Thursday 09 February 2012, 04:50

Gli articoli con tag: " Montevideo "

Un’utilitaria elettrica per il presidente Mujica

pepe Rivelata l’auto con la quale Pepe Mujica si recherà dal Palazzo Legislativo a Piazza Indipendenza di Montevideo alla cerimonia con la quale il primo marzo entrerà in carica come presidente dell’Uruguay.

E’ un’utilitaria di produzione cinese trasformata in auto elettrica da una piccola impresa locale, la Renovables S.A.

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Uruguay, America latina: Pepe Mujica presidente, “il mondo alla rovescia”

pepe Pepe Mujica, l’ex guerrigliero Tupamaro, per 13 anni prigioniero della dittatura fondomonetarista, per nove anni rinchiuso in un pozzo e torturato continuamente, è il nuovo presidente della Repubblica in Uruguay. Ha ottenuto il 51,9% dei voti, superando il 50.4% con il quale Tabaré Vázquez era stato eletto cinque anni fa. Il suo rivale, Luís Alberto “Cuqui” Lacalle, del Partito Nazionale, si è fermato al 42.9% dei voti.

E’ uno scarto di nove punti, superiore a tutte le aspettative e, con un’affluenza alle urne superiore al 90% in uno dei paesi dal più alto senso civico al mondo, conferma che quella del presunto rifiuto per la figura popolana e popolare e dal passato guerrigliero di Mujica era una menzogna cucinata e venduta a basso costo dal complesso disinformativo-industriale di massa.

Il trionfo di Mujica (nella foto incredibilmente in giacca, ma senza cravatta) è espressione di quello che negli anni del Concilio Vaticano II si sarebbe definito “segno dei tempi”. Come ha detto lo stesso dirigente politico tupamaro, emozionatissimo nel suo primo discorso sotto la pioggia battente a decine di migliaia di orientali che hanno festeggiato con i colori del Frente Amplio, quello che lo porta alla presidenza è proprio “un mondo alla rovescia”.

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Ballando ad occhi chiusi aperti Tango in una giornata qualunque

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Pepe Mujica presidente: una domenica contro l’impunità e per il futuro dell’Uruguay

mujica-OB_1 Domenica tre milioni di cittadini della riva orientale del Río de la Plata saranno chiamati a votare per il presidente della Repubblica che succederà a Tabaré Vázquez, il primo di centro-sinistra, e per cancellare la vergogna dell’impunità ai militari che torturarono il paese negli anni ’70 fino all’85.

Tutto si tiene perché viene il tempo di Pepe Mujica, l’ex-guerrigliero tupamaro, a lungo prigioniero politico, che con ogni probabilità sposterà ancora più a sinistra l’asse del paese. È lui infatti il favorito e con un colpo di reni potrebbe vincere già al primo turno.  

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Honduras, Uruguay, Argentina, domenica di democrazia in America latina

Pepe Mujica Oggi è una fredda domenica d’inizio inverno in sudamerica, ma è soprattutto una giornata di democrazia nel Río de la Plata e in Honduras dove si terrà il referendum per decidere se in novembre verrà eletta un’Assemblea Costituente che dovrà scrivere una Carta che metta fine a una lunga storia di disuguaglianza e ingiustizia sociale e fermare lo sfruttamento senza limiti del paese da parte delle multinazionali imposto dal Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti.

Tenere il referendum è la miglior risposta al tentativo di golpe messo in atto dall’esercito e dai poteri forti del paese centroamericano condannato dall’ONU, dall’Organizzazione degli Stati Americani (quindi Stati Uniti compresi), dall’Alba, ma non (stranezze della politica) dall’Internazionale Socialista o dall’Unione Europea. Quello honduregno sarebbe (ma la tensione è ancora alta) il secondo colpo di stato che fallisce nel XXI secolo in America latina per la reazione di massa della popolazione in difesa del governo democraticamente eletto dopo quello venezuelano dell’11 aprile 2002 ed è tanto più significativo che una reazione popolare così importante si registri nella regione più fragile, il centroamerica, della Patria grande che più lentamente del resto del Continente sta iniziando a cambiare.

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Mario Benedetti, il poeta del popolo

Benedetti_1 È morto a Montevideo Mario Benedetti, scrittore, giornalista, rivoluzionario, ma soprattutto poeta. Era il poeta del popolo, cantava l’amore e la Patria Grande, e chiamava per nome e cognome i nemici dell’America latina.

