Thursday 09 February 2012, 04:01

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“Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”: l’incubo del Quinto potere

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Capitolo 2 – ultimo paragrafo – “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”: l’incubo del Quinto potere

Nel gennaio 2009 l’allora direttore del TG1 Gianni Riotta, oggi al Sole 24 Ore, per attaccare dalle colonne de Il Corriere della Sera il giornalismo partecipativo citò addirittura il Vangelo di San Giovanni116: “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce” (Giovanni 3,19). Riecheggiando più che altro l’Apocalisse dello stesso San Giovanni, Riotta arrivò a sostenere che chi sceglie di informarsi attraverso i blog espone a un pericolo mortale i mass media e la democrazia stessa. Per uno dei maîtres à penser del giornalismo mainstream l’opinione pubblica è tale ed esiste solo se filtrata e orientata dai mass media, dai sacerdoti del grande giornalismo, ovvero da una cerchia ristretta, di cui lui stesso fa parte, in grado di garantire gli interessi degli sponsor e della politica partitica. Non esisterebbero dunque altre forme di sviluppo di un’opinione pubblica senza la concentrazione su poche voci deputate a pensare per tutti. Per Riotta gli autori dei blog, se riusciranno (ma è questo l’obiettivo?) a cancellare i mass media, cancelleranno l’opinione pubblica critica e di conseguenza la democrazia stessa.

Riotta, che continua a credere alla veridicità della provetta all’antrace esibita da Colin Powell all’assemblea dell’ONU nel 2003 per giustificare la guerra in Iraq, nonostante già a maggio del 2004 il New York Times abbia fatto ammenda per non aver verificato quella e altre menzogne117, sostiene che “nel caleidoscopio dei siti Internet [la verità] è deformata dallo specchio astuto degli specialisti della propaganda”. Se Riotta ha sicuramente ragione sul fatto che anche in Internet siano attivi professionisti della disinformazione e della propaganda, chi come lui ha governato l’informazione politica del servizio pubblico con la citata impudica logica del panino induce a citare un altro Vangelo, quello di Luca (6,41): “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?”.

Secondo la logica tridentina di Gianni Riotta, uguale e contraria a quella di Hewitt che come vedremo di qui a poco non a caso parla del giornalismo partecipativo come di una “Riforma protestante”, solo attraverso i media mainstream e non attraverso i media partecipativi è possibile il dibattito critico, il confronto razionale, l’opinione pubblica, la democrazia. Concorda con lui a distanza Lucia Annunziata, ex-collega di Riotta a Il Manifesto e al Corriere della Sera ed ex-presidente della RAI, che il 15 gennaio 2009 nel corso di una polemica puntata di Anno Zero118, programma televisivo condotto da Michele Santoro su RAI2, affermò che “compito del giornalismo è orientare l’opinione pubblica”. Orientare, non informare.

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Dunque proprio Internet rappresenta per i papaveri del giornalismo mainstream il pericolo di una rottura del controllo da parte di un’élite selezionata dell’informazione stessa. La posizione estremista di Riotta è molto diffusa, soprattutto tra i giornalisti più compromessi col potere, ma non è del tutto egemone. Più equilibrata è quella del direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli che, pur continuando a vedere la centralità del mainstream, non demonizza il giornalismo partecipativo al quale attribuisce anzi un ruolo sinergico destinato a crescere nel prossimo futuro119. In questo contesto il giornalista tradizionale può avere molteplici approcci. Il più regressivo consiste nella negazione o demonizzazione del fenomeno. Sentendosi criticato contrattacca. De Bortoli dà prova di un atteggiamento più positivo, conversazionale, intavolando un dialogo con i lettori/autori, ai quali fin dal 1995 Alberto Berretti e Vittorio Zambardino addossavano “un’inquietante identità ibrida”120. È un dialogo che comporta una propria personale crescita professionale e una rigenerazione partecipativa dei codici del giornalismo tradizionale121. In questo contesto vari paradigmi si modificano: se la verifica delle fonti resta una pietra miliare ineludibile, l’onestà intellettuale e la capacità di mettersi in gioco sembrano caratteristiche esaltate dell’incontro/scontro tra giornalisti tradizionali e lettori/autori che riescono a stabilire relazioni collaborative.

