Friday 25 May 2012, 05:47

Gli articoli con tag: " Islam "

Il caso Boffo

Dino Boffo è stato ugualmente vittima sia dell’ imboscata di Littorio Feltri sia della morale non proprio limpidissima che regna nel mondo cattolico ed ecclesiale.

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Maroni o, se volete, "Roberto delle bande verdi"

ronde-di-vauro Dalle parole ai fatti. Il governo verde cavalletta dei celoduristi, sostenuto dai quattrini versati a fiumi da “Roma ladrona”, procede come uno schiacciasassi e appare chiaro: nasce un Principato Gallo-Cisalpino.

A Bossi che straccia il tricolore e a Calderoni che fa il filo alle gabbie salariali, copre le spalle con piglio celtico Maroni, “Roberto delle bande verdi”, con la Guardia Nazionale, gli alpini di Padania e, da ultimo, la Milizia Volontaria per la Sicurezza dell’agiatezza gallo-cisalpina.

E’ il principato dell’egoismo e tanto peggio per i poveri d’ogni contrada: nordici, sudici e comunitari o islamici, marocchini e clandestini.

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La pillola del diavolo

Diciamolo subito. Lo scandalo non è l’indemoniata pillola abortiva RU486, contro cui l’alto clero cattolico sta mobilitando tutte le sue forze. Pillola che causerebbe nientemeno che “una crepa nella civiltà” come si è premurato di diagnosticare il cardinale Angelo Bagnasco. "Delitto da scomunica" invece per Monsignor Sgreccia (Movimento per la Vita).

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Quando la borsa era di Tolfa e ti sentivi diversa

http://www.iloveroma.it/immagini/latolfa.JPGVi do conto di una serata trascorsa a Tolfa, non ci tornavo da almeno vent’anni. Ne avevo 14 quando già circolava   una borsa di Tolfa, la bisaccia da vaccaro, quella che poi avrebbe contraddistinto il ‘68 italiano, stringiamoci forse è meglio, quello laziale e romano e cominciavo ad andarci, salendo dapprima con la famiglia e poi con gli amici.

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Più americanista degli americani: un PD che, così, è senza futuro

Ormai è del tutto evidente che il contingente italiano in Afghanistan, ripetutamente sotto attacco negli ultimi giorni, stia compiendo vere e proprie operazioni di guerra contro l’esercito talebano e che questa guerra (il vocabolo "missione di pace" è ormai sparito anche dai discorsi di La Russa) non serve affatto alla sicurezza del popolo italiano, e, come ha confermato anche l’ex  Capo di Stato Maggiore del comando NATO Fabio Mini (L’Unità, 28 Luglio), "il terrorismo che si combatte in Afghanistan non è più quello né di Al Qaeda né della Jihad islamica (sempre che lo sia mai stato, fatto discutibile se si considerano gli scarsi risultati ottenuti, ad esempio, nella caccia ai "latitanti" Bin Laden e Mullah Omar, ndr). Le forze contrapposte in Afghanistan non sono in grado di portare alcuna minaccia al nostro sistema".

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Tra donne ci si riscrive, sull’Iran

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“Care Cristina e Doriana, in allegato trovate un altro contributo. L’ho scritto dopo il sermone di Rafsanjani e sono molto scossa da quello che quell’uomo sta cercando di fare, lui che è responsabile di torture e uccisioni. Ciao e a presto Patrizia”

Che dovrei e potrei fare? Vi invio quanto ha scritto Patrizia Fiocchetti, per la terza volta. Credo possa interessare anche la prima, di giugno scorso, a questo link: http://www.reset-italia.net/2009/06/26/tra-donne-sull-iran/ dove ringraziavo alla fine i siti che avevano dato pubblicazione e diffusione, spero se ne aggiungano altri e si ampli il dibattito e la conoscenza. Il secondo contributo di Patrizia l’avevo intitolato Pizzica Pizzica senza velo senza barba sull’ Iran sperando di pizzicare l’attenzione. Abbiate pazienza, non c’è due senza tre, e per fortuna  mi dico, c’è ancora chi ha voglia di dire, di raccontare il proprio vissuto.

