Friday 25 May 2012, 05:45

Gli articoli con tag: " innovazione "

Micromega, Marx e i microcefali liberali

di Lorenzo Mortara

Il solito bamboccio, questa volta nella maschera di Rampini Federico, sull’ultimo numero di Micromega – la rivista liberal che lo schiavista De Benedetti e la sua "Società per Illazioni" pretendono di smerciare a sinistra – scribacchia che “almeno una profezia di Marx è stata smentita dai fatti… la caduta tendenziale del saggio di profitto che nella sua visione (del solo Rampini evidentemente – N.d.A) avrebbe portato alla rovina del capitalismo. Gli ultimi trent’anni di storia dell’economia globale – l’inglorioso trentennio seguito al presunto trentennio glorioso, apice e caduta del cretinismo keynesiano – hanno visto al contrario un consistente spostamento nella distribuzione della ricchezza a favore dei profitti e a scapito dei redditi da lavoro”.

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Caccia ai fannulloni telematici

Ormai ho perso il conto. Da quando al dipartimento della funzione pubblica c’è Brunetta, non passa settimana senza una presa di posizione contro il malcostume dilagante nel pubblico impiego; oggi i fannulloni, domani i falsi malati, poi quelli che vanno a fare la spesa, fino a chi fa il doppio lavoro e addirittura chi utilizza per interesse personale le dotazioni dell’ufficio. Azz! Fortuna che è arrivato Brunetta che li mette in riga tutti questi parassiti.
Già, perché questo sono (anzi, siamo) i pubblici dipendenti: niente più che dei parassiti, dediti allo sfruttamento per fini personali di quel poco di risorse pubbliche che ci restano; decenni di vergogne che finalmente vengono messe a nudo. Davvero ci voleva un uomo della statura di Brunetta!
Perché ne parlo? Perché spulciando i titoli dei giornali ho trovato sul Sole 24 ore “Brunetta vieta l’uso privato di Internet ai dipendenti pubblici”. Non occorre che lo dica, sono di parte e non me ne vergogno, mi sono limitato a fare una smorfia, ho pensato con superficialità “siamo alle solite”, e sono passato oltre.

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L’italia che cambia, in peggio

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Due documenti che cambiano l’italia (in peggio) e che bisogna conoscere.

Il Pacchetto sicurezza così come esce dall’iter delle commissioni, dopo lunga discussione e un taglia e cuci che ha eliminato alcune cose (l’art. 60 sulla istigazione e apologia in rete è stato soppresso per merito della rete e di un emendamento a cura del deputato Cassinelli. fuori dal pacchetto sicurezza c’e’ inoltre – a parte che l’opposizione al ddl carlucci – chi sta combattendo una fondamentale battaglia contro la possibilità che telecom possa rilasciare accesso a internet a pacchetti invece che per intero), ne ha lievemente modificato altre e ha lasciato un insieme di norme che legittimano fanatici razzisti e moralizzatori dei costumi (quelli altrui) a pattugliare le strade, condannano i migranti, grandi e piccini, all’invisibilità, norme che criminalizzano la razza, il colore della pelle, e condannano ogni atto di dissenso (viene reintrodotta l’offesa a pubblico ufficiale) rivelando una vocazione persecutoria nei confronti di ogni opposizione civile e facendosi scudo del potere di controllo che la stessa richiesta di sicurezza (tramite telecamere, controllo preventivo su internet e schedature di massa) autorizza.

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Mozilla Prism porta il web sul desktop

L’ho installato e lo sto provando finora su Gmail. Come direbbero in gringolandia: cool!

Roma – Sono trascorsi quasi due anni da quando Mozilla ha lanciato il progetto open source Prism, teso a sviluppare un software che promette di slegare le applicazioni web dal browser e avviarle direttamente dal proprio desktop. Prism sta ora per raggiungere la sua prima pietra miliare, il rilascio della versione 1.0, di cui è stata appena distribuita una beta.

