Gli articoli con tag: " democrazia liberale "
L’Aquila e la vera faccia del padrone 1 Maggio in Krisis
Il primo maggio che celebro è con il Manifesto contro il lavoro,
un documento del 1999 del gruppo Krisis , il cui teorico fu Robert Kurz: ” è l’intellettuale più noto di una vasta schiera di “pensatori pratici” che, in epoca di fallimenti della deriva finanziaria e virtuale del sistema economicista, oppone con forza un recupero della critica radicale del lavoro, contro le posizioni mediane e compromissorie del riformismo che ha da tempo spostato il suo fuoco sulla redistribuzione equa: una sorta di colonizzazione che capitalismo e socialdemocrazia liberale hanno tentato in questi decenni sui territori della libertà critica”.
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
I comunisti e gli scioperi
In che rapporto sono i comunisti con i proletari in genere?
I comunisti non hanno interessi distinti dagli interessi di tutto il proletariato.
I comunisti non pongono principi «settari» (secondo alcune traduzioni francesi e inglesi, NdA)
Lorenzo Mortara su http://www.gennarocarotenuto.it
Fidel Castro, scusate se riciclo anche io
M’hanno telefonato perfino da una radio argentina per sapere che ne pensavo di Fidel. A parte l’Argentina, con tutti quelli che mi hanno chiamato dall’Italia mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. E’ che non ho altro da aggiungere sulla Storia, e non ho la palla di vetro sul futuro. Annoto che Omero Ciai consiglia i cubani: “come prima cosa rompete con Hugo Chávez” e penso che il troiaio che gira intorno ai fuorusciti di Miami non sia una cosa seria.
Con una punta di presunzione, quello che dovevo dire su Fidel l’ho scritto già nel suo coccodrillo, che anche questa volta non servirà e che ripropongo di seguito. Noto che nell’articolo parlavo di 300 prigionieri politici. Nel frattempo, nel “gulag tropicale”, questi, secondo Amnistia Internazionale, sono diminuiti a 54. Sono sempre 54 di troppo ma sono sempre meno del 10% dei prigionieri politici detenuti a Cuba. Il 90% dei prigionieri politici a Cuba (salvo una dozzina) non sono mai stati incriminati di alcun delitto, e non hanno mai visto un avvocato. Quei 600 disgraziati stanno a Guantanamo e sono prigionieri politici del governo degli Stati Uniti d’America.
Fidel Castro; appunti per un coccodrillo che per ora non servirà – articolo del 2 agosto 2006
Si poteva scommettere che oggi Pierluigi Battista, sulle pagine del Corriere della Sera, avrebbe usato le parole “satrapo” e “satrapia” con l’aggiunta dell’aggettivo “tropicale” per definire Fidel Castro e la Rivoluzione cubana. Che noia! Che superficialità di analisi (sic!) per il principale quotidiano italiano! Ci si domanda perfino che titoli abbia Pierluigi Battista per scrivere di America Latina se non riesce ad esprimere altro che una sequela di termini come “satrapo”, “gulag tropicale”, “dittatore sanguinario”. Forse scriverli costituisce un titolo di merito in certi ambienti, ma tali termini non contribuiscano in nulla a spiegare 47 anni di Rivoluzione a Cuba. Stantie, schematiche, scontate, soprattutto colpevolmente autoreferenti, appaiono tutte le analisi sulla Rivoluzione cubana, soprattutto da quella sinistra che nel condannare sempre e comunque Cuba vede una comoda maniera di emendare il proprio peccato originale.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Giù le mani da Beppe Grillo!
Con Marco Coscione, Mauro Pigozzi, Giovanni Morlino, Fabio Uli, Gigi Interesse con premessa mia
Gennaro Carotenuto: dei messaggi che seguono, tutti puntuali e utili, mi colpiscono due cose. La prima è quella che tutto vale pur di uscire dalla disperazione attuale. La seconda è che non essendoci un partito di “sinistra” che critica il sistema, allora questo vuol dire che la parola “sinistra” abbia perso di senso. Come se uno dovesse per forza di cosa aderire a qualcosa di esistente, e costruirlo apparisse un’impresa titanica.
