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Tafanus: il referendum è la sagra dell’incoerenza

Iniziamo, come avevamo preannunciato alcuni giorni fa, a tentare di chiarirci le idee sui referenda del 21 giugno. La base della discussione non può che essere quella di capire "chi farà cosa", quanto pesa ogni frazione, che conseguenze ci saranno sul quadro politico a seconda dei diversi, possibili esiti. Abbiamo cercato di fare una sintesi di tutto ciò partendo dai dati sugli ultimi sondaggi, e dalle più aggiornate previsioni sui comportamenti dei singoli partiti:

Referenda


ISTRUZIONI PER L’USO: abbiamo ipotizzato, sulla base delle ultime dichiarazioni, che l’atteggiamento dei singoli partiti potrebbe distribuirsi secondo i seguenti patterns altamente schizofrenici:
PdL: E’ l’unica formazione che trarrebbe vantaggio dal raggiungimento del quorum, e dalla vittoria del SI. Avendo sia il controllo totale del Parlamento, che la maggioranza relativa degli elettori, 5 minuti dopo la vittoria del Si avvierebbe i motori per varare una legge maggioritaria "di partito" (come da indicazioni del voto referendario, perchè. si sa, Silvio è un vero democratico). Problema: UN minuto dopo, la Lega farebbe la crisi di governo, e si rivoterebbe col "porcellum".
La Lega vedrebbe aumentare in misura esponenziale il suo potere di ricatto, e venderebbe cara la sua nuova alleanza elettorale col PdL. Qualcuno, all’interno del PdL, comincia a capire quale potrebbe essere il possibile esito della vittoria di Pirro, e comincia a frenare sul voto e sul SI. E’ un fatto che sui referenda in RaiSet è calato un rumorosissimo velo di silenzio, mai squarciato.
La componente AN del PdL, nel frattempo, avendo raccolto le firme con Di Pietro, non può fare una improvvisa marcia indietro: sarebbe come fare una raccapriciante grattata col cambio. Temporaneamente, sta cercando di gettare la palla in tribuna, proponendo il rinvio di un anno per i referenda. Facciamoli, ma "a babbo morto". Cioè, non facciamoli.
Tutti i partiti minori sono ovviamente contrari, perchè sanno bene che se oggi, col porcellum, che assegna il premio di maggioranza alle coalizioni, possono conservare un minimo di potere contrattuale (almeno quelli capaci di superare le soglie di sbarramento), con la legge "suggerita" da una eventuale vittoria del SI nessun partito, tranne il PdL, conterebbe più nulla. ZERO.
Il PD di Franceschini ha approvato in Direzione, col 95% dei voti, una posizione a favore del voto e del SI. Attualmente, molti di quelli che hanno votato per questa posizione, iniziano ad avere molti, forti ed espliciti dubbi, arrivando persino a fare campagna per il NO, o addirittura per una gita al mare. Francamente, la posizione di Franceschini è incomprensibile. Dice: se vince il si, saremo costretti a fare una legge elettorale che abbatta il "porcellum". Vero. Quello che Franceschini trascura è che il Nano degli obblighi se ne sbatte; che eventualmente, per seguire "gli obblighi", si dovrebbe fare una legge ancor più maggioritaria, seguendo i risultati del referendum, e non meno maggioritaria. Insomma, qualcuno riuscirà a farlo rinsavire?
L’IdV di Tonino Di Pietro è, in tutto questo bordello immane, la vera "Perla di Labuan". Raccoglie le firme spartendo tavolini e panini al salame coi fascisti di AN; gira l’Italia come una trottola per raccogliere le firme. Finalmente si accorge (o gli spiegano) che sta facendo una delle peggiori tafazzate della sua vita (peggiore persino della difesa di Speciale e dell’attacco a Visco), ma adesso vorrebbe chiamarsi fuori, e non sa come fare.
Ma Tonino, si sa, è un uomo con poche idee, ma confuse. Adesso, contro il parere di tutto il CSX, ha già presentato una mozione di sfiducia a Berlusconi sul caso Mills. Un altro autogol, perchè non solo la mozione sarà "respinta con perdite", visti i numeri del Parlamento, ma non ci sarà neanche una discussione in aula, per tentare di sputtanare il Nano. Canovaccio: il presentatore illustra la mozione di sfiducia, con tempi contingentati. Il premier replica (o fa replicare dal Ghedini di turno). Poi il Ministro per i Rapporti col Parlamento informerà l’aula che il premier ha chiesto che si passi subito al voto sulla fiducia. Fine del dibattito. Il "panino comunicazionale", fatto da una fettina di Di Pietro, e da una fettona di Berlusconi e Raiset sarà stato servito. Si voterà, e due minuti dopo il nano girerà per tutti i brunovespi d’Italia per spiegare che la fiducia gli è stata riconfermata con una maggioranza bulgara. Silvio batte Tonino 6/1 – 6/1.