La posizione di de Bortoli, Berretti o Zambardino è più isolata rispetto a quella di Riotta. Lo confermò, tra gli altri, il massmediologo del Corriere della Sera Aldo Grasso quando, dalle pagine de Il Foglio122, disse pubblicamente quello che nei grandi giornali molti pensano. Ovvero che Internet è un incubo (tra l’altro) perché democratizza l’informazione annullando la verticalità e le gerarchie precostituite nelle Vie Solferino. Internet è un incubo perché permette un confronto (teoricamente) alla pari tra idee. Grasso afferma:

“Per millenni la comunicazione è stata verticale: una fonte da cui discendono i fiumi del sapere. L’archetipo è la Bibbia. La Rete fa saltare le gerarchie: il grande scrittore, il grande giornale, vale come il ragazzino che dice la sua, che fa un copia-incolla da un sito all’altro”.

Quello che a molti appare un processo positivo, e che si basa su meccanismi trasparenti di riconoscimento di autorità, per Aldo Grasso, che ritiene il suo punto di vista talmente autorevole da compararlo alla Bibbia, è considerato alla stregua di una catastrofe. Come se fosse un funzionario addetto alla censura della dittatura comunista cinese o un Lord vittoriano contrario al suffragio universale, nella stessa invettiva Grasso arriva a esigere da Google la cancellazione di tutti i blog dai motori di ricerca: “I blog ormai intasano la Rete, è più il tempo che perdi a buttar via le cose inutili prodotte dai blog che il resto. È puro inquinamento”.

Grasso vuole esser certo di poter trovare anche in Rete solo l’informazione prodotta da quelli che considera suoi pari perché, in quanto alfiere della superiorità del giornalismo mainstream e del rifiuto di quest’ultimo a confrontarsi con forme che considera inferiori, pretende di far sparire dalla propria vista tutta l’informazione non omologata e non paludata. È tutta quell’informazione che non discende dall’alto verso il volgo e che non è immediatamente controllabile facendo il solito giro di telefonate.

Quello di Aldo Grasso è solo l’intervento più noto in merito in Italia ma è allo stesso tempo rappresentativo di forme di autoritarismo mediatico largamente diffuse, che potrebbero presto trovare una consacrazione legislativa. Ma Grasso conosce il medium e sa perfettamente valutarne l’importanza. In altri casi il nervosismo dei giornalisti mainstream affonda nell’ignoranza del contesto. All’inizio del 2009 l’editorialista de Il Giornale Geminello Alvi123 lanciò una sorta di anatema contro i blog facendo proprie generalizzazioni, inesattezze e luoghi comuni speculari a quelli che dice di voler condannare:

“Quegli orrori che si chiamano blog sono un nervosismo di insulti svogliati, sfoghi di invidia o meschinità di cui si è felici: luoghi precari insomma, dove la coscienza e l’essere desti sono sospesi. [...] A me invece paiono luoghi di frustrazione e sciatteria, nei quali bisognerebbe io credo vergognarsi di scrivere, e certo non inorgoglirsi di averli creati. Invece c’è tutto un culturame e persino il senso comune a elogiarli, a vedere in essi una forma superiore di informazione e democrazia. Ma quelli che valgono qualcosa sono pochi siti a pagamento nei quali si limitano o si cooptano i partecipanti. Gli altri, la maggioranza, invece amplificano solo dei luoghi comuni e non erudiscono in alcun modo. Infatti chi abbia un qualunque mestiere e lo sappia davvero lo vede subito: sui blog si parla di tutto, ma sapendo ben poco, e informando ancor meno. Il loro fine è in effetti un altro: assecondare qualche frasetta, alla quale l’insulto serve da sfogo e surroga svogliatamente pensieri assenti. E peggio ancora: si sente in questo mai firmarsi col suo vero nome di chi invia messaggi una caduta ulteriore. Sia chi sia, impiegato o signora snob, arrabbiati di destra o sinistra, studenti o professorini: tutti costoro scrivono al riparo dell’anonimato cose che mai si direbbero in faccia. Altra diseducazione. Internet diseduca anzitutto perché solo una persona ch’è già molto colta è in grado di orientarsi nella sua infinità di voci, ma allora non ne ha bisogno. [...] Insomma il blog non è da persone serie”.

