Friday 25 May 2012, 05:55

Gli articoli con tag: " Libano "

Decreto legge: la cooperazione in Italia la fanno solo i militari

pdd_061134 Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi compare un decreto legge che è un cambio paradigmatico per la cooperazione italiana. Il decreto legge sulle missioni militari all’estero taglia infatti oltre 100 milioni di euro alle attività civili.

L’Italia, che era al penultimo posto dopo gli Stati Uniti per la cooperazione allo sviluppo, diventa così ultima, oramai sotto lo 0,1% del PIL, e gli obbiettivi del Millennio sono carta straccia.

Ma non basta: penalizza il Ministero degli Esteri e privilegia quello la Difesa. Toglie fondi alle Ong e alle associazioni e favorisce la cooperazione dei militari. E’ una scelta che non si spiega solo con i diversi titolari dei ministeri, l’imbelle Franco Frattini e il nerboruto Ignazio La Russa ma con una precisa scelta culturale.

Dopo i tagli della Finanziaria che retrocedono ancora di più l’Italia nel campo della lotta alla povertà, quello del decreto legge è un giro di boa circondato, come tutte le svolte operate da questo governo da un grande silenzio. Lo rompe Lettera22, l’agenzia di stampa che consideriamo partecipativa, amica, indispensabile e ainda mais, che ci segnala di buonora il suo informato speciale sul DL che di seguito pubblichiamo e del quale invitiamo ad attenta lettura e diffusione (gc).

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Lo spettro di un fiasco (il manifesto)

autore: Michel Warschawski
Portavoce del Centro d’Informazione Alternativa a Gerusalemme, autore di «Israele-Palestina, la sfida binazionale» (Edizioni Sapere 2000)

Barak sogna il blitz krieg ma l’aria sta già cambiando
Bisogna dirlo e ripeterlo: quella che si svolge nella Striscia di Gaza non è una guerra, ma una carneficina compiuta dalla terza forza aerea al mondo contro una popolazione indifesa.
Bisogna dirlo e ripeterlo: la carneficina di Gaza non è una reazione «sproporzionata» ai razzi lanciati dai militanti della Jihad Islamica e altri gruppuscoli palestinesi sulle località israeliane vicine alla Striscia di Gaza, ma un’azione premeditata e preparata da molto tempo, come d’altronde riconosce la maggior parte dei commentatori israeliani. … Leggi tutto

Chi racconta i fattacci d’Israele e della Palestina, facendosi i nostri

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I  testi che vi propongo sono due articoli: da un israeliano Ran Hacohen agli israeliani, da  un’italiano Paolo Barnard agli italiani e una lettera di  una cooperativa siciliana di Alcamo ricevuta  da alcuni GAS fiorentini (Gruppi di acquisto solidale)  che  ricevono i loro  prodotti e che cercano nei fatti quotidiani di vivere e far vivere un presente diverso e migliore.  Sono tre NON noti ai Media, se non nella misura di NON renderli noti: vogliono coinvolgerci nei fattacci d’Israele e della Palestina, nella storia presente che viene raccontata, come in passato, a mo’ di santa favoletta. E’  “anche”  la nostra storia e il nostro presente. … Leggi tutto

Lettere che contano – raccontano – disturbano, a fine 2008



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Riflessione sulle Olimpiadi

Le Olimpiadi sono una spettacolo meraviglioso. L’essenza dello sport. Uomini che si sfidano per vincere, per superarsi. Hai 10 secondi, 30, due minuti per sperare che gli sforzi di una vita siano ripagati. … Leggi tutto

Ricostruzione Mista con o senza granita

Giro di vite contro il commercio abusivo sulla spiagge. A Montalto Marina, contro l’abusivismo sulla costa viterbese è partita la caccia e cacciata di extracomunitari intenti a vendere oggetti contraffatti. “Il 7 agosto, intorno alle 10, sono entrate in azione e sono state fermate diverse persone di “origine” nord africana. Tutta la merce è stata confiscata e posta sotto sequestro, così come prevede la legge, tra le cose sequestrate anche un carrello “granite”, un extracomunitario vendeva lo sciroppo gelato al di fuori di ogni regola sanitaria. Un grazie alle forze dell’ordine arriva dai commercianti del posto che più volte avevano segnalato il problema”. … Leggi tutto

Bifo: una nuova strategia (anzi due)

Nove anni dopo Seattle Una nuova strategia anzi due Per le donne e per gli uomini che non accettano la schiavitù e la guerra

di Bifo

Nel 1999 a Seattle cominciò una rivolta morale. Dopo l’attacco contro il summit del WTO milioni di persone in tutto il mondo dichiararono che il globalismo capitalista è un fattore di devastazione psichica e ambientale. Per due anni il movimento globale attivò un efficae processo di critica delle politiche neo-liberiste, aprendo la strada alla speranza di un cambiamento radicale.

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Celebrare e continuare la conquista: i 60 anni di Israele

L’ANNIVERSARIO DELLA CREAZIONE DI ISRAELE: celebrare e continuare la conquista
Michèle Sibony (UJFP – Union Juive Francaise pour la Paix)
traduzione di Marianita De Ambrogio
3 maggio 2008

L’anniversario della creazione di Israele sta diventando una celebrazione internazionale. Per esempio una sfilata è organizzata l’1 giugno prossimo nel cuore di Manhattan con stendardi e grandi ritratti di Israeliani anonimi o celebri, sotto il titolo: «Volti di Israele». La volontà degli organizzatori è di affermare che la società israeliana “…è una società simile sotto molti aspetti a quella di New York – un’affascinante combinazione di immigrati venuti insieme per creare una società dalle molteplici sfaccettature. E’ la storia di Israele”. Tuttavia, nella lista dei ritratti l’unico arabo israeliano (come lo chiamano loro) sarà Rania Jubran una diplomatica. (Israele conquista la 5e avenue: Ynet 21 aprile 2008) … Leggi tutto

