Friday 25 May 2012, 05:56

Gli articoli con tag: " Libia "

Ricordi al bel sole di Tripoli

Ce l’ha messa tutta mia madre, una vita, a fare intendere alle mie sorelle e a me che nonno non era un fascista. Era nata a Tripoli, lei, il padre e il nonno. Da parte materna, avevano avuto i natali in Egitto e in Marocco da almeno tre generazioni. Flash! Racconti  partiti  da quel magnifico affabulatore di nonno Umberto, per fare omaggio col nome al re, come la sorella che si chiamava Italia: i viaggi sul Rex, i caffè di Nizza, la bisnonna che disse no all’altare, le vergate della maestra sulle mani per fare i “pesciolini”   a tutte tranne alla nipote reale, i matrimoni , la casbah con i martelli che battono  rame e argento, le nuotate al porto, il calesse,  feste da ballo,  aromi di  spezie e cuscus, Venera la balia, gli amori degli ufficali, la lavandaia araba, i maltesi,  corse a cavallo, il terremoto…   Ma quali colonizzatori, erano commercianti di legname gli uni e laterizi gli altri, qualcuno prima degli anni ‘40 aveva esagerato, si narra di uno zio che conservava un orecchio nel portafoglio staccato ad un capo arabo, il  battesimo di mia madre con Graziani come padrino, la  capacità di mio nonno cresciuto in una famiglia di atei che nascose battesimo e comunione  e  poi diventò  l’interprete di Balbo…E mia madre scrisse un libro per sè e per noi di “memorie”, con gli occhi dell’ infanzia, il diario di una piccola italiana fuggita per sempre da Tripoli, dalla Libia: gli inglesi bombardavano, divenne una piccola  giovane profuga, italiana.

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Ilvo Diamanti, al mercato della paura

ORMAI è impossibile affrontare il tema della "sicurezza" nel dibattito pubblico, ridotto a materia di propaganda politica. Sui giornali e in Parlamento. Se ne parla per catturare il consenso dei cittadini, non per risolvere i problemi. Nel sostenerlo ci pare di scrivere lo stesso articolo. Un’altra volta. Eppure è difficile non tornare sull’argomento. Perché l’argomento ritorna, puntuale, al centro del dibattito politico. Come in questa fase, segnata dalle polemiche intorno al decreto sulla "sicurezza" (appunto). A proposito del quale Franceschini ha parlato di nuove "leggi razziali". Anche se gli aspetti più critici della legge sono stati esclusi dal testo. Ci riferiamo alla possibilità, offerta ai medici e ai pubblici funzionari (i presidi, per esempio), di denunciare i clandestini.
Altre iniziative venate di razzismo invece, non riguardano il governo, ma singoli politici e amministratori locali. Come la proposta di segregare gli stranieri nei trasporti pubblici, a Milano. Assegnando loro posti e vagoni separati. Una provocazione, anche questa. Capace, però, di intercettare consensi, solo a evocarla. La Lega, su questa base, sta costruendo la sua campagna elettorale in vista delle prossime europee. Per conquistare consensi nel Nord, ma anche altrove. Presentandosi come il partito della sicurezza-bricolage, da perseguire in ogni modo.

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Non possiamo stare a guardare

Francesco Viviano di Repubblica continua a occuparsi di Lampedusa, di sbarchi degli stranieri e ora anche di respingimenti. Ci racconta di queste persone che vengono rispedite indietro senza pietà. Quello che li aspetta è un futuro fatto di torture, violenze, stupri, sfruttamento. Tutto gentilmente offerto dai lager libici che lo stesso governo italiano ha finanziato e continua a finanziare attraverso un contributo di miliardi che sono stati dati a risarcimento della Libia per antiche offese subite in cambio di più gas, più petrolio, più qualsiasi cosa. Un baratto. Per il governo italiano si tratta di affari. I soldi pubblici dati per pagare aguzzini e stupratori in cambio di qualche grammo di fonte di energia e della salvaguardia della razza. Vite umane in cambio di niente.

