Follia dell’Università o follia della Confindustria?
Vi invito a leggere il pezzo di Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi. Parla ancora di Università e di corsi di laurea inutili in sedi periferiche inventate dal nulla e probabilmente nessuno dei dati che cita è sbagliato.
Ma il pezzo è soprattutto un fulgido esempio di disinformazione. Date un’ occhiata veloce. L’idea sarà che è l’Università malata, baronopoli eccetera… e che quindi Mariastella Gelmini ha ragione ad usare l’accetta.
L’articolo però è un pezzo di bravura nell’indicare una metastasi ma per nascondere di chi è la colpa di quella metastasi. “È tutta lì, la fotografia della follia dell’Università italiana” scrive Gian Antonio.
Peccato che la fotografia di Stella sia stata taroccata col Photoshop e la colpa non sia delle Università, ma dell’ideologia del territorio voluta da banche e confindustrie locali.
Le sedi periferiche, Stella si esercita nell’estetica del trovare i casi limite, corsi di laurea con un solo iscritto o in paesi che hanno la colpa di non stare in provincia di Vicenza, non le hanno volute le Università, le ha volute la Confindustria.
Questa, meno di dieci anni fa, teorizzava che fossero necessarie almeno 200 università (ovvero raddoppiarle, sempre con soldi pubblici ovviamente) perché l’Università doveva espandersi nel territorio. Lo hanno imposto, facendo sprecare miliardi alle università, non ha funzionato e adesso si nascondono e danno la colpa all’Università pubblica.
Sono le amministrazioni ma soprattutto le banche e le Confindustrie locali, che cavalcando l’autonomia universitaria hanno offerto sedi in collocazioni improbabili, dettando corsi assurdi secondo l’ideologia per la quale le Università servivano solo a preparare tecnici collegati all’impresa e al territorio.
Corsi come quelli che cita Stella, «Scienze e Tecnologie del Fitness e dei Prodotti della Salute», che Stella bolla come “ follia dell’Università italiana”, furono invece follia della new economy ma soprattutto follia dell’ideologia mercatista.
E’ la sciagura del 3+2, che le università hanno subito ad aver preteso la moltiplicazione dei corsi in specializzazione sempre più ristrette per le quali non c’è più tempo di preparare un veterinario ma bisogna immettere nel mondo della precarietà un esperto di cani, un altro di gatti e un altro di bufale.
E andiamo a scavare, perché Stella si diverte a fare il bravo scopritore di sprechi ma è molto superficiale nella sua pseudodenuncia. Stella addita al pubblico ludibrio quello che secondo lui è un caso limite: a Celano, nella Marsica, in Abruzzo, un corso di ingegneria agroindustriale con 17 professori per 7 studenti. Per Stella non ha senso. Stella dimostra ignoranza e sfiora il razzismo quando definisce Celano “un borgo montano sperduto nel nulla” e riecheggia il George Bush per il quale l’Iraq era “un angolo oscuro e remoto del mondo”.
Adesso non ha senso per Stella l’Università a Celano… Ma dieci anni fa…
Dieci anni fa, sembra un secolo, era Letizia Moratti che teorizzava, d’accordo con la Confindustria, l’Università diffusa nel territorio. L’Università di sua natura è accentratrice e aveva sempre paventato lo svilimento e la licealizzazione del triennio, l’assurdità delle sedi periferiche, che si è poi puntualmente verificata. E quindi non c’è nulla che il Corriere della Sera non abbia sostenuto in quel corso di ingegneria agroindustriale che doveva preparare tecnici locali per l’agroindustria di un territorio agricolo come quello della Marsica. Adesso, invece di fare autocritica, il Corriere dà la colpa all’Università.
Stella poi gioca… 17 professori per 7 studenti. A chi non è addentro Stella fa credere che siano 17 stipendi da pagare. Balle. Almeno una dozzina sono sicuramente precari, dottorandi, assegnisti retribuiti con poche centinaia di Euro per un intero corso universitario e una speranza oramai svanita di carriera. Gli altri forse sono docenti strutturati, ma mica di stanza a Celano. Nell’ideologia difesa da Stella del tanto a peso andranno a Celano mugugnando per completare il loro orario di lavoro (misurato sulla docenza), quando più produttivamente per tutti potrebbero stare in sede (l’Aquila, Roma…) a far ricerca.
