giovedì 02 settembre 2010, 16:25

Categoria: Primo piano

Brevi-ario latinoamericano 3 – Rivoluzione mediatica in Argentina. mariuhana libera in California?

TS44129 In questo numero: la nuova legge sui media in Argentina è in vigore; l’Uruguay torna un paese di immigrazione; il silenzio sui mapuche e le prime pagine per il caso Brito; corruzione in Brasile, i latinos per il referendum sulla liberalizzazione della mariuhana in California (foto).

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Brevi-ario latinoamericano 2, Piñera e i minatori, Riforma agraria in Brasile, lunga vita a Cuba, inferno nelle carceri venezuelane, l’amico di Silvio è un assassino

pinera5_0 In questo numero: come il presidente cileno Sebastían Piñera (nella foto) guadagna consenso dai minatori in Cile, la lunga vita dei cubani, i salari in Uruguay che crescono, l’amico di Berlusconi, il presidente panamegno Ricardo Martinelli, è un assassino, la Resistenza in Honduras non si arrende, l’Ecuador pacifista di Rafael Correa.

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Brevi-ario latinoamericano 1, Cantarell a secco, Fidel si scusa con i gay, i Mapuche in sciopero della fame, Santos in Brasile

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In questo numero: il giacimento Cantarell verso l’esaurimento in Messico, Fidel Castro chiede scusa per la discriminazione dei gay negli anni ‘60, almeno tre mapuche sono in stato critico in Cile nel silenzio dei media, 20.000 clandestini desaparecidos in Messico in 10 anni, la visita di Santos in Brasile, muore impunito terrorista a Miami, meno caduti per la polizia bonaerense.

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Messico, la verità sulla strage di Tamaulipas: ventimila migranti sequestrati ogni anno

mapa_migracion Riguardo il massacro di 72 migranti nel Tamaulipas, per il quale subito dopo sono stati assassinati sia il magistrato incaricato dell’indagine che il sindaco della città di Hidalgo, il complesso disinformativo mondiale ha voluto far credere che le vittime della strage fossero state reclutate dal narco o si volessero meglio vendere ai cartelli o si fossero (nella migliore delle ipotesi) rifiutate di farsi reclutare come sicari.

E’ un’interpretazione infondata, calunniosa e razzista che vuole nascondere la verità dello sfruttamento fino all’ultimo centesimo delle vite dei 600.000 migranti che dal centro e sud del Continente ogni anno affrontano l’attraversamento di tutto il Messico. La verità è che tali migranti sono costantemente vittime di estorsioni, vessazioni, stupri, minacce ancor prima di affrontare la traversata del deserto, il muro voluto da George Bush, le ronde dei Minutemen, le leggi razziali di stati come l’Arizona e quant’altro alla ricerca di un lavoro negli Stati Uniti. Per il sacerdote cattolico Alejandro Solalinde i cachucos (“sporchi centroamericani” in gergo) dal momento nel quale lasciano il loro paese “smettono di essere persone e si trasformano in mercanzie, una miniera d’oro sia per le mafie che per le autorità”.

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Didascalico! Enrico Mentana debutta come conduttore alla 7!

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Crea una strana inebriante sensazione osservare il debutto come conduttore di Enrico Mentana direttore de La 7!

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Povere ragazze italiane

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Nell’Italia del 2010 un’agenzia non ha difficoltà a reclutare 500 giovani italiane, rigorosamente piacenti, ben vestite e alte (dicono) almeno 170 centimetri, retribuendole 60 Euro (lordi? netti?) per presentarsi a mezzogiorno e restare disponibili per un tempo presumibile di sei-otto ore.

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Marchionne, Comunione e Liberazione e i sacrifici umani

Marchionne C’è un passaggio fondamentale nel discorso di Sergio Marchionne a Rimini per il meeting di Comunione e Liberazione. Riferendosi ai tre operai di Melfi, difesi in questi giorni sia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia dalla Conferenza Episcopale, l’amministratore delegato della FIAT ha ripetuto una frase che aveva già usato nei giorni scorsi: “la dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone”.

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Gianna Nannini: la terza rivoluzione sessuale?

giannanannini Il dibattito aperto sulla gravidanza di Gianna Nannini è ininfluente rispetto alla notizia che al mondo ci sono mezzo milione di donne ultracinquantenni incinte o che negli ultimi anni sono diventate madri dopo la soglia del mezzo secolo di vita. Sono quasi tutte donne benestanti che vivono nel primo mondo ma non è detto che il modello non possa diventare parzialmente interclassista nel prossimo futuro.

L’argomento “naturalità” appare il più gettonato. Per il mondo cattolico, portato a non considerare “naturale” tutto quello che, soprattutto nella sfera sessuale/riproduttiva si è modificato dal tempo di Pio IX, la sacralità della vita del nascituro impedisce l’anatema. Per il mondo laico la bilancia oscilla tra la giustificazione della gravidanza tardiva come diritto e la critica di questa come capriccio e oggetto di consumo un po’ come per i figli adottati da Mia Farrow, Madonna o Angelina Jolie: donne straricche che avrebbero bisogno di dare un senso alla loro vita. Pur partendo da argomenti e preoccupazioni diverse è sempre un bene quando un dibattito è ispirato dai dubbi più che dalle certezze.

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Il Brasile vola e Dilma Rousseff vola verso la presidenza

dilma-lula-divulgacao-48011 Il Brasile vola, il Brasile di Lula è il posto dove vivere guardando al futuro con ottimismo.