Militante politico latinoamericanista, perseguitato ed esiliato in dittatura, coscienza critica del Novecento, cantore della dolcezza dell’amore. Il linguaggio, l’ironia, la sensibilità, la modestia, l’umanità lo facevano dei grandi poeti latinoamericani del XX secolo quello sicuramente più popolare.

Così Don Mario Benedetti era soprattutto, cosa rara per la poesia, conosciuto ed amato da moltitudini, milioni di persone che da un capo all’altro del continente conoscono e recitano a memoria decine e decine dei suoi versi, “Tattica e Strategia”, “Non salvarti”, “Bruciare le navi”, “Facciamo un patto”, “Difesa dell’allegria” e cento altre.

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Un bacio è un bacio

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Questa è l’immagine con la quale il Collettivo Pecore Nere (GLBT) di Montevideo lancia la campagna di sensibilizzazione per l’applicazione delle leggi contro la discriminazione sessuale in Uruguay.

Se n’è andato un grande, addio a Quintín Cabrera

Quintincabrera Il nome di Quintín Cabrera può dire poco al pubblico italiano, ma dice molto alla storia dell’America latina, alla storia della musica latinoamericana, del canto popular, alla storia delle donne e degli uomini imprescindibili (come disse Bertold Brecht) che lottano dal primo all’ultimo respiro della vita dalla parte degli ultimi e di quelli che tra torero e toro staranno sempre dalla parte del toro.

“Io sono nato a Montevideo” cantava Quintín. “E sono nato il 25 aprile del 1945, il giorno della Liberazione d’Italia” aggiungeva sempre con orgoglio e poi accennava “Bella Ciao”, come fosse davvero un merito e un segno del destino essere nato proprio quel giorno.

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Lettera (e risposta) a Giulietto Chiesa

Caro Giulietto,

leggo con sorpresa una lettera di tale Francesco Tronci sia sul tuo sito che su Megachip, con annessa risposta non firmata e quindi che presumo tua. Senza aver letto nulla di mio, lo dichiari, prendi per buona la versione data da questa persona e mi lanci una serie di accuse gravi che essendo evidentemente generiche non mi colpiscono ma mi obbligano a una richiesta di rettifica.

Devo infatti dedurre che se ti inviassi una lettera nella quale scrivessi “Chiesa è delirante”, “Chiesa è in malafede”, “Chiesa è fuori di testa”,“Chiesa è complice”, Chiesa è ridicolo” e tu non la pubblicassi sul TUO sito personale, io avrei buon diritto a concludere “Giulietto Chiesa, agente del Mossad, censura”.

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Montevideo: la Camera approva la depenalizzazione dell’aborto

vazquez_tabare_cp_7193447 Dopo 15 ore di dibattito concluso alle 6 di mattina e con la coalizione di centro sinistra percorsa da forti tensioni e spaccature, la Camera dei deputati del Parlamento dell’Uruguay ha approvato per un solo voto (49-48) la legge sulla salute sessuale e riproduttiva che depenalizza l’aborto.

Il percorso continua ad essere lungo ed accidentato, dovrà andare in Senato e poi potrebbe esserci il veto del Presidente Tabaré Vázquez (nella foto).

Se si completasse l’iter in questa legislatura l’Uruguay si affiancherebbe a Cuba e alla Città del Messico come unici luoghi dell’America latina dove l’interruzione della gravidanza è un diritto.

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Oggi ho visto i nostri anziani rubare

supermercato acquisti Lui e lei, 70 e più. Lui più vicino agli 80, lei qualcuno in meno, nel piccolo supermercato a pochi metri da casa. Hanno l’aspetto comune di nonni qualsiasi di nipoti qualsiasi.

Lui va alla bilancia con il sacchettino trasparente. Dentro ci sono 4 o 5 pere. Le pesa, cerca a lungo il pulsante giusto, poi lo preme. Stacca l’etichetta adesiva e la applica alla busta. Poi si gira verso di lei, che gli si è avvicinata fin quasi a sfiorarlo. Lui tiene la busta aperta. Lei rapidamente infila un altro paio di pere che tiene in mano. Intanto i due corpi fanno scudo. E’ un attimo.

