Wednesday 08 February 2012, 04:11

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Giornata della memoria al Casilino 900 – un tentativo d’analisi del Piano Nomadi

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Il 27 nella Giornata della memoria il sindaco Alemanno ha:

- commemorato il Porajmos al casilino 900 e poi nella fiaccolata organizzata dall’Opera Nomadi
- celebrato la Shoah al Quirinale
- biasimato le scritte antisemite a via Tasso

Si è rifatto del troppo antirazzismo tamponando un cinese a via Margutta

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A parte gli scherzi va dato atto ad Alemanno che è un gesto coraggioso, in una città come Roma, che ogni giorno si scopre più razzista,  commemorare l’”olocausto degli zingari” il Porajmos sulle macerie delle baracche del Casilino 900.

Le immagini disponibili in rete non raccontano quello che ha detto il sindaco alla popolazione Rom, non essendo potuti andare ad ascoltare di persona possiamo immaginare che Alemanno abbia ripetuto le promesse già fatte nel presentare il piano nomadi.

Senza cinismo speriamo sinceramente che alle promesse la giunta Alemanno riesca a far seguire dei fatti concreti.

Certo è che per ora, del “Piano Nomadi”, oltre alle belle parole si è vista solo la durezza repressiva degli sgomberi e l’ossessivo ripetersi dei censimenti.
Oltre le parole, e l’inutile caccia all’uomo per i piccoli insediamenti di rom rumeni, ricordiamo che sono pochissime le novità del Piano Nomadi di Alemanno, che ha ripreso l’impostazione, fallimentare, delle giunte di centro sinistra.
Lo stesso efficientismo repressivo, tutto apparente, non è una novità per Roma.
Roma è una città senza memoria, nessuno ricorda più che il 15 settembre 2005 il Giornale scriveva:


Ci sono volute poche ore per demolire definitivamente trent’anni di storia degli «stanziali» di vicolo Savini, il più grande ghetto rom d’Europa.

Da quella operazione della giunta Veltroni, accompagnata da bellissimi discorsi e promesse di Villaggi della Solidarietà, nacque prima la tendopoli e poi il lager di Castel Romano che è uno dei capisaldi ed il modello del piano nomadi di Alemanno.  Castel Romano è una discarica sociale ed un ghetto che ha solo creato emarginazione.

Tornando al piano nomadi di Alemanno e del prefetto Pecoraro, una ottima ed equilibrata valutazione la da Marco Brazzoduro - docente di Politiche sociali e sanitarie alla Facoltà di Scienze statistiche della “Sapienza” – Università di Roma nell’ articolo:    .Il seme sotto la neve » Blog Archive » Un altro piano per “sistemare” i rom

Ne risulta uno scenario con:

  • la promessa ancora tutta da verificare di un futuro con casa e lavoro e finalmente senza più campi
  • l’esperienza vissuta di aspetti estremamente negativi per le comunità rom che in questi due anni hanno subito sgomberi umiliazioni ed il sistematico ignorare le esigenze di scolarizzazione dei bambini.

Dice Brazzoduro, riferendosi ai più diseredati dei diseredati, i rom rumeni dei piccoli campi spontanei:

La civiltà di un paese si dimostra nel modo in cui si trattano i più deboli, i più bisognosi.
Invece in Italia si fa l’opposto.
I rom, poveri estremi, sono quelli contro cui ci si accanisce.
Conosco famiglie che sono state sgomberate quattro-cinque volte nell’arco di sei mesi, con il corredo della sistematica distruzione non solo della baracca in cui sopravvivevano ma anche di tutti gli effetti personali in essa contenuti.
È legale questo?

La denuncia del prof., Brazzoduro è tanto più vera se si ricorda che In questi giorni, in cui si è parlato molto del Casilino 900, è passato sotto silenzio lo sgombero di via degli Angeli.
Non si sa più niente delle 130 persone di Salone mandate al CARA di Castelnuovo di porto.
Spariti dalle cronache i rumeni reduci dai due sgomberi in sequenza di Centocelle (canalone del casilino 700 e Hineken) che dovrebbero essere da qualche parte sulla Salaria.
Nessuna soluzione per i kalderasha, italiani di Campo Boario, ancora in un parcheggio dalle parti di Torvergata da giugno del 2008.

