Thursday 09 February 2012, 05:36

Gli articoli con tag: " Forza nuova "

La guerra civile c’è già

Due o tre cose. La guerra civile è già cominciata e da un po, solo che nessuno ci vuole credere e guarda da un’altra parte. Pensa a questa eventualità, pensando così di allontanarla, con gli spari per le strade ( cosa che avviene già, pensando non al primo caso di bomba carta alla sede del PD ai Parioli avvenuto in pieno pomeriggio) pensa ai pestaggi ( altrettanto cosa che avviene da parte di Forza nuova e di Casa Pound contro Gay, omosessuali, "comunisti" e tutti lo nascondono come "ragazzate") alle barricate ( altrettanto avviene se si pensa alle decine di presidi fra popolo viola, lavoratori sui tetti sulle torri, e cosi via) ai morti e feriti ( cosa che avvengono non solo con gli omicidi bianchi (che tra l’altro son sempre avvenuti) ma con i suicidi per lo spettro della disoccupazione e perdita di identità).

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Ammiccamenti razzisti al muro

Probabilmente chi ha pensato e realizzato questo manifesto pubblicitario si trastulla evocando (consapevolmente o "spontaneamente") il fantasma dell’epurazione a mezzo sterminio. Come posso non pensare, guardando questo manifesto, al razzismo nazista per il quale gli/le ebre* erano "parassiti" (come del resto anche i cosiddetti "zingari") da eliminare a tutti i costi per evitare la contaminazione della "pura razza ariana", "pidocchi" da sterminare con lo Zyklon B?

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Europee, la scelta dell’imbarazzo, ecco le perle da tutte le liste

Parlamento Terminate le indiscrezioni, le liste dei candidati per le elezioni europee dei prossimi 6 e 7 giugno hanno da ieri il crisma dell’ufficialità.

Eccole divise schieramento per schieramento.

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Verona, città dell’amore

Ho scritto questo testo nel gennaio scorso, ma la situazione oggi non è molto mutata. Mi pare importante non far calare l’attenzione sul problema della violenza, comune a molte realtà cittadine, non solo nel Nordest. Un problema su cui le istituzioni, locali e nazionali, sembrano non avere né le capacità né la volontà di dare una risposta.

Botte da orbi, di nuovo, in pieno centro storico di Verona, a 300 metri da dove è stato colpito a morte Nicola Tommasoli.
In piazza Viviani, vicino a piazza Erbe, tre giovani vengono aggrediti selvaggiamente (una ragazza viene colpita ripetutamente in faccia con un portacenere di vetro) da una quindicina di giovani il 3 gennaio; ed il 5 è la volta di una ragazzina, salvata in extremis da un gruppo di persone accorse in suo aiuto.

Ma che aria tira oggi, in questa città che punta la sua immagine pubblicitaria in gran parte sul mito romantico dello struggente amore di Giulietta e Romeo?

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La violenza contro le donne non dipende dal passaporto, la fanno gli uomini

http://www.donnenews.it/files/news/img_g_503.gif

C’e’ questa vicenda bolognese che ha impegnato tante persone a proposito di una iniziativa contro la violenza sulle donne e di un manifesto (sotto trovate link e dettagli). Le donne che sono state chiamate a partecipare a questo seminario portano avanti con determinazione un modo del fare politica e comunicazione contro la violenza maschile sulle donne che è totalmente diversa da quello che si vorrebbe loro accreditare a causa del manifesto razzista e xenofobo oggetto di tante critiche.

E’ vero, è stato un errore di comunicazione che si presta a mille speculazioni: bisogna dire che siamo tornate indietro nel tempo, che oramai lo stupratore è inteso solamente come lo straniero al quale dedicare leggi razziali e ronde xenofobe, ma usare la propaganda fascista (per rappresentare quello che accade ora e che a vederselo riproposto così chiaramente scandalizza di rimbalzo persino quelli che accanto alla parola “stupro” scrivono sovente il termine “marocchino” o “rom”) senza contestualizzarla e spiegarla si presta a veicolare un messaggio che non tutti/e hanno gli strumenti per interpretare. Bastava anche una frase che spiegasse che il governo, la destra, vogliono indurci a pensare allo stupro come una questione etnica invece che di genere. A mio avviso meglio scegliere un’altra immagine, differente, esaustiva, che parlasse di violenza maschile invece che di passaporti ed epidermidi con alti livelli di melanina.

Io mi auguro comunque che al prossimo manifesto di forza nuova che rimanderà ad una interpretazione xenofoba e familista della questione degli stupri i giornalisti e i politici di sesso maschile bolognesi sapranno reagire con altrettanta forza e con altrettanto spirito partigiano. Mi auguro anche che tutti/e coloro che si sono sentiti/e giustamente indignati/e (evviva!) dal manifesto in questione vorranno partecipare all’iniziativa di domani 17 aprile proprio per ragionare di provvedimenti contro lo stupro (o per la sicurezza delle città) che non usino le donne per applicare politiche razziste e fasciste. Tutto il resto lo lascio dire a Barbara Spinelli, una delle relatrici dell’iniziativa, la quale ha scritto una lettera aperta che dice tante cose molto più interessanti.

Vi copio e incollo i dettagli dell’iniziativa e poi tutto il contenuto dell’intervento di Barbara che ringrazio sempre per il prezioso lavoro che fa. Il suo blog è “Femminicidio“, che poi è anche il titolo del suo libro.

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Venerdì 17 aprile 2009 ore 16.30-19,30
Aula Magna S. Cristina via del Piombo 5 Bologna

Il Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna organizza il seminario sul tema Femminicidi, ginocidi e violenze sulle donne

In occasione della pubblicazione degli scritti:
D. Danna, Ginocidio. La violenza contro le donne nell’era globale, Eleuthera, 2007;
B. Spinelli, Femminicidio: dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Angeli, 2008;
T. Pitch e G.Creazzo in “Studi sulla questione criminale” Ginocidio. La violenza maschile sulle donne Carocci, 2009

le autrici
Giuditta Creazzo, Daniela Danna, Tamar Pitch, Barbara Spinelli

ne discutono con

Carla Faralli, Fernanda Minuz, Rossella Selmini

Coordinano

Raffaella Lamberti e Milli Virgilio

Hanno aderito all’iniziativa :
Associazione Orlando, Armonie, Casa delle Donne per non subire violenza, UDI, SOS Donna, AdDU

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Barbara Spinelli: A proposito del seminario di domani e delle polemiche sul manifesto.

MANIFESTO SHOCK PER IL SEMINARIO SU FEMMINICIDI, GINOCIDI E VIOLENZA CONTRO LE DONNE.
L’ASSESSORA: E’ STATA UNA MIA SCELTA.

Poiché sono una delle relatrici al seminario di domani, nel darne notizia ho scelto di prendere parola. Per capirci.

I fatti

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Manifesto-fascista-e-razzista-il-Comune-si-scusa-Ma-%C3%A8-polemica/1618450

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/virgilio:-e-stata-una-mia-idea-mi-dispiace/1618455

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/care-amiche-ecco-come-e-andata/1618700

