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Caro Giuseppe Giulietti, sul Venezuela sbagli

hugo-chavez-02 Caro Giuseppe Giulietti,

leggo un tuo duro attacco contro il governo venezuelano dalle pagine di “Articolo 21”, associazione nelle finalità della quale mi riconosco pienamente. La stima che ho per te mi fa scorgere il fumo del “sentito dire” e il condizionamento del continuo inquinamento delle fonti operato dal mainstream.

giulietti-giuseppe Il Venezuela è un laboratorio mediatico senza pari al mondo. Come tutti i governi integrazionisti latinoamericani ha dovuto fronteggiare, inizialmente senza strumenti legislativi, un irriducibile “latifondo informativo commerciale”, contrario spesso in maniera eversiva ai governi di centro-sinistra. Tale latifondo considera (strumentalmente) ogni possibile democratizzazione del sistema mediatico come un attacco all’unica libertà d’espressione che ha a cuore, la propria.

In questo contesto la demonizzazione sempre più marcata dei processi politici latinoamericani, e in particolare quello venezuelano vede inoltre sempre più spesso accostare il presidente Hugo Chávez a Silvio Berlusconi, dipinti come due autocrati accomunati dalla smania di controllare i media. Tale accostamento è diffamatorio per il governante bolivariano. Semmai è vero il contrario: Chávez è massacrato da anni da un sistema mediatico di stile berlusconiano per squallore morale, potere economico e pervicacia della disinformazione.

In Venezuela, come nel resto dell’America latina, media commerciali ademocratici se non apertamente antidemocratici, dei quali sono proprietari uno o pochi soggetti economicamente dominanti e con rilevanti alleanze internazionali, mediatiche, politiche ed economiche, bombardano quotidianamente i governi integrazionisti facendosi beffe di ogni deontologia ed etica professionale. Ancora domenica scorsa il presidente boliviano Evo Morales ha denunciato un complotto tendente a diffamare i suoi omologhi venezuelano ed ecuadoriano, Hugo Chávez e Rafael Correa. Sui nostri giornali ho visto riportare la calunnia ma non la denuncia della stessa.

Il caso venezuelano è paradigmatico perché il sistema televisivo privato tutto fu protagonista del fallito colpo di Stato dell’11 aprile 2002 e successivamente, come senz’altro sai, dai media commerciali in questi anni si è più volte incitato ad assassinare il capo dello stato. Cosa succederebbe se in Italia, nel corso di un talk show, magari ad Anno Zero, si incitasse il pubblico a prendere un fucile di precisione e sparare contro il capo del governo Silvio Berlusconi?

Quella eversiva è solo la punta dell’iceberg. Dai media commerciali venezuelani vengono quotidianamente lanciati messaggi incostituzionali, indecenti, indiscutibilmente diseducativi. Ciò in aperta, flagrante e cosciente violazione alle leggi dello Stato che vengono continuamente sfidate, per esempio non rispettando le fasce protette per l’infanzia o incitando alla discriminazione e all’odio razziale. Tali violazioni sono distribuite in tutto il palinsesto, dai TG ai talk-show fino agli spot pubblicitari e alla fiction.

Ogni volta che in questi anni il governo ha legittimamente tentato di far rispettare le leggi, le televisioni e i media commerciali hanno alzato il livello dello scontro sapendo di contare sull’appoggio esterno (in buona o malafede) di chi cadeva nel facile paradigma del “tiranno tropicale che censura media indipendenti”.

Ricordo qui un esempio tra i tanti. Nell’aprile 2008 i nostri giornali si tuffarono sulla notizia che il perfido Chávez aveva censurato il cartone animato statunitense dei Simpson. “La Stampa” di Torino parlò di “museruola chavista contro il cartoon imperialista”. Balle: in realtà i Simpson non erano censurati ma solo considerati come non adatti alla fascia protetta, esattamente come avviene negli Stati Uniti. A un giornalista onesto sarebbero bastati cinque minuti per verificare.

E’ con tali esempi di cialtroneria che si crea il paradigma falso e tendenzioso del “tiranno tropicale che censura media indipendenti”. Ci si rende così complici dei media commerciali al di fuori di ogni regola quando non in maniera apertamente eversiva. Con stima e sinceramente ti domando e domando alla FNSI: cosa deve fare un governo democratico di fronte a un attacco così brutale, sistematico e organizzato?