Se il blog non è da persone serie sarebbe interessante interrogare Alvi, Grasso, Riotta e magari Lucia Annunziata sul perché, come abbiamo visto nel paragrafo “Un lettore nomade per una stampa in crisi”, la credibilità dei media mainstream sia caduta così in basso. È difficile sapere se Alvi o Riotta abbiano letto dell’impulso nichilista a bloggare del quale parla Geert Lovink nel suo Zero Comments124, ma è comprensibile che il giornalista vestale del proprio ruolo di mediatore unico tra notizia e pubblico veda criticamente tale allargamento della libertà d’espressione e del diritto di critica così come garantito dall’Articolo 21 della Costituzione italiana.

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Massimo Mantellini, uno dei più attenti osservatori del giornalismo online nel paese, elenca molteplici casi di nervosi riduzionismi, diffidenze aperte, analisi antipatizzanti125. La realtà è che vent’anni fa il corrispondente del Corriere della Sera dal Brasile poteva scrivere qualunque cosa senza alcun controllo da parte dei lettori. Questi, se stavano in Brasile, non potevano sapere quello che scriveva il corrispondente del Corriere della Sera in Italia. Se invece si trovavano in Italia molto probabilmente non avevano altre fonti per verificare se affermasse o meno il falso. E quand’anche avessero reperito queste fonti, avrebbero potuto condividere le loro informazioni solo con una ristretta cerchia di conoscenti o tentare l’incerto cammino della “lettera al direttore”. Oggi uno, dieci, cento controllori, lettori informati, esperti, appassionati, possono fare le pulci al corrispondente dal Brasile del Corriere e svelarne ignavie, asservimenti, amnesie e manifeste manipolazioni. Se il corrispondente del Corriere dal Brasile afferma il falso o nega informazioni il suo Quarto potere trova oggi un Quinto che lo controlla.

Rispetto al fiorire di un giornalismo alternativo nel quale non esiste alcun sistema di cooptazione possibile, nessuna redazione che ti sceglie o rifiuta i pezzi, nessun ordine professionale né esame di stato e spesso nemmeno la necessità di far quadrare i conti, la reazione naturale del giornalismo ufficiale è trincerarsi. Anna Masera de La Stampa, citata da Mantellini, bolla: “Proliferano i diari online, sono uno status symbol, ma di fatto esprimono solo un inutile e noioso trionfo dell’io”. I diari adolescenziali online sono un calcio d’angolo nel quale si rifugia chi tenta di cancellare la realtà di centinaia di siti che fanno giornalismo in un contesto di differen- te interpretazione basato su un sistema orizzontale di valutazione dell’autorevolezza che coprono palesi buchi del giornalismo e sono letti nell’insieme da milioni di lettori.

Lo dimostrò il fatto che il blog del cooperante Vittorio Arrigoni126, probabilmente l’unico cittadino italiano residente a Gaza durante l’attacco israeliano del dicembre 2008-gennaio 2009, passò, secondo le rilevazioni di Blogbabel, da oltre il centesimo al primo posto tra quelli più letti in Italia superando anche vacche sacre del mezzo come Beppe Grillo. Ai media tradizionali, che non vollero o poterono “vedere per raccontare” Gaza, il pubblico degli inclusi rispetto al divario digitale dimostrò di essere perfettamente capace di orientarsi e rintracciare in rete informazione alternativa a quella negata o travisata dai media tradizionali. A un mainstream omologato o disattento il caso Arrigoni testimoniò che la mancanza di equilibrio dell’informazione tradizionale porta una quota consistente di pubblico a cercare un immediato riequilibrio nel giornalismo partecipativo. Quest’ultimo in quel momento prese il nome del cooperante italiano Vittorio Arrigoni ma prima e dopo ha preso e prenderà quello di un altro pulviscolo della nebulosa informativa in un sistema di attribuzione di autorevolezza continuamente in costruzione.

