Thursday 09 February 2012, 10:52

Gli articoli con tag: " Alberto Fujimori "

Colombia-Venezuela: l’eredità avvelenata di Álvaro Uribe per Juan Manuel Santos

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NB: La vignetta è del settimanale britannico “The Economist” e rappresenta (correttamente al contrario della stampa italiana e di El País di Madrid) Uribe che tenta di impedire la stretta di mano tra Juan Manuel Santos e Hugo Chávez.

Ieri Álvaro Uribe ha lasciato la presidenza della Colombia millantando trionfi ma portandosi dietro una scia di sangue con pochi precedenti. Il paragone è con il peruviano Alberto Fujimori, poi condannato per corruzione e violazione dei diritti umani. Lascia avvelenando i pozzi del suo successore Juan Manuel Santos, bloccandone il tentativo di migliorare i rapporti con il Venezuela di Hugo Chávez che era deciso a presenziare alla cerimonia di passaggio dei poteri. Anche se per la stampa è sempre colpa di Chávez, non è smentibile che sia la Colombia ad avere avuto con Uribe i peggiori rapporti della storia con tutta la regione, dall’Ecuador alla Bolivia, dal Brasile al Venezuela tanto che nel discorso di insediamento Santos ha continuato una rettificazione (boicottata da Uribe e da Washington) che conduce da settimane: “non individuo un nemico in nessun paese vicino”.

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Víctor Polay Campos: una vita spesa nella guerra all’ingiustizia

di Marinella Correggia, Annalisa Melandri

“Il Manifesto”, 10 settembre 2009

«Ora soluzione politica»

Intervista dal carcere del Callao, dove è sepolto vivo da quasi 20 anni, a Víctor Polay, leader dell’Mrta, il Movimento rivoluzionario Túpac Amaru. «La nostra lotta era giusta e non è stata vana. Ma il tempo delle armi è finito: in Perú e in una America latina che va vista con speranza e ottimismo»

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Ismael León Arías: La repressione degli indigeni nel sangue. Alan García ha dei precedenti

Ismael León Arías è un giornalista peruviano. Direttore del quotidiano La Crónica nel 1985. Commentatore politico ed editorialista del quotidiano  La República per 14 anni. Ha lavorato in  radio e in  televisione,  occupandosi sempre di programmi di informazione e di politica. E’ stato docente di giornalismo all’Università Nazionale di San Marco di Lima, una delle più antiche e prestigiose università latinoamericane e capo stampa di questo istituto di studi superiori. Gestisce il blog La columna de León. Gli chiediamo di raccontarci  come sta evolvendo la situazione nel suo paese rispetto alla rivolta degli indigeni dell’Amazzonia che ormai va avanti da qualche mese:

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L’ex presidente peruviano Alberto Fujimori condannato a 25 anni di carcere

090407142433_fujimori È una sentenza storica. L’ex-presidente peruviano Alberto Fujimori è stato riconosciuto colpevole di violazioni di diritti umani e condannato a 25 anni di carcere.

Nel dettaglio è stato riconosciuto all’unanimità come mandante dei massacri di Barrios Altos e dell’Università La Cantuta, dove gli squadroni della morte assassinarono rispettivamente 15 e 10 persone nei primi anni ‘90 e di aver fatto sequestrare, torturare e assassinare l’imprenditore Samuel Dyer e il giornalista Gustavo Gorritti durante l’auto-colpo di Stato del 5 aprile 1992.

Esultano le organizzazioni per i diritti umani. Per Gabriella Citroni, avvocato di Fedefam e docente di diritto internazionale all’Università di Milano Bicocca, intervistata da Giornalismo partecipativo: “è una sentenza storica perché è giunta alla fine di un regolare, equo e giusto processo, ed è la prova che esiste una sola via per combattere contro il crimine: la giustizia”.

