Thursday 09 February 2012, 20:20

Gli articoli con tag: " integrazione latinoamericana "

¡Alerta, alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina! Nasce il Movimento Continentale Bolivariano.

Da vaccamagra.blogspot.com

.Caracas.

Abbiamo partecipato, documentandola, alla nascita del Movimiento Continental Bolivariano. La dinamicitá e l’energia sentita ha ,a tratti, commosso e dato speranze. … Leggi tutto

Dalla Colombia alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Santa Ana de Coro.

Arriviamo da Santa Marta(Colombia) a Maracaibo alle dieci del mattino dopo 12 ore di pulmino anziché 7 a causa del bus che prima si ferma con la batteria scarica e che poi buca una ruota.
Alla frontiera di Maicao non abbiamo nessun problema nonostante in precedenza ci avessero detto il contrario a causa delle tensioni Colombia-Venezuela.

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Con i resistenti in Honduras

p_29_11_2009 Assalti ai media partecipativi e alle associazioni sospettate di favorire il boicottaggio proclamato dalla Resistenza delle elezioni farsa benedette dal Dipartimento di Stato. Mentre in Uruguay, contemporaneamente, le elezioni sono davvero una festa della democrazia in un altro punto della “Patria grande latinoamericana”, l’Honduras, le elezioni sono la fine della democrazia.

Tegucigalpa si sveglia oggi in un’alba tragica nella quale ancora una volta, nella piena logica alla George Bush di esportazione della democrazia, ed esattamente come è avvenuto in Afghanistan, si svolgono “elezioni pur che siano”. Con brogli, senza opposizione, senza osservatori internazionali, mentre si violano i diritti umani. Non importa.

Se qualcuno va a votare, vedremo quanti saranno, allora il simulacro di democrazia è mantenuto anche se ad imporlo sono gli squadroni della morte. Era la filosofia di Donald Rumsfeld e lo rimane per Hillary Clinton.

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La Rivoluzione della Cittadinanza in Ecuador. La sinistra di fronte alle elezioni

revolucion ciudadana La comparsa di un nuovo fronte progressista in Ecuador a partire dal 2007 ha tracciato una linea divisoria in America Latina, consolidando internazionalmente il nuovo asse di sinistra e dando fiato al tanto desiderato cambio che nel paese, particolarmente tra i settori medi e bassi, si era manifestato in varie forme negli ultimi 20 anni, ma senza che quest’ultimo avesse avuto soluzioni elettoralmente praticabili e teoricamente coerenti.

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Le democrazie latinoamericane esigono a Barack Obama, la fine delle ingerenze, il rispetto del diritto internazionale e la fine dell’embargo contro Cuba

ObamaGaleano Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente.

Non sarà solo l’affabilità e perfino l’umiltà che sta dimostrando Barack Obama in queste ore a Trinidad e Tobago, per il Vertice delle Americhe, a sanare le ferite storiche di 170 anni di dottrina Monroe. Non sarà con una richiesta di voltare pagina e di “un nuovo inizio”, pur necessari, che si potranno lasciare alle spalle decenni di destabilizzazioni, colpi di Stato, complotti, assassinii, invasioni, crimini contro l’umanità, spoliazioni, imposizioni di patti leonini contro il Continente attraverso quell’aberrazione che è stata il “Consenso di Washington”, quel meccanismo perverso per il quale politiche e politici di paesi democratici o dittature potevano essere sommerse o salvate solo con l’imprimatur di una potenza straniera.

Non sarà con il ristabilimento di relazioni diplomatiche, con il Venezuela oggi (ed è un grande successo del Vertice di Trinidad), con Cuba forse domani, che recupererà credibilità il paese che per 60 anni ha imposto e tuttora sponsorizza all’America latina e al mondo il Fondo Monetario Internazionale come strumento di dominio neocoloniale.