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Migranti: occhio non vede…

rosa_parks Occhio non vede, cuore non duole.

Vogliono fare i vagoni della metropolitana solo per i milanesi e ci fa comodo pensare che sia una battuta o una provocazione.

Tanto non saremo noi la Rosa Parks (nella foto) che dovrà ribellarsi al nuovo Ku-Klux-Klan in camicia verde.

Allo stesso modo volevano cacciare i bambini dalle scuole con i presidi spia e braccare i malati fin negli ospedali, costringendo i medici a trasformarsi in delatori.

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Vivre libre ou mourir. Per Nabruka, suicida in un Cie (e a perpetua memoria di una legislazione infame)

Stanotte, una donna migrante si è uccisa, impiccandosi, nel Cie di Porta Galeria a Roma. Si chiamava Nabruka Mimuni, aveva poco più di quarant’anni ed era in Italia da quasi trenta. Momentaneamente senza lavoro, non le era stato rinnovato il permesso di soggiorno.

Questo significa essere "clandestina", anche dopo tre quarti della tua vita passati in un paese dove vige una legge infame. Fermata, portata nel centro di identificazione ed espulsione, lì detenuta per alcune settimane, sarebbe stata rimpatriata oggi. Ora non possono più farlo. Mi rifiuto di leggere la sua morte come un atto di disperazione, la disperazione deve essere tutta nostra che non siamo riusciti ad impedirlo.

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Storie di pirati, di mare e di fame

di mazzetta

pirati

Il sequestro di una nave italiana con alcuni marinai italiani a bordo, ha riportato sui nostri media l’attenzione per i pirati. Un’attenzione selettiva, perché pur essendo somali, della Somalia si parla pochissimo, nonostante sia da anni teatro di tragedie che fanno impallidire terremoti e altre disgrazie. Ma nel nostro paese c’è poco interesse per il destino dei poveri, a maggior ragione se sono negri: migliaia di migranti muoiono da anni nei nostri mari senza suscitare la minima commozione, mentre il governo si fa sempre più ostile nei loro confronti. Lo dimostra la prima storia di mare, quella di uno dei tanti barconi affondati tra la Libia e la Sicilia agli inizi di aprile. Si parlò allora di quasi duecento dispersi in un naufragio, ma la notizia venne passata insieme al “salvataggio” di un altro barcone stracolmo di gente da parte della nostra marina. Tutto vero, ma i “dispersi” che fine hanno fatto? I dispersi sono diventati ufficialmente morti pochi giorni dopo, nel numero esatto di duecentotrentasette. Numero esatto perché nonostante un diffusa convinzione contraria, ciascun migrante ha un passato, una storia, famiglie che non vedrà più e che ora li piange.

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Ennesima mattanza nella nostra tonnara – 500 migranti "dispersi"

Così, tanto per ricordare.
Solo per ricordare.
Una goccia nel mare.
Solo Sangue nel mare.

Borghezio e la lega (c’è chi dice che fascista non sia).
Maroni e La Russa…
Fini e la "nuova" via dei vecchi fascisti (ma dov’erano trent’anni fa?).
Salò come le repubbliche partigiane.
Berlusconi… Berlusconi.
Il pensiero unico.
Franceschini e le europee.
La crisi dell’Occidente.
Il mercato libero ed il libero mercato.
Mercato di corpi.
Facce nel mare.

Sangue come sangue (sempre lo stesso).
Ondate di visi (che non avranno mai volto)
ed il nostro paese dei balocchi.
I nostri mediocri pensieri.

Ennesima mattanza tra l’Africa e l’Italia. Centinaia (più di 500 ed uno sarebbe già troppo) di migranti dispersi nel mare al largo della Libia.

Routine.

Come un uomo sulla terra

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Il film verità sugli immigrati in Libia.