Lui si rigira e sigilla la busta con l’adesivo rosso e la mette nel carrello. L’operazione si ripete con le pesche, le prugne, i pomodori. Le albicocche a 3.90 € in piena estate le guardano a lungo. Poi le lasciano lì. E’ troppo anche con l’autoriduzione. Lo rifanno con le zucchine. Stavolta lei ne infila solo una con quel movimento velocissimo che ho imparato, con una certa ansia, a riconoscere. Causa un’enorme pena vederli… mi allontano. Ovviamente non mi sfiora neanche il dubbio. Non è questione, come cantò Francesco de Gregori, se stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando. E’ istintivo, a pelle, senza alternative.

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Ma abbiamo ancora bisogno di corrispondenti da Londra?

_44847663_karzai_obama_ap226b Maria Gianniti è una brava giornalista del Giornale Radio RAI. Spesso si è fatta notare in situazioni complicate, per esempio da inviata nella striscia di Gaza.

Adesso che sta a Londra da corrispondente passa anche lei sotto le forche caudine di insulsi, insopportabili servizi sulla Casa Reale inglese come quello di stamane sull’anziana signora Elisabetta Windsor che accompagna alcuni di quelli che la mantengono da una vita a spasso per Buckingam Palace.

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Brecha – Italia: el país del desamparo

zingari En Italia, con apoyo masivo, el gobierno de Berlusconi lanza una brutal campaña contra la inmigración “ilegal” y coloca en el índex a rumanos y gitanos. Hubo pogromos en zonas pobres del país. En Iowa, Estados Unidos, con la bendición de la población local, se produjo la mayor redada en años contra inmigrantes latinos. En México se caza a los centroamericanos, y en Sudáfrica a los inmigrantes también negros de Zimbabue… En todos lados, pobres contra pobres.

El inicio del nuevo gobierno de Silvio Berlusconi es peor que las peores pesadillas. Los medios soplan sobre el fuego e instan al racismo, especialmente contra gitanos y rumanos. Desde hoy, tras la aprobación de una nueva ley de inmigración, más de 630 mil extranjeros podrían ir presos.

Gennaro Carotenuto desde Roma

En el país que pobló varios continentes, enviando a decenas de millones de hambrientos a encontrar pan, techo y trabajo desde Montevideo a Londres, desde Nueva York a Melbourne, nadie quiere a los extranjeros.

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Cambio di epoca in America del Sud (bilancio 2007 – prospettive 2008)

Vista in comparazione con i nostri giorni, la targa di inaugurazione dell´edificio della sede del Mercosur nella Rambla Presidente Wilson, ai margini del Rio della Plata, a Montevideo – che é datata 15 dicembre 1997 – é l´esatta espressione simbolica del cambiamento di epoca nell´attuale America del Sud. La lista dei presidenti dei paesi membri a quel tempo, in relazione a quelli di oggi, fa ricordare al visitante l´espressione coniata dal presidente dell´Ecuador Correa, che – ottimista – arriva a parlare di fine della lunga e triste notte neoliberale nella regione.

Nella targa del 1997, figura l´anfitrione, Julio Sanguinetti del liberale Partito Colorato uruguagio, l´ultraliberale Carlos Menem, per l´Argentina; Fernando Henrique Cardoso, per il Brasile; Juan Carlos Wasmosy, colorato di destra, per il Paraguay; l´ex-dittador Hugo Banzer, per la Bolivia, che allora si era convertito al neoliberalismo radicale; e finalmente, Eduardo Frei, democristiano di centro-destra, presidente del Cile.

Non figurano nella targa, ma fanno parte della lista dei presidenti sud-americani di allora, il peruviano Alberto Fujimori, attualmente sotto processo in Perú; per l´Equador, Fabian Alarcon, un interino, prodotto di una soluzione incontrata tra una deposizione e l´ajtra che si succedettero in quel paese per anni; per la Colombia, il liberale Ernesto Samper; e per finire, per la Venezuela, il democristiano del Copei, Rafael Caldera.

Appena 10 anni dopo, nella lista dei dieci sud-americani, solo la Colombia di Uribe ed il Perú di Alan Garcia – quest´ultimo recentemente convertito – permangono ideologicamente nella lista anteriore, conservatrice e neoliberale. Questo é il segnale dei nuovi tempi nel continente.

