Friday 25 May 2012, 05:45

Gli articoli con tag: " integrazione latinoamericana "

Caracas: la tenacia della pace

Dopo due mesi di altalena, di tira e molla da parte del presidente colombiano Álvaro Uribe e di incertezze da parte delle FARC, il colpo di scena del bambino Emmanuel apparso a Bogotà che aveva fatto annullare l’operazione a lui intitolata, alla quale partecipavano i governi di ben otto paesi oltre alla Croce Rossa, finalmente le FARC hanno rilasciato due ostaggi. Si apre così come ha affermato il presidente venezuelano Hugo Chávez, che ha dato l’annuncio al mondo in diretta televisiva alle 17.05 ora italiana, una prospettiva per il processo di pace in Colombia. Le prime immagini di Clara Rojas e Consuelo González de Perdomo sono state filmate in esclusiva dall’operatore di Telesur, la televisione allnews per l’integrazione latinoamericana, che ha partecipato all’operazione di riscatto in Colombia. Le immagini sono emozionanti, si vedono i…

Articolo scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Le prime immagini di Clara Rojas e Consuelo González de Perdomo

ALeqM5jLt9x7-U45S35BqKIlRfmYyPzYpALe prime immagini di Clara Rojas (a destra) e Consuelo González de Perdomo (a sinistra) ALeqM5hLTbxDyToOY8T7pKKYvvbqIAJ8iAin esclusiva filmate dall’operatore di Telesur, la televisione allnews per l’integrazione latinoamericana, che ha partecipato all’operazione di riscatto in Colombia. Le immagini sono emozionanti, si vedono i guerriglieri che poi sembrano sparire nel nulla, e le due donne, soprattutto Clara, raggianti e in buone condizioni. Dopo la trasvolata in elicottero fino in territorio venezuelano, non hanno voluto fermarsi nell’ospedale da campo per loro attrezzato e hanno voluto subito proseguire per Caracas con il Falcon predisposto dal governo venezuelano e dove sono atterrate da poco. In questi momenti si stanno riunendo con i familiari e con il presidente Hugo Chávez.

DOMATTINA ON LINE IL PEZZO SCRITTO IN ESCLUSIVA PER LATINOAMERICA

La pace possibile in Colombia

statuabolivar Mai nella storia recente di una guerra che dura da 60 anni in Colombia, si era giunti così vicini all’apertura di un processo di pace. Il narcofascismo di Álvaro Uribe e l’inaffidabilità delle FARC lo hanno fatto fallire. Per ora.

Il modello di integrazione latinoamericana, quello del Banco del Sur, di Petrosur, del Mercosur, è stato ad un passo dal raggiungere un altro straordinario risultato: l’apertura di un processo di pace in Colombia. Come sono andate le cose è noto. Le FARC avevano…

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Banco del Sur, un passo decisivo per l’integrazione latinoamericana

banco_del_sur Domenica è stato fondato a Buenos Aires il Banco del Sur, Banco del Sud. Dopo un anno di negoziati, ne sono paesi fondatori il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, il Paraguay e l’Uruguay, che insieme raccolgono i tre quarti della popolazione del Sud America, 284 dei 375 milioni di abitanti. Restano fuori solo Cile, Perù e Colombia, i paesi della costa pacifica che ancora guardano a Washington. Lula da Silva, Hugo Chávez e Nestor Kirchner (che ha voluto far coincidere il raggiungimento di questo risultato con la conclusione del suo mandato presidenziale), sono i padri in quello che si profila come un passaggio decisivo verso l’integrazione latinoamericana.

Il Banco del Sur, che avrà come sede principale Caracas, fu proposto dal presidente venezuelano Hugo Chávez alla fine del 2004 (ne parlò a chi scrive in questa intervista) e fu accolto da

… Leggi tutto

L’America Latina ha un amico a Washington?

Chi ha detto che “la lotta contro le disuguaglianze è la chiave dello sviluppo dell’America Latina”? Hugo Chávez, direte voi, o forse Lula da Silva, o Nestor Kirchner o perfino Fidel dal suo letto di dolore. Ebbene sbagliate, lo dice George Bush, che è sul piede di partenza per un tour latinoamericano che non solo la BBC definisce “anti-Chávez”.

