di Gennaro Carotenuto, mercoledì 8 febbraio 2012, 18:55
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America latina, Diritti civili, Primo piano

Eleonora Menicucci de Oliveira, 67 anni, sociologa, pro-rettore dell’Università Federale di San Paolo, autrice di A Mulher, a Sexualidade E O Trabalho è la nuova ministra per le questioni di genere in Brasile. Militante comunista (nel POC, partito operaio comunista) e amica di Dilma dagli anni ‘60, i militari brasiliani nel 1971 la torturarono e torturarono in sua presenza la figlia Maria di un anno e 10 mesi. Da quella esperienza sostiene di aver maturato convinzioni femministe che tuttora la rafforzano nelle sue idee.
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Di fronte alla follia dell’aggressione britannica, che manda navi da guerra nell’Atlantico sud, soffiando sul fuoco, si diffonde dal Venezuela al Brasile la solidarietà all’Argentina che esige il ripristino della sua sovranità sulle isole Malvinas. Il blocco per tutte le navi battenti la bandiera fantoccio delle Falkland in tutti i porti latinoamericani è strettamente osservato e si moltiplicano le manifestazioni contro Londra e in solidarietà con Buenos Aires.
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Per il secondo anno consecutivo la presidente brasiliana Dilma Rousseff ha preferito partecipare al foro sociale mondiale di Porto Alegre e snobbare quello economico di Davos, in Svizzera, dove si riunisce il gotha del neoliberismo mondiale. Il suo predecessore Lula da Silva aveva invece sempre considerato utile andare in Svizzera.
Tanto il Brasile, atteso ad una crescita del PIL del 4.5% nel 2012, che Dilma Rousseff non hanno niente da imparare. Al contrario, qualche solone tra quelli che da anni pontificano lo sfascio neoliberale come pensiero unico globale potrebbero fare un salto a Porto Alegre. Come uditori.
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Pochi pensavano che potesse succedere, eppure anche in Guatemala la giustizia avanza per il genocidio con il quale l’esercito guatemalteco, con il supporto organico di quello statunitense, in nome dell’anticomunismo fece terra bruciata della comunità Maya, assassinando almeno 200.000 persone tra gli anni ‘60 e ‘80, il numero più alto tra tutti i sistemi repressivi latinoamericani.
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Tutto cambia velocemente. Fino ad un decennio fa la globalizzazione neoliberale sembrava un’estensione del colonialismo classico con le periferie destinate a continuare ad essere satelliti dei loro rispettivi soli. Come in questo sito stiamo raccontando da anni, spesso trattati come pazzi o estremisti, non è andata così e per l’America latina le relazioni monogamiche con gli Stati Uniti sono un ricordo del passato. Adesso tocca all’India che in poco più di un decennio calcola di moltiplicare per 25 l’intercambio.
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 9 gennaio 2012, 12:43
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America latina, Cile, Primo piano, Storia
Di fronte alle unanimi prese di posizione negative in Cile e in tutto il mondo contro la proibizione dell’uso del termine “dittatura” per il regime pinochetista (1973-1989) nei manuali scolastici, il governo di Sebastián Piñera fa macchina indietro. Secondo il ministro dell’ educazione Harald Beyer, che modifica quanto affermava fino a poche ore prima, “il governo non ha mai preteso di disconoscere il carattere non democratico del regime militare e le violazioni di diritti umani commesse”. È probabile che il governo vada ora verso la ricerca di una formula più soft consigliando e non obbligando ad usare i termini “regime” e non “dittatura” e “pronunciamento” invece di “golpe”. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, lunedì 9 gennaio 2012, 12:43
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America latina, Cile, Primo piano, Storia
Di fronte alle unanimi prese di posizione negative in Cile e in tutto il mondo contro la proibizione dell’uso del termine “dittatura” per il regime pinochetista (1973-1989) nei manuali scolastici, il governo di Sebastián Piñera fa macchina indietro. Secondo il ministro dell’ educazione Harald Beyer, che modifica quanto affermava fino a poche ore prima, “il governo non ha mai preteso di disconoscere il carattere non democratico del regime militare e le violazioni di diritti umani commesse”. È probabile che il governo vada ora verso la ricerca di una formula più soft consigliando e non obbligando ad usare i termini “regime” e non “dittatura” e “pronunciamento” invece di “golpe”. … Leggi tutto
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di Gennaro Carotenuto, domenica 8 gennaio 2012, 11:53
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America latina
Il risultato della biopsia per l’intervento chirurgico del giorno 4 gennaio, con il quale sono stati asportati alcuni noduli alla tiroide della presidente argentina Cristina Fernández sono negativi. Il tumore era di natura benigna. Di conseguenza non sarà necessaria la radioterapia ipotizzata come proseguimento della cura fino a poche ore prima.