Nel giornalismo ufficiale un redattore del Corriere della Sera è più importante di uno del Corriere Adriatico. Tale gerarchia è sostanzialmente immutabile indipendentemente da chi dei due giornalisti sia più rigoroso, scriva cose più interessanti o sia professionalmente più capace. Nel mondo del giornalismo personale chiunque può scrivere e pubblicare, senza cooptazioni. Se qualcuno capita su un sito e lo ritiene interessante comincerà a linkarlo. Quante più persone linkeranno quel sito tante più occasioni di avere lettori si svilupperanno. È difficile affermare in buona fede che blog con varie migliaia di lettori al giorno per anni possano essere solo “un inutile e noioso trionfo dell’io”. Nella peggiore delle ipotesi tale “inutile e noioso trionfo dell’io” può applicarsi alla vanità di alcuni editorialisti dei grandi giornali, spesso imposti a vita ai lettori da sponsor politici ed economici. Ai lettori di blog invece nessuno impone nulla. Se smetterai di scrivere cose utili, interessanti, credibili, le persone smetteranno di leggerti e di linkarti rapidamente. Sic transit gloria blogging.

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Forse è naturale che il giornalismo tradizionale veda come fumo negli occhi il giornalismo che fiorisce in Internet e che in questa sede definiamo “giornalismo partecipativo”. Forse è naturale che sia così visto che là fuori, nell’oceano mare di Internet, vi sono milioni di intelligenze, piene di quella curiosità per il mondo che ci circonda che dovrebbe essere alla base del mestiere giornalistico. Coscienze, soprattutto, libere di pensare con la propria testa. Sono intelligenze che spesso sperimentano per il gusto di sperimentare, che fanno ricerca pura laddove le testate commerciali non possono che fare ricerca applicata. E, come nella vita accademica, chi fa ricerca applicata spesso la svolge con risorse funzionali volte al raggiungimento di un beneficio economico a breve termine.

Sembra addirittura che la Rete, che quasi in ogni altro ambiente viene comunemente rappresentata come un mare di opportunità e di futuri sviluppi127, solo in parte già palesati nel trentennio appena trascorso, faccia porre agli editori una e una sola domanda: come può farmi risparmiare soldi? Risparmiare piuttosto che guadagnare. Risparmiare per esempio precarizzando e pagando sempre meno giornalisti sempre più flessibili e ricattabili, piuttosto che saper pensare un modello nuovo che nasca online ma che restituisca al giornalismo almeno parte della credibilità perduta. Perché questo è il punto: se la fiducia del pubblico nei media è crollata e sta crollando da ben prima di Internet, come testimoniano i dati analizzati in questo capitolo, non è colpa della maledizione tecnologica dell’invenzione della Rete ma anche del fatto che l’informazione si è piegata al modello non solo come garante di interessi economici ma anche come organizzazione del lavoro.

Con la pistola puntata dei bilanci ha ristrutturato tagliando dipendenti e facendo lavorare peggio i sopravvissuti. Ciò ha avuto contraccolpi gravi sulla qualità del prodotto giornalistico già di per sé omologato tra sempre meno fonti e sempre meno pilastro della vita democratica. Ciò ha innestato una spirale che abbiamo cercato di mostrare in tutto questo capitolo per la quale il giornalismo di minor qualità non conquista nuovo pubblico a minore scolarizzazione ma ne perde in tutte le fasce, comprese quelle che hanno sempre letto i giornali. Così, come sostengono tra gli altri Beha, Bergamini, Furio Colombo, il giornalismo rischia di divenire prescindibile. Alzi la mano chi tra i lettori forti non sta spostando sempre più le proprie abitudini di lettura dal cartaceo all’online e non viva sempre più stancamente il rituale del passare dal giornalaio la mattina.

Al momento il mondo dell’editoria e dei media tradizionali, con eccezioni nel campo dei servizi, si pensi al print on demand, nonostante sia sbarcato in Rete ormai da tre lustri (un tempo lungo o brevissimo?), è in grande misura ancora pensato per la comunicazione del XX secolo. Soprattutto per l’innovazione rappresentata da Internet spesso percepisce ancora di avere innanzitutto da perdere posizioni oligopolistiche prima di poterne guadagnare di nuove. La forza trainante dell’informazione del XX secolo allora, quella che spinge l’innovazione e il cambiamento, entrambi sia sul piano tecnologico che dei contenuti, è la diffusione di media nati e pensati in Rete e per la Rete, commerciali e non. La trasformazione di Internet stessa in una piattaforma, il cosiddetto Web 2.0, che però come vedremo nel prossimo capitolo è un’evoluzione di un imprinting già chiaro nella comunicazione digitale, le reti sociali (con la loro conversazione continua da Facebook a Twitter a Friendfeed) e il fenomeno, venuto per restare, dei media personali, spesso noti come blog ma che non sono riassumibili solo con questo termine. Liberi cittadini che hanno qualcosa da dire, che finalmente possono farlo in conflitto, competizione, sinergia con i media tradizionali. Che questi ultimi lo vogliano o no.