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Dieci anni di Hugo Chávez in Venezuela, tempo di bilanci

hugo_chavez-01 Ha dimezzato la povertà e la disoccupazione in uno dei paesi più ricchi e ingiusti del mondo. Una straordinaria sollevazione popolare lo ha fatto sopravvivere ad un colpo di Stato organizzato da George Bush, da José María Aznar e dal Fondo Monetario Internazionale. Ha costruito un sistema mediatico equilibrato laddove aveva voce solo il “pensiero unico”, è stato il primo capo di stato a dire che il neoliberismo era un crimine e aveva fallito ed è stato uno dei padri dell’integrazione latinoamericana. Adesso, finita la bonanza degli alti prezzi del petrolio riuscirà a mantenere la promessa di un Socialismo del XXI secolo?

abn-04-11-2006-puerto05 C’è un dato che non può essere eluso quando si parla di bilanci per i dieci anni di governo di Hugo Chávez. Secondo il CEPAL, l’istituto di studi economici delle Nazioni Unite, l’azione del suo governo ha portato al crollo degli indici di povertà dal 50 al 30% e quelli di indigenza dal 21.7 al 9.9%. Che piaccia o no a chi parla di regime, di caudillo e trama da anni per rovesciarlo con ogni mezzo antidemocratico, oggi milioni di venezuelani ridotti alla disperazione dal sistema neoliberale della IV Repubblica, hanno ritrovato speranza e dignità.

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Fidel, Cristina e Barack, che il pugno degli Stati Uniti diventi una mano tesa verso l’America latina

na01fo01 Che il presidente della Repubblica argentina, Cristina Fernández de Kirchner, scelga di andarsene a Cuba il giorno dell’insediamento del Presidente degli Stati Uniti e incontri l’influente pensionato Fidel Castro, che da settimane la solita grande stampa dava in coma o già morto, e lo trovi in ottime condizioni, è di per sé una notizia.

Ma il rilievo politico non sta tutto nell’incontro, nel peso politico della visita ufficiale del primo presidente argentino dopo Raúl Alfonsín 23 anni fa, sta nel segnale lanciato da Argentina e Cuba all’uomo appena insediatosi alla Casa Bianca. Per Fidel è “un uomo sincero” e “con buone idee”.

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John McCain contro Barack Obama: cosa cambia per l’America latina

shepard-fairey-barack-obama Oggi gli Stati Uniti eleggono il successore di George Bush. Che vinca John McCain o che vinca Barack Obama sarà un’impresa far peggio dell’uomo che ha organizzato golpe, visto instaurare governi progressisti in tutto il continente e che ha visto rifiutare l’ALCA e il fondomonetarismo e crescere la pianta dell’integrazione latinoamericana che per duecento anni gli Stati Uniti avevano avversato con successo.

McCain vuole il ritorno al buon vicinato mentre per Obama è finita l’epoca dei cow-boy. Obama non è mai stato in America latina, che però fa il tifo per lui, mentre McCain negli anni ’80 è stato coinvolto da Ronald Reagan nella guerra sporca in Centro America.

TUTTE LE DIFFERENZE TRA I DUE CANDIDATI E COSA SI PUO’ ASPETTARE L’AMERICA LATINA in esclusiva su Latinoamerica.

Bolivia: cosa è in gioco col referendum revocatorio di domenica

amoevo Domenica 10 agosto si realizzerà in Bolivia il referendum revocatorio. Le dieci cariche più importanti del paese, presidente, vicepresidente e otto dei nove prefetti (governatori) saranno sottoposte ad un referendum popolare che confermerà o meno il loro incarico.

Si vota in un contesto caotico e con il pericolo reale di un colpo di stato organizzato dai prefetti dell’opposizione.

Questa ha tentato fino all’ultimo di evitare un referendum che può essere la chiave di volta del processo diretto da Evo Morales.

Da lunedì il cambiamento in Bolivia si fermerà definitivamente o accelererà.

