Ieri è stata scritta l’ennesima pagina delittuosa nella storia parlamentare italiana e nella storia dell’Università mentre troppo deboli e tardive sono state le proteste della politica e della società civile, perfino degli studenti.
In “Futuro e libertà”, il nuovo partitino di Gianfranco Fini, non è prevalso il tatticismo rispetto all’avversario Silvio Berlusconi, ma il proprio conflitto d’interesse. Troppe sono infatti le commistioni con quel mondo che esigeva una spallata all’Università pubblica per favorire quelle private, le prestigiose o presunte tali, come la Cattolica, la Bocconi o la Luiss ma soprattutto le avventizie, a cominciare dal CEPU/E-campus, caro a Berlusconi, e l’Università Europea di Roma, cara al vero estensore della legge, il senatore finiano Giuseppe Valditara sulle quali giungeranno fiumi di denaro sottratti al pubblico.
“Futuro e libertà” ha scelto pertanto la stessa linea scellerata della Conferenza dei Rettori, la famigerata CRUI: una pessima legge in cambio di meno tagli di là da venire. La realtà però è sotto gli occhi di tutti, mentre la Germania taglia ovunque ma aumenta gli investimenti in Università e ricerca come unico antidoto al declino dell’Europa. La realtà per gli studenti è il taglio del 90%, qui ed ora, alle borse di studio per i “capaci e meritevoli” dei quali recita la Costituzione in maniera così stridente dal vuoto blaterale di “merito” di Mariastella Gelmini.
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di Giuseppe Aragno, venerdì 10 settembre 2010, 07:59
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Dialoghi
Dietro il fumo sollevato da Fini, che a Berlusconi una mano gliel’ha data più d’una volta in vent’anni, lo sfascio si vede chiaro. La scuola, per cominciare. C’è un mistero truccato da ministro – “il mio nome è nessuno”, diceva l’omerico Odisseo – che generosamente regala gemme di sapienza. … Leggi tutto
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di Giuseppe Aragno, lunedì 9 agosto 2010, 15:52
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Dialoghi
Non sono pugnalate, Fini, non è Bruto né Cassio e, nei panni di Cesare, Berlusconi fa cilecca persino come caricatura, ma trentatre sono i colpi contati, trentatre le astensioni, una raffica, e dopo la standing ovation dei fedelissimi e il patetico saluto romano, il piccolo re s’è ritrovato nudo. Nulla v’è al mondo che in eterno duri e ora sì, ora saremmo davvero alle comiche finali, se in fondo al tunnel non apparisse lo spettro del naufragio.
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di Raffaele Della Rosa, domenica 20 giugno 2010, 12:43
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Dialoghi
Sia la Reuters che il Telegraph informano che due grosse farmaceutiche danesi, Novo Nordisk, uno dei leader mondiali nelle insuline di nuova generazione e Leo Pharma, anticoagulanti e molto altro, hanno deciso di abbandonare il mercato greco.
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di Alessandro Vigilante, sabato 5 giugno 2010, 16:06
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Dialoghi
(Ho ricevuto un messaggio di posta elettronica da un compagno in lingua portoghese, mi é piaciuto, l´ho tradotto e adattato in italiano e lo copio qui in basso. Purtroppo non conosco l´autore del pezzo, ma le fonti non mancano) … Leggi tutto
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di Giuseppe Aragno, sabato 22 maggio 2010, 10:09
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Dialoghi
Occorre dare a Cesare, ciò che a Cesare si deve. Giorgio Israel, che non ritiene lesiva della sua dignità la collaborazione col ministro Gelmini, s’è offeso: gli hanno dato del “negazionista“. E’ accaduto anche a me e so che la parola può ferire profondamente. Mi auguro perciò con lui che “esistano ancora persone perbene capaci di tenersi alla larga da questo schifo“, ma prendo atto: abbiamo una diversa concezione dello “schifo” e non se l’abbia a male se civilmente gli ricordo che la vera saggezza insegna la prudenza e qualche volta è vero: “Chi ha colpa del suo mal pianga se stesso“. … Leggi tutto
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Chi è Antanas Mockus, il candidato verde in testa ai sondaggi per le imminenti elezioni colombiane? Riuscirà un filosofo di origine lituana, ex sindaco di Bogotà, a sbaragliare il regime uribista? Non vale troppo la pena dar retta ai sondaggi in Colombia ma a quattro settimane dal voto le inchieste demoscopiche lo affiancano o addirittura lo mettono in testa, davanti al candidato uribista Juan Manuel Santos, padrone dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani. Il 30 maggio, data del primo turno, sapremo se la Colombia è attesa dalla presidenza di quello che Guido Piccoli definisce “un Beppe Grillo creolo”.
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di Giuseppe Aragno, giovedì 22 aprile 2010, 11:17
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Storia
L’11 marzo alla Commissione Cultura della Camera, l’on. Paola Frassinetti, ex “Fronte della Gioventù” oggi PdL, ha proposto una risoluzione che intende “arginare il fatto deplorevole che alcune associazioni si recano nelle scuole per raccontare una visione dei tragici fatti delle foibe in maniera totalmente travisata“. Non contenta, l’onorevole se l’è presa con “il recente libro dello sloveno (sic) Pirjevec, edito da Einaudi, e distribuito nelle scuole di Torino“. Il libro, ha sostenuto Frassinetti, “esprime giudizi gravi sugli avvenimenti storici riferiti alle foibe, non corrispondenti alla verità; esistono, infatti, negazionisti della vicenda“. Scomunica ufficiale, quindi, “come ha anche ricordato il sindaco di Roma“, e, a onor del vero, un errore c’è stato. Pirjevec è italiano come Alemanno e Frassinetti. Sorge allora un dubbio: fingerlo “sloveno” può farlo sembrar di parte e sminuirne la serietà di studioso? Ma non finisce qui: Frassinetti ha proposto anche l’istituzione, presso il Ministero dell’Istruzione, di un albo degli enti e degli studiosi “autorizzati a recarsi nelle scuole per ricordare i fatti accaduti“. La lista degli abilitati a parlare non s’è fatta, ma s’è deciso – all’unanimità! – che siano i presidi a valutare (?) la serietà e la serenità dei conferenzieri. … Leggi tutto
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di Redazione, giovedì 25 marzo 2010, 08:15
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Media
La presentazione di Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, di Gennaro Carotenuto, si terrà oggi, giovedì 25 alle 17 presso l’aula magna dell’Università, piaggia della torre n. 2. Ne discuteranno Giovanni Gozzini, storico dell’Università di Siena e Anna Carola Freschi, sociologa dell’Università di Bergamo, introduce Paola Magnarelli.
