Menu 2

Il Manifesto a 50 Euro. Quel che ho sulla punta della lingua…

manif Posso dire che sono profondamente infastidito dall’idea (sic) del Manifesto di far pagare il giornale per un giorno 50 Euro? Eccone i motivi.

1) E’ un’idea follemente elitaria. Invece di cercare di proporre un giornale che aumenti il numero di lettori trovano un metodo (sempre quello) per vendere appena un migliaio di copie in un giorno ma fare più soldi. Se poi da destra li chiamano “radical chic” hanno torto?

2) L’esclusione della maggioranza dei lettori (giovani, studenti, lavoratori), che non possono permettersi di comprare il giornale a 50 Euro è l’esatto contrario di quello che un giornale che si definisce comunista dovrebbe fare… Sono ideologico?

3) E’ la miglior maniera per fare in modo che quel giorno lo studente di cui sopra compri un altro giornale e poi lo ricompri il giorno dopo e quello dopo ancora. L’avete vista quanto è bellina l’Unità di Conchita? Non vi preoccupa? Ma certo… la concorrenza è un’idea liberal-capitalista che noi aborriamo.

4) Una cosa è l’azionariato popolare e un’altra è la questua. Bisogna spiegarlo?

5) Ricordo perfettamente il Manifesto venduto a 50.000 lire. Fanno anche loro un Euro-mille lire?

5) Testimonia che idee migliori non ve ne sono, che Internet per “il collettivo” non esiste e che insomma siamo alla frutta.

6) Non basta gridare che è colpa di Berlusconi e che se il Manifesto chiude non c’è più libertà di stampa.

7) Siamo sicuri che siano loro che “vogliono chiuderci” e non il Manifesto che “vuole chiudersi”?

Se penso poi che i fortunati che compreranno la copia a 50 Euro si troveranno un editoriale che avrà come incipit “quando fummo radiati dal PCI nel ‘68…” allora penso che tutte le stagioni passano e che non è neanche un male.

, ,

36 Responses to Il Manifesto a 50 Euro. Quel che ho sulla punta della lingua…

  1. davide m. 11 Dic 2008 at 14:57 #

    Caro Gennaro,
    il Manifesto non impone a nessuno di acquistare il quotidiano a 50 euro: chi vuole, lo farà e io credo che saremo in molti, radical chic e non. Detto ciò, prima di tutto vorrei che considerassi quale sia realmente la vendibilità di massa di un quotidiano che, con tutti i suoi molti limiti, propone di leggere i fatti nel loro contesto economico, sociale, culturale e non semplicemente a fornire notizie di cronaca. Tu che sei un insegnante, quanti tra la “gente della strada”, compresi i tuoi studenti, sono in grado di comprenderne il linguaggio, necessariamente complesso per chi non possieda un alfabeto culturale e politico oggi sempre più raro? Credi forse che i tuoi ottimi articoli sul Sudamerica, per esempio quelli sul razzismo della pubblicità, venderebbero più copie? Perché non provi a pronunciare la tua giusta invettiva contro l’evasore fiscale Valentino Rossi a dei lettori della Gazzetta in un bar? In fin dei conti, quante copie vende la rivista di Gianni Minà? Poche. E allora Minà, Carotenuto e i loro 35 lettori sono dei radical chic? In secondo luogo, due parole sulla tua infatuazione per internet, uno strumento eccezionale, ma elitario anch’esso: per sapere di Evo Morales o della Palestina, tanto per fare un esempio, gli intellettuali o “la gente” leggono i giornali o gli informatissimi siti “di area”? Non credo davvero che sarebbe un buon servizio alla causa di quei popoli rinunciare all’unico quotidiano che ne riporta il punto di vista. Insomma, Gennaro, sei libero di comprare o no il Manifesto, ma lascia decidere ai suoi lettori se ne valga la pena. Siamo persone adulte, sappiamo pensare con la nostra testa e non abbiamo bisogno di predicozzi. Cordiali saluti da un collega. Davide M.

  2. Gennaro Carotenuto 11 Dic 2008 at 15:41 #

    Caro Davide,
    leggo il Manifesto fin da quando facevo il Liceo, cioè da tutta la vita e vorrei continuare a leggerlo.

    Allo stesso tempo mi sembra presuntuoso pensare che sia insostituibile. Il Manifesto durante periodi anche lunghi è stato un eccellente giornale, ultimamente mi sembra che tiri a campare. Non si può dire?

    Pertanto credo di aver diritto di criticare un’iniziativa che considero escludente e controproducente per i motivi che ho elencato sopra.

    E non posso esimermi dal considerare che il Manifesto si sta trincerando dietro il problema grave del taglio dei fondi all’editoria ma non sta pensando per niente a come sopravvivere alla grande trasformazione del giornalismo. Se c’è un progetto per il Manifesto del 2018 spiegatemelo, perché io non lo vedo. Se questo progetto non c’è, non vedo perché appoggiarli.

