Friday 25 May 2012, 06:01

Gli articoli con tag: " Marco Travaglio "

Querelare l’audience

La cosa buffa della baraonda che si è creata in questi giorni, tra accuse, indignazioni bipartizan e non, minacce di azioni politiche, valzer di poltrone, querele e consuete pecorine prego-si-accomodi-pure, talmente prevedibili da non destare nessun scalpore, è che Marco Travaglio quelle stesse cose, in TV, le aveva già dette su La7, il 4 maggio 2008, ospite di Crozza Italia (dal minuto 01:40 al 01:50). … Leggi tutto

Travaglio e il regime

Dittatura soft.

Dire che il sig. Schifani Renato, per volontà divina asceso all’alto scranno di Palazzo Madama, ha avuto diverse frequentazioni mafiose, è delitto di lesa maestà. Non si può dirlo in televisione, nonostante lo si fosse scritto da mesi su libri, blog, articoli, ovunque insomma. Non si può dirlo, non perchè sia falso. E’ vero, verissimo, tanto è vero che nessuno, neanche l’interessato, prova a smentirlo. … Leggi tutto

A votare, per consegnare Berlusconi alla Storia!

berlusconi_cornachissà perché non piove mai
quando ci sono le elezioni

Giorgio Gaber

Ho votato alle 7.57 di stamane nel Liceo Classico due portoni più in là del mio. Non apprezzo gli endorsement aperti, per il semplice motivo che riducono tutto a “tizio vota per”. Marco Travaglio vota per Antonio Di Pietro, Bernardo Bertolucci (da comunista) vota Walter Veltroni, Claudio Abbado vota per Fausto Bertinotti, Ken Loach voterebbe per Franco Turigliatto. Detto questo non abbiamo detto nulla.

Il punto più importante e più dimenticato è quello che concerne i tre milioni di nostri concittadini interdetti dal voto, amministrativo e anche politico, e perciò interdetti dall’unica integrazione possibile, quella della piena cittadinanza. Anche oggi stiamo andando a votare in privazione del suffragio universale, ovvero dell’essenza stessa della democrazia.

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Elezioni e candidature, MicroMega intervista Marco Travaglio

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E se facessero Marco Travaglio ministro della Giustizia?

”Mandiamo più rompic… possibile nel prossimo Parlamento”

di Stefano Corradino – Articolo 21

Due scenari possibili. Vince Berlusconi. E’ un replay della sua ultima legislatura? Altro scenario: vince Veltroni. Cosa cambia? Nella giustizia, nell’informazione. Sul conflitto di interessi, sulle leggi ad personam… Nulla di fatto come in passato? E un po’ di fantapolitica. Si propone il nome di Marco Travaglio a ministro della Giustizia: cosa faresti nei tuoi primi 100 giorni? “Premesso che non lo farebbero e io non lo accetterei mai… Comunque, stando al gioco… la prima cosa da fare è un testo unico di due righe che dica: con decorrenza da oggi sono abrogate: la Legge sul falso in bilancio, la Legge Mastella sull’ordinamento giudiziario, la Cirami, la Gasparri, la Legge Frattini sul conflitto di interessi…” In una lunga intervista Travaglio ci introduce al suo ultimo libro, scritto con Peter Gomez. Un godibile un vademecum per le imminenti elezioni.

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Marco Travaglio su Clemente Mastella

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Esco di rado… III – Clemente Mastella, Beppe Grillo, Joseph Ratzinger

Siamo alla follia… il capo dell’opposizione da due anni chiede quotidianamente le dimissioni del governo, e nel momento che il Ministro guardasigilli viene inquisito per reati gravissimi gli esprime solidarietà?

STU Sul sito di Beppe Grillo, la corazzata dei blog mondiali, pubblicano in prima pagina il video che linko qui a fianco. Il video è una lunga sequenza di caricature di Clemente Mastella con il sottofondo di una nota canzone di Marco Masini che… ce lo manda. Alla fine la scritta “questo è il nostro ministro della giustizia”.

Ora, fatto salvo che l’UDEUR è davvero quello che scrive Marco Travaglio e sul fatto specifico si debba parteggiare con la magistratura, difendendola dalla palude politica che vuole SOLO che non si arrivi mai a sentenza, questa denuncia fisiognomica, lombrosiana e perfino etnica di Clemente Mastella, d’intestino e di pancia ma non di testa, e che sposta tutto dai fatti agli umori è cosa pessima e di nessun costrutto. Questo paese ha bisogno di ragionare.