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Il sogno dell’industrializzazione neoliberale si è trasformato in un incubo. Ciudad Juárez, frontiera tra il nord e il sud del mondo, la città delle “maquiladoras” e dei femminicidi è oggi la città più violenta del pianeta. Negli ultimi due anni la guerra tra narcos, nella quale è coinvolto come parte in causa l’esercito messicano, ha già causato 4.700 morti e 100.000 rifugiati.
Seconda parte, la prima parte può essere letta qui.
Reportage di Gennaro Carotenuto e Chiara Calzolaio da Ciudad Juárez
MODERNITÀ Juárez è enorme. Lo spazio urbanizzato verso il deserto non ha limiti. Le grandi strade sono percorse da decine di pattuglie dell’esercito e della polizia federale. In mimetica vanno i militari, in nero la polizia federale, entrambi in passamontagna e armati fino ai denti. I posti di blocco asfissianti rallentano il traffico in una città dove il desiderio di normalità si scontra con la realtà. Non erano passate due ore dal mio arrivo in città quando sono stato fatto scendere dall’auto per una perquisizione corporale circondato di militari armati.
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Uno dei passaggi più raccapriccianti del comizio di Silvio Berlusconi di sabato a Roma, oltre alla menzogna dell’Europa che senza Berlusconi avrebbe liberalizzato la pedofilia (sic) detta e ripetuta da Umberto Bossi, è stato il promettere la cura del cancro. Chi era in piazza descrive la brava gente presente a San Giovanni come un po’ imbarazzata da alcuni passaggi dello show del capo del governo. Mi piace pensare che sia vero in particolare per tale punto.
Nel promettere qualunque cosa le persone volessero sentirsi dire, dai cento milioni di alberi al dimezzamento delle tasse, pochi commentatori si sono soffermati sul passaggio della promessa di curare il cancro fatta dal “presidente oncologo” o, meglio, dal “presidente padrepio”. Peccato, perché il passaggio sul cancro avrebbe meritato i titoli dei quotidiani che invece sono stati catturati da un mero problema matematico sul numero dei presenti.
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di Giuseppe Aragno, lunedì 15 marzo 2010, 16:06
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Dialoghi
“Chiamare le cose col loro nome vero è il primo gesto rivoluzionario“, affermava Rosa Luxemburg. Non prenderemo il Palazzo d’inverno, ma non ci farà male.”Il Manifesto” del 12 annunciava una mobilitazione a base di raccolta firme e rotoli di carta igienica. Anche questo va bene se altro non c’è: rotoli e carta igienica. Tuttavia, dietro l’enfasi rituale – prosa brillante, lustrini e pailettes – c’è la sinistra all’angolo, appesa al carro di una nebulosa. La “società civile“, dicono gli ottimisti. Lo slogan è efficace, c’è la piazza in armi, un po’ di folclore che peccato non è e la fede illuministica nelle virtù della “ragione“. Senza intenti polemici, però, l’elemento di fondo ha un nome vero: si chiama scollamento e ci separa dalla realtà di un paese che annaspa, mentre sul fronte opposto un governo reazionario sa fare il suo mestiere: alzo zero e fuoco a volontà. … Leggi tutto
Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it

Siamo seri. In religioso silenzio ascoltiamo, innalzando i nostri cuori al Signore: ” Sono misure molto serie», ha detto Draghi a margine di un convegno all’Università di Roma III, facendo riferimento ai tagli fiscali varati dal governo di Atene.
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Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
di Gennaro Carotenuto, giovedì 24 dicembre 2009, 00:46
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Media, Primo piano
Intervista di Bernardo Parrella a Gennaro Carotenuto per Apogeonline
Il citizen journalism intacca il latifondo mediatico nelle democrazie occidentali e fa emergere la vivacità dei paesi all’ombra dei mainstream media. Intervista a Gennaro Carotenuto
Il giornalismo partecipativo nelle sue varie incarnazioni è una delle pratiche simbolo del nuovo modo di fare informazione nell’era delle tecnologie mobili e digitali. Un trend che acquisterà sempre più centralità nel futuro di redazioni e cittadini, in modo particolarmente marcato nel mondo non occidentale. Nella nebulosa informativa odierna, i grandi gruppi editoriali restano tali pur se scricchiolanti, ma la speranza corre via internet, dove milioni di liberi cittadini rilanciano e commentano fatti (o almeno provano a farlo) e dove libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa. Di questo abbiamo parlato con Gennaro Carotenuto, autore del recente volume Giornalismo partecipativo: Storia critica dell’informazione al tempo di Internet (Nuovi Mondi) e docente di Storia del giornalismo e dei nuovi media all’Università di Macerata.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
di Martino Mai, giovedì 17 dicembre 2009, 18:10
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Italia, Politica italiana

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