Ripeto, per esempio, un’obiezione che ho espresso nel pezzo di stamane: se nessuno è colpevole prima della condanna definitiva, come si possono raccogliere firme … Leggi tutto
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
V-day, perché ci sono più spine che rose
Sabato pomeriggio chi scrive stava percorrendo l’A22 e poi l’A1 da Bolzano verso Firenze. Il caso ha voluto che passassi da Modena pochi minuti dopo la conclusione dei funerali di Luciano Pavarotti. In quel tratto d’autostrada, per alcuni minuti sono stato sorpassato da stormi di auto blu, auto di scorta, con sirene al vento. Sembravano incrociarsi tra loro, sorpassandosi in maniera acrobatica come fossero delle frecce tricolori di terra.
Andavo esattamente a 130 km all’ora e quelle auto blu volavano a 180 se non a … Leggi tutto
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Michele Serra e “el Reino de todavía”
Ho tra le mani ancora intonso “Erase que se era”, l’ultimo disco di Silvio Rodriguez, l’esponente per eccellenza della Nuova Trova cubana. L’ho tra le mani e ripenso ad una sua canzone del pieno del periodo speciale, “Reino de todavía” nella quale il ritornello diceva: “Nadie sabe qué cosa es el comunismo”.
Mi fa ritornare in mente … Leggi tutto
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Cuba, Fidel e il dialogo impossibile sul “caballo mistico”
Sul dibattito su Cuba, è sorprendente come sia difficile per molti non prendere partito in maniera estrema rispetto a Cuba. L’esperienza della rivoluzione cubana è così articolata e così intimamente legata alla storia del continente degli ultimi cinquant’anni che non può esservene disgiunta. Ebbene, chi scrive esprime, rispetto alla rivoluzione cubana, un giudizio … Leggi tutto
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Fidel Castro; appunti per un coccodrillo che per ora non servirà
Si poteva scommettere che oggi Pierluigi Battista, sulle pagine del Corriere della Sera, avrebbe usato le parole “satrapo” e “satrapia” con l’aggiunta dell’aggettivo “tropicale” per definire Fidel Castro e la Rivoluzione cubana. Che noia! Che superficialità di analisi (sic!) per il principale quotidiano italiano! Ci si domanda perfino che titoli abbia Pierluigi Battista per scrivere di America Latina se non riesce ad esprimere altro che una sequela di termini come “satrapo”, “gulag tropicale”, “dittatore sanguinario”. Forse scriverli costituisce un titolo di merito in certi ambienti, ma tali termini non contribuiscano in nulla a spiegare 47 anni di Rivoluzione a Cuba. Stantie, schematiche, scontate, soprattutto colpevolmente autoreferenti, appaiono tutte le analisi sulla Rivoluzione cubana, soprattutto da quella sinistra che nel condannare sempre e comunque Cuba vede una comoda maniera di emendare il proprio peccato originale.
Fidel morirà. Probabilmente non questa volta -auguro lunga e felice vita al Comandante- ma morirà e a Miami potranno dar sfogo a tutta la volgarità della quale una ex-classe dirigente rapace, estremista e mafiosa è capace. E loro … Leggi tutto
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L’anatema del globalista
Corriere della Sera, lancio pesante in prima pagina di domenica 14 maggio e intero primo paginone di cultura per un pezzo intitolato ?Da Castro a Chávez, l’Europa sedotta dai leader populisti?. L’articolo è firmato da Ian Buruma, un professore olandese specializzato nel Giappone, editorialista del New York Times, e paladino della globalizzazione.
Tema dell’argomentare di Buruma è, guarda caso, il pericolo Chávez che starebbe facendo proseliti tra gli intellettuali europei per i quali va bene tutto pur che sia antiamericano. L’incipit è offensivo oltre che banale. Gli intellettuali europei, sono una categoria quanto mai sfuggente, e oltretutto, chi scrive se ne occupa di mestiere, la maggior parte degli intellettuali europei non sono per niente sedotti da Chávez, e molto meno appaiono sedotti da esperienze di cambiamento ancora più profonde, come quella che ha portato alla presidenza Morales in Bolivia. Quello del Corsera è allora semmai un avvertimento: non lasciatevi sedurre da Chávez.