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Per Marwa al Sherbini, una donna che indossava la hijab

Marwa al Sherbini, trentenne di origini egiziane, è stata uccisa con diciotto coltellate davanti agli occhi del figlioletto di tre anni e del marito lo scorso 1 luglio nel tribunale di Dresda, in Germania, dove si stava svolgendo il processo contro un giovane tedesco, suo vicino di casa, che lei aveva denunciato per pesanti minacce quali "puttana islamica" e "terrorista" e continue ingiunzioni a togliersi il velo. E’ stato lui, definito dai rari giornali che hanno dato la notizia "fanatico antislamico", ad ucciderla.

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La Tv era un tappeto volante?

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Dico per caso che, oggi lunedì 22 giugno  2009, post ballottaggio-referendum, mi sono trovata da amici a cenare e c’era un piccolo televisore acceso.
Che tuffo al cuore! C’ era il Pippo nazionale, più giovane di almeno 20 anni,  in prima serata su Rai Uno:  replica di Gran Varietà.
A questo punto chiedo di andare sul 2: buio totale. Rimane il 3: il calcio.

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Iran e Usa. Where is democracy?

"Where is my vote?". In questi giorni centinaia di migliaia di cittadini iraniani sono scesi in piazza, in Iran come nel resto del mondo, per chiedere "dove sono finiti" i loro voti che, secondo il Governo di Teheran, non sono riusciti ad impedire una vittoria a valanga del Presidente in carica Ahmadinejad alle presidenziali di venerdì scorso.
A voler essere cinici, senza lasciarsi influenzare dall’onda emotiva che sta scuotendo il paese mediorientale, si potrebbe ricercare la risposta in un’intervista rilasciata pochissimi giorni fa da Ken Ballen e Patrick Doherty, sondaggisti di un’organizzazione americana finanziata dal Rockfeller Brothers Found che aveva previsto una larga vittoria di Ahmadinejad, dato, sempre secondo questo sondaggio, molto avanti in tutte le provincie del Paese.

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L’eterna lotta tra Bene e Male

Cometa

A leggere una buona parte dell’informazione italiana, la situazione in Iran sembra chiara, lampante, da favola per bambini: da una parte i buoni, democratici, laici, moderati, combattenti per il cambiamento, la libertà, la modernità, dall’altra i cattivi, gli ayatollah, sostenitori della sharia, liberticidi, antisemiti… al punto che qualche giorno fa, a proposito delle elezioni in Iran, ho sentito parlare di "colpo di stato".

Riporto uno stralcio di un articolo molto citato in questi giorni, scritto da Lucia Annunziata per la Stampa del 16 giungo scorso.

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Veli svelati. Soggettività del velo islamico

Alcuni commenti al mio Protesta con veli e kefiah alla reggia dei Savoia, ripreso anche qui in Giornalismo Partecipativo, hanno fatto emergere come intorno al cosiddetto "velo islamico" sia ancora necessario ragionare e riflettere. In questo senso mi sembra veramente utile un dossier pubblicato nel sito di Storie migranti. Il dossier Veli Svelati. Soggettività del velo islamico si compone di una serie di interviste a donne migranti condotte da Donatella Romanelli, dalle quali emergono i molteplici significati del velo e le strumentalizzazioni di questo in chiave anti-migranti: "Il velo, segno evidente di un’identità “Altra” e “pericolosa” è divenuto ricettacolo di paure portando ad un’alterazione, ad un misconoscimento e ad una negazione dei reali e molteplici significati che il velo porta con sé. La polisemia del velo riguarda la pratica religiosa, la tradizione, l’agency delle donne islamiche -che si manifesta diversamente da quello delle donne occidentali- la ribellione, l’affermazione di sé, la libera scelta, l’identità.

