Si incontrano Santos e Chávez. L’America latina più forte di chi vuole la guerra
Archiviato in: America latina, Disinformazione, Guerre infinite, Neoliberismo, Politica internazionale, Primo piano
Il segretario generale di UNASUR, Nestor Kirchner ha riunito i cancellieri (ministri degli esteri, nella tradizione diplomatica latinoamericana) di Bogotà e Caracas, María Ángela Holguín e Nicolás Maduro, e ha concordato un vertice tra il neo-presidente colombiano Juan Manuel Santos e Hugo Chávez. Si terrà già domani a Santa Marta in Colombia.
Se la crisi che ha portato alla rottura di relazioni di meno di un mese fa era stata originata dall’intenzione di Álvaro Uribe di condizionare le relazioni gran-colombiane del suo successore, tale progetto sembrerebbe sulla via del fallimento. Le ennesime parole chiare di Hugo Chávez sulla necessità che le FARC depongano le armi e la apparentemente buona disposizione di Juan Manuel Santos (che peraltro ha condiviso tutte le responsabilità di Uribe come suo ministro della difesa) al dialogo, sembrano preludere ad una ricomposizione risultata impossibile con Álvaro Uribe.
Più di ciò però quello che salta all’occhio è il nuovo trionfo del concerto latinoamericano nella risoluzione dei conflitti. Prima Lula, delimitando il campo e sottolineando chiaramente la pretestuosità delle accuse di Uribe al presidente venezuelano Hugo Chávez, quindi l’opera diplomatica di Nestor Kirchner (attuale segretario generale di UNASUR) hanno potuto iniziare a svelare e sconfiggere il disegno uribista contro il Venezuela integrazionista.
Proprio l’ex-presidente argentino Nestor Kirchner (quasi sempre con l’appoggio di Lula) emerge come il fine tessitore di accordi apparentemente impossibili. Fu lui nel 2005 a iniziare a risolvere la crisi boliviana e sbloccare il cammino che portò a elezioni. Fu anche lui il grande mediatore quando con la nazionalizzazione del petrolio boliviano si ebbero frizioni tra Evo Morales e Lula stesso e poi continuò a tessere la tela dell’unità e della risoluzione dei conflitti, spesso confrontandosi proprio contro Álvaro Uribe come quando quest’ultimo riuscì ad impedire che fosse il concerto latinoamericano a liberare (come era a quel punto ovvio) Ingrid Betancourt.
L’UNASUR, a meno di trappole dell’ultima ora, dunque funziona ancora una volta. Faranno come sempre finta di nulla i disinformatori di professione ma l’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), costituita come tale appena due anni fa, è oramai l’istanza diplomatica che ha sostituito l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani, OEA in spagnolo) per la risoluzione delle questioni regionali e ottiene un nuovo successo. Si dimostra così che quanto disegnato soprattutto da Nestor Kirchner, Lula da Silva e Hugo Chávez a partire dal 2004, ovvero un organismo diplomatico dove i latinoamericani potessero discutere senza l’ingerenza degli Stati Uniti, si rivela lo strumento diplomatico giusto per risolvere conflitti spesso di natura esogena.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
2 Commenti
1 Trackback(s)
- Da Hugo Chávez e Juan Manuel Santos ristabiliscono le relazioni tra Venezuela e Colombia : Giornalismo partecipativo | ago 11, 2010
Invia
un commento
Devi essere registrato per inviare un commento.















Luca Romeo | 9 agosto 2010 10:16 | Rispondi
Santos deve stare attento, potrebbe fare la fine di Manuel Zelaya Rosales…
Gennaro Carotenuto | 9 agosto 2010 12:37 | Rispondi
Caro Luca,
non è proprio questo il caso. Io credo che al massimo oggi Santos voglia capitalizzare l’uribismo chiudendo politicamente i conti con la guerriglia e abbia anche altre impellenze economiche che per Uribe non erano importanti. Ripeto più chiaramente quello che ho scritto nel pezzo di due giorni fa: alla Colombia avere cattive relazioni col Venezuela costa circa l’1.5% del PIL e questo non è sostenibile a lungo termine solo per aiutare gli Stati Uniti a destabilizzare Chávez.
La discontinuità tra Uribe e Santos è tutta qui. Poi a voler speculare (ma andrei piano) possiamo dire che essendo Santos meglio collocato nella vera oligarchia colombiana ha meno bisogno dei referenti statunitensi ai quali Uribe doveva tutto. Ma secondo me sono aspetti non decisivi.