Friday 25 May 2012, 04:58

Gli articoli con tag: " Cristina Fernández "

L’America integrazionista reagisce e si stringe intorno alla Bolivia, minacciata dal terrorismo secessionista finanziato da Washington e sull’orlo della guerra civile

quattro La situazione in Bolivia è drammatica. Nella giornata di ieri forze paramilitari facenti capo al prefetto (governatore) dell’opposizione del dipartimento di Pando, hanno provocato una strage di contadini che ha causato otto morti. Un altro grave attentato terroristico, con danni per 100 milioni di dollari al gasdotto che esporta il gas boliviano verso il Brasile, è stato condannato da tutti, meno che dal governo statunitense. Quell’attentato terroristico è parte di una strategia di destabilizzazione giunta al punto di non ritorno e che non colpisce solo la Bolivia ma tutta l’America latina integrazionista.

 

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Cade un pezzo della dottrina Monroe: Argentina e Brasile non useranno più il dollaro

_44999522_lula1 E’ il primo passo concreto verso la creazione di una moneta unica latinoamericana: Argentina e Brasile non useranno più il dollaro nei loro scambi bilaterali. E’ una vecchia aspirazione che i due principali governi integrazionisti realizzano e uno smacco storico per il predominio del dollaro sull’economia mondiale.

L’accordo è stato firmato ieri, lunedì, ed entrerà in vigore tra quattro settimane appena, il prossimo 3 ottobre, con la presenza dei presidenti Lula da Silva e Cristina Fernández (nella foto) e dei rispettivi ministri dell’economia.

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Bolivia: cosa è in gioco col referendum revocatorio di domenica

amoevo Domenica 10 agosto si realizzerà in Bolivia il referendum revocatorio. Le dieci cariche più importanti del paese, presidente, vicepresidente e otto dei nove prefetti (governatori) saranno sottoposte ad un referendum popolare che confermerà o meno il loro incarico.

Si vota in un contesto caotico e con il pericolo reale di un colpo di stato organizzato dai prefetti dell’opposizione.

Questa ha tentato fino all’ultimo di evitare un referendum che può essere la chiave di volta del processo diretto da Evo Morales.

Da lunedì il cambiamento in Bolivia si fermerà definitivamente o accelererà.

Ricordate Salvador Allende? Il golpe in Cile non si doveva realizzare l’11 settembre ma il giorno dopo, il 12 settembre 1973. Ma quando il traditore Augusto Pinochet seppe che il giorno 11 Allende avrebbe annunciato al paese che si sarebbe tenuto un referendum popolare sul suo mandato, e se avesse perso si sarebbe dimesso in pace e in democrazia, decise di anticipare il colpo di stato. Era evidente ad ogni persona informata dei fatti, che il popolo era con Don Salvador e che questo sarebbe uscito infinitamente rafforzato dal referendum, rispetto all’opposizione e rispetto alla sua litigiosa maggioranza.

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Sempre più forte l’asse del male latinoamericano

tres A Buenos Aires si sono riuniti ieri il presidente brasiliano, Lula da Silva, quello venezuelano Hugo Chávez, ospiti di Cristina Fernández. Sono i tre paesi più importanti e il motore dell’integrazione latinoamericana che tanti nemici incontra in Europa e Nordamerica ma vanno ogni volta più avanti. E’ quello che negli Stati Uniti hanno definito “asse del male latinoamericano” e Cristina con Chávez sono oggi in Bolivia per appoggiare Evo Morales per il revocatorio del prossimo 10 agosto.

L’occasione è stata il più importante incontro della storia di imprenditori brasiliani in Argentina. Per duecento anni e fino a ieri educati ad essere rivali in tutto, perfino ad odiarsi, ed a servire il Nord del mondo in silenzio, adesso Argentina e Brasile, le due economie più importanti del Sudamerica, si stanno integrando a passo velocissimo.

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Argentina: spazzatura L’Espresso

chavez_cristina Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, l’Espresso con Moisés Naím.

Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.

E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.

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Le Aerolíneas tornano ad essere Argentinas

aerolineas Cristina punto e a capo. La presidente argentina, Cristina Fernández de Kirchner, dopo la sconfitta nella battaglia per la tassazione della soia, rilancia presentando il piano per la rinazionalizzazione delle Aerolíneas Argentinas. Dopo diciotto anni di privatizzazione, che non hanno mai smesso di causare danni al paese, l’aviazione civile torna così in mano pubblica.

