Thursday 09 February 2012, 07:47

Categoria: Storia

“Se questo è un uomo".

LeviRicordaVoi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi

Cile: contrordine camerati, quella di Pinochet fu dittatura

Di fronte alle unanimi prese di posizione negative in Cile e in tutto il mondo contro la proibizione dell’uso del termine “dittatura” per il regime pinochetista (1973-1989) nei manuali scolastici, il governo di Sebastián Piñera fa macchina indietro. Secondo il ministro dell’ educazione Harald Beyer, che modifica quanto affermava fino a poche ore prima, “il governo non ha mai preteso di disconoscere il carattere non democratico del regime militare e le violazioni di diritti umani commesse”. È probabile che il governo vada ora verso la ricerca di una formula più soft consigliando e non obbligando ad usare i termini “regime” e non “dittatura” e “pronunciamento” invece di “golpe”. … Leggi tutto

Uso pubblico della Storia: per Piñera in Cile non vi fu dittatura

1291804399123pinochetdnIl Consiglio Nazionale dell’Educazione ha approvato ieri a Valparaiso la proposta del governo di destra presieduto da Sebastián Piñera per la quale nei libri delle scuole elementari in Cile non potrà più apparire il termine “dittatura militare” rispetto al regime di Augusto Pinochet che rovesciò l’11 settembre 1973 il governo di Salvador Allende causando 3.500 desaparecidos, 30.000 incarcerati e 400.000 esiliati.

Aspre le critiche dell’opposizione per la quale “il governo non può cancellare la realtà di assassinii, sparizioni di persone, violazioni di diritti umani, libertà conculcate, censura e corruzione” mentre dalla maggioranza l’ex ministro pinochetista Alberto Cardemil è d’accordo con l’imposizione del governo con un surreale argomento: “È una maniera di rompere il pensiero unico”. Anche dal partito post-pinochetista UDI, una delle due forze che compongono la maggioranza, si festeggia: “Finalmente si rompe lo stigma nei confronti di Pinochet”. Per decreto, nei manuali delle scuole elementari.

Il governo ultraliberale di Sebastián Piñera è ai minimi storici di popolarità dal ripristino della democrazia nel 1990 e ha appena cambiato il terzo ministro dell’Educazione, incapace di sconfiggere un enorme movimento studentesco che da otto mesi chiede di smantellare il sistema educativo pinochetista in favore di un’educazione pubblica, gratuita e di qualità per tutti i cileni.

Silvio Berlusconi antimoderno e il maggiorascato

Si dimette, forse no, ma non si redime mai. Nel pieno della bufera, con Umberto Bossi che gli morde la caviglia sinistra e Nicolas Sarkozy che gli addenta la destra, lui, fischiettando, dissimulando, pensa sempre ai casi suoi.
E lo fa con la quarantesima Legge ad personam intrufolatasi, come spesso accade, nel decretame col quale da sempre prova a governare anche materie sulle quali alcuna urgenza giustifica decreti, per gestire questa volta i suoi problemi testamentari.Nonostante calcoli di campare 120 anni (che fretta c’è allora?) cambierebbe così la vita e perfino la morte, modificando con un tratto di penna una materia consolidata da due secoli di diritto testamentario e, come addenda della quale non si cura, cambierebbe anche i diritti di quei poveracci degli italiani che magari lasciano ai figli un appartamentino in periferia (magari ancora col mutuo da pagare) e un’ utilitaria usata.

Cerchiamo brevemente di capire una norma così antistorica, che risponde solo alle esigenze proprietarie del magnate lombardo, di quale cultura è figlia. … Leggi tutto

Félix Antonio Rodríguez Liberto, ex-desaparecido

Si chiamava Félix Antonio Rodríguez Liberto ma ci sono voluti 36 anni per restituirgli l’identità. Era un operaio comunista uruguayano che lavorava a Buenos Aires. Aveva 22 anni e un figlio appena nato. … Leggi tutto

Catania – "L’America latina da alunna modello del FMI a frammento di mondo multipolare"

americaMartedì 11 Ottobre, ore 16.30 – ex Monastero dei Benedettini – Facoltà di Lettere – Aula 1
GENNARO CAROTENUTO – Università di Macerata – "L’America latina da alunna modello del FMI a frammento di mondo multipolare" – introduce Attilio Scuderi (Università di Catania)

 

… Leggi tutto

Renato Brunetta e il Censimento sui computer fantasma

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, prende carta e penna e scrive alla Pubblica Amministrazione per chiedere, con particolare calore, ai dirigenti di far compilare in ufficio i questionari del Censimento 2011 ai dipendenti pubblici. Lo fa con carta intestata della Presidenza del Consiglio (non ne ha di sua?) ma soprattutto non si capisce bene il motivo della lettera se non per supposizioni: … Leggi tutto

Le macerie del regime

18545_18545

Il capo del governo invita un suo sodale alla latitanza. Un ministro si diverte a raccontare una barzelletta su uno stupro. Sono solo gli ultimi due di centomila flash di questi anni, dalla legge elettorale fatta in quanto “porcata” ai condoni tombali agli evasori al salto indietro di cent’anni nelle questioni di genere, allo sdoganamento del razzismo fatto passare come buon senso comune.

