Friday 25 May 2012, 04:32

Gli articoli con tag: " Banca Mondiale "

“Enlazando Alternativas”, intrecciando alternative possibili tra America Latina e Unione Europea

Le politiche neoliberali in America Latina  portate avanti fino a questo momento attraverso le istituzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale si sono dimostrate essere,  in questa regione, più che altro una “guerra economica contro la maggioranza della popolazione”.[1]Questa ha cioè   sperimentato sulla propria pelle la scellerata politica economica per cui per esempio i diritti nazionali sulle enormi risorse dei vari stati sono stati completamente  svenduti alle  multinazionali straniere e agli investitori del nord.

L’Europa non ha giocato in tal senso un ruolo meno rilevante di quello degli Stati Uniti in questo gioco al saccheggio, anche se con peculiarità e caratteristiche che a prima vista potrebbero far pensare a un approccio di tipo molto diverso.

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Cile: dopo 35 anni arriva la giustizia per il quotidiano Clarín

clarinfidel Durante l’epoca di Salvador Allende vendeva 200.000 copie ma fu confiscato da Augusto Pinochet. Era il quotidiano Clarín, una delle voci storiche del Cile democratico. Adesso, dopo una battaglia legale durata 13 anni, lo Stato cileno sarà costretto a pagare mezzo miliardo di dollari di indennizzazione e Clarín potrebbe tornare in edicola.

Potrebbero esserci prestissimo novità nel panorama giornalistico cileno tuttora anchilosato all’epoca della dittatura di Augusto Pinochet con un duopolio tra El Mercurio e La Tercera che è di fatto un monopolio ideologico. Entrambi i quotidiani, El Mercurio più paludato, La Tercera più popolare, sono entrambi di destra e non sono bastati 18 anni di democrazia per modificare una situazione creata dalla violenza della dittatura e tornare ad avere un grande quotidiano di sinistra. Il quotidiano La Nación rivela oggi di aver preso visione in anteprima della bozza della sentenza del Tribunale Internazionale della Banca Mondiale che condannerebbe finalmente lo Stato cileno a pagare un risarcimento di 515 milioni di dollari a Víctor Pey e alla Fondazione Salvador Allende alla quale Pey ha ceduto da tempo buona parte dei diritti.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.

Balle bombe bolle

Sul Sole 24 ore on line, aggiornatissimo, spicca il piano Bush che prospetta rimborsi fiscali ai cittadini e sgravi alle aziende. Sogno o son desta?
Solo poche ore fa dominava la notizia che la crisi americana affonda Wall Street: la giornata peggiore degli ultimi 15 mesi, la fase di Orso sui mercati, il calo delle costruzioni di nuova edilizia più grande dal 1991, il crollo dell’indice manifatturiero, perdite per 16,7 miliardi di dollari per la crisi dei mutui subprime, la svalutazione. Merrill Lynch,il colosso del brokeraggio numero uno al mondo, in perdita di quasi 10 miliardi di dollari. In calo ieri anche i mercati europei. … Leggi tutto

Banco del Sur, un passo decisivo per l’integrazione latinoamericana

banco_del_sur Domenica è stato fondato a Buenos Aires il Banco del Sur, Banco del Sud. Dopo un anno di negoziati, ne sono paesi fondatori il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, il Paraguay e l’Uruguay, che insieme raccolgono i tre quarti della popolazione del Sud America, 284 dei 375 milioni di abitanti. Restano fuori solo Cile, Perù e Colombia, i paesi della costa pacifica che ancora guardano a Washington. Lula da Silva, Hugo Chávez e Nestor Kirchner (che ha voluto far coincidere il raggiungimento di questo risultato con la conclusione del suo mandato presidenziale), sono i padri in quello che si profila come un passaggio decisivo verso l’integrazione latinoamericana.

Il Banco del Sur, che avrà come sede principale Caracas, fu proposto dal presidente venezuelano Hugo Chávez alla fine del 2004 (ne parlò a chi scrive in questa intervista) e fu accolto da

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Il Bangladesh e la protezione civile

Bangladesh Gianni Rufini, sulle pagine di Lettera22, un sito (e ainda mais) amico e consigliabile come pochi, fa un interessantissimo punto della situazione sugli effetti del ciclone Sidr in Bangladesh e sulla accresciuta capacità di questo paese di prevenzione e protezione civile.

