di Gennaro Carotenuto, martedì 20 luglio 2010, 08:36
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America latina, Pianeta Terra
Nove nazioni latinoamericane si sono aggiunte al Messico e costituite davanti alla giustizia federale statunitense insieme a centinaia di ONG contro la SB1070, le leggi razziali che entreranno in vigore il prossimo 28 luglio nello stato dell’Arizona e che prevedono il tracciamento di profili razziali e l’arresto arbitrario fino a sei mesi dei migranti prima dell’espulsione e che lo stesso presidente Barack Obama ha definito “una legge irresponsabile che contraddice i principi basilari della giustizia statunitense”.
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di Gennaro Carotenuto, domenica 4 luglio 2010, 11:50
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America latina, Pianeta Terra
Hanno pranzato insieme ieri a Londra. Nonostante l’assenza di dichiarazioni ufficiali l’accordo sembra fatto: Tony Blair e il suo staff avranno un ruolo (riccamente retribuito) nell’amministrazione di Juan Manuel Santos che entrerà in carica il prossimo 7 agosto.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 21 giugno 2010, 11:41
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America latina, Pianeta Terra
Juan Manuel Santos, l’uomo di Álvaro Uribe, ha stravinto come previsto le elezioni in Colombia. Controlla i media come Berlusconi, i sicari paramilitari come un narco ed è solo l’ultimo rampollo delle poche decine di famiglie che da sempre considerano la Colombia cosa loro. A votare sono andati poco più di quattro colombiani su dieci (e quindi solo tre su dieci lo hanno voluto). E’ questa una democrazia?
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 31 maggio 2010, 08:18
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America latina, Pianeta Terra
Juan Manuel Santos (destra) 46.5%, Antanas Mockus (verdi) 21.5% e un ballottaggio per il 20 giugno ampiamente segnato sono il risultato del primo turno presidenziale in Colombia. Anche se pochi analisti metteranno in prima pagina il fatto che ben più della metà dei colombiani non sia andato a votare, la verità è che in Colombia è andato in scena un altro film rispetto a quello che il paese civile e l’America latina avevano sperato e perfino tutti i sondaggi, che parlavano di pareggio, avevano previsto.
Così l’immagine dell’uomo forte, Álvaro Uribe ieri, Juan Manuel Santos oggi, vince ancora su quella dell’uomo civile. La paura vince sulla speranza, la corruzione sulla legalità, il SUV con i vetri polarizzati sulla bicicletta, l’indifferenza e l’ignoranza sull’impegno, il paramilitarismo sullo stato di diritto, la disinformazione del monoscopio informativo controllato dal berluschino Santos e dal Grupo Prisa spagnolo (quello di “El País”) sull’informazione, la destra, tutto quello che è destra, risulta meglio spendibile rispetto a tutto quello che destra non è.
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di Gennaro Carotenuto, domenica 30 maggio 2010, 21:40
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America latina
Pubblichiamo alcuni dei bei manifesti della campagna elettorale di Antanas Mockus alla presidenza della Colombia. I testi sono qui e qui.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 27 maggio 2010, 08:47
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America latina
Pareggio tecnico al 38% dicono i sondaggi per domenica, e quasi certo ballottaggio in Colombia il 20 giugno tra il Verde Antanas Mockus e la destra radicale di Juan Manuel Santos, successore e complice di Álvaro Uribe, appena nominato (sic) il miglior politico latinoamericano del decennio. Vi sono altri quattro candidati ma l’attesa è tutta per il politico non tradizionale, Mockus, che potrebbe cambiare i paradigmi politici di un paese in guerra da 62 anni.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 15 maggio 2010, 00:12
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America latina, Pianeta Terra
A Bogotà sono di nuovo comparsi striscioni e scritte che annunciano l’omicidio del padre gesuita Javier Giraldo, una delle figure importanti tra chi lotta per la pace in Colombia e tra le più vicine alla comunità di pace di San José de Apartadó.
I più probabili autori delle minacce sono gli squadroni della morte vincolati alla rampante agroindustria della palma africana che da anni espelle contadini dalle terre.
Lui però rifiuta ogni scorta da parte dello Stato che considera il principale responsabile dell’endemica violenza.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 3 maggio 2010, 10:36
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America latina, Pianeta Terra
Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 30 aprile 2010, 07:48
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America latina, Pianeta Terra
Salvatore Mancuso, capo supremo delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) e una delle figure più sinistre di narcotrafficante e paramilitare colombiano, a capo di bande di sicari ai quali si attribuiscono almeno 5.000 omicidi, stretto alleato della ‘ndrangheta calabrese e dal 2008 estradato negli Stati Uniti, dichiara davanti alla Corte Suprema che appoggiò l’elezione di Álvaro Uribe.
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di Gennaro Carotenuto, giovedì 29 aprile 2010, 07:40
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America latina, Pianeta Terra
Di fronte al selvaggio assalto da parte di paramilitari ad una carovana di movimenti sociali a San Juan Copala, ripubblico il reportage di fine gennaio da me realizzato a Oaxaca, completamente dimenticata dai media nonostante la repressione non si sia mai fermata. Oggi se ne parla solo perché sarebbe stato sequestrato (notizia poi smentita) un militante italiano e assassinato un finlandese. Fino a quando farà notizia solo il Venezuela e mai il Messico o la Colombia?