La mia lettera aperta

Non è una scelta facile essere coerenti con sé stessi, ma è necessaria quando si crede in qualcosa.
Per questo alle volte è necessario mettersi in discussione anche per le proprie omissioni, e, quando queste provocano ferite, sentirsene responsabili.
Nonostante io, da autrice del libro “Femminicidio”, invitata quale relatrice al convegno, sia estranea alla bagarre insorta sull’illustrazione fascista, mi sento comunque responsabile nei confronti di tutte quelle persone, ma soprattutto di quelle e di quei migranti che si sono sentiti offesi dalla locandina del convegno in cui sarò una delle relatrici.
Mi sento responsabile perché nel vorticare di impegni quotidiani non ho guardato la mail di presentazione del convegno in cui avrei parlato, non ho mai aperto quell’allegato, e l’ho visto solo oggi insieme alle polemiche che l’hanno accompagnato.
Chi come me non fa di mestiere il conferenziere, e di giorno galoppa per imparare una professione e guadagnarsi da vivere come può, di solito non va per il sottile, e le presentazioni le apre il giorno prima dell’incontro, per fare un copia incolla e linkarle sul blog, o su facebook.
Ironia della sorte!
E pensare che, proprio questo mese, quando, invitata come relatrice in un dibattito in paesino romagnolo di provincia, per una iniziativa pubblica ma in fase elettorale, mi sono indignata e ho negato la partecipazione perché il titolo imposto era “Violenza sulle donne: la vera emergenza”, e io non volevo vedere il mio nome associato proprio a quella logica che attraverso il mio impegno io cercavo di decostruire.
Per cui oggi, presi i giornali, ritrovare sulla prima pagina di Repubblica nazionale il seminario cui partecipavo come relatrice per il “manifesto shock” che lo presentava mi ha fatto “un certo effetto”. Devastante.
Devastante come il potere dei media di oscurare per anni il tuo pensiero e di capovolgere il senso del tuo impegno in un solo giorno, e non per una scelta tua.
Devastante. Mi sono sentita morire a constatarne gli “effetti reali”.
Ho letto le spiegazioni dell’Assessora, gli strali lanciati dai politici ed i distinguo dell’Ordine dei giornalisti.
E ho deciso di con-dividere il turbine di emozioni che mi ha avvinto, e di spiegarle, di farne patrimonio comune, perché non sono sentimenti semplici e diretti, né tantomeno formalismi, ma è un mix esplosivo che rischia di divorarmi di rabbia e amarezza se non esternato.
E ho deciso di pubblicare la mia lettera solo sul mio blog, così, chi vorrà leggerla, intorno vi troverà altri frammenti di me e del mio pensiero, potrà conoscermi per quello che sono, e, anche se non parteciperà al seminario, potrà cogliere come i contenuti dello stesso propongano un’analisi che va in senso esattamente opposto a quello securitario e xenofobo cui fa rimando il manifesto.
Il perché delle mie emozioni controverse, seppure io risulti del tutto “esterna” alla polemica insorta, non riesco a racchiuderlo in due righe formali, di quelle tanto gradite dall’ANSA e dai giornalisti, ma non è facile districare i pensieri quando ancora sono troppo impregnati da emozioni negative.
Provo ad andare per punti.

1) Il manifesto

Indubbiamente la scelta è opinabile. E non è facile dirlo per chi invitata tutto ha saputo a cose fatte.
E’ evidente per chiunque che si tratti di una riesumazione di propaganda fascista.
Se l’avessi visto per tempo, avrei consigliato o di spiegare l’illustrazione, o di modificarla, perché è un immagine che altrimenti “parla da sé”, razzista e xenofoba.
E in quanto tale, se inserita nella presentazione di un convegno contro la violenza sulle donne, può dar luogo – come di fatto è avvenuto – a seri fraintendimenti sugli intenti dell’incontro: chi non avesse conoscenza delle relatrici, potrebbe infatti pensare all’ennesimo incontro che declina la violenza sulle donne come un problema di sicurezza e dei migranti.
Così non è.
Perché anzi le relatrici sono tutte giuriste e criminologhe che attraverso i loro scritti e le loro azioni si sono impegnate a combattere gli stereotipi razzisti e securitari che incistano politiche e norme in materia di violenza sessuale.
Sui giornali comunque il problema non è stato frainteso tanto in questo senso, quanto piuttosto si è concentrato sul fatto che l’immagine fascista è stata inserita nell’ambito di un incontro patrocinato dal Comune.
Anche su questo ci sarebbe da riflettere.
Per quanto concerne la scelta dell’immagine. E’ stata indubbiamente infelice, in quanto non “esplicata”, e dunque di per sé offensiva.
Tuttavia, sulla stampa, la si poteva pure spiegare, una volta che ci è finita !!
Il rimando (per lo meno, quello che ci ho visto io oggi!) infatti è un rimando parecchio colto, e che proprio per questo o va spiegato o è inadatto ad accompagnare l’immagine di un seminario pubblico.
Forse può coglierlo solo chi ha “memoria storica” antifascista e antisessista ben radicata.
Ma è un rimando, se spiegato, azzeccato, a mio avviso.
Appena ho visto il manifesto, è stato immediato per me perché era stato messo lì: il rimando è alle marocchinate, la “licenza per stupro” concessa alle truppe di liberazione come premio per aver vinto la linea nemica.
Allora come oggi, il corpo delle donne usato come strumento politico per ottenere consenso.
Allora come oggi, alla base dello sdegno (e della richiesta di risarcimento) che seguì alla coraggiosa denuncia –postuma- dell’UDI, ci fu l’onore nazionale violato, e non la dignità, il corpo, la libertà di ogni singola donna stuprata.
Un “memento”, a ricordare che la retorica alla base dei discorsi e delle politiche di contrasto alla violenza sulle donne (che quasi tutti, ancora oggi, continuano a ritenere sia solo la violenza sessuale e non anche quella domestica, economica, sociale, culturale..) oggi come allora è la medesima, ed è al servizio del patriarcato.
Dunque, pure un rimando alla opera scientifica di decostruzione femminista fatta dalle autrici, oggi, di quegli stereotipi fascisti, sessisti, razzisti che sono rappresentati nel manifesto fascista e che, ieri come oggi, sono alla base delle politiche di contrasto alla violenza sulle donne (vedasi da ultimo per quanto riguarda il c.d. d.l. antistupro, il mio commento su zeroviolenzadonne.it, l’articolo di Milli Virgilio sul Manifesto, le note di Tamar Pitch in Questione Criminale).
Questo rimando, l’uso di questo manifesto, viene da una Assessora alle pari opprtunità, con trascorsi femministi, che, forse proprio forte del ruolo ricoperto e per la sua storia, pensava (male) di non dover “rendere conto” della scelta, di non essere fraintendibile negli intenti, e forse anche convinta di parlare a quei famosi quattro lettori, anzi più spesso lettrici, che, “aficionadas”, si interessano a questi temi e popolano questi dibattiti.
Lettrici che conoscono se non di persona almeno per averle già lette da qualche parte le relatrici, e che dunque sanno che tra queste si annidano alcune tra le poche studiose femministe da sempre impegnate nella decostruzione degli stereotipi securitari e razzisti che permeano il discorso pubblico sulla violenza maschile sulle donne. Dunque, lettrici che non possono fraintendere.
Non si tratta di “contorsioni mentali”, come sostiene Lonardo: si tratta di un rimando strumentale a una storia, quella delle marocchinate, che almeno chi si proclama antifascista dovrebbe conoscere.
Un errore madornale buttare lì l’immagine senza darle un senso attraverso una nota esplicativa.
E infatti la politica non perdona, chi rompe paga, e dunque l’assenza di una nota all’illustrazione ha generato risentimenti di eco nazionale, legittimi in quanto ai fini della comunicazione pubblica quella immagine, non commentata, non era immediatamente percepibile nel significato attribuitogli se non (io suppongo) da chi l’ha scelta o dalle “addette ai lavori”.
Ha ragione Lonardo che è necessario, per chi cura l’immagine di eventi pubblici patrocinati dal Comune, mettersi nei panni degli altri.
E di questo, per non averlo fatto, l’Assessora si è presa le sue responsabilità.
In questi casi, chiedere scusa a chi per la propria appartenenza etnica o per la propria storia personale si è sentito offeso, è d’obbligo, aldilà della volontarietà o della casualità dell’offesa.
Così come è d’obbligo ribadire i contenuti del seminario e i soggetti coinvolti, che, proprio e solo a causa dell’immagine, ancora restano ambigui.

2) Lo sciacallaggio mediatico e politico. Basta parlare di altro !!
La rabbia,la passione e la frustrazione.

