Friday 25 May 2012, 05:37

Gli articoli con tag: " Hillary Clinton "

Honduras, il punto della situazione tra gorilla, diplomazia e movimenti

Capture3 Canale Honduras, a questo link tutti gli aggiornamenti sul golpe in Centroamerica!

Si chiamava Isis Obed Murillo, aveva 19 anni e una faccia da bambino. Lo hanno ammazzato con un colpo alla nuca mentre si allontanava dalle recinzioni dell’aeroporto di Tegucigalpa presidiato da mezzo esercito honduregno armato fino ai denti. Lo ha ammazzato un soldato che, secondo innumerevoli testimonianze, si è inquadrato, ha mirato e ha puntato proprio alla nuca di Isis secondo uno schema che è di tutti i regimi repressivi: colpire per terrorizzare, “shock and awe”.

Con Isis si conta almeno un altro morto, molti feriti con colpi di arma da fuoco, decine di persone picchiate selvaggiamente e un numero imprecisato di arresti che starebbero continuando in queste ore, piena notte in Centroamerica. Oggi però il “Fronte contro il colpo di Stato” è convocato ancora e “chissà – come ci ha detto nella notte P.T. nell’intervista pubblicata in esclusiva – se prevarrà l’indignazione o la paura”.

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Gianni Minà: Il colpo di stato honduregno, un fiammifero acceso per Obama

gianni_mina Il Manifesto del 2 luglio 2009

Alla fine il golpe militare in Honduras, il secondo paese più povero dell’America latina dopo Haiti, ha finito per nuocere più di tutti, per ora, alla nuova amministrazione Usa del presidente Barack Obama, che è rimasto praticamente con il fiammifero acceso in mano, specie considerando la sua più volte affermata intenzione di cambiare metodi e politica nel continente che, una volta, era “il cortile di casa” degli Stati Uniti.

Perchè è vero che Obama ha condannato il colpo di stato in Honduras, dichiarandosi “seriamente preoccupato per la situazione” e chiedendo “a tutti gli attori politici e sociali di quel povero paese di rispettare lo Stato di diritto”, ed è vero che sulla stessa linea si è espressa anche Hillary Clinton, ministro degli esteri, che ha ribadito  “Sono stati violati i principi democratici”.

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Coprifuoco in Honduras e sui media, Alba politica in America latina, nuove testimonianze dal cuore del golpe

golpemilitarhonduras Coprifuoco, repressione, caccia all’uomo in Honduras, alla chiusura di questa nota ogni minuto la situazione appare più grave. Abbiamo raccolto nuove testimonianze da Tegucigalpa mentre Il lavoro encomiabile di “Telesur” continua a mostrare dal vivo (al mondo, ma non agli honduregni ai quali è stata oscurata) immagini dalla capitale a chiunque abbia onestà intellettuale e occhi per vedere.

Quelle che abbiamo raccolto sono le voci di dirigenti e militanti in clandestinità e come tali possono essere meno informate di chi ha una visione d’insieme, ma ci raccontano del successo dello sciopero generale, della resistenza pacifica e attiva al golpe, delle cariche dell’esercito, delle bombe lacrimogene. Lo sciopero generale a tempo indeterminato sarebbe sostenuto soprattutto dai dipendenti pubblici che stanno impedendo il funzionamento degli uffici.

Sono voci che narrano di un popolo che resiste ma anche che viene represso, di pattuglie che, dopo avere avuto come primo obbiettivo sequestrare urne e schede elettorali per impedire il referendum stanno ora perseguendo in tutta la capitale, e presumibilmente in tutto il resto del paese, i dirigenti popolari. Ci sono sicuramente molti arresti ma si ignora la sorte di chi è stato catturato nelle ultime 36 ore.

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Cuba riammessa all’OSA. Gli Stati Uniti abbassano la testa

fidel-castro Dopo 47 anni l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA, OEA in spagnolo) ha cancellato all’unanimità e senza condizioni la risoluzione imposta dagli Stati Uniti che escludeva Cuba dalle strutture comunitarie continentali. E’ successo nel vertice in Honduras e nelle dichiarazioni di tutti i governanti è la riparazione ad una ingiustizia storica perpetrata dall’OSA contro Cuba e la sanzione che la politica latinoamericana non è più dettata dalla corruzione, i ricatti, le minacce del cosiddetto “Consenso di Washington”.

Il presidente hondureño Manuel Zelaya, nel discorso nella località di San Pedro Sula, col quale con parole inaudite è stata seppellita la risoluzione del 1962 che escludeva Cuba, in presenza di una Hillary Clinton che poteva solo fare buon viso, si è rivolto direttamente a Fidel Castro citando la storica arringa difensiva di questo del 1953: “lo dico al comandante Fidel Castro, oggi lei è stato assolto dalla storia”.

