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Il vizietto diffamatorio di Massimo Cavallini contro Gennaro Carotenuto

Mi segnalano che Massimo Cavallini, tra i protagonisti del fallimento dell’Unità nel 2000 e poi, trasferitosi a Miami, tra i gestori della disinformazione antilatinoamericana per vari giornali, tra i quali Liberazione di Piero Sansonetti, usi delle tenere parole nei miei confronti dandomi in sequenza del “pasdaran del filocastrismo alla Minà”, del “patetico” e accusandomi di “scrivere da cani” di latrare e altre cosine sguaiate dalle quali è possibile evincere in poche righe rilevanti profili diffamatori.

Non è la prima volta né temo l’ultima che Cavallini travisa quanto scrivo per diffamarmi ed usa epiteti “forti” con lo scopo di elevare un cordone sanitario intorno al mio lavoro: se Carotenuto è un pazzo estremista non val la pena leggerlo. Questa volta, come altre volte è già avvenuto, per potermi diffamare Cavallini è costretto a manipolare un mio post attribuendomi un attacco a Yoani Sánchez sul quale mi vedo obbligato a precisare.

Come è evidente a chiunque sia intellettualmente onesto, nel post in questione e in tutto quanto scrivo in merito da anni, e del quale di seguito cito quanto rilevante, non attacco Yoani Sánchez ma quei disinformatori di professione che hanno trasformato Yoani Sánchez in un caso internazionale e contestualmente sono scrupolosamente silenziosi verso i blogger arrestati, torturati, assassinati in altri paesi dell’America latina o del Medio Oriente. Come spiegare i mille articoli su Yoani contro nessun articolo su Tal al-Mallouhi, liceale siriana in isolamento da un anno nelle carceri siriane?

Non essendo lo scopo di questo scritto un ragionamento sulla disinformazione antilatinoamericana e l’importanza del giornalismo partecipativo, ma solo offrire degli elementi certi per difendere l’onorabilità di chi scrive dalla diffamazione di Massimo Cavallini, vado subito al dunque.

Nell’archivio di Giornalismo partecipativo, Yoani è citata otto volte. Quattro sono i contributi esterni. Uno favorevole, è un’intervista alla stessa Yoani di Alessandro Badella. Uno è critico ed è un pezzo di Gianni Minà, che non è ancora reato pubblicare. Il terzo è neutro ed è firmato da Valeria Galanti che pure rileva insipienze dei nostri media sull’America latina. Il quarto è un pezzo della condirettrice di Latinoamerica, Alessandra Riccio, sulla morte di Orlando Zapata nel febbraio 2010, che cita Yoani solo di passaggio. Per la cronaca il pezzo di Alessandra, che difendeva l’operato del governo cubano, seguiva la pubblicazione di un altro pezzo che invece era critico di questo, firmato da Raffaele della Rosa.

E’ strano che un “patetico pasdaran del filocastrismo”, come mi accusa di essere Cavallini, ammesso e non concesso che ciò sia una colpa, pubblichi in maniera equanime contributi favorevoli e contrari alla ragazza habanera. Cavallini non pubblicherebbe mai contributi non funzionali al suo punto di vista. Io, però, faccio un altro mestiere.

Le altre quattro citazioni sono di chi scrive. La prima, del giugno 2008 recita:

Oggi il quotidiano La Repubblica (a firma Omero Ciai) dedica ben tre pagine a Cuba, al caso della blogger Yoani Sanchez libera di fare la blogger (loro preferirebbero che la fucilassero) ma non c’è una sola riga sulla notizia importantissima che riportiamo (che peraltro era di apertura per la BBC). Accusano Cuba (giustamente) di essere un paese nel quale non vi è libertà di stampa, ma il giornalismo di Repubblica e di Omero Ciai è ben peggiore.