Gennaro Carotenuto, Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, Modena, Nuovi Mondi, 2009, pp. 351. ISBN: 9788889091715, Acquista subito al prezzo speciale di 10.20 Euro.

Blogbabel all’asta su Ebay

Il rientro autunnale del mondo dei blog italiano si apre con una notizia rumorosa. Blogbabel, il più noto, strutturato e (forse) trasparente aggregatore e classificatore di blog italiani va all’asta su Ebay partendo da un prezzo di favore, 4.999 Euro.

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“Giornalismo partecipativo – GennaroCarotenuto.it” nella Top ten dei blog italiani!

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Questa nell’immagine è la classifica odierna di BlogBabel, la più nota agenzia di misurazione della blogosfera italiana.

“Giornalismo partecipativo – Gennaro Carotenuto.it” è per la prima volta nei primi dieci blog in Italia, insieme tra gli altri a siti come quello di Luca Sofri, Beppe Grillo, Luca De Biase, Marco Travaglio e gli altri autori di Chiare Lettere, Gilioli de L’Espresso, Massimo Mantellini, Macchianera. Si calcola che siano fino a tre milioni i blog italiani e almeno 130.000 siano quelli che fanno quotidianamente informazione. Essere considerati tra i primi dieci, sia pure considerando la fallacia e la relatività delle classifiche, è motivo di soddisfazione e di responsabilità.

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Nell’ultimo mese il blog di Vittorio Arrigoni da Gaza è il più letto d’Italia

Se qualcuno sostiene che in Italia non c’è l’esigenza (e forse anche il mercato) di un’altra informazione possibile e quindi di giornalismo partecipativo, non uniformato con il mainstream, la notizia che segue lo smentisce fragorosamente.

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Il sesso di Hamas

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E’ possibile esecrare la politica dello Stato d’Israele senza per questo diventare apologeti di Hamas? Secondo chi scrive la risposta è sì ma a giudicare dalle molteplici reazioni al mio pezzo su Gaza all’inizio dei bombardamenti israeliani, la risposta che danno alcuni è un “no” che val la pena commentare. Sembra proprio che il nemico del mio nemico (ammesso e non concesso che Israele sia il nemico) debba essere mio amico e in quanto mio amico vada difeso ben oltre la logica e principi che altrove consideriamo ineludibili.

Se condanno Israele allora deve piacermi per forza chi a Israele si oppone? Dovevano piacermi i talebani? E se chi si oppone ad Israele vaneggia tuttora della distruzione dello Stato d’Israele tale dettaglio marginale va trangugiato senza riflessione? Tutto ciò vale in maniera uguale e contraria per l’altro campo, quello filoisraeliano: se penso che Israele sia nel giusto (o sfumature digradanti) nell’infliggere inenarrabili sofferenze al popolo palestinese (non vi girate dall’altra parte e non fate a scaricabarile dando tutta la colpa ad Hamas), come è conciliabile questo con la salvaguardia del diritto dei bambini palestinesi nella foto ad avere un futuro?

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Se anche Wittgenstein apre ai commenti…

A suo modo è una notizia, sia pur piccola piccola. Anche Luca Sofri (figlio di Adriano, ma professionista oramai affermato), una delle blogstar del firmamento italiano, quarto in classifica in Blogbabel, apre ai commenti. Lo fa estemporaneamente, lo fa perché ne ha bisogno (ha problemi con WordPress) ma anche lui capitola al conversazionale. Qualcosa vorrà pur dire…

E’ tornato Blogbabel!

Da oggi, dopo quasi quattro mesi, e con un importante, restyling torna online Blogbabel, il più importante misuratore di siti personali in Italia. Non ho tempo di scriverne diffusamente ma considero BB un progetto bello e utile. Ebbene sì, anche per la vituperata classifica. Noi siamo diciottesimi in Italia, una cosa per la quale non ho paura di dire di essere orgoglioso e grato a tutti voi.

Blogbabel, il Cavaliere annuncia la cordata italiana!

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Come iniziare una giornata ridendo fino alle lacrime.