    L’iniziativa dei 50 Euro la puoi fare una volta, e non è detto che io abbia torto a considerarla un boomerang, ma così non costruisci alcun futuro. Semplicemente ti appelli ad alcuni dei tuoi lettori benestanti. Il 19 scopriremo che Piero Fassino, o Luciana Littizzetto, o Renzo Piano o Lucia Dalla o altri vip illuminati hanno speso 50 Euro in solidarietà con il Manifesto ma l’80% dei lettori che tutti i santi giorni comprano il Manifesto semplicemente dovranno rinunciarvi.

    Poi se permetti il mio non è un predicozzo, è un elenco di motivi per i quali considero questa iniziativa controproducente per il Manifesto, che come tutti sanno, mi sta molto a cuore.

    Infine… di invettive contro Valentino Rossi e altri ne ho scritte, ma cosa c’entra?

  3. Marco Drudi 11 Dic 2008 at 15:52 #

    sono un edicolante, mi piace il Manifesto e “conosco” abbastanza i suoi lettori da capire che il problema non è il prezzo.. Gennaro in parte hai ragione, quella dei 50 € è una manovra elitaria sbagliata e lontanissima da quell’idea di sinistra che un suo ex collaboratore ci ha lasciato: “Pensare agli altri oltre che a se stessi pensare al futuro oltre che al presente”..

    ecco il Manifesto ora, con questa grandissima idea rivoluzionaria, non fa altro che tirare i remi in barca cercando di salvare il salvabile, senza un progetto futuro, senza un briciolo di rinnovamento.. e alla fine Gennaro i suoi lettori non saranno solamente un migliaio (contro i normali 10.000 circa).. secondo me saranno almeno 5.000, almeno la metà perchè anche questi lettori non sono quelli che tu dici: operai, studenti, etc.. normalmente chi legge il Manifesto è una persona molto colta e istruita (questo non significa che studenti e operai non lo siano), con un buon reddito, che sa bene per cosa sono quei 50 €.. ed è così affezionato a quel magnifico quotidiano che probabilmente farà l’ennesimo sforzo..

    vorrei che continuasse a vivere il Manifesto, non a sopravvivere..

  4. Marco Drudi 11 Dic 2008 at 15:55 #

    e cmq sapendo la cifra che devono raggiungere entro fine anno, e cioè 4.000.000 di euro, non ce la faranno mai nemmeno con il prezzo a 50 € tutti i giorni.. mi sembra siano a 1.500.000 €..

    anche se tutti comprassero quel giorno incasserebbero al massimo 500.000 €.. che sono molto ma insufficenti al loro scopo..

  5. Paolo Roversi 11 Dic 2008 at 16:20 #

    Io avrei fatto un’operazione in perdita regalando il manifesto in edicola. Un numero speciale in cui si chiedeva il contributo per far sopravvivere una voce libera della carta stampata. L’edicolante poteva proporlo, chi accettava si prendeva la copia omaggio, probabilmente leggeva o sfogliava il giornale, si invogliava all’acquisto futuro e magari contribuiva con qualche spicciolo alla raccolta fondi. Penso siano in perdita ad ogni uscita, costi e ricavi li conoscono solo loro però l’operazione così concepita sarebbe stata realmente “dal basso”, popolare e un investimento a medio termine. La sinistra tutta, manifesto compreso, pensa all’uovo oggi, per l’orizzonte strategico della gallina sono tempi bui.

  6. Gennaro Carotenuto 11 Dic 2008 at 17:04 #

    Un’ultima cosa sulla mia (presunta) infatuazione per Internet mezzo elitario. Quest’ultimo, forse sta diventando un luogo comune, almeno da noi.

    Infatti, tra i giovani italiani dai 14 ai 29 anni, dati CENSIS, l’83% usa sistematicamente Internet.

    I miei studenti, insegno Storia del Giornalismo, non comprano mai o quasi il giornale, ma tutti dichiarano di informarsi con Internet.

    Forse bisognerebbe parlare loro, o metterli in condizione di comprare il cartaceo.

  7. Doriana Goracci 11 Dic 2008 at 17:13 #

    La memoria ancora non l’ho persa..compravo andando alla Sapienza, solo per un anno ohibò, dal momento che dovevo lavorare anche alla mattina, il manifesto a 50 lire, 100 per lacircolare A/R 50 lire per il cappuccino alla macchinetta, 150 lire per un pacchetto di sigarette, 50 lire se avanzavano le investivo in un panino al bar…primi anni ’70. Quanto costa ora? 50 euro per un giorno? Giuro che l’amica della Guinea che ramazza stanze d’albergo per 450 euro al mese, le manda a casa per far sopravvivere, 10 persone: un mese. Se volete vi metto in contatto.Anche per avere notizie politiche “internazionali”, di prima mano.
    doriana

  8. Luca Romeo 11 Dic 2008 at 17:26 #

    Personalmente uso internet per informarmi, per due motivi essenzialmente: 1) sono ancora senza reddito, e spendere un euro o 2 euro al giorno pesano, di solito compro solo quando so che c’è qualche articolo molto interessante. 2) L’informazione su internet è migliore.