Fortezza Europa – 1502 morti nel 2008, 13.352 in venti anni

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Ho scoperto uno straordinario repertorio, Fortezza Europa. Da anni gli autori propongono una rassegna stampa sulle morti di migranti nel tentativo di entrare in Europa. Faccio ammenda, non lo conoscevo, ma mi domando perché strumenti come questo che la nebulosa informativa del giornalismo partecipativo offre a piene mani, non vengono mai citati dal mainstream.

Quando lavoravo a “El País”, a Madrid la cosa più bella era poter scendere una rampa di scale e andare nell’ufficio documentazione dove archivisti bravissimi reperivano una cartina, un’immagine, un documento, tabelle, dati. In quel momento (era la metà degli anni ‘90), quei dati all’epoca potevi averli solo se lavoravi in un grande giornale. Oggi i grandi giornali hanno perso (hanno voluto perdere) ogni vantaggio competitivo, salvo pochi casi (ricordiamo Giovanni Maria Bellu di Repubblica e “la nave dei fantasmi”) ed è la Rete il luogo dei documenti, l’ufficio documentazione aperto a tutti (gc).

ROMA – Ad avvistarlo è stato un pescatore, nel pomeriggio dello scorso 26 dicembre. Il cadavere galleggiava tra gli scogli di Melilla, l’enclave spagnola in Marocco. È la vittima numero 1.502 del 2008. Un dato che segna un meno 23% rispetto al 2007, quando le morti documentate alle frontiere Ue furono 1.942, poco meno delle 2.088 registrate nel 2006. Difficile comparare i dati, dato che si tratta delle sole notizie riportate dalla stampa. Nessuno infatti è in grado di conoscere il numero di naufragi “fantasma” sfuggiti alla cronaca ma non ai pescatori del Canale di Sicilia, che continuano a pescare resti umani nelle reti, specialmente in prossimità delle coste libiche.

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30 agosto Giornata dell’Amicizia Italia – Libia: il nuovo Calendario dell’Avvento-Evento

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Quello che segue è per stomaci forti come se fossero di donne e uomini…come dire umani.

Ecco a voi la Notizia da aggiungere sul Calendario dell’ Avvento-Evento di questo Bel Paese: Il Senato ha approvato il ddl di ratifica del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008. Cominciamo da una bella carrellata di foto, non dei nostri parlamentari sugli scranni ma delle carceri libiche dove sono detenuti i migranti e i rifugiati arrestati sulle rotte per Lampedusa. “Sono le poche foto che sono riuscito a scattare, di nascosto, durante quelle visite. A Sebha, Zlitan e Misratah. Nel novembre 2008?. Sono le parole di  Gabriele Del Grande, curatore del blog  Fortress Europe , giornalista.

Chi volesse sfiziarsi nella lettura di questo Trattato di amicizia italo-libica, faccio seguire l’articolo “La mobilità passa per la tortura, poi sempre in tema, l’articolo dal  Blog di Magdi Cristiano Allam, Protagonista per l’Europa Cristiana. Questa volta cliccando: lo spazio è già pure troppo per l’attento cultore.

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Ripeto: sempre più straniera e clandestina.