… Leggi tutto

Cavie umane per gli esperimenti del Ministero della Sanità degli Stati Uniti: almeno 83 morti in Guatemala

pruebas-guatemalaAlmeno 83 cittadini guatelmatechi sono morti tra il 1946 e il 1948 perché scienziati statunitensi, nell’ambito di ricerche finanziate dal Ministero della Sanità statunitense, deliberatamente iniettarono loro –senza che ne fossero a conoscenza- virus di malattie, soprattutto veneree, nell’ambito di esperimenti farmaceutici su persone considerate inferiori e perciò sacrificabili.

… Leggi tutto

Tremonti mette le mani sul 25 aprile. Ora e sempre Resistenza. Ora e sempre 25 aprile!

25 aprile sempreGiulio Tremonti a Ferragosto mette le mani sul 25 aprile (e sul primo maggio). Sono vent’anni che ci provano a far fuori la Festa della Liberazione, la Festa della Resistenza, la Festa dell’Antifascismo e della democrazia.

Festa di parte dissero, ma era la parte giusta, quella che con il sangue dei partigiani ha costruito la nostra democrazia. Poi ci chiesero di riconciliarci con i ragazzi di Salò, quei bravi ragazzi che combattevano per alti ideali come il fascismo, il razzismo, l’antisemitismo. Quindi ad Onna, dopo la tragedia abruzzese, Silvio Berlusconi, al massimo del suo delirio manipolatore, aveva provato perfino ad appropriarsene della nostra festa, lui piduista e (nella migliore delle ipotesi) ademocratico e men che meno antifascista.

Adesso, visto che il 25 aprile é irredimibile alle logiche post-democratiche, con la scusa della crisi, provano a spostarlo come un ferro vecchio, un vecchio soprammobile scomodo da mettere in un angolo remoto della casa per fare contento e fesso il vecchio zio che ce l’ha regalato.

Faccia quel che vuole Giulio Tremonti. Il suo potere ha i giorni contati e anche il dominio dell’economia sulla politica. Un po’ di fumo sui costi della politica non impedisce di vedere che bastonano sempre gli stessi. Che il sindacato non sottovaluti l’importanza del simbolo 25 aprile e batta un colpo e preannunci fin d’ora uno sciopero generale a settembre contro la manovra ma anche un grande sciopero generale per il 25 aprile 2012, un mercoledí, e per martedí primo maggio.

Ora e sempre Resistenza. 25 aprile sempre, anche nel 2012.

Caso Breivik-Borghezio. È tempo di difendere la democrazia

SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS (CHIAPAS, MESSICO) Tutto quello che ci è stato promesso dal "pensiero unico" dal 1989 in avanti è risultato essere sistematicamente falso. E ancora una volta nella Storia è l’ultradestra e non la sinistra a beneficiare del crollo di un modello economico e in prospettiva di un sistema stesso di società, quella democratica, costruita come destino progressivo dell’umanità nell’ultimo quarto di millennio.

Mi torna in mente la brillante definizione di Ignacio Ramonet mentre cavalco tra villaggi tzotziles in quello che non troppi anni fa fu territorio zapatista. Non posso levarmi dalla testa quello che è successo ad Utoya e l’addentellato italiano della solidarietà espressa dall’europarlamentare Mario Borghezio alle idee del terrorista. Scrivo questi appunti a penna su un quadernino in una breve pausa. Il cavallo che pascola placido a pochi metri da me, la natura rigogliosa della selva di questo frammento della Nostra America, non mi permettono di dimenticare i fatti norvegesi e le conseguenze per l’Europa e per l’Italia di un’estrema destra antisistema la pericolosità della quale è stata troppe volte e troppo a lungo sottovalutata.

… Leggi tutto

Bossi e i cannoni di Bava Beccaris

Umberto Bossi: “la destra storica durò per 15 anni, fino a quando Bava Beccaris fece sparare sulla folla a Milano”.

Complimenti, torni al prossimo appello.

Le azioni squadristiche di Renato Brunetta

squadrismo

Per Renato Brunetta quella della ragazza precaria che ha chiesto di fargli una domanda (alla quale lui ha replicato andando via e insultando) è stata un’ “azione squadristica”.

… Leggi tutto

Ernesto Sabato, peccato per quei “due demoni”

È scomparso a 99 anni il grande scrittore argentino Ernesto Sabato. Al di là dei suoi contributi letterari imprescindibili, passa alla storia per essere stato alla testa della CONADEP, la “Commissione Nazionale sulla Sparizione di Persone”, al termine dell’ultima dittatura (1976-1983) che produsse il “Nunca Más” (mai più), il rapporto fondamentale (nella foto Sabato lo consegna a Raúl Alfonsín nel 1984) per iniziare a sapere davvero cosa fu il terrorismo di stato in Argentina e nel Cono Sud d’America e un contributo fondamentale per la crescita della coscienza dei diritti umani. … Leggi tutto

Karol Wojtyla: quello che i media evitano di ricordare

Questo articolo è stato pubblicato in originale sul settimanale Brecha di Montevideo

Il primo maggio, occupando in maniera per niente casuale una data tradizionale del mondo del lavoro e della sinistra laica, Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, sarà beatificato appena sei anni dopo la morte. Per la chiesa cattolica è uno scalino necessario verso la santità.

Anche se circa due milioni di fedeli starebbero viaggiando verso Roma in queste ore, l’opera di Wojtyla mantiene aspetti polemici, rigorosamente dimenticati in questi giorni per le sue omissioni nelle denunce dei casi di pedofilia, per la sua alleanza con le dittature latinoamericane e con prelature discusse come l’Opus Dei e i Legionari di Cristo o per la sua guerra senza quartiere contro la modernità, la chiesa di base e lo spirito del Concilio Vaticano II.

… Leggi tutto