Il Casilino 900, che è quasi diventata la seconda casa di Alemanno, per la comunicazione del Sindaco è la foglia di fico di un piano arruffone e senza prospettive.

Per ora l’unico risultato è che si andranno ad affollare ulteriormente i campi di Salone, Gordiani, camping River, castel Romano e Candoni, con la gente che lascia il fango del Casilino.

E se le promesse (non più campi ed avviamento al lavoro) saranno tutte da verificare … intanto si concretizzano dei fatti più che preoccupanti:

  • la vivibilità dei campi così detti ufficiali, da stipare all’inverosimile, con problemi di convivenza, e di salvaguardia dei diritti è ridotta al minimo in base a fumose ed inutili normative di sicurezza
  • la penalizzazione delle politiche di scolarizzazione e di inclusione attraverso la presenza scolastica che vengono sistematicamente disattese, ne è testimonianza quello che accade ai 70 bambini di Salone, e di tutti gli altri allontanati dalle loro scuole (vedi , vedi);
  • La chiusura del Casilino 900 estingue buona parte della microeconomia legale, basata sul recupero del rottame, dei mercatini di oggetti recuperati, che ha permesso a tanti del campo di vivere in maniera onesta anche se  marginale.
  • il taglio dei progetti di scolarizzazione spacciati come “troppo costosi” e sostituiti da ben più costosi, appariscenti ed inutili progetti di sicurezza nei campi …  il teorema Alemanno è che è meglio avere una guarda giurata che sindaca su chi entra ed esce dal campo ed un sistema di recinti e telecamere piuttosto che un mediatore culturale che fa opera costante di convincimento alla scolarizzazione e facilitazione all’inserimento sociale … anche se la “sicurezza” costa 5 o 6 volte la mediazione;
  • un utilizzo del tutto strumentale della cosi detta “rappresentanza delle comunità rom”.  Da  dicembre si è fatto un grande ed ipocrita battage pubblicitario su un “Comitato di coordinamento dei campi rom della capitale“  poi all’atto pratico le persone sbandierate come portavoce dei campi sono state del tutto escluse dai processi decisionali ed anzi pericolosamente utilizzate come “involontari testimonial“  della buona fede del sindaco, con il risultato di screditare i portavoce (persone di grandissimo valore umano e morale come Najo Adzovic )  presso le loro stesse comunità e mettendo  le varie comunità rom l’una contro l’altra.  Escludendo  e togliendo ogni voce in capitolo alla rappresentanza organizzata delle due Federazioni nazionali di rappresentanza dei rom e dei sinti che pure hanno presentato importanti e concreti progetti per l’inclusione sociale ed il superamento dei campi;
  • la doppia politica messa in atto che discrimina tra i discriminati, i rom di vecchia permanenza,  provenienti in gran parte dalla ex Jugoslavia, che vengono almeno visti, e quelli, in prevalenza rumeni, dispersi nei campi spontanei, che vengono solo sgomberati senza alcuna politica;
  • la ridefinizione del business del terzo settore … con uno spostamento degli obiettivi e del budget dall’inclusione alla sicurezza … e dei soggetti dall’associazionismo cattolico e laico a quello che gravita introno all’UGL;
  • su questo punto occorre essere estremamente chiari, le risorse, tutt’altro che ricche, che sono passate attraverso i progetti di integrazione gestiti dall’ARCI, e dall’associazionismo cattolico hanno prodotto benefici men che modesti; nessuno scandalo si badi bene … è stato fatto quello che si poteva con quelle risorse … ma l’interposizione di un soggetto terzo tra l’erogazione dei fondi ed i rom che dovrebbero beneficiarne alla fine brucia gran parte delle risorse. Una politica innovativa dovrebbe ridurre al minimo l’intermediazione.
    Le scarse risorse dovrebbero alimentare invece la capacità auto organizzativa delle comunità minoritarie. Microcredito, incentivi e facilitazione all’integrazione dovrebbero essere gli strumenti da mettere in campo.

