giovedì 02 settembre 2010, 19:02

Gli articoli con tag: " Página12 "

Basi militari e Rock & roll

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“Prima la scusa per mettere basi militari in America latina era il comunismo… adesso è la droga”

“Tra 20 anni sarà il sesso o il rock & roll”

Paz&Rudy, Página12, 11 agosto 2009

Darwin e il preservativo

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“Una notizia buona e una cattiva… è stato trovato un fossile che potrebbe confermare la teoria di Darwin”.

“Oh no… E la buona notizia?”

“Come ogni fossile che si rispetti è contrario all’uso del preservativo”.

Paz&Rudy, Página12

Organizzazione Mondiale della Sanità

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OMS

“Un laboratorio ci offre di venderci cinque miliardi di dosi di vaccino contro la febbre suina”.

“E funziona?”

“Dicono di sì… che provoca dei guadagni enormi”.

Paz&Rudy, Página12, Buenos Aires

Página12: Obama, Cuba e i diritti umani

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Mr. President… è preoccupante il tema dei diritti umani a Cuba.

E’ vero, dovremmo chiudere del tutto Guantanamo.

Paz&Rudy, Página12, Buenos Aires

Gli Stati Uniti come il Vaticano

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“Gli Stati Uniti sono come il Vaticano, riconoscono le loro colpe ma molto tempo dopo”
”Ammettiamo che Carlos Menem riceveva tangenti”
“Ma veramente? e che altro?”
”L’invasione dell’Iraq fu per il petrolio”
”Nooooo! E che altro?”

Paz&Rudi – Página12

Il Fondo Monetario Internazionale e la crisi

na01di01

“Se gli Stati Uniti, l’Europa e il Giappone entrano in crisi l’FMI interverrà”

“E come?”

“Non sappiamo ancora se interverremo a favore dei paesi o della crisi”.

Paz&Rudy – Página12

Imprenditori

Gli imprenditori agiscono di riflesso… Quando c’è recessione, cacciano lavoratori e abbassano gli stipendi.

E quando tutto va bene?

Assumono gente e abbassano gli stipendi.

Paz&Rudy, Página12

Batista

Diego, come lo vedi a Batista?

Non so, mi sembra bravo, ma Fidel mi ha sempre parlato male di Batista.

Paz&Rudy, Página12

Capitalismo selvaggio

paz

Capitalismo selvaggio

“Lo Stato non deve intervenire”

Capitalismo salvataggio

“Dov’è lo Stato quando uno ne ha bisogno?

 

Daniel Paz, Página12

Fame e G8

na01di01 

“I partecipanti al G8 sono molto preoccupati per la fame”
“Davvero?”
“Sì, ancora non si sono accordati con nessuna ditta di catering”.

Paz&Rudy, Página12, Buenos Aires, 8 luglio 2008

Mamma mia! L’America latina ci guarda storto per Berlusconi

12_13_13 Come i principali giornali latinoamericani hanno giudicato il trionfo di Silvio Berlusconi in Italia. Nei paesi a forte immigrazione italiana la notizia è in prima pagina, ma è quasi ignorata altrove.

Página12, il quotidiano di Buenos Aires titola a tutta pagina con un enorme MAMMA MIA. Per un’Argentina dove centinaia di migliaia di cittadini hanno il passaporto e votano anche per le politiche italiane, pagine e pagine di commenti, molti dei quali di intellettuali italo argentini: “Berlusconi nelle mani della destra più odiosa” scrive Mercedes López San Miguel.

E la preoccupazione per un’Italia vittima dei propri istinti peggiori si riflette nell’editoriale di Oscar Guisoni, “Bipartitismo e xenofobia”.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Plaza de Mayo con Cristina

plazademayocristina

Plaza de Mayo gremita oggi in appoggio al governo di Cristina Fernández contro la serrata dei latifondisti: “smettete di offendere il popolo”. Leggi di più qui e in spagnolo su Página12.

Horacio Verbitsky sul ruolo del Comando Sur degli Usa nella crisi Colombia-America Latina

Stralcio dell’articolo di Horacio Verbitsky su Página12 del 9 marzo 2008.

Il Comando Sur nella crisi regionale. It’s the economy. È il mercato.