La rosa bianca

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

Se il grande Fabrizio De Andrè ha ragione, noi dovremmo diventare un giardino meraviglioso. Purtroppo l’Eden deve attendere il peso delle nostre responsabilità tradotto in realtà. Napoli e la sua monnezza, potrebbe essere il terreno dove coltivare il fiore più raro dei nostri tempi bui. Ricordate il nazifascismo? Eravate piccoli? Non eravate ancora nati? Una cosa è certa: non siete mai cresciuti. A chi mi rivolgo? Ho detto “nazifascismo”, quindi il popolo italiano può sentirsi in ottima compagnia anche con i paesi più “civili” del mondo. Quasi dimenticavo! E il Vaticano? Volete vedere che ho sbagliato il luogo dove far nascere il mio fiore preferito? Cambiamo odore? Non so voi, ma per me è giunto il momento di respirare il profumo di una rosa bianca. Il popolo tedesco, sempre colpevolizzato per la sua storia e il suo dittatore più famoso: Adolf Hitler, durante l’ultima fase della guerra, impegnato militarmente su tutti i fronti, partorisce al suo interno un movimento d’opposizione pacifista, che si chiamò appunto La Rosa bianca. A 74 anni di distanza dalla sua decapitazione, Marinus Van der Loppe, muratore disoccupato olandese, viene riabilitato dall’accusa di aver incendiato il Reichstag. L’accusa era formulata sulla base della legge nazista, fatta il giorno dopo l’evento, quindi con valore retroattivo. Questa storia, ricorda i metodi oggi usati per creare l’allarme terrorismo e l’oppressione quindi giustificata, per reagire alla situazione prodotta artificialmente. Vi ricorda nulla? All’università di Monaco, un gruppo di studenti guidato da un professore iniziò la sua lotta contro il potere, denunciandole vere intenzioni del Nazismo. Ovviamente i capi del movimento vennero uccisi e denigrati come traditori. Se qualcuno vuole sperimentare la stessa logica, non ha che da svergognare i nostri beniamini politici, per aver inviato militari su terreni di guerra, ultima forma colonialista e repressiva dei nostri anni d’ispirazione democratica. La Storia, si sa, la scrivono i vincitori, ma la verità non la scriverà mai nessuno. Cresciuti nell’odio contro i tedeschi, ci siamo poco interrogati sulle motivazioni di un popolo che abbraccia il Nazismo come un salvatore della Patria. Se noi abbiamo avuto il fascismo e se oggi lo riviviamo nell’assoluta o quasi, incoscienza di esserne guidati, è proprio l’aver accettato una deformazione interessata della nostra storia. Gli eventi non compresi sono destinati ad essere rivissuti sotto altra forma, quindi rieccoci nel passato tradotto in forma fenomenica diversa, ma sostanzialmente eguale. Se cerco le motivazioni dei tedeschi nel sostenere Hitler, scopro che non sono molto diverse da quelle degli americani nel sostenere Roosevelt . La depressione del 29 in america, collima con la depressione economica tedesca che il trattato di Versaille rese più dura. Se la rivoluzione d’Ottobre in Russia creò lo spauracchio comunista in America, lo creò molto più forte in Germania. Se oggi l’11 Settembre segna una data storica a giustificazione delle guerre medio orientali, l’incendio del parlamento tedesco creò la paura del terrorismo e l’inizio della fine di ogni libertà per opporsi a tale minaccia. Se gli Stati Uniti, hanno avuto le stesse preoccupazioni tedesche, ciò è avvenuto in tempi diversi e separati, mentre il Popolo tedesco ha dovuto metabolizzarle in rapida successione. L’Uomo forte, la politica di guerra, il razzismo, le barbarie e l’Olocausto provocate dal Nazismo, non sono molto diverse da ciò che oggi accade provocato dall’America e il suo presidente Bush. L’Italia imboccò la strada che gli alleati non avrebbero disdegnato, se l’Urss, non avesse fermato le truppe tedesche. Questo non significa giustificare il nazismo, nè assolvere le sue barbarie, ma spiega come sia facile manovrare le menti in determinate condizioni. Qualcuno penserà all’Olocausto e al trattamento nei confronti degli ebrei. Il cittadino o il militare tedesco durante la guerra non aveva quasi nessuna possibilità di saper certe cose, ma soprattutto non voleva saperle. Provate ad immaginare qualcuno giunto ai cancelli di un lager nazista, chiedere con disinvoltura: “Scusate mi hanno detto che qui si compiono torture e cose gravissime. Posso controllare?”. Ora mettetevi nei panni di un cittadino americano dei nostri giorni: potrebbe fare la stessa cosa in un luogo come Guantanamo? Se gli Stati Uniti, si trovassero impegnati su tutti i fronti, pensare che l’americano medio possa sapere o voler sapere cosa sta accadendo nei luoghi di reclusione o tortura, sarebbe una cosa scontata? Noi italiani, “Brava gente”, ci siamo forse domandati perché aderire alle invasioni dell’Iraq, del Libano, dell’Afghanistan? Non abbiamo votato tutti in massa per il finanziamento alle missioni militari? Non abbiamo appoggiato per filo e per segno ogni posizione Anglo americana? Una cosa certamente non coincide con il periodo nazista: La visione economica nazional-socialista non era certo fondata su una visione capitalistica basata sulla privatizzazione e il darwinismo sociale, anzi era esattamente il contrario. Lo Stato infatti, sia in America sia in Germania, creò la previdenza sociale e la scuola pubblica, mentre le aziende vennero finanziate dallo stato per creare le grandi opere, tipo il sistema autostradale tedesco e quello americano. Per capirci meglio, è importante sapere che nel 39, quando Hitler decise di far emigrare gli ebrei., l’America chiuse i cancelli e addirittura non lasciò sbarcare una nave carica di semiti (la sstLouis) nel porto di Miami e la rinviò in Germania verso il destino che tutti conosciamo. Per amore della storia, devo ricordare che un secondo olocausto, mai raccontato né ricordato, avvenne a fine guerra, ovvero circa dai 9 ai 13 milioni di tedeschi, furono lasciati morire praticamente di fame, freddo, malattie. Questo sino al 1948, quando iniziò il piano Marshall. Fu a questo punto che l’olocausto ebraico trovò la sua collocazione come genocidio più grande e disastroso della storia. Quale fu il ruolo della Chiesa Cattolica e delle Chiese protestanti? Come sempre le religioni sfuggono ad analisi semplici e unilaterali, quindi si può dire che vi furono collusioni sia con il fascismo, sia con il nazismo, ma vi fu all’interno di esse chi si schierò a favore della resistenza e della dignità umana. Le alte gerarchie certamente approfittarono dell’oppressione, per garantirsi privilegi e finanziamenti, di cui ancor oggi godono. Questo aspetto del problema, deve essere rivisitato alla luce della nuova strategia della Chiesa, ovvero il ritorno ad una fase pre-conciliare, con tutte le conseguenze che ne derivano. Ha un senso e una validità politico sociale questo mio rapido sguardo alla nostra Storia? Cosa voglio raggiungere come obiettivo? Quando vi accuso di non essere cresciuti, sto riferendomi appunto alla cultura dominante, ovvero la non cultura e l’egoismo che ha reso l’uomo e la donna privi di una identità storica e nazionale, quindi senza più senso critico ed emotività controllabile. La globalizzazione ha di fatto tranciato ogni legame culturale e politico, ma ha anche inserito nuovi soggetti religiosi e nuove culture: naufraghi del post capitalismo giungono nei nostri paesi come forza lavoro a basso costo, perciò i nostri lavoratori si trovano a competere con questi immigrati provenienti da nazioni ancora in fase di pre-sviluppo industriale. La guerra della Germania contro la Polonia, venne vista dai cittadini tedeschi come una difesa del proprio territorio. La motivazione ancora una volta sembra ricordare i nostri tempi. L’esercito tedesco venne attaccato da truppe Polacche, che oggi sappiamo essere state formate da tedeschi che indossavano la divisa di quel paese. Questo processo di difesa si ampliò per tutta la guerra e quindi la giustificazione del popolo tedesco, è come la giustificazione degli americani e nostra, se accettiamo per buono l’attacco dell’11 settembre e le armi di distruzione di massa. L’Italia fascista ebbe infine un sussulto di dignità, quindi apparvero sulla scena le prime formazioni partigiane, che combatterono un nemico sia interno, il fascismo, sia esterno, ovvero i tedeschi e il nazismo. Questo creò le condizioni per dare all’Italia una possibilità di trattativa con gli alleati anglo americani e sovietici. Nacque così la divisione in due blocchi, quello occidentale, con America e Inghilterra e Francia, e quello orientale costituito dall’URSS con i suoi paesi satelliti. Un agente americano di allora è stato recentemente intervistato dal TG3, ha affermato che le elezioni italiane del 48 sono state truccate e la vittoria della Democrazia Cristiana è stato un broglio. Candidamente ci ha chiesto se avremmo forse preferito la vittoria dei comunisti. Quindi, da subito, la nostra Democrazia è stata un bluff e un accordo trasversale tra i vari partiti e la mafia, che aveva avuto un grande ruolo nell’agevolare l’invasione americana. La crescita economico industriale del nostro paese divampò e la vita raggiunse un grado di benessere e tecnologia mai raggiunta prima, nè prevista. La guerra fredda tra Stati Uniti e URSS si tradusse presto in strategia della tensione e gli estremismi sia di destra che di sinistra, trovarono ad un certo punto un accordo mai siglato, ma di fatto vigente e pericoloso. Iniziarono anche i primi passi verso una Europa unita e senza confini, che dette il via ad una nuova realtà politica ancora oggi acerba, ma influenzata ampiamente dalla Nato e una volontà comune di emarginare il comunismo e l’URSS. Il crollo dell’impero sovietico, con la caduta del muro di Berlino, ha lasciato come unico impero attivo e voglioso di espansione, quello anglo americano, appoggiato dal Giappone e da Israele. Quella che era definita la geopolitica, molto in voga nel periodo nazifascista, ritrova il suo ruolo e divide ancora il mondo in due possibili fronti opposti, ma ancora incerti e combattuti con le formule militari ed economiche dominate dalle leggi del mercato bancario e finanziario, unico vero governo mondiale a cui tutti cedono il passo e vendono l’anima. La decrescita controllata, potrebbe riequilibrare la politica mondiale, frenare i consumi, salvaguardare le ricchezze energetiche, ridare fiato alla natura ormai al collasso e salvare milioni di persone da una morte sicura e tragica. Ecco che l’esperienza dovrebbe dirci che il momento è giunto per iniziare una analisi politica vera della nostra società, ormai al limite della frantumazione e lotta porta a porta, da cui i poteri forti non possono che trarre le motivazioni già citate. Sto parlando di operazioni militari contro un nemico creato all’abbisogna, una crisi economica di grandi proporzioni, una paura verso il diverso e il terrorista, sempre in agguato, l’instaurazione di barriere protettive in cui confinarci e limitare le nostre più semplici e fondamentali libertà.

