Friday 25 May 2012, 04:26

Gli articoli con tag: " apartheid "

La pantera sono loro?

PANTERA

 

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Bolivia: cosa è in gioco col referendum revocatorio di domenica

amoevo Domenica 10 agosto si realizzerà in Bolivia il referendum revocatorio. Le dieci cariche più importanti del paese, presidente, vicepresidente e otto dei nove prefetti (governatori) saranno sottoposte ad un referendum popolare che confermerà o meno il loro incarico.

Si vota in un contesto caotico e con il pericolo reale di un colpo di stato organizzato dai prefetti dell’opposizione.

Questa ha tentato fino all’ultimo di evitare un referendum che può essere la chiave di volta del processo diretto da Evo Morales.

Da lunedì il cambiamento in Bolivia si fermerà definitivamente o accelererà.

Ricordate Salvador Allende? Il golpe in Cile non si doveva realizzare l’11 settembre ma il giorno dopo, il 12 settembre 1973. Ma quando il traditore Augusto Pinochet seppe che il giorno 11 Allende avrebbe annunciato al paese che si sarebbe tenuto un referendum popolare sul suo mandato, e se avesse perso si sarebbe dimesso in pace e in democrazia, decise di anticipare il colpo di stato. Era evidente ad ogni persona informata dei fatti, che il popolo era con Don Salvador e che questo sarebbe uscito infinitamente rafforzato dal referendum, rispetto all’opposizione e rispetto alla sua litigiosa maggioranza.

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Cittadini italiani

Rom

A Roma la grande manifestazione dei Rom e Sinti contro il razzismo degli italiani. “Siamo qui oggi contro l’apartheid – Santino Spinelli, professore universitario a Chieti, musicista e intellettuale rom – e per far capire all’Italia e agli italiani che i rom non sono nomadi, che i campi sono illegali e disumani e che ci siamo riuniti oggi per la prima volta compatti a favore dei nostri diritti”.

Celebrare e continuare la conquista: i 60 anni di Israele

L’ANNIVERSARIO DELLA CREAZIONE DI ISRAELE: celebrare e continuare la conquista
Michèle Sibony (UJFP – Union Juive Francaise pour la Paix)
traduzione di Marianita De Ambrogio
3 maggio 2008

L’anniversario della creazione di Israele sta diventando una celebrazione internazionale. Per esempio una sfilata è organizzata l’1 giugno prossimo nel cuore di Manhattan con stendardi e grandi ritratti di Israeliani anonimi o celebri, sotto il titolo: «Volti di Israele». La volontà degli organizzatori è di affermare che la società israeliana “…è una società simile sotto molti aspetti a quella di New York – un’affascinante combinazione di immigrati venuti insieme per creare una società dalle molteplici sfaccettature. E’ la storia di Israele”. Tuttavia, nella lista dei ritratti l’unico arabo israeliano (come lo chiamano loro) sarà Rania Jubran una diplomatica. (Israele conquista la 5e avenue: Ynet 21 aprile 2008) … Leggi tutto

Le olimpiadi del profitto

La notizia non è, purtroppo, né nuova né sorprendente: il governo cinese ha avviato l’ennesima azione di repressione nei confronti del popolo tibetano. Sono già più di cento i morti, oltre ai feriti, agli arrestati e alle devastazioni; un bilancio che rappresenta solo l’inizio di quello che sembra essere un lungo periodo di sofferenze per un popolo altrimenti pacifico. A questo si aggiungono gli scontri, con conseguenti feriti ed arresti, che stanno avvenendo, per gli stessi motivi, in India e in altri paesi del mondo. … Leggi tutto

Pubblicità e razzismo in America latina. Spunti per una possibile ricerca

Anticipo in forma ridotta un mio saggio di prossima pubblicazione

Nino_disparando Visto dalla remota Europa lo stereotipo di bellezza femminile nel continente meticcio per eccellenza, l’America latina, è quello degli occhi neri, dei capelli crespi e della pelle abbronzata. È l’America morena letteraria di Teresa Batista o di Donna Flor del bahiano Jorge Amado. Visto dallo show business e soprattutto dal sistema pubblicitario latinoamericano, invece, lo stereotipo di bellezza è quello occidentale, anoressico, biondo e dagli occhi azzurri. Tale divaricazione non è ininfluente e la pubblicità appare mettere in scena e contribuire a legittimare l’apartheid e la sottomissione culturale al bianco delle maggioranze meticce, indigene e nere.

