Thursday 09 February 2012, 10:34

Gli articoli con tag: " privatizzazioni "

Le forze progressiste in America Latina godono del consenso popolare

In America Latina vincono e rivincono le forze progressiste. Le ultime elezioni in Bolivia ed Uruguay ci confermano questo. Le masse popolari, escluse ed umiliate nei decenni trascorsi dalle oligarchie servili, riprendono la parola. Il processo di cambiamento nell’ex continente desaparecido è in marcia.

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Attività per la libertà della Palestina in Argentina. Una lotta colpita dalla repressione. Intervista

Come compagni delle Brisop (Brigate per la solidarietà e per la pace) abbiamo intervistato il compagno Dario, di Buenos Aires, venuto in Italia per intervenire al campo estivo organizzato a Viareggio dall’Unione democratica arabo-palestinese.

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Viva l’altra Italia. Chi ci sta a darle voce?

L’articolo sull’altra Italia, pubblicato venerdì scorso (http://www.gennarocarotenuto.it/10101-viva-litalia-che-resiste-diamole-voce/), è riuscito a dar vita ad un dibattito che ha in qualche modo raccolto la provocazione con cui si chiudeva il pezzo, chiedendo se ci si dovesse veramente arrendere all’idea che l’unica alternativa politica alle destre, sul piano amministrativo, fosse lo stile di Vendola in Puglia. … Leggi tutto

Frei Betto, mi chiamo miseria, G8 e G20 si sono dimenticati di me

palazzodelgovernoterrem Il mio nome è miseria. Oggi accompagno la vita di 1 miliardo e 50 milioni di persone, soprattutto bambini: denutriti, vulnerabili.  Muoiono presto. Avevo sperato che nella riunione di aprile a Londra il G20 si fosse ricordato di me nella preparazione della messa solenne G8-G20 che si terrà in Italia.
Invece a Londra, dove erano riunite le economie  potenti del mondo, mi hanno appena sfiorata senza drammatizzare e con altri pensieri.

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Quanto vale Aerolíneas Argentinas dopo 18 anni di privatizzazione? Meno di un caffè!

unpeso Se Alitalia piange e si privatizza, Aerolíneas Argentinas torna pubblica per il valore simbolico di un peso, meno di 25 centesimi di Euro “e la macchina dà il resto”. Questo è quel che resta e questo è il prezzo stabilito dalla Commissione bicamerale sulle privatizzazioni di Buenos Aires dopo la più disastrosa privatizzazione della storia.

Gli spagnoli di Marsans, gli ultimi svuotatori di quella che fu una delle più floride compagnie aeree al mondo, oltre a lasciare allo Stato debiti per un miliardo di dollari pretendevano anche di essere risarciti con 350 milioni mentre i tribunali avevano stabilito che AA avesse oramai un valore negativo di 622 milioni di dollari. Di conseguenza lo Stato non può neanche rilevare quel che resta di Aerolíneas. Perché non resta nulla.

Ecco una storia tragica ma educativa anche per chi sostiene che la privatizzazione di Alitalia sia la panacea, e che parte da Carlos Menem e da Iberia (Cfr. G. Carotenuto, La «sovversione economica» dell’Areolíneas Argentinas, in “Latinoamerica”, 2001, n. 76-77, pp. 120-124).

Leggi tutto in esclusiva su Latinoamerica.

Università: vittoria parziale del movimento?

Articolo aggiornato lunedì 3 novembre ore 7.50

Silvio Berlusconi starebbe pensando di imbrigliare Mariastella Gelmini e frenare sulla Riforma dell’Università che sarebbe stata approvata per Decreto Legge la prossima settimana? E’ quanto si evince dal servizio di SkyTg24 qui sopra e dal pezzo di Claudio Tito a p. 7 di “Repubblica” di domenica. Riguarda la riforma annunciata in settimana dalla Gelmini e che sarebbe stata cotta e mangiata convertendola in DL nel prossimo Consiglio dei Ministri (con cosette di poco conto come l’abolizione del valore legale del titolo di studio). Sarebbe una prima vittoria parziale dell’ONDA, il movimento studentesco che ha preso forza in questi giorni fino a preoccupare un governo che fa della gestione mediatica del consenso un aspetto fondamentale.

Succeda quello che succeda vi presentiamo le grandi linee della riforma che distruggerà l’Università pubblica.