Come in Germania era impossibile denigrare il potere, soprattutto in tempo di guerra, (alto tradimento) chi si assumerà il peso di creare una vera informazione e inizierà una lotta, sia pur pacifica, sarà additato come il traditore che non sostiene i nostri militari, colui che forse ha contatti con l’al Qaeda di turno, oppure il pazzo che non ha né Dio né tolleranza e Amore per la Democrazia che lo governa senza possibili alternative migliori. In queste condizioni, anzi peggiori, la Rosa Bianca, diventò il movimento che a rischio della propria vita, cercò di dare una dignità al popolo tedesco e fermare la strage inevitabile delle truppe in guerra. Se siete davvero cresciuti e avete compreso la storia del secolo scorso, allora non resta che unirci in un unico corpo e creare una Rosa Bianca, come allora fecero alcuni tedeschi, e in Italia fecero i partigiani, per ridare una dignità al nostro Popolo, anzi al mondo, la proposta non solo può, ma deve ampliarsi in ogni dove e sconfiggere la belva umana che ci guida alla catastrofe.

Traete voi le conclusioni e cercate una risposta. Io continuo a coltivare nel mio terreno personale, molte rose bianche per donarle a chi ha compreso il loro valore simbolico.

“…Né cardi ne ortiche coltivo… coltivo una Rosa Bianca.”

Renzo Coletti.

Quando i nodi vengono al pettine

“La mia non è testardaggine, ma coerenza”. Queste le parole di Romano Prodi, che ha preferito consumare apertamente la crisi del suo governo in Parlamento, anziché recarsi subito al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Forse tra gli intenti dell’ex-presidente del consiglio, con questo rispettabile atto, c’era anche la volontà di riscattare l’immagine di un governo che non ha certo brillato per coerenza. Ma, ovviamente, recitare nell’ultimo dei 618 giorni del suo governo la parte del “leone ferito ma fiero”, non può cancellare ciò che è successo negli altri 617 giorni.

Ciò che invece possiamo constatare è che proprio l’incoerenza delle decisioni e delle non-decisioni, delle azioni e delle non-azioni, rispetto al programma con cui la coalizione di centrosinistra si era presentato di fronte agli elettori, ha dominato l’operato di questo governo sin dalle prime battute.

Alla fine i nodi al pettine sono arrivati. Per quasi due anni il governo e la maggioranza che lo sosteneva hanno cercato di nasconderli ma, si sa, se i nodi non li sciogli, diventano sempre più numerosi fino a diventare una matassa inestricabile e, prima o poi, inevitabile.

