Giornata della memoria al Casilino 900 – un tentativo d’analisi del Piano Nomadi

Il 27 nella Giornata della memoria il sindaco Alemanno ha:
- commemorato il Porajmos al casilino 900 e poi nella fiaccolata organizzata dall’Opera Nomadi
- celebrato la Shoah al Quirinale
- biasimato le scritte antisemite a via Tasso
Si è rifatto del troppo antirazzismo tamponando un cinese a via Margutta
A parte gli scherzi va dato atto ad Alemanno che è un gesto coraggioso, in una città come Roma, che ogni giorno si scopre più razzista, commemorare l’”olocausto degli zingari” il Porajmos sulle macerie delle baracche del Casilino 900.
Le immagini disponibili in rete non raccontano quello che ha detto il sindaco alla popolazione Rom, non essendo potuti andare ad ascoltare di persona possiamo immaginare che Alemanno abbia ripetuto le promesse già fatte nel presentare il piano nomadi.
Senza cinismo speriamo sinceramente che alle promesse la giunta Alemanno riesca a far seguire dei fatti concreti.
Certo è che per ora, del “Piano Nomadi”, oltre alle belle parole si è vista solo la durezza repressiva degli sgomberi e l’ossessivo ripetersi dei censimenti.
Oltre le parole, e l’inutile caccia all’uomo per i piccoli insediamenti di rom rumeni, ricordiamo che sono pochissime le novità del Piano Nomadi di Alemanno, che ha ripreso l’impostazione, fallimentare, delle giunte di centro sinistra.
Lo stesso efficientismo repressivo, tutto apparente, non è una novità per Roma.
Roma è una città senza memoria, nessuno ricorda più che il 15 settembre 2005 il Giornale scriveva:
Ci sono volute poche ore per demolire definitivamente trent’anni di storia degli «stanziali» di vicolo Savini, il più grande ghetto rom d’Europa.
Tornando al piano nomadi di Alemanno e del prefetto Pecoraro, una ottima ed equilibrata valutazione la da Marco Brazzoduro - docente di Politiche sociali e sanitarie alla Facoltà di Scienze statistiche della “Sapienza” – Università di Roma nell’ articolo: .Il seme sotto la neve » Blog Archive » Un altro piano per “sistemare” i rom
Ne risulta uno scenario con:
- la promessa ancora tutta da verificare di un futuro con casa e lavoro e finalmente senza più campi …
- l’esperienza vissuta di aspetti estremamente negativi per le comunità rom che in questi due anni hanno subito sgomberi umiliazioni ed il sistematico ignorare le esigenze di scolarizzazione dei bambini.
Dice Brazzoduro, riferendosi ai più diseredati dei diseredati, i rom rumeni dei piccoli campi spontanei:
I rom, poveri estremi, sono quelli contro cui ci si accanisce.
Conosco famiglie che sono state sgomberate quattro-cinque volte nell’arco di sei mesi, con il corredo della sistematica distruzione non solo della baracca in cui sopravvivevano ma anche di tutti gli effetti personali in essa contenuti.
È legale questo?
La denuncia del prof., Brazzoduro è tanto più vera se si ricorda che In questi giorni, in cui si è parlato molto del Casilino 900, è passato sotto silenzio lo sgombero di via degli Angeli.
Non si sa più niente delle 130 persone di Salone mandate al CARA di Castelnuovo di porto.
Spariti dalle cronache i rumeni reduci dai due sgomberi in sequenza di Centocelle (canalone del casilino 700 e Hineken) che dovrebbero essere da qualche parte sulla Salaria.
Nessuna soluzione per i kalderasha, italiani di Campo Boario, ancora in un parcheggio dalle parti di Torvergata da giugno del 2008.
Il Casilino 900, che è quasi diventata la seconda casa di Alemanno, per la comunicazione del Sindaco è la foglia di fico di un piano arruffone e senza prospettive.
Per ora l’unico risultato è che si andranno ad affollare ulteriormente i campi di Salone, Gordiani, camping River, castel Romano e Candoni, con la gente che lascia il fango del Casilino.
E se le promesse (non più campi ed avviamento al lavoro) saranno tutte da verificare … intanto si concretizzano dei fatti più che preoccupanti:
- la vivibilità dei campi così detti ufficiali, da stipare all’inverosimile, con problemi di convivenza, e di salvaguardia dei diritti è ridotta al minimo in base a fumose ed inutili normative di sicurezza
- la penalizzazione delle politiche di scolarizzazione e di inclusione attraverso la presenza scolastica che vengono sistematicamente disattese, ne è testimonianza quello che accade ai 70 bambini di Salone, e di tutti gli altri allontanati dalle loro scuole (vedi , vedi);
- La chiusura del Casilino 900 estingue buona parte della microeconomia legale, basata sul recupero del rottame, dei mercatini di oggetti recuperati, che ha permesso a tanti del campo di vivere in maniera onesta anche se marginale.