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Fujimorista maneja el Instituto Médico-Legal

Lima – La fiscal de la Nación, Gladys Echaíz, defendió ayer la remoción de Luis Bromley de la jefatura del Instituto de Medicina Legal (IML) y negó que su salida haya sido producto de un pacto entre el Partido Aprista y los fujimoristas que semanas atrás exigieron la destitución de Bromley porque sus informes médicos no eran complacientes con el ex gobernante Alberto Fujimori. “¿Qué tendría que ver un arreglo político con la salida del doctor Bromley?, ¿qué significación tendría que él salga? Consideré necesario que se diera un respiro a Bromley para mirar las cosas desde otra perspectiva”, argumentó Echaíz.

Sin embargo, obvió mencionar que el nuevo jefe del IML, el cirujano Gino Dávila Herrera, no es el más indicado para reemplazar a Bromley porque tiene hasta nueve acusaciones en su contra y es un conocido fujimontesinista, es decir, un funcionario a la medida del reo Alberto Fujimori.

Las denuncias
1) En la 18º Fiscalía Provincial en lo Penal existe una investigación abierta en su contra porque está implicado en una violación sexual ocurrida en el hospital Rebagliati, en agravio de una joven de iniciales IBN, cometida por Vicente Rivera Roggero. Dávila es acusado de abandono a personas en peligro.

2) En la 56º Fiscalía Provincial en lo Penal, Dávila es investigado por su presunta participación en un robo agravado. Según consta en la acusación, la agraviada es Carmen Rosa Dávila Echevarría.

3) En la 41º Fiscalía Provincial en lo Penal tiene una indagación por falsificación de documentos, junto a otras cinco personas.

4) En la 10º Fiscalía Provincial en lo Penal, Dávila ha sido denunciado por usurpación de funciones. La denunciante es Elsa Pilhuamán Quichua.

5) En la 19º Fiscalía Provincial en lo Penal, el funcionario es acusado por el delito contra la vida, el cuerpo y la salud, en agravio de Bacilides Salcedo.

6) En la 4º Fiscalía Provincial en lo Penal es acusado de abuso de autoridad y violación de la presunción a la verdad, en contra de Teófilo Oré.

7) En la 10º Fiscalía Provincial en lo Penal, Dávila es investigado por el delito contra la fe pública en la modalidad de falsedad documentaria, acusado por Marco Lovera.

8) En la 2º Fiscalía Provincial en lo Penal es acusado por el delito contra la administración de justicia en perjuicio de Nelly Acedan.

9) En la 34º Fiscalía Provincial en lo Penal nuevamente por abuso de autoridad, falsificación de documentos y contra la administración de justicia.

Un pasado fujimontesinista
Según Santiago Vinces, presidente de la Asociación Nacional de Médicos del Seguro Social, Dávila pertenece al entorno más cercano de Vladimiro Montesinos y Alberto Fujimori. Dávila formó parte del personal médico del Seguro Social y tras la caída de la dictadura de Fujimori cumplió labores administrativas. La intención, afirma, era limpiar las huellas de Fujimori y Montesinos en las irregularidades cometidas en el Seguro Social. “Esto comprueba que hubo negociaciones entre el gobierno y el fujimorismo, porque Luis Bromley, el ex jefe del IML, era recto con los informes médicos del ex dictador. Que no sorprenda la aparición de informes a favor de Fujimori y su posterior traslado a una clínica privada”, alertó Vinces. Fuentes de LA PRIMERA en el hospital Rebagliati, donde Dávila era hasta hace unos días gerente administrativo, afirmaron también que el nuevo jefe del IML es amigo personal de Montesinos y actuaba como ‘topo’ en el mencionado nosocomio. Tal sería la cercanía entre ambos que el trato era de ‘primos’, por la afinidad de sus familias. Ambos son arequipeños.

Retornen a Fujimori a régimen anterior
El director de la Asociación Pro Derechos Humanos (Aprodeh), Francisco Soberón, presentó ayer un memorial al jefe del Instituto Nacional Penitenciario (INPE),  Leonardo Caparrós, solicitando que el preso Fujimori retorne a su anterior régimen penitenciario cerrado especial tipo B, por ser lo que le corresponde, debido a su perfil peligroso.

Por su parte, el vicedecano del Colegio de Abogados de Lima, Luis Lamas Puccio, denunció que la  medida de ablandar el régimen penitenciario a Fujimori generará una crisis carcelaria en todo el país, porque miles de presos exigirán acogerse a la variación del régimen ya que gozan del mismo derecho.