Doriana Goracci

(Apcom) – . Sui 267 presenti, ci sono stati 232 voti favorevoli, 22 contrari e 12 astenuti. Il testo del Trattato diventa ora legge: il testo è lo stesso già ratificato da Montecitorio. Alla ratifica del trattato di cooperazione con la Libia, siglato il 30 agosto scorso, hanno espresso voto contrario i senatori dell’Italia dei Valori, l’Udc e i Radicali eletti nelle liste del Pd Donatella Poretti e Marco Perduca. Per l’Idv ha parlato Stefano Pedica secondo il quale “per molti aspetti il trattato è un accordo unilaterale” mentre Perduca ha tuonato: “Gheddafi non ha mai mantenuto una promessa, non possiamo affidare a lui la politica dell’immigrazione”. Il Pd ha votato a favore, insistendo sulla necessità di ottenere da Tripoli garanzie per il rispetto dei diritti umani. E’ stato Nicola Latorre a motivare la scelta del Partito democratico: “Un rinvio oggi suonerebbe come un’incomprensibile atto di ostilità nei confronti di quel paese”. L’accordo prevede che l’Italia realizzi in Libia infrastrutture di base per un importo di 250 milioni di dollari americani all’anno per venti anni e pattugli i confini terrestri della Libia per contrastare terrorismo e immigrazione clandestina, mentre la Libia si impegna a concedere visti di ingresso ai cittadini espulsi in passato. Con il trattato si chiude definitivamente “il capitolo del passato” per il quale l’Italia ha espresso il proprio “rammarico per le sofferenze arrecate al popolo libico a seguito della colonizzazione italiana”. Italia e Libia si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della controparte e si impegnano, nel rispetto dei princìpi dellalegalità internazionale, a non usare né concedere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile nei confronti della controparte. In particolare la Libia si impegna ad abrogare tutti i provvedimenti che impongono vincoli o limiti alle sole imprese italiane operanti in Libia; a concedere visti di ingesso ai cittadini italiani espulsi nel 1970; a sciogliere l’Azienda libico-italiana, che, pur essendo stata originariamente concepita con finalità opposte, finora si è rivelata un ostacolo allo sviluppo della presenza economica italiana in Libia (le nostre aziende sono state costrette a versare contributi obbligatori all’Ali pari fino al 5 per cento del valore dei contratti acquisiti, con una discriminazione a danno delle stesse aziende rispetto alla concorrenza). Il Trattato prevede meccanismi di consultazioni politica, con riunioni annuali a livello di Capi di Governo, definite ‘Comitato di partenariato’, e di Ministri degli affari esteri, definite ‘Comitato dei seguiti’. L’intesa costerà circa 214 milioni di euro per il 2009, 254 milioni circa per il 2010, oltre 250 milioni per il 2011 e oltre 181 milioni a decorrere dal 2012. A tali oneri si provvede tramite l’utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall’addizionale Ires che pagherà l’Eni. Una tassa che è già stata definita ‘Gheddafi tax’ anche se nei giorni scorsi l’Eni ha assicurato che “non peserà sui consumatori”. Infine il 30 agosto diventa la ‘Giornata dell’amicizia italo-libica’. I libici si sono impegnati a non celebrare più, il 7 ottobre, la cosiddetta ‘Giornata della vendetta’, che ricordava l’espulsione degli italiani dalla Libia nel 1970.

Accordo bilaterale tra Italia e Libia. La mobilità passa per la tortura

Intervista a Gabriele Del Grande, curatore del blog Fortress Europe

Cattivi contro gli irregolari ma non solo in Italia. Il Parlamento appoggia le violazioni dei diritti umani praticate da sempre in Libia

E’ stato approvato definitivamente dal Senato il testo dell’accordo di amicizia partenariato e cooperazione e tra Italia Libia. L’accordo è l’ultimo tassello di una serie di intese bilaterali tra i due paesi, utile ad ottenere in cambio, da parte della Libia, l’attuazione degli accordi di pattugliamento al fine di contrastare le partenze dalla Libia verso l’Italia. (Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la grande Giamariria libica popolare socialista)

Su questo argomento abbiamo intervistato Gabriele del Grande, fondatore e curatore del blog Fortress Europe.

D: Il Senato ha approvato definitivamenteil testo dell’accordo Italia – Libia. Cosa avverrà ora?

R: Si tratta fondamentalmente di fornire alla Libia un risarcimento per i danni coloniali, in cambio di un pattugliamento delle coste libiche al Nord e delle frontiera Sud, nel deserto, attraverso un impianto elettronico che sarà installato da Finmeccanica con un finanziamento europeo. Ovvio, questa è la teoria. Nella pratica, con questi accordi, si darà ancora una volta mano libera alla Libia per arrestare, come già si fa da anni, decine di migliaia di migranti e rifugiati per poi rimpatriarli e soprattutto si farà poi partire l’accordo di pattugliamento congiunto che fu firmato dall’allora Governo Prodi nel 2007 e che prevede l’invio in acque libiche di sei motovedette della Guardia di finanza italiana per respingere verso la Libia i migranti intercettati in mare, che fino ad oggi vengono invece scortati a Lampedusa.