Se leggi, costituzioni, società e perfino la vita quotidiana rendono la discriminazione in America latina né onnipresente né inevitabile, il mondo della pubblicità nella regione, in maniera più marcata rispetto ai sistemi televisivi in generale, rappresenta invece un baluardo della separatezza. È un mondo di creoli che rappresentano se stessi anche quando devono vendere prodotti ai non creoli, autocompiacendosi fino a considerare e presentare la bianchezza della pelle come garanzia del successo di un prodotto. È difficile capire dove finisca l’ottusità discriminatoria e dove comincino le finalità politico-ideologiche di controllo sociale. Appare però evidente che le logiche che si celano dietro la presunta neutralità delle logiche commerciali vadano ben al di là degli interessi commerciali stessi.

Ben diversa è infatti la situazione negli Stati Uniti. Il mercato dei consumatori ispanici muove

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Contro-laudatio per Michelle Bachelet

michelle-bachelet Oggi la presidente cilena Michelle Bachelet è a Roma, incontrerà le massime cariche dello stato, sarà elogiata da tutta la stampa nazionale e sarà chiamata ad inaugurare l’anno accademico a Roma Tre. Domani, mercoledì, riceverà a Siena una laurea Honoris Causa in Medicina. Ma merita davvero tanti onori?

Quando lo scorso anno si sollevò l’intero mondo dell’educazione cilena, scesero in piazza perfino i bambini delle elementari, l’Università -caso unico al mondo- restò assolutamente … Leggi tutto

Io ci voglio credere

Con Francesca Esther e Paolo Manzo

Francesca Esther: Io ci voglio credere. Ne ho bisogno, Caracas deve crescere farlo in fretta e bene, voglio credere in … Leggi tutto

La sai l’ultima dei media italiani su Chávez?

Chávez propone la fine dell’apartheid a Caracas, dove ricchi e poveri vivono rigidamente separati e crea, come negli Stati Uniti, il Distretto Federale nella capitale. Con ritardo, ed in maniera stranamente concertata, solo la stampa italiana trova il modo di ridicolizzare anche questa proposta e di non parlare della sconfitta della mediazione di Chávez per liberare la Betancourt e gli altri sequestrati dalle FARC in Colombia. Strano, no?

“Quel buffone di Chávez cambia il nome di Caracas in ‘la Cuna de Bolívar y Reina del Guaraira Repano’ “! Oggi tutti i giornali, telegiornali, radiogiornali, italiani, MA SOLO GLI ITALIANI, in maniera sospettosamente concertata, parlano del … Leggi tutto

Italiano uccide “per errore” bimba polacca. Da Jon Cazacu, a Karolina, l’informazione razzista

Storia di ordinario razzismo informativo: un italiano spara e ammazza bambina polacca di cinque anni per futili motivi. Per la magistratura è “omicidio premeditato”, ma La Repubblica è subito innocentista: “è stato un errore”.
A voler credere alla Repubblica voleva ammazzare il padre e ha ammazzato la bambina. Siccome è italiano dobbiamo credergli, lo sanno tutti: “italiani brava gente”. Anzi, lo sappiamo tutti, noi italiani, perché questa storia degli “italiani brava gente” ce la cantiamo e suoniamo tra di noi.

In memoria di Jon Cazacu e Jerry Esslan Masslo

Su La Repubblica -dove la notizia è già scesa al terzo o quarto livello- i toni sono immediatamente tranquillizzanti. Il caso non è grave, la bambina è stata uccisa per errore, strilla fin dal titolo. Fuoco amico? Come fa la Repubblica ad avere già un quadro così preciso a poche ore dal crimine? Hanno già letto la sentenza? L’hanno già assolto? E’ italiano, è dei nostri… La magistratura, smentendo la sentenza assolutoria di Repubblica ha incriminato per omicidio premeditato.

Del resto (si guardi l’aberrante testo nell’immagine tratta da Repubblica online) all’assassino italiano giravano le palle, era nervoso, aveva … Leggi tutto

Razzismo in Italia, l’ONU lo ricorda e denuncia, i media lo nascondono

Alzi la mano chi sa che oggi, 21 marzo, è la giornata mondiale contro il razzismo. Alzi la mano chi ne è stato informato dai media, che sarebbero lì per quello, ma oramai sono campioni solo della "memoria selettiva".

Nel paese dove la par condicio porta a far sì che ci sia la giornata per le foibe (meno di 3.000 morti) ma non c’è la giornata per … Leggi tutto

Peter Botha, in morte di un boia

E’ morto in Sud Africa Peter Botha, l’uomo dell’apartheid.
Aveva novant’anni ed ha vissuto gli ultimi 17 anni della sua vita a Città del Capo in una villa hollywoodiana di fronte al mare. Militante del partito nazionalista fin dal 1936, è stato uno più pervicaci razzisti del XX secolo, uno dei massimi costruttori del sistema di segregazione razziale sudafricano, ed uno dei più duri nel perpetuarlo con l’uso di massa di violazioni dei diritti umani, tortura, terrorismo di stato.

