Friday 25 May 2012, 06:35

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Spagna: a quattro settimane dal voto sul filo del rasoio PSOE e PP, ma Zapatero è preferito a Rajoy

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Il PSOE è ancora avanti a quattro settimane dalle politiche del 9 marzo in Spagna. Ma il vantaggio sul PP adesso è un sospiro, appena poco più di un punto percentuale, che potrebbe valere un vantaggio italiano di appena un seggio in parlamento. Ciò secondo l’inchiesta resa nota poco fa dal CIS. L’aspettativa di voto vede il PSOE con il 40.2% dei voti (-2.5% rispetto al 2004, tallonato dal PP al 38.7% (+1%). Seguono i piccoli, Izquierda Unida, i catalanisti moderati e repubblicani, i nazionalisti baschi e gli altri, tutti con spostamenti minimi. Dove, sempre secondo il CIS, continua a farsi preferire il PSOE è nel capo del governo, José Luís Rodríguez Zapatero, che si fa largamente preferire al suo rivale di destra, Mariano Rajoy. Il voto medio assegnato a Zapatero è 5,36 ma il suo rivale si ferma a 3.95 punti.

Il promotore del potere a divinis

di Stella Martinez – Megachip

A divinis, letteralmente significa dai ministeri divini. Veniamo al promotore: parlo di Gianni Baget Bozzo. Questo acutissimo, e non ironizzo affatto, servitore di Cristo, fu da sempre animato da forte repulsione per qualsiasi movimento che si configurasse con il Comunismo, teoria politico-economica in effetti non compatibile con il potere della Chiesa.
Quindi nel momento in cui ritenne il pericolo più vicino, favorito dall’appoggio di Bettino Craxi, si candidò al Parlamento Europeo per il Partito Socialista Italiano, ritenendo – non ingiustamente – lo stesso partito uniformarsi a valori e pratiche che avrebbero fatto da baluardo all’avvento del Comunismo. Giovanni Paolo II si vide costretto sospenderlo a divinis, perché aveva assunto una carica politica che se fosse stata istituzionale, sarebbe stato lo stesso. Rimase seduto in poltrona fino al 1994, diciamo un decennio…

Ma scadde anche il suo mandato e venne “ovviamente” riammesso all’esercizio di tutte le funzioni sacerdotali, quali quella di essere il collaboratore, co-fondatore e consulente di Silvio Berlusconi e l’opinionista di tante trasmissioni televisive private e di Stato e il collaboratore di giornali quali “Il Giornale”, La Stampa , Il Secolo XIX, Panorama… alla pari di altri illustri Don come Mazzi, in sintonia con altri schieramenti…

Oggi Gianni Baget Bozzo è assai più soddisfatto del Papa che attualmente governa, sentendosi ampiamente sintonizzato con Joseph Ratzinger.Quanto ha interessato alla sinistra, varare una riforma elettorale dove il popolo italiano potesse scegliere i suoi rappresentanti? Senza turbative a divinis? Senza gestioni a divinis? Le risposte ce le dà Gianni Baget Bozzo, sostanza divina, che non è una creatura della Gianna Nannini.

Pochi avrebbero scommesso, diciamo due decenni fà, che personaggi del genere avrebbero potuto avere la meglio, figurando sul palcoscenico italiano a braccetto con personaggi della Lega e della Destra italiana: invece eccoli lì. Pronti a ri-promuovere con tutta la violenza di cui sono capaci le masse, non solo a camminare alla presa di Porta Pia e San Giovanni, ma a votare, dando la delega a coloro che sono indicati dai promotori del Paese di Bengodi, dove si promette di tutto: non pagare le tasse come si fa in Vaticano, non pagare l’Ici, come si fa in Vaticano, mantenere una famiglia senza lavorare, come si fa in Vaticano, sfruttare i lavoratori come si fa in Vaticano, fottere e non prendersi le responsabilità del caso, come si fa in Vaticano, investire i risparmi che si riescono a risparmiare per tutti gli affari esposti poc’anzi, come si fa in Vaticano grazie allo Ior.