D: Sono diversi i reportage che anche Fortress Europe ha prodotto sulle condizioni di detenzione dei migranti in Libia. Un paese strategico per il governo delle migrazioni europeo. Ma cosa avviene li?

R: In Libia avvengono ormai quotidianamente retate nei quartieri dove vivono gli immigrati africani, a Tripoli, a Bengasi, ad Agedabia , le principali città della costa. I migranti vengono arrestati durante queste retate e poi detenuti in vere e proprie carceri. Si tratta di una ventina di prigioni, tre delle quali sarebbero state finanziate dal Governo italiano secondo un documento dell’Unione Europea del 2004. Parliamo di un paese, lo dicono i rapporti di tutte le più grandi organizzazioni umanitarie ( Human Rights Watch, Amnesty International), abituato a praticare la tortura ed in cui le condizioni di detenzione sono assolutamente disumane.
Esiste un intero corpo di polizia addestrato alla tortura, non soltanto dei migranti ma anche dei dissidenti. I racconti che abbiamo potuto ascoltare dai prigionieri libici (su pressione del figlio di Gheddafi ne sono stati rilasciati circa un migliaio negli ultimi anni) parlano di queste cose. Un trattamento uguale se non peggiore viene riservato agli stranieri, soprattutto a quelli dell’Africa subsahariana, soprattutto verso le donne. Le persone vengono ammassate in 40, 50, in stanze di quattro metri per cinque, vengono mantenuti in vita da acqua e riso e vengono rimpatriate verso i loro paesi anche quando si tratta di rifugiati politici. In Libia infatti non esiste nessuna forma di tutela per i rifugiati. La Libia, ricordiamolo, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra. C’è solo una presenza dell’Alto Commissariato delle nazioni Unite, che fra l’altro entra nei centri. Anche su questo argomento ci sarebbero molti dubbi da sollevare visto che, se guardiamo alle condizioni del campo di Misratah, dove da oltre tre anni sono detenuti seicento rifugiati politici eritrei, l’unico risultato ottenuto dall’ Onu è stato quello di spostare un centinaio di loro verso l’Italia o verso la Romania e la Svezia.
Quella dei rifugiati è una questione fondamentale: metà delle persone che viaggiano dalla Libia verso Lampedusa sono rifugiati politici della Somalia, dell’Eritrea, del Sudan o dell’Etiopia.

D: Con un appello ai senatori italiani si è ricordato la richiesta lanciata dai registi del film Come un uomo sulla terra e da Fortress Europe, di istituire una commissione di inchiesta internazionale sul caso Libia. La risposta di oggi sembra chiara: il Senato ha approvato l’accordo tra l’Italia ed uno dei Paesi maggiormente implicato nella violazione dei diritti umani.

R: Ovviamente la commissione di inchiesta non si farà, è evidente l’allineamento di tutte le forze politiche rispetto alla necessità di collaborare con la Libia per il respingimento dei migranti. A Roma in queste ore le strade sono tappezzate di manifesti del Partito Democratico che criticano il Governo Berlusconi, per aver fatto raddoppiare gli sbarchi di “clandestini”. Amato poi rivendica la paternità dell’accordo con la Libia. C’è una perfetta sintonia su queste tematiche, insieme ad una perfetta ipocrisia, italiana ed europea. Perché le commissioni ci sono state, anche se non d’inchiesta, hanno viaggiato, hanno visitato la Libia, nel 2004, nel 2007,. Erano missioni che evidentemente valutavano le possibilità tecniche di rendere operativi gli accordi, di cooperare con la polizia di quello stato. I loro rapporti però non dicono una sola parola sullo stato di detenzione in Libia e tacciono completamente gli abusi, le torture e le violenze che migliaia di uomini e donne subiscono nelle carceri libiche.