    Non è questo il modello di Alemanno, le risorse che attengono al Piano Nomadi (ben più ampie di quelle della giunta Veltroni criticatissime dalla destra in campagna elettorale) se ne vanno in infrastruttura e faraonici progetti sulla sicurezza dei campi (*).
    Non ho elementi oggettivi ma ipotizzo che sia in corso uno spostamento di risorse economiche europee che andavano a sostenere l’inserimento lavorativo dei rom,  a tutto favore di raggruppamenti che fanno capo alla destra.
    Ad esempio viene lanciato  un fantomatico progetto che fa nascere un consorzio guidato dall’AMA… che assicurerà poltrone e rimborsi spese, un po’ di guazza per gli operatori del terzo settore vicini all’UGL e qualche contentino per qualche Rom da esibire come risultato delle politiche di Inclusione.
    Sicuramente dei 700mila euro, contando le poltrone che gravitano sul progetto, ai rom da impiegare resterà ben poco.  Qualche decina di persone, forse le stesse che lavoravano già per i vecchi progetti, da esibire come successo dell’integrazione.

    Quello che resta una costante tra la gestione della destra e quella del centro sinistra è la presenza fortissima, ma accuratamente nascosta, degli interessi dei veri Re di Roma, gli immobiliaristi.
    Ad un osservatore malizioso lo spostamento degli insediamenti dei campi Rom nel territorio cittadino sembra sempre subordinato alle strategie dei palazzinari.
    Così a Castel Romano il campo rom diventa un grimaldello per svincolare un area protetta, la riserva di Decima Malafede, così il parco di Cento Celle recuperato dopo lo sgombero del campo rischia, invece di tornare al godimento della comunità, di diventare un improbabile “campo da golf”.

Infine c’è l’aspetto politico sociale del ruolo dell’amministrazione nel far rientrare a normalità  il razzismo e l’antigitanismo che è stato sempre presente a Roma ma che la sciagurata azione politica di Alemanno in campagna elettorale e della lega, dei media e della destra, ha fatto divampare dopo l’omicidio della signora Reggiani.

Se sono apprezzabili le parole pacate di Alemanno alle commemorazioni, c’è da sottolineare che la politica di non colloquio con il territorio alimenta proteste xenofobe sempre più strumentalizzate dalla Destra di Storace e dai nazisti di Forza Nuova di Fiore. Il sindaco si è assicurato con la “prova di forza” al Casilino 900 un costoso spot elettorale convincendo il comitato di quartiere di Centocelle ma ha prodotto ed ha favorito l’aggregazione di associazioni razziste.

Nel complesso Alemanno sta facendo con più garbo esattamente le stesse cose che si stanno facendo a Milano e nelle altre città italiane, anche amministrate dalla Sinistra.

La domanda resta una – quando si darà alla gente Rom e Sinti la possibilità di essere protagonisti di un riscatto sociale e di uscire dall’emarginazione in cui la politica e la società italiana li ributta da anni?

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(*) In campagna elettorale Alemanno hanno usato come slogan i troppi soldi spesi dalla giunta Veltroni.
Lo scandalo erano “15 milioni spesi per gli zingari”, spesa mai dimostrata, la cifra effettiva era circa la metà e per due terzi andava a coprire gli esosi costi immobiliari dei campi regolari. Solo circa due milioni andavano in progetti di integrazione per 1500 bambini, quei progetti che furono messi all’indice da Bruno Vespa, che prende più del triplo della cifra solo per condurre Porta a Porta.
Ora che Alemanno sta gestendo la cosa, ha più raddoppiato ogni voce di spesa, a meno i fondi per la scolarizzazione ridimensionati, ed i più ha aggiunto un bel po’ di spese per la sicurezza.

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Il video è di Ermelinda Coccia e del gruppo Me Sem Rom

L’articolo è stato pubblicato anche su noblogo.livejournal.com

Madonna e la discriminazione dei Rom

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Discriminazioni, persecuzioni e deportazioni

Discriminazioni, persecuzioni e deportazioni è il titolo dell’iniziativa (a cura di Salvatore Panu in collaborazione con Aned, Anpi, XM24, Quartiere Navile, Istituto Storico Parri e Archivio Storico del Canzoniere delle Lame) che si terrà giovedì 12 febbraio 2009 presso XM24 (via Fioravanti, 24 – Bologna, h 18). Di seguito il programma:

? Oltre quel muro. La Resistenza nel lager di Bolzano 1944-45

Proiezione dei pannelli della mostra documentaria Oltre quel muro. La Resistenza nel lager di Bolzano 1944-45. Donne e uomini che si opposero alle SS (fino al 28 febbraio all’Istituto Storico Parri). Intervengono: Leonardo Visco Girardi (curatore della mostra), Luca Alessandrini (Istituto Storico Parri), Osvaldo Corazza (Aned Bologna, deportato a Bolzano e Mauthausen), Divo Capelli (Aned Bologna), Armando Sarti (Anpi Bolognina), Riccardo Iezzi (autore di una tesi su i musei della deportazione in Italia), Salvatore Panu (Archivio Storico del Canzoniere delle Lame).

