giovedì 20 giugno 2013, 11:07
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Sui “social media manager” in Italia

Esplicito la considerazione fatta ieri in un tweet sul fatto che il “social media manager” apparrebbe un lavoro in grande ascesa in Italia. Mi pare che ciò faccia corrispondere ad un apparente forte valore innovativo (tutto da discutere) un terribile arcaismo in termini di rapporti di produzione.

Essere fedeli in Twitter? Chi seguire per anni senza pentirsi

Gennaro CarotenutoQuali sono gli account Twitter che seguo da più tempo senza interruzioni e che non mi sono mai sognato di defolloware? Scopo di questo post è esplorare e proporre le mie letture più consolidate nel social network informativo per eccellenza. Sarebbe interessante ricordare chi davvero cominciai a seguire quando mi iscrissi a Twitter il lontano 6 marzo 2007 ma mi devo accontentare di sapere chi ho seguito con più continuità. Per gli interessati, proviamo a seguirli dal ventesimo fino al primo posto e poi fare qualche breve considerazione finale. Ovviamente valgono tutti come #FF!

PS: Io sono @GenCarotenuto e ringrazio la fiducia accordatami finora in questi anni da oltre 14.000 follower. … Leggi tutto

Silenzio, Obama ti ascolta

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Venezuela, conclusa la verifica sul voto presidenziale del 14 aprile. Ecco com’è andata

maduro-ganaSi è conclusa in Venezuela la verifica richiesta dall’opposizione di destra sulle schede elettorali delle elezioni presidenziali vinte da Nicolás Maduro del Partito Socialista su Henrique Capriles Radonski con il 50,61% contro il 49,12% e una differenza di 224.268 voti. Il risultato è stato che, per il 99,98% dei seggi, il risultato della verifica corrispondeva a quanto effettivamente scrutinato. In buona sostanza il sistema elettorale elettronico venezuelano, definito dall’ex-presidente statunitense Jimmy Carter come il più trasparente al mondo, si avvicina alla perfezione dell’ “errore zero”. … Leggi tutto

L’Alleanza del Pacifico: il club dei nuovi Chicago Boys

ObamaAll’America latina integrazionista e progressista, che affaccia soprattutto sull’Oceano atlantico, risponde la cosiddetta “Alleanza del Pacifico”, enucleatasi a partire dal primo vertice di Lima nel 2011 in aperta polemica con «le alleanze romantiche e poetiche» e riunita in questi giorni a Cali, in Colombia, e della quale sono membri pezzi fondamentali della regione: il Messico, il Costarica, la Colombia, il Perù, il Cile. L’obiettivo dichiarato di quest’area, che conta oltre 200 milioni di abitanti, un terzo dei cittadini latinoamericani ma la metà dell’export regionale, è quello di rilanciare l’agenda neoliberale, rimasta indietro dopo il crollo del modello che aveva imperato nella regione dagli anni ’70 a tutti gli anni ’90, l’avvento dei governi integrazionisti e lo scacco imposto all’Area di libero commercio delle Americhe (ALCA) voluta da George W Bush a Mar del Plata nel 2005.

Per i paesi coinvolti, governati da partiti di destra o centro-destra, è l’occasione per mantenere una crescita sostenuta anche nel presente decennio, prescindendo da quelle mete di riduzione delle disuguaglianze e difficile ricerca di un modello sostenibile anche dal punto di vista ambientale, portato avanti dall’America latina integrazionista. Se nel Mercosur –nati anch’essi in epoca neoliberale come spazio doganale comune- si parla di una romanticheria come fondi di coesione dal pacifico, dal Pacifico si risponde col realismo un po’ d’antan dei falliti regimi neoliberali che in quest’area del Continente sono rimasti egemoni. Per gli Stati Uniti, il vicepresidente Joe Biden è in questo momento a Bogotá dove oggi vedrà Juan Manuel Santos, è l’occasione di riprendere la battaglia perduta a Mar del Plata e continuare ad utilizzare almeno una parte dell’America latina nella competizione globale contro una Cina. La superpotenza asiatica, emersa dalla fine degli anni ’90 come partner di primo piano della regione, continua a mantenere forti quote di complementarità con la regione: agroindustria per infrastrutture, semplificando, ma anche la possibilità politica di giocare su più tavoli uscendo dalla dipendenza dal «Washington Consensus».