    Riguardo al Manifesto, ho commentato in un altro articolo, e riassumendo la questione è Il manifesto non dice nulla di nuovo, è un quotidiano di commento alle notizie che i giornali hanno pubblicato il giorno prima. Poche inchieste, poco coraggio sul fronte multimediale, e soprattutto una sorta di snobbismo di sinistra che da sempre lo caratterizza.
    Dal punto di vista editoriale guardo con speranza al settimanale del mio partito “La Rinascita”, perchè in questi anni ha cercato di innovarsi, ha fatto decine di cambiamenti, grafici, stilistici, di formato; magari rimane un periodico di nicchia, ma almeno ci prova. L’ultima incarnazione, come settimanale d’inchiesta, non è male, e sta sviluppando a poco a poco anche un’edizione quotidiana online, che comincia ad interagire con i lettori.
    I grandi giornali americani, che vantano un numero immensamente più grande di lettori dei nostri, stanno passando al web, e qui ancora si piange per l’aumento della carta.
    Un esempio di politica errata da parte de Il manifesto, in sicilia non arriva, a causa di un monopolio di fatto da parte dell’editore de La sicilia, che oltre a comprimere i quotidiani nazionali, ha escluso il manifesto dalla distribuzione sull’isola. Bene per i siciliani vi è uno sconto del 50% sull’abbonamento cartaceo (con evidente aumento dei costi per l’editore), ma nessuno sconto su quello web (che praticamente è quasi a costo zero).

  9. Doriana Goracci 11 Dic 2008 at 17:43 #

    Caro Luca, condivido, condivido…condividi anche la notizia che ti do, anzi mi ha dato, un’amica che vive a Capranica come me, pendolare eterna, fino ad un mese fà. Ora in ferie…a proposito di Rinascita,quì non solo non rinasce un bel niente ma muore.
    Doriana

    Botteghe Oscure, chiusa Rinascita
    Abbassa le serrande la storica libreria. “Lì potrebbe andare il Riformista”
    Gli scatoloni sono pronti per essere imballati. I cd sono stati accatastati sui pochi scaffali rimasti e le pile di libri aspettano di essere riposte. Gli ingressi sono sbarrati, nessun “messaggio alla clientela” salvo un laconico cartello “chiusa per ristrutturazione” senza specificare fino a quando. Via delle Botteghe Oscure saluta dopo oltre cinquant´anni la storica libreria Rinascita.

    Tra i dipendenti che in questi giorni entrano nei locali solo per imballare libri e musica, c´è il massimo riserbo. Chi domanda loro: «Ma riaprirete, dopo i lavori? E quando?» non riceve alcuna risposta. Chiusa per sempre? Non si sa, nessuno vuol fare commenti. Fatto sta che da lunedì scorso, passeggiando sotto la storica sede del Pci, uno dei tanti ingressi del negozio appare transennato con alcune piante, mentre dal lato di via dell´Aracoeli le saracinesche sono abbassate del tutto. E non è un caso forse che le vetrine siano state ricoperte con carta rossa, quel colore tanto caro al partito comunista che per anni si è dato appuntamento anche tra le pareti di Rinascita.

  10. Raffaele Della Rosa 11 Dic 2008 at 20:11 #

    Leggo, o talvolta sfoglio solamente, molto più spesso LA JORNADA (www.jornada.unam.mx) e con maggior piacere de il manifesto. A il manifesto ho sottoscritto da tre anni un abbonamento internet. Può anche darsi che, data una certa umana incoerenza, compri il mani a 50 €. Condivido al 1000 per cento le argomentazioni di Gennaro.
    Le condivido in quanto critiche ad un giornale che non ha saputo rinnovarsi.
    Il massimo di autocoscienza che riesce ad esprimere è quando tutti insieme appassionatamente i redattori si mettono a discutere se continuare a chiamarsi o meno “quotidiano comunista”.
    La Jornada non mi sembra che come linea politica e come opzioni culturali sia più a dx del mani…direi proprio di no.
    E per di più è un giornale che fa anche inchiesta, che in un paese dove l’analfabetismo è molto più alto che in Italia e dove la stampa non allineata è molto più boicottata (non lo ho trovato nell’ aeroporto di Cancun ad es.) riesce a vendere e ad avere un sito internet molto frequentato.
    E se i soldi della “colletta” venissero usati anche per mandare un po’ di professorini e professorine del mani a fare qualche stage formativo a La Jornada ??
    Almeno a La Jornada….senza fare la fine delle varie Annunziata, Fotia, Barenghi, Riotta che la questione del quotidiano comunista l’hanno risolta a modo loro…..già da tempo.

