venerdì 10 settembre 2010, 04:16

Gli articoli con tag: " dittature fondomonetariste "

Rafael Caldera

Rafael_Caldera,_1971 E’ morto a 93 anni a Caracas Rafael Caldera.

Democristiano, fu in casa sua che nel 1958 si gestò il Patto di Puntofijo che, dopo la caduta del dittatore Marco Pérez Jiménez, stabilì in Venezuela una democrazia dell’alternanza tra i democristiani del Copei, del quale Caldera è stato uno dei maggiori dirigenti, e i socialdemocratici di Acción Democrática.

Puntofijo fu un patto che da una parte salvò il Venezuela dalle dittature fondomonetariste che distrussero l’America latina negli anni ‘70 ma dall’altro rappresentò una morsa in grado di continuare a garantire per 40 anni il controllo delle straordinariamente corrotte élite sul paese.

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Dittature fondomonetariste: in Cile ergastolo per il capo della Polizia politica di Pinochet

_43045321_prats203b Lentamente la giustizia arriva anche in Cile. Il capo della DINA, la famigerata polizia politica di Augusto Pinochet, Manuel Contreras è stato condannato a due ergastoli ieri a Santiago del Cile. Contreras è stato riconosciuto come il mandante dell’attentato terroristico del 30 settembre del 1974 a Buenos Aires con il quale, con un’auto bomba, uccise il generale costituzionalista Carlos Prats (nella foto) e sua moglie Sofia Cuthbert.

Sono stati necessari 34 anni dai fatti, e una decina d’anni tra indagini preliminari e processo, ma alla fine la giustizia per Carlos Prats e sua moglie Sofia è arrivata. Quando il giudice Alejandro Solís ha letto la sentenza la famiglia Prats era tutta presente, ed ha accolto la lettura con emozione, così come in questi lunghi anni ha lottato insieme perché giustizia si facesse.

Le tre straordinarie figlie dei coniugi Prats, oramai nonne, si sono divise in tutti questi anni i compiti perché nulla di intentato fosse lasciato anche quando figure come quella di Contreras sembravano totalmente intoccabili: “questo è il contributo più grande che potevamo dare alla memoria dei nostri genitori e per fare in modo che l’Esercito cileno abbia il coraggio di scrivere davvero la propria storia”.

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Chiesa argentina: il silenzio dei colpevoli

Padre Carlos Mugica Nessuna sanzione, da parte della Chiesa cattolica argentina, per Christian von Wernich, il prete cattolico condannato all’ergastolo per tortura, assassinio, sequestro e sparizione di persona.

Dunque la tortura e l’omicidio, per la Chiesa cattolica argentina, non sono colpa sufficiente per prendere provvedimenti contro Von Wernich. Lo scarno comunicato, significativamente fatto emettere da uno dei meno in vista vescovi del paese, Martín de Elizalde (dal papabilissimo Cardinal Bergoglio inutile … Leggi tutto

La Birmania? Per il Corriere è colpa di Chávez

myanmar_reut--200x150 Desta sorpresa e un po’ di sconcerto la maniera estetizzante con la quale i media mainstream si sono gettati sulla tragedia della dittatura fondomonetarista birmana, fino a ieri rigorosamente ignorata. Saranno gli abiti dei monaci che producono un effetto fotografico notevole, ma bene, meglio di niente se serve a far scuotere quotidiani che appoggiano senza scrupoli dittature in giro per il mondo chiamando ossequiosamente “Presidente”, dittatori e violatori di diritti umani come … Leggi tutto

Desaparecidos

Oggi è il 24 marzo e sono passati 31 anni dal colpo di stato genocida in Argentina. Oggi che le grandi alamedas sembrano tornare timidamente ad aprirsi ricordiamo i 30.000 desaparecidos con le parole di Mario Benedetti (traduzione di Gennaro Carotenuto a fronte). Con loro ricordiamo gli oltre mezzo milione tra assassinati e desaparecidos causati nel continente dalle dittature fondomonetariste e le decine di milioni di sommersi, vittime del neoliberismo per imporre il quale le dittature fondomonetariste, il genocidio, il piano Condor, furono in America Latina propedeutiche e indispensabili. E ricordiamo monsignor Oscar Romero, assassinato sull’altare un 24 marzo di 27 anni fa. Entra nell’articolo per leggere. … Leggi tutto

L’America Latina ha un amico a Washington?

Chi ha detto che “la lotta contro le disuguaglianze è la chiave dello sviluppo dell’America Latina”? Hugo Chávez, direte voi, o forse Lula da Silva, o Nestor Kirchner o perfino Fidel dal suo letto di dolore. Ebbene sbagliate, lo dice George Bush, che è sul piede di partenza per un tour latinoamericano che non solo la BBC definisce “anti-Chávez”.