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Due o tre cose che (forse) ho capito di Teheran

vote

Se fossi iraniano sarei in piazza, sarebbe la scelta più probabile. In subordine mi sentirei manipolato e starei a casa. Di sicuro non riesce a piacermi Mahmoud Ahmedinejad per una serie di ragioni che vanno da un uso propagandistico dell’antisemitismo che mi ripugna, al ruolo della donna che è sempre una cartina tornasole sullo stato di una società, al fatto che non vi sia stato durante il suo mandato un avanzamento nel campo del rispetto dei diritti umani (nessuno se lo aspettava) anche se non so dire se questo sia peggiorato o se un miglioramento ci fosse stato al tempo del riformista Mohammad Khatami.

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Massimo D’Alema. Più realista del re

Non m’importa di sapere se in tema di violenza politica lo statunitense Ronald Reagan, l’uomo che nel 1986 bombardò Tripoli ferocemente in una guerra mai dichiarata, vanti un pedigree più nobile di quello che può esibire il dittatore libico Muammar Gheddafi. La violenza, in ogni caso, fu inutile e il colonnello sfuggì al bombardamento terroristico americano. Allah pare sia grande e, da bambino, il colonnello era del resto sfuggito miracolosamente alla morte, saltando su una mina di Mussolini, dittatore di casa nostra, figlio dell’Italia colonialista e liberale al tempo degli eccidi di Shara Shat e padre di quella fascista: l’Italia dei gas etiopi, delle leggi razziali, delle stragi balcaniche, delle pubbliche esecuzioni e delle mortali deportazioni tripolitane.

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Paola Caridi: Nonna Maria, il velo, Venaria

È stato come un flash. Ho letto la sterile, inutile, gretta polemica sul velo a Venaria, e mi è tornata alla mente nonna Maria. Nonna Maria, quella di Roma, classe 1895, nata nel Fermano e trapiantata a Roma a cavallo tra Otto e Novecento. Nonna Maria era di quelle donne dure, acciaio dietro un sorriso mite. I suoi figli (mia madre compresa) mi raccontavano che non ne perdonava una. Analfabeta, conosceva solo i numeri e sapeva far bene (anzi, benissimo) di conto. Le lettere al futuro marito, mandato al fronte durante la prima guerra mondiale, gliele scriveva Ersilia, la futura cognata. Ed Ersilia le leggeva le risposte. Aveva tirato avanti la famiglia con fatica: contadina, un pezzo di terreno alla Balduina, vicino all’antenna della radio, un banco di frutta al mercato Trionfale, tre figli che aveva fatto studiare il necessario, perché poi bisognava lavorare. Una donna dura, rispetto a mio nonno che, mi raccontano, era un pezzo di pane.

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Protesta con veli e kefiah nella reggia dei Savoia …

Succede alla Reggia di Venaria, storica residenza dei Savoia (qui, qui e qui gli articoli dei quotidiani sull’accaduto). Una lettera anonima pubblicata da La Stampa in cui una turista si lamentava del fatto che alla reception ci fossero "due donne islamiche, una addirittura con il velo", provoca la protesta di tutto il personale del castello sabaudo, che il giorno dopo si presenta a lavorare indossando veli e kefiah (ovviamente le donne con il velo e gli uomini con la kefiah, sarebbe troppo pretendere stravolgimenti queer in spontanee rivolte antirazziste, ma lancio l’idea per il futuro). Del resto questa non era la prima volta che la "donna islamica con il velo", ovvero Yamna Amellal (originaria del Marocco, da cinque in Italia, cinque lingue parlate fluentemente e cinque euro all’ora di stipendio) subiva il razzismo non proprio velato dei/delle visitatori/visitatrici del Reggia. Tra questi anche il classico "tornatene al tuo paese". E l’altra "islamica"? In realtà si chiama Marina German ed è di origine calabrese …
Tutta questa storia la conosco fin troppo bene.

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