Uso questo termine di proposito, perché a quanto pare va di moda oggi, perché è evocativo e genera riprovazione e sdegno collettivo della comunità verso chi approfitta, col fine di trarne vantaggio personale, della tragedia collettiva.
Nel caso di specie, la tragedia collettiva sono i numeri della violenza maschile sulle donne, i numeri del femminicidio.
Oggi, ogni tentativo di discorso pubblico sulla violenza maschile contro le donne, diventa oggetto di sciacallaggio. A fini politici, di promozione personale, di consenso sociale, di controllo del territorio.
My body is a battleground.
Quando si tenta di fare un discorso scientifico sulla violenza maschile sulle donne, diventa sempre facile parlare di altro. Perché la realtà “strutturale” della violenza degli uomini sulle donne, come espressione di relazioni di potere diseguali, storicamente determinate, è difficile da spiegare e non fa notizia.
Allora basta un appiglio e il gioco è fatto. Soprattutto in periodo elettorale, quando la politica si gioca, più che in altri momenti, sul corpo delle donne.
E allora via, il corpo della donna diventa oggetto mediatico e politico su cui costruire il consenso. Donna oggetto di stupro, donna oggetto di protezione dalla violenza sessuale con ronde e pene più alte, donna oggetto di battute, donna precaria oggetto di matrimonio per sistemarsi, donna in coma oggetto di gravidanza possibile, donna bella oggetto di dono tra presidenti….
Già donna oggetto. “In quanto donna”. Come nel manifesto fascista, ancora oggi la donna acquista rilievo in quanto madre, moglie, figlia, puttana: cioè in quanto “funzionale” al maschile.
Femminicidio è questo: ogni pratica personale o sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta alla integrità, allo sviluppo psico-fisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o morte della vittima nei casi peggiori (…) Il femminicidio è un fatto sociale: la donna viene uccisa nella sua soggettività in quanto donna, perché non accetta di ricoprire il ruolo che l’uomo o la società vorrebbero impersonasse.
Già, “In quanto donna”, nel momento in cui una persona incarnatasi in un corpo femminile e consapevole del suo essere donna nel mondo e nella società e nelle relazioni produce un sapere “di genere”, e attraverso questo occhio consapevole analizza la realtà delle discriminazioni che quotidianamente subisce “in quanto donna”, ecco che non fa più notizia, scompare.
Non è un caso se, quando c’è da riflettere sulle cifre e sulle cause della violenza domestica, prima causa di morte per le donne in Italia, si parla d’altro.
Come per la manifestazione indetta dall’Assemblea cittadina femminista e lesbica per l’otto marzo.
In quella occasione, su tutti i giornali non si parlò dei contenuti portati dalle donne alla manifestazione (antisessista, antifascista, antirazzista), ma trovò spazio solo la polemica col cerimoniere per lo striscione affisso sotto il portico di Palazzo D’Accursio, e la polemica con le autorità per la mancata concessione della zona vietata alle manifestazioni.
Anche quella volta, non fu difficile deviare l’attenzione e parlare di altro.
Anche quella volta, ci fu uno sciacallaggio mediatico e politico.
Già, perché pure lì i compagni trovarono opportuno, proprio il giorno dedicato alle “nostre” celebrazioni, per “solidarietà”, prendersi la piazza (e annessa denuncia) per protestare contro l’ordinanza limitativa delle manifestazioni in centro.
Oggi come allora, è bastato un appiglio per parlare di altro.
Ed è bastato forse anche per svista, perché le elaborazioni femministe sul tema sono talmente di “nicchia”, rispetto a quelle dei “compagni”, che forse se solo gli intervistati avessero conosciuto il pensiero delle relatrici avrebbero parlato di altro e quella provocazione si sarebbe letta appunto come tale, come traccia grafica di quella decostruzione degli stereotipi fascisti sulla violenza contro le donne (ancora oggi così vivi e ancora normativamente riprodotti) che i testi presentati affrontavano per iscritto.
Purtroppo, genera in me rabbia e amarezza che le parole di analisi spese in tanti anni restino vane e sconosciute all’opinione pubblica, che di quel seminario ricorderà solo “quello del manifesto razzista”.
Il potere dei media e della parola pubblica, che non conosce e disconosce la parola delle donne.
Mentre infatti il fascismo ed il razzismo sono immediatamente riconosciuti e riconoscibili, così non è per il sessismo.
Infatti, se al posto dell’immagine incriminata ci fosse stata la solita immagine di donna piangente nuda e rannicchiata su sé stessa, nessuno si sarebbe lamentato.
Già, perché quella immagine, che pure è discriminatoria nell’associare nell’immaginario collettivo il discorso sulla violenza a una donna sola, fragile e bisognosa di tutela e protezione (“vittima”, appunto), non viene percepita come sessista.
Così come pure nessuno si è lamentato dei manifesti della Relish appesi nella nostra città più a lungo che in altre, così come pure l’Ordine dei Giornalisti non si scandalizza per come viene violata la privacy delle vittime di stupro che spesso e volentieri, anche in casi cittadini, sono rese palesemente identificabili, così come …..
Ce ne sarebbero troppi di “così come” da non finire più, e sarebbe un elenco volto non a giustificare l’errore di cui sopra in cui è incappata l’Amministrazione bolognese e gli effetti deleteri cui ha dato luogo, ma sarebbe volto a evidenziare come i discorsi pubblici sulla violenza contro le donne passino sempre sul corpo delle donne, sulla parola delle donne, e mai attraverso un pensiero ed una analisi di genere, che sempre viene calpestata tra le priorità.
Ci sono sempre uomini pronti a parlare di altro a partire dal corpo delle donne.
Ci sono sempre giornalisti pronti a intervistare uomini che parlino “sulle donne” e “per le donne”.
Ci sono sempre sciacalli pronti a costruire emergenze e ricavarne consenso.
Ricordo ancora la rabbia quando, ai tempi del pacchetto sicurezza proposto dal centrosinistra a seguito dell’omicidio di Giovanna Reggiani, scrissi furente sul rapporto tra controllo della sessualità e controllo del territorio, razzismo, sessismo e politiche securitarie…e da allora è stato un continuo, ultima tappa Terni, proprio due settimane fa.
Di qui la rabbia per il silenzio assordante sulle analisi femministe e di genere della violenza sulle donne, di qui l’amarezza per come, sistematicamente, emergano appigli per parlare di altro, negando cittadinanza al pensiero delle donne ed alla soggettività politica, scientifica, culturale delle stesse.
Domani parlerò di femminicidio, ma un mio contributo su sessismo, fascismo e razzismo lo si trova qui:
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article824
http://www.donnatv.it/tv/mooffanka/?tool=tvp&vid=522
http://femminicidio.blogspot.com/search/label/sicurezza
http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20061122082612
Barbara Spinelli, autrice del libro “Femminicidio”
(non l’editorialista de “LA STAMPA” !)

Cacchine neofasciste

Talvolta capita che alcune notiziole, che pure avrebbero meritato un po’ di spazio qui, vadano perse . Solo oggi, ad esempio, leggo dell’accoglienza riservata alla convention elettorale di CasaPound a Bologna a base di cacche varie. Ahimè, mi son detta, speriamo che nessun* sospetti che l’immagine qui di fianco, usata in Marginalia qualche tempo fa per illustrare un articoletto su CasaPound, fosse un’oscura allusione atta ad istigare il passaggio ai fatti. Qualcun* (forse) penserà che sono un tantino paranoica, invece vi assicuro che (purtroppo) non sono preoccupazioni peregrine. In un’epoca in cui la libertà d’espressione è invocata a gran voce per giustificare le peggiori nefandezze (dalle camere a gas "dettaglio della storia" alla riabilitazione della Repubblica di Salò), può capitare, ad esempio, solo per aver tirato fuori qualche scheletro dall’armadio de Il Resto del Carlino, di subire pesanti forme di mobbing inventivo … Vista l’aria che tira e il poco tempo che (ancora forse) resta prima che ci mettano il bavaglio a tutt*, passo velocemente (di cacca in cacca) al convegno promosso da Forza Nuova a Milano per il prossimo 5 aprile. Dovrebbero colà intervenire tra i maggiori rappresentanti dei partiti neofascisti europei aderenti al progetto Fronte Nazionale europeo, da Bruno Gollnisch del Front National a Simon Darby del British National Party per arrivare a Stratos Karanikolau del greco-cipriota Proti Grammi (Linea di Fronte). Senza dimenticare Roberto Fiore, ovviamente.