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Nel solo 2011 circa 400.000 dei circa 14 milioni di immigrati messicani negli Stati Uniti hanno deciso di tornare a casa per le scarse o nessune opportunità di lavoro, per la durezza delle leggi sull’immigrazione o perché espulsi.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 6 gennaio 2012, 08:45
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America latina, Cile, Primo piano, Storia
Il Consiglio Nazionale dell’Educazione ha approvato ieri a Valparaiso la proposta del governo di destra presieduto da Sebastián Piñera per la quale nei libri delle scuole elementari in Cile non potrà più apparire il termine “dittatura militare” rispetto al regime di Augusto Pinochet che rovesciò l’11 settembre 1973 il governo di Salvador Allende causando 3.500 desaparecidos, 30.000 incarcerati e 400.000 esiliati.
Aspre le critiche dell’opposizione per la quale “il governo non può cancellare la realtà di assassinii, sparizioni di persone, violazioni di diritti umani, libertà conculcate, censura e corruzione” mentre dalla maggioranza l’ex ministro pinochetista Alberto Cardemil è d’accordo con l’imposizione del governo con un surreale argomento: “È una maniera di rompere il pensiero unico”. Anche dal partito post-pinochetista UDI, una delle due forze che compongono la maggioranza, si festeggia: “Finalmente si rompe lo stigma nei confronti di Pinochet”. Per decreto, nei manuali delle scuole elementari.
Il governo ultraliberale di Sebastián Piñera è ai minimi storici di popolarità dal ripristino della democrazia nel 1990 e ha appena cambiato il terzo ministro dell’Educazione, incapace di sconfiggere un enorme movimento studentesco che da otto mesi chiede di smantellare il sistema educativo pinochetista in favore di un’educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti i cileni.
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di Gennaro Carotenuto, venerdì 6 gennaio 2012, 08:45
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Il Consiglio Nazionale dell’Educazione ha approvato ieri a Valparaiso la proposta del governo di destra presieduto da Sebastián Piñera per la quale nei libri delle scuole elementari in Cile non potrà più apparire il termine “dittatura militare” rispetto al regime di Augusto Pinochet che rovesciò l’11 settembre 1973 il governo di Salvador Allende causando 3.500 desaparecidos, 30.000 incarcerati e 400.000 esiliati.
Aspre le critiche dell’opposizione per la quale “il governo non può cancellare la realtà di assassinii, sparizioni di persone, violazioni di diritti umani, libertà conculcate, censura e corruzione” mentre dalla maggioranza l’ex ministro pinochetista Alberto Cardemil è d’accordo con l’imposizione del governo con un surreale argomento: “È una maniera di rompere il pensiero unico”. Anche dal partito post-pinochetista UDI, una delle due forze che compongono la maggioranza, si festeggia: “Finalmente si rompe lo stigma nei confronti di Pinochet”. Per decreto, nei manuali delle scuole elementari.
Il governo ultraliberale di Sebastián Piñera è ai minimi storici di popolarità dal ripristino della democrazia nel 1990 e ha appena cambiato il terzo ministro dell’Educazione, incapace di sconfiggere un enorme movimento studentesco che da otto mesi chiede di smantellare il sistema educativo pinochetista in favore di un’educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti i cileni.
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Confermata in secondo grado in Ecuador la sentenza che condanna la multinazionale petrolifera Chevron (fusa con Texaco nel 2001) a pagare un’indennizzazione di 18 miliardi di dollari per aver deliberatamente sversato nei fiumi dell’Amazzonia ecuadoriana 68 miliardi di litri di materiali tossici tra il 1972 e il 1992, uno dei più grandi disastri ambientali della storia (nella foto l’attrice Daryl Hannah).
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179 anni fa, il 3 gennaio del 1833, l’impero britannico invadeva le isole Malvinas (Falklands secondo la dizione coloniale), fino a quel momento parte della Repubblica Argentina e che gli stessi britannici riconoscevano come tale. In quel momento tra Argentina e Gran Bretagna vigeva pace e non vi fu nessun preavviso o dichiarazione di guerra.
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La notizia non è recentissima ma vale la pena tornarci al momento dell’uscita del documentario “Por qué quebró McDonald´s en Bolivia” (Perché McDonald’s è fallito in Bolivia) che ne spiega i motivi e del quale è possibile vedere un trailer qui. McDonald’s ha abbandonato gli ultimi otto “ristoranti” a La Paz, Cochabamba e Santa Cruz e lasciato la Bolivia. Di fronte al completo fallimento dell’ultima multimilionaria campagna pubblicitaria che tentava di rilanciare l’immagine della nota catena di cibo spazzatura, e ai molteplici tentativi di bolivianizzare sapori e ambienti, la soluzione intrapresa della multinazionale è stata la rinuncia completa a quel mercato.
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Harald Beyer (foto) è il terzo ministro dell’educazione da quando il movimento studentesco cileno ha cominciato a scendere in piazza nello scorso aprile esigendo educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti a Santiago del Cile. La sua nomina, che segue di poche ore le dimissioni del suo predecessore Felipe Bulnes, fatte passare come dovute a questioni personali, testimonia tanto l’indurimento del conflitto che da quasi un anno tiene in scacco la società cilena, quanto l’incapacità del governo di far fronte alla forza e alla coscienza dell’enorme movimento che chiede la fine del modello pinochetista e del lucro nel sistema educativo del paese australe.
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