Asimismo, el letrado dijo que una de las principales responsables de esta crisis será la ministra de Justicia, Rosario Fernández, entre otras cosas, por avalar el cambio del régimen carcelario a Fujimori.

fonte La Primera

Ex dittatore Alberto Fujimori Fujimori responsabile delle stragi di Barrios Alto e dell’università La Cantuta

Lima-Documenti declassificati del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti smentiscono l’innocenza reclamata dall’ex-dittatore Alberto Fujimori Fujimori , riguardo la sua partecipazione ai crimini di Barrios Alto e La Cantuta. I documenti che saranno presentati oggi (21 luglio) davanti al Tribunale Speciale, che giudica Fujimori, dimostrano che l’ex dittatore era a conoscienza dell’esistenza del Gruppo Colina e delle stragi di cui lo squadrone di paramilitari era responsabile. … Leggi tutto

Cambio di epoca in America del Sud (bilancio 2007 – prospettive 2008)

Vista in comparazione con i nostri giorni, la targa di inaugurazione dell´edificio della sede del Mercosur nella Rambla Presidente Wilson, ai margini del Rio della Plata, a Montevideo – che é datata 15 dicembre 1997 – é l´esatta espressione simbolica del cambiamento di epoca nell´attuale America del Sud. La lista dei presidenti dei paesi membri a quel tempo, in relazione a quelli di oggi, fa ricordare al visitante l´espressione coniata dal presidente dell´Ecuador Correa, che – ottimista – arriva a parlare di fine della lunga e triste notte neoliberale nella regione.

Nella targa del 1997, figura l´anfitrione, Julio Sanguinetti del liberale Partito Colorato uruguagio, l´ultraliberale Carlos Menem, per l´Argentina; Fernando Henrique Cardoso, per il Brasile; Juan Carlos Wasmosy, colorato di destra, per il Paraguay; l´ex-dittador Hugo Banzer, per la Bolivia, che allora si era convertito al neoliberalismo radicale; e finalmente, Eduardo Frei, democristiano di centro-destra, presidente del Cile.

Non figurano nella targa, ma fanno parte della lista dei presidenti sud-americani di allora, il peruviano Alberto Fujimori, attualmente sotto processo in Perú; per l´Equador, Fabian Alarcon, un interino, prodotto di una soluzione incontrata tra una deposizione e l´ajtra che si succedettero in quel paese per anni; per la Colombia, il liberale Ernesto Samper; e per finire, per la Venezuela, il democristiano del Copei, Rafael Caldera.

Appena 10 anni dopo, nella lista dei dieci sud-americani, solo la Colombia di Uribe ed il Perú di Alan Garcia – quest´ultimo recentemente convertito – permangono ideologicamente nella lista anteriore, conservatrice e neoliberale. Questo é il segnale dei nuovi tempi nel continente.

Con la vittoria dei governi di stampo progressista e con una certa ascenzione delle lotte popolari e sociali in tutta la regione é possibile affermare che tutta l´America del Sud si trova di fronte alla questione del “cambiamento di epoca” come fattore fondamentale della scena politica o, in altre parole, di come transitare dal ciclo anteriore (neoliberale) ad un nuovo ciclo. Cosí, la lotta per il cambiamento, in distinti ritmi e gradazioni, é la marca e l´espressione della tendenza democratica e progressista, con differenti espressioni di anti-imperialismo e di contestazione dell´ordine mondiale, nel segno della multipolaritá.

La lotta per l´integrazione sud-americana registra passi positivi nel 2007, anche se con una velocitá insufficiente. Il Mercosul, nucleo piú sviluppato dell´integrazione, come abbiamo indicato, giá non é piú lo stesso del 1997, ma é pressionato a rendere effettiva in maniera piú accelerata la nuova agenda dei governi progressisti, il cui centro é la diminuzione delle asimmetrie regionali per la promozione della industrializzazione, della complementazione produttiva e dello sviluppo economico. Questo é il suo stadio attuale e tre risultati importanti sono stati raggiunti nella lotta per l´integrazione in 2007.