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Firenze, fascisti alle Piagge

Nella notte tra giovedì e venerdì alcuni fascisti sono entrati nel Centro Sociale il Pozzo della Comunità di Base delle Piagge, danneggiando i locali e lasciando come firma un manganello con la faccia di Mussolini. Alla Comunità delle Piagge, colpita come presenza radicata sul territorio, di produzione di cultura della tolleranza, della solidarietà, del mutuo soccorso, contro l’arroganza ed il razzismo, va tutta la nostra solidarietà. Crediamo che questo atto non riguardi solo Le Piagge o Don Santoro, già altre volte minacciato dai fascisti, ma riguardi tutta la città, debba essere un segnale da non sottovalutare per tutti noi. Quanto accaduto ieri smentisce per sempre quanti sostengono che l’antifascismo militante sia da archiviare o che sia solo una questione di "opposti estremismi", di centri sociali contro qualche fascista. Viene colpito in modo meschino e vigliacco, un luogo di socialità legato ad una comunità cristiana di base.

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Qualche centinaio nessuna paura…

http://www.cartefortunate.com/arcani-maggiori-appeso.gif

Parto da dove c’ero, il 14 febbraio 2009, a Roma per il NO VAT: con un video che attesta che eravamo un migliaio e un altro video che parla di qualche centinaio. Contro chi e cosa?

http://webbino.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/webbino/ratzinger.jpg

Poco prima della riunione settimanale del gabinetto, Olmert conferma la visita del Papa a maggio in Israele ma a Viterbo verrà il 6 Settembre e da TusciaWeb ho un’occasione imperdibile: “Dì la tua sulla nuova macchina di Santa Rosa di Vittori”. Dico la mia allora in altro spazio…

Nel primo articolo si dice che “E’ partita alle 16 la la quarta edizione della manifestazione “no Vat” per dire “no” all’ingerenza del Vaticano nella politica e nella società italiana. La protesta, nata per volontà di varie associazioni e collettivi che si sono unite nel coordinamento “FacciamoBreccia”, è partita da piazza della Repubblica ed è proseguita per via Cavour, Fori Imperiali, via delle Botteghe Oscure per poi concludersi con l’arrivo in piazza Campo de’ Fiori. Il coordinamento di associazioni ha deciso di scendere in piazza per ribadire la richiesta di cancellazione dei Patti Lateranensi -il cui anniversario ricorre l’11 febbraio- e per esprimere la volontà di autodeterminarsi nella propria quotidianità e nelle proprie scelte di vita. Gli organizzatori della manifestazione accusano infatti «l’alleanza fra politica istituzionale e Vaticano» di aver consentito il rafforzamento di «politiche familiste, securitarie e proibizioniste» e chiedono più spazio alla laicità…. Nonostante il freddo intenso circa un migliaio di persone hanno aderito alla manifestazione, esibendo scritte e striscioni anticlericali”.

Nel secondo, fornito da “Repubblica“: “Corteo No Vat Centinaia di appartenenti alla rete ‘Facciamo Breccia’, sigla che racchiude organizzazioni gay, omosessuali e partiti politici come quello Radicale, hanno aderito al quarto corteo nazionale No-Vat. Alcuni manifestanti, scandendo slogan contro il Vaticano, hanno issato un cartello con riprodotta una svastica con accanto il volto di papa Ratzinger con i baffi di Hitler… Secondo le forze dell’ordine i partecipanti al corteo sono stati poco più di un migliaio “.

A Vicenza, settemila in corteo: «Non siamo un’associazione a delinquere» Paola Zanca scrive: ” Già, perché a Vicenza, nel cuore del produttivo nordest, c’è un’emergenza democratica. Senza esagerare. C’è una città che da due anni lotta per il diritto a decidere che fare del suo territorio. C’è da perdersi nella catena infinita di sentenze, ricorsi, referendum. Ai vicentini resta un’unica certezza: gli americani possono decidere per loro. O almeno, c’è chi glielo lascia fare. Nomi e cognomi: Paolo Costa, il commissario governativo che segue l’iter per la realizzazione della nuova base americana, ma anche presidente della commissione Ue ai Trasporti, e presidente dell’Autorità portuale di Venezia. A Vicenza, nominarlo, è soffiare fumo negli occhi: in consiglio comunale lo aspettano da mesi, anni oramai. Ma lui non si è mai presentato. Viene, va in prefettura, rilascia qualche dichiarazione alla stampa e se ne va. Per l’ennesima volta, una settimana fa, tre capogruppo della maggioranza e due della minoranza, gli hanno formalmente chiesto di poter visitare il cantiere. Lui ha risposto che dal luglio 2008 sono le autorità americane a dare l’autorizzazione. Non un nome a cui rivolgersi, sull’area del Dal Molin la democrazia è sospesa. La chiamano ormai un’«illegalità legalizzata». Perché lì non c’è una Valutazione di Impatto Ambientale: quasi quasi te la chiedono per aprire una finestra, esageriamo, figuriamoci per un’opera mastodontica, le cui fondamenta affonderanno nel terreno per venticinque metri. L’ultimo episodio di tensione si è verificato martedì, quando gli attivisti del No Dal Molin hanno deciso di provare a bloccare lo stesso la strada verso l’area della base, nonostante la questura non avesse autorizzato la manifestazione. La polizia li ha accolti in assetto antisommossa. E sedici di loro hanno dovuto lasciare i documenti in questura. Tra le ipotesi di reato, c’è quella di associazione a delinquere. Chi si oppone alla base, insomma, farebbe parte di una vera e propria attività di criminalità organizzata. Facinorosi, direbbe qualcuno”.

Poi un breve resoconto della Rete Antifascista Perugina: NO PASARAN Perugia 14 febbraio 2009 Circa un centinaio di compagne e compagni hanno resistito un minuto in più dei fascisti di forza nuova, che si erano dati appuntamento per un comizio super blindato in uno dei quartieri di Perugia più popolato da immigrati. I manifesti con cui forza nuova pubblicizzava il comizio, comunque strappati nottetempo, usavano lo stupro e la crisi per criminalizzare i migranti. Il titolo era: ” E se accadesse a tua figlia?”, sotto la foto di una donna bianca stuprata e alla fine: “comizio-presidio contro l’immigrazione selvaggia che sta portando ad una crisi che minaccia di distruggere ciò che resta del tessuto comunitario di questa nazione”. Un centinaio di compagne e compagni, le donne in prima fila con gli striscioni, si sono diretti verso il presidio di quelle carogne. Lo spiegamento di forze ovviamente era sproporzionato e non per la presenza dei fascisti in borghese (per lo più una decina), quanto per quelli in divisa che li hanno coperti e protetti (il loro presidio era autorizzato, la nostra manifestazione no, ma è stata una nostra scelta politica quella di non farsi imbrigliare nelle maglie della burocrazia di uno Stato di polizia). C’erano la guardia di finanza e i carabinieri in assetto antisommossa più i famigerati G.O.M di Bolzaneto, oltre, naturalmente, alla digos. Nonostante lo sproporzionato schieramento delle forze dell’ordine (che ci hanno praticamente circondato in una piazzetta bloccando il traffico ed impedendoci di essere visibili se non a costo delle botte) abbiamo urlato a squarciagola: “siamo tutti antifascisti”, “lo stupratore non è l’immigrato, ma è il figlio sano del patriarcato” ecc. Dopodiché abbiamo deciso di aggirare l’ostacolo, facendo finta di sciogliere l’adunata e di burlarci di quei mastini con casco e scudo. Dopo un divertente giro per i vicoli senza scagnozzo digossino al seguito, ci siamo avvicinati al presidio-comizio di forza nuova, sorprendendolo da sotto, dall’altra parte della strada e abbiamo scandito ininterrottamente slogan contro quelle merde. Naturalmente i fascisti in divisa (carabinieri e polizia in assetto antisommossa) ci hanno impedito di fare di più, ma la nostra manifestazione era pressoché spontanea e non eravamo preparati qui a Perugia ad affrontare le cariche di quelle bestie. Comunque abbiamo resistito con dignità e combattività, bloccando il traffico con i nostri corpi e i nostri striscioni. Le donne in prima fila hanno sfidato l’ordine di uno Stato che ha assunto il fascismo, il razzismo e lo stupro come perni della sua “sicurezza”, della sua ragione d’essere, della sua “costituzione”. Abbiamo urlato: “preti, militari, fascisti e polizia dalle nostre mutande vi scacceremo via”, “macchè democrazia, ma quale sicurezza, l’antifascismo è l’unica certezza”, “ma quale sicurezza, macchè democrazia, questo è uno Stato di polizia”, “Piazzale Loreto ce lo ha insegnato uccidere un fascista….” ecc. ecc. Finalmente ci siamo riappropriati del nostro territorio, le/i migranti hanno potuto ascoltarci e vederci. Ora sanno che non sono più soli (su uno striscione c’era scritto: ” immigrati, non lasciateci soli con gli italiani!”). Al termine del comizio (in lontananza, ma coperto dalle nostre voci che li hanno salutati al grido di “forza nuova merda vecchia” , “buffoni, buffoni” ecc.) abbiamo cercato di raggiungere la fermata dell’autobus più vicina per andare via insieme, ma le forze dell’ordine ce lo hanno impedito. Quindi abbiamo bloccato un autobus, lo abbiamo occupato e con esso siamo andati via al grido di “tutto il pullman è antifascista”. Questa è soltanto una prima, piccola vittoria, che ci può solo dare il coraggio per proseguire insieme un percorso di liberazione e di rivoluzione antifascista, recuperando gli spazi dell’agire politico dentro questa città, governata dal centro-sinistra, che persegue le stesse politiche securitarie e classiste del centro-destra. Questa è soltanto una piccola vittoria, ma per noi è importante e vogliamo renderne tutte e tutti partecipi. Rete Antifascista Perugina ”