- il taglio dei progetti di scolarizzazione spacciati come “troppo costosi” e sostituiti da ben più costosi, appariscenti ed inutili progetti di sicurezza nei campi … il teorema Alemanno è che è meglio avere una guarda giurata che sindaca su chi entra ed esce dal campo ed un sistema di recinti e telecamere piuttosto che un mediatore culturale che fa opera costante di convincimento alla scolarizzazione e facilitazione all’inserimento sociale … anche se la “sicurezza” costa 5 o 6 volte la mediazione;
- un utilizzo del tutto strumentale della cosi detta “rappresentanza delle comunità rom”. Da dicembre si è fatto un grande ed ipocrita battage pubblicitario su un “Comitato di coordinamento dei campi rom della capitale“ poi all’atto pratico le persone sbandierate come portavoce dei campi sono state del tutto escluse dai processi decisionali ed anzi pericolosamente utilizzate come “involontari testimonial“ della buona fede del sindaco, con il risultato di screditare i portavoce (persone di grandissimo valore umano e morale come Najo Adzovic ) presso le loro stesse comunità e mettendo le varie comunità rom l’una contro l’altra. Escludendo e togliendo ogni voce in capitolo alla rappresentanza organizzata delle due Federazioni nazionali di rappresentanza dei rom e dei sinti che pure hanno presentato importanti e concreti progetti per l’inclusione sociale ed il superamento dei campi;
- la doppia politica messa in atto che discrimina tra i discriminati, i rom di vecchia permanenza, provenienti in gran parte dalla ex Jugoslavia, che vengono almeno visti, e quelli, in prevalenza rumeni, dispersi nei campi spontanei, che vengono solo sgomberati senza alcuna politica;
- la ridefinizione del business del terzo settore … con uno spostamento degli obiettivi e del budget dall’inclusione alla sicurezza … e dei soggetti dall’associazionismo cattolico e laico a quello che gravita introno all’UGL;
su questo punto occorre essere estremamente chiari, le risorse, tutt’altro che ricche, che sono passate attraverso i progetti di integrazione gestiti dall’ARCI, e dall’associazionismo cattolico hanno prodotto benefici men che modesti; nessuno scandalo si badi bene … è stato fatto quello che si poteva con quelle risorse … ma l’interposizione di un soggetto terzo tra l’erogazione dei fondi ed i rom che dovrebbero beneficiarne alla fine brucia gran parte delle risorse. Una politica innovativa dovrebbe ridurre al minimo l’intermediazione.
Le scarse risorse dovrebbero alimentare invece la capacità auto organizzativa delle comunità minoritarie. Microcredito, incentivi e facilitazione all’integrazione dovrebbero essere gli strumenti da mettere in campo.
Non è questo il modello di Alemanno, le risorse che attengono al Piano Nomadi (ben più ampie di quelle della giunta Veltroni criticatissime dalla destra in campagna elettorale) se ne vanno in infrastruttura e faraonici progetti sulla sicurezza dei campi (*).
Non ho elementi oggettivi ma ipotizzo che sia in corso uno spostamento di risorse economiche europee che andavano a sostenere l’inserimento lavorativo dei rom, a tutto favore di raggruppamenti che fanno capo alla destra.
Ad esempio viene lanciato un fantomatico progetto che fa nascere un consorzio guidato dall’AMA… che assicurerà poltrone e rimborsi spese, un po’ di guazza per gli operatori del terzo settore vicini all’UGL e qualche contentino per qualche Rom da esibire come risultato delle politiche di Inclusione.
Sicuramente dei 700mila euro, contando le poltrone che gravitano sul progetto, ai rom da impiegare resterà ben poco. Qualche decina di persone, forse le stesse che lavoravano già per i vecchi progetti, da esibire come successo dell’integrazione.
Quello che resta una costante tra la gestione della destra e quella del centro sinistra è la presenza fortissima, ma accuratamente nascosta, degli interessi dei veri Re di Roma, gli immobiliaristi.
Ad un osservatore malizioso lo spostamento degli insediamenti dei campi Rom nel territorio cittadino sembra sempre subordinato alle strategie dei palazzinari.
Così a Castel Romano il campo rom diventa un grimaldello per svincolare un area protetta, la riserva di Decima Malafede, così il parco di Cento Celle recuperato dopo lo sgombero del campo rischia, invece di tornare al godimento della comunità, di diventare un improbabile “campo da golf”.
Infine c’è l’aspetto politico sociale del ruolo dell’amministrazione nel far rientrare a normalità il razzismo e l’antigitanismo che è stato sempre presente a Roma ma che la sciagurata azione politica di Alemanno in campagna elettorale e della lega, dei media e della destra, ha fatto divampare dopo l’omicidio della signora Reggiani.
Se sono apprezzabili le parole pacate di Alemanno alle commemorazioni, c’è da sottolineare che la politica di non colloquio con il territorio alimenta proteste xenofobe sempre più strumentalizzate dalla Destra di Storace e dai nazisti di Forza Nuova di Fiore. Il sindaco si è assicurato con la “prova di forza” al Casilino 900 un costoso spot elettorale convincendo il comitato di quartiere di Centocelle ma ha prodotto ed ha favorito l’aggregazione di associazioni razziste.
Nel complesso Alemanno sta facendo con più garbo esattamente le stesse cose che si stanno facendo a Milano e nelle altre città italiane, anche amministrate dalla Sinistra.
La domanda resta una – quando si darà alla gente Rom e Sinti la possibilità di essere protagonisti di un riscatto sociale e di uscire dall’emarginazione in cui la politica e la società italiana li ributta da anni?
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(*) In campagna elettorale Alemanno hanno usato come slogan i troppi soldi spesi dalla giunta Veltroni.
Lo scandalo erano “15 milioni spesi per gli zingari”, spesa mai dimostrata, la cifra effettiva era circa la metà e per due terzi andava a coprire gli esosi costi immobiliari dei campi regolari. Solo circa due milioni andavano in progetti di integrazione per 1500 bambini, quei progetti che furono messi all’indice da Bruno Vespa, che prende più del triplo della cifra solo per condurre Porta a Porta.
Ora che Alemanno sta gestendo la cosa, ha più raddoppiato ogni voce di spesa, a meno i fondi per la scolarizzazione ridimensionati, ed i più ha aggiunto un bel po’ di spese per la sicurezza.
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Il video è di Ermelinda Coccia e del gruppo Me Sem Rom
L’articolo è stato pubblicato anche su noblogo.livejournal.com
Eugenio Viceconte su http://www.gennarocarotenuto.it
