Thursday 09 February 2012, 05:11

Gli articoli con tag: " riformismo "

Nord e Sud: due scuole ma un unico dramma

Fu il miraggio di una collaborazione con le forze della sinistra “liberale” a suggerire a Turati la formula ambigua che affidò la soluzione dei problemi del Mezzogiorno a una “egemonia della parte più avanzata del Paese sulla più arretrata, non per opprimerla, anzi, per sollevarla e per emanciparla“. La scelta – una delle più infelici del riformismo di Turati – consolidò il fronte borghese e spaccò il movimento operaio a tutto vantaggio degli imprenditori. E’ una lezione da cui la sinistra non ha mai ricavato le conseguenze. … Leggi tutto

Speciale Bolivia 1: appunti per un bilancio sul governo (riformista) dei movimenti sociali

bolivia-manifestacao Il primo quadriennio di Evo Morales al governo della Bolivia ha coniugato il massimo dell’utopia al massimo del pragmatismo. A smentire tutti i paradigmi neoliberali la nazionalizzazione del settore estrattivo ha sottratto alle multinazionali la parte iniqua dei guadagni ed è servito a mettere in moto un processo di perequazione sociale finora coniugato con le esigenze di un bilancio dello stato oggi molto più brillante che all’epoca dei Chicago boys.

Tutto ciò è stato fatto cambiando (o iniziando a cambiare) lo Stato con la nuova Costituzione plurinazionale che restituisce la piena cittadinanza alla maggioranza indigena e accrescendo sempre più un consenso che assume tratti egemonici. D’altra parte, e causa qualche preoccupazione, il MAS mostra segnali di trasformarsi in un “catch all party” che supera la propria base per strizzare l’occhio a frammenti non proprio presentabili dell’opposizione.

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Arfè. La morte non spegne un pensiero fecondo

Spesso, nell’imbarbarimento di quest’anno terribile per la democrazia, mi sono tornati in mente Arfè e le nostre ultime conversazioni nel suo studio.

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Iran e Usa. Where is democracy?

"Where is my vote?". In questi giorni centinaia di migliaia di cittadini iraniani sono scesi in piazza, in Iran come nel resto del mondo, per chiedere "dove sono finiti" i loro voti che, secondo il Governo di Teheran, non sono riusciti ad impedire una vittoria a valanga del Presidente in carica Ahmadinejad alle presidenziali di venerdì scorso.
A voler essere cinici, senza lasciarsi influenzare dall’onda emotiva che sta scuotendo il paese mediorientale, si potrebbe ricercare la risposta in un’intervista rilasciata pochissimi giorni fa da Ken Ballen e Patrick Doherty, sondaggisti di un’organizzazione americana finanziata dal Rockfeller Brothers Found che aveva previsto una larga vittoria di Ahmadinejad, dato, sempre secondo questo sondaggio, molto avanti in tutte le provincie del Paese.

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L’Aquila e la vera faccia del padrone 1 Maggio in Krisis

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Il primo maggio che celebro è con il Manifesto contro il lavoro,

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un documento del 1999 del gruppo Krisis , il cui teorico fu Robert Kurz:  ” è l’intellettuale più noto di una vasta schiera di “pensatori pratici” che, in epoca di fallimenti della deriva finanziaria e virtuale del sistema economicista, oppone con forza un recupero della critica radicale del lavoro, contro le posizioni mediane e compromissorie del riformismo che ha da tempo spostato il suo fuoco sulla redistribuzione equa: una sorta di colonizzazione che capitalismo e socialdemocrazia liberale hanno tentato in questi decenni sui territori della libertà critica”.

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Obama, dura lex sed net. Se il potere legislativo passa per la rete.