Non si può governare a lungo, democraticamente, senza il consenso dei cittadini. L’alternativa sarebbe, altrimenti, una dittatura. A maggior ragione doveva farlo questo governo, sostenuto da una maggioranza che aveva ottenuto solo 25mila voti in più rispetto all’opposizione. Invece è successo, molto spesso, che al di sopra degli interessi generali della maggioranza degli elettori ci fossero, nell’agenda del governo, gli interessi particolari di pochi potenti.

Molte famiglie si aspettavano, per esempio, di uscire dal pantano della precarietà e dell’insicurezza economica in cui erano sprofondati col precedente governo di centrodestra, ma quelle stesse famiglie continuano ancora oggi a non arrivare alla fine del mese. Doveva essere cancellata la legge 30 che istituzionalizzava il precariato, ma questo governo non lo ha fatto.

Molti immigrati si aspettavano che finalmente sarebbe cambiata la politica sull’immigrazione, ma i centri di permanenza temporanea sono sempre lì, come sempre lì sta la legge più razzista della storia repubblicana, la legge Bossi-Fini.

Molti cittadini si aspettavano un altro atteggiamento in politica estera ma, a parte una scontata uscita dall’inferno irakeno, migliaia di soldati italiani continuano ad essere protagonisti di occupazioni, come quelle in Afghanistan e in Libano, che nulla hanno a che vedere con la pace e la democrazia, rischiando ogni giorno la propria vita in nome di un comportamento servile nei confronti del cosiddetto “alleato americano”. Comportamento servile che si è ripetuto quando si è trattato di approvare il raddoppio della base Usa di Vicenza, nonostante le grandi manifestazioni di dissenso e una prima crisi di governo.

Molti elettori si aspettavano che venisse finalmente varata una legge sulle unioni di fatto, ma un altro comportamento servile, questa volta nei confronti del Vaticano, lo ha impedito, dopo vari tentativi di compromesso, tra l’anima laica e l’anima chierichetta della maggioranza, che avevano partorito, invece dei Pacs, due topolini: prima i DiCo e poi i Cus.

Molti elettori si aspettavano una legge sul conflitto di interessi, un tormentone che ci affligge dalla “scesa in campo” di Berlusconi del ‘94, ma si riesce solo a concepire una legge assolutamente blanda ed inefficace che comunque non è arrivata neanche ad essere discussa in Parlamento, forse perché Berlusconi non è il solo a trovarsi continuamente in una condizione di conflitto di interessi.

Molti elettori si aspettavano una politica sulla sicurezza che non fosse la solita risposta isterica e fascista, basata sulla cacciata degli stranieri dal suolo patrio e sull’ennesimo inasprimento delle pene. Invece si comincia con un indulto a cui però non fa seguito una politica di riforme in ambito penale che desse un senso a quell’indulto. Ed invece di concentrarsi sul far discutere in Parlamento una legge che introducesse il reato di tortura anche in Italia, si vara un decreto-sicurezza buono solo a far crescere l’ansia dei lavavetri ed i portafogli di chi lucra sull’immigrazione resa clandestina da leggi discriminatorie.

Queste ed altre incoerenze sono il vero motivo della caduta del governo. Di fronte ad un consenso popolare reso invece crescente dalla coerenza tra le parole e i fatti, i vari Mastella e Dini ci avrebbero pensato mille volte in più prima di ufficializzare in Parlamento una crisi che nei fatti era già cominciata da più di un anno.

Questa crisi dimostra per l’ennesima volta che un sistema politico basato sulla distanza tra il Palazzo e la cittadinanza non può reggere. C’è una Costituzione che da 60 anni ci avverte, nei suoi principi fondamentali, che la Repubblica italiana è una democrazia basata sul lavoro, sul ripudio della guerra, sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del paese, sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, sulla salute e sull’istruzione garantite a tutti, sulla parità di tutti di fronte alla legge, sulla necessità che ogni cittadino possa garantire a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa, sul pieno sviluppo della persona umana.

Ognuno di questi punti sanciti dalla nostra Costituzione rappresenta un nodo da sciogliere e non sarà una nuova legge elettorale a frenare il percorso di decadenza che il nostro paese ha intrapreso ormai da molti anni. Più si chiudono gli spazi alla partecipazione diretta, come è sempre stato nell’intento delle svariate leggi elettorali che si sono susseguite negli ultimi 15 anni, più ci si allontana dalla Costituzione e, quindi, dalla democrazia.

Ma evidentemente la classe politica attuale, lontano purtroppo dall’essere muta, è ormai del tutto sorda e cieca. Sono i cittadini che devono prendere in mano le redini di questo paese, direttamente. Guardiamo insieme questi nodi, lavoriamo per scioglierli e quindi andiamo avanti, con pace, forza ed allegria.

Roma, 25 gennaio 2008

Carlo Olivieri

medico umanista

http://posizioni-umaniste.blogspot.com/

Donne da suicidare: contro coscienza

Il capo del Risveglio locale, alleanza di tribu’ che si battono contro ilterrorismo, non è morto stamattina come avrebbe voluto la donna suicida che voleva ucciderlo.

‘ accaduto a Baquba in Iraq , vicino a un checkpoint, ne sono morti altri con nomi non importanti, almeno 10. Di nuovo c’è che è stata una donna ad aver compiuto la strage, anche se non è una notizia: Palestina, Afganistan, Irak, Cecenia, hanno già visto donne suicide. Di femmine come uomini malriusciti , come le definì San Tommaso d’Aquino, ” breccia del demonio” come Tertulliano, di donne sante e guerriere e martiri, è lastricata la strada delle religioni. Il masochismo femminile esplode, si fa esplodere per il dolore.

Già ad aprile del 2003, due donne con dell’esplosivo addosso si lanciarono contro un posto di blocco americano vicino alla diga di Haditha, a nord-ovest della capitale, causando la morte di tre soldati, oltre che la propria. L’attentato fu reso noto dall’agenzia ufficiale irachena,
l’Ina, che lo presentò come un enorme successo. Al Jazira mostro’ un video preregistrato, nel quale le due aspiranti suicide annunciavano che si sarebbero immolate per l’Iraq e per Saddam Hussein, erano giovani, avevano il capo coperto con una kefiah bianca e rossa,
reggevano un kalashnikov nella mano sinistra e un Corano nella destra.

