un po’ più raffinati come tale lo distinguerebbero. Ha fatto una dichiarazione d’intenti, poi se raccoglierà effettivamente le firme/candidature sarà altra cosa. Ma se anche Letta, uno che è stato ministro, uno che è molto rispettato ed ha molte caratteristiche "giuste", è titubante, è ben difficile che Adinolfi ce la faccia.

2) Si aprono spazi, succede nei momenti di crisi, il dopoguerra, tangentopoli. Se Mario Adinolfi ce la fa, chi oggi accetta di essere candidato per lui, e magari è primo nella lista della sua regione, potrebbe essere, per un fortunato gioco di resti, tra i grandi elettori di Walter Veltroni, e chissà, deputato. Merito, fortuna? Si può selezionare meglio la classe dirigente?

3) La classe politica si difende, ma allo stesso modo deve offrire dei simulacri di spazi aperti. Anche le liste per le primarie sono bloccate e quindi i grandi elettori di Veltroni saranno tutti burocrati di partito. E’ un’invenzione di Roberto Calderoli, la peggior porcata di Calderoli, che il centrosinistra ha recepito e fatto propria con raro entusiasmo. In questo modo il sistema politico si chiude sempre di più.

E’ un punto IRRINUNCIABILE. Per poter guardare con favore a una candidatura, sia nel PD che fuori del PD, è fondamentale una chiara dichiarazione d’intenti da parte del candidato contro le liste bloccate nella prossima legge elettorali. Veltroni è in una posizione di forza tale che se lo volesse potrebbe sparigliare i giochi. Se si dichiarasse contro le liste bloccate, allora in un sistema proporzionale alla tedesca, davvero spezzoni della società civile potrebbero trovare spazio sia nel PD sia nel partito che sorgerà alla sua sinistra. Se Veltroni lo facesse sarebbe un gran passo avanti, ma per candidati come Enrico Letta (o lo stesso Adinolfi) sarebbe un dovere.


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