Wednesday 08 February 2012, 21:25

Gli articoli con tag: " Abu Omar "

Il vero volto del Cavaliere

di Ezio Mauro

NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un’emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell’opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura. … Leggi tutto

…Dimessa…

Pochi giorni fa, vennero definite un bluff-un’ennesimo psicodramma, le annunciate dimissioni di Franca Rame.
Il suo impegno detto inconcludente, oggi si è concluso. Beh questa è la lettera, non alla stampa ma a Marini, in versione integrale e molto lunga.
Ho trovato assai istruttivo il suo racconto. E chi vuole ne rida. Così vanno le cose in Italia.

Doriana Goracci

venerdì, 18 gennaio 2008
Gentile Presidente Marini,

con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente rappresenta e presiede. Una scelta sofferta, ma convinta, che … Leggi tutto

Nicola Calipari come Fabio di Celmo, i morti del Cermis e il sequestro di Abu Omar

Cermis La vedova di Nicola Calipari vorrebbe restituire la medaglia al valore data al marito, ammazzato in Iraq dal fuoco amico. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, le telefona per esprimerle solidarietà. Se non ci fosse da piangere si potrebbe citare Fabrizio de André: “Si costerna, si indigna, si impegna e poi getta la spugna con gran dignità”.

Il problema è che la decisione della Corte d’Assise è corretta, realista, soprattutto realista e si appoggia su eccellenti precedenti che la politica fornisce alla magistratura.

Andiamo a memoria. E’ facile. Ricordiamo che né Castelli né Mastella (gli ultimi due guardasigilli) hanno dato corso alla richiesta della magistratura per processare i sequestratori di … Leggi tutto

Complotto contro l’Europa – Il Sismi è disponibile: l’ombra lunga della CIA contro la giustizia europea

Il SISMI spiava e creava dossier falsi per diffamare più di 200 magistrati di tutta Europa. E’ quello stesso SISMI che si prestò a confezionare il Nigergate (la più falsa delle prove per giustificare l’invasione dell’Iraq) ed è lo stesso SISMI che partecipò al sequestro di Abu Omar. In nome di quali interessi agisce il SISMI?

Perché Piero Fassino rompe gli indugi ed accusa Silvio Berlusconi di sapere? Sapere cosa, esattamente? Perché Fassino, è evidente, colpisce ma non affonda il coltello. Agisce come se fossimo di fronte a una polemica politica da quattro soldi, tale da procurare un vantaggio politico spicciolo e immediato e non di fronte ad un caso internazionale gravissimo. Perché Nicolò Pollari (foto), il capo dei nostri servizi segreti militari, il SISMI, spiava almeno 203 magistrati, dei quali solo 47 erano italiani?

Alzi la mano chi, guardando … Leggi tutto

Renato Farina, a voi sembra che sia giustizia?

Renato Farina, vice direttore del quotidiano Libero, alias “Agente Betulla” quando fa la spia, accusato di favoreggiamento nel sequestro di persona di Abu Omar, ha patteggiato ed è stato condannato a sei mesi di reclusione.

La pena di reclusione è stata immediatamente commutata in una multa di 6.800 €uro. Per compiere il reato per il quale è stato condannato, Farina aveva ricevuto dal SISMI (il mitico Pio Pompa, il James Bond italiano) un compenso di (almeno) 30.000 Euro. Faccio il conto della serva e pertanto, pur essendo condannato per favoreggiamento di un sequestro di persona, Renato Farina, l’Agente Betulla, paladino di Bush, Bossi e Berlusconi, ci ha pure guadagnato circa 50 milioni di Lire. A voi sembra che sia giustizia questa?


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Brecha – Berlusconi juega a la crisis institucional

Romano Prodi, con una mayoría casi inexistente en el Senado, intentará formar un gobierno que nace débil pero que es la única alternativa al retorno de Silvio Berlusconi. Éste, con el respaldo de George W Bush, se atrincheró en no reconocer el ajustado triunfo de la centroizquierda en Italia. Es una asonada inquietante que no tiene precedentes en Europa occidental.

