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L’ultima "svista" di El País di Madrid sulla Bolivia

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Ovviamente a Miguel Yuste, la sede di El País a Madrid, sosterranno che si siano sbagliati a far passare un’organizzazione eversiva di estrema destra come “militanti di Evo Morales”. Come si può far passare tifosi dell’Inter vestiti con le maglie nerazzurre come tifosi del Milan? Strano che un glorioso quotidiano nato dall’antifranchismo non riconosca un’organizzazione che rivendica come principale riferimento ideologico proprio la Falange spagnola. 

La Uníon Juvenil Cruceñista, con quella croce come simbolo a metà strada tra quella celtica e la svastica, rivendica di addestrare militarmente fino a 30.000 giovani. Esagerano, ma parte di loro sono i gruppi paramilitari protagonisti delle violenze selvagge di questi giorni contro chiunque non stia dalla loro parte. El País può non conoscere il ruolo della UJC nel tentativo di destabilizzazione del governo legittimo boliviano? Non può.

Ma El País non è in buona fede tanto che, rispetto alla strage di Pando, nell’articolo che correda l’mmagine, con almeno 30 contadini disarmati assassinati dai paramilitari agli ordini del prefetto Leopoldo Fernández, in questo momento ricercato, parla genericamente di “morti causati dalla spirale di violenza di questi giorni”. A chi giova far credere che in Bolivia ci siano scontri tra “opposte fazioni”?

NB: Voglio sottolineare la più che buona copertura dei fatti boliviani fatta da Raffaele Fichera della RAI. Chi scrive è stato accusato di prendersela con chi la pensa diversamente da lui. Chi mi legge sa che è falso. In questa sede, dopo lunghe verifiche, e molto studio, vengono resi pubblici casi di dimostrabili menzogne da parte dei disinformatori di professione. Per esempio chi descrive la Bolivia come un luogo dove non ci sia un piano di destabilizzazione golpista in atto o occulta in malafede il ruolo degli Stati Uniti in questo piano. Solo nient’altro che dare pane al pane.

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