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Scene in rosa di violenza

Le  Codepink!

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Sono entrate a Gaza – da Rafah – dopo 5 giorni di trattative con il governo egiziano.
Indossavano tutte un nastro rosso in testa.


Sono delle donne esagerate, fuori misura, senza pudore, in rosa… e sopratutto CONTRO LA GUERRA.

In ” coda” copio l’ ultima loro lettera, in 20 a firmarla, che mi è arrivata e  gira per il mondo: Tell Obama where to go!

Conosco l’inglese da sopravvivenza, il senso mi è chiaro, sarebbe interessante una traduzione che spuntasse volontariamente. Sono un terremoto di azioni simboliche e non violente,  di donne diverse, comuni,di varia età, contro e una racconta la sua storia in questo video. Si vestono in rosa, sfacciate, bambine cresciute che non hanno pudore e vogliono essere notate, vogliono Esserci per far esistere anche altre, in questo orrore di mondo violento, che non ha colori, che ha spento tutti canali della libera comunicazione in nome di quello assoluto del potere.Partono, ritornano, erano state all’ambasciata italiana  a Washington con un’ accoglienza immaginabile e descritta dalla loro cofondatrice Medea Benjamin,  la stessa piccola grande donna che incontrai a Vicenza.

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Le democrazie latinoamericane esigono a Barack Obama, la fine delle ingerenze, il rispetto del diritto internazionale e la fine dell’embargo contro Cuba

ObamaGaleano Cristina Fernández de Kirchner, presidente argentina, ha sintetizzato al suo omologo statunitense Barack Obama quello che tutto un continente pensa: “la fine dell’embargo contro Cuba non può essere un punto di arrivo di un percorso ma una precondizione” per iniziare a costruire relazioni di mutuo rispetto nel Continente.

Non sarà solo l’affabilità e perfino l’umiltà che sta dimostrando Barack Obama in queste ore a Trinidad e Tobago, per il Vertice delle Americhe, a sanare le ferite storiche di 170 anni di dottrina Monroe. Non sarà con una richiesta di voltare pagina e di “un nuovo inizio”, pur necessari, che si potranno lasciare alle spalle decenni di destabilizzazioni, colpi di Stato, complotti, assassinii, invasioni, crimini contro l’umanità, spoliazioni, imposizioni di patti leonini contro il Continente attraverso quell’aberrazione che è stata il “Consenso di Washington”, quel meccanismo perverso per il quale politiche e politici di paesi democratici o dittature potevano essere sommerse o salvate solo con l’imprimatur di una potenza straniera.

Non sarà con il ristabilimento di relazioni diplomatiche, con il Venezuela oggi (ed è un grande successo del Vertice di Trinidad), con Cuba forse domani, che recupererà credibilità il paese che per 60 anni ha imposto e tuttora sponsorizza all’America latina e al mondo il Fondo Monetario Internazionale come strumento di dominio neocoloniale.

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Tra simpatia e scetticismo. I problemi di Barack Obama al debutto al Vertice delle Americhe di Trinidad e Tobago

obamacalderon A 48 anni d’età il presidente degli Stati Uniti Barack Obama (nella foto ieri con Felipe Calderón) viaggia per la prima volta alla scoperta di un’America latina che lo guarda tra la simpatia e lo scetticismo. Dal Messico viaggia oggi a Trinidad e Tobago dove parteciperà fino a domenica, tra altri 33 capi di stato suoi pari, al Vertice di un continente americano non più dipendente dal “consenso di Washington”. Il ritiro di alcune delle misure più crudeli contro Cuba e l’ammissione di responsabilità di Hillary Clinton ("per il 90%" ha detto) per la guerra civile del narcotraffico in Messico sono appena un piccolo passo per riequilibrare un secolo di relazioni diseguali che il presidente non ha probabilmente la forza di modificare.

Nell’eterno ciclo del bastone e la carota della maniera di gestire le relazioni con l’America latina, per gli Stati Uniti, un paese al punto più basso di credibilità in decenni, qualcuno si illude che stia per tornare il ciclo della carota. Carota come all’epoca del “buon vicinato” rooseveltiano e in quella, solo millantata, dell’ “Alleanza per il progresso” kennediana. Forse ne sapremo qualcosa di più nei prossimi tre giorni a Trinidad ma tutto lascia prevedere che nella migliore delle ipotesi quella di Obama sarà una carota particolarmente insipida con gli Stati Uniti travolti dalla crisi strutturale del neoliberismo che tuttavia non smettono di promuovere nel loro ex giardino di casa.