Ricordate Salvador Allende? Il golpe in Cile non si doveva realizzare l’11 settembre ma il giorno dopo, il 12 settembre 1973. Ma quando il traditore Augusto Pinochet seppe che il giorno 11 Allende avrebbe annunciato al paese che si sarebbe tenuto un referendum popolare sul suo mandato, e se avesse perso si sarebbe dimesso in pace e in democrazia, decise di anticipare il colpo di stato. Era evidente ad ogni persona informata dei fatti, che il popolo era con Don Salvador e che questo sarebbe uscito infinitamente rafforzato dal referendum, rispetto all’opposizione e rispetto alla sua litigiosa maggioranza.

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Sempre più forte l’asse del male latinoamericano

tres A Buenos Aires si sono riuniti ieri il presidente brasiliano, Lula da Silva, quello venezuelano Hugo Chávez, ospiti di Cristina Fernández. Sono i tre paesi più importanti e il motore dell’integrazione latinoamericana che tanti nemici incontra in Europa e Nordamerica ma vanno ogni volta più avanti. E’ quello che negli Stati Uniti hanno definito “asse del male latinoamericano” e Cristina con Chávez sono oggi in Bolivia per appoggiare Evo Morales per il revocatorio del prossimo 10 agosto.

L’occasione è stata il più importante incontro della storia di imprenditori brasiliani in Argentina. Per duecento anni e fino a ieri educati ad essere rivali in tutto, perfino ad odiarsi, ed a servire il Nord del mondo in silenzio, adesso Argentina e Brasile, le due economie più importanti del Sudamerica, si stanno integrando a passo velocissimo.

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La criminalizzazione del movimento bolivariano. Perú e Colombia in prima linea.

Chi è colpevole? Ama gli altri come te stessa. Chiusi gli occhi e vidi il modo come un embrione sul punto di abortire”

Melissa Patiño (dal carcere)

 

Melissa e gli altri

Melissa Patiño Hinostroza ha 20 anni ed è una giovane poeta peruviana di Lima.

Si trova in carcere dal 29 febbraio scorso, arrestata ad Aguas Verdes, dipartimento di Tumbes, al confine con l’Ecuador, con l’accusa di terrorismo internazionale, mentre faceva rientro in patria dopo aver partecipato al Secondo Congresso della Coordinadora Continental Bolivariana, tenutosi a Quito dal 23 al 27 febbraio. Congresso che rappresenta un importante momento di incontro per tutta la sinistra latinoamericana, per i movimenti sociali e le organizzazioni popolari della regione, e al quale avevano partecipato, insieme a circa 800 delegati di diversi paesi del mondo, anche i tre giovani messicani che si trovavano nel campo delle FARC per motivi di studio e dove hanno perso la vita in seguito all’attacco dell’esercito colombiano in cui è morto il comandate guerrigliero Raúl Reyes, che stava conducendo trattative con la Francia per la liberazione di Ingrid Betancourt. … Leggi tutto

Lula: “Bush, figlio mio, risolvi la tua crisi economica e lasciaci in pace”

Il presidente brasiliano commenta ironicamente la crisi finanziaria statunitense e chiede a Bush di risolverla senza dare complicazioni ad altri paesi. Intanto Brasile e Venezuela rafforzano la loro alleanza energetica.

www.verosudamerica.com

Un tanto ironico quanto incisivo Lula si è rivolto così nei confronti del presidente statunitense: “Bush, figlio mio, il problema è tuo, cerca di risolvere la tua crisi. Siamo stati 30 anni senza crescita economica in Brasile, ed ora che abbiamo iniziato a crescere vuoi complicarci la vita con questa crisi finanziaria?”. Da applaudire la sincerità, ecco la dichiarazione in portoghese: “O problema é o seguinte: nós passamos 30 anos sem crescer e agora que estamos a crescer apareces tu a intrometer-te. O problema é teu, de modo que resolve tu a crise”. Non solo, il presidente brasiliano si offre anche in aiuto al collega statunitense: “Noi abbiamo un buon know how per salvare le banche attraverso fondi pubblici, se Bush ne avrà bisogno siamo pronti a inviare la nostra tecnologia”. … Leggi tutto

SPECIALE TELESUR: La manipolazione del terrorismo in Colombia

Anche in Italia lo speciale sulla manipolazione mediatica colombiana!