Per Barack Obama resuscitare l’ALCA è impossibile, permanendo il ruolo di global player del Brasile, ma, beneficiando di trattati bilaterali di libero commercio (profondamente diseguali e ingiusti) con tutti i paesi dell’Alleanza del Pacifico l’obbiettivo, o il pericolo per i movimenti sociali e i paesi progressisti, anche per la sua evidente capacità d’attrazione, è oggi il cosiddetto Accordo strategico trans-Pacifico, un piccolo ALCA limitato a mezza America latina. I paesi dell’area pacifica non sono oggi succubi degli USA in senso classico. L’alternativa neoliberale resta appetibile per le classi dirigenti anche per i costi economici inferiori (ma sociali maggiori) del modello neo-cepalino (neo-keynesiano per usare una categoria più globale ma solo parzialmente aderente) in vigore nei paesi integrazionisti. Con partner così importanti nella regione, permanendo il predominio assoluto USA in Centro-America, la presenza militare, l’uso limitato ma sempre possibile del golpismo (dall’Honduras di Mel Zelaya al Paraguay del vescovo Lugo) e del complesso mediatico monopolista, ogni partita in America latina non è mai vinta del tutto. Ma neanche persa per sempre.

Non è male leggere su France24: “Rafael Benítez nommé entraîneur de Naples”

BenitezNon è male guardare France24 e vedere scorrere tra le notizie internazionali “Rafael Benítez nommé entraîneur de Naples”. Il Napoli di Aurelio De Laurentiis è una florida industria dell’intrattenimento sportivo che fa un passo decisivo verso l’internazionalizzazione, volando via dai limiti angusti di un colonialismo mentale che è parte dell’immaginario collettivo italiano che relega il meridione in una condizione di eterna minorità. … Leggi tutto

Terni: “Social World. Forum della Cooperazione e della Solidarietà; il mondo riparte dal Sud. America Latina, Asia e Africa”

socialworld.programmaVenerdì 24 maggio, alle ore 17.00, a Terni, nell’ ambito di ”Social World. Forum della Cooperazione e della Solidarietà”, organizzato dall’Assessorato alla Cooperazione del Comune di Terni, in collaborazione con FELCOS Umbria e dal circolo culturale “primomaggio” Gennaro Carotenuto, Professore di World History presso l’Università di Macerata e Bocconi di Milano, parteciperà al dibattito ”Il mondo riparte dal Sud. America Latina, Asia e Africa” coordinato da Luigino Ciotti, con Gianni Ballarini, Redazione di Nigrizia, Mariangela Pira, Giornalista di Class CNBC. Più info qui.

Parlerò di America latina.

Jorge Videla, crimini e morte di un genocida neoliberale

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Jorge Rafael Videla, il dittatore argentino dei 30.000 desaparecidos, muore in carcere da sconfitto, da ergastolano, da genocida. Come ha detto Estela Carlotto, la leader delle nonne di Plaza de Mayo, «era un uomo disumanizzato» ed è fin troppo semplice applicare a lui la categoria arendtiana di «banalità del male» di chi mise metodicamente in atto un sistematico piano genocidiario, tendente al sequestro di persona di massa, al furto di ogni bene mobile e immobile delle sue vittime, all’assassinio e alla sparizione di persone. Lasciò i figli senza genitori e i genitori senza figli. Ciò succede in molte guerre di sterminio, ma a Videla e ai suoi non bastava. Perciò, peculiarità creola dell’orrore, volle che i morti restassero senza nome, i desaparecidos, e i vivi -i figli di questi, spesso appena neonati- restassero senza identità. Le puerpere venivano lasciate in vita solo fino al parto e centinaia di bambini furono smistati a caso «per salvare la società Occidentale e Cristiana». … Leggi tutto

Contro l’omofobia

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«A sparare è stato un italiano…»

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«A sparare è stato un italiano di 36 anni», si sente in obbligo di spiegare -probabilmente senza malizia- il titolista di Repubblica online. Ma in quella spiegazione, totalmente fuori contesto eppure così significativa, c’è il pozzo senza fondo di un paese impiccato, dal quotidiano più venduto al TG più visto fino all’ultimo bar di periferia, alla logica del “noi e loro”. È la logica dell’aver accettato di introiettare nella cultura stessa del paese il fiele di chi pretende -incassando dividendi- di attribuire ogni cosa non a chi l’ha commessa ma ad una razza, una cultura, un colore.