  11. davide m. 11 Dic 2008 at 20:33 #

    Caro Gennaro,
    anch’io leggo il Manifesto da quando ero al liceo e vorrei seguitare a leggerlo. Credo che sul tema dobbiamo considerare tre questioni. Primo: in un Paese, come l’Italia, in cui la stragrande maggioranza dei cittadini non legge mai un quotidiano e la laurea è da equipararsi a un titolo nobiliare, qualsiasi giornale è un’attività in perdita, a meno che non si disponga di un finanziamento pubblico e/o di una raccolta pubblicitaria, che il Manifesto non ha, e il giornale diventi l’involucro di ogni sorta di cianfrusaglia. Che poi la periodica questua non sia un buon sistema di vita, come non essere d’accordo? Ma, appunto, il problema dell’informazione in Italia non l’ha inventato Valentino Parlato: ecco perché non mi va di sentirmi dare del radical chic, tanto più che 50 euro del mio stipendio di insegnante non sono pochi. Secondo: come tu sai, il Manifesto è un giornale decisamente controcorrente, militante, sia per i contenuti sia per il taglio espositivo e ciò non lo rende certo di lettura facile e piacevole anche per un lettore potenzialmente progressista: viviamo in una dittatura mediatica e culturale, dove il dissenso non viene represso, ma ignorato e i dissenzienti sono raffigurati come dei fanatici guastafeste. Ecco perché voglio continuare ad avere in edicola una copertina che ricordi, tanto per dirne una, il massacro della Diaz e avere la possibilità di leggere un’analisi economica meditata. Terzo: che il Manifesto abbia dei grossi limiti me ne avvedo tutti i giorni: dalle illeggibili “pagine culturali”, su cui ha fatto una memorabile satira Moretti, alla scarsità di giornalismo d’inchiesta su luoghi diversi dalla fabbrica, per esempio sulla scuola dove invece, per un’impostazione ideologica superata, son state concesse due intere pagine non ai lavoratori ma ad un individuo screditato come Berlinguer, e potrei continuare. Ma, dimmi, se il Manifesto chiude, dove leggeremo le molte analisi, le corrispondenze dall’estero, tutto ciò che ne fa ancora un giornale valido? D’accordo, in rete, ma fa lo stesso avere o non avere un quotidiano del genere in Italia? Insomma, ovviamente è lecito criticare il Manifesto ed anzi opportuno, ma adesso o si trovano i soldi o il giornale chiude. Allora sì che beffa vederci il ghigno di Magdi Cristiano e dei vari Omero Ciai! Ancora cordiali saluti. Davide M.

  12. Marco Drudi 11 Dic 2008 at 21:45 #

    luca l’informazione su internet non è vero che sia migliore.. è semplicemente on demand.. cioè hai quel che chiedi.. il resto non ti passa neanche per l’anticamera del cervello.. la storia del Manifesto in sicilia non so quanto corrisponda al vero.. per legge tutti i distributori e tutti gli edicolanti sono obbligati a esporre ciò che viene pubblicato, non c’è possibilità di scelta!!!!

    negli stati uniti il NYT si vende il palazzo di Renzo Piano perchè sta x saltare la baracca, il Tribune chiude a fine anno..

    luca ma il manifesto evidentemente non l’hai mai letto: “..Il manifesto non dice nulla di nuovo, è un quotidiano di commento alle notizie che i giornali hanno pubblicato il giorno prima..” come si può dire una cosa del genere?? il manifesto è unviersalmente riconosciuto come un giornale, di parte certamente, ma di altissimo livello.. i suoi inserti culturali, la ricchezza di ogni articolo, la mai banalità di un titolo, le sue prime pagine storiche.. e poi sei iscritto alla FGCI.. booooh non capisco..

    la profondità di Giuliana Sgrena contro la banalità di Omero Ciai, contro la falsità di Magdi Allam e la sua conversione..

    come dice Davide non è un giornale facile, non è una repubblica con mille tette di pubblicità, l’nserto sui viaggi e sulla medicina, il pezzetto di augias, le 4 righe di baricco, etc etc..

    un giornale sottile ma zeppo di scrittura, zeppo di lavoro.. un giornale di parte, un giornale magari anche vecchio e anacronistico, un giornale libero e senza pubblicità ma un Giornale che fa dell’informazione e del ragionamento la sua fonte di vita come nessun altro giornale in italia..

    se dovessimo poi evidenziare tutti i difetti degli altri quotidiani staremmo qui a parlare per mesi e mesi.. liberazione e la rinascita inclusi, molto inclusi..

    perchè il manifesto non è solo un giornale.. è un’esperienza, è un modo diverso di informare..

  13. Marco Drudi 11 Dic 2008 at 21:49 #

    il giornalismo su internet cos’è??
    repubblica.it? corriere.it?

    cerco informazioni su un argomento a caso, vado su google scrivo: “riforma gelmini” e il pc mi dice:
    Risultati 1 – 10 su circa 1.240.000 per riforma gelmini. (0,05 secondi)

    mi viene fuori una pappardella di roba di dubbia provenienza (perchè non conosco l’autore e quindi non so se fidarmi o meno) e nel 90% dei casi è la stessa notizia.. cioè mi dice cos’è successo senza farmi fare un’analisi e formare un mio pensiero..

    pura cronaca allo stato puro.. leggo la notizia ma non ho un confronto con un giornalsita, non è il mio pensiero vs il suo..

    questo non è giornalismo questa non è informazione..