Segue: “Il Movimento Semprecontrolaguerra esprime la sua piena solidarietà all’attivista antirazzista Antonio Pedace, ingiustamente arrestato e accusato di resistenza a pubblico ufficiale nel corso di un operazione di polizia alla stazione dei treni di Siracusa il 24 agosto scorso, volta ad identificare gli immigrati presenti. La “colpa” di Antonio è stata quella di aver chiesto agli agenti di polizia, che stavano facendo un uso sproporzionato della forza (Antonio ha addirittura parlato di spari in aria per intimare gli immigrati presenti ad obbedire ai loro ordini), di trattare gli immigrati in maniera umana. Pertanto, esprimiamo ad Antonio la nostra piena solidarietà di persone che, come lui, odiano il razzismo, in tutte le sue forme, e cercano di combatterlo.”

Nel mentre:

Fiamme in una baracca a Roma, un morto (AGI) – Roma, 14 feb. – Un incendio in una baracca in Via Tommaso Marinetti, nel quartiere Laurentino a Roma, ha causato la morte di un immigrato. Le fiamme sono divampate in serata ed hanno completamente distrutto la baracca dove viveva l’uomo, probabilmente di origine ucraina. I Vigili del Fuoco sono intervenuti con due squadre e dopo aver spento l’incendio hanno rinvenuto il cadavere dell’uomo completamente carbonizzato. Sono ora in corso accertamenti per chiarire le cause del rogo.

Aggrediti due fidanzati nel parco violentata la ragazza di 14 anni Una coppia di ragazzi, lei 14 anni e lui 16, sono stati aggrediti nel tardo pomeriggio da due uomini, probabilmente dell’Est europeo. La ragazza è stata violentata da almeno uno dei due uomini che hanno trascinato la coppia nel parco della Caffarella, sulla via Appia. Il sindaco Gianni Alemanno: “Il questore mi ha confermato lo stupro. Gli aggressori potrebbero essere rom”

S.VALENTINO, 14MILA NONNI INNAMORATI AL PALAEUR CON LA PROVINCIA Balletti, coreografie e soprattutto le canzoni di uno dei simboli della musica italiana, Massimo Ranieri, per festeggiare il San Valentino, la festa degli innamorati che anche quest’anno la Provincia di Roma ha dedicato agli anziani del territorio. E in tanti oggi hanno accolto l’invito del presidente Nicola Zingaretti: oltre 14 mila nonni e nonne che tra oggi pomeriggio e stasera animeranno il Palalottomatica dell’Eur. 240 i centri anziani di Roma e Provincia che hanno aderito all’iniziativa.(omniroma.it)

Morto l’uomo trovato bruciato a Roma. Antonio Landolfi aveva ustioni sul 96% del corpo: ha passato tre giorni di agonia al Caldarelli di Napoli.

Si spera che ce la faccia l’indiano messo al rogo a Nettuno:«Gli abbiamo dato fuoco, marescia’, è vero. Ma era una cosa tanto per fare, uno scherzo… A quello volevamo spegnerlo noi stessi. Sul serio. Solo che il barbone si è spento da solo con le mani. E allora siamo scappati».

“Contaminate 135 persone che abitano vicino fiume Sacco. L’articolo conclude: “sulla vicenda dell’inquinamento della Valle del Sacco, la Regione Lazio è stata presente e proprio grazie al monitoraggio e alle ricerche finanziate dall’Assessorato all’Ambiente è stato possibile verificare l’entità e la gravità delle conseguenze dell’inquinamento. Sbaglia dunque gravemente chi attacca la Regione accusandola di non avere messo in campo strategie efficaci, oppure di avere ritardato le azioni”.

E’ vero abbiamo sotto gli occhi l’entita e la gravità delle conseguenze dell’inquinamento totale, e allora…

Lega: contro la violenza sessuale castrazione chimica: “intervenendo farmacologicamente agli stupratori potrebbe essere definitivamente impedito di ripetere le loro bestialità. In effetti notizie recenti ma anche vecchiotte, testimoniano che gli umani abusano sessualmente delle bestie:Commercio sempre più vasto dedicato alla sessualità con animali”.

La mia l’ho detta quì, siamo come gli Appesi in attesa degli Accordi delle Chiare Botteghe. Le finestre aperte ci sono, non c’è nulla di oscuro ed eversivo, possiamo rimanere “utenti fiduciosi” nella giustizia democratica e nella sicurezza partecipata.

In nome della Dottrina della Fede o del Segreto di Stato che fà lo stesso: “Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo”.

Si agitano solo in qualche centinaio: nessuna paura e sopratutto alcun rumore per Nulla.

Doriana Goracci

http://www.corriere.it/Media/Foto/2007/05/05/SUICID_332x500_.jpg

Wikipedia in mano a fascisti e maschilisti?

Già qualche giorno fa accennavamo che cercare una risorsa su wikipedia (italia) a proposito di organizzazioni neofasciste è diventato un po’ complicato. Ci sono pagine infarcite di link a forza nuova e ad altre organizzazioni simili. Pagine “informative” che finiscono casualmente per accreditare e illustrare un mondo di celtiche e svastiche, simboli e ideali che conosciamo bene.

I fascisti prendono tutto, con loro non si scherza. Volevano prendersi anche il web, ce l’hanno detto più volte. L’hanno scritto. Lo fanno da tanto tempo. Sin dalla prima Indymedia, con l’open publish che veniva sporcato continuamente con contenuti da fasci in missione virtuale. Hanno sempre aggirato, raggirato e sfruttato le modalità libertarie che stavano dietro l’open publish, i progetti in wiki di scrittura collettiva. Sono terroristi del web, che non rispettano alcuna netiquette. Ce l’hanno sempre detto. Sapevamo che non si trattava di uno scherzo. Perciò abbiamo sempre parlato di partigianeria digitale.

Molti fascisti, appartenenti a organizzazioni di destra, ex candidati nella lista “Aborto no grazie” dei fanatici pro-life, sono anche titolari di siti antifemministi. Ne abbiamo parlato e riparlato dicendo chi sono e cosa fanno.