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Oltre la siepe

(Se puoi vedere guarda, se stai guardando osserva)

La mappa non è il territorio, il sublime non è né arte né bellezza, la verità ultima è limite.

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La riforma che uccide l’Università

Secondo Il Giornale i docenti universitari lavorano un’ora al giorno e guadagnano 10.000 Euro al mese. Balle. Calunnie. Certe volte mi ritrovo in Skype con un’amica ben dopo la mezzanotte e stiamo entrambi ancora lavorando, scrivendo, correggendo tesi, preparando didattiche vicine e lontane. Lo facciamo con impegno, passione e perfino orgoglio per un’istituzione che pure siamo coscienti che cada a pezzi. Lo facciamo per uno stipendio di circa un settimo (1/7) di quello che ci attribuisce Il Giornale e non ci lamentiamo. Non sono un “figlio di” né un raccomandato, né un fannullone (al contrario) e sono stufo di essere calunniato da questo governo e i suoi sicari informativi.

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…e intanto noi parliamo di pompini

E’ la solita storia; dovremmo averlo imparato ormai, ma noi imperterriti continuiamo a cascarci. A Roma direbbero che “semo de coccio”. Per settimane siamo stati tutti impegnati a parlare dei (presunti) servigi sessuali che alcune piacenti signore hanno offerto all’attuale capo del governo; servigi di cui si parlerebbe in intercettazioni che nessuno ha mai visto né sentito. Pompini (chiamiamo le cose col loro nome, a rischio di essere brutali) grazie ai quali, secondo le malelingue, queste signore sarebbero poi state nominate ministro. … Leggi tutto

La proverbiale resistenza del popolo egiziano stremato dalla cosiddetta economia globale di mercato

di Marc Innaro

Dal Cairo - Scene di vera e propria guerriglia urbana, da lunedì 6 aprile, a Mahalla el-Kubra, nel Delta del Nilo, dopo la decisione delle autorita’ egiziane di vietare e reprimere lo sciopero generale alla Misr Spinning & Weaving Company, la piu’ grande e antica fabbrica tessile del Medio Oriente. Migliaia di operai e di abitanti esasperati fronteggiano in piazza, a colpi di pietre e di bottiglie molotov, centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa, altrettanto malpagati e altrettanto esasperati. Risultato: centinaia di feriti e di arresti.

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Da Alan García a Hugo Chávez, quanto è cambiato l’atteggiamento della “socialdemocrazia” europea verso il Sudamerica!

da Camminare Domandando

 

 

 

Quando più di vent’anni fa nel 1985 Alan García andò al potere in Perù, era l’ “idolo” della socialdemocrazia europea, da Craxi a Felipe Gonzales. Era giovane (a 36 anni il più giovane presidente della repubblica sudamericana), aveva studiato all’estero, la sua retorica incantava i peruviani durante i celebri balconazos. Soprattutto era fautore di una politica eterodossa nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e credeva, a ragione, che se il Perù non avesse rallentato i pagamenti al grande organismo monetario e non si fosse allontanato dal piano di aggiustamento strutturale che invece il suo predecessore Balaunde aveva seguito pedissequamente, il Perù non si sarebbe mai rialzato dalla recessione. … Leggi tutto