  14. Paolo Camatini 11 Dic 2008 at 22:12 #

    A me dispiacerebbe molto se dovesse chiudere il manifesto; l’ho letto poco perchè a parte le pagine degli esteri l’ho trovato un giornale noioso e monotono ma è una voce libera ed è giusto che continui a vivere. Gennaro però ha sintetizzato ottimamente il problema che è e rimane da ormai molto tempo la mancanza di un progetto e di una prospettiva futura. Io personalmente con 50 euro preferisco fare della beneficenza vera a gente che ne ha veramente bisogno. Una decina d’anni fa circa c’era la crisi del partito radicale e chiedevano una mano per la loro radio ed il loro giornale, benchè non abbia mai votato per i radicali mi sembrava giusto aiutarli e gli diedi 10mila lire. Dopo un paio d’anni si rifecero vivi con la stessa richiesta e io gli risposi: ” signori si chiama Karma, si ripropone lo stesso problema perchè perseverate nei vostri errori “. Ecco, il Manifesto persevera nei suoi errori.

  15. Doriana Goracci 11 Dic 2008 at 23:47 #

    Vorrei dire a Marco, perchè sei capitato quì? Tra valanghe di blog siti e notiziari?
    Si sceglie, si impara a sfogliare e a spizzare, anche la stampa di destra, a volte di molto interessante…rispetto a republik e corriere
    si impara a capire perchè emergono certe notizie piuttosto che altre, certe deformazioni surreali.
    Credo che Gennaro, sia stato provocato dai 50 euro e provoca una riflessione, sul gesto del consumo…della notizia e del giornale, per quanto cara e caro, in tutti i sensi.
    Ma la storia reale di Paolo Camatini…è sublime con il suo karma. Sulla Ripetizione e Ricapitolazione, si potrebbe e quasi dovrebbe riflettere molto…
    Doriana

  16. Luca Romeo 12 Dic 2008 at 00:04 #

    @Doriana: Le librerie rinascita son altra cosa dal settimanale, erano una dei pochi baluardi del vecchio PCI che ormai sta crollando.

    @Marco Drudi: Non fraintendermi, Il Manifesto è indubbiamente di qualità superiore rispetto ad altri, ma non è esente da difetti e da una sorte di infantilismo che gli fa ripetere, come ha giustamente detto Gennaro, “noi siamo quelli buttati fuori dal PCI ingiustamente” etc. etc.
    IO mi riferivo al fatto che per un quotidiano, arrivare in edicola con notizie già vecchie, è un deficit, personalmente trovo in rete tutto l’approfondimento che reputo necessario, e spesso ho fonti di prima mano, avendo contatti in tutta italia sempre grazie ad internet.
    A questo punto meglio puntare su un settimanale per l’approfondimento, con meno costi, e ad un’edizione online ben fatta.

    Per quanto riguarda la situazione Siciliana ti posso assicurare che si trova in edicola solo nella provincia di Catania, in parte di quella Palermitana, e nelle edicole più grandi di Messina, per il resto zero, nemmeno se lo richiedi. Dato che non trovano un editore disposto a stampare in loco, devono spedire da Roma, e difficilmente raggiungerebbero le edicole più lontane dalle 3 città maggiori, Catania è coperta dall’aeroporto, Palermo idem, e Messina dalla vicinanza con la calabria.
    Anzi vedo ora che il problema è anche per la sardegna, e che hanno aggiunto l’opzione + web (finalmente): guarda qui http://abbonarsionline.ilmanifesto.it/abbonarsionline/italia_sicilia.jsp

  17. Eliolibre 12 Dic 2008 at 01:21 #

    Quella dei 50 Euro è sicuramente “un’idea follemente elitaria” e se “da destra li chiamano “radical chic” non hanno assolutamente torto. Il problema dell’informazione è un grosso problema che andrebbe analizzato in profondità. Non è il problema del Manifesto, che ovviamente ha la sua storia a cui molti sono affezzionati, ma è il problema del sistema che produce una quantità enorme di spazzatura inutile, anzi dannosa. Sicuramente però non è dannosa per il sistema, confondere le idee serve, come serve! Forse quello dell’informazione potrebbe essere un punto di partenza per rivedere le politiche della sinistra che nemmeno davanti al disastro sembra volersi rendere conto della situazione in cui si trova. Non mi convince molto l’idea continuamente ripetuta di rinnovarsi, la sinistra deve invece RITROVARE LA SUA STRADA, che non vuol dire non guardare ai cambiamenti della società, tutt’altro. Quello che preoccupa di più è questo assordante silenzio, ognuno cerca di sopravvivere, i giornali ed i giornalisti, i partiti ed i politici, ma così si va dritti verso la sconfitta definitiva. se già non è avvenuta….