L’unica cosa positiva del caso è stato il rapido calo dell’aggresione contro i laici per riprendere a menare i giudici. Epperò almeno la bandierina NO VAT (triplo sic!) ve la potevate risparmiare. Anche voi fantasia (e testa) zero, altro che monnezza (della quale non parlano più) zero!

Quotidiani storici, Grillo e il V2-day, Sofri e giornalismo in italia

Marco Travaglio sul suo Blog pubblica un interessante articolo che mostra ciò che realmente, almeno in parte, sta accadendo al giornale del già PCI poi PDS, fondato da Gramsci, “baluardo” dell’editoria partitica di sinistra (?!).

L’Unità potrebbe presto subire lo stesso trattamento che i tempi recenti hanno subito altri giornali e periodici italiani, pochi ricordano che “Panorama” era considerato un settimanale di sinistra, mentre oggi sappiamo tutti bene cosa rappresenta e che ispirazione politica ha; recente è la notizia della metamorfosi del famoso periodico “Airone”, rivista ambientalista ispirata, anche graficamente, al ben più famoso “National Geographic”, che ormai vanta una edizione italiana; Airone, dicevamo, che muta, portando in copertina tette e culi, nel solco della migliore tradizione giornalistica italiana…

Il gruppo Espresso-Repubblica si è fortunosamente salvato dalla scure Berlusconiana, nel periodo di ascesa politica del cavaliere, che lo obbligava a rinunziarvi, per poi cadere sotto la pressione vaticana e quella “democratica” del neo-PD.

Ed oggi anche il maggior quotidiano della sinistra, risorto miracolosamente pochi anni fa, rischia uno stravolgimento editoriale degno dei migliori funamboli, in fondo riporto per intero l’articolo di Marco Travaglio che spiega nel dettaglio le operazioni in corso.

In questo quadro di disfatta giornalistica si inseriscono due personaggi noti alle cronache: Grillo e Sofri, il primo organizza un secondo Vaffanculo-day, dedicato stavolta ai giornali, corrotti da potere e da proprietari, a sentir Grillo, sempre più politicizzati. La politicizzazione non credo sia una novità, i giornali nascevano storicamente da movimenti politici, e continueranno a farlo, il problema più che altro è di corruzione economica; i quotidiani han bisogno di soldi per esser stampati, soldi pubblici, sponsor, investimenti, e, per quanto riguarda l’Italia, in minima parte, soldi che vengono dai lettori. Sofri, intervistato su rai3 da Fazio, parlando dei sui ex-compagni di avventura, e notando come molti di loro siano oggi direttori, o vice, di testate giornalistiche nazionali e non, minimizzava tale lavoro, dicendo che in realtà diventa direttore di un giornale chi è poco ambizioso, perchè tale lavoro è poca cosa.

Sofri non ha dopotutto tutti i torti, sono davvero i direttori ad influenzare la politica editoriale di un giornale? Quanta influenza ha su di loro la proprietà? E quanta gli sponsor?

Dentro un giornale ormai diventa più ambizioso il lavoro di addetto al marketing, addetto alle vendite o alla raccolta pubblicitaria, tutte mansioni per cui non c’è nemmeno bisogno di sostenere un noioso esame per entrare in un albo.

Quanti e quali sono gli editori seri rimasti in Italia? Com’è la situazione nel resto d’Europa e del mondo? C’è una soluzione?

Leggi il pezzo di Marco Travaglio: “Premiata clinica “L’Unità”

…dacci oggi la nostra censura quotidiana

Il problema è che ci si offende: siamo persone sensibili, e quando qualcuno dice o fa qualcosa che ci riguarda, siamo portati ad offenderci. A volte ci offendiamo anche quando la cosa non ci riguarda affatto: ci offendiamo “per principio”. In base a quale principio non si sa, ma ormai l’importante è avere una posizione, su qualsiasi cosa: precisa, ben determinata e, possibilmente, ascrivibile a questo o quello schieramento.

Così viene fuori che ciascuno di noi sposa idee e posizioni decise da altri, solo perché fanno parte di quel gruppo di cui si ritiene di far parte. Idee prese in prestito. Ragionare? Riflettere? Analizzare? Capire? No, troppo faticoso.