Sono poi tornato su Yoani nell’estate 2010 nell’ambito di una riflessione sul silenzio da parte dei nostri media verso le violazioni di diritti umani in più posti dell’America latina. Il passaggio su Sánchez è il seguente:

Non smettono nello stesso contesto di essere scandalosi, in un continente dove i prigionieri politici restano migliaia, i milioni di parole dedicate a una ventina di presunti prigionieri politici cubani che, stando ad Amnistia Internazionale, che pure ne stigmatizza a buon diritto la carcerazione, non rischiano né tortura né morte e sicuramente non prefigurano quel “gulag tropicale” dal quale Yoani Sánchez è libera da anni di raccontarci minuziosamente. Conosciamo perfino la pressione arteriosa del dissidente cubano Guillermo Fariñas in sciopero della fame e abbiamo letto ovunque della morte di Franklin Brito in Venezuela, ma non una riga passa, in una virtuale orwelliana censura mondiale, delle centinaia di prigionieri politici mapuche in Cile processati e condannati ancora secondo le leggi dettate da Augusto Pinochet.

Le ultime due brevi citazioni sono del febbraio di quest’anno e sono corollario a due dei vari articoli che questo sito ha dedicato nel corso del tempo alla repressione dei blogger mediorientali e per il quale è stato oscurato per anni dal regime di Ben Alì in Tunisia. La prima è quella stigmatizzata da Cavallini:

I media che hanno lasciato solo Sandmonkey e che non hanno dedicato una lacrima all’assassinio di Zouhair Yahyaoui sono gli stessi che hanno trasformato la cubana Yoani Sánchez in una madonna pellegrina dell’informazione da coprire di premi, prebende, onorificenze. Chissà perché…

La seconda e ultima si riferiva alla blogger siriana ventenne Tal al-Mallouhi, condannata a cinque anni di galera nell’indifferenza (fa eccezione l’eccellente Anna Maria Giordano a Radio3Mondo) complice di migliaia di Cavallini in servizio permanente effettivo nei nostri media:

La preoccupante condanna al carcere di una blogger, una studentessa liceale appena maggiorenne, da quasi un anno in isolamento, avrebbe potuto e dovuto raccogliere almeno una parte dell’attenzione ossessiva che i nostri media dedicano alla cubana Yoani Sánchez che, per la cronaca, mai è stata né arrestata né incriminata, né ha dovuto interrompere le pubblicazioni e che, quando è stata (ingenuamente) osteggiata dalla polizia cubana, ha potuto approfittare di megafoni mediatici mondiali.

Questo è quanto. Chi scrive, purtroppo per Cavallini, ha la gran fortuna di non essere a libro paga di nessuno. Chi scrive, lo si evince dalle citazioni succitate e da mille altre, è libero di criticare Cuba (o il Venezuela, o la Bolivia…) se pensa che sia giusto criticarla e di criticare gli anti-cubani a prescindere quando per silenziare il trave sul Messico (una narcoguerra civile in corso), sulla Colombia (il record mondiale di violazioni di diritti umani), sull’Honduras (un golpe che ammazza gente in strada ogni giorno), sul Cile (l’imperdonabile discriminazione dei mapuche) preferiscono scrivere paginate sulla (proporzionalmente) pagliuzza di Cuba.

Tali stranezze, il non essere a libro paga di nessuno e il non essere schierato a priori (ben diverso dal finto terzismo dei giornali) sono evidentemente una colpa imperdonabile risolvibile solo con la diffamazione. Non si può avere un giudizio complesso su Cuba. Si può solo essere acriticamente a favore o acriticamente contro.

Non ci sto: così chi scrive causa scandalo quando critica Cuba o il Venezuela (che beceri amici hanno a volte questi nobili paesi) ma causa ancora più scandalo se si permette di ricordare quanto clamorosa sia la disinformazione sparsa a piene mani dai nostri media, su Cuba come sul Messico, sul Venezuela come sulla Colombia.

Chi scrive sarà sempre libero di gridare il proprio scandalo ed è questo che fa salire il sangue agli occhi a Massimo Cavallini, Omero Ciai, Rocco Cotroneo, Emiliano Guanella, Piero Sansonetti e compagnia cantando che invece solo liberi solo di scrivere quello che il pensiero unico impone loro di scrivere. Perché avete dedicato centinaia di articoli a Yoani Sánchez e nessuno a Tal al-Mallouhi?