Il governo argentino ha raggiunto un accordo con la Marsans-Interinvest, la finanziaria attualmente proprietaria delle Aerolíneas Argentinas e della compagnia filiale Austral. L’accordo dovrà essere adesso ratificato dal parlamento e poi la compagnia di bandiera argentina potrà provare a ricominciare a vivere dopo 18 anni di disastrosa gestione privata.

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Argentina, la foto

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Quando una foto spiega più di mille articoli di fondo. E’ un cacerolazo (manifestazione di protesta, sbattendo pentole che si suppongono vuote) contro il governo di Cristina Fernández de Kirchner. Vi si vede la signora che stringe sotto braccio la mucama (domestica in porteño) deputata a sbattere le pentole per lei. Proprio vero quello che strilla El País di Madrid: la gggente contro il regggime.

I latifondisti argentini contro Cristina Fernández

Ascolta l’intervento di Gennaro Carotenuto a Radio3Mondo sullo scontro tra i latifondisti appoggiati dalle destre in Argentina e il governo di Cristina Fernández.

Cristina Fernández alla FAO: “Il protezionismo del Nord causa l’impoverimento e la fame del Sud”

CristinaFernandez Con un durissimo e documentato discorso al vertice della FAO a Roma, la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner ha riportato il discorso alla crudezza dei dati concreti: la causa prima della fame nel mondo è il neoliberismo.

Neoliberismo vuol dire che i deboli, i paesi del Sud del mondo, devono aprire i loro mercati mentre i forti, i paesi del Nord, possono mantenere chiusi i loro secondo i propri interessi. E le conseguenze, come ha rilevato punto per punto la presidente argentina sono sotto gli occhi di tutti. Fernández, come prima di lei il brasiliano Luíz Inacio da Silva, ha ricordato come esempio criminale quando il Fondo Monetario Internazionale raccomandava alla Repubblica di Haiti di sradicare completamente la propria produzione di riso. L’ideologia del libero mercato, imponeva di comprarlo all’estero.

Oggi Haiti, anche per essere stato obbligato ad ascoltare quei consigli interessati, è un paese distrutto e alla fame, dove i paesi integrazionisti latinoamericani, tra i quali l’Argentina, stanno insegnando a reintrodurre orti familiari per riparare ai guasti voluti dall’FMI.

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Plaza de Mayo con Cristina

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Plaza de Mayo gremita oggi in appoggio al governo di Cristina Fernández contro la serrata dei latifondisti: “smettete di offendere il popolo”. Leggi di più qui e in spagnolo su Página12.

Argentina: una serrata per destabilizzare Cristina

na01fo01 Da due settimane i grandi rentiers agrari argentini, in armi contro una tassa che li danneggia, stanno giocando a destabilizzare il governo di Cristina Fernández de Kirchner, utilizzando i piccoli produttori e la paura dell’inflazione che solleva la testa.

Sono tornati così i cacerolazos in Argentina, ma manovrati dalla destra, che dopo il Venezuela e la Bolivia adesso prova a destabilizzare il più meridionale dei governi integrazionisti latinoamericani.

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America Latina: riecco la destra di Miguel Bonasso (Buenos Aires) da “il manifesto” del 25 Marzo

L’ultra-destra liberal-liberista di Stati uniti, Europa e America latina si ritroverà domani a Rosario per un mega-evento che sarà presieduto dallo scrittore Mario Vargas Llosa e prevede gli interventi di due dei politici a lui vicini: l’ex-premier spagnolo José Maria Aznar e il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri. … Leggi tutto

Fernando Lugo, e se il cambio arrivasse in Paraguay?

FernandoLugo 

Il Partito Colorado, destra, governa quasi ininterrottamente il Paraguay dal 1887. Ma anche nel paese più remoto del continente, il prossimo 20 aprile, potrebbe soffiare il vento del cambio.

In testa a tutti i sondaggi infatti c’è l’ex vescovo cattolico Fernando Lugo, teologo della liberazione e che sogna il socialismo.