Gennaro Carotenuto desde Roma
La Cassazione, la Suprema Corte italiana, después de una semana de recuentos exigidos por el primer ministro Silvio Berlusconi, que pretendió que ?los resultados deben cambiar?, confirmó el miércoles que … Leggi tutto

La settimana decisiva

Se Romano Prodi non sarà incaricato da Ciampi prima dell’elezione del Capo dello Stato, probabilmente avrà già perso la partita e dovrà passare la mano. Con lui avrà perso chi ha sperato in una svolta, anche minima. Da Berlusconi a Bush al Financial Times, in troppi lavorano contro il centrosinistra (e l’Europa) tessendo una tela a metà tra la bassa cucina e il piano eversivo.

La settimana iniziata oggi deciderà delle sorti di Romano Prodi e del suo governo. Domani … Leggi tutto

La vedova di Nicola Calipari al Ministro Antonio Martino: “Vergognati”

Rosa Calipari è seduta al fianco del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, durante il discorso del Ministro della Difesa (Forza Italia) Antonio Martino, mentre quest’ultimo attribuisce all’”oscuro disegno del fato”, la morte di Nicola, suo marito. E’ la cerimonia per ricordarlo ad un anno dalla morte. Si svolge alla sede del Sismi di Forte Braschi ed è stata appena scoperta una stele in suo onore. Martino termina di parlare, Rosa Calipari gli si avvicina terrea in volto e lo apostrofa con un inequivocabile: “Vergognati”.

E’ andato così oltre il comportamento omissivo di Antonio Martino da scegliere proprio la commemorazione di Nicola Calipari per assolvere definitivamente i suoi assassini. E’ andato così oltre che perfino il vice presidente del consiglio Gianni Letta, deve smorzare e quasi … Leggi tutto

Caso Nicola Calipari e Giuliana Sgrena: incriminato il presunto assassino

Fa quasi tenerezza sapere che la Procura della Repubblica di Roma ha incriminato Mario Lozano (un marine proveniente dal più povero quartiere di Nuova York) per l’omicidio volontario di Nicola Calipari. Fa tenerezza perché è chiaro che le possibilità di estradizione per il presunto assassino sono vicine a zero. Vale la pena di ricordare che … Leggi tutto

El homicidio del 007 italiano muerto en Bagdad el 4 de marzo fue voluntario de parte de las tropas estadounidenses

La Procura de la República de Roma incriminó por homicidio voluntario al autor material del asesinado de Nicola Calipari el sub-jefe de los servicios secretos italianos asesinado en Bagdad por tropas estadounidenses el pasado 4 de marzo 2005 20 minutos después de liberar la rehen Giuliana Sgrena, una periodista del diario “Il Manifesto”. No hay ninguna posibilidad que la justicia estadounidense extradite el presunto autor del asesinato, el marine Mario Lozano a Italia. En este momento hay alrededor de 20 pedidos de extradición de parte de la justicia italiana de ciudadanos estadounidense involucrados en el secuestro y la desaparición del ciudadano … Leggi tutto

Brecha – El trabajo sucio de la CIA: Lo hicimos para salvar vidas europeas

Condoleezza Rice viajó a Europa y reivindicó el sistema de secuestros y traslados secretos implantados por la CIA en todo el continente. Sin admitirlo, defendió también el sistema de cárceles secretas, tortura y desaparición de personas y amenazó a los socios del viejo continente: sabían, compartieron responsabilidades y ahora no nos pueden dejar solos.

Gennaro Carotenuto desde Roma
Lo que está documentado hasta ahora por organizaciones humanitarias como Amnistía Internacional (AI) y Human Rights Watch (HRW) sobre la red de secuestros y desapariciones creada por la CIA en Europa en los últimos años, es … Leggi tutto

Clementina Forleo aveva ragione

Colpo di reni dello stato di diritto in Italia. Assolti tre cittadini nordafricani da qualunque accusa di terrorismo come richiesto dalla GIP Clementina Forleo che aveva rifiutato l’equazione guerriglia-terrorismo. Sull’Italia però aleggia l’ombra del terrorismo di stato statunitense.

Il lavoratore di origine marocchina Mohammed Daki e altri due cittadini tunisini sono stati assolti con formula piena dall’accusa di terrorismo. E’ la rivincita per la magistrata Clementina Forleo (nella foto) che un anno e mezzo fa ne aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che non poteva equipararsi la guerriglia al terrorismo e che il diritto internazionale riconosce l’inalienabile diritto dei popoli a difendersi da un’invasione militare straniera.