“Il mio messaggio -ha detto due giorni fa il presidente statunitense con toni inconsapevolmente e svagatamente leninisti- è rivolto ai lavoratori e ai contadini latinoamericani. Io affermo -ha enfatizzato- che voi avete un amico negli Stati Uniti che si preoccupa per voi nei momenti difficili“. Poi, con toni probabilmente autoironici, ha concluso: … Leggi tutto

D’Alema, “populismo” e sinistra sudamericana

Ricevo, volentieri pubblico e consiglio questa intervista rilasciata da Tito Pulsinelli a Patria Grande. Si tratta di un lungo e senz’altro opportuno commento al viaggio di D’Alema in America Latina e all’intervista da questo rilasciata a Liberazione. Non posso non notare -ho fatto letteralmente un balzo sulla sedia- che l’ineffabile Angela Nocioni riesce a farsi bacchettare da sinistra perfino da D’Alema perché arriva a definire la redistribuzione -testuale- come elemosina (sic!).

Non è l’unica perla. Meritano essere citate almeno altre due nocionate. D’Alema definisce Alán García come una costola della sinistra, più o meno come definiva la Lega Nord quando gli faceva comodo: Angiolì, perché non gli domandi come mai ‘sta costola della sinistra sta reintroducendo la pena di morte?

Infine la Nocioni fa almeno dieci domande su Chávez, alle quali d’Alema dà altrettante risposte di chiusura più o meno marcata. La regina delle inviate di Liberazione però non riesce a fare -ma capisco che non si può pretendere troppo dalla vita- l’unica domanda giornalisticamente interessante: allora perché diavolo -unico paese dell’UE- non gli avete votato contro per il CdS?

Intervista a Tito Pulsinelli

Il ministro degli Esteri D’Alema è stato in visita ufficiale in Brasile, Cile e Perù, ricominciando a tessere la trama di una politica estera inchiodata all’unidirezionalità con Washington e Bruxelles, ridotta a pura promozione delle esportazioni. L’Italia era praticamente scomparsa dalla scena latinoamericana, a tutto vantaggio della banca spagnola che è diventata la … Leggi tutto

Ottime notizie dall’Uruguay: Tabaré non firmerà il TLC con gli Stati Uniti

Tabaré Vázquez, il presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay, ha messo fine a mesi di polemiche e di tira e molla: l’Uruguay non firmerà un Trattato di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti.

Tabaré ha parlato giovedì al paese: se pure, come ovvio, proseguiranno trattative con il governo degli Stati Uniti per questioni tariffarie e doganali, non ci sarà un TLC, e tantomeno può essere preso in considerazione il cosiddetto “fast track”, il prendere o lasciare imposto dagli Stati Uniti che avevano fretta di portare a casa un risultato che colpisse duramente l’integrazione latinoamericana. L’Uruguay è … Leggi tutto

Il 97% degli argentini disprezza George Bush. Qual’è il leader più importante dell’America Latina?

Gira un sondaggio interessante sulle pagine del quotidiano di Bogotá “El tiempo“. Realizzato dalla Cima ha coinvolto 10.000 persone in 17 paesi dell’America Latina. Il sondaggio svolto in tutto il continente domanda “qual’è il leader più importante dell’America Latina”.

Al primo posto, con il 16% dei voti, … Leggi tutto

Non ti ho votato per questo

Caro Tabaré, questa foto duole molto. Ma non duole per la foto in se stessa, nessuno pretende che l’Uruguay non abbia relazioni con gli Stati Uniti, o che non ti convenga una photo opportunity con il macellaio in questione, ma per il maneggio con il quale vi si arriva. Mi riferisco al tango che stai ballando con il TLC con gli Stati Uniti e alla milonga con la quale stai giocando con il Mercosur. Da mesi dichiari che vuoi il TLC, forse sì, forse no, a seconda dell’uditorio. Da mesi tuoni contro il Mercosur. Smetti di giocare Tabaré Vázquez, nessun orientale ti ha eletto per questo.