Forse è arbitrario come fa Rufini paragonare Sidr al ciclone del 1970 che fece 300.000 morti, e quello del 1991 che ne fece 138.000 per dedurre che il numero … Leggi tutto

Brasile: così privatizzavamo

La notizia di oggi è che lo stato brasiliano potrebbe esigere dalla privatizzata "Companhia Vale do Rio Doce" la restituzione di circa 33 miliardi di Reais, circa 11 miliardi di Euro. Sarebbe ancora un accomodamento estremamente favorevole per quella che passerà alla storia come la madre di tutte le rapine (privatizzazioni) e che potrebbe portare in carcere per alto tradimento l’ex presidente fondomonetarista Fernando Henrique Cardoso.

Il nome "Vale do Rio Doce" non dice molto al pubblico europeo. Ma è la prima produttrice mondiale di ferro del pianeta e la prima di bauxite in America Latina, minerale del quale possiede l’11% delle riserve al mondo. Solo le riserve di ferro si calcola che dureranno per altri 400 anni e con Petrobras ed Embraer è tra le prime tre imprese esportatrici del Brasile, tutte privatizzate in epoca fondomonetarista. L’impresa privata, che ha fatto propria la concessione statale, è proprietaria di fatto di tutto il sottosuolo brasiliano e controlla tra le maggiori riserve del pianeta di ferro, alluminio, oro e altri minerali. E’ attiva in 19 stati, possiede 9.000 km. di ferrovie e controlla ben dieci porti movimentandovi il 39% del commercio estero del Brasile. E’ nella sostanza la terza impresa mineraria di tutto il pianeta.

LA MADRE DI TUTTE LE PRIVATIZZAZIONI (E TANGENTI?) Fernando Henrique Cardoso l’ex presidente fondomonetarista del Brasile, volle fortemente quella privatizzazione nel 1997. La "Vale do Rio Doce", nel 1996, aveva dato allo stato brasiliano utili netti per 6 miliardi di Reais, circa 2 miliardi di Euro, e gli utili erano in costante crescita ad una media del 13% l’anno. Era ed è l’impresa più redditizia di tutto il Brasile. Fu privatizzata per la cifra d’affezione di … Leggi tutto

Paradosso: secondo l’ONU, Cuba è l’unico paese americano senza denutrizione.

La notizia è vecchia di qualche giorno, ma è stata talmente occultata che è stato difficile recuperarla e… non vi salti in mente di cercarla sulla stampa italiana: pubblicarla sarebbe stato alto tradimento! E’ perfino imbarazzante scrivere che, secondo il Programma Mondiale Alimentare (PMA) delle Nazioni Unite l’unico paese del continente americano (Stati Uniti compresi) libero dalla denutrizione è Cuba.

Secondo la signora Myrta Kaulard, rappresentante di questo programma che … Leggi tutto

Otto SMS in 30 secondi

Mi sono arrivati OTTO SMS in 30 secondi per dirmi di accendere la TV e fare in tempo a vedere Gianni Minà da Celentano, che dopo 7 anni di censura, afferma in faccia ai maligni e ai potenti che la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale sono lenti e i popoli indigeni dell’America Latina che stanno cambiando il mondo sono ROCKKKKKKKK, HARD ROCK!

VIVA I QUECHUA, VIVA GLI AYMARA, VIVA I GUARANI, VIVA GLI ZAPATISTI, ABBASSO LA CENSURA!!!!!

Boicottaggio della Shell – Nestor Kirchner traccia il cammino

Ho tradotto in italiano l’editoriale di ieri del quotidiano messicano La Jornada sull’esempio di Nestor Kirchner che ha invitato gli argentini al boicottaggio degli interessi della Shell nel paese. Segue un mio breve commento.