Lunedì 10 Fernando Lugo si è incontrato a Buenos Aires con Cristina Fernández in un clima amichevole. Cristina, reduce da Santo Domingo, lo ha trattato da amico e futuro alleato.

Subito dopo Lugo ha ottenuto un’altra investitura che in America latina conta, quella di Hebe de Bonafini e delle Madri di Plaza de Mayo. Quindi si è riunito con la comunità guaraní a Buenos Aires.

 

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Horacio Verbitsky sul ruolo del Comando Sur degli Usa nella crisi Colombia-America Latina

Stralcio dell’articolo di Horacio Verbitsky su Página12 del 9 marzo 2008.

Il Comando Sur nella crisi regionale. It’s the economy. È il mercato.

Nonostante l’esplicito appoggio politico di George W. Bush, la solitudine politica del presidente colombiano Álvaro Uribe al vertice del Gruppo di Río è stata così schiacciante che dopo essersi difeso come una belva in gabbia ha dovuto concedere quasi tutto ciò a cui aveva resistito durante il teso dibattito. Uribe ha firmato un testo che ratifica l’inviolabilità della sovranità territoriale e promette di non ripetere l’attacco, qualche minuto dopo aver affermato che la sicurezza delle persone è più importante del territorio e che così ritiene il suo popolo. Perciò, al di là della celebrazione per la raggiunta riappacificazione, non ci sarà da confidare troppo nel suo pieno compimento.

Uribe ha pure avuto problemi nel suo paese a causa del legame del suo settore politico con i paramilitari ed il narcotraffico. Ottanta parlamentari sono stati processati per quella che in Colombia si chiama parapolitica. Uno degli indagati è suo cugino, l’ormai ex senatore Mario Uribe. Il presidente della Corte Suprema di Giustizia, César Julio Valencia, ha detto che Uribe ha fatto intercessioni per il suo parente in maniera rude. Il presidente ha negato, benché abbia ammesso di aver fatto reclamo per un tentativo di un suo coinvolgimento nel caso. Il 24 gennaio querelò per calunnia e ingiuria Valencia. Gli altri membri del tribunale hanno affermato che Valencia non aveva agito a titolo personale ma istituzionale, in difesa dell’autonomia dei giudici.

Specialisti argentini sospettano che l’incursione nel territorio ecuadoriano sia stata opera diretta dei militari statunitensi, che hanno usato bombe intelligenti. “La Colombia non ha questa capacità operativa”, considera il maggior esperto argentino sul conflitto regionale. Settori del governo ritengono che l’operazione sia stata fatta conoscere a Uribe quando tutto era già pronto per realizzarla. Ritengono che proprio per questo egli abbia detto di assumersi tutta la responsabilità, frase inusuale per una decisione autonoma. In ogni caso, Uribe non ha altra scappatoia politica della strada militare.

In uno degli interminabili scambi verbali dell’ultima settimana, Correa ha detto che con la morte di Raúl Reyes, Uribe aveva il trofeo di cui aveva bisogno per appianare l’ostacolo costituzionale ad un terzo mandato. In questo senso sta meglio di Chávez, battuto nel referendum costituzionale dello scorso anno. Il venezuelano però non ha giocato alla guerra. Il cambio di atteggiamento di Uribe è cominciato dopo la riunione a due con Cristina Fernández de Kirchner la mattina di giovedì. L’informazione che il governo ecuadoriano ha inoltrato a quello argentino indica che gli aerei provenienti dalla Colombia hanno effettuato una incursione profonda e a grande altezza nel territorio ecuadoriano e nel percorso di rientro hanno scaricato i loro missili. Durante la riunione del Consiglio Permanente della OEA (Organizzazione Stati Americani) perfino il rappresentante di Washington ha ammesso che le forze colombiane hanno violato il territorio ecuadoriano e ha firmato la dichiarazione che lo considera inammissibile, con qualsiasi motivo ed anche in forma occasionale.