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Storico in Guatemala: l’ex dittatore Efraín Ríos Montt condannato per genocidio

riosmonttLenta ma viene la giustizia anche nei paesi dove meno si pensava potesse arrivare. Ieri in Guatemala l’ex-dittatore Efraín Ríos Montt è stato condannato a 80 anni di carcere per genocidio e violazioni dei diritti umani al termine di un processo iniziato nel gennaio 2012. Soprattutto, per la prima volta, una sentenza conferma quanto sostenuto dall’ONU e dalla chiesa cattolica: sì, in Guatemala vi fu un genocidio costato la vita ad almeno 200.000 persone. … Leggi tutto

Quella volta che incontrai Giulio Andreotti…

Andreotti

Incontrai Giulio Andreotti nel 1996 o nel 1997. Era già senatore a vita e c’era già una certa distanza rispetto al periodo di massimo potere politico. Rispetto al Belzebù che poteva per me incarnare tutti i mali della prima Repubblica, era già privo delle parafernalia del potere. Disinnescato, in qualche modo, nel mio immaginario che già vedeva nel satrapo lombardo la dissoluzione dei valori  repubblicani. Fu gentile, cortese, disponibile, inappuntabile. Mi accolse sulla porta, mi diede la mano, mi fece accomodare. Ricordo uno studio più piccolo di quello che mi aspettassi, pieno di mobili di legno scuro, ma è un ricordo sbiadito. L’incontro, per lui totalmente di routine, fu breve e completamente incentrato sull’oggetto per il quale mi era stato concesso: il suo viaggio a Madrid, ufficialmente per quella che sarebbe stata l’ultima partita in azzurro del Grande Torino, perito a Superga poco più di un mese dopo. In realtà era il primo di un dirigente politico dell’Europa Occidentale nella Spagna franchista sopravvissuta alla caduta del fascismo e del nazismo. Andreotti, tra le polemiche, doveva cominciare a regolarizzare le relazioni tra la «virginale Repubblica» italiana, la Spagna franchista dove contavano meno i falangisti e prendevano già piede i tecnocrati dell’Opus Dei. Andreotti ricordava perfettamente ogni dettaglio, fu preciso e, apparentemente, non reticente. … Leggi tutto

Il Corriere della Sera condannato: aveva diffamato la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner

225px-Cristinakirchnermensaje2010A volte c’è un giudice a Berlino. Il “Corriere della Sera” è stato condannato per diffamazione nei confronti della presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner. In un’articolo del 2008 il quotidiano milanese aveva creato ad arte un danno d’immagine alla presidente attribuendole in maniera strumentale un fantomatico shopping nel centro di Roma dove si trovava per il vertice FAO sulla fame. Peccato che Cristina non era ancora arrivata nella capitale italiana. … Leggi tutto

Uffa Yoani…

In queste ore gli organizzatori della protesta contro Yoani Sánchez mi stanno tirando in causa un po’ ovunque con toni rissosi e offensivi: anche io nemico del popolo, evviva! Sono quelli stessi che mi intimavano di boicottare il Festival Internazionale del Giornalismo, quindi non sorprende, non dispera o spaventa ma fa capire meglio le cose. Brevissimamente: … Leggi tutto

Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

Ecco chi ha armato la mano al sicario di Palazzo Chigi

Perugia, #IJF13, le domande che non potrò fare a Yoani Sánchez

Ai partigiani, perdonateci

David Sassoli, perché in Italia succederà qualcosa di grave

A Guantanamo mi stanno uccidendo (dedicate un minuto a questa testimonianza)

Ma nei sondaggi tre su quattro non rivogliono Napolitano

Disinformazione sul Venezuela: dove ho già visto quella foto?

Lettera al PD: Stefano Rodotà è l’ultima speranza anche per voi