Dal 1966 era stato ministro della difesa, nel 1978 sostituì John Vorster come primo ministro e rimase in carica fino al 1989 quando un ictus lo costrinse a lasciare il campo a Frederik W. de Klerk, l’uomo che aprì il dialogo, liberò Nelson Mandela e contribuì a smantellare l’apartheid.

Con Botha nulla di tutto questo era neanche iniziato. Botha credeva nella superiorità razziale dei bianchi. Trasformò il Sud Africa in … Leggi tutto

Lucia Annunziata contestata all’Università di Macerata

Il convegno organizzato ottimamente da Angelo Ventrone, docente di Storia Contemporanea a Scienze Politiche dell’Università di Macerata, intitolato ?Nemico addio? Le memorie divise nella storia della Repubblica?, del quale si è parlato in tutti i giornali nazionali, si è concluso sabato mattina con un dibattito particolarmente stimolante, con tanto di contestazione ad uno dei relatori, la giornalista Lucia Annunziata.

Ineccepibili le relazioni di Maurizio Ridolfi (ma trovo non calzante la comparazione tra la transizione italiana e quella spagnola di trent’anni dopo), e quella di Giovanni Sabbatucci, che pure parte da una sostanziale corresponsabilità nel ruolo del centrodestra e quello del centrosinistra nell’attuale divisione dello spettro politico italiano, che chi scrive condivide solo nell’impalcatura. Ascoltato con molto interesse è stato anche Marco Tarchi, che ha favorevolmente colpito per la sua analisi sulla storia della destra radicale in Italia.

Poi è stato il turno della relazione di Lucia Annunziata, l’unica non storica tra i relatori dell’ultima giornata. E’ stata una relazione tutta tesa ad incolpare la sinistra … Leggi tutto

Colonialismo, il mito del buon italiano

Offro alla lettura un altro articolo importante del prof. Del Boca (novembre 2002), del quale consiglio tutta la bibliografia sulla presenza italiana in Africa. Le immagini sono tratte dall’ottimo sito dell’Isrec di Piacenza

Colonialismo, il mito del buon italiano

Deportazioni di massa, bombardamenti con bombe di ipirite, campi di concentramento, rappresaglie indiscriminate, stragi di civili, confisca di beni e terreni. Le pagine nere dei crimini commessi dalle truppe italiane in Eritrea, Somalia e Libia. Una politica coloniale all’insegna del mito sugli «italiani, brava gente». L’Italia repubblicana non ha ancora fatto i conti con l’«avventura coloniale» del fascismo, favorendo una storiografia moderata o revanscista
di Angelo del Boca

I paesi europei che hanno partecipato alla spartizione dell’Africa, si sono macchiati, tutti, indistintamente, dei peggiori crimini. E’ un dato suffragato da episodi sui quali esiste, nella memoria e negli archivi, una documentazione imponente. Cominciarono i boeri, due secoli fa, massacrando le popolazioni indigene del Sudafrica, in modo particolare gli Ottentotti, gli Zulù e gli Ama Xosa. Gli inglesi non furono da meno, nel Sudan, quando si trattò di annientare la resistenza mahdista. Negli stessi anni i francesi demolivano, l’uno dopo l’altro, i regni Bambara, Mossi, Fulbe, Mande, Yoruba, dalla Mauritania al Ciad, dal Senegal al Gabon. Poi intervennero i tedeschi, i quali fecero scempio degli Herero e dei Nama, nell’attuale Namibia, mentre i belgi colonizzavano il Congo con metodi spietati. Le stragi di popolazioni africane continuarono anche dopo la seconda guerra mondiale, quando il periodo coloniale sembrava ormai concluso. Come dimenticare … Leggi tutto

Mario Vargas Llosa: “Evo Morales è il nuovo razzismo”

L’ex scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, ha individuato un nuovo bersaglio da colpire: i governi latinoamericani che non hanno alla testa un bianco sarebbero razzisti. Di conseguenza, lo scrive Vargas Llosa sulle pagine del quotidiano conservatore argentino la Nación, è razzista il governo presieduto dall’indio Evo Morales in Bolivia insediatosi questo fine settimana, com’è razzista il governo venezuelano presieduto dal meticcio indio e nero Hugo Chávez e sarà razzista l’eventuale governo presieduto dall’indio peruviano … Leggi tutto