Cosa è successo? E’ successo che il rettore dell’università “La sapienza” di Roma ha invitato … Leggi tutto

Premiata ditta Berlusconi-Saccà

Furio Colombo, da L’Unità

Se fate parte della commissione Esteri al Senato, di tanto in tanto vi tocca l’incarico di discutere e votare la ratifica di un trattato, che questo o altri governi hanno già stipulato, e che deve essere approvato dal Parlamento. Ho partecipato di recente al lavoro per la ratifica del Trattato di cooperazione e coproduzione cinematografica con l’India, discutendo ogni dettaglio delle norme di incoraggiamento e facilitazione per un progetto così meritevole di attenzione.

Conosco l’India, conosco il cinema indiano e l’ho fatto volentieri. Fa piacere occuparsi di accordi che non hanno niente a che fare con le armi.

Poi leggo, il 12 dicembre, l’articolo di Giuseppe D’Avanzo su Repubblica (tema, la corruzione di Berlusconi, la sua operazione di acquisto dei senatori del centrosinistra) e apprendo di avere lavorato per il “socio” di Berlusconi, Agostino Saccà. Da una sua posizione chiave nel cuore dell’azienda pubblica Rai, l’ex direttore generale (ora capo di Rai Fiction) lavora a un suo (suo e di Berlusconi) progetto di impresa privata. Trascrivo da D’Avanzo: «Nonostante i suoi doveri di incaricato del servizio pubblico ha un privatissimo proposito di farsi imprenditore di se stesso, creatore della “Città della fiction” di Lamezia, architetto di “Pegasus”, un nascente consorzio di produttori televisivi sollecitato da alcuni produttori indiani. Qualcosa non va in questa storia, e non solo dal punto di vista etico», conclude D’Avanzo.

Qualcosa non va anche dal punto di vista politico. La mucillagine dilagante (per usare le parole del Censis) degli interessi privati invade e contamina la vita politica e gli impegni istituzionali al punto da far agire nell’interesse dell’impresa infetta (Berlusconi e soci) anche chi si batte in tutti i modi contro di essa.

La mattina del 13 dicembre, mentre parlavo di questa vicenda nel corso del programma «Omnibus» de La 7 , coordinato da una indomita conduttrice decisa a non lasciarsi intimidire dagli urli, mi sono accorto di far parte di una esigua minoranza che considera uno scandalo grave il tentativo esplicito e provato di comprare senatori. Mi sono ricordato che – in coincidenza con i fatti rilevati da Repubblica sulla base di intercettazioni telefoniche in cui Berlusconi entra per caso (intercettazioni della magistratura di Napoli che riguardavano il non irreprensibile ex direttore generale della Rai) – il vivace e attivo capo della opposizione e (come si constata ancora una volta) della illegalità italiana aveva indicato il giorno preciso della caduta del governo, il 14 novembre. Era infatti il giorno in cui un imprenditore italiano residente in Australia si era assunto il compito di concludere “l’affare” se il sen. Randazzo – eletto dagli emigrati italiani in quel continente – si fosse prestato al convenientissimo evento del passaggio incentivato da una parte all’altra del Parlamento. Randazzo ha detto e ripetuto il suo no sia a Berlusconi in persona sia ai suoi mandatari (stando sempre alle intercettazioni e alla de-codificazione di esse da parte dei giornalisti di Repubblica). E Berlusconi ha subito lanciato il progetto dal nome maoista di “Partito della Libertà del popolo” per colmare la sconfitta e il vuoto.

Ma provate a parlarne con uno schieramento di liberi giornalisti italiani nell’era di Arcore, nel corso di una diretta tv come quella di Omnibus. La squadra di firme invitate (Paolo Liguori di Mediaset, Carlo Puca di Panorama e persino il celebre Minzolini, ottimo e intraprendente giornalista che ha l’esclusiva delle frasi confidenziali e virgolettate di Berlusconi) hanno risolutamente preteso di essere al di sopra delle parti. E contestualmente si sono impegnati a dimostrare che “vendere e comprare” senatori è un normale fatto politico. Forse che Follini non era stato comprato dal centro-sinistra? Invano ho fatto notare che un partito impegnato a tassare i suoi parlamentari del nuovo Pd (1500 euro a testa ogni mese) solo per pagare il “loft” di poche stanze in cui hanno sede, in tre o quattro vani, i nuovi uffici, difficilmente avrebbe potuto “acquistare” l’ex vice presidente del Consiglio della Casa delle libertà. Ma l’offesa priva di fondamento dedicata a Follini dalla viva voce di giornalisti che dovrebbero narrare la realtà, era solo una parte della loro fiera esibizione super partes. Tutto il loro impegno era dedicato a spiegare – con qualche urlo in più – al pubblico che tutto nella politica italiana è basato su continue compra-vendite. E che dunque, se c’è un intollerabile scandalo, è quello delle intercettazioni.