A leggere le pagine economiche dei media brasiliani si riscontra una serie ininterrotta di notizie positive: dopo aver creato un milione di posti di lavoro strutturati nel 2009 l’economia brasiliana si avvia a raggiungere quest’anno la stessa quota in appena nove mesi (400.000 solo tra giugno e luglio); il Brasile è il posto dove le imprese cementiere guadagnano di più al mondo Cina compresa; i telefoni cellulari hanno superato i 190 milioni; in appena un anno i turisti brasiliani che vanno all’estero aumentano del 56%; in appena un anno il consumo di energia è cresciuto del 13.7% e Petrobras sta superando alla grande Pemex e Pdvsa (rispettivamente messicana e venezuelana) come grande compagnia petrolifera statale (mista in realtà) nel continente e da qui al 2014 prevede di triplicare l’import di gas dalla Bolivia.

Potremmo proseguire a lungo ma la sostanza è una sola: i brasiliani non hanno alcun motivo di cambiare e il prossimo 3 di ottobre Dilma Rousseff, nella continuità assoluta con Lula, si appresta a vincere le elezioni al primo turno.

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Poco a poco se ne vanno

clip_image002L’11 agosto 2010 è morta Alicia Emelina Panameño de García, presidentessa della Federación Latinoamericana de Asociaciones de Familiares de Detenidos Desaparecidos (FEDEFAM) e tra le fondatrici del Comité de Madres y Familiares de Desaparecidos y Asesinados Políticos de El Salvador (COMADRES).

Un altro pezzo di memoria storica dell’America Latina che se ne va. Un’altra madre e hermana di desaparecidos che muore senza avere saputo la verità sulla sorte toccata a due dei suoi sette figli e uno dei suoi fratelli. Senza aver ottenuto quella giustizia per la quale si è battuta per una vita intera.

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“Trattamento Boffo” per Julian Assange di Wikileaks

20100821_assange E’ un “trattamento Boffo internescional” che colpisce quello che definiamo “giornalismo partecipativo”.

I mandati di cattura per stupro sono già stati ritirati ma il danno rimane per Julian Assange di Wikileaks, reo di aver diffuso migliaia di documenti riservati sulle guerre statunitensi che hanno confermato in maniera inoppugnabile tutto quello che i pacifisti dicono (calunniati e discriminati) dal 2001.

Chi ha il potere di disinformare, minacciare, ridurre al silenzio, che sia il Pentagono, Silvio Berlusconi o l’ultimo disinformatore antilatinoamericano, usa tale potere per zittire le voci scomode. Lo sappiamo, eppure ritrovarsi soli è un attimo.

Hugo Chávez e Juan Manuel Santos ristabiliscono le relazioni tra Venezuela e Colombia

Colombia_Venezuela_restablecen_relaciones E’ fallito il piano del Pentagono e di Álvaro Uribe di ipotecare le relazioni tra il successore di questo e il Venezuela per destabilizzare il governo di Hugo Chávez e incolparlo di finanziare e proteggere “gruppi terroristi”.

Ieri a Santa Marta, in Colombia, lo stesso presidente bolivariano e il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos hanno infatti ristabilito normali relazioni diplomatiche dopo la rottura del 22 luglio scorso quando Uribe, a pochi giorni dalla fine del suo mandato, aveva denunciato presunti aiuti e ospitalità venezuelane alla guerriglia delle FARC.

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Si incontrano Santos e Chávez. L’America latina più forte di chi vuole la guerra

chavez_santos_3 Il segretario generale di UNASUR, Nestor Kirchner ha riunito i cancellieri (ministri degli esteri, nella tradizione diplomatica latinoamericana) di Bogotà e Caracas, María Ángela Holguín e Nicolás Maduro, e ha concordato un vertice tra il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos e Hugo Chávez. Si terrà già domani a Santa Marta in Colombia.

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Colombia-Venezuela: l’eredità avvelenata di Álvaro Uribe per Juan Manuel Santos

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NB: La vignetta è del settimanale britannico “The Economist” e rappresenta (correttamente al contrario della stampa italiana e di El País di Madrid) Uribe che tenta di impedire la stretta di mano tra Juan Manuel Santos e Hugo Chávez.

Ieri Álvaro Uribe ha lasciato la presidenza della Colombia millantando trionfi ma portandosi dietro una scia di sangue con pochi precedenti. Il paragone è con il peruviano Alberto Fujimori, poi condannato per corruzione e violazione dei diritti umani. Lascia avvelenando i pozzi del suo successore Juan Manuel Santos, bloccandone il tentativo di migliorare i rapporti con il Venezuela di Hugo Chávez che era deciso a presenziare alla cerimonia di passaggio dei poteri. Anche se per la stampa è sempre colpa di Chávez, non è smentibile che sia la Colombia ad avere avuto con Uribe i peggiori rapporti della storia con tutta la regione, dall’Ecuador alla Bolivia, dal Brasile al Venezuela tanto che nel discorso di insediamento Santos ha continuato una rettificazione (boicottata da Uribe e da Washington) che conduce da settimane: “non individuo un nemico in nessun paese vicino”.

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Messico: nel paese dell’impunità migliaia di donne in galera per avere abortito

manifestante_derecho-387x310 Alma Yarelí ha fatto tre anni di carcere prima di essere liberata quando finalmente un giudice ha creduto che il suo fosse stato un aborto spontaneo. Se non fosse stato così, in un Messico dove per il 90% degli omicidi non si apre neanche un’inchiesta, avrebbe scontato per intero i 27 anni e sei mesi ai quali era stata condannata per omicidio volontario con l’aggravante della relazione familiare con la vittima.

Dopo di lei restano in galera nel solo stato di Guanajuato altre 166 donne (migliaia in tutto il Messico), tutte povere e spesso analfabete, alcune con condanna definitiva fino a 35 anni di carcere.

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