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12 Responses to Il vizietto diffamatorio di Massimo Cavallini contro Gennaro Carotenuto

  1. jacopo 22 mar 2011 at 10:01 #

    Gennaro, le critiche insulse di Cavallini sono talmente piene d’invidia che se ne percepisce persino l’odore. Tu resti, insieme a Gianni Minà di Latinoamerica, a Italo Moretti, a Maurizio Matteuzzi e altri onesti taccuini che solo per brevità dimentico, la fonte più autorevole e affidabile delle notizie sul “Continente desaparecido”. Le critiche vi rendono più forti e le invidie altrui più orgogliosi del vostro mestiere di liberi informatori.

  2. luca mastellaro milano 22 mar 2011 at 21:09 #

    Caro Gennaro,
    personalmente ho smesso da anni di informarmi sulla politica estera dalle colonne dei giornali mainstream. Ai signori che su quelle pagine ‘scrivono’, il giudizio complesso – base del giornalismo di qualità – non frega nulla. Sono i grillini del pensiero unico, anzi peggio dei grillini perchè sono pure in malafede.
    Hai tutta la mia solidarietà per quel poco che vale.

  3. Rudi Menin 23 mar 2011 at 09:31 #

    Un motivo in più, se mai ce ne fosse stato bisogno, per continuare a leggere con passione, anche se mai acriticamente, gli articoli di Gennaro e per restare fedele a quella bellissima
    rivista che è “LATINOAMERICA” di cui mi onoro esserne lettore. Alla faccia dei soloni pennivendoli del pensiero unico…

  4. Raffaele Della Rosa 23 mar 2011 at 09:42 #

    Caro Gennaro,
    sono contento di non dover fare l’avvocato perchè difenderti dall’ attacco di Cavallini non è facile. Consapevole della letterale impossibilità dell’impresa
    non ho scritto di getto sul blog, ma usando prima un editor di testo. E quel che veniva fuori erano una sfilza di “cavallinate” che non mi è sembrato giusto
    inviare a tutela, quanto meno, DELLA DIGNITA’ DEL SITO GIORNALISMO PARTECIPATIVO.
    In primis mi infastidisce la sua manifesta cinofobia, per dirne due, da parecchi anni uso in moltissimi casi come nick “igor” :
    era il nome del mio ultimo cane….immediatamente dopo che il mio babbo era venuto a mancare
    mi si presentò l’immagine mentale, riferita, a lui di un bonario San Bernardo, soccorrevole e disponibile, mai aggressivo.
    Certo esistono anche quei terrier, gli yorkshire….scassacazzo…sì è vero, ma non è la loro natura, la colpa è del padrone
    che non li sa educare. E qui veniamo: la colpa è del Cavallini ? None, è sempre del padrone…che non lo gestisce al meglio.
    La principale differenza tra MC e noi è che quando uno legge le cose che scriviamo o ascolta quelle che diciamo, bene quella
    persona sa di leggere o ascoltare quello che noi pensiamo. Giusta o sbagliata che possa essere. Diciamo e scriviamo
    ciò che pensiamo. E nessuno ci paga per questo, anzi….
    Non è così per MC ed i kazzettieri come lui, le nocione, i ciairotto e compagnia brutta, no lì ascolti e leggi la voce del padrone….
    loro non son dei dilettanti, loro son dei professionisti. Loro per quello che scrivono vengono pagati, ehh sì come i Sallusti, i Minzolini
    le Minetti ecc. ecc.
    Su tutto il resto si può discutere, ma su questo no.
    No è nè un Kerr né un Kapuscinsky, ma un kazzettiere prezzolato.
    Et de hoc satis.