Alle due martiri il leader baathista conferì due delle piu’ alte decorazioni militari: la medaglia di Umm Al Marik , la ‘Madre di tutte le battaglie’, e quella di Al Rafidayn. Alle famiglie fu promessa una ricompensa di 50 milioni di dinari.
Erano già entrati in azione i manganelli elettrici in mano ai “guardiani della morale” perché certi giovani “sono lascivi, ascoltano musica ad alto volume, le ragazze non si coprono, si mescolano con i maschi”…

Credo che la prima suicida fu una ragazza di 17 anni del sud del Libano di nome Sanaa,
appartenente al “partito di Dio”: si fece esplodere a bordo della sua Peugeot bianca, uccidendo due soldati israeliani. Lasciò un video nel quale diceva: “Non sono morta, cammino con voi. Canto, ballo, realizzo il mio sogno. Non piangete per me, siate felici e sorridete. Ora ho le radici nella terra del Sud e la irrigo con il mio sangue e il mio amore”.

Seguirono altri tentativi sventati, poi a gennaio del 2002 si uccise la prima donna palestinese, Wafa di 28 anni con questa storia: orfana di padre, allevata dal fratello, sposata, sterile, ripudiata. Le apparve una via d’uscita onorevole il suicidio. La seguirono altre sei. In un’intervista televisiva si apprese poi che le famiglie delle donne suicide ricevevano un sussidio di 200 dollari al mese, la metà di quelle dei martiri maschi. Più di tre anni fa la
madre della prima martire disse: “Ogni giorno è un giorno di lacrime. Mi assicurano che mia figlia è in paradiso, ma questo solo Dio lo sa e ancora non è venuto a dirmelo”.

Tornando all’Iraq, era il 6 dicembre del 2005 quando due donne poliziotto provocarono all’Accademia di polizia a Baghdad 36 morti come affermò il ministro dell’Interno iracheno Bayane Baqer Soulagh anche se la notizia che gli attentatori suicidi fossero due donne era stata in precedenza smentita dal comando Usa. Solo due giorni prima il settimanale americano Newsweek dedicavala copertina alla questione delle donne kamikaze islamiche con il titolo “Donne e Terrore” , paventando raffiche di attentati in Europa e Stati Uniti ad opera di donne. Il 9 novembre una donna dall’aspetto occidentale, munita di un passaporto dell’Unione europea, convertita all’islam più radicale, un ultimo marito marocchino, il nome cambiato in Myriam si era fatta saltare per aria in un attacco contro la polizia irachena nei pressi di Baquba e suo marito fu abbattuto subito dopo dai militari americani.

In un comunicato del 2005 le Donne di RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) in occasione del 10 dicembre dichirarono tra tante altre cose che “Il numero
crescente di donne suicide è il miglior esempio della violazione dei diritti umani in Afganistan. Secondo i dati Unicef, il 65% delle 50.000 vedove a Kabul pensa che il suicidio sia l’unica opzione possibile”…”L’istituzione di organi indipendenti come la Commissione
per i Diritti Umani e il Ministero per gli Affari Femminili sono soltanto una operazione di facciata per gettare polvere negli occhi del nostro popolo e della comunità mondiale, per nascondere questa catastrofe dei diritti umani”.

Dio patria famiglia: in nome di questa santa triade si fanno guerre. Le donne continuano ad uccidersi ed uccidere per amore, di quel genere “santo” che non ci libera mai, che incatena alla morte, anche giorno dopo giorno.

Intanto quì in Italia si parla di “migliorare” una legge, la 194, una legge delle donne. Una donna, Franca Rame, si dimette dal Senato perchè stanca di votare contro coscienza. Resistere per esistere, niente di politicamente corretto, tra bene e male, tra Eva e Maria, scelgo Eva come sorella, quella che offre una mela ad Adamo, una possibilità di sapere.

Doriana Goracci

Interventi “umanitari” e crisi del Darfur

Stimolato dall´intervista a Bernard Hours sulla critica dell´ideologia umanitaria e dalla conseguente richiesta di approfondimento di Gennaro, mi sono incuriosito ancor di piú sulla questione umanitaria ed in particilare sulla tragedia africana del Darfur. Per cui, dopo aver incontrato e letto gli interessanti articoli che seguono, ho deciso di tradurli dal portoghese per il pubblico di lingua italiana che non avesse avuto la possibilitá di avere informazioni dettagliate sulla questione. Gli argomenti presenti negli articoli mi paiono attualissimi, anche se la pubblicazione degli originali risale al 2006.

Darfur – Crisi umanitaria sotto la mira dell´imperialismo

Che c´é dietro alla campagna “Fermare il genocidio in Darfur” che dilaga negli USA?

Da un momento all´altro assistiamo alla diffusione di petizioni, incontri e appelli alla solidarietá per conto di organizzazioni universitarie. Il 30 aprile scorso (30/04/2006) ha avuto luogo una manifestazione in un centro commerciale di Washington, D.C., per “Salvare il Darfur”.

Ci dicono, ripetutamente, che “qualche cosa” deve essere fatta. “Forze Umanitarie” e forze nordamericane di “manutenzione della pace” devono essere immediatamente inviate per fermare la “pulizia etnica”. Truppe dell´ONU o della NATO devono essere utilizzate per porre termine al “genocidio”. Il governo nordamericano ha la “responsabilitá morale di prevenire un altro Olocausto”.

L´indignazione é promossa attraverso i mezzi di comunicazione con storie sulle violazioni in massa o foto che esibiscono rifugiati nella disperazione totale. L´accusa é che decine di migliaia di africani sono assassinati da milizie arabe, sostenute dal governo sudanese. Il Sudan, a sua volta, é etichettato come uno “Stato Terrorista”. Perfino in manifestazioni contro la guerra sono stati distribuiti manifesti con lo slogan: “Fuori dall´Irak – Per il Darfur”. Sul New York Times, annunci a tutta pagina ripetono l´appello.

Chi c´é dietro a questa campagna e quale é il tipo di azioni richieste?

Una analisi superficiale dei gruppi che appoggiano la campagna “Salvare il Darfur” ci mostra il ruolo predominante dei cristiani evangelici di estrema destra, cosí come di alcuni dei piú importanti gruppi sionisti.

In un articolo pubblicato sullo Jerusalem Post del 27/04/2006, intitolato “Ebrei nordamericani dirigono la pianificazione delle azioni a favore del Darfur”, é descritto il ruolo svolto da alcune delle principali organizzazioni sioniste per la promozione della manifestazione del 30/04/2006. Un annuncio a tutta pagina sul New York Times a favore di questa stessa manifestazione é stato sottoscritto da alcune organizzazioni ebree, come la UJA-Federation di New York e la The Jewish Council for Public Affairs.