Nonostante l’esplicito appoggio politico di George W. Bush, la solitudine politica del presidente colombiano Álvaro Uribe al vertice del Gruppo di Río è stata così schiacciante che dopo essersi difeso come una belva in gabbia ha dovuto concedere quasi tutto ciò a cui aveva resistito durante il teso dibattito. Uribe ha firmato un testo che ratifica l’inviolabilità della sovranità territoriale e promette di non ripetere l’attacco, qualche minuto dopo aver affermato che la sicurezza delle persone è più importante del territorio e che così ritiene il suo popolo. Perciò, al di là della celebrazione per la raggiunta riappacificazione, non ci sarà da confidare troppo nel suo pieno compimento.

Uribe ha pure avuto problemi nel suo paese a causa del legame del suo settore politico con i paramilitari ed il narcotraffico. Ottanta parlamentari sono stati processati per quella che in Colombia si chiama parapolitica. Uno degli indagati è suo cugino, l’ormai ex senatore Mario Uribe. Il presidente della Corte Suprema di Giustizia, César Julio Valencia, ha detto che Uribe ha fatto intercessioni per il suo parente in maniera rude. Il presidente ha negato, benché abbia ammesso di aver fatto reclamo per un tentativo di un suo coinvolgimento nel caso. Il 24 gennaio querelò per calunnia e ingiuria Valencia. Gli altri membri del tribunale hanno affermato che Valencia non aveva agito a titolo personale ma istituzionale, in difesa dell’autonomia dei giudici.

Specialisti argentini sospettano che l’incursione nel territorio ecuadoriano sia stata opera diretta dei militari statunitensi, che hanno usato bombe intelligenti. “La Colombia non ha questa capacità operativa”, considera il maggior esperto argentino sul conflitto regionale. Settori del governo ritengono che l’operazione sia stata fatta conoscere a Uribe quando tutto era già pronto per realizzarla. Ritengono che proprio per questo egli abbia detto di assumersi tutta la responsabilità, frase inusuale per una decisione autonoma. In ogni caso, Uribe non ha altra scappatoia politica della strada militare.

In uno degli interminabili scambi verbali dell’ultima settimana, Correa ha detto che con la morte di Raúl Reyes, Uribe aveva il trofeo di cui aveva bisogno per appianare l’ostacolo costituzionale ad un terzo mandato. In questo senso sta meglio di Chávez, battuto nel referendum costituzionale dello scorso anno. Il venezuelano però non ha giocato alla guerra. Il cambio di atteggiamento di Uribe è cominciato dopo la riunione a due con Cristina Fernández de Kirchner la mattina di giovedì. L’informazione che il governo ecuadoriano ha inoltrato a quello argentino indica che gli aerei provenienti dalla Colombia hanno effettuato una incursione profonda e a grande altezza nel territorio ecuadoriano e nel percorso di rientro hanno scaricato i loro missili. Durante la riunione del Consiglio Permanente della OEA (Organizzazione Stati Americani) perfino il rappresentante di Washington ha ammesso che le forze colombiane hanno violato il territorio ecuadoriano e ha firmato la dichiarazione che lo considera inammissibile, con qualsiasi motivo ed anche in forma occasionale.