Primo, nella Cupola energetica sud-americana realizzata nell´Isola Margarita, in aprile – che ha istituito l´Unione delle Nazioni Sud-americane (Unasul), la decisione di mettere al centro dell´integrazione la questione energetica, cioé la convergenza delle distinte matrici energetiche come base della superazione delle asimmetrie.

Secondo, la firma degli atti della costituzione del Banco del Sud a Buenos Aires, alla vigilia della proclamazione della presidente Cristina Fernandez. Sicuramente, al materializzarsi, la creazione del Banco del Sul é un evento di grandi dimensioni, effettivamente contrastante con il ricettuario neoliberale, futuro strumento per il finanziamento dell´integrazione sud-americana e base per una futura convergenza delle politiche macroeconomiche e per una moneta unica regionale.

Terzo, l´effettiva entrata in funzionamento del Parlamento del Mercosul, con sede in Montevideo, le cui prime elezioni dirette si dovranno tenere nel 2010.

Dal punto di vista di ognuno dei paesi membri, la lotta per il cambiamento é il segno dell´attuale congiuntura. É il caso del Brasile, dell´Argentina e dell´Uruguay, paesi governati da ampie coalizioni di centro-sinistra che tentano di abbandonare il paradigma neoliberale, mantenendo nel frattempo posizioni ibride in politica economica. In questi tre paesi, il superavit fiscale e la difesa della stabilitá sono combinati con un certo riscatto del protagonismo e della iniziativa statale, diretti a promuovere i temi dello sviluppo economico e sociale.

In Venezuela, Bolivia e Equador, troviamo due segnali comuni: il tentativo di “rifondazione dello Stato”, attraverso e soprattutto a partire dalle Assemblee Costituenti e dalla proclamazione, nei tre casi, per conto delle rispettive lideranze, di obiettivi di transizione al socialismo.

In Venezuela, la recente sconfitta nel referendum costituzionale, che proponeva una osata e ampia proposta, limiterá, per lo meno per adesso, la “velocitá” della rivoluzione bolivariana. Le cause sono varie, vanno dalla alta astenzione della base chavista, fino alla polemica quanto all´opportunitá tattica, il merito e la forma di alcune proposte. Ma gli sviluppi di questa sconfitta, come osservano i comunisti venezuelani, potrá rendere possibili migliorie e correzioni – e questo é compito essenzialmente dei rivoluzionari venezuelani – nel processo di costruzione del socialismo del secolo XXI.

La Bolivia é oggetto di grandi tensioni nella lotta per il cambiamento. Nella disputa tra Costituente versus autonomie regionali sono presenti progetti antegonisti del paese, i cui sviluppi minacciano l´unitá territoriale e la stabilitá democratica. Diamo atto alla positiva attitudine del Brasile che, in questo scenario, annuncia investimenti di un miliardo di dollari nel paese, con un messaggio chiaro in appoggio al governo del cambiamento di Evo Morales – ed in risposta all´isteria della destra brasiliana all´eposa della nazionalizzazione del gas (maggio 2005). In Bolivia, di fatto nel 2008, il popolo entrerá in scena per decidere il contenzioso in per lo meno quattro votazioni: sulla nuova Costituzione, sugli statuti economici, sulla proposta di limitare i latifondi e nel referendum che permette la revoca del mandato presidenziale e dei governatori dei dipartimenti.

In Equador, che ha concluso l´isitutuzione della Assemblea Costituente, non tarderanno ad apparire i conflitti con l´opposizione oligarchica, che finora é stata sconfitta pesantemente dal popolo nelle elezioni della Costituente. Nella misura in cui saranno presentate le proposte di cambiamento, inevitabilmente la reazione si reggrupperá per tentare di broccarle.