  18. bruttokomunista 12 Dic 2008 at 15:27 #

    Ho provato fastidio anche io nel leggere la proposta del manifesto. Senza ragionamenti, solo fastidio, a pelle. sarebbe stato meglio mettere il giornale a 50 cent puntando su una diffusione maggiore e sull’aumento delle copie (magari parecchi lo ricoprano).
    Diversa è la sottoscrizione come dice Gennaro.
    Pure mi sembrano giudizi troppo duri i tuoi, caro Gennaro, perchè il Manifesto è una delle poche voci cartacee che esce dall’omologazione, che riporta notizie di sicuro interesse, che dà un ‘informazione “globale”. Quanto alla redazione del manifesto, piaccia o no, si stanno sottoponendo in qualche modo al tanto vituperato mercato, che credo li boccerà.
    In qualunque caso devono ripensarsi perchè non possono pretendere di “camapare” a sottoscrizioni. Non ha senso. Si facciano venire delle idee. Che la sinistra sta morendo di mancanza di idee appunto e incapacità di elaborazione.
    Sopravviveremo anche senza di esso, certo, ma sarà un’altra sconfitta.
    giuseppe galluccio

  19. Paola Canarutto 12 Dic 2008 at 18:48 #

    Mettiamo pure che abbiate ragione. Poi, quando il Manifesto chiude, l’informazione in Italia su Israele/Palestina dove arriva?

  20. Gennaro Carotenuto 12 Dic 2008 at 18:53 #

    Ma è così difficile da capire che non voglio che il Manifesto chiuda ma semplicemente penso che quell’iniziativa sia sbagliata e controproducente?

  21. Luca Romeo 12 Dic 2008 at 20:46 #

    @Paola: Se Gennaro desiderava la chiusura del Manifesto, l’avrebbe semplicemente ignorato.

  22. robipiede 12 Dic 2008 at 22:01 #

    Si tratta solo di non fare i macluhanisti (o non so se si dica macluhaniani, ma credo la prima che ho scritto, visto la connotazione delle affermazioni fatte)…come si può dire “l’informazione su Internet è migliore”? mi ricorda tanto “l’ha detto la televisione!”…

  23. Sauro 13 Dic 2008 at 14:13 #

    Concordo pienamente con Gennaro. Perchè vendere 1000 copie a 50 neuri, quando se ne possono vendere 50000 a cheneso’ 2-3 euro? Alziamo il prezzo di questo manifesto a 3 euro. Vedrete che pochissimi non lo comprerebbero per il solo prezzo!

  24. alberto fortuzzi 16 Dic 2008 at 10:57 #

    Noto con dispiacere che molti commentatori dell’articolo di gennaro si dibattono in un falso problema.Il manifesto non può vendere più copie per il semplice motivo che non ci sono i compratori.Uno degli aspetti tristi dell’informazione in italia è che molte persone ritengono il manifesto un fogliaccio di propaganda comunista,l’hanno letto sul foglio o su libero..
    leggo di persone che parlano di karma come se le sofferenze di quella redazione fossero da imputare ai loro errori..se non fosse cosi? se fossero giuste le scelte che comunque hanno tenuto in vita uno dei migliori quotidiani contro tutti i pronostici. se fosse insito nel karma del manifesto di soffrire e combattere quotidianamente per la propria sopravvivenza?
    che il giornalismo di altissimo livello espresso in quelle pagine sia il frutto di questa continua battaglia?

  25. Raffaele Della Rosa 16 Dic 2008 at 15:19 #

    Per parlare del manifesto in modo che non risulti un casino da bar dei tifosi (pro e contro) dovremmo spostare il discorso sull'”informazione di sinistra- comunque non allineata” e sulla sua esistenza, efficacia, diffusione in Italia, oggi.
    Quando il mani nacque internet bohhhh e Lotta Continua (a livello di agitazione)ed il mani (a livello formazione), con gente come Pintor Rossanda intellettuali di altissimo livello ed eccellenti giornalisti ebbero spazio NON SOLO tra quelli che eran più o meno d’accordo ma anche tra quelli (PCI) che d’accordo proprio non erano.
    Buona parte degli anni 70 e tutti gli 80, fino alla Bolognina, furono impegnati nello sforzo di condizionare da sinistra il PCI, ovvero la sua parte pensante…
    Poi la storia è stata più forte e la morte di Pintor e di Franco Carlini, l’esaurimento fisico della Rossanda e Parlato hanno affidato il giornale in mani sempre più fragili ed insicure.
    In mani sostanzialmente impreparate a rimettere in discussione tutto senza per questo rischiare l’autoannichilimento.
    A me che il manifesto chiuda non fa piacere; PERO’ PUR ABBONATO VIA INTERNET, raramente lo leggo….non lo trovo interessante. Io, ovviamente. A loro non gliene po’ frega’ de meno, a me anche. Siccome sono un superprivilegiato economicamente parlando, posso anche dare 50 €, ma a che serviranno ?
    La qualità NON E’ PIU’ QUELLA DI UNA VOLTA.
    E per non discuterne come si discute delle stagioni (però il cambiamento climatico non ce lo siamo inventati noi pensionati 🙂 ) dovremmo fare un inventario ragionato di quello che chiediamo ad una informazione non allineata, nell’età delle reti….

    Magari ne verrebbe una bella rivista quindicinale, o settimanale, ed un sito internet…però come diceva Gennaro a Maggio dovrebbe riprendere ad interessare perfino gli altri, quelli diversi. Il manifesto potrebbe iniziare a guadagnarsi i soldi ricevuti organizzando e supportando la discussione…NON PERDEREBBE NULLA E CI GUDAGNEREBBE COMUNQUE. Se no ciccia.