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Fiat e Crysler

La Fiat ha chiuso l’accordo con la Crysler. Solo alcuni giornali , quelli con commentatori economici di più alto respiro, hanno dato la notizia soffermandosi un pò di più sugli aspetti più generali, gli altri hanno cantato le doti italiche di aggredire i mercati mondiali. Inutile commentare le euforiche note di tutti i politici, di destra e di "sinistra". Su Repubblica si cantava, tra l’altro, le doti ed il grande senso di responsabilità dei lavoratori americani. Ma alcune considerazioni vanno fatte. Come ho avuto modo di dire in altre occassioni, il mercato americano delle industrie è allo stremo, sono con l’acqua alla gola e accetterebbero chiunque pur di uscire dall’impasse in cui si sono ficcati con gli investimenti "creativi" degli anni passati. Oggi le industrie europee, francesi e tedesche in primis, fanno a gara a comprare i resti delle fabbriche americane. … Leggi tutto

La Rivoluzione della Cittadinanza in Ecuador. La sinistra di fronte alle elezioni

revolucion ciudadana La comparsa di un nuovo fronte progressista in Ecuador a partire dal 2007 ha tracciato una linea divisoria in America Latina, consolidando internazionalmente il nuovo asse di sinistra e dando fiato al tanto desiderato cambio che nel paese, particolarmente tra i settori medi e bassi, si era manifestato in varie forme negli ultimi 20 anni, ma senza che quest’ultimo avesse avuto soluzioni elettoralmente praticabili e teoricamente coerenti.

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Alla vigilia del G20 di Londra Zapatero salva dal fallimento Caja Castilla La Mancha

Alla vigilia del caldissimo appuntamento del G20 di Londra, la Spagna di Zapatero ha rotto gli indugi salvando dal fallimento la Caja Castilla-La Mancha, la prima banca europea ufficialmente al collasso, dall’inizio della crisi finanziaria globale. … Leggi tutto

Riusciremo anche in Italia ad avere un dibattito serio sulla neutralità della Rete?

netneutrality La recente proposta di legge in tema di neutralità della rete, presentata da Vincenzo Vita e Luigi Vimercati, entrambi senatori del PD, potrà finalmente aprire il dibattito politico/legislativo su un tema che in altri Paesi, europei e non, è da molto tempo in primo piano.

Gli "attori" di questo dibattito sono vari: i fornitori di servizi Internet (ISP), che, a fronte di usi sempre più complessi della Rete, quali ad esempio quelli legati alla circolazione di video o ai sistemi di Voice over IP, stanno cercando di ottimizzare l’uso della banda di rete; gli utenti della Rete stessa, che non accettano che alcuni dati veicolati sul Web possano essere "discriminati" a favore di altri; i titolari di diritti (specialmente diritti d’autore) che sostengono che gli ISP debbano aiutarli a scoprire e sanzionare, anche con limitazioni di accesso a alla Rete gli utenti che usano applicazioni che normalmente trasportano file coperti da privativa; i "regolatori", che devono decidere se e come intervenire per affermare o meno la possibilità per gli ISP di sospendere la connettività di un utente o di filtrare un’applicazione, un servizio, un contenuto.

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L’università che piace a Confindustria

Con la conversione del decreto-legge n.180 sul “diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”, l’onda controriformatrice del duo Gelmini-Tremonti si abbatterà sull’Università pubblica con una decurtazione del fondo di finanziamento ordinario che dai 702 milioni di euro nel 2010 raggiunge nel 2011 gli 835 milioni.

Coperta dalla retorica del merito e dal vincolo dei conti pubblici in ordine, origina da un’impellente necessità di larga parte del sistema industriale italiano: dequalificare e depotenziare il sistema formativo per disporre di manodopera già ‘disciplinata’ al momento della laurea e, dunque, già in quella fase ben disposta ad accettare condizioni di sottoccupazione e bassi salari.

Guglielmo Forges Davanzati

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Cittadini di sana e robusta Costituzione

A settembre del prossimo anno i nostri Pierini si ritroveranno una novità tra le materie del proprio curriculum scolastico. Si chiama Cittadinanza e Costituzione e sarà studiata dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria, dalle medie alle superiori.