Ma ritorniamo al Bozzo, a marzo del 2006 scriveva: “Berlusconi ha per sé il senso comune della gente comune, Prodi è l’investito del partito intellettuale”. Non servirono i suoi strali, Prodi ce la fece con la sua risicata maggioranza e il pericolo Berlusconi sembrò finito, sembrò aprirsi l’era del cittadino e dei suoi diritti civili, che i doveri li sapeva bene da un pezzo…Ma invece grazie alla voluta inutile parentesi politica, eccoLo di nuovo, colui che in effetti non aveva abbandonato mai l’avamposto.

Il 25 gennaio del 2007 con l’acutezza di cui è armato, scrisse: “Non c’è alcun vuoto politico analogo nella storia italiana, se non quello rappresentato dalla caduta del fascismo. Un vuoto politico che fu coperto da Silvio Berlusconi e dalla nascita di Forza Italia… Bisognava creare qualcosa che non esisteva prima e che non aveva alcun fondamento precedente… Si trattava di un cattolico della Brianza che esprimeva il cattolicesimo popolare della Lombardia e di un grande imprenditore, ma nulla faceva presagire che egli avrebbe potuto aggregare gli italiani dopo la fine del partito dell’unità dei cattolici e del socialismo riformista…Non è un caso che Berlusconi sia partito dal pallone e che l’unico titolo precedente all’ingresso in politica fosse la presidenza del Milan. Ciò perché il calcio è l’unico spazio legittimo in cui, nel tempo di Yalta, era rimasto qualcosa come sentimento dell’Italia. Quando, nell’82, l’Italia vinse i Mondiali di Spagna, il tricolore si levò spontaneo in molte case e apparve da molti balconi, segno che qualcosa era rimasto di un sentimento che non si riduceva all’ideologia e ai partiti, ma che aveva carne e sangue”.

Il 22 gennaio di quest’anno ritorna a farsi militante: “Questo è il primo testo programmatico del nuovo presidente della Cei. Colpisce il tono molto chiaro del discorso che parte dal mancato intervento del Papa alla Sapienza e fa di esso la base del cambiamento di approccio della Conferenza Episcopale del nostro Paese…. La Chiesa è in dialogo con la modernità per principio e vuole salvarne il legato: ma sa che esso non potrà essere fatto se non in collaborazione con la Chiesa.Le questioni perciò assumono uno stile di confronto diretto che riguardano anche la sfera politica. E sono proprio i temi dell’omosessualità e dell’aborto che divengono centrali in un conflitto che non è più di politiche, ma che riguarda l’essenza della civiltà. Bagnasco non considera più i temi che la Chiesa propone nella politica italiana come questioni ecclesiastiche, ma come problemi che riguardano la sua missione nel mondo come difesa di ciò che il Cristianesimo vi ha apportato…Con Bagnasco la Chiesa cattolica italiana diviene militante in forma molto più netta di quello che era avvenuto con il cardinale Ruini. Bagnasco indica la sua adesione alla posizione del Papa sulla connessione essenziale tra Chiesa e Cristianità, tra Chiesa e civiltà cristiana. Il tema delle radici cristiane non diviene oggetto di desiderio e di supplica, ma bandiera di combattimento.Evidentemente la condizione dei cattolici in politica muta. Non sono più i tempi in cui le condizioni della collaborazione tra cattolici e laici possano essere lasciate alle scelte dei partiti anche se di cattolici. Ma le posizioni dei cattolici in politica devono essere parte dell’impegno della Chiesa per la salvezza della Cristianità, quindi del ruolo sociale e politico del Cristianesimo nella storia del mondo occidentale e orientale. Che cosa sarà dei teodem non sappiamo. I tempi dei cattolici democratici sono finiti quando è tramontato il comunismo nella storia. Oggi contro la visione laicista e scientista del mondo vi è una Chiesa italiana che fa della Cristianità non dimenticata il segno della sua battaglia e apre una prospettiva verso il futuro”.

