di Mario Badino, venerdì 14 agosto 2009, 08:28
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Dialoghi
Il 70% degli italiani non avrebbe problemi ad accettare un invito a villa Certosa, rivela un sondaggio di Novella 2000. Può darsi che si tratti di un segnale positivo (il 30% del Paese è ancora sano, prova a consolarsi sulla Stampa Massimo Gramellini), ma a me sembra piuttosto l’indice di una questione irrisolta, tanto semplice e vecchia da apparire noiosa.
Cioè che in base al solito conflitto di interessi, il papi-padrone del governo è anche il papi-padrone del servizio televisivo italiano (Murdoch e pochissimo altro a parte); un’arma di distrazione di massa che – appunto – distrae le masse, fino a rendere credibile il messaggio che in queste ultime settimane siamo stati spettatori di una semplice vicenda di corna (iterate, certo, magari spiacevoli, ma corna, da commedia all’italiana), cui mette fine lo stesso presidente del consiglio, riconoscendosi colpevole («Non sono un santo») per ribadire, allo stesso tempo, di non avere nulla di cui rimproverarsi.
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di Alessandro Vigilante, domenica 9 agosto 2009, 23:12
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America latina
Da parte dell’élite brasiliana, c´è una grande voglia di fare fuori Lula ed il corso politico da lui inaugurato nel 2003, quando finalmente – dopo 4 tentativi in 13 anni di “democrazia” – il Brasile si è dato un governo innegabilmente più popolare.
Nel 2010 ci saranno nuove elezioni, alle quali Lula in persona non potrà candidarsi (perché già eletto due volte di seguito), ma il blocco politico attualmente egemone – formato dal Partito dei Lavoratori (PT) e altre formazioni di centro – ha già lanciato una sua candidatura, una donna: l´attuale Ministro degli Interni, Dilma Russef (insieme al presidente nella foto).
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di Fabio Bovi, martedì 4 agosto 2009, 11:10
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Dialoghi
Con richiesta di diffusione… visto che i Media (tanto per cambiare) non ne parlano
A SARA DURA!!
Fabio
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di Alessandro Vigilante, domenica 2 agosto 2009, 17:48
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Dialoghi
La Folha de São Paulo, maggior quotidiano brasiliano, legato all´elite paulista, svolta di nuovo a destra oggi, sabato primo di agosto, andando dietro all´ipocrita e ondivago “presidente sostituto” Micheletti. Il giornale lo sbatte infatti – contento e sorridente – in prima pagina , nella sezione mondo del suo portale web (http://www1.folha.uol.com.br/), dando risalto alle sue dichiarazioni rilasciate ieri, venerdí 31 luglio, in un´intervista all´Agenzia Reuters.
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Le parole drammatiche nella notte del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya: “È in corso un colpo di stato nel paese” sono state confermate e supportate dall’ONU. Il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Manuel D’Escoto, nella notte ha condannato con parole fermissime il tentativo di colpo di stato in corso in Centroamerica: “condanniamo fermamente il colpo di stato in Honduras contro il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya” dove i poteri di fatto di sempre, le élite, l’esercito, le alte gerarchie cattoliche, le casta politica, sono disposti a tutto perché nel paese neanche si parli di Assemblea Costituente. È infatti questo l’oggetto del contendere che ha scatenato la sedizione: un referendum che domenica prossima dovrà decidere se convocare o no l’elezione di un’assemblea Costituente voluta secondo i sondaggi dall’85% della popolazione.
Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.
Su precisa richiesta dai movimenti che in Honduras stanno resistendo al golpe si invita alla particolare diffusione di questo articolo.
In questo momento (h.15.00 italiane) sta parlando Mel Zelaya: il popolo con la polizia consegnerà le schede e garantirà il regolare svolgimento del referendum di domenica. Ascoltalo in diretta.
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di Mattia Nesti, domenica 21 giugno 2009, 10:54
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Dialoghi
"Where is my vote?". In questi giorni centinaia di migliaia di cittadini iraniani sono scesi in piazza, in Iran come nel resto del mondo, per chiedere "dove sono finiti" i loro voti che, secondo il Governo di Teheran, non sono riusciti ad impedire una vittoria a valanga del Presidente in carica Ahmadinejad alle presidenziali di venerdì scorso.
A voler essere cinici, senza lasciarsi influenzare dall’onda emotiva che sta scuotendo il paese mediorientale, si potrebbe ricercare la risposta in un’intervista rilasciata pochissimi giorni fa da Ken Ballen e Patrick Doherty, sondaggisti di un’organizzazione americana finanziata dal Rockfeller Brothers Found che aveva previsto una larga vittoria di Ahmadinejad, dato, sempre secondo questo sondaggio, molto avanti in tutte le provincie del Paese.
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di Martino Mai, lunedì 8 giugno 2009, 10:30
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Tra i credenti perso il 20% in un mese. Crisi di immagine. E il premier ora teme uno choc sul G8
Francesco Verderami
ROMA — È allarme rosso nel Pdl. Altro che 25 aprile, altro che pacificazione nazionale, altro che dialogo e riforme condivise. Da domani maggioranza e opposizione contribuiranno ognuna per la propria parte a rendere ancora più alto il muro che le tiene separate. Perché ormai è chiaro quale tema terrà banco in Parlamento fino all’estate, è sulla giustizia che si sfideranno i due schieramenti. Berlusconi ha invitato il suo Guardasigilli a prepararsi per uscire allo scoperto, sapendo che Bossi si comporterà da «alleato leale», dopo aver ottenuto quanto chiedeva: la legge delega sul federalismo fiscale. E siccome al momento non ci sono le condizioni per un tavolo bipartisan dove discutere sulle modifiche alla Carta costituzionale, il Cavaliere vorrebbe sfruttare questi due mesi di lavoro parlamentare per portare a casa il nuovo testo sulle intercettazioni e la riforma del processo penale. Era questo il piano prima delle elezioni, ma il risultato delle urne lo consegna indebolito e sarà più complicato in questo modo dar battaglia.