Per questo Forleo è stata inquisita, lapidata, minacciata di morte. Il Ministro della Giustizia Castelli … Leggi tutto

Brecha – Terrorismo de estado mundial

En febrero de 2003 trece agentes de la CIA secuestraron en Milán a un ciudadano egipcio, para trasladarlo a Egipto donde hoy seguiría desaparecido. Ahora un fiscal italiano emite una orden de búsqueda y captura para los secuestradores que desvela la vigencia de un nuevo Plan Cóndor.


Gennaro Carotenuto,
Desde Roma


TRECE AGENTES DE la CIA están buscados en toda la Unión Europea. Un informe de 104 páginas los acusa del secuestro del ciudadano egipcio Abu Omar, 41 años, ex combatiente en Bosnia y Afganistán, sospechoso de actuar como reclutador de organizaciones terroristas y refugiado desde 1997 en Italia. El informe del fiscal de Milán, Guido Salvino, justifica el pedido de búsqueda y captura y desvela las prácticas terroristas de la agencia en el ámbito de la doctrina de George W Bush, la misma que ha justificado la desaparición de 3.000 personas en Estados Unidos después del 11 de septiembre. La CIA conduce, en colaboración con otras instituciones del gobierno estadounidense y con el concurso de gobiernos amigos en Oriente Medio, un plan de secuestro y eliminación de adversarios políticos absolutamente idéntico al conocido en América Latina como Operativo Cóndor. Para los crímenes de lesa humanidad son utilizadas como coberturas sedes diplomáticas estadounidenses y son disponibles operativamente las bases militares de este país en el mundo. En el caso de Abu Omar, la cobertura del jefe de la operación, Bob Lady, 51 años, con un pasado como colaborador de John Negroponte en la guerra sucia en Honduras, no podía ser mejor. Este actuó a la luz del sol como cónsul estadounidense en Milán entre 2000 y 2004, siendo en realidad el jefe de la agencia para todo el norte de Italia.


Abu Omar es secuestrado en la vía pública en Milán el 17 de febrero de 2003 por un comando de nueve personas, individualizadas como agentes de la CIA. En los papeles de Salvini se demuestra que los nueve viajaban junto al secuestrado hasta  la base militar estadounidense de Aviano, a unos 100 quilómetros de Milán. Los delatan los celulares que permanentemente registran llamadas a distintas bases militares y a la central de la CIA, en Langley, en el estado de Virginia, Estados Unidos. Tanta seguridad y frivolidad -Lady utilizaba un celular del consulado- dejan abiertas las puertas a muchas inquietudes. ¿El gobierno italiano estaba informado? Las tardías declaraciones que niegan cualquier involucramiento no convencen. Si no supieron ni autorizaron, está claro que el mayor aliado de Italia no tenga ninguna consideración para la soberanía de este país. Si supieron y autorizaron entonces son cómplices de una acción que, para las leyes italianas sigue siendo un crimen gravísimo que puede llevar a la condena a cadena perpetua. ¿En este ambiguo contexto, entonces, la actual indagación es el máximo esfuerzo para castigar a los reos o el mínimo indispensable, en un país como Italia donde la acción penal es obligatoria? Policía y servicios italianos ?que ahora critican a los aliados- que estaban espiando a Abu Omar desde hacía tiempo, ¿por qué no se enteran del operativo y deben pasar dos años antes que se abra la investigación? ¿Cuántos casos ?Abu Omar? hubo en Italia, en Europa y en el resto del mundo y con qué complicidades?
Subida en un furgón, la víctima tiene como primera meta Aviano. Ahí es interrogada y torturada. Se la traslada a la base de Ramstein a Alemania de donde lo llevan a Egipto. Al día siguiente llega Bob Lady, que no ha participado materialmente en el secuestro. Hay evidencias de que el mismo Lady está presente durante las primeras dos semanas de tortura. Lady, el único de la banda que permanece en Italia después del secuestro, se encuentra ilocalizable desde el pasado 9 de enero 2005. Su esposa, que vive en la región de Piamonte en una casa comprada en 350.000 euros pocos meses después del secuestro, declara que Lady está a salvo en Estados Unidos; un Posada Carriles más. A pesar del revuelo que también en Estados Unidos ha creado el asunto, todos los expertos de derecho internacional consideran nulas las posibilidades de que el gobierno de Bush extradite a Italia a Lady y sus cómplices, en la remota hipótesis de que el ministro de Justicia del acepte el pedido del fiscal Salvini.