  5. Raffaele Della Rosa 23 mar 2011 at 09:48 #

    Altra possibile risposta, ma ahimé ci vorrebbe un artista del suo calibro, è l’immortale e celeberrimo pernacchio di Eduardo al barone ne “L’Oro di Napoli”

  6. mauro cassano 23 mar 2011 at 12:33 #

    Egregio dott. Carotenuto,

    anzitutto le esprimo solidarietà: una cosa sono il dibattito e il confronto ed un’altra la diffamazione a mezzo stampa, come sembra fare il Cavallini in questo caso.

    Vorrei, quindi, far notare che se c’è qualcuno che “scrive da cani” come sostiene il Cavallini, questo – è certo – non è Lei. Forse il Cavallini ignora che “pasdaran” è notoriamente plurale di “pasdar”, così come “fans” è plurale di “fan”: vuole, cortesemente, segnalarglielo? Grazie.

    Mauro Cassano

    • Gennaro Carotenuto 23 mar 2011 at 16:26 #

      La ringrazio,
      tuttavia non segnalerò nulla a tale signore, col quale non intrattengo alcun rapporto fin da quando infestava questo sito utilizzando il nom de plume di Aldo Palumbo.

  7. Leonello Carlo Boggero 24 mar 2011 at 07:32 #

    Gennaro, leggendo e rileggendo il tuo post devo dedurre che codesto Minimo Cavallini non e’solo disonesto intellettualmente ma, un perfido pennivendolo pronto a sostituire i vari Salustri, Ferrara,Feltri & company, ovvero un’aspirante “dandy da strapazzo” della carta stampata.Gente che davanti ad un MINA’ non sono nani ma,INVISIBILI.

    A Mauro Cassano, mi sembra esagerato paragonare il sost. pasdaram a fan. Fans al singolare e’ impossibie usarlo, ma dire io sono o siamo il tuo “corpo di guardia” (pasdaram)ci si puo’ sorvolare.

    • Gennaro Carotenuto 24 mar 2011 at 10:29 #

      Veramente in italiano le parole straniere non si declinano perché non possiamo applicare regole grammaticali straniere. Di conseguenza dovremmo dire “un fan” “dei fan” come non si dice “dei buses” ma “dei bus”. Nonostante si trovi ovunque scritto “fans” è un errore da penna rossa ed è orribile in un testo in italiano veder scritto “managers” o “pullovers” o “records”.

      Fanno eccezione parole che sono in pratica pluralia tantum, come “pasdaran” che usiamo anche al singolare perché è solo il plurale a essere stato acquisito dalla lingua italiana. Pasdàr è di fatto incomprensibile in italiano (e nei dizionari si trova dal 1979 pasdaran e non pasdar) e giammai dovremmo applicare in italiano le regole grammaticali del farsi che non siamo tenuti a conoscere.

  8. Leonello Carlo Boggero 24 mar 2011 at 15:40 #

    Veramente la replica dovresti indirizzarla a M. Cassano non a me, era lui che voleva pasdar come sing. di pasdaran.
    1. io ho solo scritto impossibile scrivere fans al sing., non il contrario.
    2. D’accordo con te le parole straniere non si declinano al plurale, a meno che non siano entrate nella nostra lingua proprio al
    plurale, come nel caso di peones, avances etc.
    Penso non dirai ho visto dei mural, ma dei murales o no?
    3. Nel caso di fan ,la forma piu’ corretta e’ “dei fan” ma, si puo’ dire sia “dei fans”,almeno secondo certi linguisti, dal canto mio l’italiano lo parlo 20 gg all’anno quindi sono il meno adatto a dare lezioni sui cambiamenti linguitici,posso dire che nelle varie ligue che parlo dico “i fans” “les elites” etc.

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    [...] Dedicato a Sandmonkey, a Zouhair Yahyaoui, e agli altri blogger nordafricani e mediorientali 5 commenti di Gennaro Carotenuto, venerdì 4 febbraio 2011, 09:59 Archiviato in: Guerre infinite, Media, Pianeta Terra, Politica internazionale Se sei arrivato a questo articolo a partire dalla nota diffamatoria scritta da Massimo Cavallini contro chi scrive, spero t’interesserà leggere il mio punto di vista. Grazie (gc). [...]

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