Nonostante ció, non sono solo gruppi sionisti gli unici coinvolti in questa campagna. La manifestazione é stata patrocinata da una coalizione di 164 organizzazioni, che includono tra i gruppi religiosi, l´Associazione Nazionale Evangelica e l´Alleanza Evangelica Mondiale, che appoggiano con forza l´invasione dell´Irak decisa dalla amministrazione Bush. Un gruppo evangelico del Kansas, il Sudan Sunrise, ha dato il suo contributo organizzando una cena per 600 persone, ha affittato mezzi di trasporto, ha fornito oratori e si é impegnata corpo e anima nella colletta di fondi.

Di fatto, molto difficilmente poteva essere una manifestazione contro la guerra o a favore di maggior giustizia sociale. Poco prima della manifestazione i suoi organizzatori hanno partecipato ad una riunione con il presidente George W. Bush. In questa riunione, il presidente ha pronunciato le seguenti parole: “La vostra partecipazione é benvenuta. Vi ringrazio per il vostro impegno”.

Le stime iniziali erano di piú di 100 mila manifestanti. Nell´informare su “varie migliaia”, tra i 5 mila e 7 mila participanti, in una manifestazione con grande maggioranza di bianchi, la copertura dei media non avrebbe potuto essere piú generosa e sproporzionata, visto lo scarso numero di presenti – in grande misura centrata sulle celebritá che hanno preso la parola, come l´attore George Clooney. Democratici e Repubblicani di primo piano hanno dato la loro benedizione, incuso il senatore (candidato Democratico alla presidenza) Barack Obama, la lider delle minoranze della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi (Democratica, dello Stato della Califórnia), la segretaria-aggiunta per gli affari africani Jendayi Frazer ed il governatore dello stato del New Jersey, Jon Corzine, conosciuto anche per aver speso 62 milioni di dollari delle sue proprie tasche per eleggersi.I grandi mezzi di comunicazione hanno dato a questa manifestazione piú importanza di quella dei 300 mila contro la guerra, che é avvenuta il giorno precedente a New York, o alle gigantesche manifestazioni a favore dei diritti degli immigrati, avvenute in tutti gli USA nei giorni immediatamente seguenti.

L´ambasciatore degli USA all´ONU, John Bolter, cosí come il precedente e l´attuale segretario di stato, il generale Colin Powell e Condoleezza Rice, oltre al generale Wesley Clark e al primo ministro britannico Tony Blair, tutti si sono pronunciati a favore dell´intervento in Sudan.

Questi importanti architetti della politica imperialista molte volte si riferiscono ad un altro modello quando chiedono questo intervento: la vittoriosa guerra “umanitaria” contro la Jugoslavia, che ha stabilito una amministrazione USA/NATO sul Kosovo dopo una massiccia campagna di bombardamenti.

Il Museo dell´Olocausto in Washington ha lanciato un “allerta di genocidio” – il primo di sempre – e 35 lider evangelici hanno sottoscritto una petizione chiedendo al presidente George Bush l´invio di truppe nordamericane in Darfur. Una speciale sceneggiatura é stata creata a livello nazionale per generare una base di appoggio all´intervento degli USA tra gli studenti.

Molte ONGs hanno ricevuto sussidi dal National Endowment for Democracy (NED) per far parte della campagna “Salvare il Darfur” e voci considerate liberali come Amy Goodman della organizzazione Democracy Now, o Rabbi Michael Lerner della TIKKUN e di Human Rights Watch hanno dato il proprio contributo.

Desviare l´attenzione dal disastro dell´Irak.

La criminale invasione e i massicci bombardamenti dell´Irak, la distruzione delle sue infrastrutture lasciando popolazioni intere senza acqua né luce, o le foto atroci di militari USA che applicano la tortura nella prigione di Abu Ghraib, hanno prodotto proteste generalizzate. Nel momento di maggior spicco delle proteste, in settembre 2004, l´allora segretario di stato, il generale Colin Powell ha realizzato un viaggio in Sudan per annunciare da lí che il crimine del secolo – “un genocidio” – stava succedendo in quel preciso momento ed in quell´esatto luogo. Pertanto, la soluzione incontrata dagli USA si riassunse nella richiesta alle Nazioni Unite di imporre sanzioni ad uno dei paesi piú poveri del mondo o nell´invio di truppe di “manutenzione della pace” nordamericane.

Nel frattempo, gli altri membri del Consiglio di Sicurezza dell´ONU non si mostrarono disposti as accettare questo punto di vista, né tantomeno le “evidenze” annunciate dagli USA o il piano di azioni proposto.

La campagna contro il Sudan ha preso piede proprio quando era piú che evidente che l´invasione dell´Irak da parte degli USA si era basata su di un artificio di frode. Gli stessi media che si sforzavano per dare credibilitá agli Stati Uniti rispetto alla giustizia dell´invasione dell´Irak, basata sull´argomento che il paese possedesse “armi di distruzione di massa”, si mostrano ancora una volta disposti ad inscenare questa ulteriore menzogna nel riportare i “crimini di guerra” commessi da forze Arabe in Sudan.

La campagna per il Darfur si interseca con vari obbiettivi cari all´attuale agenda politica dell´imperialismo nordamericano. Da un lato persiste nella demonizzazione dei popoli arabi e mussulmani, dall´altro desvia le attenzioni dalla catastrofe umanitaria che risulta da una guerra brutale e successiva occupazione dell´Irak da parte degli USA, che distruggono centinaia di migliaia di vite umane.

É anche un tentativo di disviare le attenzioni del mondo sul finanziamento e l´appoggio degli Stati Uniti alla guerra israeliana contro il popolo palestino.

Non meno importante, apre il cammino al potere corporativo USA rispetto ai disegni di controllo dell´intera regione.

Qual´é l´interesse degli USA in Sudan?

Il Sudan é il piú grande paese africano in superficie. É situado strategicamente nel Mar Rosso, immediatamente a sud dell´Egitto e ha frontiere con 7 paesi africani. Ha approssimatamente le dimensioni dell´Europa Occidentale e la sua popolazione somma appena 35 milioni di persone.

Il Darfur corrisponde alla regione occidentale del Sudan ed ha dimensioni comparabili alla Francia [maggiori dell´Irak, NdT], con una popolazione di 6 milioni di abitanti.

Le risorse naturali recentemente scoperte in Sudan fanno di questo paese un bersaglio privilegiato degli interessi corporativi nordamericani. Si stima che le sue risorse petrolifere rivaleggino con quelle dell´Arabia Saudita, per non parlare degli abbondanti depositi di gas naturale. Come se non bastasse, il terzo maggiore deposito di uranio ad alto tenore ed il quarto maggior deposito di rame del pianeta sono situati sul suo territorio.