E siccome Zapatero è sempre stato visto dalla sinistra italiana come un’odioso amministratore da non copiare (che è meglio ispirarsi ad altri campioni della convivenza civile cari alla liberalmemoria prodiana e della sinistra tutta) è buon gioco già dal 2004, all’indomani delle elezioni in cui gli spagnoli si ritrovarono in piazza con un tamtam personalissimo, dire al Bozzo ciò che segue: ” … Zapatero ha vinto le elezioni con un attacco calunnioso in tempi così stretti che il governo non aveva possibilità di difesa. Il suo contributo proprio alla vittoria elettorale del Psoe è stato un’accusa mai provata: la volontà del governo di nascondere la pista islamica. Sono democratiche le elezioni spagnole? Il governo uscente ha scelto di non contestare la legittimità del suffragio e di non sottolineare le condizioni abnormi in cui esso era avvenuto…Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e quando diciamo diavolo non intendiamo parlare metaforicamente, ma intendiamo proprio lui, il signore della menzogna e della violenza. Zapatero ha costruito il suo potere sulla sofferenza, sul dolore e sulla morte. E un dramma per la Spagna avere un governo eletto in questa maniera. Poiché abbiamo ricordato Satana, concludiamo con la preghiera: Dio benedica la Spagna “.

E mettendo in pratica le piste indicate dal Vangelo, laddove si dice : “dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore” (Mt. 6,21), Bozzo si rifà promotore, senza ad onor del vero smesso mai, dei tesori della sua famiglia nella città del Vaticano che siede alla Destra del Padre. Sa bene qual è il tesoro di ciascuno dei potenti e come solleticare il cuore di ciascuno di loro e il voto di coloro che sono Fedeli.

Come dicono i Giovani Padani a nome di don Ugo Carandino:” Non ci resta che invocare San Pio X per perseverare nell’autentica Fede cattolica, ricordando le parole dello stesso Papa: … i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né innovatori, ma tradizionalisti”.

Avviandomi infine alla spiegazione di quel ” a divinis” , San Bonaventura risolve queste difficoltà di ordine teologico-concettuale introducendo la nozione di «sostanza in divinis», quella ben presente nel pensiero ratzingeriano e del bozzo pensiero, laddove si dice che il predicato «sostanza» attribuito alle creature non è la stessa cosa del predicato «sostanza» attribuito a Dio: infatti Dio esiste di per sé, senza bisogno di nessuno, le creature invece hanno bisogno di Dio per esistere e le creature soprannominate non sono volontà di Cristo? Sostanza in divinis?

I media di regime hanno ben chiaro quale messaggio deve passare dal balcone, scusate volevo dire dalla finestra. L’11 gennaio 2008 sul Riformista, Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio “legge” come parole appassionate quelle del pontefice, laddove rivolge a Veltroni speranze di risoluzione per le emergenze educative di degrado, di sicurezza, di povertà per, alla fine, le strutture sanitarie “cattoliche” che non siano penalizzate nella distribuzione delle risorse.

Ci aspetta quindi una via Crucis da percorrere: “Gesù vuole che vivi la passione”, come dice S. E. Mons. Claudio Gatti .
Se per caso tra chi legge ci fosse qualche bibliofilo, il titolo di uno dei libri di Gianni Baget Bozzo è “Il futuro del cattolicesimo”, risparmiatevelo dal comprare. Il futuro è divenuto presente.

Stanno lavorando per noi, è certo.

El País, La Repubblica, Messico, Nicaragua, Venezuela, facinorosi e falangisti

Succedono cose interessanti rispetto alla stampa e all’America Latina. Succede per esempio che El País, giornale nato dall’antifranchismo militante e legato a doppio filo con il PSOE, nella sua edizione internazionale -ovvero messicana- sia schierato al 100% con il neofalangista Felipe Calderón. E´ vomitevole come un quotidiano con quella storia -e per il quale non mi pregio piú di aver lavorato a metá degli anni ’90- si spelli quotidianamente le mani per un signore che poteva fare al massimo il sottosegretario con Francisco Franco, perché sarebbe stato considerato troppo di destra, e che ha giá designato come ministro dell’interno un riconosciuto repressore, torturatore e assassino come Francisco Ramirez Acuña, ex governatore panista di Jalisco. Silenzio del País.