Ammette Stella che:
“il tutto è finanziato («Noi non ci rimettiamo un euro», ci tiene a spiegare il rettore dell’Università dell’Aquila Ferdinando di Orio) da un Consorzio voluto dal Comune, banche e alcune aziende locali”.
Bravo, è tutto qui il punto. Altro che follia dell’Università! E’ il libero mercato bellezza. Gli enti locali non servono ad attrarre sviluppo? Cosa succederà adesso col federalismo? Quello che omette di dire Stella, perché sennò il suo articolo non andrebbe rubricato nella categoria “follie dell’Università” ma in quella delle “vergogne della Confindustria” o delle banche, è che i famosi “privati” spesso poi non rispettano gli impegni presi. Semplicemente non pagano e allora nelle sedi periferiche non arrivano i computer, non ci sono le aule, i soldi, le biblioteche, i collegamenti Internet promessi.
I soldi non vogliono metterli loro, ma pretendono che li metta lo Stato. Questo non li può mettere e allora quelli che l’università in periferia avevano voluto si ricredono sul fatto che la sede universitaria dia lustro al paesello e abbandonano con una mano davanti e l’altra di dietro gli studenti e le famiglie che ci avevano creduto e le stesse università invitate ad investire parte dei loro magri bilanci per espandersi nel territorio.
La verità è che le Università pubbliche hanno onorato gli impegni anche nelle sedi periferiche, mentre i privati, le Confindustrie, le banche, non lo hanno fatto. E adesso che ci hanno ripensato, che c’è crisi, che l’utopia dei corsi di Laurea in «Etologia degli Animali d’Affezione» non hanno funzionato, adesso che tutti hanno capito quello che l’Università sapeva da sempre, ovvero che quella dell’Università diffusa sul territorio era una balla, cercano di fare lo scaricabarile. E uno Stella disponibile si trova sempre.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
















luca.pelini | 11 dicembre 2008 12:21 | Rispondi
Ho letto l’articolo di Stella con una nota di amarezza. Lei dice che si sfiora il razzismo ma forse fa di peggio: si dimostra la totale ignoranza di un territorio che si vuole criticare. Ho voluto fare alcune precisazioni sul territorio di Celano e della Marsica non entrando nel merito della questione accademico/amministrativa. Sposo in pieno il suo punto di vista e le critiche all’attuale sistema accademico e le paure per il futuro dell’università.
Ecco il mio commento al pezzo di Stella:
[...] Spesso quando si parla di Abruzzo lo si fa in modo superficiale. Nel caso del corso di laurea di Celano vorrei fare alcune precisazioni più da un punto di vista territoriale e geografico che accademico. Celano da un lato affaccia sulle montagne della Marsica, il comprensorio del Velino – Sirente da anni parco regionale, ma dall’altro versate guarda l’altopiano del Fucino una delle aree più intensamente coltivate d’Italia. L’economia della zona è prevalentemente agricola e per anni ha vissuto grazie all’industria agro-alimentare. Attualmente il settore vive una forte crisi causata dal crollo del prezzo degli ortaggi della decentralizzazione di alcuni comparti produttivi come quello della trasformazione della barbabietola da zucchero.Il territorio di Celano e più in generale della Marsica, è immerso in due parchi nazionali (parco del Velino – Sirente e Parco Nazionale d’Abruzzo) e dai tempi della bonifica del lago del Fucino del 1854, vive di agricoltura. È proprio così folle l’idea di investire in un territorio di questo tipo per formare persone in grado di rilanciare il settore agroalimentare o gestire e tutelare il patrimonio naturale? I pochi iscritti al corso forse dipendono più dalla qualità dell’offerta didattica? L’Abruzzo è una terra più complessa di quello che sembra forse noi abruzzesi dobbiamo diventare più bravi a raccontarci.
