Friday 25 May 2012, 05:00

Gli articoli con tag: " democrazia partecipativa "

America Latina, arriva la mano pesante delle destre

Desaparecidos, dossier falsi, servizi segreti in azione, brogli elettorali, la battaglia all’ONU, un colpo di stato imminente in Bolivia e la vita minacciata di militanti e dirigenti politici. Per la primavera latinoamericana arriva l’ora della prova contro la reazione.

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La primavera latinoamericana a più d’uno era sembrata una festa. I movimenti sociali si facevano governo in maniera così facile da far dubitare del perché non fosse successo prima. Presidenti eletti per caso, come l’argentino Nestor Kirchner, si sono rivelati capaci di aggregare consenso e cancellare impunità. Movimenti radicali -figli di atavici sacrifici- come i senza terra brasiliani, fanno prudentemente politica. Perfino un colpo di stato organizzato con tutti i sacri crismi, quello dell’11 aprile 2002 a Caracas, è stato spazzato via dalla democrazia partecipativa della rivoluzione bolivariana. A Mar del Plata, a fine 2005, movimenti popolari e nuove classi dirigenti hanno gridato, insieme ai governi, un inaudito “no” all’ALCA e a George Bush. Argentina e Brasile hanno chiuso i loro conti con l’FMI: non vogliono più consigli interessati e l’integrazione regionale disegna un continente che mette finalmente al primo posto l’inclusione sociale.

Le destre di sempre hanno incassato colpi, via via più concreti, al privilegio e all’impunità. Ma il 2006, anno elettorale fondamentale, sta dando segnali di una sistematica reazione sotto forma di una nuova guerra sporca. Non può esserci ancora un nuovo Piano Condor, ma i segnali sono molteplici, diseguali, mutevoli eppure omogenei, e da non sottovalutare … Leggi tutto

La Repubblica, Guido Rampoldi e il lupo Hugo Chávez

Oggi è possibile che il Venezuela rilevi il posto dell’Argentina nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In realtà è probabile che succeda solo nei prossimi giorni sconfiggendo la candidatura alternativa voluta dagli Stati Uniti del Guatemala. Ma il solo fatto che il Venezuela sia così audace da proporsi – in una normale rotazione- desta scandalo.

Per esempio Guido Rampoldi, in prima pagina su La Repubblica, scrive un editoriale che intitola “La sinistra latina che vorrebbe Chavez (scritto senza accento per tutto l’articolo, sic!) all’ONU”. Riferendosi al voto dell’Italia, tutto l’articolo può essere sintetizzato in un motto: “ci converrebbe appoggiare Chávez, ma per favore … Leggi tutto

Bush: “Dovunque io volga lo sguardo vedo estremisti”

“Dovunque io volga lo sguardo vedo estremisti” ha affermato George Bush nel suo discorso davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ha scelto proprio questa raggelante espressione, che la dice lunga sulle paure di chi, per continuare ad imporre la supremazia statunitense sul pianeta (come scritto dagli ideologi neoconservatori nel “Progetto per il nuovo secolo americano”) ha imposto al pianeta stesso la guerra al terrore, e si rifiuta di vedere come il dolore generi più odio.

Ma se è il reazionario fanatico iraniano Mahmoud Ahmedinejad ad andare a Nuova York a dire che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non rappresenta più nessuno, allora vuol dire che tutti quelli che fanno finta di non sentirlo sono più reazionari e fanatici di lui.

Può nel 2006 il Consiglio di Sicurezza dare il diritto di veto alla Gran Bretagna e non all’India, alla Francia e non al Brasile, ammesso e non concesso che il diritto di veto non sia comunque una zavorra intollerabile?

Hugo Chávez, per scaldare la platea, ha iniziato il suo discorso con una battuta. Ha detto che in quell’aula dopo il discorso di George Bush si sentiva odore di zolfo. I presenti hanno riso, applaudito, poi Chávez ha argomentato seriamente per tutto il tempo che aveva. Per esempio ha invitato gli statunitensi a leggere Noam Chomsky. Poi ha citato lo stesso George Bush con quel suo terrificante “dovunque io volga lo sguardo vedo estremisti” (chissà perché glissato dalla stampa internazionale) ed ha argomentato, ha denunciato, ha proposto. I giornali del nord hanno edulcorato, minimizzato, ridicolizzato: “Quel buffone di Chávez va all’ONU a dire che Bush è il diavolo”. Null’altro.

Evo Morales, il grande lottatore sociale che coniuga il rispetto per la terra proprio della cultura nativa, con la prassi di mastino sindacale in un paese, la Bolivia, dove la classe operaia ha tradizioni sindacali gloriose e rivoluzionarie, con la modernità della democrazia partecipativa, ha fatto un intero … Leggi tutto

Democrazia partecipativa Vs. democrazia liberale

Come gli amici più assidui sanno, scrivo con difficoltà di TAV (disegno rubato a Macchianera) e di ponte sullo stretto perché non sono convinto delle buone ragioni dei contrari a tutti i costi, così come non sono convinto delle ragioni dei favorevoli a oltranza (le ragioni dei quali hanno l’handicap di essere esposte da un furbetto del tunnellino come Pietro Lunardi).

Allo stesso modo sono perplesso sulla decrescita come religione che sta prendendo piede in determinate sedi. Ci sarebbe molto da dire. Qual’è la percezione della decrescita per chi non ha il gas in casa? Siamo sicuri che gli ipersviluppati non siano un’infima minoranza nel pianeta?

Credo che un dirigente ambientalista avveduto dovrebbe … Leggi tutto

Primarie, chi vince e chi perde

Le elezioni interne sono state un trionfo per l’Unione, forse il primo esperimento di democrazia partecipativa in Italia e davvero i beceri latrati del Polo sono sintomo di una crisi di nervi. Non se lo aspettavano, non ce lo aspettavamo. Milioni, forse decine di milioni di italiani neanche sapevano che esistessero le interne. Eppure almeno il 10% del corpo elettorale e quasi un quarto degli elettori di sinistra sono andati a votare. Nessuno ci ha mandato SMS -come fece Berlusconi per le regionali- eppure 4.300.000 votanti di noi hanno vanificato anche le possibili intrusioni di qualche decina di migliaia di elettori del Polo che pure ci saranno state ma sono ininfluenti sul risultato finale. Dietro la disperazione, dietro i messaggi martellanti che inducono alla non partecipazione, questo popolo ogni tanto, tangentopoli, girotondi, no alla guerra, adesso con le interne batte un colpo e dice di essere un vulcano, al di sopra del quale le cupole di partito non possono considerarsi onnipotenti. Le elezioni interne hanno cambiato tutto ed anche se i partiti continueranno a ballare sopra il vulcano, qualcosa sta cambiando. Proviamo a vedere chi vince e chi perde davvero con queste interne: … Leggi tutto