Soltanto Gianni Barbacetto (coautore con Marco Travaglio di testi su Berlusconi visti di malocchio dai politici di ogni parte, ma best-seller presso il pubblico italiano) e io abbiamo tentato di dire che quando le manovre che cambiano la politica italiana sono segrete, illegali e pericolose, il venirle a sapere in modo inconfutabile è sempre un atto di difesa della democrazia.

Purtroppo sulla questione intercettazioni lo schieramento dei super partes berlusconiano non è isolato.

Il presidente della Camera Bertinotti: «Ho detto che Silvio Berlusconi è un animale politico e che sulle riforme è un interlocutore indispensabile». «Ma – scrive il Corriere della Sera del 13 dicembre – c’è di più. Il garantista Bertinotti si è appellato al Procuratore di Napoli per verificare se c’è stato il vulnus che sembra appalesarsi nella intercettazione del deputato Berlusconi. Dice Bertinotti al Corriere: “Le regole sono l’essenza della democrazia. E qui mi fermo. È un rito (la pubblicazione delle intercettazioni, N.d.R.) che danneggia anche la magistratura”».

Dice il senatore-avvocato Guido Calvi del Pd: «Diciamo che ho sempre paura che qualche magistrato, come dire, possa deviare dall’esercizio delle sue funzioni. Il controllo del Csm deve ormai diventare estremamente rigoroso. È urgente mettere mano al problema delle intercettazioni che non siano finalizzate all’accertamento del reato perseguito e impedire la fuga prima del legittimo uso processuale».

Ma la pattuglia di coloro che guardano corrucciati alla presunta irregolarità dei giudici di Napoli (che appare infondata perché – come afferma il Procuratore di quella città – la parte investigativa dell’indagine è giunta a compimento e non sembra ci sia stata una fuga di carte segrete) non è affatto isolata. Da una parte si sente (si è sentita nella puntata di Omnibus di cui ho parlato) la voce esasperata di un giornalista come Liguori che sbotta: «Ma con tutti i delitti che ci sono a Napoli proprio di Berlusconi e Saccà si dovevano occupare quei giudici!».

Dall’altra, c’è il desiderio di partecipare alla vasta indifferenza verso il clamoroso attentato alla democrazia. Perché è vero che il deputato Berlusconi è stato intercettato e questo viola le regole. Ma questa violazione – che è apparente, perché gli investigatori stavano seguendo e ascoltando un alto dirigente della Rai circondato di molti sospetti – non è colpa dei giudici. Infatti Saccà e Berlusconi discutevano tutto il tempo non solo di ragazze da piazzare alla Rai per «levarcele dalle balle», ma anche di richieste di Berlusconi a Saccà di «far felice il capo» procurandogli, con i mezzi che si sanno, i senatori che gli mancano affinché Prodi cada quel magico 14 novembre che «il capo» aveva profetizzato. In fondo a sinistra, profondo silenzio.

E quando non è silenzio è preoccupazione. Tutto questo disordine non interromperà il dialogo? Non è meglio, come suggeriscono i senatori-avvocati, separare la giustizia dalla politica? Il ragionamento ricorda le tante altre volte in cui ci ammonivano a non parlare dei processi di Berlusconi, per una sorta di cavalleresca sospensione che avrebbe reso meno aspri i rapporti. Come si ricorderà, ha sempre provveduto Berlusconi, di sua iniziativa, a riaccendere la miccia ora accusando i comunisti di occupare l’Italia, ora facendo descrivere Prodi come “un mascalzone bavoso”.

Questa volta è diverso. Nel pieno della politica, Berlusconi compie un delitto politico, oltre che di corruzione: vuole comprarsi alcuni senatori. Un senatore conferma, comprese sorveglianze, pedinamenti, fotografi pronti allo scatto, strani intermediari. Non è “un’altra storia” come ci dicevano (sbagliando) per il conflitto di interessi. È il cuore dell’unica storia: la politica italiana inquinata da Berlusconi. Il tentativo, illegale e disonesto, di abbattere la maggioranza per dissanguamento.

Non si può e non si deve far finta di niente perché ormai siamo in compagnia degli italiani che sanno tutto attraverso un percorso che non viola alcuna legge.