Raffaele Della Rosa | 11 dicembre 2008 18:42 | Rispondi
Caro Gennaro le cose che scrivi mi trovano d’accordo al mille per cento e vorrei far notare che non il tuo non è lo scritto di un membro di una corporazione né quello di uno che utilizza conoscenze interne…no le cose che dici le dovrebbe sapere (e penso le sappia) un qualsivoglia buon giornalista voglia parlare di un argomento altrimenti taccia.
Che la realtà sia “qualunquista” (nel senso che insaccherati di melma sono entrambi gli schieramenti e, secondo me, in modo inaccettabile)
è vero. Questo però non deve farci sottovalutare l’effetto deleterio sortito da quanti approfittando (nel sernso di trarne profitto) ci inzupanno il pane a più non posso.
Pare che facciano controinformazione ed invece fanno solo deformazione e mascheramento, passano per critici ed invece sono gli alfieri più assatanati del prrsente stato di cose.
Sembrano tranquilli riformisti, gente positiva e seria, lontana da fumisterie ideologiche ed invece fan di tutto per far digerrire una realtà indigesta ed irreformabile. Basterebbe qualche aggiustamento e le cose andrebbero meglio…chi sa perchè poi questi piccoli aggiustamenti non li faccia nessuno ? mistero !! fitto, fittissimo più delle stigmate di padre pio…questa è cialtroneria. Pare che combattano le ideologie ma sono untorelli dell’ideologia della irriformabilità e del gossip che dimostra che la natura umana è quella che è.
Colpiscono i deboli e ossequiano i forti, e pubblicano….pubblicano….pubblicano….pontificano…pontificano…
pontificano….
Certo sarebbe bello poter mettere a confronto DIRETTO le sue melensaggini da PORTA A PORTA con la serietà dei tuoi argomenti.
Paolo Camatini | 11 dicembre 2008 21:41 | Rispondi
mah, a me come articolo non è sembrato così distorcente e disinformante come sostenete. Però ho notato che rispetto a ” la casta ” , Stella nei suoi articoli non fa più i nomi, non parla delle persone e non spiega bene le cose come faceva una volta; fateci caso che parla in astratto : ” l’università ” o ” la politica “… Secondo me era la condizione sine qua non per poter scrivere sul Corriere: nessun soggetto , nessuna accusa etc etc..
Per quanto riguarda quella che lui chiama ” la follia dei distaccamenti ” non ci vedo niente di scandaloso se riescono a reggersi tramite finanziamenti esterni , personalmente preferisco università centrali in capoluoghi di provincia ma con servizi seri come i pensionati studenteschi, gruppi di studio più ristretti e orari più flessibili per le lezioni. Quando studiavo io mi ricordo che il corso di laurea come economia lo potevi fare in tre università diverse a Milano oltre che a Bergamo , a Castellanza e a Pavia ; ecco , non vedo la necessità di 5 corsi di laurea in un raggio di 80 km !
daniele23 | 12 dicembre 2008 00:34 | Rispondi
Io non trovo niente di così scandaloso nell’articolo in questione. E’ sicuramente un’analisi parziale e che nemmeno si prende troppe responsabilità in quanto non offre nessun modello alternativo nè alcuna innovazione possibile, mi sembra che vada presa solamente come un insieme di dati su cui riflettere. Io sinceramente trovo veramente semplicistico pensare che la colpa di una situazione penosa come quella dell’università italiana sia da attribuire al PRIVATO, intendendo quest’ultimo come categoria portatrice di tutti i mali del mondo, contrapponendolo al PUBBLICO, paladino della verità e della giustizia. Certo tutti devono fare autocritica. Ma dare la colpa all’ideologia mercatista in questo caso mi sembra un minimo miope, se si pensa che laddove l’università funziona davvero, basti vedere l’Inghilterra, è presente una gestione molto più liberalizzata delle università (per non parlare degli Usa). Con questo non si vuole certo sostenere che le università debbano essere tutte privatizzate, ci mancherebbe (per esempio in Uk la maggior parte non lo sono), però si devono necessariamente affrontare dei temi,quali i finanziamenti (non ci vogliono tagli) selettivi, riforma della governance, valutazione della ricerca e della didattica,trasparenza, autonomia e responsabilità la