Gli Stati Uniti possono appoggiare, dirigere o perfino realizzare un’operazione come Sucumbios e al tempo stesso firmare una dichiarazione a sostegno della sovranità e del non-intervento a causa della struttura bifronte con cui si occupano della regione. Nel suo libro “The Mission. Waging War and Keeping Peace with America’s Military” (La Missione. Scatenare la guerra e mantenere la pace con l’Esercito Americano”) la giornalista del quotidiano The Washington Post Dana Priest descrive la sostituzione della cancelleria nella formulazione ed esecuzione della politica estera statunitense. Con più di un migliaio di persone, il Comando Sur supera la quantità di specialisti in America Latina delle Segreterie di Stato, di Difesa, Agricoltura Commercio e Tesoro messe insieme. Un Segretario di Stato, che in genere dura quattro anni in carica, visita circa tre volte la regione, mentre in due anni del suo mandato un capo del Comando Sur la visita più di ottanta volte, paese per paese. Nei prossimi giorni l’attuale capo, l’ammiraglio Jim Stavridis, che studia un’ora al giorno lo spagnolo per cercare di capire qualcosa della regione che crede di governare, presenterà alla Commissione delle Forze Armate del Congresso la dichiarazione annuale richiesta per ottenere il suo budget. Queste “Statement Postures” hanno luogo tutti i mesi di marzo e costituiscono una opportunità per dare indicazioni le linee generali e i fondamenti della sua politica. Nel 1998 il generale Charles E. Wilhelm disse che “il Venezuela da solo fornisce agli Stati Uniti la stessa quantità di petrolio che gli stati del Golfo Persico messi insieme” e che le grandi riserve di petrolio in Colombia ed Ecuador mettono in luce “l’importanza strategica delle risorse energetiche di questa regione.” Nel 2004 il generale James T. Hill rivelò davanti al Congresso e in una serie di conferenze davanti ad accademici ed imprenditori (al Consiglio delle Americhe, alla Associazione Colombiano-Statunitense, al Consiglio Cubano-Statunitense) che il commercio del suo paese con l’America Latina ed i Caraibi arrivava a 360 miliardi di dollari annuali, quasi come quello con tutta l’Europa, e che per il 2010 supererà il commercio degli Usa con Giappone ed Europa sommati. Nel 2003 le imprese nordamericane hanno venduto ai paesi del Mercosur “più che alla Cina e all’India messe insieme”, più alla Repubblica Domenicana che all’India, più all’Honduras che alla Russia, più ai Caraibi che a Indonesia, Russia e Cina messe insieme. Lo scambio diretto statunitense in America Latina e Caraibi superò i 270 miliardi di dollari, un 20% del totale degli scambi nel mondo e più che in Medio Oriente, Asia e Africa sommate. La regione fornisce più del 32% delle importazioni statunitensi di petrolio, più di tutti i paesi del Medio Oriente. La Cuenca del Amazonas possiede il 20% delle fonti di acqua dolce del mondo e il 25% dell’ossigeno del pianeta e dalle sue piante uniche al mondo si ricava il 25% dei preparati farmaceutici prodotti negli Stati Uniti. Nel 2005 il generale Branz Craddok fissò come priorità la cosiddetta Guerra contro il Terrorismo per impedire che la regione potesse servire come santuario operativo contro gli Usa e i suoi interessi nella regione e dichiarò la sua preoccupazione per l’influenza venezuelana. L’anno scorso, l’ammiraglio Jim Stavridis informò che la fornitura di petrolio della regione era aumentata, raggiungendo il 34% di tutte le importazioni degli Usa. Questo combustibile passa per il canale di Panama. La priorità del Comando Sur è la Colombia, alla quale un secolo fa Washington strappò la frangia di terra che oggi è la repubblica di Panama.

Gli accordi di Santo Domingo respingono la dottrina dell’attacco preventivo e cozzano con la visione dell’America latina e dei Caraibi che il Comando Sur promuove. Il documento “Socio delle Americhe”, che il Comando Sur ha approvato nel 2007 sostiene che la sicurezza degli Stati Uniti sarà garantita mediante la “difesa anticipata” al di fuori del suo territorio ed il fomento della stabilità e la prosperità della regione, compiti che non competono alle Forze Armate né di sicurezza.

Horacio Verbitsky: Stato e Chiesa in Argentina

Il grande giornalista e saggista Horacio Verbitsky, sul quotidiano Página12 del 3 febbraio 2008, riepiloga la storia dei controversi rapporti fra Stato e Chiesa in Argentina, traendo spunto da due notizie: respinta dal Vaticano la nomina di un ambasciatore divorziato; il Congresso dispone lo scioglimento del Vescovato castrense.

Qui un estratto dell’articolo dal titolo «Assalto alla modernità».

L’ambasciata argentina presso il Vaticano resterà vacante per quattro anni e in una legge il Congresso disporrà lo scioglimento del vescovato militare. Allo stesso tempo, il governo nazionale cercherà di mantenere relazioni di mutuo rispetto con l’Episcopato argentino, che non ha preso parte alla decisione vaticana di ricusare il placet all’ambasciatore Alberto Juan Bautista Iribarne, amico personale di uno dei vescovi più influenti del paese e figlio di un pio ufficiale dell’esercito. Il piccolo stato di 821 abitanti, nato a seguito dei patti lateranensi che Pio XI e Benito Mussolini firmarono nel 1929, ha fatto sapere che non lo accetterà perché prima di coniugarsi con María Belén Trigo, nove anni fa, divorziò da Inés Urdapilleta, che ha spiegato invano quanto sia un buon padre suo marito. I vescovi locali non sono intervenuti neppure nella crisi che si è sviluppata dal febbraio del 2005 quando il vescovo castrense Antonio Baseotto ha suggerito di comporre le divergenze con la politica sulla Salute del ministro Ginés González García gettandolo in mare con una pietra al collo.