« Pubblicheremo sul sito web, per cinque giorni, tutta la legislazione che non sia d’emergenza, e permetteremo al pubblico di esaminarla e di commentarla prima che il presidente la firmi ». E’ quanto si legge ormai da alcuni giorni, per la precisione dalle 12:01 del 20 gennaio 2009, nel messaggio di apertura del blog ufficiale della Casa Bianca. Si tratta della prima promessa elettorale confermata e trasformata in decisione esecutiva dal nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Hussein Obama, il quale ne ha voluto programmare l’annuncio un minuto dopo la sua entrata in funzione, quando ancora era in scena la mini-gaffe del giuramento di rito (nel dichiarare di voler fare il presidente, Obama ha dimenticato la parola « fedelmente » e l’ha reinserita alla fine, cio’ che gli ha imposto di ripetere il giuramento il giorno dopo). Non si potrebbe immaginare nulla di più simbolicamente dirompente che pubblicare una decisione del genere un minuto dopo l’investitura, nessun gesto poteva essere più esplicito per farne la propria bandiera politica. Eppure questa bandiera, avvistata da Le Monde solo la sera del 21 gennaio alle 20:25, agli occhi del lettore italiano non sventola ancora.
L’annuncio figura a conclusione del post inaugurale del sito www.whitehouse.gov, firmato dal « Direttore dei Nuovi Media » del governo, Macon Phillips e intitolato « Il cambiamento è arrivato alla CasaBianca.gov ». Questo post si apre ricordando che « Milioni di americani hanno sostenuto il viaggio del Presidente Obama fino alla Casa Bianca, molti usando internet per partecipare alla definizione del futuro del Paese » e che il nuovo sito web è solo « l’inizio degli sforzi della nuova amministrazione per estendere ed approfondire questa partecipazione online ». Macon passa quindi a definire le tre priorità della sua azione. « Comunicazione », cioè informazioni tempestive e approfondite per tenere ognuno aggiornato ed edotto sullo stato dell’economia e della nazione. « Trasparenza », cioè pubblicazione di tutti gli atti e le decisioni della presidenza « per fare di questa amministrazione la più aperta e trasparente della storia ». E infine « partecipazione » : poiché Obama ha cominciato la sua carriera impegnandosi nel sociale, sa bene cosa possono le persone mettendosi insieme, e vuole fare di cio’ una priorità del governo. Di qui la scelta di attuare immediatamente la promessa elettorale secondo cui la presidenza pubblicherà le nuove leggi prima di firmarle, per permettere a tutti di esaminarle e di commentarle.
E’ appena il caso di sottolineare la portata non solo simbolica, ma giuridico-politica, di questa decisione. Se infatti verrà attuata, si tratterà della prima volta che il titolare formale della sovranità di uno Stato democratico, cioè il popolo, verrà chiamato ad esprimersi in maniera sostanziale, sistematica e diretta, seppure a titolo puramente consultivo, nel merito del processo legislativo. In un Paese in cui la quota di popolazione connessa a internet (73%) supera di gran lunga quella che va a votare (61%), cio’ significa profilare apertamente un contropotere popolare a democrazia diretta, di fronte a un’amministrazione pubblica a democrazia rappresentativa che, come in tutto l’Occidente, è storicamente ostaggio delle aristocrazie socio-economiche organizzate nelle attività lobbing. Non per caso la campagna contro le lobbies è l’altro grande pilastro del rinnovamento (noi diremmo della « riforma della politica ») che Obama ha inteso portare a Washington. Questa campagna non è meramente mediatica e formale, ma si fonda su un preciso dato materiale: più della metà del finanziamento record che ha portato alla vittoria il nuovo presidente proviene infatti dalle piccole donazioni della gente comune, racimolate a milioni tramite internet. Il contropotere popolare che si esprime sul piano politico come potere consultivo sulle leggi in via di approvazione è dunque materialmente fondato su un contropotere finanziario, che ha fatto improvvisamente della popolazione media americana connessa in rete la più potente « lobby » del Paese.
Questi elementi permettono forse di decifrare meglio la strategia politica del giovane presidente nero. Se è vero, infatti, che Obama ha blindato la credibilità politica della sua amministrazione conferendole un profilo decisamente moderato per tutto quanto riguarda i gangli tradizionali dell’esercizio del potere (dall’economia alla politica estera), è vero anche che ha riservato uno spazio non meno decisivo alle ambizioni di riformismo radicale che erano più genuinamente sue all’inizio della campagna. Questo spazio è appunto quello tecnico-giuridico e procedurale (non a caso la sua specialità accademica). Sfruttando proprio il terreno di frontiera e ancora ex-lege delle nuove tecnologie, dove le concrezioni del potere costituito non sono ancora consolidate, Obama sta insomma promuovendo una rinnovata centralità della sovranità popolare in qualità di potere costituente. Una centralità potenzialmente dirompente, che per sua natura invera, certo, ma al tempo stesso supera, il dettato costituzionale delle democrazie rappresentative (chissà che proprio da cio’ non dipenda il lapsus, simultaneo all’apertura del blog, che l’ha obbligato poi a ripetere il giuramento).
E’ difficile dall’Europa, e più ancora dall’Italia, dove internet è dipinta ed adoperata dai grandi media come una sorta di televisione accessoriata, come la nuova frontiera dell’intrattenimento, rendersi conto esattamente di quello che è successo in America. Un aiuto ci viene dal video prodotto dalla fondazione progressista francese Terra Nova « Ils on fait Obama – Hanno fatto Obama » (disponibile su www.dailymotion.com). Secondo Terra Nova, l’innovazione decisiva della campagna non è consistita nell’uso della comunicazione via internet, bensi’ nella trasformazione di internet, da strumento di comunicazione, a strumento di organizzazione delle persone, chiamate ad operarare direttamente sul terreno. Un centinaio di addetti stipendiati ha reclutato, motivato e coordinato alcune decine di migliaia di militanti volontari, che nel giro di un anno hanno coinvolto dai 3 ai 6 milioni di elettori, spingendone una metà a sostenere anche finanziariamente il candidato outsider.
Tale dinamica appariva del resto ben chiara già prima del 4 novembre a chiunque si fosse recato sui siti di McCain e di Obama per confrontarli. Il sito di McCain era appunto una sorta di televisione interattiva, centrata sui video propagandistici del candidato che valorizza la sua persona e la sua storia rivolgendo il proprio messaggio agli spettatori-elettori. Il sito di Obama, al contrario, era una macchina per valorizzare gli spettatori-elettori, trasformandoli in attivisti-militanti: appena entravi, ti si chiedeva subito di immettere il tuo codice postale, la tua singolare collocazione geografica, cosa che permetteva al sistema di proporti una lista di contatti e di cose da fare nel tuo quartiere, come ad esempio distribuire volantini, parlare coi vicini, organizzare riunioni, telefonare a un elenco di elettori indecisi. E’ attraverso questo sistema capillare di partecipazione dal basso che Obama ha vinto le elezioni, non attraverso un illusionismo mediatico (o forse attraverso un illusionismo mediatico molto più raffinato ed ambizioso, e tutto sommato entusiasmante, di quello in vigore da noi). I due milioni di persone che il 20 gennaio affollavano le strade di Washington non erano quindi dei semplici spettatori-elettori: erano invece in massima parte attivisti-militanti, cioè, per dirla con Grillo, i consapevoli « datori di lavoro » di Obama, quelli che ne hanno promosso e finanziato in prima persona la campagna elettorale. E’ per questo che Obama dovrà tenerli presente in modo del tutto diverso di quanto non si farebbe con dei semplici spettatori-elettori. E la promessa di sottoporre al loro commento le leggi, prima di promulgarle, è appunto un sintomo eloquente di questo cambiamento.