cui soluzione, a mio personalissimo avviso, andrebbero trovata in un prevalere maggiorme delle regole del mercato. Ridurre queste idee ai voleri della Confindustria mi sembra poco credibile. Io, personalmente, sono a favore del modello del quasi-mercato che andrebbe gradualmente introdotto nel nostro sistema caratterizzato invece dal dominio delle posizioni di rendita. Mi piacerebbe che oltre a non approvare certi articoli o a criticare (legittimamente e in parte a mio avviso anche giustamente) le misure del governo, si proponesse un modello alternativo. Si ritiene valido e proponibile per l’innalzamento della qualità della nostra università quello emerso dalle assemblee dell’onda alla sapienza?Grazie
Eliolibre | 12 dicembre 2008 00:58 | Rispondi
Finalmente qualcuno che smaschera un personaggio ambiguo, ma non stupido, che sa usare la sua ambiguità in maniere eccellente. Riesce a fa passare per qualidficato un discorso qualunquista che sta portando avanti da sempre. Pochi personaggi sono così abili nel denunciare questioni e nello stesso tempo nascondere i colpevoli per indirizzare l’attenzione verso il qualunquismo dilagante. Gian Antonio Stella è uno dei personaggi più utili al sistema che continua a distruggere il sociale, i suoi intenti mi sembrano di una chiarezza tale da non suscitare dubbi alcuni. Non a caso fa parte di quella casta intoccabile che finge di voler combattere. Basterebbe che quanto scritto da Gennaro gli venise detto in una delle sue tante apparizzioni televisive, ma non succederà, per accedere a certi luoghi bisogna essere collusi in qualche modo con il sitema e non essere qualificati come “sovversivi”. E senza sovversione non si cambierà mai nulla, anzi, come fa il bravo Stella, si olia bene il sistema.
Raffaele Della Rosa | 12 dicembre 2008 07:28 | Rispondi
Le domande sottese, senza eccessivi sforzi interpretativi e forzature, sono queste “Fa o non fa bene la Gelmini a tagliare le spese per l’Università ?” “A cosa servono i soldi stanziati fino ad ora ? A formare gli studenti o ad ingrassare un’altra delle caste indecenti italiane, quella dei professori che sta dietro a questa cattiva gestione?”
Alla prima, la risposta di Stella è un eroico e deciso NI, nel seguito del pezzo, che è quasi totalmente un commento ad un rapporto governativo, lui “documenta” che in Italia si spende poco per l’Università ma si spende male.
E siccome questo, poco, lentamente e male, in questo paese avviene in moltissimi altri casi, non si fa fatica a credergli….il bello viene quando si entra o meglio (a parer di Gennaro -e mio- che son d’accordo con lui), NON SI ENTRA nel merito.
E’ qui che casca l’asino. Caro Daniele23 lei parla di furori ideologici antimercatisti, ma i danni dell’ideologia mercatista qui son documentati, o si entra nel merito, dimostrando che non è vero, che avevano ragione quelli che volevano un’università diffusa, a prescindere poi dalla reperibilità di docenti di qualità, oppure si dimostra che non è vero che siano state le forze additate da Gennaro a volere questa proliferazione accademica. Diversamente, ne esce male il pezzo di Stella, proteso ad un qualunquistico folklorismo sulla italica incapacità a far le cose come van fatte ecc. ecc.
Il punto è che io non chiedo a Stella di additare i rimedi o qualche rimedio ai mali che denuncia. Sarebbe come invalidare una diagnosi di cancro argomentando che non se ne propone la cura.
Io chiedo a Stella di dire non solo la verità intorno alla proliferazione accademica ma anche DI DIRLA TUTTA. Credo che ad un pontificatore in ascesa come lui questo si possa e si debba chiedere. Gli omissis, visto anche dove scrive, sono pelosi e fuorvianti, e legittimano ben più di un sospetto sull’onestà intellettuale, se non sua in blocco, quantomeno sull’articolo di cui si sta discutendo
Raffaele Della Rosa | 12 dicembre 2008 07:46 | Rispondi
Poi invece di prendersela con l’Onda, qui neppur nominata, occorrerebbe entrare nel merito degli interrogativi veri.
Le università devono o no servire solo e/o principalmente a preparare tecnici collegati all’impresa e al territorio ?