Sulle conseguenze tecniche che avrà questo accordo, comunque, sarebbe sbagliato pensare che saranno le navi italiane o quelle libiche a fermare il fenomeno delle migrazioni. La Libia ha duemila chilometri di costa ed è razionalmente inimmaginabile che si riescano a pattugliare. Fintanto che ci sarà una esigenza di mobilità da Sud verso Nord, fintanto che non ci saranno possibilità di spostarsi legalmente, continueremo a vedere i viaggi sulle carrette del mare. L’esperienza della Spagna è emblematica: le rotte semplicemente si allungano, si modificano. Si parte sempre più da Est, sempre più dall’Egitto, come già avviene da alcuni anni, dall’Algeria verso la Sardegna. Ci saranno insomma rotte sempre più lunghe e più pericolose. L’unica conseguenza prevedibile è proprio questa: da un lato l’arresto di decine di migliaia di persone che saranno malmenate e torturate nelle carceri libiche prima di essere rimpatriate, dall’altro molti più morti nel Mediterraneo per tentare di aggirare quei pattugliamenti.

D: I migranti vengono torturati in Libia, o muoiono in mare, oppure chi arriva qui e non viene espulso, anche se dobbiamo ricordare sempre che solo una minima parte di chi entra in Italia lo fa attraverso il mare, rischia di essere bruciato, come a Nettuno, o ucciso, come è avvenuto a Civitavecchia.

R: Quando un Ministro rivendica il diritto ad essere cattivi contro chi sbarca sulle coste italiane, come se le barche che arrivano a Lampedusa fossero cariche di criminali pronti ad assaltare la “civile Italia” compie una operazione molto pericolosa. Poi non è possibile stupirsi di fronte alla barbarie di certi fatti.

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Vedi anche:
-
L’Italia e il regime euro-africano dei controlli migratori
di Paolo Cuttitta, Univeristà di Palermo
-
Accordi bilaterali e tutela dei diritti fondamentali dei migranti: il caso Italia-Libia
di Fulvio Vassallo Paleologo, Univeristà di Palermo
-
Fallisce la politica delle intese bilaterali con la Libia. Sempre a rischio la vita dei migranti
di Fulvio Vassallo Paleologo, Univeristà di Palermo
-
Libia: siamo entrati a Misratah. Ecco la verità sui 600 detenuti eritrei
da Fortress Europe
-
Le condizioni dei migranti in Libia
Intervista a Silja klepp, ricercatrice in antropologia culturale presso l’Università di Lipsia- Il trattato Italia-Libia. Un appello ai senatori italiani
-
Il rapporto di Amnesty International
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Il rapporto di Human Rights Watch
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Trattato Italia-Libia – Appello ai senatori italiani

[ mercoledì 4 febbraio 2009 ] http://www.meltingpot.org/articolo13953.html

La Grande Storia razzista che non si ferma mai

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La Memoria difetta in Italia, in maniera sempre più strabiliante. Ne è passata appena una delle Giornate che raccontava di lager e fabbriche di morte dove ai cancelli era scritto che “Il lavoro nobilita l’uomo” e di Liberati. Vedemmo La Grande Storia che raccontava il Pane Amaro inghiottito dagli italiani “Il più grande linciaggio nella storia degli Stati Uniti avviene a New Orleans nel 1891. Le vittime sono 11 immigrati italiani. Fra la fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale, altri 28 immigrati italiani sono vittime di linciaggi”: era di  lunedì 29 gennaio 2007 alle 23,50, non è bastato. Per gli smemorati ci è stata offerta un’altra serata, stavolta alle 21,30 su Rai Tre,  andata in onda domenica 1 febbraio 2009, condotta  dal giornalista Riccardo Iacona nella sua prima inchiesta “Presa in diretta”, con la prima puntata sui Migranti (consiglio di vedere l’ “anticipazione” estiva del programma  in questo video).