Certo che il tentativo di trovare un minimo di accordo per una decente legge elettorale deve continuare, non è stato il centro-sinistra a volere una legge elettorale indecente, giustamente definita da loro stessi “porcata” . Certo che tale tentativo va fatto con loro, gli autori della “porcata” (che non hanno mai neppure tentato di giustificare o spiegare, solo un sabotaggio della delicata macchina elettorale che genera ogni volta la democrazia). Meglio se “loro” sono una tavola larga, senza preclusioni, senza esclusi. Difficile? Difficile. Ma dalla parte della maggioranza l’esperienza e la conoscenza di queste cose non manca. Ma non possiamo farci carico di Saccà. Non possiamo far finta di non sapere ciò che tutta l’Italia sa. Non possiamo isolare e lasciare sola la preda che avevamo puntato, il senatore “da comprare” dopo che avevamo fatto una meticolosa ispezione del suo stato patrimoniale. Il grande teatro insegna che la vittima diventa patetica se viene lasciata sola, se non diventa simbolo vantato ed esibito da chi ha scoperto l’inganno. Non credo si debba confondere la necessità urgente (e finora bene impostata da Veltroni) dell’accordo su un punto, la legge elettorale, con una sorta di indulto-distrazione-amnistia generale. O che sia consigliabile aggiungere sdegno per il gesto di rivelare invece che per la rivelazione. La storia, adesso, parte da quella rivelazione.

Del degrado e dell’intenzionalità dei media italiani

Con Annamaria de Paulis, Gianfranco Coccoli, Raffaele Della Rosa, Maria Stefania Giudici, Jean-Paul Haessig con risposte mie

Annamaria de Paulis: ricordo Repubblica su Panama ai tempi della crisi di Noriega, quando ancora ero giornalista. Arrivò un corrispondente serio, che cercò di vedere le cose con una certa obiettività, invece di limitarsi a demonizzare Noriega e vedere gli altri come santi martiri… In un paio di giorni fu sostituito, indovina da chi? Da… Lucia Annunziata.

Gennaro Carotenuto: Cara Annamaria e tutti. Sempre più spesso ricevo richieste di spiegazioni: perché lo fanno? Perché ieri sera il TG3 ha messo insieme la Cina dove non c’è nessuna libertà di espressione con la Russia, dove c’è a tuo rischio e pericolo, e il Venezuela dove le manifestazioni dell’opposizione si fanno con un maxischermo per ogni piazza di Caracas? Fanno d’ogni erba un fascio nell’unica intenzione che gli spettatori, anche quelli del TG3, non capiscano nulla.

Lo fanno perché ci sono delle pressioni enormi in tal senso. Da dentro e da fuori le redazioni per creare mondi virtuali e realtà precostituite dove in Colombia va tutto bene (o non esiste) e in Venezuela va tutto male.

I motivi a mio modo di vedere sono tre e se ne potrebbe scrivere un libro:

1) gli interessi economici europei fanno che … Leggi tutto

RCTV, puntualizzazioni e commenti

Con Domenica Trovato, Mirko Del Medico, Stefano Decarli, Luca Romeo, Elena Arcenni, Giuseppe Colucci, Leandro Rufini, Eva La Rosa, Granfranco Coccoli, Luciano Torresani, Filippo Bovo, Eugenio Lorenzano, Andrea Glorioso, Francesca Gisbussi, Fabio Bovi con interventi miei

Giuseppe Colucci: Scrivendo io su una piccola testata on line, ed essendo  un convinto sostenitore di Chávez, avevo scritto con estremo disincanto ed un pizzico di delusione (senza risparmiarmi, però, dure critiche al presidente sulla questione), un articolo sull’argomento, prendendo come fonte proprio repubblica.it. Avendo letto la Sua testimonianza su giannimina-latinoamerica.it, ho avuto l’occasione non di correggere, ma per lo meno di riportare entrambe le tesi (con un articolo suppletivo sulla prima pagina di oggi)a beneficio e ad esaltazione della pluralità d’informazione. grazie mille, dieci, cento, mille blog d’informazione indipendente come il Suo e quello del dott. Minà.

Gennaro Carotenuto: Caro Giuseppe, c’è un problema in quello che mi scrivi. I media alternativi non possono rincorrere l’informazione mainstream, magari per riprenderla pedissequamente come avevi fatto tu, di fatto copiando. I media alternativi possono e devono fare due cose: o produrre … Leggi tutto