Il Giornale. Quei quattro killer pronti a finire il Partito democratico

Chi romperà per primo il Pd? Questa domanda non nasconde né un concorso a premi né un auspicio. È la domanda politica del giorno, viste le tensioni che attraversano il partito maggiore dell’opposizione e i segnali di dissociazione che vengono da diverse parti del gruppo dirigente. I sospettati sono almeno quattro. Possono dichiarare finita la partita del Pd i rutelliani, i dalemiani, i prodiani, i cacicchi. Potrebbe accadere che lo facciano tutti e quattro assieme.

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Meritocrazia, Brunetta e lotta di classe

In una tazzina dell’Espresso(nella “propaganda padronale”, non inganni l’articolo, di emiliano Fittipaldi e Marco Lillo. Anche al link), uno dei più neri caffè che la borghesia convinta d’essere di sinistra si sorbisce una volta alla settimana, e che finché avremo la rogna del capitalismo dovremo purtroppo grattarci, scopriamo che l’ultimo nano malefico venuto fuori dalla greppia parlamentare, quand’era a Strasburgo sulle spalle anche dei lavoratori europei e non solo di quelli italiani – tanto è leggero – si presentava in aula una volta su due. Allora, al Parlamento Europeo, non c’erano evidentemente i tornelli. E anche ci fossero stati, a nulla sarebbero valsi con uno che ci passa sotto! … Leggi tutto

Circo Massimo: aspettando il partito…

CircoMassimo Chi può negare che al Circo Massimo ci fosse la parte migliore di questo paese, adeguatamente rappresentata dalla frase di Vittorio Foa che campeggiava sul palco?

«Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente» è il minimo comune denominatore di quello che si considera sinistra. Solo il minimo comune denominatore purtroppo, e vent’anni fa quella frase sarebbe stata banale, mentre oggi ci appare altissima. Di questi tempi di fango qualunque cosa di elevato è meglio di niente.

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Documento: il discorso di Walter Veltroni del 25 ottobre 2008 al Circo Massimo

Quella di oggi, diciamocelo con orgoglio, è la prima grande manifestazione di massa del riformismo italiano, finalmente unito. E lo è perché il Partito Democratico è il più grande partito riformista che la storia d’Italia abbia mai conosciuto.

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L’Italia di Berlusconi

L’Italia dei valori vaticani e confindustriali, messa in onda più volte al giorno dai velinari del circo mediatico, i direttori di telegiornali, ispirati alla lezione dell’Istituto Luce, i cabarettisti e i saltimbanchi che fanno i “maître à penser” nel salotto dell’inossidabile Vespa, tutti sono pronti a giurarlo: nell’età di Berlusconi in Parlamento ormai ci sono solo liberali e riformisti. L’opposizione fantasma di Casini, l’ombra di opposizione di Veltroni, i superstiti della diaspora socialista, i secessionisti travestiti da federalisti, i democristiani riciclati, i fascisti rinsaviti e i comunisti pentiti: tutti liberali e riformisti. … Leggi tutto

Verona: se per Veltroni l’omicidio di un ragazzo è grave quanto una bandiera bruciacchiata

da CamminareDomandando

 

Le dichiarazioni di Fini sull’omicidio squadrista di Verona hanno sollevato un polverone di polemiche. Per il neopresidente della Camera un omicidio (con l’aggravante “politica” di essere stato commesso da neonazisti) è meno grave di una bandiera bruciacchiata e di alcune (criticabilissime) contestazioni allo stato israeliano in occasione della Fiera del Libro. Non mi stupisce. Malgrado Fiuggi, malgrado Gerusalemme (buon) sangue non mente.
Piuttosto sono preoccupato. Il pensiero corre a 7 anni fa. Alle dichiarazioni di Fini sul G8 e alla sua inquietante presenza in una caserma genovese…

Quello che invece mi ha stupito ed indignato non meno delle dichiarazioni di Fini, sono state le parole di replica di Veltroni. Probabilmente perché provengono da “sinistra” e da chi non crederesti capace – al di là di ogni possibile distinguo – di certe cadute di stile. Il leader del Pd ha infatti dichiarato: «Io sono per non stabilire mai priorità su questi temi. nel primo caso c’è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio; il secondo episodio è altrettanto grave e stabilire delle priorità è assolutamente sbagliato». … Leggi tutto

E ora dicono che è colpa nostra!

E ora dicono che è colpa nostra!

Femminismo a Sud

Ieri si è discusso fino allo sfinimento. La rabbia ci ha preso dai capelli in giù (e viceversa). Ogni commento ascoltato puntava il dito contro gli “elettori”. La irresponsabilità degli elettori, la incapacità degli elettori, e vivamarx (si potrà ancora dire?) che si sono accorti degli elettori.

Cioè: gli elettori sono quella parte che c’e’ ma non si vede, che da’ lavoro a tanti per ventimila euri al mese, che manda delle persone a fare i parlamentari e rappresentarli nelle questioni di cui è necessario che loro si occupino. Per un bel po’ di anni la sinistra ha solo minacciato il ritorno di berlusconi. Era il primo punto nel programma elettorale “vota noi altrimenti berlusconi vince”. Poi il centro sinistra, disgraziatamente, andò al governo e mentre governava si vedeva tutta la sua inconsistenza e la sua incapacità di rappresentare persino se stessi.

Della deriva fascista, quella che trascina a destra il paese, con la complicità e l’ampio sdoganamento da parte della sinistra di tutte le parole d’ordine che sono più credibili se vengono dalla bocca di fascisti di professione (della serie: la cultura fascista si fa in tanti, si promuove, si sollecita: non viene da sola), ci eravamo accorti tutti.

