Massa Carrara, Carc contro SSS, dalle Ronde allo squadrismo il passo è breve
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Che le ronde portassero dritto dritto allo squadrismo era evidente ad ogni persona intellettualmente onesta, ma l’episodio di Massa, città medaglia d’oro alla Resistenza, ne è la conferma prima ancora che la legge entri in vigore.
Sono troppi i cerebrolesi con la testa rasata che fremono all’idea di poter menare le mani protetti dalla legge voluta dalla feccia padana e magari essere perfino rimborsati. Per loro neGro, giallo o rosso fa lo stesso, l’importante è poter tirar fuori dalla soffitta la camicia nera del nonno.
Quindi che qualche teppista neofascista potesse pensare di fondare le SSS (Soccorso Sociale Sicurezza, dicono, Schutz Staffel, intuisce ogni persona dotata di coscienza e memoria), e magari dire pure che non aveva pensato all’assonanza, sta nella stupidità naturale delle cose.
Ma che degli arditi del popolo fuori tempo debbano supplire alla mancanza di repressione del neofascismo da parte dello Stato, del resto ridotto all’inazione su troppi fronti, è un segno sinistro dei tempi del quale non è possibile rallegrarsi.
Dopo la Guardia Nazionale Italiana (ricordate il nazista dell’Illinois nella foto?) che era stata autorizzata a pattugliare le strade di Milano, gli SSS di Massa dimostrano che stiamo andando verso tempi neri.
Purtroppo presto ci scapperà il morto e non sarà tutto sulla coscienza di Bossi, Borghezio, Berlusconi ma anche di chi solo blandamente fa loro opposizione.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
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aldebaran | 27 luglio 2009 09:30 | Rispondi
In attesa di apprendere come sono andate realmente le cose da Emilio Fede vi segnalo un articolo dell’Ansa dove si nota che in Cina c’è ancora qualcuno che individua il nemico altrove.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1621214905.html
Annalisa Melandri | 27 luglio 2009 14:44 | Rispondi
e intanto i fermati ovviamente sono soltanto dei Carc… mentre gli squadristi stavano bene bene protetti dalla polizia dentro al bar. Evviva.
Maurizio Guiducci | 27 luglio 2009 18:15 | Rispondi
Vogliamo chiamarlo regime? Così, tanto per “giocare” a dar un nome alle cose…
Gennaro Carotenuto | 27 luglio 2009 18:29 | Rispondi
Che vuol dire per te Maurizio (ed eventualmente per tutti) regime?
maurizio | 27 luglio 2009 19:32 | Rispondi
(sono un altro Maurizio) Regime è un termine neutro, di per sé è avalutativo. Si è diffuso però un suo utilizzo improprio per descrivere governi considerati antidemocratici, quasi fosse un sinonimo di “dittatura”. Non lo è.
Mauro Pigozzi | 27 luglio 2009 20:20 | Rispondi
Annalisa, è un pò come la storia di Bossi con il ritiro dall’Afganistan, l’avesse detto Ferrero o, senza spingerci troppo a sinistra, Di Pietro i giannizzeri e i servetti sarebberò partiti con il solito repertorio di insulti ed esecuzioni pubbliche…l’ha detto il vecchio sbaveggione perciò va (quasi, ma Manichino della Standa Frattini non fa testo…) tutto bene…
Maurizio Guiducci | 27 luglio 2009 23:03 | Rispondi
E’ ovvio che uso il termine in un’accezione impropria lessicalmente ma di uso comune. Nel termine devi sottintendere dittatoriale. Comunque credo questo s’intendesse.
Però perché “gioco” a chiamarlo regime (dittatoriale – (neo)fascista? -)? Non credo che servano manganello ed olio di ricino ne’ passi dell’oca per poterlo definire. Ne’ libertà formalmente negate. Non servono. Non più. Esistono mezzi più sicuri e (apparentemente) soft. Ci siamo slittati lentamente, ce ne troviamo probabilmente in mezzo (sarà la storia futura a raccontarlo) e non ce ne siamo accorti. Alcuni di noi sono anche soddisfatti (felicità indotta, un sorriso splendente).
Poi alcune constatazioni. Come chiamare un sistema dove i mezzi d’informazione (mainstream, ma sono ancora loro quelli che incidono) sono un coro unico. Dove un giornale come La Repubblica, passa per giornale di dissenso. Dove l’opposizione (parlamentare) esiste solo formalmente. Dove regna ogni giorno di più un pensiero unico? Dove ci sono fette di popolazione (autoctona o meno) di fatto invisibile. Non rappresentata. Dove lo “scomodo” è invisibile. E l’invisibile non esiste. Dove il disfacimento culturale (perché di fondo la continuo a considerare una disfatta culturale) ha raggiunto ormai il culo del barile? Dove esiste una “fuga dalla libertà” sempre più netta. Dove circolano (anche) ronde (inevitabilmente) di esaltati?
