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I piccoli ariani lombardi e il papa argentino

In Lombardia i bambini ariani (o meglio i figli innocenti di genitori che si credono ariani) vengono separati a scuola dai bambini di razze inferiori e sembra una cosa normale. La spacciano come una cosa tecnica, una buona prassi pedagogica per non far perdere tempo ai primi, che hanno fretta di dominare il mondo, con i presunti balbettii dei secondi, nonostante parlino con lo stesso accento bergamasco o bresciano. Intanto in Germania da giorni i media dibattono sul fatto che un calciatore professionista abbia lasciato l’Italia perché non sopportava più il quotidiano razzismo al quale era sottoposto. I nostri giornali glissano, negano o minimizzano la notizia. “Me ne frego” avrebbe detto la buonanima e lo show dell’autonominato campionato più bello del mondo must go on.

Intanto il papa argentino, che invece che a Gardaland andò a Lampedusa come primo viaggio fuori dalle mura leonine, vuole aprire i conventi agli immigrati. Non lo avrei mai creduto ma, se potessi scegliere, preferirei morire bergogliano.

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