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Ma torniamo agli esiti prevedibili dei referenda: nelle mie stime, sono stato molto generoso con le previsioni di affluenza al voto. Forse non andrà a votare si il 70% del PdL, visto che questo potrebbe portare ad una crisi al buio pilotata dalla Lega; forse non seguirà le indicazioni del premier la componente AN del PdL, vista la penosa retromarcia del fascista-capo; forse è eccessivo pensare che il 60% del PD andrà a votare. Quindi credo che in ogni caso il raggiungimento del quorum sarà molto, ma molto problematico, anche se Franceschini dovesse insistere sulle sue posizioni. Diventerebbe immediatamente e matematicamente impossibile da raggiungere in caso ci fosse un rinsavimento di Franceschini. Ci stiamo accingendo a buttare nel cesso 460 milioni di €, e il fallimento del quorum consentirà di scaricare il costo politico di questa vergogna su Fini e su Di Pietro.
Credo che il quorum non sarà raggiunto, anche perché sarà difficilissimo spiegare alla gente che dobbiamo votare si al super-maggioritario (col quale anche un partito del 25% potrebbe portare a casa il 55% del Parlamento), per abbattere l’attuale maggioritario di coalizione.
C’è un modo per sfruttare a nostro vantaggio questa situazione? No, non c’è. Se avessimo un partito maggioritario di sinistra capace di far politica, ci sarebbe una splendida occasione, per il PD, di riprendere a Di Pietro, coi suoi stessi mezzi, ciò che Di Pietro ha sottratto al PD a botte di demagogia. Il PD dovrebbe contribuire al fallimento totale dei referenda, e poi spiegare ai cittadini a chi addebitare questo enorme spreco. Infine, se il PD fosse capace di far politica, dovrebbe, dopo il fallimento dei referenda, tentare di aggregare TUTTI i partiti diversi dal PdL, Lega inclusa, su una legge elettorale decente, e capeggiarne un tentativo di varo della stessa per via parlamentare. Forse non otterrebbe la legge, ma metterebbe un bel cuneo nelle grandi crepe che su questo fronte si stanno aprendo fra Lega e PdL, e nelle piccole crepe che all’interno del PdL si stanno aprendo fra componente Forza Italia e componente AN.
Lo farà, il PD? credo di no. Per perseguire certi obiettivi servono due ingredienti dei quali, ahiné, credo che siamo quasi totalmente privi: creatività e coglioni.

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Questo post non vuole essere, ovviamente, una risposta al problema. Non ne ho, di risposte, come non ho certezze. Vuole essere solo l’introduzione a un dibattito ampio, fra di noi, su queste tematiche. Io per conto mio mi assumo solo la responsabilità di affermare che il quorum sarà mancato. Sarebbe meglio se fosse mancato in misura clamorosa, perchè maggiori sarebbero le colpe da addossare ai prompotori, e cadrebbe la logica che mi sfugge (qualcuno me la spiega?) secondo la quale per ottenere una legge meno maggioritaria (o addirittura proporzionale con sbarramenti vari) si debba far chiedere dal popolo, per via referendaria, una legga ancor più maggioritaria dell’attuale. Non più bipolare, ma addirittura bipartitica. La discussione è aperta. Tafanus

http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2009/05/referenda-460-milioni-di-buttati-nel-cesso-la-sagra-della-coerenza.html

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One Response to Tafanus: il referendum è la sagra dell’incoerenza

  1. Gennaro Carotenuto 27 Mag 2009 at 15:24 #

    L’articolo è molto interessante ma c’è un punto debole.

    Se il referendum passa il guzzettum non torna in parlamento ma entra in vigore SUBITO, con un decreto presidenziale.

    Questo fa sì che la Lega non possa interdire. In pratica se la Lega si sfila immediatamente (credo che non ne abbia convenienza) e il PD non fa da stampella il 10 luglio Napolitano scioglie le Camere e si vota a settembre col Guzzettum.

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