Cristiana Manenti | 28 luglio 2009 01:25 | Rispondi
Bella domanda!
Rimane anche nei miei ricordi un significato avaloriale del termine eppure quel termine irrompe nella conversazione, entra nel mio vissuto quotidiano in modo decisamente troppo forte per non avere, per non assumere, valore.
Cosi, nel cercare di darmi una risposta, mi sono tornate in mente alcune letture e cosi sono andata a rivedere alcuni appunti. Così, nella mia pur breve ricerca ho incontrato qesta descrizione: “Nel linguaggio comune il termine viene per lo più utilizzato in maniera provocatoria, critica, denigratoria per segnalare la cristallizzazione del potere, non soltanto politico, ma anche economico e mediatico, nelle mani delle stesse autorità che lo esercitano con durezza, senza curarsi dell’opposizione parlamentare e sociale e, talvolta, al di fuori, se non contro, le regole e le procedure esistenti e piegando le istituzioni ai loro voleri.”
Ricorda qualcosa?
A me dice tanto e cosi, sarà pure sbagliato dal punto di vista formale, (probabilmente i miei docenti di filosofia politica storceranno il naso ma credo che a volte sia anche corretto accettare il sentimento che la parola trasmette) non mi spaventa utilizzare il termine di regime per descrivere la situazione politica che stiamo attraversando, per descrivere il momento che viviamo: un paese dove si sta cercando di imbrigliare tutto all’interno di un unico pensiero dominante, dove l’informazione è accondiscendente o si cerca di imbavagliarla, dove il diritto a dissentire (ed uso un termine comunque già moderato) viene messo in continua discussione e compresso (del resto basta mettere in fila le diverse disposizioni da quelle che limitano il diritto di manifestare, la normativa sul blog, le intercettazioni solo per citarne alcune). In un altro commento parlavo di “normalizzazione” del paese ecco in questo senso intendo regime. Non occorre certo essere in presenza di una dittatura militare per parlare di regime (nel senso del sentire che questo termine evoca) credo che possa essere sufficiente anche una situazione in cui chi contesta le scelte “fatte nel suo bene e nel suo nome” finisce per essere considerato fuori dalla “norma” e in quanto tale messo ai margini della società. Sinceramente a me è questo che sembra stia succedendo (o anzi è già successo) e che forse sia arrivato il momenti di dare un nome alle cose.
Raffaele Della Rosa | 28 luglio 2009 09:54 | Rispondi
Cristiana carissima se i tuoi docenti storceranno il naso sarà un segno inequivocabile del fatto che ce l’han troppo lungo….come quello di…la definizione che tu dai segnala che il termine regime (dieta) contrariamente a quanto chiedono i fautori dello stato di diritto mette a digiuno di diritti una parte della popolazione, non prevede nessun bilanciamento dei poteri….ma anzi uno sbilanciamento….e quindi la trovo accettabile, utile.
Ora bisogna segnalare che, contrariamente agli m-l ortodossi ed ai reazionari palesi, la maggior parte dei politicanti e dei gazzettieri si proclama (con varie “sfumature”) fautrice accanita dello stato di diritto.
Questo mi porta a pensare che non si viva in una dittatura ma in una democrazia reale. Reale (o realizzata) questa democrazia come era reale e realizzato il socialismo nella fu-Unione delle Repubbliche Socialiste (nonchè) Sovietiche di gloriosa memoria.
Anche quel regime perì per disinteresse della gente a che continuasse. Così come è morta e (malamente) sepolta la repubblica nata dalla Resistenza.
La maggioranza delle persone non ha tempo né forza né voglia per approfondire. E’ comunque troppo presa dalla quotidianità, arrivare (oggi) alla terza settimana….la democrazia o è strumento per migliorare, o quantomeno per non far precipitare, le condizioni di vita della gente o la gente se ne fotte.
Prima di condannare chi se ne fotte della democrazia occorre trarre in giudizio quella parte di progressisti, di sinistra che la hanno ridotta a chiacchiera buona per giustificare le tangenti. Ricordate Craxi ?? Le chiamava “i costi della democrazia” ???
Ricordate che D’Alema in spregio palese (ma con accordo bipartisan) di ogni senso di legalità e legittimità democratica tributò al cadavere del latitante condannato funerali di stato. Anche in quei funerali si seppellì un pezzo di repubblica nata dalla Resistenza, così come la seppellirono quei politicanti che nominarono senatore a vita il divo Giulio. Uno di loro Ciampi.
Raffaele Della Rosa | 28 luglio 2009 09:56 | Rispondi
L’opposizione ??? Per lo più si oppone a che della grande abbuffata benefici solo una parte…..