A chi immagina senza conoscere un Venezuela dominato dalla propaganda ufficiale, ricordo che nelle ultime elezioni presidenziali una commissione di osservatori internazionali, della quale ho fatto parte, ha calcolato che oltre i due terzi dei media era controllato dall’opposizione. Mentre scrivo queste righe a Caracas è l’alba e, come sempre da dieci anni a questa parte, i chioschi dei giornali si popolano di quotidiani quasi totalmente avversi al governo e con un livello di aggressività personale nei confronti del capo dello Stato da noi sconosciuta e che il governo venezuelano tollera.

Nonostante tale insostenibile pressione nessun media in dieci anni è stato chiuso in Venezuela. Tale semplice verità non basta ad evitare che Chávez sia presentato come il “tiranno tropicale che attacca i media indipendenti” che indipendenti non sono affatto. Mi domando perché due mesi fa, quando il governo peruviano chiuse dalla sera alla mattina, senza che scadesse alcuna concessione, “Radio la Voz” degli indigeni dell’Amazzonia, colpevole di informare della resistenza di quelle genti nessuno, né “Articolo 21”, né la FNSI ha protestato. Siamo tutti adulti e capiamo perché Chávez faccia scandalo di per sé sempre mentre Alan García possa agire nel silenzio complice del sistema mediatico mondiale.

Il canale televisivo RCTV, apertamente golpista (e non è un dettaglio), fu trasferito sul cavo perché la concessione dell’etere era scaduta. Chi scrive fu forse l’unico giornalista italiano a presenziare dal vivo alle manifestazioni dell’opposizione che avvennero in diretta televisiva e con maxischermi in tutte le piazze di Caracas. Altro che bavaglio e censura; il governo aveva il pieno diritto di decidere essendo l’etere un bene pubblico. Ogni anno nel mondo non vengono rinnovate decine di concessioni dall’Australia agli Stati Uniti, dalla Colombia all’Unione Europea, senza scandalo alcuno salvo che quando si tratta di Chávez.

A tal proposito sarei curioso di sapere quando scadrà la concessione di Mediaset, o se è per caso perpetua, e se nel nostro paese qualcuno ritenga che sia opportuno o socialmente utile non rinnovarla e magari riassegnare le frequenze ad altri soggetti, pubblici o privati, che ne facciano miglior uso per il bene comune.

A chi sostiene che sia un attentato alla libertà di espressione non rinnovare automaticamente concessioni scadute, rispondo che ha ragione Hugo Chávez quando parla di “latifondi mediatici” che un governo democratico ha il dovere e la legittimità per redistribuire. “Libertà di espressione” vuol dire garantire la stessa a molteplici soggetti, non solo ai soliti due o tre nei secoli dei secoli. Altrimenti dovremmo concludere che l’etere non è un bene pubblico dato in concessione ma una proprietà privata che può essere ereditata di generazione in generazione, di padre in figlio come è accaduto in Venezuela e come sta accadendo in Italia da Silvio a Piersilvio senza che ciò causi particolare preoccupazione.

Proprio rispetto a ciò, rispetto a quella che nel mio libro “Giornalismo partecipativo” che uscirà in autunno, definisco non in riferimento al Venezuela come un’indispensabile “riforma agraria dell’informazione”, il paese sudamericano sta scrivendo alcune delle pagine più interessanti al mondo. In questi anni la libertà conquistata con la Costituzione partecipativa bolivariana, ha fatto nascere e prosperare centinaia di radio comunitarie, di qualunque tendenza politica, che hanno abbassato sensibilmente l’assicella della concentrazione editoriale ed economica necessaria a fondare e far funzionare un media favorendo un pluralismo che il sistema mediatico mainstream impedisce.

In tale contesto i soggetti dominanti si stracciano le vesti perché divengono un po’ meno dominanti. Non mi straccerò le vesti con loro e propongo un’altra lettura: non c’è democratizzazione possibile dell’informazione senza intaccare il potere di tali soggetti dominanti.