Annunciata già a fine ottobre 2008 con la legge 169 che l’ha introdotta nei programmi di tutte le scuole di ogni ordine e grado, da ieri mattina (4 marzo) la nuova materia scolastica ha “linee d’indirizzo” ben delimitate per ciascun percorso scolastico, linee che, pur nel rispetto del principio dell’autonomia didattica delle scuole, ne determinano dettagliatamente i contenuti e gli obiettivi di apprendimento.

Presentandola a Palazzo Chigi, alla presenza del Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, e don Luigi Ciotti, presidente di “Libera”, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha assicurato: "non sarà la vecchia ora di Educazione civica, ma un’ora di educazione alla cittadinanza, per insegnare ai ragazzi i valori e i principi contenuti nella nostra Costituzione".

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Berlusconi, Internet e la sicurezza

Per conoscenza e, per quanto mi riesce, senza commento.
Si tratta dell’emendamento al “pacchetto sicurezza” – così lo chiama il Governo – che riguarda la possibilità di “oscurare” i siti internet che in qualche modo “istigano a disobbedire alle leggi dello stato” o “alla violenza“.
Mi limito a due considerazioni. In Campania, sarà utilissimo per mettere a tacere i cittadini non ancora sudditi che lottano per la salute contro l’amianto nascosto nella cava di Chiaiano. Non lo sanno in molti, ma è così: alla scoperta e soprattutto alla diffusione della notizia, hanno infatti provveduto sovversivi noti e pericolosi come padre Alex Zanottelli, che da anni si batte sconsideratamente e poco cristianamene per la difesa dei beni comuni. In vista dell’approvazione di quel modello di rigoroso rispetto della Costituzione, costituito dalle “fondazioni” marca Aprea, ho fondati motivi per credere che anche nel settore della formazione, riviste pericolosissime come questa, possa essere agevolmente neutralizzata. Considerando l’uso “criminogeno” fatto dai siti dei cosiddetti “movimenti” – o anche solo da quelli che si permettono di fare informazione “alternativa” – se il provvedimento passerà – e non vedo come possa andare diversamente – l’Esecutivo avrà in mano un nuovo, efficace “strumento di sicurezza” – la parola censura è stata cancellata dal nostro dizionario – e sarà in grado di limitare gli spazi di quei veri e propri reperti archeologici che sono l’agibilità politica e democratica. Ciò sarà tanto più facile, quanto meglio il Governo saprà “riformare” la Magistratura… Presto non si “intercetteranno” i delinquenti e finalmente si mettono a tacere i dissidenti. Attorno alla sicurezza, si sente dire, si va costruendo una sorta di Patriot Act italiano, ma sono i soliti “facinorosi“. Certo, negli anni che verranno, gli storici faticheranno molto a ritrovare sul web le voci del dissenso. Questo è innegabile. E, tuttavia, siamo franchi: che valore possono avere, in questa feroce e disperata lotta per la sicurezza, le pur rispettabili esigenze degli storici?

PROPOSTA DI MODIFICA N. 50.0.100 AL DDL N. 733
50.0.100 (testo 2)
D’ALIA

Vedere testo 3
Dopo l’articolo 50, inserire il seguente:

«Art. 50-bis.

(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.

4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».

Da “Il blog di Giuseppe Aragno“; uscito il 15 febbraio 2009 su “Fuoriregistro“.