La suerte de Abu Omar sigue siendo incierta. Seguramente fue torturado durante meses. El 20 de abril 2004 fue puesto en semilibertad con daños permanentes en la vista. Logra comunicarse con su esposa y vuelve a desaparecer. Distintas fuentes ofrecen versiones distintas, que van desde la prisión en Egipto -donde es casi imposible averiguar- hasta que esté colaborando con sus captores, o que haya sido asesinado.


CIENTOS DE SECUESTROS. Ni siquiera explorando la galaxia informativa islámica se encuentran datos sobre la entidad de las ?entregas extraordinarias?. Hay evidencias de que además de Egipto hay entregas de prisioneros a Marruecos, Jordania, Pakistán y Uzbekistán. Según Bruce Jackson muchos de los 3.000 ciudadanos musulmanes arrestados ilegalmente después del 11 de septiembre habrían sido entregados en secreto a países donde la tortura y el asesinado extrajudiciales son prácticas diarias. Como la globalización económica deslocaliza las industrias para abaratar el costo del trabajo, así la globalización del terrorismo secuestra en el norte y deslocaliza las víctimas hacia el sur, donde más barato se cobran las violaciones de los derechos humanos. Sólo a Egipto la CIA habría entregado por lo menos a 70 secuestrados en todo el mundo. Lo admite con todo candor quien considera la tortura como una práctica normal, Ahmed Nazif, primer ministro de la dictadura filoestadounidense de ese país. Nazif, en una entrevista a la NBC, considera las devoluciones ?rendition en inglés- normales. El fiscal Salvini escribe que una práctica ilegal tan grave y masiva se cumple hoy día casi a la luz del día. Los estadounidenses no se limitan al secuestro y a la devolución al país interesado si no hay testimonios de que participen activamente en la tortura. Michel Scheuer, ex CIA arrepentido, testimonia que ha visto operaciones de secuestro y entrega aprobadas directamente por el NSC, el Consejo para la Seguridad Nacional.


Fuentes cercanas a los servicios jordanos, contactadas por BRECHA en Amman, nos ofrecen algunos detalles importantes: en el país habría por lo menos un centro de detención clandestina donde han sido trasladados al menos diez secuestrados. Los secuestros están todos a cargo de la CIA. La agencia no permite a los servicios de países árabes amigos operaciones de esta envergadura en países occidentales. El diario no gobernativo ?decir opositor sería demasiado para Jordania- Arab Yliom incluye entre los secuestrados a Maher Arar, un ciudadano canadiense de origen sirio trasladado a Jordania en 2002 después de haber sido secuestrado en el aeropuerto de Nueva York. Hay suficientes evidencias  para demostrar ?a quien quiera ver- cómo, aprovechando del 11 de septiembre, el gobierno de Estados Unidos dirige un plan terrorista a escala mundial para eliminar opositores y presuntos terroristas que atropella cualquier noción conocida del derecho internacional.

Manifesto – I rapimenti, "le consegne straordinarie" della Cia

La denuncia di Human rights watch: militanti islamici sequestrati e torturati in Egitto.