“Il mio messaggio -ha detto due giorni fa il presidente statunitense con toni inconsapevolmente e svagatamente leninisti- è rivolto ai lavoratori e ai contadini latinoamericani. Io affermo -ha enfatizzato- che voi avete un amico negli Stati Uniti che si preoccupa per voi nei momenti difficili“. Poi, con toni probabilmente autoironici, ha concluso: … Leggi tutto

Oaxaca, le ore più difficili per la APPO

Anticipo in italiano il reportage da Oaxaca che uscirà su Brecha di Montevideo, e che, nella versione italiana è uscito oggi per Lettera22

Le cose sono cambiate a Oaxaca. Di fronte alla dura repressione del governo statale e del governo federale, il movimento di Oaxaca si è ritrovato in un angolo. Ci sono centinaia di incarcerati, alcune migliaia di persone sono nascoste dalle comunità indigene, al limite della clandestinità. Molti sono stati vinti dalla paura. Eppure domenica circa 15.000 persone sono tornate in piazza per esigere la liberazione dei prigionieri politici e le dimissioni del governatore.

OAXACA – Tornare a Oaxaca, dopo due settimane, è traumatico. Il 25 novembre, il giorno degli scontri più duri con la Polizia Federale Preventiva messicana (PFP), ha fatto da spartiacque per il movimento sociale e popolare di questo stato del sud del Messico. Se la storia terminasse oggi, sarebbe la storia di una sconfitta. Oggi l’ordine –ed una calma apparente- regna su Oaxaca. Già dal cammino che … Leggi tutto

Vichadero, la Macondo dell’Uruguay che riscrive la Storia

La dittatura fondomonetarista uruguayana (1973-1985) ha sempre costruito di se stessa un’immagine falsata. Ufficialmente in Uruguay vi furono una trentina di desaparecidos e la giustificazione storica data fu che tutte quelle morti furono incidenti: “se le pasó la mano en la tortura”, “esagerarono con la tortura”. L’uso pubblico della storia, la costruzione identitaria uruguayana non poteva ammettere lo sterminio in un paese dove spesso vittima e carnefice erano familiari. A questi si aggiungevano i morti ufficiali, quelli dei quali in strada fu fatto ritrovare il corpo, almeno duecento desaparecidos uruguayani in Argentina, qualche decina in Cile.
di Gennaro Carotenuto

Di questi morti i militari hanno sempre detto di non sapere nulla. Come se non avessero preso parte anche loro al piano Condor, l’internazionale del terrorismo di stato alla quale presero parte tutte le dittature … Leggi tutto

I rapporti di Amnistia Internazionale su Cuba manipolati dai media

Il rapporto di Amnistia Internazionale evidenzia come la situazione dei diritti umani a Cuba sia utilizzata a fini politici dai media e dal governo statunitense che invece fingono di ignorare tanto Guantanamo come la situazione cinese. Mentre a Ginevra sarà presentata una risoluzione contro Cuba, nessuna risoluzione sarà presentata contro la Cina, né, ovviamente, contro gli Stati Uniti.
di Gennaro Carotenuto
Amnistia Internazionale merita il massimo rispetto. L’Ambasciata statunitense all’Avana ne merita ben poco. Per una volta però i dati tra questi due enti coincidono quasi perfettamente. A Cuba ci sarebbero 75 prigionieri politici secondo l’Ambasciata e 71 prigionieri politici secondo Amnistia Internazionale.

Anche un solo prigioniero d’opinione è troppo, ma a questa cifra vanno sottratte alcune decine di unità. Sono le persone arrestate e condannate perché in processi alla luce del sole è stato dimostrato che queste sono state iscritte a libro paga dell’Ambasciata. L’Ambasciata stessa ammette pubblicamente di distribuire almeno 2 milioni di dollari statunitensi al mese ai “dissidenti”. E se ne vanta esercitando il potere di corruzione che i ricchi sanno di detenere nei confronti dei poveri. Questi ricevono stipendi medi di 2000 dollari in un paese dove un primario d’ospedale prende 30 dollari al mese. Chiunque in Italia o negli Stati Uniti ricevesse, da un paese che si considera nemico del proprio, dei fondi pari a 70 volte lo stipendio di un primario ospedaliero (in Italia in proporzione farebbero un sontuoso appannaggio di circa 300.000 Euro al mese!) sarebbe giudicato da un tribunale militare e condannato in Italia all’ergastolo e negli Stati Uniti alla pena di morte per alto tradimento.

E’ difficile sapere tra i 71 considerati prigionieri politici da Amnistia, quanti siano i dissidenti veri e propri e quanti siano i traditori. Solo per comodità supponiamo che siano la metà. Anche se Amnistia, giustamente, non può permettersi di fare questa divisione, è politicamente corretto farla e i traditori comunque non possono essere considerati prigionieri politici. E’ chiaro invece che proprio in questo modo viene oscurata il fatto che a Cuba esiste una dissidenza che però non è disposta a farsi corrompere dal governo degli Stati Uniti, che quindi a questo non interessa e che per questo paga un prezzo due volte più alto.