OAXACA – Tre anni dopo le grandi proteste dell’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (APPO), repressa violentemente dai sicari del governatore del PRI Ulises Ruiz, che causarono più di 20 morti, e con l’intera capitale occupata come in un assedio medievale dall’esercito federale, questo stato meridionale del Messico si approssima alle elezioni del nuovo governatore il prossimo 5 luglio. Ruiz, dopo anni di appropriazioni indebite dalle casse dello Stato, appare ancora più forte tanto a livello locale come nazionale, dove è uno dei simboli del revanscismo priista che punta a tornare a governare il Messico (dopo averlo fatto per 70 anni fino al 2000) approfittando della crisi del PAN di Felipe Calderón. Invece i movimenti social e tutta la sinistra, che continuano a subire una brutale e silenziosa repressione, hanno perso forza e sono divisi tra un’ala dura e un’altra dialogante accusata dalla prima di essersi fatta cooptare e a volte comprare dallo stesso governo. Quello che si vede visitando Oaxaca oggi è una sorta di “meno male che Ulises c’è”.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 31 marzo 2010, 08:43
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America latina, Pianeta Terra
Alla fine papà Moncayo ce l’ha fatta. Dopo 12 anni il camminatore della pace è riuscito a riportare a casa sano e salvo suo figlio Pablo Emilio, che oggi ha 31 anni ma che ne aveva appena 19 quando divenne prigioniero della guerra civile colombiana.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 27 marzo 2010, 10:57
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El sueño de la industrialización neoliberal se transformó en pesadilla. Ciudad Juárez, la de las maquiladoras y los feminicidios, frontera entre el norte y el sur del mundo, es hoy la ciudad más violenta del planeta. En los últimos dos años la guerra entre narcos, en la que está involucrado el ejército, ya causó 4.600 muertos y 100 mil refugiados.
Por Gennaro Carotenuto y Chiara Calzolaio desde Ciudad Juárez para Brecha
LLEGANDO A CIUDAD JUÁREZ desde el sur, la última hora de avión muestra con creciente angustia uno de los desiertos más áridos del mundo. No era así antes, cuentan los pocos lugareños autóctonos. Juárez tenía 30 mil habitantes en 1930, 300 mil en 1970, 1,5 millones en 2000, y perdió varias batallas por el control del agua del Río Bravo con El Paso, que desde 1848 pertenece a Texas.
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Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.
Seconda parte, la prima parte può essere letta qui.
Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez
MODERNITÀ Juárez è enorme. Lo spazio urbanizzato verso il deserto non ha limiti. Le grandi strade sono percorse da decine di pattuglie dell’esercito e della polizia federale. In mimetica vanno i militari, in nero la polizia federale, entrambi in passamontagna e armati fino ai denti. I posti di blocco asfissianti rallentano il traffico in una città dove il desiderio di normalità si scontra con la realtà. Non erano passate due ore dal mio arrivo in città quando sono stato fatto scendere dall’auto per una perquisizione corporale circondato di militari armati.
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di Gennaro Carotenuto, sabato 20 marzo 2010, 13:15
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America latina, Pianeta Terra
In Italia la polemica non ha attecchito. Troppo complicata da spiegare (o da capire?) per i prodi corrispondenti dall’America latina dei nostri grandi giornali la storia delle complicate relazioni tra ETA e FARC e le questioni connesse al diritto d’asilo. Eppure in Spagna e nell’area grancolombiana non si parla d’altro da due settimane e perfino il presidente colombiano Álvaro Uribe (sic!) ha dovuto stoppare Mariano Rajoy (il successore di José María Aznar alla guida del PP) che era andato a Bogotà praticamente per dichiarare guerra al Venezuela (pensando di poter utilizzare l’ex colonia per fare propaganda interna). Rajoy, dopo essersi visto a Palazzo Nariño con Uribe si è visto costretto ad abbassare i toni con la coda tra le gambe e si è ulteriormente coperto di vergogna nel suo appoggio incondizionato ad Uribe, sostenendo pubblicamente che in Colombia non si violano i diritti umani.
La storia è quella del giudice Eloy Velasco, un magistrato spagnolo molto di destra, che, in una sentenza che si riferiva ad un caso di collaborazione tra ETA basca e FARC colombiane, buttava lì due righe che testualmente dicevano “è chiara la collaborazione del governo venezuelano con queste due organizzazioni terroriste”. Tutto lì, senza alcuna spiegazione, documento, prova. Una goccia di veleno e null’altro buttata fuori dal calamaio, con l’aiuto del computer magico di Raúl Reyes (il dirigente delle FARC ucciso in Ecuador) ma sufficiente per far riempire paginoni a Madrid: Chávez protegge l’ETA.
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di Guido Piccoli, giovedì 18 marzo 2010, 00:54
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America latina

La notizia è di quelle bomba. Scoperti vincoli tra le Farc e l’Eta, sotto la protezione del governo Chávez. In realtà il nostro Saviano aveva già annunciato d’avere le prove della collaborazione tra Farc e Eta. Al posto di Chávez aveva sistemato la camorra campana e il legame tra i tre soggetti erano la droga e le armi.
Il giudice Velasco spara più in alto, attaccando il Venezuela. E di mezzo c’è il terrorismo, cioè il reciproco addestramento di Farc e Eta sull’uso degli esplosivi e l’aiuto che l’Eta avrebbe dato ai guerriglieri per ammazzare presidenti, ambasciatori e politici colombiani. Ci siamo presi la briga di leggere la documentazione che il giudice rende pubblica (Auto de procesamiento 75/09).
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Guido Piccoli su http://www.gennarocarotenuto.it