Il Paraguay elegge il suo presidente in aprile del 2008. tre attori saranno in scena: l´ex-vescovo Fernando Lugo, appoggiato dalla sinistra e da parte del centro, come il tradizionale partito liberale (PLRA); il generale Lino Oviedo, autore del frustrato tentativo di golpe del 1996 e recentemente assolto dalla giustizia paraguaia, con il chiaro obiettivo di dividire l´opposizione; e finalmente la ex-ministra dell´educazione Blanca Ovelar, del movimento progressista colorato, candidata dell´atuale presidente Nicanor Duarte. Resta da sapere come si comporterá la destra di Luis Castiglioni, ex-vice di Nicanor e difensore dell´uscita del paese dal Mercosul, dopo aver perso le elezioni interne del governista Partito Colorato.

Anche in Cile, Colombia e Perú – i tre paesi sud-americani che hanno firmato Trattati di Libero Commercio con gli USA – la lotta per il cambiamento é il segnale piú forte.

In Cile, la sempre maggiore evidenza del fracasso del modello neoliberale in vigore da piú di tre decenni fa esplodere manifestazioni e scioperi periodici e la presidente Michele Bachelet, del Partito Socialista, incontra molte difficoltá nell´avanzare in direzione di una democratizzazione del paese.

In Colombia, Uribe é sempre piú pressionato a moderare la sua politica di sicurezza su posizioni fascistoidi ed aprire negoziazioni con le FARC ed altri gruppi rivoluzionari, ma é ancora fermo sulla sua posizione di “linea dura”, cosí come piace a Washington. Intanto é da registrare l´importante vittoria del Polo Democratico Alternativo, una coalizione di centro-sinistra, nelle recenti elezioni municipali.

Infine, in Perú il quadro é marcato di recente dalla approvazione del TLC con gli USA e dal processo a Fujimori, in uno scenario di crescenti lotte sociali e popolari.

La sconfitta della riforma costituzionale in Venezuela e l´attuale crisi politica in Bolivia sono i fattori quindi piú preoccupanti che marcano la controffensiva della destra locale in combutta con gli interessi dell´imperialismo nordamericano e danno il segnale delle lotte che si intensificheranno nel 2008 tra le forze reazionarie e quelle che pretendono di avanzare nei cambiamenti in direzione del progresso, della democratizzazione e della conquista del protagonismo per conto delle masse popolari dell´America del Sud.

(Articolo pubblicato originariamente sul giornale “La Classe Operaia”, organo del Partito Comunista del Brasile, come bilancio del 2007 e prospettive per il 2008)

Autore: Ronaldo Carmona, membro della Commissione delle Relazioni Internazionali del Comitato Centrale del Partito Comunista del Brasile (PCdoB).

Pubblicato in data 11/01/2008 in: http://www.vermelho.org.br/base.asp?texto=30867

Tradotto e adattato in italiano da Alessandro Vigilante

Amarcord latinoamericano: i neoliberali vintage si ritrovano in Costa Rica

“L’America Latina si sta lasciando alle spalle il XXI secolo e sta camminando all’indietro”. Ad affermarlo, molto contrito, citando niente di meno che Paul Valery, è Julio María Sanguinetti. “Certo -si unisce nella preoccupazione Fernando Enrique Cardoso- l’intero continente oggi è vittima di pericolose utopie regressive”.

Ad applaudirli, tra gli altri, (nella foto in ordine dopo Cardoso), Álvaro Uribe, Óscar Arias, Julio María Sanguinetti stesso e Ricardo Lagos oltre ad altri dinosauri della politica come l’ex-capo del governo socialista spagnolo, Felipe González.

Uribe e Arias, sono gli unici due in servizio permanente effettivo. Uribe, presidente colombiano, è il … Leggi tutto

Chávez, l’America Latina e la sconfitta del neoliberismo

Il dodicesimo trionfo elettorale di Chávez, il più chiaro e monitorato di tutti, ma soprattutto il discorso politico con il quale gli ha conteso la presidenza Manuel Rosales, un Achille Lauro venezuelano, testimoniano che l’agenda politico-economica latinomericana è definitivamente cambiata e che nessuno può più vincere elezioni proponendo liberismo economico.