A Cuba restano quindi 30-40 persone la detenzione delle quali è intollerabile. Il rapporto di Amnistia Internazionale denuncia che almeno una persona sia stata malmenata in carcere e ne cita il nome. Questo è preoccupante e disgusta ed è giusto chiedere conto di questo ai responsabili cubani. Ma contemporaneamente non ci può non sorprendere il vero chiasso che si fa sulla situazione dei diritti umani a Cuba rispetto al resto del mondo. Una persona detenuta malmenata è una persona malmenata di troppo. Ma per quanti altri paesi Amnistia Internazionale trova spazio per citare nomi e cognomi delle persone malmenate? In quanti paesi le persone malmenate, torturate, assassinate sono così tante da essere impossibile citarle? Quante persone sono state malmenate nel 2004 nelle carceri italiane? Una, nessuna, centomila?

Continuando a leggere il rapporto di Amnistia, nella breve paginetta che lo compone, questo trova spazio per esprimere preoccupazione per il fatto che non a tutti questi detenuti sia ‘sempre’ garantito il cambio delle lenzuola. Anche questo dispiace, ma è possibile che nel mondo si organizzino fiaccolate per il cambio regolare delle lenzuola dei detenuti a Cuba?

E’ intollerabile la presenza di detenuti politici, fosse anche uno, nelle carceri cubane. Amnistia Internazionale fa correttamente il proprio lavoro denunciandolo. Ma a chiunque è intellettualmente onesto appare chiaro che, in un mondo dove la tortura, la detenzione per motivi politici, la sparizione di persone, sono pane quotidiano, il caso cubano sia di modestissima e marginale entità.

Ma, rispetto a questi dati numerici, di fronte all’entità di queste violazioni, i media di tutto il mondo, in maniera per nulla innocente, sovraespongono i dati cubani travisandoli e facendo apparire Cuba per un arcipelago Gulag che esiste solo nella mente degli uffici disinformazione del Dipartimento di Stato statunitense.

A 46 anni dalla caduta della sanguinaria dittatura filostatunitense di Fulgencio Batista, a Cuba non è mai stato violato l’Habeas Corpus di nessun detenuto. E’ l’unico paese del continente -forse insieme al Canadá- e tra i pochissimi al mondo, dove mai, mai è sparita una persona, libera o incarcerata, per motivi politici. E’ l’unico paese dove mai è stato assassinato un giornalista. E’ l’unico paese dove non è mai stato assassinato un sindacalista. Questo nel continente dove le dittature fondomonetariste hanno nel frattempo creato tra 500.000 e un milione di desaparecidos. Fino ad un milione di persone sono sparite nel nulla solo nel continente americano per motivi politici e praticamente tutte sono state fatte sparire da regimi filostatunitensi. A Cuba, Amnistia Internazionale non denuncia e non ha mai denunciato l’uso della tortura. Giova ricordare, perché le parole sono importanti, che i maltrattamenti pur condannabili, sono incomparabili alla tortura. Né alla sparizione di persone.

Giova inoltre ricordare che esiste un solo luogo a Cuba dove si tortura quotidianamente, dove l’Habeas Corpus dei detenuti non è rispettato, dove nessun trattato internazionale è rispettato. E questo luogo è la base militare illegale statunitense di Guantanamo. Qui sono contenute in condizioni inumane e degradanti 600 persone alle quali in oltre tre anni non è stato garantito alcun rispetto dei loro diritti.

In questi giorni a Ginevra, come tutti gli anni, viene fatta presentare una risoluzione di condanna contro Cuba per violazioni dei diritti umani. Viene fatta presentare da un paese amico degli Stati Uniti a rotazione. Quest’anno dovrebbe toccar ad uno dei paesi della nuova Europa di Donald Rumsfeld, probabilmente la Repubblica Ceca. Contemporaneamente gli Stati Uniti hanno già comunicato che non sono interessati alla presentazione di alcuna risoluzione analoga contro la Cina, un paese dove i prigionieri politici sono decine di migliaia, si tortura a mansalva e si calcolano tra le 2 e le 10.000 le condanne a morte eseguite ogni anno. Le violazioni cubane sono intollerabili, quelle cinesi ci lasciano indifferenti, afferma così il governo di George W Bush.

Basta ciò per confermare come gli Stati Uniti, il paese del Piano Condor e di Abu Grahib, non abbiano alcuna autorità morale per parlare di democrazia e di rispetto dei diritti umani. Conferma, una volta di più, che il controllo dei mezzi di comunicazione di massa da parte di 8-10 gruppi multinazionali, tutti interni alla logica neoliberale, e per i quali l’anomalia cubana è intollerabile, sia uno dei problemi più gravi del pianeta. In questi giorni tutti i giornali del mondo sono obbligati, è giusto visto che è notizia, a scrivere della situazione dei diritti umani a Cuba. Il titolo risulta essere sempre mille volte più roboante del testo..
Dalla FOX alla CNN, giù giù fino al TG2, riuscire a manipolare le informazioni fino a far passare che il caso di una persona malmenata a Cuba sia più grave di migliaia di condanne a morte eseguite in Cina, è francamente l’opera di grandi artisti della disinformatia.
su temi correlati vedi Dal Piano Condor ad Abu Grahib – Tutto conosciuto, tutto già visto di Gennaro Carotenuto