La bocciatura vaticana di Iribarne e le sue prevedibili conseguenze faciliteranno la posizione belligerante contro il governo del presidente della Chiesa argentina Jorge Bergoglio, e renderanno più duro l’impegno dei vescovi “dialoghisti”, come gli altri membri della Commissione Esecutiva, Agustín Radrizzani e Sergio Fenoy, ed il responsabile politico del Episcopato, Alcides Casaretto, che non vedono la convenienza né l’ineluttabilità di una frattura, specialmente alla luce dei reiterati segnali di buona volontà espressi dalla presidente Cristina Fernández Kirchner.

Quando il Senato assentì per la designazione di Iribarne, il nunzio apostolico Adriano Bernardini indagò presso diversi funzionari del Cerimoniale e della Segreteria del Culto sulla vita privata dell’ambasciatore. L’occasione gli si presentò grazie alla insolita omissione dello stato civile nel curriculum vitae del funzionario. Il nunzio si interessò prima della situazione matrimoniale di Iribarne quindi delle sue convinzioni: “È sposato? È cattolico?”, domandò.

Quando si stava profilando la possibilità del rifiuto, la presidente Cristina Fernández Kirchner prese in esame due alternative: lasciare l’ambasciata nelle mani del plenipotenziario Hugo Gobbi, un diplomatico designato dall’ex presidente Raúl Alfonsín, o scegliere un nuovo candidato e sottoporlo allo scrutinio di Benedetto XVI e ai suoi dicasteri romani. La prima strada era la più semplice: l’ambasciata in Vaticano ha funzioni solo protocollari, dato che il pilastro delle relazioni bilaterali è

il nunzio apostolico nel paese. Un ostacolo alla seconda possibilità era la riduzione dell’universo delle alternative: quattro milioni di cittadini convivono come Iribarne con una persona fuori dal matrimonio. Secondo il censimento del 2001, 14,5 milioni di abitanti con più di 14 anni vivono in coppia ma solo10,6 milioni sono sposati. Significa che il 27% della popolazione adulta argentina rientra nella categoria degli indesiderabili per la sede apostolica. Questo aiuta a capire la posta in gioco in questo episodio: la bocciatura di Iribarne è un’impugnazione confessionale agli stili di vita che con libertà i cittadini argentini scelgono. Nessun governo che si rispetti può accettare un simile anatema, tanto meno uno come quello di Cristina Fernández Kirchner le cui proposte di riforma alla legge del registro delle persone fisiche intendono democratizzare la vita quotidiana indipendentemente dal sesso o dallo stato civile. Un ipodotato con microfono ha accusato il governo con uno straordinario paragone: la nomina di un divorziato a Roma equivarrebbe a quella di un nazista in Israele!

Per evitare fraintendimenti il governo ha fatto sapere che non ci sarebbe stata una seconda nomina. Lo stesso messaggio fu trasmesso a Roma e a Buenos Aires dall’ambasciatore uscente, Carlos Custer, al sostituto della Segreteria di Stato vaticana per le relazioni generali, Fernando Filoni e dal segretario del Culto, Guillermo Oliveri, al nunzio Bernardini. Entrambi i prelati stabilirono nel contorto linguaggio delle insinuazioni che il nullaosta a Iribarne non era impossibile ed esplorarono

due ipotesi: che l’ambasciatore accettasse l’esclusione di sua moglie da qualunque attività cerimoniale, secondo il modello che il Vaticano impose alla moglie dell’ex presidente messicano Vicente Fox durante una visita al Papa, e che il governo negoziasse la situazione del Vescovato militare. Entrambe le proposte furono declinate, una da Iribarne, che non era disposto ad accettare una tale iniquità, e l’altra dal governo: una situazione non poteva condizionare l’altra e la designazione di Iribarne aveva il proposito di sciogliere quel nodo perché, a differenza di Custer che è un uomo di Chiesa, l’ex ministro risponde al governo di cui faceva parte.