Certo, il senatore del PD Stefano Passigli ha scritto un libro intero, “Democrazia e conflitto d’interessi” per spiegarci che in Italia non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interessi per evitare che il soggetto dominante Berlusconi “facesse la vittima”. Per la nostra vigliaccheria dobbiamo piegarci alla stessa logica nel commentari cose d’America latina?

Il discorso sarebbe lungo, ma mi piace chiudere ricordando Telesur, la prima televisione pubblica multistatale al mondo, con base a Caracas, che in questo mese e mezzo ha seguito secondo per secondo il golpe in Honduras in condizioni di particolare rischio per i propri inviati e tecnici e supplendo all’assenza colpevole dei grandi network. Nel frattempo i nostri TG applaudivano al dittatore di Bergamo alta Roberto Micheletti (attendo interventi dell’FNSI sugli scandalosi TG2 e “Studio aperto” in merito). In Venezuela in questi anni, rispetto al monocolore informativo mainstream, le voci si sono moltiplicate, intersecate, rinnovate, democratizzate. Chi fino a ieri controllava tutto oggi strepita perché controlla meno del tutto ed ha finalmente dei doveri oltre che dei diritti. Bisogna seguire l’esempio di Caracas, altro che censura!

con stima

Gennaro Carotenuto

professore di Storia del Giornalismo e dei nuovi media, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Macerata, autore di “Giornalismo partecipativo, l’informazione come bene comune” di imminente pubblicazione

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8 Responses to Caro Giuseppe Giulietti, sul Venezuela sbagli

  1. mirko77 7 ago 2009 at 08:32 #

    Condivido tutto in pieno. Grande Gennaro! Purtroppo come te sai il problema è uno solo. Chavez & Co. stanno tentando di attuare nei loro paesi un modello di ispirazione socialista/comunista. E dove vi sono i comunisti automaticamente nascono guerre più o meno accese perché i comunisti riaccendono il conflitto di classe. Chavez sta “reagendo” a questo in un modo nuovo ovvero non reagendo. Lui ha capito la cosa fondamentale: finché continuerà a dare al popolo non ci saranno tv o golpe che potranno vincere.

  2. aldebaran 7 ago 2009 at 09:45 #

    Un po’ di quanto racconta Gennaro lo sapevo già e mi bastava per dare il mio apprezzamento al grande lavoro fatto finora da Chavez. Resta da capire come faccia a non sapere certe cose Giulietti, perché anche se, come diceva Simone Weil, “la verità è sempre sperimentale”, mi pare abbastanza assurdo, se non sospetto, che lui possa aver letto la storia contemporanea in maniera diametralmente opposta da come è, al punto da fare un duro attacco a chi sta cercando (e riuscendo) di risanare l’economia e il tessuto sociale del suo paese massacrato da anni di saccheggio occidentale.
    Cose di questo genere sono un putrido segnale per il giornalismo e un grave rischio per ciò che esso è in grado di promuovere nelle coscienze di chi è più giovane.

  3. Fabio Bovi 7 ago 2009 at 11:10 #

    Chavez ha capito che i Media rappresentano la trincea sulla quale combattere se si vuole cambiare il “sistema”. L’ha dimostrato con la nascita di TeleSur. Oggi e’ impossibile cambiare la societa’ (Venezuelane o Italiana che sia) senza intervenire sui Media. Sono i Media (in primis le TV) che costruisco la realta’ nella quale milioni di persone sono convinti di vivere e in base alla quale milioni di persone formano le loro opinioni e prendono le loro scelte. Le TV commerciali sono state fondamentali per imporre, con il consenso delle masse, la globalizzazione neoliberista.
    Se non l’abbiamo capito noi in Italia … se non lo capisce Giulietti… e’ solo perche anche i nostri cervelli sono ormai saturi delle menzogne mediatiche al punto da non riuscire piu’ a vedere dov’e’ la verita.
    Dispiace che Art.21 dimostri questa incapacita’ di analisi e accetti supinamente di dare uan sponda a chi controlla il sistema mediatico nella demonizzazione di Chavez.

