Friday 25 May 2012, 07:10

Gli articoli con tag: " Vicente Fox "

Oaxaca: Mexico se parece a Chile en el “tanquetazo” del 29 de junio de 1973

En el silencio de los medios de comunicación internacionales Mexico va hacia un cambio autoritario. Come el sueco Leonardo Henrichsen, el 29 junio 1973 en Santiago del Chile, tambien Brad Will, el fotógrafo de Indymedia asesinado el viernes, vió en la cara su propria muerte. Mientras tanto justamente en estas horas está desencadenándose la represión sin límites a Oaxaca, en el sur de Mexico, se acerca la … Leggi tutto

Oaxaca: il Messico somiglia sempre più al Cile pregolpe

Nel silenzio dei media internazionali il Messico va verso una svolta autoritaria. Come lo svedese Leonardo Henrichsen, il 29 giugno 1973 a Santiago del Cile, anche Brad Will, il fotografo di Indymedia assassinato venerdì, ha visto in faccia la propria morte. Mentre proprio in queste ore sta scatenandosi la repressione senza limiti ad Oaxaca, nel Sud del Messico, e si avvicina l’insediamento dell’illegittimo presidente neofalangista Felipe Calderón, le pacifiche proteste popolari non accettano di piegarsi all’abuso e le destre sono pronte a tutto per normalizzare il paese. Da Oaxaca, sempre più disperatamente, chiedono una sola cosa: informare.

L’assassinio a sangue freddo di Brad Will, il fotografo di Indymedia ucciso da un poliziotto ad Oaxaca (nella foto) marca un punto di non ritorno. Ad Oaxaca la popolazione civile, i maestri, gli studenti, stanno resistendo da cinque mesi all’insediamento dell’impresentabile Ulíses Rúiz, governatore eletto a colpi di brogli per l’eterno PRI, appoggiato dal Presidente Fox del PAN. Brad Will è solo il quindicesimo morto di una scia di sangue disseminata da paramilitari e poliziotti e sicari al soldo di Rúiz ad Oaxaca in questi mesi. Venerdì sono stati assassinate altre tre persone oltre a Brad Will: un maestro, uno studente, una madre.

Mentre la situazione ad Oaxaca precipita, l’omicidio di Brad Will non può non ricordare quello di Leonardo Henrichsen a Santiago il 29 giugno 1973. Quel giorno, passato alla storia come il “tanquetazo”, la prova generale di colpo di stato contro il presidente Allende, i militari cileni scelsero di assassinare -esattamente come con Brad Will- un reporter straniero a sangue freddo e alla luce del sole. Era … Leggi tutto

Migranti: il muro della vergogna – Ich bin Mexikaner

Bush lo ha voluto ed è legge. Il muro che divide l’America in due sarà ampliato a 1.226 km di cemento, metallo e torrette ipertecnologiche per una faraonica commessa da 9 miliardi di dollari a beneficio del complesso militare-industriale statunitense. Il confine tra Stati Uniti e Messico -violato la scorsa settimana dal Subcomandante Marcos- causerà ancora più lutti e tragedie. In appena un decennio i Vopos a guardia della frontiera statunitense hanno infatti ammazzato almeno 500 cittadini, mentre altri 4.000 sono morti di stenti. Perfino il presidente messicano uscente, Vicente Fox, definisce il muro “vergognoso”.

John F. Kennedy, in quanto presidente degli Stati Uniti d’America, e capo del “mondo libero”, andò a Berlino a dire “Ich bin berliner”, “io sono berlinese”, quando i sovietici nel 1961 costruirono il muro. Oggi, in uno scatto etico, sarebbe necessario andare a Washington a gridare “Ich bin Mexikaner”, “I am Mexican”, “yo soy Mexicano”, “io sono messicano”.

Il muro di Berlino divise il continente europeo in maniera simbolica (salvo che a Berlino dove la divisione era materiale) tra Est ed Ovest dal 1961 al 1989. I neoconservatori al potere negli Stati Uniti, nella persona di un successore di Kennedy, George W Bush, hanno preteso un muro che oggi divide fisicamente e non solo simbolicamente un intero continente, quello americano, in un senso al passo con i tempi: … Leggi tutto

América Latina, llega la mano pesada de la derecha

originale in italiano qui

Desaparecidos, falsos dossier, servicios secretos en acción, fraudes electorales, la batalla en la ONU, un golpe de estado inminente en Bolivia y la vida amenazada de militantes y dirigentes politicos. Para la primavera latinoamericana llega la hora de ponerse a la prueba contra la reacción.