il discorso con cui Evo Morales ha proposto il referendum revocatorio

La Paz, 5 dicembre 2007 Boliviane e boliviani. Durante il tempo del mio governo ci sono gruppi conservatori che si sono opposti permanentemente a questo processo di cambiamento; tuttavia dopo aver visitato regioni, settori; dopo aver sostenuto tante riunioni, ho visto e ho sentito che il popolo boliviano vuole unità, più democrazia, il popolo boliviano scommette sulla pace, e soprattutto su profondi cambiamenti.Ci sarà pace sociale quando ci sia una giustizia sociale, e qui stiamo mettendo in moto una rivoluzione sociale che cerca l’uguaglianza tra i boliviani. Ci sarà democrazia quando i popoli decidano il destino del paese. Ci saranno cambiamenti profondi quando recupereremo le nostre risorse naturali.E dal governo nazionale scommettiamo su questi profondi cambiamenti; il popolo sa come si sente questo cambiamento nel paese.Ma vogliamo anche chiarire quella lotta storica dei popoli durante il periodo coloniale, durante la Repubblica, specialmente all’epoca del modello economico neoliberista, della corruzione che ha fatto tanto danno al paese.Come quel modello economico ha fatto tanto danno al paese, ed i popoli hanno resistito, i popoli hanno lottato per cambiare, e questo cambiamento arriva con la nazionalizzazione degli idrocarburi, la ridistribuzione delle nostre risorse naturali, delle risorse economiche grazie a queste politiche di cambiamento, e quindi non si può capire come ci siano gruppi che non comprendono questo processo di cambiamento. Forze conservatrici che vogliono evitare questo processo di cambiamento.Per esempio ci parlano di unità quando mobilitano un settore del popolo sotto la bandiera dell’indipendenza, e non può esserci unità con l’indipendenza; parlano di democrazia quando promuovono il colpo di stato, parlano di democrazia ed appoggiano la disobbedienza; non può esserci democrazia né con i colpi di stato né con la disobbedienza civile.L’anno scorso e quest’anno il Governo nazionale è stato ripetutamente accusato di non rispettare la proprietà privata. Ora stiamo vedendo chi non rispetta la proprietà privata. Queste forze conservatrici non rispettano la proprietà privata, bruciano le proprietà, bruciano le proprietà pubbliche, assaltano, saccheggiano le proprietà pubbliche.Allora queste autorità che morale hanno per accusarci di non rispettare la proprietà privata, e in questi giorni, dopo quasi due anni di governo, e più di un anno dall’Assemblea Costituente, cercano pretesti per agitare il paese, usano giovani, pagandoli, per le mobilitazioni, ed i giovani che si mobilitano sanno esattamente che le mobilitazioni non sono gratis ora, a volte servono per aggredire i fratelli contadini indigeni.Il razzismo si approfondisce qui contro questi movimenti sociali che lottano per una nuova Bolivia, per l’unità rispettando la diversità, e infatti siamo tanto diversi non solo razzialmente, fisionomicamente, ma anche economicamente.E cercano pretesti, per esempio parlano di autonomia, quando abbiamo detto che l’autonomia è rispettata nella nuova Costituzione Politica dello Stato boliviano appena approvata: si garantisce autonomia ai dipartimenti, alle regioni, ma anche alle comunita’ indigene, e le autonomie indigene sono esistite nella pratica durante le colonie e durante la repubblica, solo queste autonomie sono state come legalizzate, inserite nella costituzione.Si garantiscono autonomie universitarie così come autonomie municipali, e quando col tema dell’autonomia non riescono a mobilitare il paese viene il tema dei due terzi; noi abbiamo detto: non solamente vogliamo approvare la nuova Costituzione con la maggioranza dei due terzi (della Costituente), ma, soprattutto, approvarla con la partecipazione del popolo, col referendum; se non c’è la maggioranza di due terzi perché non si fa in modo che sia il popolo a decidere? che paura del popolo!E quando non hanno argomenti sui due terzi o sulla democrazia, o quando hanno paura del referendum tirano fuori un altro tema, il tema della capitale.Felicemente i costituenti lasciarono l’Assemblea Costituente, perché era sequestrata l’Assemblea Costituente; sono quasi sicuro che non ci saranno ora Marincovik né Dabdoub che se ne vanno a Sucre per sobillare e per far fallire l’Assemblea Costituente, perche’ questo hanno cercato permanentemente.Ma oltre a questo, queste forze conservatrici, che tentano di frenare, fermare questo processo di cambiamento per proteggere i loro privilegi, ora non stanno piu’ solo col tema dell’autonomia come pretesto, col cavillo dei due terzi o quello della capitale, ma chiedono la revoca del mandato di Evo Morales.Io voglio spiegare e proporre ai prefetti conservatori e non conservatori, ai nove prefetti del paese, di sottoporci insieme ad un referendum revocatorio: che il popolo dica se vuole il cambiamento o non vuole il cambiamento, che il popolo dica se e’ per il modello neoliberista delle privatizzazioni, della svendita delle nostre risorse naturali, delle nostre imprese oppure no; non c’è motivo di aver paura del popolo.Ci accusano a livello internazionale di essere autoritari. Non si tratta di andare a lamentarsi a livello internazionale, qui si tratta di sottoporci al popolo, sottoporci democraticamente al pensiero, al sentimento, alla coscienza del popolo.E la comunità internazionale, che veda chi sono gli antidemocratici, chi sono i violenti, chi sono quelli che cercano i morti per farne una bandiera politica, quando noi scommettiamo sulla vita ed altri distruggono la vita per fare di questo una bandiera politica.Speriamo, se siamo democratici, speriamo, se sono sicuri di scommettere sulla democrazia, che insieme presidente e prefetti dei nove dipartimenti, ci sottoponiamo al popolo boliviano mediante referendum revocatorio.Domani invierò un disegno di legge al Congresso Nazionale affinché rapidamente convochi questo referendum revocatorio, per impedire a questi gruppi avversari politici, avversari ideologici, avversari programmatici di usare il popolo per cercare morti, di pagare alcuni giovani per fare lo sciopero della fame, di usare e ingannare qualche settore, gruppi che in fondo cercano di far finire il mandato del presidente.Se il paese dice va via Evo, non ho nessun problema, sono il più democratico, il paese dirà chi se ne va e chi rimane a garantire questo processo di cambiamento.Sfido democraticamente senza stare a cercare morti, senza stare a usare con l’inganno qualche settore del popolo. Siamo responsabili, che ci sia dibattito programmatico, dico questo soprattutto perche’ in democrazia i problemi sociali si risolvono cosi’, e soprattutto per risolvere democraticamente queste provocazioni che vengono da alcuni settori.Dico al popolo boliviano e alle boliviane, Evo Morales non ha mai pensato di perpetuarsi nel governo; capisco perfettamente il sentimento del popolo boliviano, voi giornalisti siete testimoni di alcune grandi concentrazioni dove i movimenti sociali gridano: Evo presidente per 20 anni, per 50 anni; questa non è un’invenzione.Ma qua noi tentiamo solo di cercare giustizia, che questo Palazzo sia di giustizia sociale, e pertanto vogliamo una politica di rivoluzione sociale, di rivoluzione agraria, tutto per l’uguaglianza; ci sara’ pace sociale solo quando ci sara’ anche giustizia sociale, e se non c’è uguaglianza non ci sarà mai pace con giustizia sociale, e la nostra responsabilità come autorità legalmente elette e’ quella di cercare di ridurre quelle profonde differenze tra famiglia e famiglia, tra persona e persona, tra regione e regione, e se andiamo molto oltre, tra continente e continente.Noi che siamo democratici non abbiamo paura del popolo boliviano, noi siamo sicuri e da qui scommettiamo sull’uguaglianza, non abbiamo nessuna paura che il popolo si esprima in maniera sovrana sulle sue autorità, e non è la prima volta che proponiamo il referendum, anche l’anno scorso abbiamo proposto il referendum revocatorio.Felicemente sta nella nuova costituzione, ma di fronte al problema che alcuni gruppi vogliono far finire il mandato di Evo Morales usando ingiustamente e con l’inganno altri gruppi, allora andiamo tutti e che non si usi qualche settore del popolo contro Evo Morales; sottoponiamoci tutti democraticamente a questo referendum revocatorio affinché il popolo dica la sua verità.Speriamo che questa proposta risolva nel modo più democratico, nel modo più cosciente i problemi del paese, che il paese dica si’ o no a questo processo di cambiamento. Molte grazie.fonte:http://www.webmov.org/italiano/evo_morales.htm (trad. Massimo Solinas)

