Friday 25 May 2012, 06:03

Gli articoli con tag: " media mainstream "

A 5 anni dalle stragi di Madrid, un frammento di “Giornalismo partecipativo. La storia del giornalismo e dei nuovi media come bene comune” di Gennaro Carotenuto in corso di stampa

11m_3_imagenGrande Oggi è il quinto anniversario delle stragi di Madrid dell’11 marzo 2004 che causarono la morte di quasi 200 persone. Il governo di José María Aznar, in piena sinergia con i media mainstream, tentò di imporre un’insostenibile verità ufficiale. E’ un caso di scuola: usando Internet e gli SMS il popolo spagnolo insorse contro la menzogna dei media e del governo facendo informazione. Sul tema pubblico un frammento del mio saggio Giornalismo partecipativo. La storia del giornalismo e dei nuovi media come bene comune, in questo momento in corso di stampa.

Dall’11 al 14 marzo 2004 l’intera Spagna fu percorsa da un’ondata di indignazione popolare che prese forma di microinformazione partecipativa[1]. Milioni di cittadini s’indignarono per la verità di Stato sulle stragi di Madrid dell’11 marzo, che il governo di José María Aznar pretendeva di imporre attribuendole all’ETA pensando di ricavarne un vantaggio politico nelle elezioni politiche del giorno 14. La televisione, soprattutto quella nazionale, e la stampa si allinearono alla menzogna imposta dal governo[2] che cercava di mascherare le proprie responsabilità nella guerra in Iraq considerando inopportuno riconoscere la matrice islamica degli atti terroristici che avevano causato la morte di 191 persone. Quella volta in tutta la Spagna la corda si spezzò.

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Cuba e Cina, qualcuno avvisi il Sole24ore e il Mattino che sono fuori linea

Di spalla in prima pagina con un fondo e poi a tutta p. 10, “Il Mattino” di Napoli racconta la storia di tre persone che si sono date fuoco in piazza Tienanmen. La notizia è riportata stancamente da altre fonti ma mi risulta che solo “il Mattino” gli dà questo rilievo e che nessuna delle puntute penne che solo pochi mesi fa chiedevano addirittura la rottura delle relazioni con la Cina e il boicottaggio delle Olimpiadi si siano mosse per questi tre Ian Palach pechinesi.

Sarà come sarà ma il dubbio che il viaggio di Hillary Clinton col cappello in mano e con la bocca sigillata sui diritti umani (se era siciliana la chiamavano omertà) abbia davvero voltato pagina e che i nostri editorialisti siano bravissimi ad allinearsi e coprirsi viene.

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Buono e cattivo giornalismo sul Messico

originalOggi alle 11.40, Radio3Mondo, Radio3Rai l’antropologa Chiara Calzolaio, probabilmente la studiosa italiana che più si è dedicata a Ciudad Juárez, parlerà di Messico, femminicidi, narcotraffico e violenza. E’ segno che qualcosa si muove nell’informazione italiana. A questo LINK (minuto 13) la testimonianza di Chiara Calzolaio ad Anna Maria Giordano sulla vita a Juárez e la sua analisi sulla situazione messicana.

Un segno come quello di sabato alle 19 quando il TG3 ha finalmente parlato di “guerra civile in Messico”. Che mi risulti è la prima volta che un media mainstream italiano utilizzi questo termine, “guerra civile”, che Giornalismo partecipativo spende da anni di fronte alla tragedia messicana che solo nel 2008 ha causato 5.600 morti, un terzo dei quali a Ciudad Juárez.

Purtroppo però c’è anche il pessimo giornalismo. Come quello de “l’Espresso” che nel n. 7 a p 42 pubblica un servizio di primo piano dal titolo: “Miss alla cocaina”. Sottotitolo: “Belle, vistose, fatali. Si trovano sempre più donne ai vertici dei cartelli della droga in centro e sudamerica. Vogliono la ricchezza facile…”. Sul dilagare del narcotraffico in paesi amici dell’Occidente, il Messico e la Colombia, sulle infiltrazione nella politica, sugli enormi guadagni che garantiscono anche nel Nord del mondo c’è la censura assoluta (salvo dar tutta la colpa alle FARC o a Hugo Chávez). E allora se ne può parlare collateralmente solo ammiccando a un po’ di pruriggine e voyerismo.

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Quale pubblicità online? Nasce un consorzio italiano contro Google, ma ci sono perplessità anche nella coda della cometa

Vi lascio ai contributi di LSDI e della FNSI per sviscerare il tema importantissimo della nascita del consorzio tra i principali gruppi editoriali italiani, RCS e l’Espresso, per contrastare il quasi monopolio di un’impresa straniera, Google, sulla pubblicità online e propongo una mia breve riflessione.