La nuova frontiera dell’informazione: il “giornalismo partecipativo”

Mi pare stiano prendendo piede, se pur con qualche difficoltà e diffidenza, nuove forme di comunicazione e informazione che contraddistinguerebbero in modo netto il giornalismo “informatico” dalle vecchie forme cartacee ancora in uso. Le perplessità, penso per altro dovute, da parte dei numerosi lettori che tutti i giorni si avvicendano sulla rete a cercare le notizie e le novità che spesso vengono negate dalle maggiori testate italiane, sono date dai motivi più svariati. Sicuramente uno dei principali è la mole di offerta che internet, senza filtro alcuno, riesce ad assicurare al lettore, il quale si trova spesso a dover pesare in maniera discrezionale tutti i vettori informativi che gli giungono, senza avere inoltre un’adeguata conoscenza sull’origine e sull’attendibilità dei fatti. Nonostante ciò, pare che la nuova frontiera del giornalismo cosiddetto “partecipativo” stia coinvolgendo un numero sempre maggiore di collaboratori e di seguaci, attratti forse dalla ventata di innovazione che questa porta in un paese in cui ogni forma di rinnovamento viene stigmatizzata. Tra le cose che affascinano di più di questo nuovo modo di vivere il giornalismo vi è sicuramente l’idea della partecipazione dal basso, capace di infrangere tutti gli schemi tradizionali ed entro cui l’influenza partitica, oramai presente ovunque, non riesca a penetrare, assicurando così la ricerca di nuove soluzioni ai problemi, oltre che l’imparzialità delle stesse. Ciò che, dal mio punto di vista, dev’essere chiaro agli interlocutori a cui ogni reporter improvvisato aspira rivolgersi, è in primis la motivazione che porta un comune cittadino ad esporsi in prima persona rendendo esplicite le proprie idee sul web, il quale, non ricevendo alcun compenso pecuniaro da un Direttore o da un Partito, sarà da un lato decisamente spinto a mobilitarsi per il proprio bene e per il bene dei propri concittadini, dall’altro non sarà incentivato ad allontararsi dalle verità spesso scomode per volere dei “padroni”. É anche vero, inoltre, che il giornalismo partecipativo e libero, attraverso le sue milioni di informazioni giornaliere e spesso contrastanti tra di loro, attraverso gli innumerevoli “commenti” subito leggibili e rilasciabili agli articoli, attraverso la neutralità e le obiezioni costruttive di chi partecipa, porta decisamente ad un controbilanciamento delle opinioni discordanti e quindi a raggiungere, soprattutto negli argomenti particolarmente controversi, un minimo comune denominatore che si presume il più vicino possibile alla realtà. É un pò lo stesso obiettivo che si propone Wikipedia, l’enciclopedia online e senza fine di lucro, che attraverso i volontari (spesso anche esperti) che convergono nella sua realizzazione e grazie al loro confronto, riesce a dare un quadro chiaro e completo su ogni soggetto che tratta, assicurando al contempo una maggiore imparzialità rispetto alle enciclopedie o ai manuali cartacei di tipo univoco. La barriera che incontra questa nuova forma democratica credo sia radicata in parte nel DNA culturale italiano e di quelle generazioni che, ancora salde ai vertici di ogni aspetto sociale ed istituzionale del paese, intimano verso le potenzialità dei giovani e di chi si oppone, con uno sguardo al futuro, ad ogni forma di gerontocrazia in puro stile italiano.

 

Obama, dura lex sed net. Se il potere legislativo passa per la rete.