Chi ti scrive, è molto laico, un po’ come te, e pensa che sia utile e indispensabile aumentare l’interscambio con la prima economia del mondo. Ma ti domanda, credi davvero che un TLC con gli Stati Uniti che sia equo e sostenibile possa essere firmato … Leggi tutto

Le “alchine”, Alan García, Hugo Chávez ed il commercio con il grande fratello statunitense

Alan García, il candidato alla presidenza peruviana, già corrottissimo capo dello stato dall’85 al ’90 e molto molto amico di Bettino Craxi, ha attaccato frontalmente Hugo Chávez: “è uno svergognato. Pretende che gli altri paesi latinoamericani non facciano affari con gli Stati Uniti mentre lui gli vende petrolio per 50 miliardi di dollari l’anno”. Lo ha fatto in risposta alla decisione di Hugo Chávez di fare uscire il Venezuela dalla Comunità Andina (CAN) per protesta contro gli accordi bilaterali di libero commercio firmati dai singoli stati invece di trattare come blocco da una posizione più forte. Secondo Chávez, le “alchine” rendono oggettivemente inutile la Comunità Andina.

Rispondere a García è come sparare sulla croce rossa. Le “alchine”, le piccole ALCA … Leggi tutto

Il gerente della Coca-cola, Chávez, Kirchner e Maradona

Mettiamo le cose al loro posto, una volta per tutte. Anche perché dall’Italia se ne sa poco e se ne capisce ancora meno. La crisi diplomatica tra Messico e Venezuela non è derivata da presunte intemperanze verbali di Hugo Chávez verso Vicente Fox, presidente del Messico in nome e per conto degli interessi del governo degli Stati Uniti ed ex-gerente della Coca-Cola Messico.

È stato Vicente Fox ancora a Mar del Plata … Leggi tutto

Preannuncio, ONU e Chávez, Barrio Adentro e excite

Ho ricevuto (incredibile, grazie!) vari email di attenti lettori, chiedendomi commenti su ONU e Chávez. Ebbene, preannuncio che sto scrivendo il mio fondo per Brecha proprio su questo tema e che se troverò il tempo lo tradurrò in italiano. Sarà online venerdì.

Volevo inoltre segnalare che da qualche ora sul portale excite è stato pubblicato il mio articolo “Una settimana con Glenda” sul sistema sanitario venezuelano, pubblicato in cartaceo sull’ultimo numero di latinoamerica in italiano ed in vari posti in spagnolo in America Latina. Si trova qui ed in poche ore è stato letto da centinaia di persone con molti commenti interessanti.

Vi segnalo i pezzi su Barrio Adentro, Una settimana con Glenda” e Che cos’è ?Barrio Adentro? e la mia intervista al presidente Chávez sull’integrazione latinoamericana.

En castellano, señalo mis articulos Una semana con Glenda y El programa Barrio Adentro y mi entrevista al presidente Chávez sobre la integración latinoamericana.

Colgo l’occasione per ringraziarvi tutti, amici, lettori e commentatori.
gc

Telesur: scacco matto in due mosse al pensiero unico

La televisione continentale latinoamericana parte domenica 24 luglio. Rompe il monopolio informativo statunitense sul continente contribuendo anche nell’informazione alla costruzione di un mondo multipolare e offrendo un poderoso strumento per l’integrazione culturale e politica del continente ribelle. … Leggi tutto

L’11 marzo del pensionato Aznar

L’11 marzo il mondo ha guardato a Madrid, alla dignità del suo dolore e alla civiltà con la quale ha affrontato la lotta al terrorismo rifiutando la logica bellicista statunitense. In pochi però hanno notato l’assenza dell’uomo che appena un anno fa ne era Capo del governo, José María Aznar.

Aznar è l’uomo che mentì al paese, sostenendo la pista ETA per gli attentati dell’11 marzo 2004, e dal paese fu punito per la sua menzogna. Aznar è anche l’uomo che portò in guerra un paese dove il 92% dei cittadini era contrario alla guerra. Aznar è anche il primo capo del governo della Spagna postfranchista ad avere riconosciuto un governo golpista, quello Ernesto Carmona Stanga scaturito dal colpo di stato dell’11 aprile 2002 a Caracas.
Dov’era dunque José María Aznar, mentre decine di capi di stato e centinaia di ministri e notabili confluivano a Madrid? Sarebbe stato troppo imbarazzante per lui esserci e dunque Aznar era in Messico, dove lo stesso 11 marzo a Monterrey ha tenuto una conferenza nella locale Università. Non ha toccato il tema delle stragi di Madrid ma ha interloquito sul tema che oggi gli sta più a cuore: il pericolo Chávez.