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Come Merce sulla Terra: il Trattato Italia-Libia

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Come un uomo sulla terra: partiamo da un film…

Le immagini  iniziano con una: è il primo piano di un giovane, che dice in italiano “Se qualcuno mi chiede di quale etnia sei, io rispondo che sono etiope e basta, sono un uomo”.

Per chi non si sente Merce  e non tollera che nessuna e nessuno lo sia,  guardi ascolti e firmi come un uomo sulla terra

Doriana Goracci

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Il Trattato Italia-Libia al Senato il 3 febbraio

A tutti i firmatari della petizione contro le deportazioni in Libia.

Martedì 3 febbraio in Senato si aprirà la discussione sul Trattato Italia-Libia.

Abbiamo deciso di far sentire la nostra e la vostra voce lanciando un appello e mettendo in onda via web il documentario COME UN UOMO SULLA TERRA lunedì 2 febbraio alle 21.00 e martedì 3 febbraio alle ore 9.30, 14.30 e 21.00 sul sito del film.

Diffondete il più possibile tutto ciò.

E spedite l’appello via mail (con oggetto: TRATTATO ITALIA-LIBIA e DIRITTI UMANI) ai senatori (i cui indirizzi trovate qui http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/Sena.html) ed in particolare al Presidente del Senato (schifani_r@posta.senato.it) e ai capigruppo (finocchiaro_a@posta.senato.it, dalia_g@posta.senato.it, gasparri@tin.it, bricolo_f@posta.senato.it, belisario_f@posta.senato.it)

Grazie a tutti
Autori e produzione COME UN UOMO SULLA TERRA

[Maria Coletti]

Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?

Trattato Italia-Libia: appello ai Senatori italiani

TRATTATO ITALIA-LIBIA
APPELLO AI SENATORI ITALIANI CONTRO LE DEPORTAZIONI E LE VIOLENZE A DANNO DEI MIGRANTI AFRICANI IN LIBIA

Il 3 febbraio si apre al Senato la discussione per l’approvazione del Trattato Italia-Libia.
Con questo appello vogliamo rilanciare la petizione contro le deportazioni dei migranti in Libia, promossa dagli autori del film COME UN UOMO SULLA TERRA e dall’osservatorio FORTRESS EUROPE ed oggi firmata già da oltre 2500 persone.

Nel Trattato Italia-Libia non è previsto per il governo di Gheddafi alcun obbligo concreto e verificabile di accoglienza, di tutela del diritto d’asilo, di rispetto della dignità umana: la Libia semplicemente li deve “fermare”, non importa come. Questa direzione non fa altro che confermare la riduzione dei migranti a “strumento politico” di cui poter liberamente predisporre. Gheddafi potrà continuare ad utilizzare i flussi di migranti come strumento di pressione per accrescere il suo potere contrattuale con l’Italia e l’Europa. I migranti, tra i quali vi sono anche molte donne e minori, continueranno a rischiare la vita, tanto nelle carceri, nei container e nei centri della polizia libica, quanto nel deserto e nel mare, che saranno spinti ancor più ad attraversare proprio a causa delle violenze da parte della polizia libica stessa.

In Libia si compiono continue violazioni dei diritti umani fondamentali: arresti indiscriminati, violenze, deportazioni di massa, torture, connivenze tra polizia e trafficanti. Ai migranti, molti dei quali in fuga da paesi in guerra o dittatoriali come Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia, non è garantito alcun diritto, a partire proprio da quelli di asilo e di protezione umanitaria, perché la Libia semplicemente non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra. Per questo alla Libia non può essere affidato con tanta noncuranza e superficialità il compito di “fermare i migranti”. Chiediamo pertanto che nella discussione al Senato sul Trattato si tenga presente quanto richiesto nella petizione, dove le centinaia di firmatari chiedono che Parlamento Italiano ed Europeo, insieme a Governo Italiano, CE e a UNHCR promuovano:

1. Una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia anche in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano.

2. L’avvio rapido, vista l’emergenza della situazione, di una missione internazionale umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri.

