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Susana Villarán: dov’è Lima?

101007044850_sp_peru_ap_226b2 Sono passate altre 24 ore, e quindi quasi 90 ore dalla chiusura dei seggi a Lima, ed il risultato delle elezioni a sindaco di Lima, una delle 4-5 città più importanti dell’America latina, è ancora totalmente nel caos. Al momento, con il 100% dei voti scrutinati, la candidata di sinistra, Susana Villarán ha il 38.5% dei voti mentre Lourdes Flores, candidata delle destre, è ferma al 37.6%.

Tuttavia Susana Villarán non solo non può dire di avere vinto ma la situazione è tale da far significare ben poco i numeri che le concedono un vantaggio di meno di un punto percentuale. Circa 1.5 milioni di schede, un mostruoso 30% del totale di quasi cinque milioni di votanti, sono infatti state contestate e non sono al momento conteggiate. L’evidenza è che, nella maggior parte dei casi, sono i rappresentanti di lista di Lourdes Flores, con il poco segreto appoggio del governo di Alan García, a contestare ogni singola scheda per boicottare la vittoria di Susana Villarán.

Sono state moltissime infatti le violazioni contro Susana e in particolare i media (tutti schierati con la Flores) hanno continuato a satanizzare la Villarán (leggine di più qui) anche dopo la fine della campagna elettorale in pieno periodo di silenzio, violando la legge e la decenza. Nelle ultime ore Susana Villarán è comparsa due volte in pubblico per annunciare che i militanti del suo partito “Fuerza Social” difenderanno ogni singolo voto e che i voti contestati si concentrano in zone della capitale dove si considera più forte.

Fin qui da Lima. Visto dall’Europa esistono gerarchie e, un’elezione a sindaco, pur se in una grande capitale e pur con i precedenti del 2006, non vale mediaticamente un’elezione presidenziale. Tuttavia altre elezioni di grandi capitali latinoamericane, viene in mente quella del destrissimo Mauricio Macri a Buenos Aires o quella dei sindaci di centro-sinistra a Città del Messico, hanno bucato il muro dei media e sono state attentamente coperte. Inoltre dieci giorni fa le elezioni solo parlamentari di un paese non di primissima importanza come il Venezuela (in America almeno Messico, Brasile e Argentina sono senza dubbio più importanti) sono state in prima pagina in Italia e nel mondo.

Non si può dunque non fare un’osservazione: l’indifferenza alle elezioni a sindaco di Lima sono anche omissiva (se non omertosa) indifferenza al caos della democrazia peruviana che si appresta alle presidenziali dell’aprile 2011, strutturalmente incapace di garantire la regolarità e l’oramai indispensabile tempestività del voto. Al quarto giorno in attesa dei risultati di Lima, non possiamo non ricordare le critiche che i media mainstream istantaneamente rivolsero dieci giorni fa al processo elettorale venezuelano, dove i risultati definitivi furono resi noti poche ore dopo la chiusura dei seggi. Ore sufficienti a spargere ombre su di un processo elettorale monitoratissimo. Verrebbe ignorato dai nostri media un ritardo di quattro giorni (senza alcuna possibilità che la situazione si risolva in tempi brevi) in elezioni in qualunque paese governato da partiti di centro-sinistra, dal Venezuela all’Argentina, dall’Ecuador alla Bolivia? O si satanizzerebbero tali processi né più né meno come i pessimi media peruviani stanno satanizzando (senza per questo fermarla) la cristallina figura di Susana VIllarán?

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