Friday 25 May 2012, 05:16

Gli articoli con tag: " FARC "

Le femministe sono felici, anzi felicissime

Gira voce che le donne siano infelici per colpa delle femministe, anzi che le femministe siano propriamente infelici e contagiose. La notizia parte da una ricerca d’oltreoceano e arriva fino a noi con tanto di timbro di grandi quotidiani e solite firmuncole maschiliste [in basso trovate tutti i link].

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Guerra al terrorismo o nuovo maccartismo?

maccartismo

Il 18 aprile scorso  Hernando  Calvo Ospina si trovava sul volo Air France n. 438 partito da Parigi e con destinazione Città del Messico, quando a cinque ore dall’arrivo il comandante dell’aereo informava  i passeggeri che  su disposizioni degli apparati di sicurezza del governo degli Stati Uniti non erano stati autorizzati a  sorvolare lo spazio aereo di quel paese in quanto a bordo si trovava una persona non gradita  per “motivi di sicurezza nazionale”. Praticamente un terrorista, secondo l’uso in voga del termine.

Dopo uno scalo tecnico in Martinica per il rifornimento di carburante, e soltanto dopo essere ripartiti da  Fort de France, il sig. Calvo Ospina è stato informato dai membri dell’equipaggio che il  “terrorista” sulla cui identità tutti i passeggeri del volo, egli compreso, si stavano interrogando, era  proprio lui.

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Le due narrazioni e i due mondi senza intersezioni

Traggo spunto da un editoriale uscito qualche tempo fa su “Internazionale” per qualche riflessione su un tema su cui rimugino da un bel po’. Si dà il caso, infatti, che in poche righe il direttore della rivista abbia inquadrato piuttosto bene un sentire, credo, comune a molti italiani, soprattutto in questi ultimi anni.

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Mafie, Stato, Televisione: la strategia della paura (CogitoErgoDigito 6)

monoscopio La televisione, troppo occupata ad imporre un modello di vita con le bollicine, non si accorge più della vita vera delle persone vere, inaridita dalle paure. Al telegiornale l’inviata, con tono impercettibilmente sdegnato e retorica pret a porter, dice che a Nola, neppure adesso che li hanno arrestati, la gente ammette di sapere qualcosa dei boss latitanti fino all’altroieri, i fratelli Russo.

Poi la telecamera si avventa sui volti sbiancati dei malcapitati passanti nolani che, colti di sorpresa, abbozzano un “non so” e un “queste cose non ci interessano” al microfono della cronista; il sottotesto del servizio giornalistico lascia a intendere con un’aurea di sufficienza che ci risiamo: eccola, la solita omertà dei meridionali.

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Il dialogo colpito a tradimento

Succede a Napoli e, poiché ci vivo, non faccio fatica a capire: è l’incipit di un’offensiva destinata a durare. I neofascisti di "Casa Pound" occupano un vecchio monastero per farne un sedicente "centro sociale". Grazie a Bassolino e soci, la sinistra s’è sciolta da tempo come neve al sole e, incontrastato, spira un vento fortissimo di destra. Com’è costume italico, i soliti "intellettuali" in cerca di "collocazione", fanno sponda e aprono la breccia: "è necessario dialogare", sostiene su "Repubblica" Marco Rossi Doria, seguendo il manuale del revisionismo e l’arte antica dei "gattopardi". Il personaggio è noto, ma è bene ricordare: rivoluzionario ai tempi di Potop, poi "maestro di strada" a costi esorbitanti e risultato zero, sindaco mancato alla testa di un’insalata russa riunita sotto le bandiere d’una lista civica fatalmente "trasversale", è passato dalla strada al palazzo col ministro Fioroni e ha contribuito allo smantellamento della scuola statale.

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Corte Costituzionale 9 – Berlusconi 6

L’incipit, mi venga perdonato, è una nota personale.
Non seguo il calcio.
Non mi interesso di sport.
Quando vedo una partita in televisione cambio canale in modo automatico ed immediato, molto prima che il cervello elabori l’immagine.

Dunque nel corso della mia vita spesso sono venute a mancare quelle gioie legate al gol improvviso, all’improbabile ma splendida rimonta, al trionfo in un torneo.
Sempre restando sul tema delle gioie per delega ho sperato poco che tali momenti felici si sarebbero potuti trovare nelle elezioni politiche.
Non perchè io faccia parte del grande schieramento di coloro che non hanno fiducia nella politica… ma solo perchè chi vota Sinistra Critica non manca necessariamente della lucidità sufficiente per sapere che esito avrà la sua preferenza elettorale.

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Lo scudo fiscale e la scuola del tradimento

Lo scudo fiscale è stato approvato. Una manciata di voti è stata sufficiente per far passare una delle leggi più criminose di questo governo. Ma ciò che più sbalordisce è il fatto che se l’opposizione fosse stata al completo, questa legge non passava. 270 a favore, 250 contrari. Un’occasione persa. 22 deputati del PD e 6 dell’UDC assenti, hanno fatto sì che la destra, nonostante fosse sfavorita dalle molte assenze, licenziasse una legge-truffa. Queste assenze sono centrali, decisive, per leggere il livello di militanza politica contro questo governo complice degli evasori. La prova di questa impostura ideologica ce la fornisce il comportamento assunto dal PD (il maggior partito di “opposizione”) al momento di votare la pregiudiziale di incostituzionalità (29 settembre 2009) promossa dall’IDV. Alla camera erano presenti in tutto 485 deputati, per avere la maggioranza erano sufficienti 242 voti. Votanti 482, astenuti 3, a favore dello scudo 267, contro 215. E’ sbalorditiva l’assenza di ben 51 parlamentari del PD e 8 dell’UDC che ha determinato il fallimento della pregiudiziale di incostituzionalità. Adesso sono recidivi. Non hanno scusanti. A ciò si aggiunge pure la beffa mediatica. Urlano davanti ai microfoni dei giornalisti contro questo governo, dissimulando la loro irresponsabilità verso la società civile. Un livello di opposizione inesistente nei fatti, ma mediaticamente infarcito di parole urlate. Lacrime di coccodrillo davanti alle telecamere, assenteismo alla camera. Come leggere questo fenomeno? Se messo a fianco ad altri fenomeni analoghi, scopriamo un ruolo tutt’altro che oppositivo dell’opposizione.