Semmai tra l’intellettualità progressista e liberale europea è il pregiudizio antichavista ad allignare e le rotte del pensiero mainstream restano dominanti. Non solo a destra. Buona parte della sinistra postmarxista, postcomunista o neocomunista infatti, ha sempre visto come il fumo negli occhi ogni percorso alternativo a quelli europei. Questi, per definizione, rivendicano per se stessi la primogenitura di tutto. E infatti il “terzomondismo” è sempre più considerato un peccato gravissimo, anche se “terzomondismo”, come “populismo”, non significa poi molto.
E’ una storia lunga e credo che la foto che meglio rappresenti la nostra contemporaneità rispetto all’America Latina, resti ancora quella che vede, nei primi anni ’50, andare sottobraccio l’Ambasciatore statunitense a Buenos Aires con il segretario del Partito Comunista … Leggi tutto
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Democrazia partecipativa Vs. democrazia liberale
Come gli amici più assidui sanno, scrivo con difficoltà di TAV (disegno rubato a Macchianera) e di ponte sullo stretto perché non sono convinto delle buone ragioni dei contrari a tutti i costi, così come non sono convinto delle ragioni dei favorevoli a oltranza (le ragioni dei quali hanno l’handicap di essere esposte da un furbetto del tunnellino come Pietro Lunardi).
Allo stesso modo sono perplesso sulla decrescita come religione che sta prendendo piede in determinate sedi. Ci sarebbe molto da dire. Qual’è la percezione della decrescita per chi non ha il gas in casa? Siamo sicuri che gli ipersviluppati non siano un’infima minoranza nel pianeta?
Credo che un dirigente ambientalista avveduto dovrebbe … Leggi tutto
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Orrore! Tintinnano le manette!
L’arresto dello sciacallo Fiorani non sarebbe dovuto al pericolo di inquinamento delle prove ma alla volontà dei giudici di forzarlo a fare nomi. Questo si evince dalla rassegna stampa di oggi come concetto più o meno scontato.
E’ stupefacente come le stesse persone disposte a sottiglizzare definendo quelli della CIA come “nuovi interrogatori pressanti” ma non tortura, siano pronti a strapparsi le vesti … Leggi tutto
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Democrazia vaticana
La parola democrazia è una delle più abusate del vocabolario. Erano democrazie popolari quelle dove tutti pensavano la stessa cosa ed una democrazia liberale quella statunitense, dove la maggioranza è troppo occupata a sopravvivere e votano e decidono solo quelli che stanno bene.
Ma c’è un abuso del termine democrazia che in queste ore mi sembra che sia paradossale. In molti, in troppi media, troppi commentatori, definiscono il conclave un sistema di voto democratico. Spero che siano affascinati dalle schede elettorali, l’unico fattore che distingue una democrazia da una dittatura nei nostri tempi, o spero che lo dicano senza rifletterci.
Ma il conclave non è un’elezione democratica. E forse, vista l’insistenza con la quale viene presentato come tale sarà il caso di ribadire perché.
I grandi elettori, i cardinali, sono 115, su di una popolazione di battezzati valutata in oltre un miliardo di persone. Ovvero vi è un cardinale ogni dieci milioni di cattolici. Ovviamente i cardinali -e i papi- appartengono tutti allo stesso sesso, impedendo all’altro, che pure esprime la maggioranza dei credenti, qualunque tipo di carriera e di potere decisionale. Ma vi è di più.
Tutta, assolutamente tutta la carriera di un cardinale è avvenuta per cooptazione, dai gradi più bassi fino al più alto. Pochi ordini monastici eleggono i loro dirigenti, ma la scelta di vescovi e cardinali non avviene con questi criteri. Inoltre 113 dei 115 partecipanti sono stati scelti direttamente da Karol Wojityla che ha anche nominato migliaia di vescovi che faranno da nerbo per i conclave a venire. Ovvero, il 99% dei cardinali è stato nominato da una sola persona, un monarca assoluto, che pertanto non ammette né controlli né contrappesi alle proprie decisioni.
Penso che nessuno abbia il diritto di criticare il modo come la chiesa cattolica coopta la propria classe dirigente o nomina il proprio capo, ma usare il termine democrazia, proprio nessuno ha il diritto di usarlo.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it