Kirchner traccia il cammino
La Jornada, 11-3-2005

Il presidente argentino, Néstor Kirchner, ha dato un esempio costruttivo e contundente di come controllare, in forma legale, pacifica e istituzionale, quelle che i neoliberali denominano le “forze del mercato” multinazionale, e che non sono nient’altro che gli interessi speculativi di un pugno di imprese che costituiscono il maggiore fattore reale di destabilizzazione economica di nazioni come Messico o Argentina.
Di fronte alla decisione abusiva e ingiustificata dell’impresa petrolifera angloolandese Shell di incrementare i prezzi dei suoi prodotti tra il 2,6 e il 4,2%, e tenendo in conto dell’impatto inflazionistico di tali aumenti sulla fragile e convalescente economia argentina, il presidente ha proposto ai cittadini il boicottaggio nazionale contro la multinazionale: “non gli compreremo neanche una latta d’olio”. “Non c’è migliore azione che possa fare il popolo che questo boicottaggio contro chi ne sta abusando”, ha detto il presidente.

Di fronte alla risposta della Shell, secondo la quale l’incremento dei prezzi è “un riflesso della forte crescita del costo del petrolio”, Kirchner ha stigmatizzato l’azione della multinazionale con la smania di ottenere “un profitto smisurato”, affermazione che è confermata dal fatto che altre due petrolifere che operano nel paese australe, la brasiliana Petrobras e la spagnola Repsol YPF, hanno invece deciso di congelare i prezzi e contribuire così alla lotta all’inflazione, prioritaria per il governo e per la società argentina.
Il libertinaggio nei prezzi, e la deregolamentazione generalizzata imposta dal cosiddetto Consenso di Washington, nel nuovo disordine economico mondiale hanno legato le mani ai governi nazionali per impedirgli di limitare le conseguenze negative e destabilizzatrici degli interessi delle multinazionali. Il controllo dell’economia da parte dello Stato, il controllo dei prezzi, le strategie di redistribuzione del reddito e la giustizia sociale sono considerate bestemmie inammissibili e populiste dall’integralismo neoliberale. Questo ancora impera in diversi paesi dell’America Latina, il Messico tra questi, ed è riuscito a rendere impraticabili, politicamente ed economicamente, le politiche governative tradizionali per fare fronte alla tempesta nella quale vive, oggi più che mai, la maggior parte della popolazione.

In questo contesto, la proposta di Kirchner costituisce un precedente chiarificatore di nuove forme per affrontare il capitale speculativo transnazionale nel suo stesso terreno economico, senza ricorrere a misure classiche, come l’espropriazione, che provocherebbero uno scontro immediato con gli organismi finanziari internazionali e con i governi dei paesi ricchi, e una scalata, da parte di questi, di aggressioni economiche, diplomatiche e perfino militari.
Quello di Néstor Kirchner ha dimostrato di essere un governo impegnato nell’interesse del popolo e attento alle sue necessità, ed ha saputo articolarsi in forme nuove e che creano speranza con strategie di resistenza della società come il boicottaggio da parte dei consumatori. Con questo non si viola nessuna legge nazionale, né si contravviene a nessuna regola imposta dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale o dal governo di Washington (che è lo stesso, ndr).

Bisogna perciò salutare quindi l’invito della Casa Rosada e sperare che l’esempio dia frutti e sia ripreso da altri governi di orientamento popolare della regione come quelli del Venezuela, Brasile e Uruguay.
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Sottoscrivo parola per parola l’editoriale de La Jornada e non posso non notare l’oramai millenario ritardo culturale delle sinistre e dei movimenti sociali europei.

Nel Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre 2002 mi trovai personalmente al centro della battaglia tra i movimenti sociali del terzo mondo, che vedevano nel boicottaggio delle multinazionali uno strumento decisivo e chiedevano la solidarietà dei movimenti sociali del primo mondo e questi ultimi (a partire dai francesi di Attac) che non solo rifiutavano -anche in maniera subdola- il boicottaggio ma promuovevano la legittimazione dei capitali speculativi attraverso la Tobin Tax.
Tre anni dopo è un governo latinoamericano a rilanciare il boicottaggio come strumento di legittima difesa dai soprusi della “mano invisibile del mercato”. Il ruolo dei movimenti sociali e di tutte le sinistre del primo mondo sarà ancillare o non sarà, sostiene il Sud mentre continua a pagare le nostre bollette. Nell’Argentina menemista France Telecom faceva pagare una telefonata urbana 25 volte quanto la faceva pagare in Francia, 500 lire contro 20. Vogliamo cominciare adesso dalla Shell?

Paul Wolfowitz

Nominare Paul Wolfowitz a capo della Banca Mondiale è come nominare Nerone imperatore di Roma