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Hillary Clinton e Felipe Calderón, qualcosa di nuovo nella lotta alla droga?

Alle 11.30 a Radio3 Mondo, Radio3Rai, Anna Maria Giordano intervista Gennaro Carotenuto sull’incontro tra Hillary Clinton e Felipe Calderón e sul narcotraffico tra Messico e Stati Uniti. Ascolta la trasmissione qui.

Cuba e Cina, qualcuno avvisi il Sole24ore e il Mattino che sono fuori linea

Di spalla in prima pagina con un fondo e poi a tutta p. 10, “Il Mattino” di Napoli racconta la storia di tre persone che si sono date fuoco in piazza Tienanmen. La notizia è riportata stancamente da altre fonti ma mi risulta che solo “il Mattino” gli dà questo rilievo e che nessuna delle puntute penne che solo pochi mesi fa chiedevano addirittura la rottura delle relazioni con la Cina e il boicottaggio delle Olimpiadi si siano mosse per questi tre Ian Palach pechinesi.

Sarà come sarà ma il dubbio che il viaggio di Hillary Clinton col cappello in mano e con la bocca sigillata sui diritti umani (se era siciliana la chiamavano omertà) abbia davvero voltato pagina e che i nostri editorialisti siano bravissimi ad allinearsi e coprirsi viene.

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Hillary Clinton a Pechino col cappello in mano

hillaryIl nuovo segretario di Stato statunitense, Hillary Clinton è andata a Pechino col cappello in mano.

E’ andata a chiedere in punta di piedi di non far crollare il castello del debito estero del più indebitato paese al mondo, il suo.

La battagliera denuncia sulle violazioni dei diritti umani che fece quando andò in Cina al seguito del marito è oramai un ricordo.

Oggi sono i cinesi che con un battito d’ali di farfalla possono mettere definitivamente in ginocchio gli Stati Uniti dopo un trentennio di catastrofe neoliberale.

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Fidel, Cristina e Barack, che il pugno degli Stati Uniti diventi una mano tesa verso l’America latina

na01fo01 Che il presidente della Repubblica argentina, Cristina Fernández de Kirchner, scelga di andarsene a Cuba il giorno dell’insediamento del Presidente degli Stati Uniti e incontri l’influente pensionato Fidel Castro, che da settimane la solita grande stampa dava in coma o già morto, e lo trovi in ottime condizioni, è di per sé una notizia.

Ma il rilievo politico non sta tutto nell’incontro, nel peso politico della visita ufficiale del primo presidente argentino dopo Raúl Alfonsín 23 anni fa, sta nel segnale lanciato da Argentina e Cuba all’uomo appena insediatosi alla Casa Bianca. Per Fidel è “un uomo sincero” e “con buone idee”.

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Pregate per la salute di John McCain

afp_13784402_36290E’ Sarah Palin, candidata alla vice presidente degli Stati Uniti, che ha tutto ma proprio tutto per essere, se mai lo sarà, la donna dell’Apocalisse. Il massimo dell’esperienza politica è stata fare il sindaco di un paese grande come Filottrano, 9.000 abitanti.

La donna che viene dal freddo, governa l’Alaska, è nata per essere adorata dalla destra fondamentalista protestante, paladina della pena di morte, del possesso di armi, dell’antiabortismo militante e del “destino manifesto” degli Stati Uniti popolo eletto da dio a dominare il mondo.

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Sospiro di sollievo: Barak Obama accetta la candidatura!

29obama Quello che mi fa impazzire dei politici (salvo Massimo D’Alema e la sua versione superwoman, Hillary Clinton, che almeno sono sinceri e ammettono che venderebbero la loro madre per il potere) è questa capacità e ostinazione nel recitare il loro mostrarsi disinteressati.

Barak Obama ieri ha accettato la candidatura del Partito democratico statunitense. Poteva ripensarci, in teoria, come Celestino V, e poteva anche lui fare “per viltade il gran rifiuto”.

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Hillary Clinton, finchè ci sono pallottole c’è speranza

Bob1968 Alla domanda del perchè ancora non si ritiri, nonostante sia numericamente ineludibile la vittoria di Barak Obama, Hillary Clinton risponde ai cronisti quasi sovrappensiero:

"beh, noi tutti ricordiamo che Bob Kennedy fu assassinato in giugno…" siamo a metà maggio, perchè mettere limiti alla provvidenza?

Yes we can?

clinton In Pennsylvania Barak Obama le busca da Hillary Clinton di nove punti come Walter da Silvio.
Immediata telefonata di solidarietà di Walter Veltroni. Stesso slogan (portasse sfica?) stessa fine?