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ONU, l’esercito israeliano ha ammesso che nessuno sparava dalla scuola bombardata

E’ una notizia importantissima ma bisogna cercarla tra le brevi dove la stanno imboscando i media mainstream. L’esercito israeliano ha dovuto ammettere che nella scuola dell’ONU di Jabaylia, dove hanno commesso una strage orribile martedì scorso, uccidendo almeno 40 persone delle quali oltre la metà bambini, nessuno stava sparando contro di loro. Non solo, per giustificare il massacro, hanno diffuso delle immagini che risalgono al 2007. Lo afferma il quotidiano Haaretz da dichiarazioni di Chris Gunness, portavoce dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, UNRWA.

La carta del guru. La crisi de “Il manifesto”, come uscirne. Parla Joichi Ito, uno dei massimi esperti di web a livello mondiale

Da Totem, il Think tank lasciatoci in eredità da Franco Carlini, cr mi suggerisce questo articolo su quella che da parte mia non voleva essere una polemica sul Manifesto a 50 Euro. Il guru in questione, ma noi diffidiamo dei guru, lo dice a chiare lettere: “Deve andare online più di quanto non lo faccia ora e farlo in fretta. Certo, passare dalla carta al web implica un profondo cambiamento di mentalità”. Ah, ci fosse ancora Franco! Buona lettura (gc)

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Messico, Oaxaca, uccisa attivista statunitense

Marcella Salli Grace

Proprio stamane riflettevo su di un saggio di Anna Carola Freschi nel quale analizzava come di Oaxaca si è parlato quasi solo in Rete (con l’eccezione de La Stampa di Torino, ma ne scrissi io dal Messico).

In quel saggio Anna Carola, che insegna all’Università di Bergamo, ed è un’eccellente studiosa di Sociologia della Rete, disciplina che insegnerà nel nostro Master in Giornalismo partecipativo, dimostra come l’unica cosa che fosse interessata ai media mainstream, italiani e non, di una crisi politica con decine di morti, fosse stata l’uccisione di un cittadino statunitense. Altrimenti zero.

Adesso arriva l’atroce notizia, via Annalisa Melandri, di un femminicidio a Oaxaca con probabili risvolti politici. Rileggeremo il nome Oaxaca sui nostri giornali? Che pena (gc).

Annalisa Melandri

E’ stato ritrovato il 24 settembre  scorso, nello Stato di Oaxaca, Messico,  il corpo senza vita di Marcela Salli Grace Ellier, cittadina statunitense, 21 anni, attivista da tempo impegnata in quella zona in difesa dei diritti umani e in solidarietà delle donne vittime di violenze e persecuzioni politiche. Ultimamente si stava occupando dei prigionieri politici e delle donne, mogli, compagne, madri, sorelle, figlie dei detenuti e delle persone scomparse o assassinate.

Salli aveva raccontato poco tempo fa di aver ricevuto minacce di morte e di essere controllata per questa sua attività che svolgeva unicamente per spirito di solidarietà senza fini economici o politici.

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Ingrid Betancourt, la presidenza e la frivolità dei media

A Nuova York, per l’ennesima volta, Ingrid Betancourt, l’ex ostaggio delle FARC, ha ribadito che non si candiderà alla presidenza della Colombia e che non pensa di fare più politica. Nella conferenza stampa tenuta a Roma il mese scorso aveva imposto il veto totale sulle domande sulla politica colombiana e tra i cinque o sei giornalisti rigidamente selezionati per fare domande, nessuno ha sgarrato né ha pensato di farlo né ha rilevato il dettaglio: Colombia? What’s Colombia?

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Come cambia il rapporto fra media mainstream e media non mainstream

Piccole comparazioni domenicali sul giornalismo nostrano e la politica latinoamericana

Lo scorso anno in Venezuela Hugo Chávez ha chiesto con un referendum (tra l’altro) di potersi ricandidare alle prossime elezioni. Hanno scritto che perciò era un golpista. Lui ha perso il referendum (dello 0,7%) ed ha accettato il risultato. Hanno fatto una capriola e hanno riscritto che era un golpista. Lo hanno scritto sempre, tutte le volte che ha vinto le elezioni, anche con battaglioni di osservatori internazionali che certificavano non solo la regolarità ma che le elezioni venezuelane sono le più monitorate al mondo. Hugo Chávez era golpista per i media mainstream anche quando il golpe l’hanno organizzato contro di lui. Nessuno invece ha mai scritto che José María Aznar, George Bush e gli altri soggetti che organizzarono (documentatamente) quel golpe l’11 aprile 2002 sono golpisti. Se scrivo “Bush golpista” o “Aznar golpista” è una posizione ideologica o sono i fatti che impongono (a tutti, anche a Ciai, Battistini, Candito, Sansonetti, PG Battista e i loro galoppini, i Guanella, Cotroneo, Nocioni) di farsi carico di tale fardello? Perchè non se ne fanno carico? Ho capito, tengono famiglia, ma non mi adeguo.