Con la vittoria dei governi di stampo progressista e con una certa ascenzione delle lotte popolari e sociali in tutta la regione é possibile affermare che tutta l´America del Sud si trova di fronte alla questione del “cambiamento di epoca” come fattore fondamentale della scena politica o, in altre parole, di come transitare dal ciclo anteriore (neoliberale) ad un nuovo ciclo. Cosí, la lotta per il cambiamento, in distinti ritmi e gradazioni, é la marca e l´espressione della tendenza democratica e progressista, con differenti espressioni di anti-imperialismo e di contestazione dell´ordine mondiale, nel segno della multipolaritá.

La lotta per l´integrazione sud-americana registra passi positivi nel 2007, anche se con una velocitá insufficiente. Il Mercosul, nucleo piú sviluppato dell´integrazione, come abbiamo indicato, giá non é piú lo stesso del 1997, ma é pressionato a rendere effettiva in maniera piú accelerata la nuova agenda dei governi progressisti, il cui centro é la diminuzione delle asimmetrie regionali per la promozione della industrializzazione, della complementazione produttiva e dello sviluppo economico. Questo é il suo stadio attuale e tre risultati importanti sono stati raggiunti nella lotta per l´integrazione in 2007.

Primo, nella Cupola energetica sud-americana realizzata nell´Isola Margarita, in aprile – che ha istituito l´Unione delle Nazioni Sud-americane (Unasul), la decisione di mettere al centro dell´integrazione la questione energetica, cioé la convergenza delle distinte matrici energetiche come base della superazione delle asimmetrie.

Secondo, la firma degli atti della costituzione del Banco del Sud a Buenos Aires, alla vigilia della proclamazione della presidente Cristina Fernandez. Sicuramente, al materializzarsi, la creazione del Banco del Sul é un evento di grandi dimensioni, effettivamente contrastante con il ricettuario neoliberale, futuro strumento per il finanziamento dell´integrazione sud-americana e base per una futura convergenza delle politiche macroeconomiche e per una moneta unica regionale.

Terzo, l´effettiva entrata in funzionamento del Parlamento del Mercosul, con sede in Montevideo, le cui prime elezioni dirette si dovranno tenere nel 2010.

Dal punto di vista di ognuno dei paesi membri, la lotta per il cambiamento é il segno dell´attuale congiuntura. É il caso del Brasile, dell´Argentina e dell´Uruguay, paesi governati da ampie coalizioni di centro-sinistra che tentano di abbandonare il paradigma neoliberale, mantenendo nel frattempo posizioni ibride in politica economica. In questi tre paesi, il superavit fiscale e la difesa della stabilitá sono combinati con un certo riscatto del protagonismo e della iniziativa statale, diretti a promuovere i temi dello sviluppo economico e sociale.

In Venezuela, Bolivia e Equador, troviamo due segnali comuni: il tentativo di “rifondazione dello Stato”, attraverso e soprattutto a partire dalle Assemblee Costituenti e dalla proclamazione, nei tre casi, per conto delle rispettive lideranze, di obiettivi di transizione al socialismo.

In Venezuela, la recente sconfitta nel referendum costituzionale, che proponeva una osata e ampia proposta, limiterá, per lo meno per adesso, la “velocitá” della rivoluzione bolivariana. Le cause sono varie, vanno dalla alta astenzione della base chavista, fino alla polemica quanto all´opportunitá tattica, il merito e la forma di alcune proposte. Ma gli sviluppi di questa sconfitta, come osservano i comunisti venezuelani, potrá rendere possibili migliorie e correzioni – e questo é compito essenzialmente dei rivoluzionari venezuelani – nel processo di costruzione del socialismo del secolo XXI.

La Bolivia é oggetto di grandi tensioni nella lotta per il cambiamento. Nella disputa tra Costituente versus autonomie regionali sono presenti progetti antegonisti del paese, i cui sviluppi minacciano l´unitá territoriale e la stabilitá democratica. Diamo atto alla positiva attitudine del Brasile che, in questo scenario, annuncia investimenti di un miliardo di dollari nel paese, con un messaggio chiaro in appoggio al governo del cambiamento di Evo Morales – ed in risposta all´isteria della destra brasiliana all´eposa della nazionalizzazione del gas (maggio 2005). In Bolivia, di fatto nel 2008, il popolo entrerá in scena per decidere il contenzioso in per lo meno quattro votazioni: sulla nuova Costituzione, sugli statuti economici, sulla proposta di limitare i latifondi e nel referendum che permette la revoca del mandato presidenziale e dei governatori dei dipartimenti.