La primavera latinoamericana, a más de alguno, le había parecido una fiesta. Los movimientos sociales se transformaban en gobiernos de manera tan fácil que hacía dudar de porque no hubiese sucedido antes. Presidentes elegidos por casualidad, como el argentino Nestor Kirchner, se revelaron capaces de agregar consenso y cancelar la impunidad. Movimientos radicales- hijos de ancestrales sacrificios- como los sin tierra brasileros … Leggi tutto

America Latina, arriva la mano pesante delle destre

Desaparecidos, dossier falsi, servizi segreti in azione, brogli elettorali, la battaglia all’ONU, un colpo di stato imminente in Bolivia e la vita minacciata di militanti e dirigenti politici. Per la primavera latinoamericana arriva l’ora della prova contro la reazione.

este articulo en español aquí

La primavera latinoamericana a più d’uno era sembrata una festa. I movimenti sociali si facevano governo in maniera così facile da far dubitare del perché non fosse successo prima. Presidenti eletti per caso, come l’argentino Nestor Kirchner, si sono rivelati capaci di aggregare consenso e cancellare impunità. Movimenti radicali -figli di atavici sacrifici- come i senza terra brasiliani, fanno prudentemente politica. Perfino un colpo di stato organizzato con tutti i sacri crismi, quello dell’11 aprile 2002 a Caracas, è stato spazzato via dalla democrazia partecipativa della rivoluzione bolivariana. A Mar del Plata, a fine 2005, movimenti popolari e nuove classi dirigenti hanno gridato, insieme ai governi, un inaudito “no” all’ALCA e a George Bush. Argentina e Brasile hanno chiuso i loro conti con l’FMI: non vogliono più consigli interessati e l’integrazione regionale disegna un continente che mette finalmente al primo posto l’inclusione sociale.

Le destre di sempre hanno incassato colpi, via via più concreti, al privilegio e all’impunità. Ma il 2006, anno elettorale fondamentale, sta dando segnali di una sistematica reazione sotto forma di una nuova guerra sporca. Non può esserci ancora un nuovo Piano Condor, ma i segnali sono molteplici, diseguali, mutevoli eppure omogenei, e da non sottovalutare … Leggi tutto

Colpo di stato o rinascita del Messico?

Non sappiamo ancora chi verrà proclamato vincitore delle elezioni messicane del 2 di luglio. Ma sappiamo che la macchina dello stato, la macchina dei brogli, delle manipolazioni, del clientelismo, delle pressioni e delle minacce, in appena sei anni è passata armi e bagagli dal vecchio PRI al PAN, dal partito stato, che aveva dominato per 70 anni il paese al nuovo partito liberal-colonial-conservatore del gerente della Coca-Cola, Vicente Fox.

Gli SMS mandati da… la Vergine di Guadalupe che invitava a votare … Leggi tutto

L’Italia come il Messico: cosa c’è dietro il sondaggio taroccato di Berlusconi

Silvio Berlusconi ha presentato un sondaggio taroccato che lo lancerebbe verso la riconferma. Gran parte della stampa lo ha criticato ma non sono i motivi sociopolitologici a doverci preoccupare. Il problema è che Berlusconi si è rivolto ad un’agenzia specializzata nei “regime change” (cambiamenti di regime), nei trucchi sporchi e nella manipolazione dell’opinione pubblica. Il sondaggio è solo un passaggio di una strategia occulta? Con la casa di sondaggi PSB sono al lavoro in Italia anche le altre agenzie che solitamente la accompagnano, la Freedom House, la National Endowment for Democracy, o “Democracy Watch”? Per la PSB il sondaggio è un’operazione commerciale o è parte di un progetto politico statunitense per influenzare il voto politico italiano? Ecco perché quelli che stanno dietro questo sondaggio devono preoccuparci molto.
di Gennaro Carotenuto … Leggi tutto

Con Coca-Cola è sempre festa (per pochi)

Sarà per il tricolore, ma il Messico sembra l’Italia dove si assumono 700 portaborse (provando a dargli stipendi da dirigenti) e una delle due camere rifiuta una modesta riduzione del 10% dei faraonici appannaggi.

Mentro Evo Morales in Bolivia si dimezza lo stipendio a 1.300 dollari, il presidente messicano Vicente Fox se l’è aumentato costantemente negli ultimi 5 anni arrivando adesso a … Leggi tutto

Il gerente della Coca-cola, Chávez, Kirchner e Maradona

Mettiamo le cose al loro posto, una volta per tutte. Anche perché dall’Italia se ne sa poco e se ne capisce ancora meno. La crisi diplomatica tra Messico e Venezuela non è derivata da presunte intemperanze verbali di Hugo Chávez verso Vicente Fox, presidente del Messico in nome e per conto degli interessi del governo degli Stati Uniti ed ex-gerente della Coca-Cola Messico.

È stato Vicente Fox ancora a Mar del Plata … Leggi tutto