  4. Mirco Baschieri 7 ago 2009 at 17:00 #

    Leggete questo:
    http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200908071549-pol-rom1092-niger_presidente_stravince_referendum_al_potere_a_vita

    non ho letto nessuna protesta in merito.
    Invece con Chavez era scoppiato il finimondo.

  5. Mauro Pigozzi 7 ago 2009 at 20:53 #

    E’ chiaro, purtroppo, che il berlusconismo ha talmente egemonizzato il nostro paese e la nostra cultura che anche oppositori di solito lucidi come Giulietti ne vedano i fantasmi anche dove non vi sono… tra l’altro con l’uscita odierna sulla Rai (ovviamente nessun giornalista ha avuto alcunchè da obbiettare, per esempio, su Minzolini) del Gran Visir siamo ormai veramente alla tragicommedia più totale!

  6. Iginio Roberto Calamita 8 ago 2009 at 08:07 #

    Ieri sera ho visto su Rai tre un documentario sul ventenio, e mi ha chiamato l’attenzione di trovare tante somiglianze con quello che abbiamo oggi, in particolare l’uso massiccio della propaganda (Istituto Luce, giornali,ecc).
    Doppodicche mi è venuto in mente un termine di Paolo Freire: “educastrazione”. Vale a dire, siamo molto istruiti nei diversi campi della scienza ,ecc, ma siamo castrati nel avere una visione veramente aperta del ‘umanita della quale facciamo parte.
    Per la massa, e non solo, la “democrazia” è questa, imparata da piccoli cosi e basta. Qualsiasi forma alternativa, anche se coinvolge a intere societa, non va nemmeno presa in considerazione.
    Sono nato e cresciuto a Bahia Blanca, Arg. (200.000 abitanti)dove c’era e c’è da leggere un solo giornale, La Nueva Provincia, dove anche alcuni papi sono stati chiamati “comunisti”, e purtroppo hanno “formato” intere generazioni di “castrati”.
    Che Fare? apogiare qualsiasi intento di televisione alternativa, come Pandora TV, ecc, perche la massa non legge, e allora, per quanto lodevole gli interventi di Gennaro, la sua parola scritta non arrivera mai ai miei compagni di fabrica. E se la ripeto io, non conta, perche “lo dici tu, e a la televisione non ho mai sentito una cosa del genere….”

  7. Antonio Castellarin 8 ago 2009 at 10:25 #

    I mezzi di “comunicazione” (distruzione) di massa:

    Chávez cierra emisoras de radio
    di MaraudeR su Librexpresion
    http://www.rebelion.org/noticia.php?id=89714&titular=ch%E1vez-cierra-emisoras-de-radio-

    Non fermandosi al titolo e leggendolo tutto si possono trovare due “notizie”. L’interessante e’ il modo di trattare la STESSA notizia relativa a due LUOGHI diversi, o perlomeno a due ATTORI diversi.


    Cerradas 21 TV locales y 33 emisoras que emitían ilegalmente
    http://www.abc.es/hemeroteca/historico-01-04-2005/Madrid/cerradas-21-tv-locales-y-33-emisoras-que-emitian-ilegalmente_201546610300.html


    Chávez cierra las primeras 34 emisoras de radio y un canal de televisión
    http://www.abc.es/20090801/internacional-iberoamerica/chavez-cierra-primeras-emisoras-200908011623.html

    Nello svolgimento si capisce come i mezzi di distruzione di massa, abbiano la faccia come il culo. Non c’e’ nulla da aggiungere all’articolo di GC se non qualche dato del tipo sopra descritto.

  8. altrestorie 9 ago 2009 at 14:56 #

    Mi spiace per Giulietti che stimo, ma è molto grave che un parlamentare si accodi a notize fasulle, alla disinformazione, senza prendersi la briga di controllare le notizie.
    Nel caso Venezuela/Chavez ci sarebbe almeno da domandarsi perchè mai Chavez gode di cosi cattiva stampa ma ha un consenso interno altissimo. Perchè quando ci fu il tentato Golpe la popolazione paralizzò il paese finchè non fu liberato. Queti soli fatti dovrebbere indurre a perndere con le molle notizie riguaradanti Chavez, ma anche Morale e gli altri leader indigeni del sudamerica.
    giuseppe galluccio

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