Se ne erano accorte le donne che in 150.000 il 24 novembre hanno detto di no all’uso dei loro corpi per legittimare la deportazione, la persecuzione e la caccia allo straniero, per le soluzioni securitarie e giustizialiste. Lo abbiamo detto in tutti i modi e in altrettante maniere abbiamo detto che la minaccia del “se non mi voti torna berlusconi” non funziona proprio più.

In tant* si sono chiesti: perchè, che differenza c’e'? Forse che il centro sinistra ha messo in discussione la legge trenta? O tutti i provvedimenti che rendono precario il lavoro per tanti di noi? Forse che hanno trattato meglio gli immigrati? Forse che si sono distinti per non aver inseguito pregiudizi e xenofobie e per non aver fatto pacchetti sicurezza? Forse che hanno fatto delle scelte più laiche? Hanno per caso approvato una legge sulle unioni di fatto? Hanno approvato un solo emendamento a tutela delle persone discriminate o maltrattate per omofobia? Hanno mai messo seriamente in discussione tutte quelle teorie che parlavano dei gay come fossero malati? Hanno tirato fuori una formula per tutelare la libertà di scelta delle donne? Hanno risposto con autorevolezza alle ingerenze vaticane? Hanno saputo rappresentare i tanti lavoratori e le tante lavoratrici licenziate, precarie, cassintegrate? Hanno forse saputo assumersi le loro responsabilità quando c’era da fare questa scelta?

Hanno per caso mandato a casa De Gennaro dopo il rinvio a giudizio o messo luce sulle brutte faccende del g8 di genova del 2001? Hanno fatto cessare la persecuzione politica che imperversa in questo paese e che sotto la scure della repressione più bieca sta cancellando, piegando, massacrando ogni forma di dissenso, ogni traccia di pensiero critico? Hanno difeso la memoria della resistenza? Hanno forse fatto una legge sul conflitto di interessi? Hanno rinunciato a qualche privilegio di poltrona? Hanno mezzo fine alla partecipazione dell’esercito italiano nelle guerre folli di bush?

Si sono opposti con fermezza alla mistificazione del nucleare, agli inceneritori, ad ogni fonte di inquinamento ambientale? Hanno bloccato la liberalizzazione selvaggia e l’aumento dei prezzi sulle bollette e sulla spesa? Hanno messo un freno alla selvaggia speculazione edilizia? Si sono opposti alla costruzione delle Tav, dell’alta velocità, della base Nato di Vicenza? Hanno spiegato mai alle banche che devono smetterla di fare le usuraie con i cittadini e le cittadine? Hanno mai fatto qualcos’altro a parte che stare supini a fare i primi della classe con il governo europeo e stare proni con l’america e il vaticano? Hanno combattuto contro la foga giustizialista e la voglia di linciaggio di una certa italia?

Insomma: che cazzo hanno fatto quelli di centro sinistra per meritarsi un voto? Nulla. Quindi dove sta la differenza? Tra uno di destra che finge di essere di sinistra, uno di sinistra che finge di essere di destra e uno di destra che è di destra la gente alla fine sceglie l’originale. Si sa che le imitazioni non reggono il confronto.

E la sinistra che è sparita dal parlamento, quella a cui sono state sottratte tutte le poltrone, tutti gli incarichi, tutti gli stipendi, questi disoccupati della politica, insomma, cosa ha fatto per noi mentre stava al governo?

Vediamo: ha votato sempre compatta la fiducia molte volte, ha votato il rifinanziamento della missione in afghanistan, ha votato un paio di finanziarie che fanno pena, ha votato tutto e non ha ottenuto nulla in cambio. Come dire: si è prostituita gratis. 

Eppure mille volte è stato detto che bisognava che riprendessero contatto con la realtà, perchè l’elettorato di sinistra non è strutturato. La gente che vota in quella direzione per la maggior parte vota perchè ci crede e se non ci crede più è chiaro che non vota.

Come hanno potuto pensare i dirigenti e tutta la burocrazia stanca della sinistra arcobaleno che gli elettori fossero palline da sommare per garantirgli ingresso in parlamento? E devono pur aver sentito in fase di campagna elettorale gli umori della gente e quindi sapevano che dopo aver detto tante volte agli elettori e alle elettrici che quello che facevano al governo non era affar loro forse qualche reazione potevano aspettarsela.