Solo che, al contrario dell´Arabia Saudita, il governo sudanese ha mantenuto la sua indipendenza da Washington. Incapace di controllare la politica petrolifera sudanese, gli USA hanno fatto di tutto per impedire lo sviluppo dello sfruttamento di questa importante risorsa naturale. Mentre la Cina ha collaborato con il Sudan provvidenziando la tecnologia necessaria per il suo sfruttamento, dalla perforazione e pompaggio, alla costruzione di un oleodotto. Grande parte del petrolio sudanese é attualmente esportato in Cina.

La politica USA si alterna tra il boicattaggio alle espórtazioni di petrolio attraverso sanzioni e l´istigazione degli antagonismi nazionali e regionali. In particolare, negli ultimi vent´anni, l´imperialismo nordamericano ha appoggiato un movimento separatista nella regione sud del paese, esattamente nel luogo nel quale é stato per la prima volta scoperto il petrolio. Questa lunga guerra civile non ha fatto altro che assorbire una parte considerevole delle risorse del governo centrale. Quando alla fine fu firmato un accordo di pace, gli Stati Uniti hanno cambiato repentinamente le loro attenzioni, interessandosi alla zona occidentale del Sudan, appunto il Darfur.

Piú recentemente, un accordo simile tra il governo sudanese e i gruppi ribelli del Darfur é stato rifiutato da un´unica formazione, per far sí che le ostilitá continuino. Gli Stati Uniti si arrogano il ruolo di mediatori neutri e persistono nella pressione esercitata contro il governo sudanese per stappare concessioni per i ribelli, ma “a causa della parzialitá dei suoi alleati africani piú prossimi, ed in particolare perché hanno aiutato nell´allenamento di ribelli dell´Esercito di Liberazione Sudanese (SLA) e del Movimento per la Giustizia e l´Uguaglianza (JEM), la reazione violenta del governo sudanese non si é fatta aspettare” (www.afrol.com).

Il Sudan ha una delle popolazioni piú diversificate del mondo. Piú di 400 gruppi etnici possiedono linguaggi e dialetti propri. L´arabo é l´unica lingua comune. La capitale, la grande Khartoum, maggior cittá del paese, ha una popolazione di 6 milioni di abitanti. Approssimatamente l´85% dei sudanesi vivono di agricoltura di sussistenza e pastorizia.

I grandi media nordamericani sono unanimi nella semplicistica descrizione della crisi nel Darfur che consisterebbe in una serie di atrocitá commesse dalla milizia Jan Jawid, appoggiata dal governo centrale sudanese, ed é descritta come una aggressione “araba” contro popolazioni “africane”.

Si tratta di una distorsione totale della realtá. In The Black Commentator del 27/10/2004 si evidenzia che “tutte le parti coinvolte nel conflitto – siano esse ritenute `arabe` o `africane` sono ugualmente negre e native, mussulmane e locali, tutta la popolazione del Darfur parla l´arabo. Sono tutti mussulmani sunniti”.

Secca, Fame e Sanzioni.

La crisi in Darfur ha radici nelle lotte inter-tribali. Si é sviluppata una lotta disperata per l´acqua sempre piú scarsa e per i diritti di pascolo in una vasta area del nord dell´Africa che é stata attinta per anni dalla secca e dalla fame crescente.

Nella regione del Darfur esistono piú di 35 tribú e gruppi etnici. Circa metá della popolazione pratica l´agricoltura di sussistenza e l´altra metá sono pastori semi-nomadi. Durante centinaia di anni le popolazioni nomadi pascolavano i loro animali nella vastitá delle pianure, dividendo i pozzi con gli agricoltori. Di fatto, in questa terra fertile si sostentano civilizzazioni da piú di 5.000 anni, tanto nella parte occidentale del Darfur come piú ad est, lungo il fiume Nilo.

A causa della secca e alla desertificazione sub-sahariana che non cessa di guadagnare terreno, non ci sono piú terre sufficienti per l´agricoltura o la pastorizia, in quella che é stata a suo tempo la “stalla dell´Africa”. L´irrigazione e lo sfrutamento delle abbondanti risorse esistenti in Sudan potrebbe certamente essere la soluzione per tutti questi problemi. Ma le sanzioni nordamericane o gli interventi militari non li risolveranno.

Molte persone, in particolare bambini, muoiono in Sudan per malattie perfettamente curabili e facili di prevenire per colpa di un attacco con missili Cruise ordinato dal presidente Bill Clinton il 20/08/1998 contro la fabbrica di farmaci El Shifa in Khartoum. Questa fabbrica, che produceva medicine economiche per il trattamento della malaria e della tubercolosi, forniva il 69% dei farmaci disponibili in Sudan.

Gli USA affermarono che il Sudan sviluppava lí una istallazione orientata alla produzione di gas tossico VX. Non sono state mai presentate prove concrete di questa accusa. Queste istallazioni mediche basiche, totalmente distrutte da 19 missili, non sono state ricostruite, né il Sudan ha ricevuto un centesimo di indennizzo.

Il ruolo della NATO e dell´ONU in Sudan.

Attualmente, ci sono 7.000 soldati dell´Unione Africana in Darfur. Il loro appoggio tecnico e logistico é fornito dagli USA e dalla NATO. Oltre a ció, migliaia di funzionari delle Nazioni Unite amministrano campi di rifugiati con centinaia di migranti per la secca, la fame e la guerra. Tutte queste forze esterne fanno molto di piú che provvidenziare la tanta necessaria sostentazione. Essi sono una fonte di instabilitá. Allo stesso modo di come fecero gli aspiranti conquistatori capitalisti durante i secoli, essi consapevolmente instigano i gruppi gli uni contro gli altri.

L´imperialismo nordamericano é coinvolto di corpo e anima nella regione. A ovest del Darfur, nel vicino Ciad, secondo informazioni del proprio Dipartimento di Difesa USA, gli Stati Uniti hanno organizzato un intervento militare internazionale con una struttura mai vista in Africa dalla Seconda Guerra Mondiale. Il Ciad é stata a suo tempo una colonia francese e non solo le truppe di questo paese ma anche quelle statunitensi sono direttamente implicate nel finanziamento, nella preparazione e nel rafforzamento delle forze armate del capo militare del Ciad, Idriss Deby, il quale, a sua volta, ha appoggiato gruppi ribelli in Darfur.