Da Lafitte a Baseotto

Il vicariato militare fu creato nel 1957 per decreto dei dittatori Pedro Eugenio Aramburu e Isaac Francisco Rojas, convertito nel 1992 in vescovato militare per decreto di Carlos Menem. Questi decreti ufficializzarono i rispettivi accordi negoziati con la Santa Sede, durante i pontificati di Pio XII e di Giovanni Paolo II. Il Congresso non li ratificò mai, in virtù della sua piena facoltà (art. 64 della Costituzione del 1853, art. 68 di quella del 1949 e 75 della vigente) di “approvare o respingere” i “concordati col Soglio Pontificio” o con la Santa Sede secondo la variabile terminologia.

Per imposizione di Aramburu e Rojas il primo titolare del vicariato castrense fu l’arcivescovo di Córdoba Fermín Emilio Lafitte, organizzatore dei comandos civili che realizzarono il golpe militare che nel 1955 depose il presidente Juan Perón.

Pio XII trasmise a Lafitte una orazione perché fosse recitata dai militari argentini, i quali venivano definiti come soldati cristiani. “Sotto le bandiere di una nazione dalla fulgida storia e dalla integra tradizione cattolica vegliamo affinché non sia alterato l’imperio della legge e della giustizia e assicuriamo l’ordine e la pace che sono indispensabili perché la Patria viva tranquilla”, diceva. Il pontefice convalidava così il ruolo poliziesco che raggiunse la sua forma estrema con le fucilazioni del giugno del 19561. Nei due decenni seguenti questa deriva della loro missione devasterà le Forze Armate e, attraverso esse, la Nazione argentina. I successori di Lafitte fra il 1959 e il 1981, Antonio Caggiano e Adolfo Tortolo, furono presidenti della Conferenza Episcopale ed ebbero allo stesso tempo una importanza fondamentale nell’inculcare agli ufficiali delle Forze Armate la dottrina della sicurezza nazionale, nella sua versione francese della guerra controrivoluzionaria, che fu applicata con tragici risultati a partire dal 19762. Nel 2002, su richiesta del senatore Duhalde, il Vaticano designò come vescovo castrense Antonio Baseotto, che in visita presso la Corte Suprema di Giustizia chiese ai componenti di fermare i processi per le violazioni dei diritti umani. Nel febbraio del 2005, in seguito alla lettera di Baseotto a Ginés González García3, il Potere Esecutivo sollecitò il Vaticano perché designasse un altro vescovo castrense. Di fronte alla risposta negativa, Kirchner firmò il decreto di cessazione come Segretario di Stato, nel quale sostenne che quella metafora evocava i voli della morte. Baseotto rispose provocatoriamente che non gli constava che fossero esistiti i voli della morte durante “la famosa dittatura”, benché il suo segretario nel vescovato era il capitano di fregata Alberto Angel Zanchetta, che come cappellano della ESMA4, placava con le parabole bibliche sulla separazione fra il grano e la gramigna i rimorsi dei militari che rientravano dalle macabre operazioni5.

Il trattato in vigore stabilisce che l’incarico è definito dal Papa, con l’accordo del Presidente, ma non dice nulla sui meccanismi di rimozione. Mentre il governo nazionale intendeva che chi dà l’assenso può pure ritirarlo, il Vaticano sostenne che la rimozione di un vescovo non compete al potere temporale.

L’ostinazione del vaticano a mantenere Baseotto per due lunghi anni, finché non sopraggiungesse l’età fissata per la giubilazione ecclesiastica, riaprì il mal richiuso capitolo della condotta della gerarchia cattolica durante gli anni del terrorismo di Stato, con grande fastidio dell’Episcopato che avrebbe preferito venisse dimenticato. Il 18 novembre scorso L’Osservatore Romano pubblicò un reportage sul cardinale Bertone, che al rientro dall’Argentina disse che i media avrebbero dovuto occuparsi meno del ruolo della Chiesa nei governi militari e più dell’epopea missionaria. Per il segretario di Stato la denuncia delle violazioni dei diritti umani e delle regole democratiche è legittima, però è più importante e istruttivo dare spazio a un bosco che cresce che a un albero che cade benché faccia più rumore. Concluse che non solo “i cosiddetti governi militari” mancano di democrazia, perché anche altri eletti dal voto popolare “si trasformano in vere dittature”, “lesive dei diritti degli organismi intermedi, che sono l’humus della democrazia”.