La brava giornalista di Telesur Patricia Rivas, mi segnala lo speciale che andrà in onda oggi sull’emittente per l’integrazione latinoamericana intitolata “La manipolazione del terrorismo in Colombia“. Secondo Patricia questo speciale sarà l’unica voce alternativa rispetto alla giornata di propaganda uribista denunciata da giorni anche in Italia da Annalisa Melandri.

I temi toccati dallo speciale sono:

1) analisi degli interessi della manifestazione convocata dalla destra uribista e dai grandi media di comunicazione per oggi.

2) Il terrorismo parastatale in Colombia.

3) Le strategie di chi vuole la guerra contro il sorgere di condizioni per il dialogo e la pace.

Tra gli altri saranno intervistati da Lourdes Zuazo e Mario López: … Leggi tutto

Decalogo velinaro per trattare il successo di Hugo Chávez in Colombia

Chavez-5HTavole della legge per i giornalisti che devono occuparsi della liberazione in Colombia di Clara Rojas e Consuelo González de Perdomo. Attenersi scrupolosamente, altrimenti finite agli annunci mortuari.

Primo comandamento: mai riconoscere i meriti di Hugo Chávez. Evitare perfino di citarlo, si farebbe il suo gioco.

Secondo comandamento: è severamente proibito ricordare che perfino Uribe e il governo statunitense hanno ringraziato Chávez e riconosciuto i suoi meriti. Ricordare poi che Uribe ha ringraziato perfino il governo cubano e il comandante Fidel Castro comporta l’immediata interruzione del rapporto di lavoro.

Terzo comandamento: visto che a Uribe proprio è impossibile dare il merito (ma magari qualcuno ci è riuscito, chissà, si potrebbe provare) dare il merito alla Croce rossa internazionale.

Quarto comandamento: se si è europei, tipo il TG1, dare il merito a Nicolas Sarkozy, che è europeo, di destra e pure fidanzato di Carla Bruni. Del resto si sa che tutte le idee buone nascono in Europa.

Quinto comandamento: sminuire l’importanza della liberazione di Clara Rojas e Consuelo González de Perdomo. Privarle del loro nome e della loro storia, e retrocederle alla categoria di “due donne” e specificare chiaramente “due su centinaia di ostaggi ancora in mano alle FARC”

Sesto comandamento: ricordare che nel ginepraio colombiano Hugo Chávez resta persona non grata, non importa di chi. E che comunque la pace in Colombia è più lontana che mai.

Settimo comandamento: fare notare che Chávez sfrutta il successo gigioneggiando davanti

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E Álvaro Uribe ringrazia Hugo Chávez

MNF22998_70 Deve essere costato veramente molto ad Álvaro Uribe (nella foto) ammettere che “si è potuta ottenere la liberazione delle due compatriote grazie al lavoro svolto, che ringraziamo infinitamente, del presidente Hugo Chávez“.

E’ questo il fatto politico sostanziale di una delle più belle giornate nella storia dell’integrazione latinoamericana e che ha portato alla liberazione da parte delle FARC di Clara Rojas e di Consuelo González de Perdomo. E’ successo, o meglio è iniziato a succedere, quello che le parti in campo in Colombia non avevano mai voluto che succedesse: che un concerto regionale potesse mettere mano all’inestricabile conflitto interno colombiano e cercare una soluzione regionale. E’ quello che da Washington, a partire dal Plan Colombia, avevano sempre escluso che dovesse accadere ed oggi comincia ad accadere. L’America (l’America latina) agli americani (latinoamericani). [segue]

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