Appoggiare il neofalangista Calderón per El País significa svillaneggiare e ridicolizzare ogni giorno con attacchi durissimi il centrosinistra di Andrés Manuel López Obrador, che é in realtá una fotocopia del PSOE in Messico. Diffcile da spiegare. Una cosa é essere critici con la “presidenza alternativa messicana”, lo é anche chi scrive, un’altra é offendere le centinaia di migliaia di messicani radunatisi lunedí allo Zócalo di Cittá del Messico (prima o poi le foto) per difendere il loro legittimo diritto ad avere delle elezioni senza brogli.

Brutta storia, povero País, dover essere la Pravda del neocolonialismo spagnolo in America Latina.

Succede anche che Sergio Ramírez, l’ex rivoluzionario nicaraguense, oggi scrittore di successo, si accorge di averla fatta grossa a farsi usare … Leggi tutto

Un italiano, un voto

Puntualmente ho ricevuto una serie di critiche “da sinistra”, riguardo il mio intervento intitolato “Gli italiani che votano Italia”, che concerneva la straordinaria prova che hanno dato circa un milione e duecentomila italiani di ogni angolo del pianeta, votando per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento di Roma.

Il punto centrale del mio ragionamento è che non è possibile … Leggi tutto

Gli italiani che votano Italia

Hanno votato. Hanno votato in massa per eleggere i loro rappresentanti a Roma. Saranno 18, 12 deputati e 6 senatori. E’ la prima volta che i cittadini italiani residenti all’estero votano per eleggere i loro rappresentanti. E’ forse la prima volta al mondo che un paese elegge deputati in quanto propri cittadini emigrati, in quanto migranti. E’ un grande passo positivo che non può non aprire ad una visione progressista nella quale anche gli immigrati in Italia e non solo gli emigrati dall’Italia, conquisteranno questo diritto.

Eppure, soprattutto da sinistra, vengono guardati con sospetto. Hanno un passaporto italiano in tasca e vengono considerati meno italiani, dubbiosamente … Leggi tutto

Se fue Franco y se fue la pena de muerte en México!

El inicio del día -simplemente aún no me levanté- normalmente resulta indigesto. La primera lectura de agencias y de prensa ya empieza a tormentarte con angustias y malas noticias. Sin embargo hoy no! Y no hay una sino dos buenas noticias. La primera llega de México donde el senado de la República ha aprobado la abolición de la pena de muerte. No se aplicaba desde 1961, aunque el estado mexicano siempre siguió matando desde Tlatelolco hasta Chiapas, pero ya era insostenible que quedara en la Constitución.
Es curioso que los dos casos en los cuales la pena de muerte teoricamente quedaba eran el de parricidio y el de traición a la Patria. Con tantos presidentes de la República traidores de México y que sin embargo son considerados padres de la Patria era muy simbólico que así fuera.


Si fueramos en México, la segunda buena noticia de hoy pudiese ser considerada por algunos parricidio y traición a la Patria también. Este excelente gobierno del PSOE (excelente en todo menos que en economía donde queda absolutamente neoliberal) decidió sacar la última estatua ecuestre del Generalísimo Francisco Franco, Caudillo de España. Entre neonazis que cantaban el “Cara al sol” el viejo cerdo se fue para siempre y desde hoy sus millones de víctimas descansan un poquito más tranquilos y los niños españoles no tienen la poco educativa duda del por que, si uno fue dictador y asesino durante 39 años le ponen estatuas en las plazas. Siempre benditan sean las palomas que le hacían caca en la cabeza.