Nel marzo dello scorso anno la senatrice frentevictoriana6 Adriana Bortolozzi, moglie dell’ex governatore di Formosa Floro Bogado, presentò un progetto di legge che impugna il trattato del 1957 e i suoi emendamenti del 1992 e dispone la cessazione nelle loro facoltà del vescovo castrense, i suoi cappellani, i sacerdoti militari delle tre Forze Armate e delle forze di sicurezza. I membri delle Forze Armate e di sicurezza godranno della libertà di professare la loro religione e non potranno essere obbligati a partecipare a cerimonie liturgiche in atti ufficiali, così come accade nel vicino Uruguay da un secolo. Nell’agosto del 2007, Bernardini chiese per iscritto al governo che il disegno di legge “non procedesse” e sostenne che l’annullamento unilaterale di un accordo bilaterale redatto dalle norme internazionali “non sarebbe nell’interesse di nessuna delle parti”. Al suo posto propose di trovare una soluzione amichevole, compatibile col diritto alla libertà di religione e nel “pieno rispetto della laicità dello Stato e della libertà di culto di quanti nelle Forze Armate non appartengono alla Chiesa cattolica”. Citò nella nota un discorso sulla stabilità dell’ordine giuridico pronunciato da Cristina Fernández Kirchner durante la campagna elettorale. Il governo tenne in conto questa offerta, però quando comunicò che era disposto a formare una commissione che studiasse i passi da seguire per la conclusione dell’accordo, il Vaticano fece sapere che era disposto ad ammettere una struttura minima e persino la designazione dei cappellani di altre confessioni, ma non la dissoluzione del vescovato militare. Questa somma di rifiuti chiude il cammino per la soluzione consensuale. Che i membri delle Forze Armate e di sicurezza pratichino il culto di loro preferenza nei templi vicini al loro domicilio, come gli impiegati, le parrucchiere e i cartoneros, è coerente con le proposte del governo di integrazione militare, demolendo ciò che rimane dei muri che isolano questo microcosmo dal resto della società

1Sulle esecuzioni sommarie del giungo 1956 vedi: Rodolfo Walsh “Operazione massacro” Sellerio editore.

2Anno del golpe militare capeggiato dal generale Videla che instaurò la dittatura durata fino al 1983.

3Il ministro della salute che il vescovo castrense auspicò venisse gettato in mare con una pietra al collo (vedi sopra)

4La famigerata Scuola di Meccanica della Marina, centro clandestino di detenzione e tortura durante la dittatura militare, oggi Museo della Memoria.

5I voli della morte: l’orrenda pratica con cui gli oppositori della dittatura venivano gettati vivi dagli aerei dell’aviazione militare nell’oceano o nel fiume Riachuelo, illustrati dallo stesso Verbitsky nel volume “Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos” Feltrinelli. Sul ruolo della Chiesa nel golpe militare in Argentina vedi: Horacio Verbitsky: “L’isola del silenzio” Fandango Libri, 2006.

6Frente para la Victoria: partito politico fondato da Néstor Kirchner nel 2003.

Un anno fa gli italiani all’estero facevano vincere alla sinistra le elezioni. Questa, ingrata, non mostra alcun ravvedimento

Esattamente un anno fa, il quotidiano Il Manifesto pubblicò questo mio articolo di commento sul ritardo culturale ed i pregiudizi della sinistra in Italia rispetto agli italiani all’estero che le avevano appena fatto vincere le elezioni. Speravo che quell’evento potesse portare ad un processo di maturazione nell’opinione pubblica di sinistra e nella classe politica. Sbagliavo. Addirittura amici parlamentari mi ventilano che ci sarebbero quote di inspiegabile (e impraticabile) revanscismo antiemigrati per tornare indietro. Accettare che i migranti, emigrati ed immigrati, siano innanzitutto soggetti di diritti, continua a costare molto, anche a sinistra (nell’immagine, la stupenda apertura di Página12 che celebrava come 200.000 coglioni argentini avevano salvato l’Italia).

Gli italiani all’estero non sono tutti fascisti

di Gennaro Carotenuto, pubblicato da Il manifesto, 13 aprile 2006

La classe politica di sinistra, ma appieno anche l’opinione pubblica di sinistra, deve fare una profonda autocritica su vent’anni di pregiudizi e snobismo verso i cittadini italiani residenti all’estero e deve dare loro delle scuse frutto di tale autocritica.
Oggi, non solo il voto degli italiani all’estero risulta decisivo, ma … Leggi tutto