Perchè sapete, è proprio così. Mille volte è stato detto che era meglio se si opponevano, se puntavano i piedi, se facevano cadere il governo piuttosto che essere complici di un padrone moderato e reazionario che aveva già in mente di cancellarli dalla faccia della terra. Loro rispondevano che era necessario. Che quel governo era meglio che berlusconi. Così il fantasma di quello che diventerà ancora il presidente del consiglio italiano tornava non soltanto in fase di campagna elettorale ma anche per tenere buoni, per tentare di anestetizzare gli elettori in ogni rivendicazione, in ogni richiesta, in ogni appello che ricordava ai parlamentari che in fondo se erano lì era perchè qualcuno ce li aveva mandati.

La sinistra ha deciso di somigliare troppo al centro e dunque la gente ha scelto il centro che si candidava a governare. Funziona sempre così, allo stesso modo. Le imitazioni non funzionano e l’elettorato moderato, quello che vota i dirigenti di confindustria, vota chi gli da garanzie e non chi tenta di apparire “rassicurante” parlando di concetti come “stabilità” e “riformismo”.

Se gli operai hanno votato la Lega ci sarà pure da indagare a fondo questa cosa. Ci sono elettori ed elettrici che invece – a buon diritto – hanno deciso di astenersi, di non votare o ritengono non utile alla battaglia politica il voto o hanno votato una delle altre formazioni che a sinistra si sono presentate alle elezioni.

Perchè mai la “colpa” della sconfitta della sinistra sarebbe degli elettori, degli astensionisti, di quelli che hanno votato altrove e non delle decisioni di chi ha diretto quella sinistra? Come si fa a dire per ore nei dibattiti televisivi che la sconfitta è dovuta solo a veltroni senza fare un minimo di autocritica? Come si fa a rilanciare un progetto di sinistra credibile a partire dalle stesse facce e dagli stessi dirigenti e burocrati di partito? Come si fa a non capire che per indagare le ragioni della sconfitta bisogna perdere in arroganza, in presunzione e bisogna tornare a fare politica, quella seria, che rappresenta le persone. Come si fa a fare una campagna elettorale disgiunta in cui ci si presenta separati a livello nazionale e insieme a veltroni per dare supporto alla candidatura di rutelli a roma o per quella della finocchiaro in sicilia?

La sinistra arcobaleno deve un po’ smettere di progettare “risposte politiche” inesistenti basate sul concetto che “piccoli dirigenti di partito crescono”. Deve smetterla di fare apparizioni nelle manifestazioni organizzate dal basso per tentare di raccogliere consensi, deve smettere di fare finta di occuparsi di processi politici che non induce più. La colpa della sconfitta della sinistra sta in quella sinistra mentre tentava di spostarsi, anch’essa, a destra. Quella sinistra lì non piace. Piuttosto non si vota. Piuttosto si strappa la scheda elettorale. Piuttosto si fa altro e ci si prepara a fare politica, quella vera per le strade, perchè l’italia da ora in poi sarà il regno delle ronde leghiste autorizzate e dei mafiosi assolti per depenalizzazione dei reati.

Il programma di governo dei prossimi anni sarà così sintetizzabile:

- si farà la revisione dei libri di storia con cancellazione immediata della parte relativa la resistenza;

- si farà la revisione della 194; se non si toccherà la 194 comunque si provvederà a svuotarla di contenuto con decisioni e provvedimenti che saranno copiati da quelli già stabiliti nella lombardia di formigoni: sarà ordinata la sepoltura dei feti abortiti; saranno riempiti i consultori (quelli che ancora esistono) di gente del movimento per la vita; sarà reso impossibile l’aborto terapeutico; sarà negata la possibilità di vendita della RU486; sarà invece autorizzata la obiezione di coscienza di medici e farmacisti sulla prescizione e la vendita della pillola del giorno dopo e di altri contraccettivi; sarà promossa una politica per la famiglia che richiede più figli di razza italiana;

- si ricorrerà ad un nuovo imbavagliamento delle fonti di informazione e di quelle indipendenti in particolare; i diritti digitali saranno definitivamente prevaricati in nome della sicurezza;

- si faranno altre leggi speciali che massacreranno la opposizione antagonista;

- si faranno leggi di stampo fascista che promuoveranno i valori della famigghia;