L’ex capo del governo del Partido Popular, afferma che oggi la dittatura cubana di Fidel Castro non è più un problema. Il problema è il potenziale destabilizzatore dato dal Venezuela che ?utilizzando le pingui rendite petrolifere sta turbando lo sviluppo regionale esportando un credo illiberale e antidemocratico?.
Per Aznar l’unità latinoamericana sarebbe un ?mito destabilizzatore? e il continente latinoamericano ?che negli ultimi 25 anni aveva compiuto enormi progressi, sta oggi patendo un pericoloso ritorno indietro?.

Interpretando il linguaggio del golpista e mentitore Aznar, come nel pensiero di George W Bush e Roger Noriega, sottosegretario di Condoleeza Rice per l’America Latina, la democrazia continua a coincidere con il neoliberismo e solo con quello. Senza neoliberalismo non vi è democrazia.

Non solo: l’integrazione latinoamericana è un’avventurismo pericoloso da fermare, al contrario di altre integrazioni, quella dell’UE, quella Euroatlantica, il Grande Medio Oriente voluto da Bush. Queste vanno benedette perché benedette dai mercati. Proprio i mercati sono gli unici che potrebbero concordare con il giudizio storico di Aznar sull’ultimo quarto di secolo, quello della distruzione neoliberale delle società latinoamericane, dei morti per fame e delle privatizzazioni selvagge, dei Menem, dei Collor de Mello, dei Fujimori, dei Fox e dei Carlos Andrés Pérez. I ?pingui benefici del petrolio? per Aznar sono temibili se irresponsabilmente spesi in servizi sociali, ma vanno benedetti se destinati a corruzione e plusvalore per i titoli finanziari.
Quello che Aznar teme ?ma non solo lui, visto che il suo giudizio non è dissimile da quello dell’ineffabile Internazionale Socialista- è l’America Latina che rialza la testa, quella che processa i dittatori e i torturatori imposti dal Nord, quella che si ribella e sconfigge il golpismo fondomonetarista, quella del programma ?Fame Zero? in Brasile, o ?Barrio Adentro? in Venezuela. Quello che Aznar -e Bush ? teme è il futuro dei popoli.

Non c’è soluzione che non passi per l’integrazione latinoamericana – Gennaro Carotenuto intervista Hugo Chávez Frías

Non c’è soluzione ai problemi latinoamericani che non passi per l’integrazione latinoamericana

Gennaro Carotenuto intervista Hugo Chávez Frías
da Caracas

La costruzione dell’unità latinoamericana è il sogno frustrato del continente fin dalla sconfitta politica del libertador Simón Bolívar, quasi due secoli fa. Per liquidare un progetto politico già sconfitto in varie circostanze in nessun luogo come l’America Latina l’impero statunitense ha utilizzado lo strumento del divide et impera dell’antico impero romano. Eppure, oltre le sconfitte il progetto, il sogno, rinasce. Perché è l’unico cammino possibile.

Gennaro Carotenuto : Presidente, lei afferma come elemento chiave del suo programma politico, la necessità ineluttabile di un processo d’integrazione, della costruzione di una grande patria latino-americana dal Rio Grande alla Terra di Fuoco.

Hugo Chávez Frias : C’è ancora molto del sogno quando parliamo dell’integrazione latino-americana. Ma, noi, crediamo che sia un sogno possibile. Un’utopia realizzabile. Io credo che questo sia un buon momento per realizzare sogni. Andiamo avanti verso questo obiettivo scegliendo di prendere varie direzioni, aprendo diversi fronti. E credo che nessun altro sogno possa realizzarsi se non si comincia da un processo unitario latinoamericano.

Gennaro Carotenuto : Eppure, alcune sigle sono già entrate nella Storia, in particolare ALALC, ALCAN e Mercosur. Adesso al Cuzco avete appena creato la Comunità Sudamericana di Nazioni alla quale è necessario dare un contenuto.

