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Raccontami il blog in 2000 caratteri

Alcuni blogger, tra questi Luca Conti di Pandemia e Luca De Biase hanno lanciato l’idea di raccontare cos’è un blog a chi non ne ha mai sentito parlare a partire dalla propria esperienza. Raccolgo la sfida ed ecco il mio contributo.

Non scorderò mai di quando un professore, ero all’Università di Malta, mi chiamò nel suo studio. Si collegò in chiamata internazionale con Londra e davanti ai miei occhi si materializzò a colori la Gioconda, scaricata dal sito del museo del Louvre.

?Questo cambia il mondo?, ci dicemmo, e poche volte come quella avevamo ragione. Era il 1994, e usavamo Mosaic, predecessore di Netscape. L’anno dopo stavo a Madrid e lavoravo a El País, oltre a scrivere la mia tesi di dottorato. In tutta la redazione di uno dei più importanti quotidiani d’Europa c’era un solo computer collegato a Internet. Quando proposi di creare il sito del giornale mi guardarono strano. Tardarono altri tre anni.

Vivevo nella Calle Las Infantas, in pieno centro storico, ospite (lautamente pagante) di una coppia e di un anziano cane che si chiamava Basetta, terrorizzato da me molto più di quanto io non fossi terrorizzato da lui. Lei irlandese, lui peruviano. Mi facevano pagare sull’unghia ogni collegamento (non esisteva neanche la parola cybercaffé) e lui stava lì a sorvegliarmi e a mettermi fretta alitandomi sul collo.

Era l’epoca nella quale “sapere l’HTML” voleva dire conoscere i codici uno a uno e quasi scriverli a manina. Sudai sette camicie per varie notti per costruire le pagine del mio primo sito personale. Lo chiamai Inventario, come la raccolta di poesie di Mario Benedetti che pure mi ha cambiato la vita.

Era il 1995; l’ho rimesso online poco tempo fa con molto affetto. Adesso c’è il blog. E’ l’evoluzione della specie rispetto ad Inventario. Invece di passare la notte a digitare < / a > è tutto trasparente, e tu puoi occuparti dei contenuti, i tuoi.

Puoi stare a Oaxaca, in Messico, e senza nessuna mediazione far sapere al mondo che torturano e stuprano e che La Repubblica o El País fanno finta di non vedere. E’ forse un’illusione ottica l’idea del ?farsi media? lanciato da Indymedia a Genova, e sicuramente l’evoluzione della specie non è terminata con il blog. Ma almeno sei lì ed a futura memoria puoi con dignità ed onestà contrastare i media mainstream. E stare sempre tre anni avanti a El País!


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