  26. Raffaele Della Rosa 16 Dic 2008 at 15:26 #

    Il “se no ciccia” non è una mandata affa’ (non avrebbe senso) ma l’enunciazione del fatto che con 50 € oggi + 50 € domani ecc. (a parte la crisi) un bel po’ di gente potrebbe farci un bel po’ di altre cose che non sostenere il manifesto, a cui metterei come sottotitolo “quotidiano pomposo”, che oggi gli si adatta a pennello….
    Ma cacchio Alberto ce lo vedi quel poveruomo di Polo tirar le scarpe, non dico a Bush, ma manco al Berluska, ma manco a Bassolino….ed allora ?
    E’ mica è un Gramsci, un Gobetti o un Sartre…beneficia solo dell’esistenza di uno come Sansonetti….e la smetto qui che è meglio.

    🙁 🙁 🙁

  27. Paolo Camatini 16 Dic 2008 at 23:07 #

    Alberto, hai perfettamente ragione: Il manifesto non può vendere più copie per il semplice motivo che non ci sono i compratori . Esatto ! quindi siccome la formula è :
    N°lettori X prezzo € = introiti , noi sosteniamo che invece di aumentare il secondo fattore che è il più facile e anche il meno ” onesto ” vada aumentato il mumero di lettori attraverso un progetto moderno e duraturo . Altrimenti la prossima volta l’equazione sarà 100€ e poi 200€ e così via.

  28. abesibe 17 Dic 2008 at 13:58 #

    Se non fossi anch’io abbonato via web, quando solo VEDO il nome di Parlato appallottolerei il giornale seduta stante.
    E additare come traditore chi osa fare una critica non è l’idea più intelligente.

  29. marco_l 18 Dic 2008 at 16:59 #

    “Muntazer Al Zaidi sarà anche per un giorno direttore onorario del Manifesto. Il giorno scelto – si legge in una nota – è venerdì 19 dicembre in occasione dell’uscita del numero speciale del quotidiano in edicola a 50 euro, in seguito ai tagli del fondo per l’editoria cooperativa.”

    Che dire di più?

  30. lo svedese 21 Dic 2008 at 00:03 #

    Non frequento questa parte della rete, ma leggendo l’intervento di Carotenuto vi ho trovato , a mio modesto parere, troppa superficialità, frutto, forse, di una scrittura veloce se vogliamo, tipica del Web 2.0 forse, che comunque mi ha profondamente irritato. Non posso fare quindi a meno di scrivere, faticosamente, una breve replica, soffermandomi sui punti uno e due.
    Scrive Carotenuto:
    Posso dire che sono profondamente infastidito dall’idea (sic) del Manifesto di far pagare il giornale per un giorno 50 Euro? Eccone i motivi.
    1)E’ un’idea follemente elitaria. Invece di cercare di proporre un giornale che aumenti il numero di lettori trovano un metodo (sempre quello) per vendere appena un migliaio di copie in un giorno ma fare più soldi. Se poi da destra li chiamano “radical chic” hanno torto?
    2)L’esclusione della maggioranza dei lettori (giovani, studenti, lavoratori), che non possono permettersi di comprare il giornale a 50 Euro è l’esatto contrario di quello che un giornale che si definisce comunista dovrebbe fare… Sono ideologico?

    Nel punto uno si confondono due diversi piani di lavoro. Una strategia di lungo termine ( migliorare il prodotto e vendere di più, cosa che nella sua semplicità deve essere sfuggita a quei quattro gatti del Il Manifesto) con una scelta tattico-operativa ( riequilibrare le finanze con un po’ di liquidità) necessaria per far continuare l’impresa,e condizione senza la quale non c’è la strategia .
    L’argomentazione della numero due, che riprende il concetto già scritto come incipit del primo punto, il supposto elitarismo del manifesto, è, a mio parere, un argomentazione altrettanto superficiale e debole . Far pagare un numero a prezzo speciale, che chi crede, come me,di aver ricevuto negli anni molto da Il Manifesto, e si rende conto di spender, come voi, una buona parte dei propri soldi in cazzate, è ben contento di pagare, con l’esclusione di giovani, studenti e lavoratori, un’ infamia per un giornale che si definisce, purtroppo, comunista. Ma che per caso il giornale costa 50 euro tutto l’anno? Si chiede a chi può, di dare i soldi anche per chi non può. Lo faccio con piacere.
    Si Carotenuto sei ideologico e superficiale, o forse scrivi troppo.
    Ho avuto anche la forza di leggere il punto tre. Un estratto: Ma certo… la concorrenza è un’idea liberal-capitalista che noi aborriamo. La concorrenza, Carotenuto, presuppone una serie di condizioni di partenza che è il caso che ti vai a studiare sui libri.
    Scuso il mio tono un po’ aspro. Di fronte ad un bicchiere di vino, o di birra, sarebbe stato più bello.

    Daniele, ovviamente sottoscrittore.