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La Repubblica: rumeno uguale stupratore

romarepubblicaQuella a sinistra è al momento l’home page di Repubblica. Una ragazza del Lesotho stuprata in una stazione romana. Ma non è questo che stuzzica Repubblica. Quello che stuzzica e fa rimestare nel torbido il quotidiano romano è che sarebbe stato arrestato un cittadino rumeno.

Per La Repubblica tanto basta per associarlo all’assassinio di Giovanna Reggiani e per linkare in home, un pezzo del 21 febbraio scorso sulla situazione processuale di quel terribile caso che non ha NULLA a che vedere.

Che diavolo c’entra il cittadino romeno arrestato oggi con il caso di Giovanna Reggiani? Se ha stuprato la ragazza del Lesotho, l’ha stuprata in quanto romeno? La criminale irresponsabilità dei media mainstream nello sbattere etnicamente il mostri in prima pagina e nell’istigazione all’odio razziale è sotto gli occhi di tutti.

Blogbabel si è stufata

blogbabel Spiegavo pochi giorni fa ad un’amica cos’è Blogbabel. Una maniera di registrare chi parla, come ne parla, a chi fa riferimento nel mondo dei siti personali e di quello che chiamiamo Giornalismo partecipativo in Italia. Attualmente il servizio di BB è autosospeso. Spero per poco, ma condivido i motivi della protesta dei gestori del sito e solidarizzo con loro.

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Pasqua di sangue contro i diritti umani in Colombia

COLOMBIA-VIOLENCE-PROTESTE’ suonata l’ora della rappresaglia contro le organizzazioni in difesa dei diritti umani in Colombia. Il sei di marzo si era tenuta la più grande manifestazione della storia della Colombia contro il Terrorismo di Stato.

Ad oggi quattro dirigenti sindacali sono già stati assassinati, due dirigenti per i diritti umani sono stati sequestrati e almeno 40 degli organizzatori della manifestazione del 6 di marzo sono stati minacciati di morte. Centinaia di altri hanno preso misure di sicurezza, alcuni stanno lasciando il paese di fronte a una ondata di violenza paramilitare solamente all’inizio che per le organizzazioni colombiane in difesa dei diritti umani ha un preciso mandante: "la responsabilità degli omicidi è di José Obdulio Gaviria, consigliere diretto del presidente Álvaro Uribe".

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La Exxon-Mobil contro il Venezuela. La prossima guerra del petrolio

exxonven La multinazionale petrolifera statunitense Exxon-Mobil ha ottenuto da un tribunale di Nuova York il congelamento di beni per 12 miliardi di dollari di proprietà della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA. E’ una guerra che ha come posta in palio la sovranità del Venezuela.

A partire dal 2001, il governo bolivariano iniziò a recuperare le risorse naturali del paese, proponendo alle multinazionali la costituzione di imprese miste. La risposta fu il golpe e la serrata golpista nel 2002, che ebbe come oggetto proprio il controllo della PDVSA. Oggi la multinazionale statunitense (la più grande finanziatrice di George Bush) Exxon alza ancora il livello dello scontro. E i media mainstream danno la colpa a Chávez.

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La Colombia si riarma e compra 24 caccia israeliani

Pochi mesi fa i media mainstream fecero allarmare il mondo di fronte all’acquisto di armamenti di produzione russa da parte del Venezuela che fu accusato di fomentare una corsa agli armamenti nel continente.

L’acquisto di 24 aerei da guerra israeliani da parte dell’aviazione colombiana testimoniano che forse avevano ragione e una corsa agli armamenti è in atto. Ma stranamente di questo non si allarma nessuno.

La seconda tranche di 13 aerei K-fir costerà 165 milioni di dollari per una commessa totale che supera i 300 milioni di dollari. I contribuenti colombiani li pagheranno con la “tassa sulla guerra” introdotta da Uribe lo scorso anno.

Secondo il ministro della difesa di Bogotà, Juan Manuel Santos, che si è riunito a Tel Aviv con il suo omologo israeliano Ehud Barak, gli aerei da guerra appena acquistati non devono allarmare nessuno e non sono diretti contro nessuno.

E infatti la stampa internazionale questa volta non si è per nulla allarmata.

Scritto in esclusiva per Latinoamerica.