Si deve puntare ad una formazione abbastanza generale o un ad addestramento tecnico-professionale di livello medio-alto con specializzazioni sempre più ristrette che fabbricano un esperto di cani, un altro di gatti e un altro di bufale invece che veterinari completi che poi si andranno a specializzare in momenti successivi?
O in altro campo, di programmatori, magari in assembler per processori CISC ed altri per processori RISC ? e così via…
Questi sono i punti in discussione non solo oggi ma dal 68 di f.m.; perchè prima si discute di strategie, si fanno scelte strategiche, e poi si cerca di articolare una tattica coerente per la loro attuazione. Di tutto questo nel folklore lecchino e qualunquista di Stella non vi è traccia.
I Rubbia, i Renzo Piano, Levi Montalcini, i Daniel Bovet per citare alcuni tra i Nobel in campo scientifico usciti dalle Università italiane non erano figli dell’affannoso 3+2….
daniele23 | 12 dicembre 2008 11:03 | Rispondi
Beh….a prescindere dalle colpe del passato, senza rivangare polemiche su una situazione che secondo il mio avviso è colpa delle amministrazioni locali e della Confindustria/banche locali, quindi a ben vedere sia il pubblico che il privato, anzi la loro perversa commistione, se leggiamo l’audizione alla Camera della neo-ministra Gelmini di giugno 2008, si ha una chiara idea di quali sono le scelte strategiche per l’università italiana, scelte che io condivido a pieno. Io sono stato contrario ai tagli della 133, che tra l’altro non erano previsti nel succitato programma (anzi si promettevano nuovi finanziamenti) ma quando poi si è giunti col decreto legge successivo e il ddl generale a toccare e iniziare a proporre misure concrete sull’università che fanno parte di questo ampio programma, io sono rimasto parzialmente soddisfatto, vedendo che qualcosa si poteva muovere nella direzione giusta. Ovviamente sono misure una-tantum, per ora, certo non sufficienti, ma la direzione appena imboccata mi pare giusta. Però si continua a parlare solo di tagli con l’accetta, si ridicolizza il nuovo metodo concorsuale (che tra l’altro gli stessi promotori ritengono solo un rimedio parziale e temporaneo) e nulla più. E’ per questo che ho tirato in ballo le proposte dell’onda, con la quale non “me la sono presa” assolutamente, ma ripeto forse con più chiarezza: non concordo sulla sotenibilità e la attuabilità di quelle proposte, legittime per carità. Parliamo allora del merito, visto che lo evochiamo sempre. Siamo o no d’accordo sul programma Gelmini espresso nella sua audizione di inizio mandato e concretizzatosi per ora nelle pur parziali e migliorabili ultime norme? (senza considerare l’operazione non di riforma ma semplicemente di taglio della 133, che tra l’altro fa solo previsioni di tagli perchè il problema dei tagli sarebbe nel 2010, e la finanziaria 2009 non taglia per il 2010, fa solo previsioni, e visto come vanno le cose saranno ritirat) Forse su questo dovremmo discutere
Gennaro Carotenuto | 12 dicembre 2008 13:44 | Rispondi
Adesso mi sto un po’ incazzando a sentir dire tante inesattezze.
Lavoro in un’università “virtuosa”, con un bilancio perfetto, che paga appena il 76% in stipendi (il tetto è il 90%) e che in teoria non dovrebbe essere toccata né dai tagli né dal blocco del turnover.
Ebbene nei bilanci preventivi 2009 che ogni singola struttura sta approvando in questi giorni i tagli sono di quest’ordine:
biblioteche -20%
fondi di mantenimento (quelli con i quali si tiene aperta la struttura) -25%
fondi di ricerca -30%
Si può andare avanti così? Secondo me no.
Questo è già gravissimo, ma ancora più grave è che ci sono decine di vincitori di concorso (e checché ne dica Giavazzi su quelli che conosco io posso mettere la mano sul fuoco) che non possono prendere servizio e rientreranno nel blocco del turnover.
Ovvero persone che lavorano a tempo pieno e mandano avanti il baraccone, che hanno vinto un pubblico concorso, potrebbero essere chiamate nel 2012 o 2013.
