Friday 25 May 2012, 06:50

Gli articoli con tag: " Santiago del Cile "

Su Chávez e il Borbone; se Allende avesse potuto fare altrettanto!

Provate ad immaginare se Salvador Allende fosse uscito vivo dal golpe dell’11 settembre 1973, se il popolo cileno avesse rovesciato la situazione, sconfitto i golpisti e Don Salvador fosse rimasto legittimamente al governo. Credete che Allende avrebbe fatto sconti al mandante del colpo di stato, Henry Kissinger, parlando magari dalla tribuna delle Nazioni Unite? Credete che non sarebbe stato ridicolizzato e criminalizzato?

Perché mai Hugo Chávez non deve dare pane al pane e definire “golpista” e “fascista” José María Aznar? L’ex capo del governo spagnolo, ha documentatamente partecipato all’organizzazione del golpe che doveva vedere Chávez morto l’11 aprile 2002, e di questo fu direttamente accusato dal Ministro degli Esteri di Zapatero stesso, ed è il figlioccio politico di Manuel Fraga (l’ultimo ministro di Franco in attività). Quale straordinaria ipocrisia riduzionista impedisce agli europei di … Leggi tutto

Chi è Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto insegna Storia dell’Europa contemporanea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata. Laureato in Storia presso l’Università di Pisa e dottore di ricerca in Storia contemporanea all’Università di Valencia, Spagna, è stato prof. invitato in università di Uruguay, Cile, Venezuela, Tunisia. Da luglio 2012 è in fellowship presso l’Institut des Hautes Etudes de l’Amérique latine dell’Università Parigi III (Sorbonne Nouvelle).

Giornalista pubblicista, dal 1998 collabora con programmi di Radio3Rai e il trimestrale Latinoamerica dove scrive dal 1992. Ha lavorato o collaborato con quotidiani come El País di Madrid, La Stampa di Torino, La Jornada di Città del Messico. Dal ‘97 è analista di politica internazionale ed è socio della cooperativa editoriale del settimanale uruguayano Brecha.

Nel 2005 ha pubblicato Franco e Mussolini, la guerra vista dal Mediterraneo, Sperling&Kupfer, Milano. Nel 2007 ha curato il volume Storia e comunicazione. Un rapporto in evoluzione, EUM. Nel 2009 Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet.

I Pinochet: rendite da genocidio

Ipinochet La vedova di Augusto Pinochet, i cinque figli e diciassette collaboratori del defunto dittatore, sono stati arrestati a Santiago del Cile per reati finanziari, malversazione e appropriazione di fondi pubblici, stornati verso … Leggi tutto

La sai l’ultima dei media italiani su Chávez?

Chávez propone la fine dell’apartheid a Caracas, dove ricchi e poveri vivono rigidamente separati e crea, come negli Stati Uniti, il Distretto Federale nella capitale. Con ritardo, ed in maniera stranamente concertata, solo la stampa italiana trova il modo di ridicolizzare anche questa proposta e di non parlare della sconfitta della mediazione di Chávez per liberare la Betancourt e gli altri sequestrati dalle FARC in Colombia. Strano, no?

“Quel buffone di Chávez cambia il nome di Caracas in ‘la Cuna de Bolívar y Reina del Guaraira Repano’ “! Oggi tutti i giornali, telegiornali, radiogiornali, italiani, MA SOLO GLI ITALIANI, in maniera sospettosamente concertata, parlano del … Leggi tutto

Oaxaca: il Messico somiglia sempre più al Cile pregolpe

Nel silenzio dei media internazionali il Messico va verso una svolta autoritaria. Come lo svedese Leonardo Henrichsen, il 29 giugno 1973 a Santiago del Cile, anche Brad Will, il fotografo di Indymedia assassinato venerdì, ha visto in faccia la propria morte. Mentre proprio in queste ore sta scatenandosi la repressione senza limiti ad Oaxaca, nel Sud del Messico, e si avvicina l’insediamento dell’illegittimo presidente neofalangista Felipe Calderón, le pacifiche proteste popolari non accettano di piegarsi all’abuso e le destre sono pronte a tutto per normalizzare il paese. Da Oaxaca, sempre più disperatamente, chiedono una sola cosa: informare.

L’assassinio a sangue freddo di Brad Will, il fotografo di Indymedia ucciso da un poliziotto ad Oaxaca (nella foto) marca un punto di non ritorno. Ad Oaxaca la popolazione civile, i maestri, gli studenti, stanno resistendo da cinque mesi all’insediamento dell’impresentabile Ulíses Rúiz, governatore eletto a colpi di brogli per l’eterno PRI, appoggiato dal Presidente Fox del PAN. Brad Will è solo il quindicesimo morto di una scia di sangue disseminata da paramilitari e poliziotti e sicari al soldo di Rúiz ad Oaxaca in questi mesi. Venerdì sono stati assassinate altre tre persone oltre a Brad Will: un maestro, uno studente, una madre.

Mentre la situazione ad Oaxaca precipita, l’omicidio di Brad Will non può non ricordare quello di Leonardo Henrichsen a Santiago il 29 giugno 1973. Quel giorno, passato alla storia come il “tanquetazo”, la prova generale di colpo di stato contro il presidente Allende, i militari cileni scelsero di assassinare -esattamente come con Brad Will- un reporter straniero a sangue freddo e alla luce del sole. Era … Leggi tutto

Il record di Michelle Bachelet

Notiziola nascosta: la popolarità della presidentessa cilena Michelle Bachelet, a quattro mesi dall’entrata in carica, cade già in picchiata.