Ebbene: alcuni di loro si sono creati una pagina ad hoc su Wikipedia alla voce antifemminismo (raggiungibile dalla pagina dedicata al “femminismo”). Piena di voci non confermate, di affermazioni offensive e di link che com’e’ ovvio portano dritti ai loro siti (quali sono e chi li gestisce potete vederlo qui e soprattutto qui).

Che wikipedia racconti dei movimenti antifemministi (ne esistono degni di nota? filosoficamente parlando. sono storicamente indicizzabili?) può anche essere corretto ma che ne racconti senza riferimenti storici di nessun genere, legittimando, accreditando o eleggendo a “movimento antifemminista” l’insieme di siti riconducibili a tre/quattro persone in tutto, i cui contenuti potete giudicare da voi, e offrendo esclusivamente una pagina pubblicitaria (più d’una vedo, dato che le voci create per riferimenti e terminologie sono parecchie) a siti che offendono l’intelligenza a partire dai titoli mi pare veramente una enorme sciocchezza.

Non so chi gestisce wikipedia italia in questo momento, sono certa della buona fede delle persone che provano a starci dietro ma se alla pagina “femminismo” non stanno i link di tanti siti femministi esistenti in italia, ne’ vengono presi a riferimento storico per raccontare un movimento vero, che c’e’ stato e esiste e non si riduce a 10 persone seguite da altrettanti fanatici, allora non si capisce come possa esistere una pagina interamente dedicata a persone che mettono in dubbio la violenza maschile, lo stupro (si afferma che le donne hanno atteggiamenti ambigui) e ammantano di descrizioni teoretiche una misoginia profonda che fa proselitismo dichiarando guerra alle donne e rilanciando l’odio nei nostri confronti.

Una “enciclopedia”, per quanto libera, che è riferimento di tante persone, non può e non deve riportare pagine che giustificano in nessun modo lo stupro. Spero si capisca la gravità della situazione e anche il perchè siamo costrette a parlarne in pubblico, per informare il più possibile, nonostante non ci piace dare addosso ad un progetto che per la sua filosofia di partenza approviamo. Wikipedia è fatto dai liberi contributi dei lettori. Evidentemente è stato preso d’assalto. Bene chiarire per chi legge che i contenuti di wikipedia non sono oro colato e vanno presi con le pinze, sempre, perchè non è detto che siano veritieri o che rispondano ad un reale intento di descrizione di fenomeni storici degni di nota. Bene chiarire che i gruppi neofascisti, per esempio, non dovrebbero essere linkati ed eventualmente dovrebbero essere descritti alla voce neofascismo senza dargli alcuna caratterizzazione “positiva”. Lo stesso vale per questi gruppetti di maschilisti antifemministi che giustificano lo stupro e non fanno altro che cianciare di prove di mascolinità da ritrovare (il mito del maschio perduto!).

Wikipedia: lo so che è un contenitore aperto ai contributi di tutt*. Che c’e’ una policy e che c’e’ un gruppo che orientativamente controlla quello che è stato inserito, però mi pare abbastanza in condizioni di abbandono da un po’ o non capisco più chi siano le persone che danno garanzia del rispetto della policy. Per quello che mi riguarda in queste condizioni ha chiuso o chiuderà abbastanza presto. Io per prima non accredito una fonte che legittima questa gente. Spiegateci che succede. Bisogno di aiuto?

—>>> Clikkate sulle foto per leggere meglio i particolari evidenziati!

da femminismo a sud

Un chilo di violenze, qualche etto di stupri

Il ministero per le pari opportunità, quello dell’invisibile ministra carfagna, pare abbia promosso una campagna contro le mutilazioni genitali femminili. Potete vederla in televisione, tra una affermazione eversiva del presidente del consiglio e uno sputo a donne e migranti da parte di qualcheduno della lega. La pubblicità di per se’ non è male. C’e’ una bambina allegra, etnica di capelli e di pelle, che gioca e a margine una voce che racconta di queste mutilazioni genitali femminili. Orribili, senza dubbio. Concludono le simpatiche voci di due adulti, un uomo e una donna, etnici anche loro, che affermano di scegliere di far vivere la figlia in modo migliore.

Tutto giusto se non fosse che la campagna, che immagino sia rivolta a persone di paesi stranieri che vivono in italia, forse – anche come segno di rispetto e volontà di integrazione – doveva essere diffusa con un testo scritto anche in altre lingue. Quelle delle persone alle quali ci si rivolge, per esempio. Invece si può ascoltare in italiano, leggere soltanto in italiano peraltro in modalità traballante per effetto della grafica voluta un po’ vivace e scoppiettante.

L’altra questione che penso valga la pena sottolineare si riferisce al fatto che la campagna, guidata dalla mente del ministero ovvero il capo dipartimento Isabella Rauti, figliola di Pino Rauti (quello di Ordine Nuovo, e vale la pena segnalare che non si può usare Wikipedia come fonte perchè è stata presa d’assalto dai fascisti che hanno piazzato link a forza nuova e ad altre risorse simili un po’ dappertutto) e moglie di Alemanno, è forse l’unica iniziativa delle pari opportunità non a caso diretta a evidenziare i livelli di inciviltà di culture diverse dalle nostre.

Ricordo che la ministra carfagna non ha voluto celebrare la giornata contro l’omofobia, ha negato le violenze in famiglia delle donne italiane e ha legittimato il ministro tremonti mentre sottraeva risorse ai centri antiviolenza.

L’unica violenza che la ministra e la Rauti si sentono dunque di condannare è quella che fanno persone di culture diverse. Delle nostre si occupano gli uomini del branco governativo che per un motivo o per un altro le tirano fuori solo per motivare la approvazione del pacchetto sicurezza piuttosto che altri innumerevoli provvedimenti restrittivi di controllo dei cittadini.

Facciamo comunque la sintesi delle violenze delle quali parla la stampa negli ultimi giorni (escluso quelle istituzionali delle quali abbiamo già parlato):

- oggi si sono ricordati dello stupro del 17 gennaio a roma. Un ex fidanzato che ha stuprato la ex fidanzata perchè non voleva proprio rassegnarsi a non essere più fidanzato. Nell’annuncio della questione il tiggì ha pronunciato almeno dieci volte la parola fidanzato, figlio di buona famiglia, mamma insegnante, padre impiegato, ragazzo normale, fidanzato, buona famiglia, fidanzato, zato, ato, to. Egli ha stuprato una fanciulla perchè ella non lo volea più. Dello stupro ne parlammo noi e altre tre persone in tutta italia, credo. La notizia è in fase di recupero perchè a lui sono stati concessi gli arresti domiciliari. Nel pacchetto sicurezza, quello dove si negano cure primarie agli immigrati e si commettono moltissimi atti di discriminazione nei confronti di tanti pezzi di umanità, c’e’ un punto nel quale si dice che non vorrebbero più concedere arresti domiciliari in caso di stupro. Quello che pensiamo su questa storia lo abbiamo già scritto QUI. Ricordiamo che gli arresti domiciliari sono stati concessi a due stupratori italiani, romani. I rumeni invece stanno in carcere. Chi tra i rumeni dello stupro di guidonia è ai domiciliari non sono gli stupratori ma coloro che secondo l’accusa li avrebbero aiutati a nascondersi.

- tra i punti del suddetto pacchetto sicurezza c’e’ la licenza alla vendita dello spray al peperoncino. Se da ora in poi vedrete per strada rumeni o stranieri di etnie non gradite con gli occhi inutilizzabili saprete perchè. Gli immigrati sono cavie perfette per immettere sul mercato un prodotto che andrà certamente a ruba. Chi è la casa produttrice? Chi ci guadagnerà?