Invitiamo tutti gli italiani ed in particolare senatori e deputati, a vedere lunedì 2 febbraio alle 21.00, martedì 3 febbraio alle ore 9.30, 14.30 e 21.00 il film COME UN UOMO SULLA TERRA, che in questa delicata fase autori e produzione hanno deciso di mettere in onda via web sul sito del film: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Firmatari dell’appello: Dario Fo, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Franca Rame, Marco Baliani, Gad Lerner, Emanuele Crialese, Erri De Luca, Felice Laudadio, Fausto Paravidino, Francesco Munzi, Goffredo Fofi, Francesca Comencini, Giuseppe Cederna, Luca Bigazzi, Maddalena Bolognini, Giorgio Gosetti, Gianfranco Pannone, Giovanni Piperno, Giovanna Taviani, Alessandro Rizzo, Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Stefano Liberti, Marco Carsetti, Alessandro Triulzi, Gabriele Del Grande, Igiaba Sciego ed altri 2500 firmatari da Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Marocco, Senegal, Mali e altri paesi.

Per informazioni e per firmare la petizione:
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Melting pot – Speciale Lampedusa – Anche l’ONU condanna Roberto Maroni che vuole l’Alcatraz italiana per i migranti

lampedusaTrasformare l’isola di Lampedusa in un unico campo di concentramento per migranti. E’ questo il progetto di Roberto Maroni, Ministro degli Interni che qualcuno si ostina a considerare come la faccia presentabile della Lega Nord. Oltre al tema dei migranti, sul quale pubblichiamo qui lo speciale dedicato da Melting Pot, vi è l’espressione di una concezione palesemente coloniale dell’unità nazionale.

Come rileva anche Giuseppe Paladina qui, il Sud per il Nord è territorio disponibile, per i veleni delle industrie (industrie del nord complici della camorra), per reclutare mano d’opera a basso costo e scaricabile, per consumare prodotti del Nord, e per raccogliere tutto quanto il Nord considera indesiderabile, a partire dai migranti (gc).

Quella di venerdì è stata una giornata densa di tutte le contraddizioni accumulate in questi anni intorno alla frontiera più spettacolarizzata d’Europa.

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Brecha – Unión Europea y Gaza. Cacofonía y parálisis

Las reacciones diplomáticas y políticas de los países de la región demuestran una vez más la incapacidad de la Unión Europea para dotarse de una sola voz y una sola política exterior. Mientras una presidencia checa de muy bajo perfil se adapta perfectamente a los intereses israelo-estadounidenses, el francés Nicolas Sarkozy, movido al menos por su personalismo, intenta jugar un papel constructivo.

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Decreto legge: la cooperazione in Italia la fanno solo i militari

pdd_061134 Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi compare un decreto legge che è un cambio paradigmatico per la cooperazione italiana. Il decreto legge sulle missioni militari all’estero taglia infatti oltre 100 milioni di euro alle attività civili.

L’Italia, che era al penultimo posto dopo gli Stati Uniti per la cooperazione allo sviluppo, diventa così ultima, oramai sotto lo 0,1% del PIL, e gli obbiettivi del Millennio sono carta straccia.

Ma non basta: penalizza il Ministero degli Esteri e privilegia quello la Difesa. Toglie fondi alle Ong e alle associazioni e favorisce la cooperazione dei militari. E’ una scelta che non si spiega solo con i diversi titolari dei ministeri, l’imbelle Franco Frattini e il nerboruto Ignazio La Russa ma con una precisa scelta culturale.

Dopo i tagli della Finanziaria che retrocedono ancora di più l’Italia nel campo della lotta alla povertà, quello del decreto legge è un giro di boa circondato, come tutte le svolte operate da questo governo da un grande silenzio. Lo rompe Lettera22, l’agenzia di stampa che consideriamo partecipativa, amica, indispensabile e ainda mais, che ci segnala di buonora il suo informato speciale sul DL che di seguito pubblichiamo e del quale invitiamo ad attenta lettura e diffusione (gc).

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