Quando entrò in carica come presidentessa costituzionale a Santiago del Cile l’11 marzo, Michelle Bachelet aveva circa l’80% di approvazione e poco più di zero di disapprovazione. Tutti sembravano orgogliosi della presidenta. Ma il voto è una cosa e il consenso ben altra, soprattutto quando si è promesso di fare delle cose pensando di fare (e facendo poi) esattamente l’opposto. Se Bachelet, dopo tre giorni (3) da presidente eletta con i voti degli elettori di sinistra, fa bastonare selvaggiamente dai carabinieri, con metodi pinochetisti e tanto di guanaco (il mitico idrante dei “pacos”), il popolo dei senzatetto, si capisce subito dove vuole andare a parare.

E quindi, … Leggi tutto

E io mi mangio il pilota!

Confesso che quando qualche anno fa mi trovai al check-in dell’Aeroporto Merino di Santiago del Cile, e scoprii di dover volare in compagnia della nazionale giovanile di Rugby dell’Uruguay, fino all’atterraggio a casa a Montevideo non pensai ad altro che a questa vecchia storia…

Venerdì 13 ottobre 1972, un aereo uruguayano che portava 45 passeggeri in Cile, tra i quali una squadra di rugby, precipitò sulla Cordillera delle Ande. Dodici passeggeri morirono per la caduta. I sopravvissuti restarono a trenta gradi sotto zero, provarono a resistere con le scarse riserve alimentari a bordo dell’aereo, nell’attesa di essere salvati fino a quando la radio dette la notizia che le ricerche per salvarli erano state abbandonate. A quel punto i sopravvissuti, già allo stremo, si videro costretti a mangiare i loro compagni morti per continuare a vivere. Solo dopo due mesi e mezzo, una spedizione di due dei rugbisti riuscì a raggiungere un villagio cileno e chiedere soccorsi. In questo modo il 22 dicembre del 1972, dopo 72 giorni di antropofagia a 30 gradi sotto zero, 16 superstiti furono portati in salvo. Dalla loro storia, che all’epoca ebbe eco mondiale, fu tratto il film “Vivono!”

Traduco di seguito l’intervista a Carlitos Páez, uno dei sopravissuti, apparsa qualche giorno fa sul quotidiano La Vanguardia di Barcellona. … Leggi tutto

Venezuela: cosa significa la morte del giudice Anderson

L’assassinio a Caracas del giudice Danilo Anderson, segna un prima e un dopo. E non è un caso che sia contemporaneo ad un altro “prima e dopo”: quello della svolta a destra (sic!) della seconda amministrazione Bush.


Danilo Anderson, 38 anni, era il principale giudice che lavorava sui crimini commessi durante il colpo di stato dell’11 aprile 2002, fallito per la spinta delle manifestazioni popolari il 13 aprile che aveva riportato a Miraflores il governo legittimo. I golpisti, mentre lasciavano una scia di sangue di quasi cento morti, fecero in tempo ad essere riconosciuti dal Fondo Monetario Internazionale, dal governo spagnolo di José María Aznar e da quello statunitense di George W Bush. E anche su queste connessioni faceva luce il lavoro di Danilo.


Due anni dopo il governo di Hugo Chávez è infinitamente più forte nel paese, passando di vittoria in vittoria elettorale, dal referendum revocativo alle elezioni amministrative. Ma è infinitamente più forte nella regione. In due anni tutta l’America atlantica ha portato alla vittoria governi critici verso l’impero e amici del Venezuela bolivariano. Dopo quello giustizialista in Argentina e quello petista in Brasile, si somma adesso l’Uruguay del Frente Amplio. Questo giunge al governo con un mandato popolare forte accompagnato da un indirizzo preciso sancito dal referendum popolare contro la privatizzazione dell’acqua.


Il confronto adesso si trasforma in scontro. Negli Stati Uniti vincono infatti quelli che definiscono i governi progressisti latinoamericani come “Nuovo asse del male” e minacciano l’apocalisse. A Santiago del Cile domenica 22, George W Bush ha incoronato (doppio sic!) Ricardo Lagos leader naturale della regione, in barba alla storia, alla geopolitica e all’economia. Ma Ricardo Lagos, insieme al colombiano Uribe, che ammazza o fa ammazzare l’85% dei sindacalisti che cadono nel mondo, è l’unico uomo del sud che continua ad essere sacerdote ortodosso della religione del neoliberismo.


Il mese scorso il terrorista e organizzatore di squadroni della morte in Salvador e Nicaragua, Posada Carriles è stato amnistiato a Panamá e adesso sverna felice a Miami, giocando a golf con Otto Reich, l’uomo che ha gestito il colpo di stato in Venezuela. Contemporaneamente Bush riceve amichevolmente l’ex presidente Carlos Andrés Pérez -una fortuna alle Barbados- che da due anni spinge all’uso della forza contro il governo democratico di Hugo Chávez.


E’ naturale che sia venuto adesso il momento del terrorismo come penultima arma contro il Venezuela bolivariano delle scuole rurali e degli ambulatori nei ranchitos. Danilo Anderson era una specie di Giovanni Falcone venezuelano. E’ morto in circostanze altrettanto drammatiche, assassinato da quelle forze golpiste legittimate allora come oggi da Bush, Aznar e dall’FMI. Tra trent’anni la grande democrazia statunitense confermerà le nostre illazioni di oggi aprendo gli archivi agli studiosi. Ogni anno succede. Nel 2003 gli archivi di Washington rivelarono che tutto quello che per trent’anni s’era scritto sull’11 settembre era vero.


Tra trent’anni leggeremo di Danilo Anderson. Avrebbe avuto 68 anni Danilo nel 2034, quando la grande democrazia statunitense probabilmente ammetterà di avere armato i suoi assassini. Oggi, il suo assassinio, così puntuale, è molto probabilmente il primo atto politico della seconda amministrazione Bush verso l’America Latina.