« Pubblicheremo sul sito web, per cinque giorni, tutta la legislazione che non sia d’emergenza, e permetteremo al pubblico di esaminarla e di commentarla prima che il presidente la firmi ». E’ quanto si legge ormai da alcuni giorni, per la precisione dalle 12:01 del 20 gennaio 2009, nel messaggio di apertura del blog ufficiale della Casa Bianca. Si tratta della prima promessa elettorale confermata e trasformata in decisione esecutiva dal nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Hussein Obama, il quale ne ha voluto programmare l’annuncio un minuto dopo la sua entrata in funzione, quando ancora era in scena la mini-gaffe del giuramento di rito (nel dichiarare di voler fare il presidente, Obama ha dimenticato la parola « fedelmente » e l’ha reinserita alla fine, cio’ che gli ha imposto di ripetere il giuramento il giorno dopo). Non si potrebbe immaginare nulla di più simbolicamente dirompente che pubblicare una decisione del genere un minuto dopo l’investitura, nessun gesto poteva essere più esplicito per farne la propria bandiera politica. Eppure questa bandiera, avvistata da Le Monde solo la sera del 21 gennaio alle 20:25, agli occhi del lettore italiano non sventola ancora.
L’annuncio figura a conclusione del post inaugurale del sito www.whitehouse.gov, firmato dal « Direttore dei Nuovi Media » del governo, Macon Phillips e intitolato « Il cambiamento è arrivato alla CasaBianca.gov ». Questo post si apre ricordando che « Milioni di americani hanno sostenuto il viaggio del Presidente Obama fino alla Casa Bianca, molti usando internet per partecipare alla definizione del futuro del Paese » e che il nuovo sito web è solo « l’inizio degli sforzi della nuova amministrazione per estendere ed approfondire questa partecipazione online ». Macon passa quindi a definire le tre priorità della sua azione. « Comunicazione », cioè informazioni tempestive e approfondite per tenere ognuno aggiornato ed edotto sullo stato dell’economia e della nazione. « Trasparenza », cioè pubblicazione di tutti gli atti e le decisioni della presidenza « per fare di questa amministrazione la più aperta e trasparente della storia ». E infine « partecipazione » : poiché Obama ha cominciato la sua carriera impegnandosi nel sociale, sa bene cosa possono le persone mettendosi insieme, e vuole fare di cio’ una priorità del governo. Di qui la scelta di attuare immediatamente la promessa elettorale secondo cui la presidenza pubblicherà le nuove leggi prima di firmarle, per permettere a tutti di esaminarle e di commentarle.
E’ appena il caso di sottolineare la portata non solo simbolica, ma giuridico-politica, di questa decisione. Se infatti verrà attuata, si tratterà della prima volta che il titolare formale della sovranità di uno Stato democratico, cioè il popolo, verrà chiamato ad esprimersi in maniera sostanziale, sistematica e diretta, seppure a titolo puramente consultivo, nel merito del processo legislativo. In un Paese in cui la quota di popolazione connessa a internet (73%) supera di gran lunga quella che va a votare (61%), cio’ significa profilare apertamente un contropotere popolare a democrazia diretta, di fronte a un’amministrazione pubblica a democrazia rappresentativa che, come in tutto l’Occidente, è storicamente ostaggio delle aristocrazie socio-economiche organizzate nelle attività lobbing. Non per caso la campagna contro le lobbies è l’altro grande pilastro del rinnovamento (noi diremmo della « riforma della politica ») che Obama ha inteso portare a Washington. Questa campagna non è meramente mediatica e formale, ma si fonda su un preciso dato materiale: più della metà del finanziamento record che ha portato alla vittoria il nuovo presidente proviene infatti dalle piccole donazioni della gente comune, racimolate a milioni tramite internet. Il contropotere popolare che si esprime sul piano politico come potere consultivo sulle leggi in via di approvazione è dunque materialmente fondato su un contropotere finanziario, che ha fatto improvvisamente della popolazione media americana connessa in rete la più potente « lobby » del Paese.