- il corriere ha tirato fuori una inchiesta di superficie sugli stupri di guerra in congo. Storie terribili. Loro stanno malissimo. Invece noi, stiamo di un bene…

- sempre il corriere pubblica una doppia notizia di due tentate violenze. Un romeno contro una italiana e un vecchio italiano contro una badante rumena. Indovinate quale notizia mettono in evidenza? Ovviamente quella del romeno. L’altra diventa un sottotitolo meno visibile e breve notizia in coda all’articolo. La scelta del posizionamento di una notizia è importante. Un giornale vi educa, vi guida, vi mette in evidenza a colpo d’occhio quello che vuole farvi vedere e aggiunge poi in secondo piano l’altra notizietta. Perchè fanno questo? Perchè così non si può dire che omettono una notizia, invece attuano una forma di censura ugualmente omissiva, solo più volgarmente strategica. Vale la pena ripubblicare qui la breve perchè vi chiarisce tante cose:

  • 71ENNE TENTA DI VIOLENTARE BADANTE ROMENA, ARRESTATO – Ha cercato di violentare una romena ventottenne che si era presentata a casa sua per lavorare come badante: con questa accusa un uomo di 71 anni è stato arrestato dai carabinieri a Ciriè (Torino). A.C., che stava trascorrendo nella propria abitazione un provvedimento di arresti domiciliari per tentato omicidio, aveva contattato la ragazza rispondendo a un annuncio pubblicato da un giornale.

Su questo genere di odori, umori, situazioni, suggestioni, oni, ni, avevo scritto una storia. Si chiama “Il sapore della pipì”. Se avete tempo e voglia, la trovate QUI.

- a Milano una ragazza ha subìto una violenza da due ragazzi. A Bari c’e’ la storia di un finto prete (ma molti preti che stuprano i ragazzini e molestano le bambine sono veri, non lo dimentichiamo) che ha adescato ragazzini per violentarli. Tra accuse e smentite c’e’ sempre in ballo anche la storia dei preti (veri) pedofili, compreso l’ex vescovo, di Verona.

- per la serie “molestie utilizzabili per avviare provvedimenti di maggiore controllo su internet” ecco uno stupro a Trapani. Lui e lei si erano conosciuti in chat. Lui, un ufficiale di marina, ha festeggiato il loro primo incontro con uno stupro. A Catania un perito informatico si fingeva un adolescente. Conosciute due ragazzine le avrebbe minacciate di divulgare le loro immagini se non gli offrivano scene erotiche. Le ragazzine l’hanno detto ai genitori che l’hanno denunciato.

Questa notizia, perplessità a parte, mi sembra un buon segno di modernità abbastanza inusuale in terra di sicilia. Non per tutti, certo. Ma spesso è così. Non capita tutti i giorni vedere una ragazzina che si intrattiene in chat con qualcuno e che invece che lasciarsi ricattare dice ai genitori com’e’ la storia e va avanti con la sua vita. Evidentemente le due non si sono sentite giudicate, spero, dai genitori, e sembra proprio che in generale le ragazzine sono in realtà molto meno ingenue e indifese di come si possa pensare. Forse hanno capito che non c’e’ nulla da vergognarsi di una immagine in web. Chi si deve vergognare è un uomo adulto che va alla ricerca di adolescenti non consenzienti e le ricatta per farsi seghe via web.

Chiudiamo la rassegna con la descrizione di una Livia Turco che durante la trasmissione del mattino di La 7, dopo aver ascoltato il direttore de la Padania che diceva testualmente “ci sono delle signorine che abortiscono sette – otto volte” come fosse uno sport, si è messa a sbraitare come mai l’avevo vista o sentita negli ultimi quindici anni. Vuoi vedere che persino lei si è accorta che tutto quello che accade non è normale? Livia Turco femminista stra-incazzata è sorprendente tanto quanto il centro sinistra, leggasi il partito democratico, improvvisamente preoccupato dei pericoli che corre la nostra “democrazia”. Ohibo’, e menomale che “le categorie destra e sinistra” non esistevano più e che il nostro paese era “in una fase di progresso segnato da un bipolarismo equilibrato che metterà fine alla instabilità di governo”. Dillo all’amico tuo, Veltroni. E’ bella la stabilità, vero Livia?

da femminismo a sud

Tutto ma proprio tutto quello che dovete sapere


la foto


Il titolo non me lo sono inventato: canterà l’Italia Marco Masini al Festival più amato dagli italiani, Sanremo, presentato da Paolo Bonolis, che divorzia da Mediaset e approda alla Rai, lavorando a progetto. Avremo il televoto, le anteprime delle anteprime, una giuria demoscopica, iniziative di solidarietà, l’adozione di un angelo…Diciamolo: grazie dei fior!

Ci segnalano di Tutto, come le condizioni  momento per momento di Eluana Englaro e il decreto ad hoc su di lei, tra approvazioni, sdegni e risvegli psicofisici.

Passeggiando tra le ultime notizie, trovo:

Il cadavere di una ragazza di 23 anni, tunisina ma residente ad Osimo,  semi carbonizzato, all’interno di un capannone
abbandonato vicino alla chiesa della Sacra Famiglia.

Sei  manifestanti che si trovavano nel gruppo di operai della Fiat Avio di Pomigliano d’Arco che avevano  occupato la carreggiata dell’autostrada A1 all’imbocco della Nola-Villa Literno,  sono stati portati presso il Commissariato di Polizia di Acerra, identificati  e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.

Alberto Stasi, ossessionato dal sesso aveva sul suo pc 32mila foto porno e tre filmini hard con Chiara.

Trenta avvisi di garanzia, tra i quali cinque inviti a comparire, ai vertici e al personale medico dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, nell’ambito dell’inchiesta dei pm Sandro Raimondi e Letizia Mannella su presunti rimborsi gonfiati.Gli avvisi sono stati notificati  a medici e personale amministrativo dell’ospedale Galeazzi di Milano accusati, a vario titolo, di truffa ai danni del servizio sanitario nazionale e falso.Tra gli indagati per truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, c’e’ anche Giuseppe Rotelli, proprietario dell’istituto.Le Fiamme Gialle hanno effettuato un sequestro preventivo di 2 milioni di euro.

Palermo- Quattro immigrati clandestini hanno tentato il suicidio nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa, in provincia di Agrigento. Due hanno cercato di impiccarsi, mentre altri due di tagliarsi le vene. Tutti e quattro sono di origini tunisine. Alla base della clamorosa forma di protesta la paura per il rimpatrio. Nei giorni scorsi oltre cento migranti sono stati trasferti in aereo a Roma in vista del rimpatrio.

Con 154 ’sì’, 135 ‘no’ ed un astenuto l’aula del Senato ha approvato l’art. 39 del ddl sicurezza che dà la possibilità ai medici di denunciare i clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie pubbliche. La norma inoltre prevede il carcere fino a 4 anni per i clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l’espulsione e fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno.

Torno  sullo  S-partito Italiano, augurandomi di non essere incorsa nel crimine di apologia o incitamento a delinquere via internet e vado al   ‘Controfestival’, “con folla  allegra, festante, un po’ trasgressiva. E’ quella che è accorsa all’inaugurazione del Quaranta 40, un locale raffinato e decò (spettacolare il lampadario all’ingresso), dove ha avuto luogo un vero e proprio con tanto di fiori in stile sanremese ad adornare il palcoscenico. L’evento – che ha avuto come partner anche Affaritaliani.it – è stato organizzato per attirare l’attenzione sui diritti umani, e – nella fattispecie – su quelli degli omosessuali, che si sono sentiti offesi dall’ultimo brano di Povia, la canzone “Luca era gay”. Il cantautore parteciperà infatti a Sanremo con un testo nel quale si identifica l’omosessualità come una malattia, e nel quale un ragazzo “guarisce” e torna eterosessuale. Esponenti dell’Arcigay, dunque, oltre a tanti artisti e musicisti, si sono riuniti nella cornice nuova di zecca del ‘Quaranta 40? per una kermesse musicale alternativa, all’insegna del divertimento, della libertà di scelta e anche dell’ironia”. E allora si va contro con un  Video : vogliamo la testa di Povia!

Tutto ma proprio tutto quello che dovete sapere ce lo dicono, sta a noi sceglierci la serata di approfondimento che ci aggrada e darci alle Cariche di Alleggerimento (*) sugli Affari che più amiamo o ci offendono, seguendo con benevola noia, come da tradizione, il Festival.