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Messina Viareggio… una stagione italiana di catastrofi e stragi non accidentali



http://pisainformaflash.comune.pisa.it/media/img/images/1858_Lavori%20in%20corso.jpg

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Attività per la libertà della Palestina in Argentina. Una lotta colpita dalla repressione. Intervista

Come compagni delle Brisop (Brigate per la solidarietà e per la pace) abbiamo intervistato il compagno Dario, di Buenos Aires, venuto in Italia per intervenire al campo estivo organizzato a Viareggio dall’Unione democratica arabo-palestinese.

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Diversamente Gay? Donna? Straniero? T’ammazzo a suon di botte


http://z.about.com/d/montreal/1/0/O/A/-/-/cirque_du_soleil_saltimbanco.jpg

Si può vivere Diversa(M)ente?

In una sola giornata italiana, quella dell’11 settembre 2009, “comodamente da casa” si può apprendere che è successo  a Firenze “Un ragazzo di 26 anni, nella notte tra il 9 e 10 settembre, poche ore dopo il presidio-fiaccolata unitario sui ponti fiorentini contro l’omo-transfobia, è  stato pestato a sangue da due italiani in piazza Salvemini, mentre rientrava a casa dopo una serata trascorsa in un locale gay fiorentino”

Poi è la volta nei dintorni di Pavia: ” Ennesimo episodio omofobo ai danni di una coppia gay nell’ Oltrepò Pavese: un gruppo di ragazzi ha lanciato delle uova contro la loro casa. Cosi’ Fermo Lardini, 58 anni, collaboratore scolastico, e Luca Ceppi, di 48, in pensione per motivi di salute, hanno presentato una denuncia ai carabinieri. ‘Se le angherie proseguiranno – raccontano sulla ‘Provincia Pavese’ – dovremo cambiare residenza’. Sdrammatizza il sindaco: ‘La situazione non e’ grave. Mornico Losana non è un paese omofobo.”

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Le Altre domande contro la mania di rassegnazione

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Succedeva ad agosto, mentre in molti erano al mare, ci stava anche Francesco Mastrogiovanni prima su una spiaggia poi su un letto di contenzione. L’altro non è solo un quotidiano che pure ha scritto di lui, è anche Francesco Mastrogiovanni, anarchico intollerante, un caso che solleva ancora domande, non solo quelle che ci pone ossessivamente il Sistema dei Media. Sento ancora la necessità di scriverne  anche se altro non posso fare che impegnarmi a ricapitolare e portare a conoscenza di più persone un fatto grave, molto grave, accaduto ad un maestro definito anarchico, magari “affetto da  mania di persecuzione” come si è detto, come chi ha vissuto intensamente e che viene rammentato in un Castello vero,  che si vedrebbe con piacere  far crollare, quasi  fosse di carta.

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Sebastián Piñera

ACTO DE PROCLAMACIÓN DEL CANDIDATO DE OPOSICIÓN, SEBASTIÁN PIÑERA

Eccolo Sebastían Piñera, padrone di Lan Chile, il candidato della destra cilena alla presidenza della Repubblica si presenta all’americana, trombe, pompon, coriandoli, folla in delirio e musica di guerre stellari. Mezzo Berlusconi e mezzo Pinochet è il peggio che passa il convento cileno (e pertanto può farcela).

La Chiesa, la Lega e l’IDV: la decadenza razzista e clericale della politica italiana.

Simpatico teatrino agostano della politica nostrana.

La Chiesa, dopo essersi accorta con qualche decennio di ritardo di aver sostenuto negli anni un assiduo difensore dei principi cattolici ma anche dei benefici ricavabili dalle escort e da giovani ragazzine in carriera, si è decisa, anche in questo caso con alcuni mesi di ritardo, a denunciare le politiche disumane del Governo in materie d’immigrazione.

Oggi è puntualmente giunta la replica, in pieno stile leghista, de La Padania, che denuncia, con toni che neanche il miglior Pannella avrebbe potuto usare, "Strane ingerenze ideologiche in uno stato laico", arrivando a minacciare la rottura del Concordato.

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Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. [...]

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

Brano di Italo Calvino tratto da Romanzi e racconti – volume 3°, Racconti e apologhi sparsi, i Meridiani, Arnoldo Mondadori editore. Pubblicato su la Repubblica, il 15 marzo 1980, col titolo “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti”. Lo scandalo di Tangentopoli scoppiò dodici anni dopo.
Ripubblicato in internet l´8 gennaio 2008 in: http://www.rifondazionepescara.org/modules.php?name=News&file=article&sid=2615

Lula vuole incontrare Obama per discutere sull´America Latina

Il Ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, ha informato ieri (14/08/09) durante una breve visita alla capitale peruviana Lima, che il presidente Luiz Inácio Lula da Silva desidera incontrarsi per discutere con il suo collega statunitense, Barack Obama, su temi regionali, come quello del malessere scaturito dalla presenza militare degli USA in Colombia e dalla crisi politica in Honduras.

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