? Rom e Sinti: dai giorni della tragedia ai giorni della Resistenza

Mostra documentaria in 20 pannelli di Mario Abbiezzi. Intervengono: Mario Abbiezzi (Cipes e Centro di documentazione Carlo Cuomo Milano), Milena Mignoni (autrice del romanzo Il circo capovolto). Letture da Il Circo capovolto con Yari (voce), Tore (fisarminica) e Duccia (arpa).

? Le SS ci guardavano: per loro eravamo come scarafaggi

Proiezione dei pannelli della mostra sulle donne deportate (curata da Graziella Bertozzo per conto di Azione Gay e Lesbica Firenze), “Le SS ci guardavano: per loro eravamo come scarafaggi”. Interviene Vincenza Perilli (ricercatrice precaria).

Ladri di bambini, gagè…

Quì c’è una piccola ricerca a livello universitario del Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale dell’Università di Verona, commissionata dalla fondazione Migrantes http://www.migrantes.it/.

Qualcuno disse: “Sinite parvulos venire ad me”…Da chi non spera nel Regno dei Cieli ma nella dignità della persona in Terra. Passo… … Leggi tutto

Giornalismo online, questo sconosciuto

BucchiLsdi (Libertà di stampa, diritto all’informazione) ha avviato una indagine sullo stato del giornalismo online nel nostro paese, sia dal punto di vista editoriale che da quello professionale – Due questionari relativi alle testate “derivate” da media tradizionali e a quelle nate per la Rete – Produzione dei contenuti, struttura e rapporti produttivi, numeri, business e prospettive – Il 14 ottobre un incontro a Roma per discutere i primi risultati della ricerca e capire come allargarla e approfondirla

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Ingrid Betancourt, la presidenza e la frivolità dei media

A Nuova York, per l’ennesima volta, Ingrid Betancourt, l’ex ostaggio delle FARC, ha ribadito che non si candiderà alla presidenza della Colombia e che non pensa di fare più politica. Nella conferenza stampa tenuta a Roma il mese scorso aveva imposto il veto totale sulle domande sulla politica colombiana e tra i cinque o sei giornalisti rigidamente selezionati per fare domande, nessuno ha sgarrato né ha pensato di farlo né ha rilevato il dettaglio: Colombia? What’s Colombia?

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XX settembre: la fu "festa della ragione"

portapia_fm In Uruguay, il paese che ha dato all’Italia la camicia rossa dei garibaldini e molti martiri alla Repubblica Romana, per circa un secolo il XX settembre è stato una sentita Festa nazionale: la “Festa della ragione”.

Con quella giornata gli illuminati, positivisti e laicissimi dirigenti politici di quel lontano paese celebravano la nostra Breccia di Porta Pia che elevavano a simbolo mondiale, un po’ come il 14 luglio francese è simbolo della fine dell’assolutismo.

Per l’Uruguay il XX settembre simboleggiava il trionfo della ragione dato dalla fine dell’oscurantismo papalino.

Nella legge istitutiva della festa della ragione si commetteva anche un curioso ma significativo errore: erano infatti i garibaldini e non i bersaglieri ad entrare in Roma dalla Breccia di Porta Pia. Un peccato veniale visto il ruolo avuto da Giuseppe Garibaldi nella storia della Repubblica Orientale dell’Uruguay.

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Il concerto latinoamericano con la Bolivia democratica

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Al vertice dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), riunito a Santiago del Cile, i presidenti sudamericani si sono stretti intorno alla Bolivia e hanno espresso “il più pieno e deciso appoggio al governo costituzionale del Presidente Evo Morales”, hanno “condannato la violenza dei gruppi che vogliono destabilizzare il paese” e “avvertono che i rispettivi governi rifiutano energicamente qualunque situazione che tenti un colpo di stato, la rottura dell’ordine istituzionale e che compromettano l’unità territoriale della Repubblica di Bolivia”.

Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.

Sindaco Moratti, vai ai funerali di "Abba"

Sindaco Moratti, vai ai funerali di “Abba”

Gad Lerner

Lo “sporco ladro”, il “lurido negro”, l’intruso nel sabato notte dei milanesi, stavolta è risultato essere concittadino dei suoi assassini. Un italiano di nome Abdul William Guibre. Esattamente com’è italiano il suo coetaneo Mario Balotelli –pelle scura e accento bresciano- che poche ore prima indossava la maglia nerazzurra sul prato di San Siro.
Adesso è prevedibile che il pestaggio mortale, suggellato dalle grida razziste degli aggressori, rinfocoli sentimenti popolari di segno opposto. Il nostro turbamento per la penetrazione dell’odio xenofobo come malattia sociale contagiosa. E viceversa il malumore diffuso di chi ci accuserà: ecco, trasformate un balordo in martire pur di ignorare che le “vere vittime” sono i cittadini minacciati da una criminalità ben riconoscibile nella sua connotazione etnica.

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Piena solidarietà a De Feo e Fittipaldi

Articolo21 – l’articolo del quale si parla è qui mentre Annalisa Melandri ci ricorda chi è Nicola Cosentino, Forza Italia e la Camorra, patto per un disastro ambientale

La Guardia di finanza di Napoli ha perquisito oggi le abitazioni e il luogo di lavoro dei giornalisti dell’Espresso Gianluca De Feo ed Emiliano Fittipaldi. I redattori del settimanale si sono occupati dello smaltimento dei rifiuti in Campania. Articolo 21 esprime perplessità rispetto alle perquisizioni avvenute nella sede de L’Espresso e nelle abitazioni dei colleghi che hanno effettuato le inchieste sui rifiuti a Napoli. – ad affermarlo è l’Associazione Articolo 21 attraverso il suo portavoce Giuseppe Giulietti – Noi siamo vicini e solidali con i giornalisti che esercitano nel migliore dei modi la loro professione che è quella di informare i cittadini su quel che accade.

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Ma se è autistico non deve portare suo figlio in mezzo alla gente

Fonte: Blackcat Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago

Mi chiamo Barbara  e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.

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Blog, quando tutti i post vengono rimossi

Propongo una riflessione di Massimo Mantellini sul diritto a non perdere i propri contenuti quando un blog viene chiuso dall’editore. Si riferisce al caso di Stefano Bonilli licenziato in tronco dal Gambero Rosso del quale era stato fondatore 22 anni fa. Aggiungo una riflessione personale sul rischio della comunicazione interstiziale tra il personale e il tradizionale. Il blog è mio e me lo gestisco io, ma se mi appoggio a un editore, che magari mi paga proprio per fare comunicazione personale, quella comunicazione resta personale?

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Perche non mi piacciono le condizioni di uso di Facebook

di Carlo Gubitosa

Dopo aver resistito all’ondata di Twitter, Flickr, Minkier e altre applicazioni web succhiatempo ho cominciato a usare Facebook a causa dell’enorme quantita’ di inviti ricevuti, e con la curiosita’ di ritrovare in rete qualche amicizia impolverata dai miei molteplici traslochi e cambi di domicilio, citta’ e continente.

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“Zingari”, ladri di bambini

Solo due righe:
Dall’ANSA, lancio delle 9:11 di oggi; “Non e’ Denise ma Valentina la bambina di Kos, ed e’ gia’ tornata insieme alla madre albanese e immigrata clandestina (…) Gli esami del DNA parlano chiaro, c’e’ compatibilita’ ereditaria fra la trentenne rom e la bimba di circa 8 anni segnalata da una turista italiana il mese scorso (…)”.
E sì; fino a ieri i giornali italioti insinuavano la “certezza” della non maternità della “zingara”. E si sa, gli “zingari” rubano, da sempre, i bambini.
Siamo prevenuti ma immaginiamo il diverso risalto che sarà dato del fatto.
Cosa pensate resterà nella testa della gente di questa notizia? Non era Denise, però…