Hugo Chávez Frias : La Comunità Sudamericana delle Nazioni è un passo importante: non importa se avanziamo solo di un millimetro su questa strada, l’importante è che sia nella direzione giusta. Perché al contrario potremmo andare come un treno, ma nella direzione sbagliata. Teniamo chiara la meta, bussola e mappa alla mano, e avanziamo contro vento e tempesta. A volte il vento è molto forte e non possiamo andare avanti e a volte dobbiamo anche fare un passo indietro, ma questa è la nostra rotta. Non importa quanto tempo ci voglia. Abbiamo fatto un passo in questa direzione e questa direzione è giusta.

Ma fai caso a come è cambiato almeno il discorso in questi vertici. Prima, quando io arrivavo, la gente diceva: “Ecco che arriva quel matto di Chávez”. Mi ricordo che durante uno di questi primi vertici nei quali eravamo presenti, intervenni io, poi Fidel interviene. Subito dopo Fidel mi manda un bigliettino che dice: “Chávez, mi pare che non sono più l’unico diavolo in queste riunioni”. E’ che noi abbiamo un progetto d’integrazione, per i popoli e per i lavoratori. E non potranno nulla contro di noi, uniti come siamo. Abbiamo un progetto, una strategia e mille tattiche, mille reggimenti all’offensiva. Non c’è nessuno che può fermare questo movimento rivoluzionario in queste terre. Adesso bisogna dare forma a questo movimento internazionale, ed è urgente perché l’aggressione alla quale Cuba ha resistito per più di 40 anni, e continua a resistere, con le minacce che ancora crescono, e l’aggressione alla quale il Venezuela sta resistendo saranno ugualmente lanciate contro ogni governo o paese che cerca di distaccarsi dall’Impero.

Gennaro Carotenuto : Epperò la costruzione della patria grande latinoamericana che lei ha di nuovo portato sulla scena politica è un sogno così grande che molti latinoamericani, particolarmente quelli del sud del continente, non osano neanche sognarlo. Ci sono alcuni governi progressisti che vi fanno solo riferimenti pallidi e rituali. Sarebbe interessante per lettori di Brecha di iscrivere il suo sogno bolivariano nell’ambito di un’agenda politico concreto.

Hugo Chávez Frias : Noi stiamo imparando tante cose. Il popolo impara queste cose. E abbiamo capito che la tecnica deve servire la politica. La politica deve essere la regina, al di sopra della tecnica e dell’economia. È da qui che nasce l’idea di Petrosur, Petroamérica, o Petrocaribe, non importa il nome. Immagina il poter sommare il potenziale petrolifero che possiede il Messico con quello dell’Argentina, del Venezuela, della Bolivia e della Colombia. In tutti questi paesi c’è del petrolio, dove di più, dove di meno. E il gas naturale. Cuba possiede molto petrolio. Fidel dice che vuole entrare direttamente nell’OPEC.

Gennaro Carotenuto : Si intende che per lei il cammino passa per l’integrazione economica secondo un modello simile a quello dell’Unione Europea.

Hugo Chávez Frias : Noi abbiamo proposto la creazione di una Banca centrale latinoamericana. Dove sono le riserve del Venezuela? Nelle banche del Nord. Oro, dollari, euro. E più in là: un Fondo monetario latinoamericano. Noi vogliamo uscire dal Fondo monetario internazionale. Però in tutto il continente, ci sono solo Cuba e il Venezuela che accettano questa proposta. E visto che Cuba non è nel Fondo monetario internazionale, restiamo solo noi.
Ma non si tratta solo di questo. Abbiamo anche delle proposte concrete per frenare il dominio imperialista sul piano culturale, difatti, proponiamo una televisione del Sud. È un progetto concreto sul quale lavoriamo da tre anni e che è sul punto di vedere la luce. E infine, l’ALBA (Alternativa bolivariana per l’America), un’integrazione basata sulla cooperazione e non sulla concorrenza, che tiene conto delle frange di popolazione meno privilegiate e che si appoggerà sulle basi dello sviluppo endogeno, già sancito dalla nostra Costituzione Bolivariana. Tutti questi sono sogni possibili. E’ necessario osare.