di Camilla Lai


«Se serve un interrogatorio serio, il prigioniero viene mandato in Giordania. Se vuoi torturarlo, lo spedisci in Siria. Se deve sparire - e non riapparire mai più , allora devi mandarlo in Egitto». Parola di Robert Bauer, ex agente della Cia. Negli ultimi dieci anni
centinaia di militanti islamici sono stati prelevati da svariati posti nel mondo, spesso dalle cosiddette «unità speciali di rimozione» della Cia, e spediti in Egitto perché fossero torturati e sparissero senza lasciare traccia. «Mucchi di persone», si legge nel rapporto pubblicato oggi da Human rights watch. Il numero esatto, per l’appunto, è imprecisato, anche perché a quei pochi che sono riapparsi, viene impedito di parlare, sotto minacce di rinnovata tortura. Nel rapporto «Buco nero: il destino degli islamisti resi all’Egitto», l’organizzazione indipendente documenta 63 casi certi dal 1995. Nell’appendice ne pubblica i nomi, i paesi coinvolti e le vicende principali dei prigionieri. «Ma non è possibile determinare se quei 63 casi rappresentino il 95% o il 5% del numero totale», ha detto a il manifesto Joe Stork, vice direttore di Hrw. «Il vero numero degli individui riconsegnati è probabilmente molto più alto», sostiene lo studio. Avvocati e attivisti islamici in esilio a Londra intervistati da Hrw affermano che solo dall’11 settembre del 2001 siano stati rispediti al Cairo tra i 150 e i 200 individui. «La maggior parte dei militanti islamici vengono riconsegnati all’Egitto, afferma Stork, perché sono ricercati dal governo. Ma anche perché, aggiunge, esiste un problema specifico nel paese, che è, appunto, un buco nero».


La pratica è del tutto illegale: diversi trattati internazionali (una per tutte la Convenzione Onu contro la tortura del 1984, sottoscritta da tutti gli stati menzionati nel rapporto) vietano esplicitamente «la consegna o l’estradizione di individui in paesi dove corrano il rischio di essere torturati». E’ invece «noto che in Egitto – si legge del rapporto – la tortura viene praticata di routine e in maniera sistematica. E’ un fenomeno diffuso e
persistente», precisa. Tra i metodi più usati, «pestaggi con pugni, calci, fruste di cuoio, bastoni e cavi elettrici; sospensione in posizioni contorte e dolorose; elettroshock; intimidazioni sessuali e violenza». Recentemente Hrw aveva già denunciato ripetute pratiche di tortura su migliaia di beduini arrestati l’autunno scorso, dopo l’autobomba all’Hilton di Taba, nel Sinai. E negli ultimi dieci anni l’Organizzazione egiziana per i diritti umani ha documentato in Egitto 292 casi di tortura, 120 dei quali hanno sono finiti con la
morte dei sospettati.


Ex o presunti militanti di Jihad al Islami e di Gama’a al Islamiya (egiziani ma non solo) vengono arrestati senza alcun mandato, in paesi non in stato di guerra né con richiesta di estradizione. Anzi, a volte in paesi che hanno concesso lo stato di rifugiato politico
proprio a chi viene rapito e riportato nel paese da cui era fuggito.
I sospettati sono tenuti in stato di fermo, privi di qualsiasi garanzia processuale e senza capi di imputazione, spesso in custodia Usa. Il programma Cia extraordinary rendition, consegna straordinaria, ha infatti giocato un ruolo determinante anche quando la «consegna» di sospetti islamisti avveniva sotto l’egidia della cooperazione araba – in base alla Convenzione della Lega araba per la soppressione del terrorismo del 1998. Il primo caso di partecipazione della Cia di cui si ha memoria risale al 1995, il secondo al 1998,
per la cosiddetta «cellula di Tirana». Dopo l’11 settembre il coinvolgimento della Cia è aumentato a dismisura. Protetti da assoluta impunità, gli agenti segreti statunitensi non avvisano nemmeno più le autorità del paese dove prelevano i militanti. Tant’è che la procura di Milano, nel febbraio 2003, aprì un fascicolo per scomparsa di persona a proposito dell’egiziano Abu Omar, che poi risultò essere stato prelevato in pieno centro a Milano da 12 agenti Cia e portato al Cairo su un aereo decollato dalla base Nato di
Aviano. Non pochi degli intervistati da Hrw sono finiti a Guantanamo.


Qualcun altro, come Ahmed Salim Ubaid, ex generale yemenita, ha fatto invece il percorso opposto: dal Cairo a Sana’a. Ma la maggior parte di loro è scomparsa nel nulla. E’ successo, tra gli altri, a Mohamed e Hussein, i due fratelli di al Zawahri, luogotenente di al Qaeda, presi rispettivamente negli Emirati arabi e in Malesia.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/11-Maggio-2005/art35.html