Gli Stati Uniti possono appoggiare, dirigere o perfino realizzare un’operazione come Sucumbios e al tempo stesso firmare una dichiarazione a sostegno della sovranità e del non-intervento a causa della struttura bifronte con cui si occupano della regione. Nel suo libro “The Mission. Waging War and Keeping Peace with America’s Military” (La Missione. Scatenare la guerra e mantenere la pace con l’Esercito Americano”) la giornalista del quotidiano The Washington Post Dana Priest descrive la sostituzione della cancelleria nella formulazione ed esecuzione della politica estera statunitense. Con più di un migliaio di persone, il Comando Sur supera la quantità di specialisti in America Latina delle Segreterie di Stato, di Difesa, Agricoltura Commercio e Tesoro messe insieme. Un Segretario di Stato, che in genere dura quattro anni in carica, visita circa tre volte la regione, mentre in due anni del suo mandato un capo del Comando Sur la visita più di ottanta volte, paese per paese. Nei prossimi giorni l’attuale capo, l’ammiraglio Jim Stavridis, che studia un’ora al giorno lo spagnolo per cercare di capire qualcosa della regione che crede di governare, presenterà alla Commissione delle Forze Armate del Congresso la dichiarazione annuale richiesta per ottenere il suo budget. Queste “Statement Postures” hanno luogo tutti i mesi di marzo e costituiscono una opportunità per dare indicazioni le linee generali e i fondamenti della sua politica. Nel 1998 il generale Charles E. Wilhelm disse che “il Venezuela da solo fornisce agli Stati Uniti la stessa quantità di petrolio che gli stati del Golfo Persico messi insieme” e che le grandi riserve di petrolio in Colombia ed Ecuador mettono in luce “l’importanza strategica delle risorse energetiche di questa regione.” Nel 2004 il generale James T. Hill rivelò davanti al Congresso e in una serie di conferenze davanti ad accademici ed imprenditori (al Consiglio delle Americhe, alla Associazione Colombiano-Statunitense, al Consiglio Cubano-Statunitense) che il commercio del suo paese con l’America Latina ed i Caraibi arrivava a 360 miliardi di dollari annuali, quasi come quello con tutta l’Europa, e che per il 2010 supererà il commercio degli Usa con Giappone ed Europa sommati. Nel 2003 le imprese nordamericane hanno venduto ai paesi del Mercosur “più che alla Cina e all’India messe insieme”, più alla Repubblica Domenicana che all’India, più all’Honduras che alla Russia, più ai Caraibi che a Indonesia, Russia e Cina messe insieme. Lo scambio diretto statunitense in America Latina e Caraibi superò i 270 miliardi di dollari, un 20% del totale degli scambi nel mondo e più che in Medio Oriente, Asia e Africa sommate. La regione fornisce più del 32% delle importazioni statunitensi di petrolio, più di tutti i paesi del Medio Oriente. La Cuenca del Amazonas possiede il 20% delle fonti di acqua dolce del mondo e il 25% dell’ossigeno del pianeta e dalle sue piante uniche al mondo si ricava il 25% dei preparati farmaceutici prodotti negli Stati Uniti. Nel 2005 il generale Branz Craddok fissò come priorità la cosiddetta Guerra contro il Terrorismo per impedire che la regione potesse servire come santuario operativo contro gli Usa e i suoi interessi nella regione e dichiarò la sua preoccupazione per l’influenza venezuelana. L’anno scorso, l’ammiraglio Jim Stavridis informò che la fornitura di petrolio della regione era aumentata, raggiungendo il 34% di tutte le importazioni degli Usa. Questo combustibile passa per il canale di Panama. La priorità del Comando Sur è la Colombia, alla quale un secolo fa Washington strappò la frangia di terra che oggi è la repubblica di Panama.

Gli accordi di Santo Domingo respingono la dottrina dell’attacco preventivo e cozzano con la visione dell’America latina e dei Caraibi che il Comando Sur promuove. Il documento “Socio delle Americhe”, che il Comando Sur ha approvato nel 2007 sostiene che la sicurezza degli Stati Uniti sarà garantita mediante la “difesa anticipata” al di fuori del suo territorio ed il fomento della stabilità e la prosperità della regione, compiti che non competono alle Forze Armate né di sicurezza.

Cristina Fernández e Hillary Clinton

E’ divertente come la donna del Sud Cristina Fernández, la pinguina peronista della Patagonia, si faccia chiamare sempre col suo cognome, Fernández, e non con quello del marito, Nestor Kirchner.

Al contrario la donna del Nord, Hillary Clinton, ha uno straordinario bisogno di identificarsi con il cognome del marito, Bill Clinton, e non con il suo, Rodham.