- si provvederà alla immediata espulsione degli immigrati; si costruiranno altri cpt e saranno riconosciute per legge le ronde leghiste che diventeranno un corpo a se’ specializzato nel pestaggio dei rumeni e dei negri;

- faranno una legge contro la violenza alle donne che baserà tutto sulla castrazione chimica e il braccialetto con microchip antistupro che piace tanto alla lega; in più prevederanno un aggravio di pena se una donna italiana viene stuprata da uno straniero;

- il prossimo ministro alle pari opportunità sarà la carfagna che dall’alto della sua mirabile bonosità rappresenterà il mito della femmina accettabile per i fascisti: strafiga, valletta come piace a berlusconi, con una “immagine” e un look targato mediaset, italiana, di razza ariana, cattolica, contro l’aborto, perfetta anche per partecipare ai convegni di forza nuova; 

- faranno una legge sulla editoria (prendendo a prestito quella già presentata dal centro sinistra) che cancellerà i blog liberi e metterà a tacere le opinioni critiche;

- continueranno a convertire le centrali enel in nucleare (con i nostri soldi) e poi riempiranno l’italia di scorie radioattive e di altra monnezza che non si vede ma si sente, eccome se si sente; 

- realizzeranno il regno della padania

- faranno qualche legge che impedirà ai laici/antifascisti di parlare; di esistere. 

Faranno tante altre cose che sicuramente prevedete anche voi. Chissà: magari un nuovo venti per mille in favore della chiesa. Un nuovo concordato. Diverremo una delle tante stelle degli stati uniti. La sicilia continuerà a coltivare la propria “voglia di mafia” e ad eleggere tanti bei cuffaro per ogni stagione.

Avremo un presidente del consiglio che prometterà aumenti di pensione, elemosine ai disoccupati, contributi sulle case e nel frattempo ci toglierà centimetro per centimetro la nostra storia e la nostra libertà. Mussolini ha cominciato proprio così. Noi lo avevamo già detto. Ora possiamo non parlare più al passato: Mussolini è già qui.

Ci resta da tornare a fare i partigiani, sulle montagne, e organizzare una resistenza che non c’entra con le poltrone dei pecorari scani, dei di liberti e dei bertinotti. Una resistenza vera, che sia politica e anche culturale. Al lavoro compagn@, perchè c’e’ tanto da fare.

Ps: Ferrara è stato sonoramente trombato. Dirà ancora che gli faranno fare il ministro della sanità?

E se facessero Marco Travaglio ministro della Giustizia?

”Mandiamo più rompic… possibile nel prossimo Parlamento”

di Stefano Corradino – Articolo 21

Due scenari possibili. Vince Berlusconi. E’ un replay della sua ultima legislatura? Altro scenario: vince Veltroni. Cosa cambia? Nella giustizia, nell’informazione. Sul conflitto di interessi, sulle leggi ad personam… Nulla di fatto come in passato? E un po’ di fantapolitica. Si propone il nome di Marco Travaglio a ministro della Giustizia: cosa faresti nei tuoi primi 100 giorni? “Premesso che non lo farebbero e io non lo accetterei mai… Comunque, stando al gioco… la prima cosa da fare è un testo unico di due righe che dica: con decorrenza da oggi sono abrogate: la Legge sul falso in bilancio, la Legge Mastella sull’ordinamento giudiziario, la Cirami, la Gasparri, la Legge Frattini sul conflitto di interessi…” In una lunga intervista Travaglio ci introduce al suo ultimo libro, scritto con Peter Gomez. Un godibile un vademecum per le imminenti elezioni.

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Rossana Rossanda – Acque torbide – Da “Il Manifesto”

Vorrei pubblicare l’editoriale di Rossana Rossanda apparso su “Il Manifesto” del 3 marzo.
Credo sia utile, al di là lo si condivida o meno, per continuare a ragionare su queste che saranno, comunque, dolorosissime elezioni. Almeno per chi si riconosce a sinistra (e non trova una “sinistra” o, con molta fantasia, riesce ad immaginarsela). Anche e soprattutto per chi aspirerebbe ad una (ri)costruzione di una sinistra sociale. Che come ogni sinistra parta dal basso e sia in grado (e abbia voglia) di “sporcarsi le mani”, con i temi “più sporchi” del sociale. Che difenda quel che, nel sociale, si è conquistato (anche a duro prezzo) e che rischia, pezzo per pezzo, di essere smantellato.

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