CARACAS – Bisogna vederlo il popolo venezuelano festeggiare. Nel metro di Caracas un anziano sulla settantina, in testa un improbabile cappellino con il volto del Che, che copre una pelata color carbone, stringe il braccio di sua moglie. Gli occhi le brillano di felicità. Tiene a bada una nipotina minuscola … Leggi tutto

Chávez, América Latina y el cadáver del neoliberalismo

El triunfo electoral de Chávez, el más claro y monitoreado de todos, pero más que esto el discurso político con el cual lo enfrentó Manuel Rosales, testimonian que la agenda político-económica latinoamericana ha cambiado definitivamente y que nadie más puede ganar elecciones proponiendo liberalismo económico.

CARACAS – Hay que ver al pueblo venezolano festejar. En el metro de Caracas un anciano con un gorro con la cara del Che, que le esconde una calvicie negra como el carbón, aprieta el brazo de su mujer. A ella le brillan los ojos mientras cuida a la sobrina, … Leggi tutto

Montesinos denuncia i piani di Castro e Chávez

Annalisa Melandri: E’ il colmo dei colmi: un titolo del genere mi sembra esagerato anche per El Nuevo Herald di Miami. Eppure così scrivono venerdì 20 ottobre.
Un personaggio come  Vladimiro Montesinos Torres può permettersi di denunciare qualcosa o qualcuno?
Al suo attivo vanta ben 74 processi, l’ultima condanna (a 20 anni) risale alla fine del mese di settembre per vendita di armi alle … Leggi tutto

Democrazia alla peruviana

La signora Eliane Karp è latitante. Eliane Karp è famosa perché negli ultimi cinque anni, in quanto moglie di Alejandro Toledo, è stata la “primera dama” in Perù, “first ledi” come diciamo in italiano. Da tempo i peruviani l’hanno definita ambiziosa, arrogante e corrotta, ma lei definì se stessa come “un fenomeno per il quale la società peruviana non è preparata”. L’arroganza non è un crimine ma la corruzione sì. Ed infatti la signora Karp oggi è ricercata dall’Interpol per vari reati connessi con la falsificazione di documenti, e con la sparizione di fondi pubblici nel fantomatico “despacho [ufficio] de la Primera Dama” che dirigeva. Alcuni saggi sul carattere della signora Karp e sul colonialismo culturale del quale hanno patito i peruviani rispetto al personaggio, si trovano in questo articolo di Luís Arce Borja.

La signora Karp, di origine franco- belga- statunitense- israeliana, a seconda dell’interlocutore, doveva aver sentito puzza di bruciato, tanto che … Leggi tutto

Due domande ad Ollanta Humala

Diletta Varlese, un’eccellente giornalista italiana che copre le rotte andine per la RAI ed altri media, ha posto due domande ad Ollanta Humala, candidato nazionalista contro il fondomonetarista Alán García al ballottaggio in Perú del prossimo 4 giugno. L’intero articolo può … Leggi tutto

Elezioni in Perù: chi è Ollanta Humala?

Ollanta Humala si avvia a vincere il primo turno nelle elezioni peruviane. Con l’85% dei voti scrutinati ha il 30% dei suffragi contro il 24,9% della candidata fondomonetarista Lourdes Flores e il 23.5% del candidato “craxiano” Alan García. Come si vede è un risultato parzialissimo e l’unica sicurezza è che a maggio si andrà ad un ballottaggio.

Qual’è il problema allora? Il problema è che Ollanta è uno, nessuno e centomila. Nessuno sa realmente cosa sarà una eventuale presidenza Humala in Perù. Potrebbe essere un nuovo Chávez, è vero. Ma può essere un nuovo Lucio … Leggi tutto

Autorevolezza dell’Economist

Ho ricevuto alcuni email interessanti sul mio punto di vista sull’Economist. Non mi è indifferente e capisco il ragionamento che viene fatto: nemmeno il campo liberale -che nel corso del tempo, ha considerato suoi campioni un circo Barnum di autoritari, criminali e corrotti che vanno da Saddam Hussein ad Alberto Fujimori- sopporta più Silvio nostro. E tale presa di posizione è un bene per chi vuole mandarlo a casa.

Ma un altro piano -quello che a me sembra preminente- è proprio la contestazione puntuale dell’autorevolezza … Leggi tutto