In Equador, che ha concluso l´isitutuzione della Assemblea Costituente, non tarderanno ad apparire i conflitti con l´opposizione oligarchica, che finora é stata sconfitta pesantemente dal popolo nelle elezioni della Costituente. Nella misura in cui saranno presentate le proposte di cambiamento, inevitabilmente la reazione si reggrupperá per tentare di broccarle.

Il Paraguay elegge il suo presidente in aprile del 2008. tre attori saranno in scena: l´ex-vescovo Fernando Lugo, appoggiato dalla sinistra e da parte del centro, come il tradizionale partito liberale (PLRA); il generale Lino Oviedo, autore del frustrato tentativo di golpe del 1996 e recentemente assolto dalla giustizia paraguaia, con il chiaro obiettivo di dividire l´opposizione; e finalmente la ex-ministra dell´educazione Blanca Ovelar, del movimento progressista colorato, candidata dell´atuale presidente Nicanor Duarte. Resta da sapere come si comporterá la destra di Luis Castiglioni, ex-vice di Nicanor e difensore dell´uscita del paese dal Mercosul, dopo aver perso le elezioni interne del governista Partito Colorato.

Anche in Cile, Colombia e Perú – i tre paesi sud-americani che hanno firmato Trattati di Libero Commercio con gli USA – la lotta per il cambiamento é il segnale piú forte.

In Cile, la sempre maggiore evidenza del fracasso del modello neoliberale in vigore da piú di tre decenni fa esplodere manifestazioni e scioperi periodici e la presidente Michele Bachelet, del Partito Socialista, incontra molte difficoltá nell´avanzare in direzione di una democratizzazione del paese.

In Colombia, Uribe é sempre piú pressionato a moderare la sua politica di sicurezza su posizioni fascistoidi ed aprire negoziazioni con le FARC ed altri gruppi rivoluzionari, ma é ancora fermo sulla sua posizione di “linea dura”, cosí come piace a Washington. Intanto é da registrare l´importante vittoria del Polo Democratico Alternativo, una coalizione di centro-sinistra, nelle recenti elezioni municipali.

Infine, in Perú il quadro é marcato di recente dalla approvazione del TLC con gli USA e dal processo a Fujimori, in uno scenario di crescenti lotte sociali e popolari.

La sconfitta della riforma costituzionale in Venezuela e l´attuale crisi politica in Bolivia sono i fattori quindi piú preoccupanti che marcano la controffensiva della destra locale in combutta con gli interessi dell´imperialismo nordamericano e danno il segnale delle lotte che si intensificheranno nel 2008 tra le forze reazionarie e quelle che pretendono di avanzare nei cambiamenti in direzione del progresso, della democratizzazione e della conquista del protagonismo per conto delle masse popolari dell´America del Sud.

(Articolo pubblicato originariamente sul giornale “La Classe Operaia”, organo del Partito Comunista del Brasile, come bilancio del 2007 e prospettive per il 2008)

Autore: Ronaldo Carmona, membro della Commissione delle Relazioni Internazionali del Comitato Centrale del Partito Comunista del Brasile (PCdoB).

Pubblicato in data 11/01/2008 in: http://www.vermelho.org.br/base.asp?texto=30867

Tradotto e adattato in italiano da Alessandro Vigilante

Condor, la vita italiana clandestina di un torturatore

Jorge Nestor Fernandez Troccoli, uruguayano: arrestato a Marina di Camerota. Partecipò all’operazione che sterminò migliaia di oppositori dei regimi latinoamericani. Da Repubblica.it di Carlo Bonini

ROMA – Raccontano che nella notte tra il 23 e il 24 dicembre, l’uomo, chino su una sedia della stazione dei carabinieri di Marina di Camerota, dopo aver capito, abbia stretto le sue palpebre di vecchio. Come a voler scacciare uno sciame di fantasmi e le loro urla innocenti, improvvisamente tornate vicine. Pronte, questa volta, ad afferrarlo per sempre. Raccontano ancora che, qualche ora dopo, entrando nell’ufficio matricola del carcere di Regina Coeli, abbia fissato il lugubre corridoio su cui si apre la cella di isolamento in cui da allora è rinchiuso ripetendo una professione di innocenza come fosse una nenia: “Non li ho fatti sparire io. Io non sapevo. Non potevo sapere…”.

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