Questi elementi permettono forse di decifrare meglio la strategia politica del giovane presidente nero. Se è vero, infatti, che Obama ha blindato la credibilità politica della sua amministrazione conferendole un profilo decisamente moderato per tutto quanto riguarda i gangli tradizionali dell’esercizio del potere (dall’economia alla politica estera), è vero anche che ha riservato uno spazio non meno decisivo alle ambizioni di riformismo radicale che erano più genuinamente sue all’inizio della campagna. Questo spazio è appunto quello tecnico-giuridico e procedurale (non a caso la sua specialità accademica). Sfruttando proprio il terreno di frontiera e ancora ex-lege delle nuove tecnologie, dove le concrezioni del potere costituito non sono ancora consolidate, Obama sta insomma promuovendo una rinnovata centralità della sovranità popolare in qualità di potere costituente. Una centralità potenzialmente dirompente, che per sua natura invera, certo, ma al tempo stesso supera, il dettato costituzionale delle democrazie rappresentative (chissà che proprio da cio’ non dipenda il lapsus, simultaneo all’apertura del blog, che l’ha obbligato poi a ripetere il giuramento).
E’ difficile dall’Europa, e più ancora dall’Italia, dove internet è dipinta ed adoperata dai grandi media come una sorta di televisione accessoriata, come la nuova frontiera dell’intrattenimento, rendersi conto esattamente di quello che è successo in America. Un aiuto ci viene dal video prodotto dalla fondazione progressista francese Terra Nova « Ils on fait Obama – Hanno fatto Obama » (disponibile su www.dailymotion.com). Secondo Terra Nova, l’innovazione decisiva della campagna non è consistita nell’uso della comunicazione via internet, bensi’ nella trasformazione di internet, da strumento di comunicazione, a strumento di organizzazione delle persone, chiamate ad operarare direttamente sul terreno. Un centinaio di addetti stipendiati ha reclutato, motivato e coordinato alcune decine di migliaia di militanti volontari, che nel giro di un anno hanno coinvolto dai 3 ai 6 milioni di elettori, spingendone una metà a sostenere anche finanziariamente il candidato outsider.
Tale dinamica appariva del resto ben chiara già prima del 4 novembre a chiunque si fosse recato sui siti di McCain e di Obama per confrontarli. Il sito di McCain era appunto una sorta di televisione interattiva, centrata sui video propagandistici del candidato che valorizza la sua persona e la sua storia rivolgendo il proprio messaggio agli spettatori-elettori. Il sito di Obama, al contrario, era una macchina per valorizzare gli spettatori-elettori, trasformandoli in attivisti-militanti: appena entravi, ti si chiedeva subito di immettere il tuo codice postale, la tua singolare collocazione geografica, cosa che permetteva al sistema di proporti una lista di contatti e di cose da fare nel tuo quartiere, come ad esempio distribuire volantini, parlare coi vicini, organizzare riunioni, telefonare a un elenco di elettori indecisi. E’ attraverso questo sistema capillare di partecipazione dal basso che Obama ha vinto le elezioni, non attraverso un illusionismo mediatico (o forse attraverso un illusionismo mediatico molto più raffinato ed ambizioso, e tutto sommato entusiasmante, di quello in vigore da noi). I due milioni di persone che il 20 gennaio affollavano le strade di Washington non erano quindi dei semplici spettatori-elettori: erano invece in massima parte attivisti-militanti, cioè, per dirla con Grillo, i consapevoli « datori di lavoro » di Obama, quelli che ne hanno promosso e finanziato in prima persona la campagna elettorale. E’ per questo che Obama dovrà tenerli presente in modo del tutto diverso di quanto non si farebbe con dei semplici spettatori-elettori. E la promessa di sottoporre al loro commento le leggi, prima di promulgarle, è appunto un sintomo eloquente di questo cambiamento.

Ce l’ha mandato Rai Tre

Sgrano ogni giorno di più gli occhi.  Da ogni angolo  sbucano  esperti di geopolitica, finanza globale, teologia comparata, islamistica, storia dell’oriente, opinionisti eccellenti, indefessi etnologi missionari, conoscitori raffinati del commercio delle armi, studiosi di cartografia e rimango in compagnia di qualche imbecille paesano, a chiedermi perchè muoiano sotto e sopra le Feste, donne, uomini e bambini, per gelo, per ignavia, per fame, sotto e sopra l’Italia, dentro al Grande Regno del Leviatano e nessuno che mi dica dove sono finiti i soldi della ricerca e l’ informazione che Protesta, il Rifiuta,  Diserta  quanto ci distribuisce il Regno di cui sopra. Inizio così una piccola, personale, laziale  ricerca. … Leggi tutto

Talmente vero da essere quasi del tutto falso

Definendo le leggi razziali “una pagina vergognosa della storia italiana. Quelle leggi hanno rappresentato uno dei momenti piu’ bui nelle vicende de nostro popolo” Gianfranco Fini non smentisce la propria continuità con il politicantismo italiano. … Leggi tutto