Qui ci stanno GIA chiudendo, altro che tagli.
lukkett0 | 12 dicembre 2008 13:53 | Rispondi
Ho letto l’articolo e anche la Casta. Credo che state prendendo un abbaglio. Un paio di settimane fà Stella e Rizzo erano ospiti di Annozero e sicuramente non hanno preso posizioni pro-Gelmini anzi. Non penso che sia possibile ,allo stato attuale delle cose,scrivere un articolo per un giornale che ricalchi la perizia de “la casta” . Attaccare uno tra i migliori giornalisti d’inchiesta italiani in questo modo mi sembra un pò esagerato.
daniele23 | 12 dicembre 2008 14:44 | Rispondi
Non posso che essere d’accordo con quanto detto. Mi sembra di avere già criticato i tagli all’università effettuati con la 133 nel mio ultimo intervento, non posso che ribadirlo. Si dovrebbe in questo senso magari aprire un ragionamento critico sulla volontà ferrea di Berlusconi di ripianare i nostri conti pubblici disastrati tutti in 5 anni, in una situazione peraltro di grave crisi, volontà che dal 2001 al 2006 sembrava non avere. Comunque, dopo aver criticato i tagli già per il 2009 e ritenendo che comunque per il 2009 stesso la situazione non sia così drammatica (questa è una mia opinione, riferita soprattutto a dove vivo e studio, università di Pisa, quindi un’opinione certo parziale e inesatta per tutte le situazioni specifiche, come del resto se si fanno considerazioni generali riferendosi solo all’Università di Macerata), quello che volevo sollecitare era più che altro un dibattito sulle questioni tematiche della riforma, in particolare sul d.l. 180 e il ddl contemporaneo. Altrimenti mi viene da pensare che a lamentarsi solo dei tagli (come facevo anche io all’inizio) rischiamo di piangerci addosso e non instaurare quel dibattito necessario per un’azione veramente riformatrice dell’università italiana. Sempre, questo è ovvio, se si pensa che la nostra università sia scadente e che invece esistano al mondo università migliori, dove certo si spende di più (e ritorno sulla mia critica ai tagli) ma dove anche si organizzano, si valutano e si predispongono le attività in un’ottica diversa. In questo senso il modello inglese a me personalmente attira molto. Mi scuso se i miei interventi possono suscitare incazzature, non era mia volontà, certo è la bellezza del dialogo il sostenere cose diverse e scambiarsi le opinioni, anche se a volte in maniera pepata. Grazie
Maurizio Carena | 12 dicembre 2008 15:59 | Rispondi
condivido la riflessione. peccato perche’ stella, pur scrivendo sul corsera, ha contribuito, nel complesso, a un buon giornalismo d’inchiesta. ma quando poi si tratta di mettere insieme i dati, nemeno lui sfugge alle pastoie ideologiche: quanta intelligenza sprecata… (sic)
d’altra parte anche tra i cittadini comuni non si sfugge alle gabbie ideologiche martellate dai mainstream: ho quattro nipoti in eta’ scolare e i genitori, pur votando la destra che sfascia la scuola pubblica, li manda a studiare alle scuole private. come dire: noi “ricchi” votiamo il mafioso di arcore, e i frutti del nostro voto che se lo gustino i poveri cristi, che non hanno i soldi per la retta.
e’ questa la coerenza che insegnamo ai nostri figli, e che poi gli officianti del regime, ovvero i giornalisti, sviluppano nei particolari.
quindi.
1º si manda il figlio alla privata
2º si vota lo psiconano e il suo sfascio.
3º ci si compiace di finta indignazione leggendo il corrierone
4º dopo pochi secondi di finta indignazione, ci si sente meglio, e ce ne si sbatte le palle, tanto il figlio e’ alla privata, e si va dritti alla pagina dello sport.
che paese di merda, che e’ l’italia. e il futuro, se non riusciamo a scardinare il regime sara’ sempre peggio.
Raffaele Della Rosa | 12 dicembre 2008 16:31 | Rispondi
@daniele23, nessuno, nessuno qui si è mai scusato per le opinioni espresse, né credo tu debba essere il primo.
@lukkett0, OK ma nel caso in questione l’inchiesta dove sarebbe ?