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Blogbabel si è stufata

blogbabel Spiegavo pochi giorni fa ad un’amica cos’è Blogbabel. Una maniera di registrare chi parla, come ne parla, a chi fa riferimento nel mondo dei siti personali e di quello che chiamiamo Giornalismo partecipativo in Italia. Attualmente il servizio di BB è autosospeso. Spero per poco, ma condivido i motivi della protesta dei gestori del sito e solidarizzo con loro.

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Giornalismo partecipativo, ma partecipativo davvero!

Ogni tanto è utile parlare di noi. A quasi tre mesi dal cambio di piattaforma del sito è possibile fare un primissimo rapido bilancio su quest’avventura: 17° blog in Italia, 500 utenti iscritti, migliaia di lettori al giorno. Il dato, che mi riempie di felicità, è che stiamo vincendo insieme la scommessa di un sito davvero partecipativo.

Sono già oltre 400 i “dialoghi” pubblicati, ovvero i vostri contributi, a volte originali, a volte con il prezioso suggerimento di letture da altri media, a volte veicolando qui articoli scritti per altri siti e blog. Non posso ringraziare sempre tutti, ma lo faccio cumulativamente: grazie. Sono orgoglioso della qualità di tutti i contributi e ancor di più quando si possono offrire articoli come quelli pubblicati negli ultimi giorni come (ne cito due tra tanti) il reportage da Haiti inviato da Barbara Meo Evoli o il lavoro di Andrea d’Orazio dal ghetto di San Nicola Varco. Ogni articolo inserito nei dialoghi ha già una media di lettori altissima e con Dario Caregnato, il webmaster di Giornalismo partecipativo, stiamo studiando forme di ulteriore maggiore visibilità per i vostri articoli.

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I numeri 2007 di GennaroCarotenuto.it – Giornalismo partecipativo

internetGlobe-thumb E’ troppo presto per valutare i cambiamenti generati dalla nuova versione del sito, online da appena tre settimane, ma voglio esprimere un primo giudizio. Sono entuasiasta dei dialoghi, i vostri contributi, numerosi, circa 50 in venti giorni, spesso di ottimo spessore e molto letti, intorno alle cento letture di media al momento e invito a proporne di nuovi anche agli altri oltre 300 iscritti!

Penso inoltre sia utile dire qualcosa sui numeri del 2007. Oltre 150.000 visitatori diversi hanno effettuato quasi 300.000 visite e letto ben oltre mezzo milione di articoli. 8 lettori su 10 vengono dall’Italia, seguiti da Stati Uniti, Venezuela, Spagna, Germania e Svizzera (ognuno di questi paesi con più di 10 lettori al giorno) ma nel 2007 abbiamo avuto visite da 146 paesi diversi, dalle Maldive alla Cambogia, dall’Iraq alla Nuova Caledonia e compresa la Tunisia (26 visite), paese dove a lungo questo sito è stato oscurato dal regime.

Ma la vera potenza di questo sito, e mi emoziona parlarne, sono gli amici che entrano costantemente e direttamente nel sito. Sono state oltre 120.000 le visite dirette nel 2007 (ovvero di persone che avevano il link al sito in memoria e ci tornavano non per caso) e non posso dimenticare i 2.000 iscritti alla newsletter e i 250 iscritti al feed RSS.

Questi i numeri più significativi del 2007 per il sito GennaroCarotenuto.it – Giornalismo partecipativo che si colloca tra

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GennaroCarotenuto.it 31° blog in Italia secondo Blogbabel

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Nuovo record su GennaroCarotenuto.it: 6401 articoli letti in 24 ore

Ieri, 14 settembre, il sito GennaroCarotenuto.it ha registrato un nuovo record. Ben 3.908 lettori diversi hanno letto 6.401 articoli. A questi si aggiungono i circa 4.000 iscritti alla newsletter, i circa 150 lettori tramite feed RSS e tutti i lettori delle ripubblicazioni degli articoli da altri siti.

GennaroCarotenuto.it è classificato al … Leggi tutto

I numeri di gennaio su GennaroCarotenuto.it

Secondo Google Analytics, il mese di gennaio è stato un mese medio su GennaroCarotenuto.it. 9000 persone diverse (Benvenute!) sono giunte su questo sito, per un totale di 15.000 visite (due visitatori su cinque ritornano, una media altissima) per appena meno di mille articoli letti al giorno. Considerando che … Leggi tutto