  31. Doriana Goracci 21 Dic 2008 at 06:23 #

    Per Marco, qualcosa in più la dico e l’ho trascritta in rete nei giorni scorsi, pur non “appartenendo” e non abbonata…spero che l’incasso sia stato un tampone duraturo
    Doriana

    Un redattore straordinario

    Non c’è stata discussione. Abbiamo nominato Muntazer Al-Zaidi redattore onorario della nostra emittente e intendiamo adoperarci – insieme ai giornalisti di mezzo mondo – affinchè venga restituito al più presto alla libertà e al suo lavoro.

    Il caso del giornalista iracheno che ha infranto le regole del protocollo – incluso quello secondo cui un giornalista diventa pericoloso solo da quando pone la famosa “seconda domanda” al suo interlocutore – non può che riempire di orgoglio sia chi pratica questo lavoro con passione e onestà sia chi ha lottato in questi anni insieme al popolo iracheno contro la guerra e l’occupazione militare USA ed europea.

    Quelle due scarpe volate in direzione del presidente che ha le maggiori responsabilità nei crimini di guerra commessi in Iraq, sono state un urlo di dignità e di libertà per tutti.

    Scarpe contro missili, bombe, bombardieri, carri armati ma scarpe anche contro quella informazione asservita – o embedded, come siamo stati costretti ad imparare – che da anni occulta, riduce, minimizza, distorce le notizie dai fronti di guerra in Iraq e Afghanistan ma anche dalla Palestina o dal continente latinoamericano. Una malainformazione complice e persuasa che i fatti vadano sempre filtrati e riportati secondo le chiavi di lettura del conformismo mediatico occidentale.

    Quelle due scarpe lanciate contro Bush sono un gesto di liberazione anche da tutto questo. Ed è per questo motivo che siamo onorati di nominare Muntazer Al-Zaidi redattore onorario della nostra radio, in attesa che torni presto libero e possa venire in Italia ospite nostro e di tutta la comunità dei giornalisti non arruolati.

    L’editoriale di Radio Città Aperta

  32. Gennaro Carotenuto 23 Dic 2008 at 13:09 #

    Daniele, trovo il tono militante inappropriato. Sembra che tra il considerare il giornale a 50 Euro una buona o una cattiva strategia passi l’essere pro o contro il Manifesto, che è il mio giornale anche stamattina.
    Semplicemente non è così.

  33. lo svedese 23 Dic 2008 at 23:11 #

    a me il mio tono non è sembrato affatto militante ( ma è un offesa?), mi è sembrato, nei limiti delle mie capacità, puntuale.Non altrettanto il tuo intervento. Ma non ti voglio far perdere ulteriore tempo e auguro buone feste. daniele

  34. Eliolibre 24 Dic 2008 at 10:12 #

    Mi sembrano dei battibecchi inutili, Gennaro ha come sempre espresso il suo pensiero sull’argomento senza insultare nessuno. Possibile che se qualcuno dice qualcosa che non ci è gradito bisogna sentirsi offesi e rispondere sempre con astio ed aggressività? Quando impareremo ad accettare un’idea diversa dalla nostra nostra ed a confrontarci serenamente sulle questioni? Questo mi sembra un sintomo chiaro della situazione a sinistra, i nostri nemici sono ben altri. Con questi dirigenti non vinceremo mai, ma nemmeno con questi militanti. E forse abbiamo i dirigenti che meritiamo…..
    Da tempo ho deciso di non partecipare a queste stupide diatribe all’inteno di una sinistra che non ha capito che il suo compito storico è quello di pensare a costruire una socieà socialista alternativa al capitalismo ed all’imperialismo non quello di gestire spazi di potere all’interno del sistema che si intende combattere. Solitamente vengo accusato di sognare il sol dell’avvenire e di fare discorsi da salotto, fortunatamente, a differenza di chi mi critica, non ho mai frequentato i salotti e sono orgoglioso di sognare e lottare per un sitema sociale e politico a misura d’uomo invece di cercare la mia fetta di potere all’interno del sistema più disumano che si possa pensare ma che tutti, sinistra compresa, difendono come fosse l’unico possibile. Per questo continuo a pensare alla necessità di una NUOVA RESISTENZA, non necessariamente violenta sia chiaro, per la costruzione del NUOVO SOCIALISMO!
    Non auguro buon Natale ne buone feste a nessuno, semplicemente perchè non ci credo e non sono un ipocrita.
    Buona giornata invece, per tutto l’anno e per i prossimi a venire.

Trackbacks/Pingbacks

  1. La carta del guru. La crisi de “Il manifesto”, come uscirne. Parla Joichi Ito, uno dei massimi esperti di web a livello mondiale : Giornalismo partecipativo - 12 Dic 2008

    […] questo articolo su quella che da parte mia non voleva essere una polemica sul Manifesto a 50 Euro. Il guru in questione, ma noi diffidiamo dei guru, lo dice a chiare lettere: “Deve andare online […]

  2. Non mi ami più, mi dai per scontato… « malingut - 22 Dic 2008

    […] mattina non avevo 50 euro in tasca, ma non è questo il solo motivo. Gennaro Carotenuto ha elencato alcune buone ragioni per non spendere quei soldi, e sono abbastanza d’accordo. Ma soprattutto sono un po’ […]

Lascia un commento