Il nastrino rosso dei calciatori per la Birmania: come funziona l’info-solidarietà internazionale?

redguards3 I giocatori di calcio di Serie A sono scesi in campo con dei curiosi nastrini al braccio, che bizzarramente facevano tanto guardie rosse maoiste, in solidarietà con i monaci birmani.

La solidarietà con i monaci e il popolo birmano oppresso da una dittatura atroce, è cosa positiva e pienamente condivisibile. Ma, siccome il cervello ci ragiona ancora, ci facciamo qualche domanda. Antipatica … Leggi tutto

I grilli per la testa…

Con Enza Squattro, Piero de Luca e Luca Mastellaro, con risposta mia

Enza Squattro: Caro professore in questi giorni si è detto talmente tanto sul V-DAY che Mentana probabilmente potrà fare puntate di Matrix fino al 2100 per far … Leggi tutto

Mauro Mazza, se su Grillo la metti su questo piano temo che “pagherete caro, pagherete tutto”

L’editoriale del direttore del TG2 Mauro Mazza è una rara mescola di ipocrisia e paraculaggine. Quell’iperbolico richiamo al grilletto, quindi alla violenza terrorista, è un esercizio retorico noto e stantio alla ricerca della criminalizzazione preventiva del dissenso. Ma finora nessun cittadino arrabbiato ha preso una spranga per … Leggi tutto