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Omero Ciai, Angela Nocioni, Piero Sansonetti, Massimo Cavallini, risposte dovute

Quando Omero Ciai e Angela Nocioni, dalle pagine de La Repubblica, imbastirono una campagna di stampa per denunciare la presunta escalation militarista venezuelana, senza fare un solo numero che suffragasse la loro tesi, chi scrive appose la seguente obiezione: in America Latina la spesa media per la difesa è pari all’1.5% del PIL. Fanno eccezione il Cile e la Colombia che superano il 4%. Se è vero che il Venezuela è stabile all’1.55% del PIL di spese militari, la vostra è una campagna inventata di sana pianta, non per informare ma per diffamare il Venezuela.

Capisco che sia seccante farsi beccare con le mani nella marmellata…

Capisco che i grilli parlanti –in questo caso il sottoscritto- vadano spiaccicati sul muro.

C’avevano già pensato i neofascisti venezuelani di Fuerza Solidaria, quando avevo informato che Alejandro Peña Esclusa era un antisemita e un golpista e di quarta serie e non il “capo dell’opposizione moderata”, come l’aveva presentato Aldo Forbice agli ascoltatori di Radio1 Rai.

Adesso ci pensa tale Massimo Cavallini. Non so bene chi sia, ma nonostante mi attacchi dal suo sito e si vanti di sapere tutto di me, so -con assoluta sicurezza- che NON è un mio lettore. Non è certo un obbligo leggermi, ma prima di scrivere una paginata di balle su chi scrive, se fosse stata una persona seria, forse poteva documentarsi un po’. Cavallini però va come un treno. Afferma di conoscere perfino i miei retropensieri, mi accusa di scrivere cose che non può aver letto, mi incasella in uno stereotipo che mi offende per superficialità, faciloneria, perché pensa, esattamente come fa Ciai con Chávez che contro di me, come contro Chávez, tutto vale. E se è vero o no è un dettaglio. E pure marginale.

Per esempio mi accusa di usare il termine “gusanos”, mai usato, o mi accusa di non interessarmi della mancanza di libertà di espressione a Cuba, argomento che invece ho trattato decine di volte. Dettagli importanti, falsità sulle quali imbastisce la sua requisitoria. Insomma, un processo staliniano in piena regola, con tanto di prove inventate e sentenza di condanna già scritta: Gennaro Carotenuto non è un intellettuale che fa in maniera scrupolosa il proprio lavoro, magari un po’ rompiscatole, né una persona che esercita il proprio diritto di critica, ma un indegno estremista che va messo all’indice, possibilmente sul rogo. E’ la versione liberale della censura cubana.

La mia colpa, sul merito Nocioni/Sansonetti, è quella di considerare il mentire ai propri lettori una questione di etica giornalistica e non una questione politica come invece fa Cavallini. In soldoni, per i Cavallini, Ciai, Nocioni, se uno è ideologicamente contro Cuba, oppure contro gli Stati Uniti, o contro il Venezuela, o Israele o contro Berlusconi o Prodi, ha il diritto/dovere di utilizzare qualunque mezzo, compresa la menzogna e la denigrazione. E’ così che concepiscono il giornalismo i nostri amici antilatinoamericani: uso politico dei mezzi di comunicazione di massa. Personalmente considero aberrante questa maniera di fare informazione. Ma loro diranno che anche raccontare balle è libertà di espressione.

E invece i fatti parlano, non c’è bisogno di tirarli per i capelli. E pertanto io accuso Ciai e Nocioni di essere pessimi giornalisti, che lavorano poco e male, scopiazzando articoli altrui senza verificarne il contenuto, infarcendo i loro pezzi di pregiudizi e stereotipi, quando non di falsità dimostrabili, e mancando di qualsiasi etica giornalistica.

Il nostro comune amico Omero Ciai, per il quale provo personale simpatia, e non chiedetemi perché, non fa il giornalista, fa il propagandista. Se i fatti non sono funzionali al suo disegno informativo di sistematica denigrazione di tutti i governi integrazionisti latinoamericani, non si scompone: fa a meno dei fatti. Omero è, per esempio, l’unico giornalista italiano ad avere firmato un documento di solidarietà con i colleghi di Miami beccati con le mani nel sacco a prendere soldi dal governo degli Stati Uniti per confezionare notizie false contro Cuba. Beccati non da Fidel Castro, ma dal direttore del Miami Herald, stufo di pubblicare veline. Ebbene, Omero è solidale con questi campioni della libertà d’espressione (sic!), ma se io lo denuncio sono un trinariciuto castrista.

Se Cuba è quel che affermano, che bisogno c’è di mentire? Che bisogno c’è di parlare di gerontocrazia per un governo con più di metà di ministri con meno di 50 anni? Che bisogno c’è di parlare in maniera irridente della malattia di Fidel Castro? E su Chávez? Documentarsi per scrivere un reportage serio sui malfunzionamenti della giustizia venezuelana costa fatica. Molto meglio scrivere l’ennesimo pezzo di colore nel quale si mette in ridicolo Chávez riportando come se fossero fatti la satira dell’opposizione. Sono così di bocca buona i lettori di Repubblica?

Non è forse questo “sicariato informativo”? Cavallini si scandalizza tanto che io utilizzi questa categoria, peraltro teorizzata da tempo dall’antropologo messicano Gilberto LópezyRivas. Secondo Cavallini mi “scaglierei” contro chiunque attacca Cuba o l’America Latina. Una volta di più non sa di chi e di cosa parla. Da articoli informati e informanti –pur se lontani dal mio punto di vista- c’è solo da imparare. Ma da articoli disinformati e disinformanti no. E’ doveroso scagliarsi contro chi non sa cosa scrivere ma lo scrive lo stesso, contro chi, per attaccare l’America Latina, utilizza palesi menzogne che offendono in primo luogo l’intelligenza dei lettori. Che, a onor del vero, se si fanno ammannire da Ciai che Fidel vuole proibire il baseball, tanto intelligenti non devono essere. Mi trova Cavallini una definizione migliore di “sicariato informativo”?

Dopo essere stato attaccato una prima volta da Cavallini, gli ho inviato una risposta, con preghiera di pubblicazione. Cavallini, non solo non ha pubblicato la mia risposta, ma ha preparato un’ulteriore pagina, questa volta tutta dedicata al sottoscritto. Parte accusandomi di aver negato ai miei lettori -per oscuri e inconfessabili motivi- l’informazione che la bambina vietnamita Kim Phuc viva in Canada. Si arrampica sugli specchi Cavallini, per sostenere che per me la foto della bambina vietnamita sarebbe una foto filo castrista. E’ un ragionamento tutto suo difficile da seguire, attribuito al sottoscritto, ma serve nell’unica maniera con la quale da anni si risponde a chi denuncia le balle informative antilatinoamericane, denigrando, mentendo, tergiversando.

PS Cavallini dev’essere un giocherellone. Sul suo sito pubblica una sorprendente foto –evidentemente privata- nella quale si vede -novello Spencer Tunick- un’allegra comitiva di una dozzina di persone completamente nude in una spiaggia, forse del sud della Toscana. Una di queste persone, secondo Cavallini, sarebbe Angela Nocioni. Me ne sfugge l’ironia.


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