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di Stefano Severi, lunedì 1 giugno 2009, 14:31
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Dialoghi
Un professore che effettua in classe un sondaggio sull’ora alternativa, quella che in Italia è comunemente dedicata all’insegnamento della religione cattolica.
Un Collegio Docenti che recepisce i risultati del sondaggio effettuato tra gli studenti.
Un insegnante di religione che non gradisce e scrive una lettera all’Ufficio Scolastico Regionale.
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di Redazione, mercoledì 27 maggio 2009, 15:09
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Dialoghi
Iniziamo, come avevamo preannunciato alcuni giorni fa, a tentare di chiarirci le idee sui referenda del 21 giugno. La base della discussione non può che essere quella di capire "chi farà cosa", quanto pesa ogni frazione, che conseguenze ci saranno sul quadro politico a seconda dei diversi, possibili esiti. Abbiamo cercato di fare una sintesi di tutto ciò partendo dai dati sugli ultimi sondaggi, e dalle più aggiornate previsioni sui comportamenti dei singoli partiti:
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di Redazione, giovedì 14 maggio 2009, 16:15
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Italia
Non è neanche un pesce d’aprile (gc).
Recentemente lo si è visto con l’elmetto da pompiere tra gli sfollati dell’Abruzzo o con il berretto da capotreno all’inaugurazione dell’Alta Velocità Milano Roma. E prima ancora, Silvio Berlusconi era apparso con la bandana, il cappello da cowboy, il colbacco russo.
E in futuro? Essendo tipo da grandi sorprese, bisogna solo stare ad aspettare.
Eppure c’è qualcuno che, per il 2010, la sorpresa vorrebbe farla a lui. Immaginandolo, metaforicamente, con in testa l’alloro del Nobel. Per la Pace.
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Pepe Mujica (nella foto) è in grande vantaggio per le primarie del 28 giugno prossimo e per le elezioni presidenziali del prossimo novembre.
Mujica, 75 anni, ex dirigente della guerriglia dei Tupamaros, attiva in Uruguay tra la fine degli anni ‘60 e la metà degli anni ‘70, e quindi per 13 anni ostaggio della dittatura militare fondomonetarista (1973-1985) 75 anni, è stato Ministro dell’Agricoltura e dell’Allevamento dal 2005 al 2008.
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di Mario Badino, sabato 25 aprile 2009, 09:20
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Dialoghi
Ho scritto questo testo per celebrare il 25 aprile.
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di Doriana Goracci, giovedì 16 aprile 2009, 15:02
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Dialoghi

Finalmente liberi, possiamo contare sulla loro presenza “partecipativa democratica legale”: ecco la notizia marcita da ieri in coda alle tante…“Bari, liberi 21 condannati per mafia.Trascorsi i termini di durata della custodia cautelare”
Ci tocca di striscio, come i 21 “presunti” del clan Strisciuglio, pugliese.
“Sono stati tutti scarcerati – secondo i carabinieri e fonti della difesa – i 21 presunti mafiosi e trafficanti di droga nei confronti dei quali sono trascorsi i termini di durata massima della custodia cautelare previsti a decorrere dalla lettura della sentenza di primo grado.I 21 presunti affiliati al clan Strisciuglio di Bari (13 erano agli arresti domiciliari, otto in carcere) sono tornati in libertà perché il
giudice che ha emesso il dispositivo della sentenza di primo grado il 16 gennaio 2008, Rosa Anna De Palo, non ha ancora depositato le
motivazioni.”
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di Raffaele Della Rosa, mercoledì 8 aprile 2009, 15:06
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Italia
Ho letto su La Repubblica delle rampogne delle NU all’Italia perché non attua la legislazione sull’edilizia antisismica che pur si è data, ho ascoltato sugli stessi temi un intervista del prof. Palermo, preside di Architettura a Milano, che colloquiava su RAI 3 con Corrado Augias… unendo tutto questo al mio ruminar mentale.
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di Gennaro Carotenuto, mercoledì 11 marzo 2009, 14:23
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Media, Pianeta Terra, Primo piano, Storia
Oggi è il quinto anniversario delle stragi di Madrid dell’11 marzo 2004 che causarono la morte di quasi 200 persone. Il governo di José María Aznar, in piena sinergia con i media mainstream, tentò di imporre un’insostenibile verità ufficiale. E’ un caso di scuola: usando Internet e gli SMS il popolo spagnolo insorse contro la menzogna dei media e del governo facendo informazione. Sul tema pubblico un frammento del mio saggio Giornalismo partecipativo. La storia del giornalismo e dei nuovi media come bene comune, in questo momento in corso di stampa.
Dall’11 al 14 marzo 2004 l’intera Spagna fu percorsa da un’ondata di indignazione popolare che prese forma di microinformazione partecipativa[1]. Milioni di cittadini s’indignarono per la verità di Stato sulle stragi di Madrid dell’11 marzo, che il governo di José María Aznar pretendeva di imporre attribuendole all’ETA pensando di ricavarne un vantaggio politico nelle elezioni politiche del giorno 14. La televisione, soprattutto quella nazionale, e la stampa si allinearono alla menzogna imposta dal governo[2] che cercava di mascherare le proprie responsabilità nella guerra in Iraq considerando inopportuno riconoscere la matrice islamica degli atti terroristici che avevano causato la morte di 191 persone. Quella volta in tutta la Spagna la corda si spezzò.
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