Buon ascolto( Ricetta di donna) sulla Tv della Libertà: il sito è in manutenzione.
Doriana Goracci

(*) Alcune  recenti e passate Cariche di alleggerimento :

Roma 2 settembre 2008: Attacco alla stazione di Napoli,  conquista del treno, prigionieri  il capotreno ed i 200 viaggiatori dell’Intercity … carica di alleggerimento sui guerrieri tifosi del Napoli.

Roma, 29 ott 2008 – Nuove tensioni in piazza Navona tra poliziotti e studenti. Sul lato di via della Cuccagna c’è stata, infatti, una carica di alleggerimento della polizia nei confronti di alcuni studenti universitari che cercavano di entrare sulla piazza.

Padova: 17 Marzo 2008 Momenti di forte tensione e anche due leggere cariche di alleggerimento dei carabinieri, ieri sera davanti al Comune di Padova, dove un gruppo di circa 200 femministe contesta l’arrivo in citta’ di Giuliano Ferrara per presentare il programma della lista ‘Aborto? No Grazie’.

Chiaiano 27 settembre 2008: Ancora tensioni a Chiaiano con cariche di alleggerimento, il quartiere di Napoli dove si sta allestendo una discarica da 700mila tonnellate in una ex cava

Benvento 11.10.07: De Magistris-Mastella, Centro Sociale contesta Forza Nuova, la polizia carica: due feriti

Bergamo 4 novembre 2006: breve carica della polizia contro un centinaio di anarchici che manifestavano contro la sfilata delle forze armate in piazza Vittorio Veneto.

Gradisca 27 febbraio 2005: Carica delle forze dell’ordine a Gradisca dopo che i manifestanti avevano steso un filo spinato contro il Cpt.


<!–[if gte mso 9]&gt; Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 &lt;![endif]–><!–[if gte mso 9]&gt; &lt;![endif]–> Genova: 21 luglio 2001 Oggetto: Relazione di servizio inerente ai fatti accaduti in data 20 luglio 2001 in Genova.

http://baruda.files.wordpress.com/2008/05/cortei_liberta1.jpgl’immagine è tratta da Baruda

Gaza. Dei vivi che passano

di Vincenza Perilli

Mona Hatoum

(L’immagine è un’opera di Mona Hatoum, artista palestinese nata a Beirut. Lo scoppio della guerra civile in Libano le impedirà di ritornare nel paese d’origine, costringendola all’esilio).

Sono passate settimane dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, settimane durante le quali l’attivismo contro la guerra e per il cessate il fuoco non ha avuto tregua, tra appelli, presidi, petizioni per il boicottaggio dei prodotti made in Israel e per la sospensione degli accordi commerciali con Israele, manifestazioni grandi e piccole in tutto il mondo, da Roma ad Atene, da Parigi a Tel Aviv. … Leggi tutto

Rotolando verso le Feste, nel segno della Tradizione

http://www.diregiovani.it/imagesfe/calza%20befana7250_img.jpg Andando incontro alle Feste, dalle Politiche Sociali di Viterbo, arriva una lettera ma il tam tam è diffuso ovunque: “Befane cercasi per battere record e vincere una settimana bianca”. Lo annuncia IL Centro Sociale Pilastro promotore insieme a Admo, Avis e 500 Tuscia Club di Viterbo della “Calza più lunga del mondo”, iniziativa unica nel suo genere, prevista il prossimo 5 gennaio, che vede una calza della Befana lunga ben 52 metri e dal diametro di 140 cm, trasportata da 10 Fiat 500, sfilare nelle vie del centro storico di Viterbo. … Leggi tutto

Casa di bambola con frattaglie

Casa di bambola con frattaglie

Era il 1879, quando il norvegese Henrik Ibsen, fece dire a Nora: “riflettere col mio cervello e rendermi chiaramente conto di tutte le cose”. Vidi Casa di bambola, alla Televisione, che era solo la  Rai:  il 1968. Come quell’anno, fu per me  un soffio straordinario di libertà e di vita, quanto se ne desidera oggi: dopo quasi 130 anni. Fa notizia e terribile notizia che  ci siano azioni squadriste, mafiose, intimidatrici che arrivano a firmare e far parlare, a forza di regolamenti di conti, la violenza, quella che in perfetto stile fascista, denunciano, operata dalle donne. Fanno notizia e terribile notizia che ancora si debba passare un sabato di novembre, il prossimo 22, a sfilare per le strade di Roma, a farsi fotografare e contare, ad annotare le presenze e le assenze per denunciare la violenza, sulle donne…E subito seguirà il 25 dello stesso mese,  un giorno in cui si lavora o si spera di trovarlo il lavoro, un’altra giornata dedicata alle donne colpite da femminicidio, nel mondo.Verranno scritti dei bei “pezzi”, sui giornali e i telegiornali, sarà una gara nel farlo. E si ripartirà il giorno successivo nella conta non più delle vive ma delle morte. E l’opinione pubblica è sconvolta dai dati sulle  autrici dei misfatti, del Macello, degli aborti non clandestini, di quelle che si oppongono a vendere mente e corpo, al miglior offerente, della Casa… … Leggi tutto

La Piazza delle Legittime Offese e Identità

“Il fascismo non sia un tabù”.

Questi rigurgiti sempre più incalzanti di nazifascismo e razzismo, quante altre Piazze dovranno sostenerli? Vogliamo ancora chiamarli bulli, scaramucce, baby gang, liti tra balordi, sbandati, regolamenti di conti…tanto per fare Piazza Pulita di un minimo di brandello di Resistenza? Casa Pound, di piazza romana, diffonde il nuovo Manifesto come il pane ai non abbienti, in cui si dice alla fine: ” Ve l’abbiamo detto abbiamo il cuore nero e sputiamo in faccia al mondo intero (tranne ai politici che ci proteggono, agli imprenditori che ci finanziano, alle forze dell’ordine che ci proteggono, ai preti che ci benedicono)”. Punto. Salvo che in ogni dove, rispuntano, uomini e donne “qualunque”, a sbandierare libertà, nè rosse nè nere, apolitiche, come i pestaggi e le incursioni, a suon di bastoni tricolori. Quale psicologo, firma autorevole, ministro… dovrà domani sulle testate-schermo dei Media, “spiegarci” pacatamente ma con fermezza autorevole, dialogando, dirci magari Mai più, indire un’altra Giornata della Memoria per noi che dimentichiamo, farci ripassare la Costituzione ? Il Ministro delle Riforme Bossi, questa volta senza l’ indice medio a salutare, afferma: “Napolitano dice che gli immigrati sono una risorsa importante? E’ una sua idea, io non la penso così, per me sono una risorsa negativa per il paese. La gente ha capito che non si può perdere l’identità”. Se Berlusconi insieme ad altri 19 del Mondo, afferma che in Italia ci vogliono 80 miliardi per uscire dalla crisi: a noi quanti giorni, mesi, anni, ci vorranno per uscire da questo infame brodo di “cultura mafiosa” ? Dal primo novembre al 14, ci sono stati 18 morti sul lavoro. E altri morti che li hanno preceduti in questi anni, per altre futili “ragioni”, come Dax, Renato Biagetti, Nicola Tommasoli, tre ghanesi, un liberiano e un cittadino del Togo nella terra dei Casalesi e non conosco i loro nomi: servirebbe a qualcosa? Nei salotti televisivi, abbiamo visto seduti vicini, Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista e Fiore, leader di Forza Nuova, il rosso e il nero delle Istituzioni per il Teatrino della Piazza Televisiva, con tanto di  video con Iannone, di Casa Pound, che rivendica l’azione futurista alla Rai: peccato che non abbia cantato “Cinghia Mattanza!”.

Aspettando in pace nella santa piazza, la Grazia domenicale del Papa  in Movimento per la Vita, si sappia che  in un’altra piazza, a Bruxelles, oggi si è fatta lettura collettiva  di “Gomorra”, di un certo Roberto Saviano. Ma noi abbiamo altre letture della Venerabile Storia  Italiana. Attendiamo  altre puntate risolutrici  in cui i Difensori  avranno buon gioco nel dire: eravate consenzienti, non c’è stata alcuna violenza.

Doriana Goracci