Durante piú di mezzo secolo il Sudan é stato amministrato dalla Gran Bretagna, ma non senza che la stessa non fosse obbligata ad affrontare un´ampia resistenza. La politica coloniale britannica si basava all´epoca nella tattica del divide et impera e nella manutenzione delle sue colonie in una situazione di sottosviluppo e isolamento cronico con l´obiettivo di facilitare il saccheggio delle loro risorse.

Sostituendo le varie potenze coloniali europee in varie parti del mondo, anche l´imperialismo nordamericano ha continuato a sabotare l´indipendenza economica dei paesi che tentano adesso di emergere dal sottosviluppo ereditato dalla loro condizione coloniale. Le principali armi economiche utilizzate sono state le sanzioni, combinate con le esigenze di “aggiustamento strutturale” sollecitate dall´FMI controllato dagli USA. In cambio di prestiti, i governi-bersaglio sono obbligati a tagliare le loro spese per lo sviluppo di investimenti in infrastruture.

Come gli effetti delle sanzioni delle organizzazioni occidentali, che aggravano il sottosviluppo e l´isolamento, possono risolvere qualcuno di questi problemi?

Washington ha frequentemente utilizzato il tremendo potere che possiede nel Consiglio di Sicurezza dell´ONU per ottenere risoluzioni favorevoli per l´invio di truppe in altri paesi, nessuna é stata per missioni umanitarie.

Nel 1950 e sotto l´egida delle Nazioni Unite, truppe nordamericane hanno invaso la Corea in una guerra che ha determinato la morte di piú di 4 milioni di persone. Sotto la stessa bandiera, sono riusciti ad occupare la penisola coreana e a dividerla per piú di 50 anni.

Sotto la pressione degli USA, nel 1961, sono state istallate truppe nel Congo, dove svolsero un ruolo attivo nell´assassinio di Patrice Lumumba, il primo ministro del paese.

Nel 1991, gli USA hanno ottenuto il mandato delle Nazioni Unite per un bombardamento massiccio della totalitá delle infrastruture civili irachene, incluso le centrali di trattamento delle acque, strutture di irrigazione e centri di produzione di generi alimentari – e i 13 anni di sanzioni imposte all´Irak si sono tradotti in piú di un milione e mezzo di iracheni morti.

Nella Jugoslavia e in Haiti, le truppe dell´ONU sono servite da copertura della occupazione americana e europea – non per la pace o per la riconciliazione.

Le potenze imperialiste degli Stati Uniti e dell´Europa sono responsabili per il commercio genocida degli schiavi che ha decimato l´Africa, per il genocidio delle popolazioni indigene dell´America e per le guerre e occupazioni coloniali che hanno saccheggiato 3/4 del pianeta [per un riassunto succinto della storia dell´imperialismo USA vedi il testo alla pagina http://lists.peacelink.it/pace/msg04992.html NdT]. E l´imperialismo tedesco fu responsabile del genocidio del popolo ebreo. Appellarsi all´intervento militare di queste stesse potenze come risposte ai conflitti in Darfur significa ignorare cinque secoli di storia.

Sara Flounders, 03/06/2006

L´autrice Sara Flounders é co-direttrice del IACenter insieme all´ex-procuratore generale degli USA, l´avvocato Ramsey Clark. Fu una delle coordinatrici dell´equipe che ha difeso giudizialmente Saddam Hussein. É stata in Sudan subito dopo i bombardamenti delle istallazioni farmaceutiche di El Shifa, in 1998, insieme a John Parker, con una delegazione di investigazione creata dall´IACenter. Sara Flounders é anche co-direttrice del gruppo internazionale contro la guerra denominato ANSWER; coordinatrice del Depleted Uranium Education Project (Progetto Educazionale sull´Uranio Impoverito) e membro del Workers World Party, organizzazione politica marxista nordamericana.

L´articolo originale é pubblicato in: http://www.workers.org/2006/world/darfur-0608/

Traduzione in portoghese per conto di http://resistir.info/, pubblicata in: http://www.mra.org.br/index.php?option=com_content&task=view&id=354&Itemid=41

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15/09/2006 – Sara Flounders, co-direttrice dell´IACenter denuncia la farsa di Bush contro il CarfurIl Sudan respinge l´uso dell´ONU per conto degli USA per un intervento coloniale.

“Il Paese sa che gli USA hanno usato la risoluzione ONU del 1990 per distruggere l´Irak” afferma la attivista.

“Gli sforzi nordamericani per stabilire l´occupazione e la dominazione coloniale sono stati sconfitti il 4 settembre (2006). Il governo del Sudan ha rifiutato che le Nazioni Unite dislocassero truppe nella regione ovest del Darfur”, afferma Sara Flounders.

“Nel giorno 1 di settembre, gli USA e l´Inghilterra hanno fatto passare la Risoluzione 1791 attraverso il Consiglio di Sicurezza dell´ONU. Questa sollecitava l´invio di piú di 20 mila soldati ONU per assumere il ruolo che attualmente é svolto dai 7.000 uomini dell´Unione Africana. Il consigliere del presidente, Mustafá Osman Ismail, ha risposto che il governo del Sudan ha rifiutato la transizione, dalle Forze di Sicurezza Africane ad una maggior presenza internazionale, poiché l´obiettivo dell´ONU é `il cambiamento di regime`”, aggiunge Sara Flounders.

“La Russia, la Cina ed il Qatar si sono astenuti dal voto nel Consiglio di Sicurezza dell´ONU e lo hanno criticato, nonostante né la Cina e né la Russia abbiano esercitato il loro potere di veto, ma hanno inserito una clausola che stipula che l´ingresso delle truppe ONU sarebbe avvenuto `sulla base dell´accettazione da parte del governo sudanese`”.

“Una campagna di pressioni internazionali per forzare il Sudan ad accettare forze straniere é attualmente organizzata dagli USA”, allerta Sara.

[...]

“Bush ha usato il termine intollerante di `Fascismo Islamico` e le sue dichiarazioni su di una terza guerra mondiale interminabile contro paesi che lottano per difendere la propria sovranitá nazionale hanno incontrato resistenza in Irak, Afganistan e Libano. Le sue nuove minacce contro la Siria, l´Iran, la Somalia ed il Sudan fará sí che sempre piú paesi penseranno due volte prima di appoggiare le basi della dominazione corporativa mondiale nordamericana”, ha concluso Sara Flounders.

Articolo originale in portoghese in: http://www.horadopovo.com.br/2006/setembro/15-09-06/pag6a.htm

(Traduzione degli articoli dal portoghese in italiano: Alessandro Vigilante)

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